Mag 22, 2009 - Luoghi, Tradizioni    2 Comments

Venezia e la pesca dell’oro in Canal di Cannaregio

Palazzo Labia.jpgPalazzo Labia a San Geremia.jpgPalazzo Labia esterno.jpgPalazzo Labia, ora sede della Rai del Veneto, a cinque minuti dalla Stazione di Santa Lucia, possiede due facciate: la prima sul Campo S. Geremia (vicino all’omonima chiesa) , e l’altra rivolta verso il Canal di Cannaregio, una delle più importanti vie d’acqua della Repubblica, seconda solo al Canal Grande.

Qui il famoso pittore Giovanbattista Tiepolo dipinse, nel Salone a lui ora dedicato, il celebre ciclo ispirato dalle vicende di Antonio e Cleopatra.

Proprietaria del Palazzo fu una famosa famiglia di origine spagnola, proveniente dalla Catalogna che  arrivò a Venezia nel XVI secolo, stabilendosi definitivamente ed entrando relativamente tardi a far parte delle Palazzo Labia interno.jpgPalazzo Labia interno 3.jpgPalazzo Labia stampa.jpgCanale di Cannaregio 3.jpgfamiglie Patrizie Veneziane, ma,  forse proprio per questo motivo, dimostrandosi una delle esponenti più ricche e sfarzose della nobiltà della Serenissima.

La voce di popolo del 1700 narra che i Signori Labia organizzassero spesso sontuosi banchetti, con molti invitati e  famosi per lo sfarzo e la ricchezza veramente memorabili.
Canal di Cannaregio.jpgEd in questi banchetti apparecchiassero le ricche  tavole con vasellame e posate fatte d’oro fine, stoviglie che alla fine del pasto il padrone  di casa, per divertire gli ospiti cominciava a gettare nel Canal Regio, incitandoli  a fare il medesimo gesto.

Ma alla fine della baldoria, quando tutti gli invitati se ne erano andati, gli stessi proprietari ordinavano ai servitori di gettarsi in acqua per riprenderli almeno in parte .
rete da pesca.jpgposate d'oro.jpgoggetti d'oro 3.jpgvasellame d'oro.jpgoggetti d'oro 2.jpgoggetti d'oro 1.jpgTuttavia alcuni pezzi , gettati in canale dalla famiglia e dagli ospiti invitati a farlo al grido di “le abia o non le abia sarò sempre Labia ” non venivano  recuperati
 perchè i servitori se ne guardavano bene da tuffarsi nelle fredde acque, soprattutto in inverno, ed allora i Labia decisero di escogitare un sistema per lo meno geniale:  Specialmente nel periodo autunnale ed invernale nel Rio Regio di Canal Grande venivano stese delle reti da pesca, con cui una parte degli oggetti preziosi veniva comunque recuperata.

 

Venezia e la pesca dell’oro in Canal di Cannaregioultima modifica: 2009-05-22T21:40:00+00:00da pierapanizzuti
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2 Commenti

  • Il tuo blog è veramente interessante….Ho 16 anni…Non abito troppo lontano da Venezia e ne sono innamorato…Peccato i turisti….Ci vado comunque spesso…ma leggere i tuoi aneddoti mi fanno vedere la città sotto una luce che dovrebbe, secondo me, prevalere…cioè quella magica, misteriosa e storica che spesso le bolge di giapponesi, tedeschi e ignoranti in genere ci nascondono….

  • Sono veramente felice che tu, un ragazzo sedicenne, abbia la sensibilità e la capacità di capire quanto questa città, magica, carica di storia ma anche dei esperienze uniche, sospesa tra l’oriente e l’occidente, e prima fra tante ad occuparsi dei poveri, dei malati, della gente vera, sia stato un esempio per quanto riguarda il preoccuparsi dei cittadini.
    Vai a vedere le triplici cinte, magari solo quella che è a San Rocco, vai a vedere, fuori dalla Basilica di San Marco tutte le tracce dei templari, degli alchimisti e dei Rosacroce, e la Chiesa di San Pietro di Castello, con la sua cattedra di San Pietro: questa è storia vera. Non so se hai letto gli altri miei link, ce ne sono tanti, ma se ti va, potrai capire il ruolo della cultura, delle donne, l’ironia degli autori veneziani, tutta una nostra cultura che non può essere perduta. Mi congratulo con te per l’ingteresse che dimostri per queste cose, e spero di risentirti presto. Un abbraccio affettuoso, Ciao, Piera!

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