Le Cortigiane a Venezia: Piacere e cultura

imagesCAERLR6J.jpgimagesCA9VXSQH.jpgcortigiana.jpgEssere cortigiane nel XVI secolo a Venezia significava non solo offrire il proprio corpo agli uomini più importanti della società, avendo come fine il vivere in agiatezza, ma anche saper leggere, scrivere ed intrattenere con il proprio savoir fairie: Le cortigiane  dovevano essere affascinanti, colte in molte discipline, dalla musica alle lettere, dalla danza alla politica.

Queste figure femminili tanto desiderate non furono solo muse di uomini di lettere, ma anche di diversi pittori, i quali, per la loro bellezza  le utilizzavano come soggetto per dipingere figure femminili, anche sacre, addirittura la Vergine Maria, ed esse erano felici perchè attraverso  i quadri che le raffiguravano, accrescevano la loro fama.

imagesCATP68H1.jpgsonetto di Stampa.jpgcortigiana onesta.jpg200px-422px-Allori_Portrait.jpgLe cortigiane dette “oneste” venivano definite in tal modo non per la loro rettitudine, ma perchè onorate e rispettate.

imagesCAILCCNR.jpgA Venezia dove la prostituzione era più tollerata e fiorente, le cortigiane, con la loro ostentazione ed il loro sfarzo costituivano anche un richiamo turistico ed una prova palese dei piaceri e della libertà garantiti nella Serenissima.

La cortigiana onesta.jpgMontesquieu.jpgBasta leggere Montesquieu, che imagesCAKQU8AC.jpgdiceva della Repubblica:  Mai, in nessun luogo si sono visti tanti devoti e tanta poca devozione come a Venezia. Bisogna però ammettere che i veneziani e le veneziane hanno una devozione che riesce a stupire: un uomo ha un bel mantenere una cortigiana ma non mancherà la sua messa per nessuna cosa al mondo.

imagesCABS684P.jpgProprio un proverbio veneziano del settecento riassumeva così la dolce vita suggerita ai nobiluomini: ” La matina una messeta, dopo pranzo una basseta, dopo cena una donneta”, messa, bisca, amante.

Le cortigiane a Venezia erano dette “mamole”: Secondo i diari di Marin Sanudo nella Serenissima all’inizio del 500 le prostitute erano più di dodicimila  su trecentomila abitanti.

Aretino.jpgUn paradiso per l’Aretino che durante il suo soggiorno  a Venezia unì attorno a sè un gruppo di letterati (le cosiddette officine) i cui scritti avevano come soggetto  le storie delle cortigiane.

De Montaigne.jpgUn acuto osservatore della realtà italiana come Michel de Montaigne quando giunse a Venezia si meravigliò della quantità di cortigiane che con i loro proventi avevano conseguito uno stato sociale degno di una nobildonna.

Queste si distinguevano, per categoria e prezzi richiesti, dall’abito; Se erano “oneste” indossavano eleganti soprabiti “zimarre” di velluto con i bottoni d’oro, con pelliccia di scoiattolo “vaio” e con le sopravvesti foderate di “pelliccia guarnaccia”, sottane di raso o ormesino lunghe fino a terra. Le più celebri percorrevano le salizzade e le calli seguite da paggi e servitori, ed indossavano gioielli preziosi.

imagesCAH0RZ0C.jpgDi solito si arricciavano i capelli e li tingevano di biondo, raccogliendoli con cordelline di seta in una rete d’oro. Esse seguivano i consigli di una nota alchimista, la nobildonna Isabella Cortese, che nel 1500 pubblicò il libro “Secreta”, dedicato alla cosmetica femminile , come già ho raccontato in un altro mio post.

Invece quelle di basso rango usavano giubbotti di tela, camicie e braghe da uomo. In capo avevano un mezzo velo bianco di cambrai acconcio con la falda, la quale sporgeva tanto in fuori sopra la testa da coprire tutta la fronte.

come quelle delle psrostitute.jpgimagesCAWBXN1M.jpgAi piedi calzavano scarpe rialzate, simili agli attuali zatteroni. Erano fanciulle “perdute” che si offrivano alla vista ed all’offerta dei passanti quasi del tutto svestite sul famoso “Ponte de le Tette”, incoraggiate in questo dal Doge e dal Vescovo che pensavano in questo modo di ridurre l’omosessualità dilagante in quel periodo.

imagesCARN0K4O.jpgGaspara Stampa profilo.jpgGaspara Stampa.jpgTra le cortigiane oneste e famose, oltre a Veronica Franco, di cui abbiamo già parlato, ci fu Gaspara Stampa, nata a Padova e trasferita a Venezia, la voce femminile più autentica e spontanea della poesia erotica italiana. Si innamorò del conte Collaltino di Collalto, che poi rime di Stampa.jpgl’abbandonò. La Stampa dedicò al suo amore finito “Le Rime”, un canzoniere che raccoglie trecentoundici composizioni, sonate, madrigali, canzoni e sestine.

sonetto di Stampa.jpgsonetti di Gaspara.jpgD’Annunzio citò un suo verso nel “Fuoco” in cui il protagonista è il personaggio più autobiografico di questo autore: ” Vivere ardendo e non sentire il male”.La cortigiana poetessa morì giovane nel 1554.

S. Francesco della Vigna.jpgFamosa e ricchissima fu anche Giulia la Lombarda, che, grazie alle sue relazioni con vescovi e sacerdoti importanti riposa ora accanto all’altar maggiore della chiesa di S. Francesco della Vigna a Castello.

Importante e ricca, ma che soggiornò a Venezia solo per qualche tempo, fu Tullia d’Aragona, famosa per essere l’autrice del “Discorso dell’infinità d’amore “(edito a Venezia nel 1574>) e per imagesCALDUW6J.jpglibro di Tullia d'Aragona.jpgle “Rime”.

La veneziana Bianca Cappello divenne addirittura Granduchessa. Figlia di Pellegrina Morosini e del nobiluomo Bartolomeo Cappelli, si dette alla vita di cortigiana, quindi conobbe un tale Pietro Bonaventura, fuggì con lui, e si sposò a quindici anni. Insieme andarono a firenze dove conobbero il Granduca Francesco I De Medici, che si innamorò di lei, e le fece una corte travolgente.

Il Bonaventura venne trovato morto, ed il Granduca sposè Bianca.

Francesci I de Medici.jpgTullia d'Aragona.jpg200px-Bianca_Capello.jpgMorirono entrambi avvelenati nel 1587.

 

Le Cortigiane a Venezia: Piacere e culturaultima modifica: 2009-11-17T18:58:00+00:00da pierapanizzuti
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8 Commenti

  • cara piera non mi sembra che bianca fosse una cortigiana visto il suo casato nobiliare e la sua giovane eta’ pietro lo conobbe perche abitava di fronte la sua abitazione e quindi forse si conoscevano da bambini è una mia oppinione, ma forse? pero’non credo con ammirazione luciano

  • Ho cercat di approfondire bene l’argomento, e sembra che Bianca fosse una pò..diciamo ribelle. Vero è che i nemici di Francesco I de Medici avevano interesse a dipingerla come ex cortigiana, ma sembra che prima di sposarsi con Pietro, fuggendo da casa, si fosse data per qualche tempo a questo tipo di vita, probabilmente per sostentarsi. ciao con affetto, Piera.

  • Buona sera. Oggi ho visto il telegiornale del Veneto che presentava un libro[Venezia Sconta] e mi e` venuto in mente proprio questo suo articolo, si` l’ho gia` letto.
    Mi interessava tanto suo opinione su Bianca Cappello (si`, penso anch’io cosi`), e anche sono curiosa di lei perche’ Lei sa che propria Bianca ballo` uno dei quattro ragazzi ambasciati nel XVI secolo ! Vorrei sapere di piu`, Scriva pure, Grazie.

  • ciao, sono veramente felice di leggerti. A proposito delle domande che mi hai fatto, ho pensato di dedicare tutto un post a Bianca Cappello, visto che la sua vicenda si snoda in diverse direzioni, compreso lo spionaggio tra Venezia e Firenze, oltre a comprendere anche altre persone, anche un’altra cortigiana, famosa solo per poco tempo, per cui ti prego di pazientare qualche giorno e poi potrai scoprire anche tu quete vicende che hanno fatto parte integrante della Venezia del passato, della Grande Serenissima. Un saluto affettuoso e spero a presto, ciao, Piera

  • grande articolo…..

  • grande articolo…..

  • Mi potete dire alcuni posti a Venezia dove si può vedere la storia di queste cortigiane?
    (case, dipinti, musei di vestiti.. qualsiasi cosa vi venga in mente).

  • Per chi è interessato all’argomento, noi organizziamo, tra gli altri, anche un itinerario teatrale sul tema delle cortigiane e del libertinaggio a Venezia:
    http://www.laltravenezia.it/percorsi-a-tema.php

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