Il Pellicano dei Rosacroce a San Salvador a Venezia.

colonne marco e todaro.jpgSan Teodoro d'Amasea.jpgSan Teodoro.jpgIl primo protettore della città di Venezia fu San Teodoro d’Amasea, chiamato comunemente San Todaro. Poi la Serenissima ebbe come Santo Patrono S. Marco, ma a tutti e due questi santi furono dedicate le due colonne che si trovano nell’area antistante il bacino, all’ingresso dell’area Marciana.

Le colonne di marmo e granito furono trasportate a Venezia nel 1172, sotto il dogado di Sebastiano Zani, (quando la piazza venne ampliata) e sopra di esse vennero rispettivamente poste, nell’862 la statua bronzea, molto antica, che in origine sembra rappresentasse una chimera, cui successivamente vennero aggiunte le ali, a rappresentare San Marco, e sulla colonna vicino alla biblioteca la statua di San Teodoro, santo bizantino e guerriero, scolpita nel marmo e 250px-Lion_col_saint-marc_082005.jpg250px-20050527-005-teodoro-crop.jpgrappresentato nell’atto di uccidere un drago.

Sotto le colonne erano poste delle botteghe di legno, tuttavia già dalla metà del 1700 lo spazio tra le due colonne venne destinato alle esecuzioni, per cui per i veneziani divenne un passaggio non gradito: i condannati infatti, al momento dell’esecuzione venivano posti con la faccia rivolta alla torre dell’orologio, e da questa consuetudine sembra nascesse il modo di dire veneziano: ” te fasso vedar mi che ora che xe ” ( ti faccio vedere io che ora è) riferendosi proprio al momento della morte.

Le due colonne con i due Santi patroni, e la nascita delle chiese a loro dedicate, assieme alla chiesa dedicata a San Zaccaria, di cui abbiamo già parlato, sembra abbiano avuto origine quasi comune: anche la chiesa di San Todaro (l’originale ora non esiste più) sembra abbia chiostro di San Salvador.jpgScuola di -san Teodor.jpgSDcuola Grande di San Teodoro.jpgavuto origini nel VII secolo, voluta da S. Magno, e venne successivamente riedificata ( la facciata è stata ricostruita nel 600 da Bernardo Falcone).

interno chiesda di San Salvador.jpgchiesa_1_p.jpgala particolare.jpgchiesa di San Salvador.jpgNel 1258 venne invece creata la Scuola Grande di San Teodoro, che fece molto e che nel 1576 vide interno di San Salvador.jpgriconosciuta  l’opportunità di usufruire della Chiesa di San Salvador per poter chiesa_2_p.jpgil tesoro diu San Salvador.jpgadeguatamente ospitare la teca contenente le spoglie del primo patrono di Venezia, San Todaro, e di costruire attorno un tesoro rilevante: successivamente i membri della confraternita acquistarono anche delle casette proprio di fronte alla chiesa.

San Todaro d’Amasea  era un soldato orientale, secondo alcuni nato a Cilicia, secondo altri in Armenia. Arruolato nell’esercito romano, presso la legione Marmarica ( la Cohorte III Valeria)  ad Amasea nell’Ellesponto (l’attuale Turchia) al tempo dell’Imperatore Galerio Massimiano (305-311).

stampa della Scuola di San Teodoro.jpgEra allora in atto la persecuzione contro i cristiani  avviata da Diocleziano, che tesoro di San Salvador 2.jpgurna di S. Teodoro a Venezia.jpgtesoro di San Salvador.jpgprescriveva di fare sacrifici e libagioni agli dei, e questo ordine valeva anche per i soldati.

il martirio di San Teodoro.jpgTeodoro rifiutò, nonostante le sollecitazioni dei compagni. Nel 306 venne accusato di essere cristiano e deferito al giudizio del tribuno. il prefetto Branca, comandante della Legione Marmarica , riluttante a condannarlo a morte, gli diede del tempo per riflettere, ma Teodoro passò quei giorni continuando a far opera di proselitismo e a manifestare la propria volontà di perseguire la sua fede.

Venne quindi nuovamente arrestato e condannato alla flagellazione, poi venne condannato a morire di fame, ma Teodoro rifiutà addirittura l’acqua che i carcerieri impietositi gli porgevano.

Dopo aver cercato di convincerlo, blandito, e fattogli promesse di ogni genere, vista la sua determinazione Teodoro venne condannato ad essere torturato con uncini di ferro che mettevano a nudo le costole, e ad essere successivamente bruciato vivo.

San Salvador a Venezia.jpgIl 17 febbraio tra il 306 e 311 i carnefici portarono Teodoro nel luogo del supplizio: egli si tolse i vestiti e disse ” lasciatemi così perchè chi mi diede sopportazione nei supplizi mi aiuterà affinchè sostenga illeso l’impeto del fuoco”.

E così morì, senza alcuna traccia di ustione. Una donna di nome Eusebia chiese il corpo di Todaro, lo cosparse di vino ed altri unguenti, lo avvolse in un sudario ponendolo in una cassa e lo riportò ad Amasea.

Dopo varie vicende il suo corpo venne portato a Venezia, dove venne conservato nella Scuola Grande di San Todaro, ed ora riposa e viene venerato nella chiesa di San Salvador, e qui si ritrova  il  capitello di una colonna con l’immagine del Pellicano, Capitello del Pellicano a San Salvador.jpgsimbolo rosacrociano, di cui già abbiamo parlato: nella credenza rosacrociana il pellicano è l’uccello che si strazia il petto per nutrire i suoi piccoli, compiendo il sacrificio supremo di sè.

pe3llicano sulla croce.jpgpellicano.jpgNel “Physiologus” si dice che il Pellicano ami moltissimo i propri piccoli, i quali, appena un pò cresciuti colpiscono al volto i genitori che li uccidono; dopo tre giorni però, disperata, la madre si squarcia il petto ed il sangue che ne scaturisce avvolge i piccoli morti e ridà loro la vita: E’ l’immagine del Cristo che dona il suo sangue per gli uomini, e quella di Dio che sacrifica il proprio figlio, amandolo dolcemente, facendolo poi resuscitare al terzo giorno.

urna di San Teodoro particolare.jpgL'urna di San Teodoro da lontano.jpgNell’immagine medievale il pellicano viene rappresentato  nel nido, sulla sommità della croce e nell’atto di straziarsi il petto con il becco: il sangue che ne scaturisce è l’immagine dell’ars simbolica, la forze spirituale che diventa il lavoro dell’alchimista che, con grande amore e sacrificio, conduce alla perfezione.

 

 

 

Il Pellicano dei Rosacroce a San Salvador a Venezia.ultima modifica: 2009-12-26T16:53:00+00:00da pierapanizzuti
Reposta per primo quest’articolo

3 Commenti

  • Grazie Piera!
    Antonio Zeffiro

  • Sono orgogliosa e felice che tu sia venuto a visitare il mio blog. Innanzi tutto permettimi di fare un caloroso ed affettuoso augurio di Buone feste a tutta la tua bella famiglia, e per quanto riguarda martedì, penso di essere libera. Comunque se mi mandi la tua email al mio indirizzo email: chiarapiera@alice.it, ti do il numero del cellulare, così, se non ci si vede prima qui in giro, ci possiamo sentire e metterci d’accordo. Un abbraccio a tua moglie, donna intelligente e dolcissima, ed altrettanto ai tuoi figli!Ciao, Piera

  • le 2 collone fuono trasportate a Venezia alcuni anni prima,ma furono lasciate a terra perchè nessuno sapeva come alzarle,finche nel nel 1172 come dici Tu,Nicolò Barattieri le mise in opera.CiaoPiera 6 sempre la n.1 luciano

Lascia un commento