Apr 18, 2010 - Alchimia, Esoterismo, Personaggi    No Comments

Lo Strano caso di Giulio Camillo Delminio e “l’idea di Theatro”

Giulio Camillo Delminio.jpgNato a Portogruaro, ma figlio culturale di Venezia e delle personalità che in quell’epoca rendevano vivo il pensiero umanistico – filosofico, di questa città, e grande cultore di studi ebraici, compresa la Cabala che grande importanza portò alle sue ricerche, Giulio Camillo Delminio nacque nel 1480, in una famiglia benestante.

La sua figura, una volta cresciuto, divenne controversa prima di tutto per le sue vanterie (narrava di enormi patrimoni e possedimenti), ma anche fisicamente obeso, lento, e amava tutti i piaceri della vita: mangiare e la compagnia delle donne.

Palazzo Contarini.jpgBernardo%20di%20Chiaravalle.jpgIL suo faro, una volta cresciuto, divenne appunto Venezia, e li divenne discepolo di Niccolò Dolfin, grande umanista che ebbe l’onore di poter trascrivere alcuni codici che riguardavano gli affari del Monastero di Cereto, riferito a S. Bernardo da Crema, conosciuti come il ” Codice Dolfin” e le cui proprietà vennero acquisite dal Dolfin , dopo che nel 1570 divenne parte della congregazione dei Cistercensi al seguito di Bernardo di Chiaravalle; Successivamente tali codici vennero denominati  di ” Cà Contarini” ( Venezia) poichè qui vennero consegnati dopo diverse vicissitudini.

A Venezia, oltre che Pietro l’Aretino  conobbe anche Erasmo da Rotterdam, che divenne suo grande estimatore e solidale: nel frattempo studiava con impegno la religione ebraica e la cabala.

Legato a gruppi alchemici dentro di sè sentì crescere prima un abbozzo, quindi un’idea “fantastica”, a cui dette il via un episodio che riguarda una sua passeggiata assieme a Giuseppe Betussi, anch’egli veneziano di adozione, e grande amico di Boccaccio che sostenne nella sua iniziativa intellettuale e culturale per l’emancipazione della donna, in tutti i sensi: donna rotterdam.jpgBetussi sostenitore di Boccaccio.jpgche poteva amare, studiare, scrivere…quello che poi furono le cortigiane oneste a Venezia: in quella passeggiata appunto accadde che un leone, fuggito dalla sua gabbia si fece incontro ai due uomini: il Betussi, agile e veloce, fuggì non appena lo vide, ma Delminio, grasso e lento si fermò, e si narra che non solo il leone gli si avvicinò tranquillamente, ma anche che egli ebbe l’ardire di carezzargli la criniera.

Da questo episodio però Giulio Camillo trasse una conclusione: egli era un mago solare, in grado di ammansire gli animali per le sue virtù solari..e questo venne riportato nel suo saggio – progetto della sua opera più importante, che perseguì tutta la vita: ” L’Idea del Theatro”.

Si dice che lo scrisse sotto l’influsso di riti esoterici, in sette notti, aiutato dal suo fedele amico di Girolamo Muzio.jpgtutta una vita: Girolamo Muzio, scrittore e poeta padovano.

Il progetto dell’Idea del Theatro si basa sull’idea di evocare e possedere tutta la sapienza umana. E’ chiamato anche il Theatro della Memoria, ed era strutturalmente concepito come un teatro in legno, regolato nelle sue misure secondo l’impostazione classica di Vitruvio ( de divina proportione), con sette ordini orizzontali (gradi) solcati da sette corsie o “colonne” o “porte”. Questa organizzazione avrebbe permesso di incasellare tutto lo scibile umano in una griglia di 49 caselle o luoghi ognuna delle quali identificata in una figura desunta dal mito, dalle arti figurative, dalle imprese cavalleresche, come suggeriva la mnemnotecnica.

sefiroth 1.gifcamillo1.gifbiografia.jpgMa la struttura del teatro rifletteva anche una concezione simbolico-spaziale del cosmo (neoplatonismo) nella quale confluivano gran parte dei filoni significativi del pensiero cinquecentesco, dall’ermestismo all’astrologia, fino alla cabala.

Facevano parte di queste sezioni dell’ogniscienza anche i pianeti, sette ( Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno e Venere) a cui erano abbinate sette “sefiroth”, alcune delle forme con cui Dio poteva comunicare con gli uomini.

Altri elementi importanti erano ” Il Convivio”, l’Antro, Gorgoni, Pasife, Talari e Prometeo.
In questo ipotetico teatro lo spettatore, cioè colui che voleva attingere all’umana sapienza doveva stare nel palco, mentre il contenuto della sapienza assoluta sarebbe stata in platea.

Sefiroth.gifcamillo.jpgUomo strordinario, dibattuto, osannato e deriso, ma con idee all’avanguardia e grande precursore di evoluzione e nello stesso tempo della cultura della memoria, morì, dopo aver  stragoduto della vita e dei suoi piaceri, anche se sempre più deluso di non essere stato finanziato in questo suo “fantastico” progetto , nel 1544.

Anch’egli figlio della libertà di pensiero di Venezia, degli scambi assolutamente unici di idee che qui si potevano svolgere, non è molto ricordato, ma comunque ha dato e continua a dar lustro a questa città – Repubblica che della Cultura ha fatto e continua a fare un suo vanto.

Lo Strano caso di Giulio Camillo Delminio e “l’idea di Theatro”ultima modifica: 2010-04-18T15:27:00+00:00da pierapanizzuti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento