Le prime camere oscure a Venezia e i vedutisti: meraviglioso Canaletto

Carlevaris.jpgNel 1700 nasce a Venezia, legata all'”epoca dei lumi” una modifica sostanziale della pittura: la veduta. Fra i vari indirizzi della pittura veneziana del 700  nasce dal proposito di un’osservazione più intima ed immediata della realtà, e per primo Luca Carlevaris (1663-1729) fece uso della “camera oscura”.

Carlevaris, ritenuto insigne matematico  “mathematicae cultor egregius”nel suo ardore scientifico di ricerca.

La camera oscura era un apparecchio molto carlevaris-carlevarijs-luca-ca-le-fabricche-e-vedute-di-venez-1885493.jpg02-01_camera2.jpgrudimentale eseguito sui principi di quella che sarebbe stata in futuro la macchina fotografica, per ottenere mediante un gioco di specchi la visione prospettica il più possibilmente esatta.

La “veduta” del settecento nasce dall’antica predilezione del paesaggio che è costante lungo tutto il corso della pittura veneta; basta pensare alla Madonna di Giovanni Bellini , di Giorgione o di Tiziano senza un particolare camera oscura.giftaglio paesistico, che conserva dei precisi caratteri nell’incontro tra figura e ambiente naturale . In questa concezione tipica dell’epoca rinascimentale e barocca la figura umana è predominante, mentre il paesaggio assume il valore di una partecipazione corale della natura al significato umano e religioso dell’intera visione del quadro.

La “veduta” nasce come documento della realtà e cerca di cogliere una Carlevaris.jpgcarlevaris-carlevarijs-luca-ca-venice-a-view-of-the-molo-with-1144144-500-500-1144144.jpgillimitata profondità panoramica suggerita dalla illusione ottica della prospettiva, mentre la stessa figura umana è assorbita e diventa un modulo di misura della vastità spaziale ( P. Zampetti : i vedutisti veneziani nel 700″, catalogo della mostra a Venezia nel 1967).

Nel 1703 Luca Carlevaris pubblica un bel volume di centoquattro incisioni all’acquaforte di vedute veneziane : “Fabbriche veneziane ” che costituiscono 1586-piazza-san-marco-with-jugglers-luca-carlevaris.jpgMarco °ricci 1.jpgun documento prezioso per la città e per la storia della pittura veneziana del settecento. Il paesaggio di Venezia si presenta sotto angoli visuali diversi come pagine di un lungo racconto in cui partecipano le feste, i ricevimenti , le regatr, le partenze e gli arrivi del Bucintoro nel bacino di S. Marco.

Di poco posteriore è il bellunese Marco Ricci (1676-1730) nipote di Sebastiano Ricci. Qui al paesaggio Marco ricci.jpgMarco ricci 1.jpgsi aggiungre la passione per le antichità romane e le memorie che esse suscitano attraverso i monumenti. Le rovine classiche appaiono assieme al paesaggio in un’unità tra uomo ed evocazione della storia, frammenti palpitanti di vita inseriti nella natura.

Ma il vedutista simbolo di Venezia è Antonio Canaletto, che nasce nel 1697, soggiorna a Roma tra il 1719 e il 1720, poi dipinge le prime canaletto 1.jpgvedute che vanno moltiplicandosi per ordinazioni del console inglese Joseph Smith, e personaggi della nobiltà inglese. Dal 1740 al 1744 esegue le celebri incisioni, dal 1746 al 1753 soggiorna a lungo in Inghilterra, dove i suoi quadri ottengono grasnde successo.

Dal 1753 al 1768, anno della sua morte, risiede a Venezia ed è proprio durante quest’epoca che le sue vedute sono riprese da Francesco Guardi.

“Quanto al Canaletto”, scrisse Charles de Brosses nelle Lettere Familiari del 1739,” la sua specialità è di Canaletto 4.jpgCanaletto,_San_Cristoforo,_San_Michele_and_Murano.jpgdipingere le vedute di Venezia, e in questo genere supera supera tutto ciò che è mai esistito. La sua maniera è luminosa, gaia, viva, trasparente e mirabilmente minuziosa.”

La sua opera va osservata tutta insieme, pittura, disegno, incisione, per intendere la varietà e l’unità dei motivi, di tecniche, di esperienze che gradualmente e con sorprendente sicurezza conducono l’artista a questa nitidezza di visione così assoluta, specie CANALETTO.jpgCanaletto_(1697-1768),_Venezia,_campo_Santi_Giovanni_e_Paolo,_1741.jpgper quella felicità solare che egli sa dare alla veduta nelle angolature più diverse.

Venezia, nella tavolozza di Canaletto assume un aspetto ideale, illuminata da una luce tersa, lucida e penetrante in un’astmosfera che sembra purificata da una potenza nascosta che ha illimpidito ogni cosa, rese più espressive e ancor più incidenti le ombre , più largo e dispiegato l’arco del cielo.

canaletto_bucintoro.jpgPassano sotto i nostri occhi le sue immagini della laguna, di S. Marco, della riva degli Schiavoni, di S. Giorgio, del Canal Grande, della Salute, del Palazzo ducale, campi, palazzi, chiese, feste, regate, mercantili, botteghe, tutto immerso in questa incantata luce.

Nel 1700 nasce a Venezia, legata all'”epoca dei lumi” una modifica sostanziale della pittura: la veduta. Fra i vari indirizzi della pittura veneziana del 700  nasce dal proposito di un’osservazione più intima ed immediata della realtà, e per primo Luca Carlevaris (1663-1729) fece uso della “camera oscura”.

Carlevaris, ritenuto insigne matematico  “mathematicae cultor egregius”nel suo ardore scientifico di ricerca.

La camera oscura era un apparecchio molto rudimentale eseguito sui principi di quella che sarebbe stata in futuro la macchina fotografica, per ottenere mediante un gioco di specchi la visione prospettica il più possibilmente esatta.

canaletto-regatta.jpgLa “veduta” del settecento nasce dall’antica predilezione del paesaggio che è costante lungo tutto il corso della pittura veneta; basta pensare alla Madonna di Giovanni Bellini , di Giorgione o di Tiziano senza un particolare taglio paesistico, che conserva dei precisi caratteri nell’incontro tra figura e ambiente naturale . In questa concezione tipica dell’epoca rinascimentale e barocca la figura umana è predominante, mentre il paesaggio assume il valore di una partecipazione corale della natura al significato umano e religioso dell’intera visione del quadro.

La “veduta” nasce come documento della realtà e cerca di cogliere una illimitata profondità panoramica suggerita dalla illusione ottica della prospettiva, mentre la stessa figura umana è assorbita e diventa un modulo di misura della vastità spaziale ( P. Zampetti : i vedutisti veneziani nel 700″, catalogo della mostra a Venezia nel 1967).

carlevaris-carlevarijs-luca-ca-le-fabbriche-e-vedute-di-venez-1765357-500-500-1765357.jpgNel 1703 Luca Carlevaris pubblica un bel volume di centoquattro incisioni all’acquaforte di vedute veneziane : “Fabbriche veneziane ” che costituiscono un documento prezioso per la città e per la storia della pittura veneziana del settecento. Il paesaggio di Venezia si presenta sotto angoli visuali diversi come pagine di un lungo racconto in cui partecipano le feste, i ricevimenti , le regatr, le partenze e gli arrivi del Bucintoro nel bacino di S. Marco.

Di poco posteriore è il bellunese Marco Ricci (1676-1730) nipote di Sebastiano Ricci. Qui al paesaggio si aggiungre la passione per le antichità romane e le memorie che esse suscitano attraverso i monumenti. Le rovine classiche appaiono assieme al paesaggio in un’unità tra uomo ed evocazione della storia, frammenti palpitanti di vita inseriti nella natura.

Guardi.jpgMa il vedutista simbolo di Venezia è Antonio Canaletto, che nasce nel 1697, soggiorna a Roma tra il 1719 e il 1720, poi dipinge le prime vedute che vanno moltiplicandosi per ordinazioni del console inglese Joseph Smith, e personaggi della nobiltà inglese. Dal 1740 al 1744 esegue le celebri incisioni, dal 1746 al 1753 soggiorna a lungo in Inghilterra, dove i suoi quadri ottengono grasnde successo.

Dal 1753 al 1768, anno della sua morte, risiede a Venezia ed è proprio durante quest’epoca che le sue vedute sono riprese da Francesco Guardi.

Charles_de_Brosses_Comte_de_Tournai_et_de_Montfaucon_by_Charles-Nicolas_Cochin.jpg“Quanto al Canaletto”, scrisse Charles de Brosses nelle Lettere Familiari del 1739,” la sua specialità è di dipingere le vedute di Venezia, e in questo genere supera supera tutto ciò che è mai esistito. La sua maniera è luminosa, gaia, viva, trasparente e mirabilmente minuziosa.”

La sua opera va osservata tutta insieme, pittura, disegno, incisione, per intendere la varietà e l’unità dei motivi, di tecniche, di esperienze che gradualmente e con sorprendente sicurezza conducono l’artista a questa nitidezza di visione così assoluta, specie per quella felicità solare che egli sa dare alla veduta nelle angolature più diverse.

Venezia, nella tavolozza di Canaletto assume un aspetto ideale, illuminata da una luce tersa, lucida e penetrante in un’astmosfera che sembra purificata da una potenza nascosta che ha illimpidito ogni cosa, rese più espressive e ancor più incidenti le ombre , più largo e dispiegato l’arco del cielo.

canaletyto 1.jpgPassano sotto i nostri occhi le sue immagini della laguna, di S. Marco, della riva degli Schiavoni, di S. Giorgio, del Canal Grande, della Salute, del Palazzo ducale, campi, palazzi, chiese, feste, regate, mercantili, botteghe, tutto immerso in questa incantata luce.

 

Le prime camere oscure a Venezia e i vedutisti: meraviglioso Canalettoultima modifica: 2011-11-25T21:00:14+00:00da pierapanizzuti
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