Andrea Palladio a Venezia: la scala avvitata nello spazio!

Andrea_Palladio.pngAndrea Palladio (1508-1580) grande architetto vicentino trovò in Venezia l’espressione della “bellezza ideale”che aveva perseguito nelle vestigia del mondo antico di Roma.

Il+Campo+e+la+Chiesa+di+San+Francesco+della+Vigna-1600x1200-3360.jpgchiostro-di-sfrancesco-della-vigna.jpgEgli, altamente ispirato, costruì la facciata della Chiesa di S. Francesco della Vigna, la Chiesa di san Giorgio Maggiore, il solenne refettorio ed il chiostro (iniziato dopo la morte dell’artista nel 1580) dello stesso convento, ed infine la Chiesa del Redentore alla Giudecca.

L’architettura del Palladio è legata come quella di nessun altro artista del suo tempo all’ambiente, in una armonica fusione tra l’opera e l’uomo e tra l’uomo e la natura. La Venezia della pianta di S. Francesco della Vigna.jpgS. Francesco della vigna.jpgseconda metà del cinquecento, già chiusa nella fitta trama umanistica di città di mare costruita nel medio evo poteva offrire ben pochi spazi aperti per la sua visione creativa.

Le opere più famose del Palladio a Venezia, cioè la chiesa di San Giorgio Maggiore e quella del Redentore si ergono aperte, ben distaccate dal contesto della città, nel bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, e sono divenute perte integrante dell’ambiente naturale ed urbanistico nella visione pittorico-spaziale ricercata dall’artista.

interno San giorgio Maggiore.jpgSan Giorgio Maggiore.jpg800px-Venezia_-_Chiesa_di_S_Francesco_della_Vigna_-_Interno.jpgLa facciata di San Giorgio è ideata per esprimere in lontananza l’immagine di una villa con il suo prato, li dove il prato, invece che esprimersi in un dolce declivio verde, diventa il verde-azzurro della laguna, che  sembra togliere ogni peso, e rende l’opera quasi lievitata in una creazione di fantasia..sospesa tra cielo e laguna.

San Giorgio.jpgchiesa del Redentore, interno.jpg738_chiesa%20redentore%20venezia.jpgL’ideale di perfezione di Palladio a Venezia fu quello di cercare di rendere l’arte in una luce veneziana e la sua classicità si tradusse nella misura dei volumi che si innestavano con lucidezza cartesiana, perfetti come cristalli, nello sviluppo della pianta, nel ritmo preciso delle modanature, nel protenderesi della cupola verso il cielo, quasi a rendere tutto l’organismo della chiesa in uno spazio sospeso nella luce, luce acquea!

Il suo capolavoro comunque fu la chiesa del Redentore: c’era l’impegno dell’uomo che sapeva misurarsi con l’eternità in una Venezia che gli aveva concesso di costruire ben poco, quasi gelosa della forza e del rigore su cui impostava tutta la sua arte il Palladio.

Scala del Convento della Carità del Palladio a Venezia.jpgscala_accademia.jpgGallerie dell'Accademia.jpgMa un altro capolavoro in un capolavoro ( il Convento della Carità, ora Accademia di Belle arti ) è la straordinaria scala ovale con gradini pensili incastonati nella parete, che si snoda dal pianterreno fino all’ultimo piano.

Il Palladio stesso la ricorda nel suo Primo e Secondo libro dell’architettura pubblicato nel 1570. E’ uno stupendo esempio di avvitamento nella forma e nello spazio, cadenzato da un ritmo unico, scandito su ogni singolo gradino, uno dei primi esempi di un modello di un’innovativa arte architettonica.

Gioielli da osservare, magari assaporando un tramonto, o alla luce delle prime stelle, e da osservare, sbigottiti da tanta bellezza dal piano terra di un museo che, spudoratamente, mostra la sua bellezza intrinseca oltre che ad offrire straordinarie ed uniche opere d’arte!

Andrea Palladio a Venezia: la scala avvitata nello spazio!ultima modifica: 2012-08-11T18:25:10+00:00da pierapanizzuti
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