Lo scheletro e le sue campane

colonne_rosa.jpgSotto il sole, il cielo azzurro e i turisti che affollano Piazzetta S. Marco, non si può pensare che in questi luoghi così belli, artisticamente decorati siano legati i ricordi delle persone che, nel lontano passato, furono giustiziate accanto ad una colonna del porticato del Palazzo Ducale, mentre altre due,al piano superiore  che  hanno un colore diverso,sono rosa,  erano destinate alla lettura della sentenza di morte, che veniva  eseguita immediatamente dopo.

Il condannato veniva costretto a guardare il quadrante dell’orologio della torre per conoscere esattamente l’ora romanazdscf0027.jpgdella propria morte, e poi veniva giustiziato.

imagesCAIP7HFF.jpgC’era una piccola opportunità di cavarsela, anzi vana: quella di girare attorno al basamento di una colonna del Palazzo, che anche ora si può notare quanto sia consumato, senza cadere. imagesCA8TG8HS.jpg

Ma il basamento era così stretto che nessuno riusciva a farcela.

Un’altra, terribile fine la facevano i prigionieri che venivano rinchiusi in una gabbia di ferro (la gheba) ed appesi al campanile, che si trova a lato del Palazzo Ducale.

imagesCAEYZQP5.jpgIl Campanile, un amico per i veneziani, costruito nel IX secolo, poi come imploso,è caduto dentro sè stesso, ma, fortunatamente un angolo rimase intatto, e da quello si potè ricostruire la Loggetta del Sansovino, e poi il campanile intero.

E’ alto quasi 100 metri, e sopra vi è la Statua d’Oro dell’Arcangelo Gabriele alta tre metri. che gira spostata dal vento, e quando guarda alla Basilica per i Veneziani significa che ci sarà l’acqua alta.

Si racconta che un giorno il Kaiser Federico III d’Asburgo, uscito da un ricevimento dato dal Doge in suo onore, seccato per aver dovuto fare tante scale per accedere alla Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, si arrampicò con il suo cavallo bianco sulla scala a chiocciola del campanile, per dimostrare la sua superiorità al Doge.

Nessuno riuscì più ad emulare l’impresa.

Galileo Galilei durante la sua permanenza a Venezia usò il campanile come specola, e sempre li nel 1609 presentò il suo cannocchiale alla Signoria.

imagesCAXDV1CZ.jpgIl campanile ospita  cinque campane: il Maleficio i cui rintocchi accompagnavano una condanna a morte, la Nona, perchè segnava le nove, la Trottiera, quella delle Pregadi, che chiamava i magistrati ed i Senatori alle sedute a Palazzo Ducale, e per ultima la Marangona, l’unica che si è salvata dal crollo. Segnava l’inizio e la fine dell’orario di lavoro per i marangoni (carpentieri), ma sopatutto era l’unica che segnava i dodici rintocchi della mezzanotte.

E tutt’ora sempre a mezzanotte segna la fine del Carnevale, battendo i fatidici dodici rintocchi nella notte tra martedì e mercoledì.

Molo legato al  campanile ed alle  campane, specialmente alla Marangona, fu un uomo altissimo, il campanaro Zani, il cui scheletro è conservato al Museo di Storia Naturale di Venezia, cioè il Fondaco dei Turchi.

imagesCATPDHP8.jpgRaccontano testimoni attendibili che questo scheletro, ogni mezzanotte si allontana dal museo per andare a suonare le sue campane nel suo campanile.

Poco più a destra, guardando la laguna e la punta della dogana, ci sono dei giardini pubblici.

E’ nota a tutti veneziani la vicenda legata a questi giardini, abbastanza recente: era il 1921 quando Vinicio Salvi andò a cercare lumache, cosa che faceva ogni mattina presto. In quel giardino esisteva (ed esiste tutt’ora) una stata dedicata a Giuseppe Garibaldi.

imagesCASPWKCR.jpgVinicio, nella sua ricerca, si trovò vicino alla statua, ed il quel momento si sentì dare una poderosa spinta, per cui cadde a terra, e vide un’ombra rossa dileguarsi.

Raccontò la vicenda agli amici, i quali lo presero in giro, dicendogli che di ombre rosse lui avrebbe visto solo quelle che poteva bere al bacaro ( il bicchiere di vino a Venezia è chiamato ombra, ed il Bacaro è il l locale dove si mangiano cicchetti e si beve vino)

Qualche giorno dopo però capitò la medesima esperienza ad una coppia di fidanzatini c he cercavano un pò di intimità, poi ad un pescatore, che ne ricavò un bernoccolo in testa.

Tutti questi eventi cominciarono a creare un pò di inquietudine per cui fu costituita una ronda notturna. La notte successiva la ronda potè appurare la verità della vicenda, ma l’ombra rossa non si dileguò, anzi, prese le sembianze di un garibaldino.

Tra la gente che intanto era confluita al luogo vi fu una persona che riconobbe nel
fantasma Giuseppe Zatti, nato nel 1838, che, durante la spedizione dei 1000 aveva promesso a Garibaldi di guardargli sempre le spalle, anche dopo morto.

Il Comune allora decise di costruire la statua di Zatti proprio dietro all’eroe dei due mondi, e da quel momento non si ebbero più apparizioni.

 

Lo scheletro e le sue campaneultima modifica: 2013-04-12T14:30:36+00:00da pierapanizzuti
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1 Commento

  • no i condannati venivano giustiziati fra S.Marco e S.Todaro,e per quello che si dice in veneziano “te faso veder mi che ora chexe” erano propio difronte alla torre dell’orologio,ed era l’ultima ora che vedevano

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