18/11/2012
Alchimisti e Maestri Vetrai a Venezia

E' esistito un intreccio tra l'alchimia dei Rosacroce e la filosofia, fin dal medio evo.

Molto probabilmente i primi alchimisti che esercitarono a Venezia fecero parte della Corporazione dei Vetrai. Questa si era costituita a Venezia nel 1255, e poi fu trasferita a Murano per evitare incendi che, con i
tetti in paglia, 
sarebbero potuti essere numerosi.

Amico e frequentatore di uno dei più noti vetrai, Angelo Barovier, era Paolo Godi, un alchimista famoso
il quale gli insegnò diverse formule per la formazione della pasta di vetro, dei colori, delle luminescenze ed opacità.
Più avanti gli altri componenti della corporazione si cimentarono anche nella costruzione di specchi, legati anch'essi ad una tradizione rosacrociana.
Nel 1317 venne emanata da Papa Giovanni XXII la bolla "Spondent Pariter" che ammoniva contro l'esercizio e l'uso dell'Alchimia , la quale rimase comunque oggetto di conoscenza anche per il Papa, del quale venne pubblicato postumo, nel 1557 il trattato "Ars Trasmutatoria".
Nel frattempo, nonostante la legge promulgata dal Consiglio dei 10 il 17.12.1488 che vietava severamente lo studio e la pratica dell'Alchimia, venne creata a Venezia una società segreta alchemica, chiamata Voarchadumia, attiva tra il 1450 e il 1490. Questa aveva ramificazioni internazionali, tra i membri più conosciuti Sir George Ripley.
Il sacerdote veneziano Giovanni Agostino Pantheus pubblicò il trattato "Voarchadumia, l'oro dei due rossi e della cementificazione perfetta, dedicandolo al doge Andrea Gritti. Pantheus dedicò inoltre un trattato ad un suo amico polacco Hierosky, grande conoscitore di testi alchemici.
Le opere di Pantheus crearono per la prima volta un sincretismo tra Alchimia e Kabbalah.
Nel 1585 il nobile veneziano Francesco Malipiero venne condannato a morte per magia, stragoneria ed alchimia.
Nello stesso periodo un alchimista al servizio di Enrico I di Buglione ottenne dallo stesso, dopo avergli trasmesso una ricetta per fare l'oro, un finanziamento per andare ad un convegno di alchimisti a Venezia.

Uomini all'avanguardia, artigiani attenti e chimici sopraffini che conservarono per secoli i loro misteri, gettando nella laguna le prove mal riuscite di colori o lavorazioni: tutt'ora, nonostante lo svilimento di certe "cose che nanche lontanamente si avvicinano agli originali" vengono proposte da qualche bancarella (magari abusiva), opere d'arte di incredibile raffinatezza ed eleganza vengono prodotte ancora a Murano, proseguendo un'arte che è unica e che deve essere protetta ed aiutata.
22:41 | Link permanente | Commenti (6) | Tag: mistero, misteri, alchimisti, rosacroce, maestri vetrai, venezia | |
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01/11/2012
Il Palazzo degli eretici a Venezia: fucina delle scienze
La Venezia del seicento si trovava in politica internazionale a dover prendere gravi prese di posizione da altre potenze europee: innanzi tutto dallo Stato Pontificio, la Spagna e gli Asburgo che sentivano l'esigenza di estendersi verso il mare.
Il mito di Venezia, vista la spettacolarità delle sue cerimonie ( da riferirsi all'aspetto Bizantino della Repubblica) affascinava le altre nazioni, tanto che lo scrittore francese Jean Bodin arrivò a scrivere: a Venezia, la douceur del libertè ....est plus grande...qu'en lieu du monde".
Ma questo non poteva nascondere l'impegno spirituale e religioso che la Repubblica aveva espresso dai tempi ancora di San Lorenzo Giustiniani e Vincenzo Querini, e poi infine con Gaspare Contarini, il più fervido di tutti, nel primo cinquecento, verso una riforma cattolica poco prima della clamorosa rottura di Lutero.
La via di Lutero doveva portare alla scissione della Chiesa, quella di Contarini sboccò necessariamente nella riforma cattolica: Contarini era laico e per lui la riforma della chiesa consisteva nel rinnovamento degli uomini secondo lo spirito della verità e di Grazia.

L'episodio sorto per l'arresto di due sacerdoti macchiatisi di reati comuni portò all'interdetto della Repubblica di Venezia ed alla fiera protesta del doge Leonardo Donà, nella linea indicata con energia dal sacerdote Paolo Sarpi e costituì una miccia su una antica e latente condotta di tensione in campo politico tra lo Stato Pontificio e la Serenissima.


Ed in questa atmosfera e linea di pensiero, completamente laico, che si ritrovarono le migliori menti italiane: alcuni insegnanti presso l'Università di Padova, come Fabrici d'Acquapendente che fu uno dei pionieri dello Studio dell'Anatomia e che fece costruire il primo teatro anatomico, all'Università, ideato dallo stesso Paolo Sarpi, Galileo Galilei che per diciotto anni insegnò anch'egli a Padova (dal 1592 al 1610).
E nel Palazzo sul Canal Grande a San Luca Andrea e Nicolò Morosini crearono
un luogo di incontro di primissimo piano: Palazzo Martinengo,ora
sede dell'Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Venezia, in stretto rapporto con la cultura francese. Tra i frequentatori si contano Paolo Sarpi, Leonardo Donà, Nicolò Contarini, Giovanni Francesco Sagredo, uno degli interlocutori del Dialogo dei massimi sistemi di Galileo, che rappresentava " Messer Buon Senso" e Galileo Galilei. In una sua lettera indirizzata al Granduca di Toscana Cosimo II, poco prima di diventare cieco, Galileo Galilei scrisse tra l'altro: " siccome io son pieno d'infinito stupore, così infinitamente rendo grazie a Dio che si sia compiaciuto di far me solo per primo osserevatore di cosa così ammiranda ,a tutti i secoli occulta".
Gaspare Gozzi racconta che nel 1592 vi era capitato anche Giordano Bruno, ed egli non aveva certamente tralasciato di parlare dei fatti francesi per cui allora aveva vivo interesse°
° G. Gozzi " il doge Nicolò Contarini" Venezia 1598: per un'ampia documentazione sulle riunioni accademiche di scienze e letteratura che si tenevano nell'ammezzato del Palazzo di Andrea Morosini, senatore della Repubblica e insigne storiografo, si veda l'articolo: Un ridotto scientifico di Venezia al tempo di Galilo Galilei" di Antonio Favero all'archivio storico , Venezia 1898, pag. 189.
Nel processo per eresia svoltosi a Roma, Giordano Bruno ammise di aver partecipato alle riunioni culturali nella " Casa di S.Luca sul Canal Grande di Andrea Morosini e di aver "ragionato" su alcune librerie veneziane.
A Venezia ebbe occasione di scrivere alcune sue opere, tra cui " Le sette arti liberali ed inventive".


G
alilo Galilei ebbe l'opportunità di presentare il suo primo cannocchiale proprio sul Campanile di San Marco, a Venezia: egli presentò un " nuovo artefizio di un occhiale canato, che permette di avvicinare gli oggetti, tanto che " quello che è distante nove miglia ci apparisse come se fosse lontano un miglio solo, cose che per ogni negozio ed impresa marittima, o terrestre, può essere di giovamento inestimabile; potendosi in mare a assai maggior lontananza del consueto scoprire legni, et vede dell'inimico, si che per due hore, et più di tempo possiamo prima scoprir lui, che egli scopra noi: (Archivio di Stato giugno, luglio, agosto 1609.
19:55 | Link permanente | Commenti (1) | Tag: misteri-palazzo contarini martinengo-galilei-sarpi-bruno- venez | |
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06/10/2012
Venezia e il capolavoro dell'arte vetraria del Rinascimento: la coppa nuziale Barovier!

Tra i tesori più preziosi dell'arte vetraria del rinascimento spicca, ricoverata presso il Museo del Vetro a Murano la mitica " Coppa Barovier": frutto dell'inventiva, delle ricerche e dell'arte di un grande maestro di quest'arte: Angelo Barovier che la creò nel 1460 circa.
Discendente del mitico Jacobello Barovier, grande artigiano vetraio (1295), venne definito dal suo contemporaneo Ludovico Carbone: optimum artificem crystallinorum vasorum", e a lui venne attribuita l'invenzione de cosiddetto "cristallo veneziano" un vetro particolarmente pulito e trasparente, anche grazie ad una sua composizione di una pasta di vetro chiamata calcedonio.


Uomo intelligente e curioso assistette ( secondo le affermazioni di Padre Giovanni Antonio , monaco benedettino del Convento di S. Giorgio Maggiore) alle lezioni tenute al ginnasio realtino da Padre Paolo Godi, detto il Pergolano, pievano della chiesa di S. Giovanni Elemosinario e cultore dell'arte alchemica, e che la collaborazione dei due uomini avviò alla realizzazione di vetri colorati e della loro pittura a smalto "primus et autor et inventum colorum tam insignum ac varie conunistorium, quibus hodie quoque ac vitrearii artifices Muriani utuntur"."
Altre ricerche, sempre collegate a questo argomento le svolse per la realizzazione di vetri colorati da finestra. Tra le sue innumerevoli cariche: Camerlengo della comunità di Murano, lettore apostolico e segretario papale , ed infine cancelliere del Patriarca di Venezia.
Figlio della antica arte "alchemica" che gli venne tramandata dai suoi avi, che dal centro di Venezia si ritirarono in un'isola come Murano sia per timore dei possibili incendi ( i tetti di paglia delle case e dei palazzi erano particolarmente soggetti a questi eventi), ma anche consci che così isolati avrebbero potuto conservare al meglio i preziosi segreti legati alla loro scienza e alle loro ricerche.
Questa persona strordinaria venne sepolta alla sua morte nella chiesa di 

Santo Stefano a Murano, anche se la sua tomba non c'è più visto che la chiesa è andata in parte distrutta, ma il ricordo di questo uomo speciale e la serie dei suoi capolavori rimane a testimonianza di un'arte delicata, particolare e, come già detto per la Coppa Nuziale, un pezzo raro e prezioso dell'arta vetrariA!!!
Dedico questo mio scritto alla mia fantastica mamma, pittrice per piacere ma disegnatrice di mappe per lavoro, che per prima mi fece conoscere questo gioiello d'arte, orgogliosa com'era di aver contribuito con le sue decorazioni in smalto a riprodurre poche e preziose riproduzioni, naturalmente legali della splendida coppa nuziale e di cui vogilo donare l'immagine . che resprime fascino ed un'intima sensualità...dolce, piccolina, elegantissima, a cui lego quella di mio padre, Enrico, che insieme a lei formò una coppia veneziana legata alla cultura, (avevano l'abbonamento alla Fenice, e, senza che mi rendessi conto, egli mi fece amare e conoscere l'opera lirica e la musica classica in genere. !
Di loro sono fiera e mi piace condividere questo mio orgoglio, veneziana, figlia di veneziani....allevata ed istruita in questa cultura da una coppia incredibilmente affascinante!

19:41 | Link permanente | Commenti (2) | |
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26/09/2012
Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!
L'immagine di Venezia come città è legata all'idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell'omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all'ultimo numero del sestiere.
La ricerca della destinazione diventa un'avventura meravigliosa (perchè si
gira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto...la buona volontà aiuta!
Tutto questo sembra in qualche modo legato all'immagine del "labirinto acquatico", rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell'alchimia , "Hypnerotomachia Poliphili", il libro conservato presso la 

Biblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell'occidente.
Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com'è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com'è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l'acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.
Ecco quindi l'immagine e l'essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l'essenza vera di Venezia , città d'acqua, nata nell'acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell'iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all'amore del suo mare e della sua laguna!
14:42 | Link permanente | Commenti (3) | |
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25/08/2012
Da San Francesco della Vigna e Shakespeare attraverso la cabbala e Francesco Zorzi

Nel Convento di San Francesco della Vigna, a Castello, annesso alla Chiesa omonima, Francesco Zorzi, grande alchimista e studioso Cabalista, legato alla potente famiglia Grimani, e specificatamente nella figura di Domenico Grimani, che accolse il lascito di Pico della Mirandola nella eccezionale e fantastica biblioteca ricco di testi legati all'ermetisco ed all'alchimia,(ora custodita presso la Biblioteca Marciana) incontrò John Dee, uno dei più importanti studiosi di cabala e di alchimia, e partecipe della creazione della cabala cristiana, in confronto e legame con la Kabalah ebraica.
La cabbala cristiana nacque in Spagna con Raimondo Lullo, prima della diaspora Seferdita: Egli creò " un'arte" nella quale, unendo le 9 

dignità di
Dio ( Sefiroth), i quattro elementi, le sfere celesti e la geometria , in uno stretto legame con il pensiero Platonico si dimostrava una più alta concezione della Creazione e di Dio stesso, aspirazione questa sempre inseguita dagli alchimisti.
Giovanni Pico della Mirandola unendo la filosofia neo-platonica all'alfabeto ebraico nelle sue 52 " Conclusiones", nella 14° dimostrò che manipolando cabbalisticamente il nome di Gesù si poteva stabilire che Egli è effettivamente il figlio di Dio.
Francesco Zorzi nel suo " de Harmonia Mundi" unì questa cabbala al concetto di Armonia Universale di Vetruvio, e mise in relazione le gerarchie angeliche ai Pianeti ed ai loro influssi senza annullare il libero arbitrio e riuscì a dimostrare la possibilità per ogni individuo a contattare gli Angeli.



A Zorzi, noto come insigne ebraista, venne chiesta una consulenza da Enrico VIII di Inghilterra circa le sue nozze con la vedova del fratello.
Lo Stesso Zorzi convinse il Sansovino a progettare la Chiesa di S. Francesco della Vigna in base alle proprozioni armoniche legate a questi suoi studi, a cui si rifecero in seguito anche altri architetti famosi e pittori.
Daniel Banes, in un suo articolo di venticinque anni fa ( the provocative Merchant of Venice ) rileva nell'opera di Shakespeare gli influssi in quest'opera di " De Armonia 
Mundi " di Zorzi, influssi che costituiscono, a suo dire l'ossatura stessa della commedia: lungi dall'essere una contrapposizione tra la legge ebraica e l'amore cristiano essa sarebbe costuita dal tema cabalistico delle emanazioni divine (Sefiroth): Syloch rappresenterebbe quella che definisce la severità di giudizio, Antonio la tenerezza amorosa, e Porzia la bellezza clemente.
E la prova degli scrigni, tre (come le religioni monoteiste) in cui Bassanio sceglie quello di piombo, che secondo le tesi di Zorzi rappresenterebbe mercurio e la Religione Ebraica, sceglie l'ebraismo come espressione di amore per Porzia, in base al detto biblico: "scegliete la mia dottrina e non l'argento, scegliete la sapienza più che l'oro fino perchè la sapienza è buona più delle perle e nessun tesoro l'eguaglia.




Ho scelto questo viaggio tra la sapienza e la ricchezza scientifica di Venezia, uno dei suoi più interessanti esponenti, come Francesco Zorzi, tra la ricerca a Palazzo Grimani a Castello, ed il convento concepito con i canoni della cabbala e della divina proprozione dal Sansovino per portarvi in un mondo fantastico e bellissimo a cui si rifanno tutti i praticanti delle arti vere, geni che hanno donato al mondo opere uniche ed irripetibili, come questa città: unica ed irripetibile.
19:21 | Link permanente | Commenti (2) | Tag: francesco zorzi, john dee, s. francesco della vigna, cabbalah, planote, de divina proportione, armonia mundi, vitruvio | |
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