23/07/2012
Venezia e le sue particolarità urbanistiche: città stato sempre all'avanguardia nella concezione urbanistica e nelle sue leggi!

Parte tipica della urbanistica Veneziana è il sottoportego. Questo è un passaggio pedonale ottenuto con un attraversamento nel corpo stresso di un edificio. Dal punto di vista urbanistico i sottoporteghi possono essere suddivisi in tre tipi:il primo è un passaggio tra due spazi pedonali, cioè tra due calli o tra un campo e una calle; diversi sono gli esempi di questo tipo , basti pensare agli antichissimi sottoporteghi sulla Corte del Milion, in Corte del Fontego a S. Margherita, in Salizzada S. Lio, in Corte del Remer o in Corte Barzizza a S. Silvestro. Interessanti sono anche quelli in Campo S. Barnaba, in Calle della Bissa o a S. Giovanni Novo.
Un secondo tipo di sottoportego è costituito dal passaggio tra un rio e una calle, o tra un rio e un campo. Anche in questo si possono riscontrare numerosi esempi : sul Canal Grande verso la corte del Duca Sforza o verso Calle Giustiniani a Cà Foscari, oppure sul rio di S. Severo, sul rio della Pietà, sul rio Foscari ecc.
Un terzo tipo di sottoportego è ottenuto da un lungo passaggio sotto uno o più edifici posti lungo un rio; in questo caso il sottoportego prolunga e sostituisce la fondamenta e si innesta spesso con un ponte. Questo tipo di sottoportego risulta assai più legato degli altri all'architettura dell'edificio 

soprastante, anzi, in questo senso la determina : esso appare per la sua posizione più aperto e luminoso e ha spesso un aspetto monumentale. Vari importanti esempi di questo tipo si hanno in edifici celebri sul Canal Grande, come Palazzo Manin o le fabbriche nuove di Rialto del Sansovino, il Palazzo Moro Lin. Altri esempi notevoli sono i sottoporteghi della Scuola Vecchia della Misericordia, del Palazzetto Priuli a S. Sofia, del Palazzo Falier ai SS. Apostoli, del ponte Widmann ai Biri, dal Banco Salviati a San Polo.
La soluzione economica e pratica del sottoportego, così frequente nell'edilizia e nell'urbanistica veneziana, è stata attuabile grazie ad una concezione politico-amministrativa dove la proprietà privata poteva essere limitata e subordinata a necessità pubbliche; d'altra parte le esigenze private, in questgo caso il diritto di edificare, potevano liberamente svilupparsi fintanto che non vincolavano talune fondamentali esigenze della comunità cittadina, per esempio per necessità di transito. La rigida concezione della proprietà del Diritto romano (ab infera usque ad sidera) era così del tutto superata in una applicazione più elastica, e diciamo pure, più moderna.
Queste soluzioni, questo modo di concepire la viabilità a Venezia, con la consapevolezza che tutti i cittadini dovevano collaborare e rinunciare magari a una piccola parte delle proprie proprietà in favore di trasporti più scorrevoli, come tante piccole vene che attraversano un corpo vivo, vibrante, dove la vita è lavoro ed energia! Venezia sempre all'avanguardia.
20:33 | Link permanente | Commenti (1) | |
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16/07/2012
I Palazzi di Venezia e i loro meravigliosi stucchi: tra scultura e affreschi.

Gli stucchi occupano un posto particolare nella casa veneziana dell'epoca barocca e rococò. Nel cinquecento lo stucco apparteneva più alla scultura che alla pittura: uno scultore come il Vittoria da allo stucco in bianco e oro un risalto plastico di tipo classico nelle due famosissime scale di Palazzo Ducale: la Scala d'oro e la libreria, decorando la volta a cassettoni con forti rilievi entro cui risaltano gli affreschi: tra pittura e scultura non v'è soluzione di continuità: l'oro dergli stucchi risalta tra le campiture bianco-azzurre dell'affresco, creando un effetto ricco e sontuoso.
Nella Sala delle 4 porte a Palazzo ducale vi è uno dei maggiori capolavori dello stucco a Venezia, di gusto rinascimentalr, prevalentemente plastico, opera di Giovanni Cambi del 1575: la sala acquista un aspetto di incantevole bellezza nella volta in un'opera quasi unica tra pittura, scultura ed architettura: questa unità costituisce il raggiungimento più alto tra gli stili Barocco e Rococò.
Le decorazioni si arricchiscono, nelle chiese e nelle case private, di putti , tra cui, una delle più belle , si trova a Palazzo Barbaro-Curtis a S. Stefano.La collaborazione degli artisti con gli artigiani di tecniche diverse per stucchi, mobili, lampade e specchi, appare perfetta e spontanea e nasce da un gusto comune.
A Palazzo Albrizzi a S. Aponal una sala del 
piano nobiliare è tutta decorata da un volo di putti in veste di amorini e di angeli insieme che irrompono tra le linee dell'architettura con una sorridente invasione dello spazio libero tra cornici e i grandi quadri del 600.
Alcuni di questi putti modellati con tanta finezza 
appaiono negli stucchi di Cà Sagredo accanto ai nomi dei due autori e la data: Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti, Tencalla 1718.
Nell'appartamento di Palazzo Sagredo gli stucchi non si accompagnano con gli affreschi, ma
dominano soffitto e pareti e vanno visti da vicino, nella perfezione tecnica della linea, nella morbidezza dei rilievi, nell'armonia compositiva.
Meravigliosi stucchi anche a Palazzo Merati sulle fondamente nuove, specialmente quelli della scala e dell'alcova utilizzata per un certo periodo da Giacomo Casanova, e la decorazione dell'alcovaanche di Palazzo Barbarigo a S. Maria dei Carmini.
Tutta la gamma festosa dei vari stili degli stucchi veneziani del settecento si incontra a
Cà Zenobio ai Carmini e illumina meravigliosamente lo scintillante Salone delle Feste ideato dal De Gaspari.

Tutto ciò non è che una minuscola parte delle decorazioni, degli stucchi, della meravigliosa opulenza che ha reso indimenticabili e stupefacenti tutti i Palazzi Veneziani, e che, e ne parleremo, diverrà un tutt'uno con i mobili, i famosi mobili veneziani ; immagini fiabesche illuminate dalla luce riflessa dall'acqua della laguna.
18:37 | Link permanente | Commenti (3) | |
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13/07/2012
Il Redentore a Venezia




Tra il 1575 ed il 1577 vi fu un altro episodio di peste a Venezia. Circa cinquantamila persone ( quasi un terzo della popolazione) morirono a causa di questo terribile morbo.
Il 4 settembre del 1576 il Senato della Serenissima decretò di erigere una chiesa intitolata a Cristo Redentore, e la prima pietra fu posta il 3 maggio 1577. IL progetto venne affidato al Palladio, che dal 1570 era " proto" ovverosia architetto capo della Repubblica di Venezia e che seguì le direttive dei cappuccini ai quali la futura chiesa venne affidata.

Egli scelse per questa chiesa posta nell'isola della Giudecca un'architettura rinascimentale, un tentativo insomma di conciliare la chiesa cristiana con tutti gli elementi del tempio classico: Un frontone classico infatti domina la facciata, resa proprio per i canoni di povertà e sobrietà dei cappuccini molto schematica, con materiali poveri cotto e mattoni, rifuggendo da marmi pregiati ed altre decorazioni.
Nel rispetto della griglia funzionale dei cappuccini, per la definizione della planimetria il Palladio si rifà alle strutture termali antiche, specialmente alle Terme di Agrippa come fonte delle sequenze degli 
spazi che si susseguono l'uno all'altro.
E la cupola, che funge da canone per l'intera costruzione, ha il diametro uguale all'ampiezza della scala con i suoi quindici scalini, che simboleggiano la salita al tempio di Gerusalemme.
Il progetto del Palladio, morto nel 1580, fu portato a termine da Antonio da Ponte 
nel 1592.

La ricorrenza del Redentore è una delle feste più sentite dai veneziani. Nella serata del sabato della terza settimana di luglio viene creato un ponte di barche che collega le Zattere all'Isola della Giudecca,quindi i veneziani salgono sulle barche decorate con fronde e palloncini colorati si radunano nel canale della Giudecca e nel Bacino di San Marco.
Sulle rive illuminate e sui balconi dei palazzi si assiepa una gran folla per assistere a questa festa di suoni e luci che trionfa con un grande spettacolo 

pirotecnico che rinfrangesull'acqua giochi cromatici altamente suggestivi.
I veneziani nelle barche appositamente apparecchiate mangiano l'oca e l'anitra arrosto, quindi attendono il sorgere del sole sulla spiaggia del Lido.


La domenica si svolgono le regate di gondole e riti di ringraziamento officiati dal Patriarca. Una festa in cui tutti i veneziani si riconoscono e si ritrovano, per cui...AUGURI A TUTTI !!!!
11:55 | Link permanente | Commenti (11) | Tag: mistero, il redentore, peste, palladio, venezia nascosta | |
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11/07/2012
Venezia; città delle locande ed alberghi dal Medio evo ai giorni nostri!

Venezia città accogliente e dal 1300, centro nevralgico dell'Europa. Città cosmopolita sapeva ospitare adeguatamente, con calore e piacevolmente visitatori più o meno importanti. Risalendo al Medio evo si può annotare l'esistenza di alberghi e locande che andarono via via aumentando nei secoli.
Nel 1355 venne costituita l'organizzazione degli "albergatori", denominati "cameranti" i quali, come tutte le schole dei mestieri veneziani si riunivano ogni lunedì sera presso la chiesa di San Matteo a Rialto.
La Serenissima non creava problemi burocratici per l'apertura di una locanda o di un albergo: bastava l'autorizzazione del Maggior Consiglio, un'insegna con il nome dell'esercizio, e pagare una tassa. Ogni ospite veniva registrato e dotato di un "foglietto di residenza" senza il quale poteva essere arrestato.

Il personale femminile doveva aver superato i 30 anni, per escludere l'opportunità di meretricio all'interno degli alberghi, così come non potevano essere ospitate prostitute. Ma, si sa, gli albergatori riuscivano a transigere alla legge, offrendo letti "guarniti", cioè compresi di cena, ospitalità, qualche donnina del Ponte delle Tette e ricovero per i cavalli (questo fino alla fine del 1500 quando ancora si andava a cavallo e le locande erano fornite di stalle) e la servitù.
Le locande più famose, chiamate "osterie" erano quella "alla Storion" (la cui insegna si può notare nel quadro di Carpaccio del Miracolo della Santa Croce a Rialto, della "Campana" del famoso Marin Sanudo, che raccolse i diari di Venezia dell'epoca, della Spada, della famiglia Foscari, della Scimia, della Stella e del Sol, tutte a Rialto, e quelle del Cappello del Pellegrino, del Cavalletto, del Selvatico, della Scarpa, tutte nella zona di S. Marco.
I prezzi erano piuttosto alti, (Venezia era una città molto cara) .


Dal 1600 le locande fecero il loro ingresso sul Canal Grande, dove i Palazzi vennero trasformati ed adibiti allo scopo: come quello del Leon Bianco, ai Santi Apostoli, già Palazzo da Mosto, la cui insegna è ben visibile di un quadro del Canaletto di cui fu ospite l'imperatore GiuseppeIInel 1769 e nel 1769 e nel 1782 gli eredi al trono di Russia.
Nei primi anni dell'ottocento il proprietario Giuseppe dal Niel 

lasciò il vecchio palazzo veneto-bizantino e trasferì il suo Albergo in un altro Palazzo in Riva degli Schiavoni, fondando l'Hotel Royal Danieli, l'albergo più lussuoso e famoso di Venezia.
Ma il più intrigante di tutti è l'Hotel Luna Baglioni,a San Marco, albergo prestigioso e lussuoso e posto proprio di fronte all'isola di S. Giorgio, che è stata la sede dei templari a Venezia... poi divenuto locanda col nome di" Locanda della luna" .tanta storia, tanti particolari meravigliosi e magici che rendono unica anche l'ospitalità in questa particolare e straordinaria città. dove chi la visita può essere ospitato in palazzi carichi di storia..e ricchi di mobili e decorazioni originali: magari sfiorato da qualche antica presenza magica.....a riflettere le iridescenze della laguna.
14:30 | Link permanente | Commenti (0) | |
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09/07/2012
Venezia: da Le Courbusier a Buchanan, tra India e Londra, la città più moderna ed attuale per la sua viabilità ed urbanistica!


A Venezia vi è una doppia viabilità, una per via acquea, assicurata da canali e rii, e una per via terrestre ora esclusivamente pedonale ( agli inizi venivano usati cavalli e carri). Le due viabilità hanno uno
sviluppo ed un'estensione pressocchè equivalenti sercondo due fittissime reti, tra loro indipendenti, che si intersecano e si incrociano completandosi a vicenda.


Le calli non sono certo molto ampie, ma almeno tre sono parecchio

problematiche se ad attraversarla sono due persone: una, a San Canciano, un'estremità di Calle Varisco è larga 53 cm., una seconda, 58 cm, a Castello, chiamata Callesella dall'Occhio Grosso, ed un'altra, un pò più confortevole, Sestiere di San Polo: Calle della Raffineria.
Ad ognuna delle due reti di viabilità è assegnata una funzione naturale: per i rii i mezzi di trasporto, per le calli e i campi solo le persone. Esiste quindi una differenziazione e specializzazione tra le due reti di comunicazioni interne cittadine: Questo è un concetto urbanistico all'avanguardia che le Courbusier, entusiasta assertore della modernita ed avvenieristica concezione della struttura di Venezia prese come modello per la costruzione della città di 
Chandigarh in India: egli differenziò le varie strade a seconda dell'uso del traffico: viabilità multipla, differenziata secondo le modalità di traffico: veloce, lento e locale, esclusivamente pedonale.
Anche nello studio per la rete viaria di Londra, elaborato recentemente da Buchanan, per risolvere in modo radicale i problemi di una grande città moderna
viene fatto specifico riferimento al sistema viario di Venezia.
Le calli più importanti vengono denominate "calle Larga", "Salizzada", Ruga: queste in genere erano calli affiancate da negozi , quindi a carattere commerciale, molto animate.
Talvolta la denominazione delle calli deriva da determinate categorie di artigiani che avevano il loro nucleo nella zona: per esempio Mercerie dai merciai, o frezzerie, da costruittori di frecce, calle dei fabbri, facilmente comprensibile, o quella dei botteri, calle dei bombardieri o
della pegola (pece).
Ciò fa capire che le varie attività venivano riunite in alcune zone della Repubblica, e questo per precisi indirizzi di carattere economico: la vicinanza di tante attività presupponeva anche ad una rinuncia della libera concorrenza commerciale, quindi a dei piccoli monopoli a carattere sociale, tutto questo a vantaggio del consumatore che veniva favorito dalla molteplicità delle scelte, sia della produzione, favorita dal più facile scambio di esperienze e di tecniche produttive.
E' questo uno degli esempi indicativi di come la vita sociale della Serenissima fosse regolata: gli interessi del singolo cittadino venivano sempre, in certa misura, subordinati a quelli della collettività. Questo fece di Venezia una grande Repubblica ed un grande Stato, tutt'ora, nella sua concezione, moderno e pragmatico!
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