27/03/2012

La breve luce brillante di Marietta Robusti: la Tintoretta!

0211_autoritratte_int1G.jpg220px-Tintoretto_-_Self-Portrait_as_a_Young_Man.jpgNel novero delle innumerevoli donne notevoli figlie della Serenissima, legate alla politica, alla pittura, alla letteratura, musica e all'arte in genere, lascia la scia quasi di una "cometa" brillante, fulgida ma presto scomparsa, Marietta Robusti, detta " la Tintoretta".

Figlia illegittima del famoso Jacopo Robusti (il Tintoretto), nacque a Venezia (la data non è certa, nel 1554 o nel 1560). Il talento pittorico era scritto nei suoi geni, nondimeno assorbì tutto sull'arte del padre, ancora piccolina, quando il Tintoretto, che con la figlia ebbe una rapporto quasi simbiotico di profondo amore e stima, la portò ancora piccolissima nel suo studio, si dice vestita con abiti maschili.

autoritratto della -tintoretta.jpgautoritratto.jpgCrescendo si dedicò ed eccelse anche nella musica e nel canto, esprimendo così un'artisticità poliedrica che la accomunò ad altre artiste veneziane, come ad esempio Rosalba Carriera. Certo Venezia era la fucina dell'arte, l'humus giusto per esaltare le capacità non solo maschili ma anche e forse sopratutto femminili in questo settore.

Crescendo " la Tintoretta" divenne famosa presso la società veneziana ed i suoi nobili, che consideravano un privilegio farsi ritrarre dalla maestria di questa artista. Sicuramente collaborò il vecchio e il giovane.jpgalla realizzazione di alcuni quadri paterni, visto che Marietta aveva così assorbito la pittura paterna da poter rivaleggiare con lui.

Purtroppo però delle sue opere ci rimane "Il ritratto del giovane e il vecchio", talmente vicino allo stile paterno  da rivaleggiarne come potenza, stile e profondità. Anche i suoi autoritratti, uno dei quali la ritrae con uno spartito in mano ed una spinetta accanto, (un modo di rappresentare sè stessa e le sue inclinazioni).

La sua arte venne apprezzata anche da corti Straniere come quella di Filippo II di Spagna e di Massimiliano II d'Austria, che la invitarono a lavorare presso quei regni, ma l'attaccamento quasi morboso che la legava al padre la convinse a non allontanarsi da Venezia.

ritratto di donna.pngautoritratto tintoretta.pngSi sposò con un gioielliere, Marco d'Agusta, da cui ebbe un figlio, Giacometto, la cui morte ad appena undici mesi la lasciò distrutta e senza alcuna velleità artistica. Si spense nel 1590, e venne sepolta nella meravigliosa chiesa °Gotica della Madonna dell'Orto, dove, dopo alcuni anni venne tumulato anche il padre, ormai vecchio...rimasti uniti così anche dopo la morte.

Storia struggente di un'artista di rare qualità, di una donna bella, intelligente e ricca di qualità che dovrebbe comunque essere ricordata un pò di più, ad onore delle donne veneziane, di tutte le donne che cercano di capire ed apprendere avidamente quanto di bello fa parte della ritratto della figlia Marietta del Tintoretto.pngTintoretto autoritratto.jpgMadonna dell'orto 1.jpgcultura, della bellezza e delle risorse che appartengono a qualsiasi donna!

 

09/03/2012

La vera maschera veneziana: Pantalon dei bisognosi!

pangtalone 1.jpgpantalon.jpgLa vera maschera veneziana, una delle più eleganti è quella di Pantalone: un berretto di lana alla greca, una giubba rossa, brache corte con una cintura da cui pende o una spada o una borsa; lo copre un mantello nero , spesso foderato di rosso , calze, babbucce alla turca con la punta solelvata, e la maschera che gli copre il viso ha un naso adunco, sopracciglia folte ed un pizzetto al mento.


Viene chiamato anche "Pantalon de bisognosi " , (i bisognosi erano i poveri che vivevano dell'assistenza pubblica della Serenissima), ma le sue caratteristiche vengono definite come un vecchio avido, avaro e tirchio, ma anche in qualche modo un misto tra il misogino e il vecchio che  si innamora perdutamente di qualche fanciulla.che a sua volta è fidanzata con un uomo giovane ed appassionato..e Goldoni ci ricorda nelle sue commedie le sue velleità d'amore verso quelle che invece erano innamorate dei suoi figli.

pantalone 2.jpgSembra che l'immagine della maschera si rifacesse a dei personaggi ebrei, che prestavano denaro ad armatori per finanziae e noleggiare equipaggi e merci; per farsi riconoscere essi portavano un'asta con sopra l'immagine di un leone che veniva piantata nei pressi dei banchi da loro gestiti in Campo San Giacometo: da pianta leone a Pantalone.

Altra versione è quella descritta dal Gevembroch che fa risalire l'origine del  nome dal greco " panda leonda" che significa " potente in tutte le cose".

Nelle commedie veneziane appare sempre un pò misogino, brontolone, attento al denaro, ma anche appassionatamente legato alla propria famiglia o perennemente innamorato, non ricambiato, ma con una timidezza, una sconsolata solitudine che lo rendono un personaggio malinconico e in qualche modo dolce.

E, pogtenza dell'arte,  questo personaggio rimase addosso ad un attore, tale Giambattista Garelli che si calò talmente nella parte  da rimanerne intrappolato per tutta la vita, e per questo e in questo ruolo egli venne stipendiato annualmente dalla famiglia Vendramin perchè  non abbandonasse mai il teatro di S. pantalone 3.jpgpane.gifSalvadore.

Se ricordiamo che il Santo protettore dei mercanti veneziani è S. Pantalon possiamo capire il perchè questa maschera sia l'immagine vera di una categoria, di una classe che fece di Venezia la leonessa d'Europa, la grande Serenissima!!!

 

 

21/02/2012

L'affascinante e dissoluto mondo di Giacomo Casanova: il gioco d'azzardo!

Casanova.jpgridotto a Venezia.jpggiocatori.jpgDalla seconda metà del 1400 nacque a Venezia, nei suoi Casinò o ridotti, uno dei primi giochi d'azzardo, discendenti dal "biribiss", un misto della lotteria e della roulette , e chiamato "basseta"; questo era un gioco il%20gioco.jpgcarte da Faraone.jpgestremamente d'azzardo, in cui venivano utilizzate cinque carte "italiane", e lo scopo era di indovinare l'uscita delle successive carte tra  più basse o giocatrici.jpgpiù alte. Si racconta che tale gioco venne poi portato in Francia dall'ambasciatore della Serenissima Giulio Ascanio Giustiniani nel 1674, per poi dilagare in tutta Europa.

A Venezia, culla delle case da gioco valeva il detto: al mattino una messeta, dopo pranzo una basseta, dopo cena una donneta! ( messa, bisca e amante). Questo divenne lo spirito e la consuetudine della Serenissima nel 1700, gli anni di Giacomo Casanova, giocatore incallito e inventore del gioco del lotto ridotto del Guardi.jpgCasanova 1.jpg     che venne divulgato in tutta Europa.
In ogni Ridotto, in ogni gondola coperta dal suo felze e attigua in laguna ad altre gondole venivano fatte puntate su numeri, su carte in raduni concordati per coltivare questa abitudine che faceva parte delle abitudini e delle "febbri" dei veneziani, abbienti o no, che vivevano queste consuetudini coltivando speranze di vincita.

Giacomo Casanova stesso testimonia nelle sue memorie la consuetudine al gioco del "Faraone" , in gioco d'azzardo.jpgRidotto_pietro_longhi_Venezia.jpgcui , rispetto ad un numero illimitato di giocatori uno teneva il banco ed in base alle sue carte c'era chi poteva vincere e chi no!  naturalmente tutto ciò era soggetto ad imbrogli e all'opera di bari, ma la vertigine della giocata era molto, molto più forte!.

E' suggestivo raccogliere le testimonianze di giocatori di così alto livello come appunto Giacomo Casanova, personaggi assai discutibili, fCasanova-1.jpgurbi, disincantati..abituati ad affrontare il destino, ad affrontare le conseguenze del proprio spirito distaccato ed avventuroso............in un'epoca in cui i costumi erano molto liberi e una notte passata a giocare diventava il divertimento consueto dei nobili ed anche delle corti europee!

16/02/2012

Un'invenzione tutta veneziana: la Cassa Peòta.

Ville-Venete-da-Stra-a-Malcontenta-la-Riviera-del-Brenta-andrea-palladio-tiepolo-mira-3-550x365.jpg1203601812villa-malcontena.jpgI nobili veneziani passavano normalmente le loro vacanze estive in ville che facevano costruire lungo il fiume Brenta, o lungo il fiume Sile, ( descritte sapidamente da Goldoni con commedie come "le smanie della villeggiatura") e si alternavano in visite reciproche, chiacchierando, sparlando e amoreggiando!

Ma tutte le popolane veneziane cercavano di divagarsi, almeno un giorno una volta l'anno Carlo_Goldoni.jpgCampoielloi.jpgPeota%20nella%20regata%20del%201628.jpgcon gite n barche chiamate "peòte" che risalivano i fiumi, concedendo il divertimento di una gita in luoghi aperti e ricchi di verde...la campagna appunto: queste gite venivano chiamate "garanghelli": il termine garanghello venne chiaramente spiegato proprio dal fantastico Carlo Goldoni attraverso Anzoleto, nel mitico Campiello: Ghe lo spiegherò mi: se fa un disnar: "uno se tol l'insulto de pagar e el se rimborsa dopo delle spese a vinti soldi o trenta soldi al mese."

peota.jpgCerto erano donne che non avevano molti mezzi, per cui, per finanziare questi svaghi inventarono un sistema geniale e profiquo per poter risparmiare denaro: La cassa peòta. Era un'organizzazione in cui veniva designata una cassiera la quale versava una piccola somma  iniziale, veniva quindi stabilita una quota che le componenti della Cassa dovevano versare per formare il capitale iniziale di questa piccola "banca".

Ogni socia era poi impegnata a chiedere un prestito dalla Cassa, restituibile in rate settimanali entro circa sei mesi, versando un piccolo interesse, fianziandosi così il sospirato "garanghello" o per utilizzare la cifra per spese impreviste o per piccole spese voluttuarie e contribuendo ad umentare il capitale della Cassa; qualora non avessero avuto disponibilità sufficiente di denaro per la rata, veniva pagata una piccola multa, per restituire quanto dovuto in seguito.

Campoielloi.jpgLe riunioni in cui venivano consegnate alla Cassiera le rate o le multe tutte le componenti della Società mangiavano e bevevano in compagnia. Alla fine dei sei mesi i  denari ricavati dagli interessi e dalle multe venivano spesi per gite o per pranzi gioiosi in cui tutte si divertivano, in attesa di riprendere questo ingegnoso sistema per finanziare svaghi o per affrontare momenti particolari di necessità.

Le Casse Peòte sono continuate per secoli e dimostrano l'inventiva, lo spirito pratico e le capacità manageriali dei veneziani,  specialmente delle donne che erano le vere amministratrici dei salari dei mariti e con loro volevano comunque godere dei piccoli piaceri della vita, donne consapevoli del proprio acume, allegre e fornite di inventiva e intelligenza!

 

 

10/02/2012

Colori a Venezia

imagesCAD5I2S4.jpgTiontoretto.jpgTiziano.jpgGiorgione.jpgVenezia, nel 500 e nel 600 era una città tutta colorata ed affrescata esternamente. I pittori più famosi come Giorgione, Tiziano, Tintoretto e Paolo Caliari detto il Veronese avevano decorato e dipinto le facciate dei palazzi, le pareti, i portali delle chiese.

Fondaco 2.jpgInterno fondaco dei Tedeschi.jpgFondaco dei Tedeschi.jpgPurtroppo ora non è rimasto nulla di tutto questo, salvo alcune decorazioni nel fondaco dei Cà d'oro 1.jpgTedeschi (animali, angeli, colonne, teste, corpi e trofei) e del chiostro di S. Stefano, che sono ora ricoverate presso la Cà d'Oro.


Campo S. Stefano.jpgIl Campo S. Stefano era tutta una scenografia ripresa sulle facciate, tre dipinte dal Giorgione, Palazzo Loredan.jpgPPalazzo Barbaro.jpgbellavite .basso S. Maurizio.jpguna con gli affreschi del Tintoretto, il Palazzo Loredan dipinto  dal Salviati e Palazzo Barbaro Baffo decorato da Sante Zago e Palazzo Morosini dall'Allense..

Quei due secoli sono stati un brulicare di dipinti, di decorazioni, una Venezia appunto tutta colorata e scenografica.

casa del Giorgione.jpgIl primo a dipingere la propria casa a S. Silvestro fu il Giorgione, che poi decorò il Fondaco dei Tedeschi, nani-barbaro.jpglasciando una facciata al Tiziano che vi raffigurò la Giuditta e un compagno di Calza.

imagesCAZZ39IB.jpgPalazzo Soranzo.jpgPisani Gritti.jpgGiorgione si prodigò anche per il Pisani-Gritti ed il Soranzo, ma il primato di pittore più prolifico spetta al Tintoretto, che affrescò una dozzina tra case e palazzi: il più noto è il Palazzo Soranzo dell'Angelo, dove raffigurò una battaglia tra cavalieri.

Palazzo Erizzo.jpgPalazzo Cappello.jpgIL Pordenone affrescò invece il Chiostro di S, Stefano, con scene tratte dai due Testamenti, mentre il Veronese decorò Palazzo Erizzo, Bellavite, Cappello e Nani-Barbaro. Dei grandi murales antelitteram di cui ora, a quattrocento anni di distanza, si cerca di recuperare quel poco, anzi pochissimo che è rimasto.

Solo immaginare lo scintillio dei vari colori riflessi sul Canal Grande, le figure dipinte con maestria, tutto, in questa nostra città era motivo e forma d'arte: uno scenario straordinario di cui tutti i veneziani facevano parte, come i personaggi di un quadro di Canaletto, con la loro gioia di vivere, il loro entusiasmo e la loro capacità di creare un'unico, meraviglioso dipinto: qualcosa di questi colori è comunque rimasto, anche se i bagliori dell'acqua riflessa sui vetri molati, sulle decorazioni d'oro già da sole possono cambiare e rendere unica la luce che inonda questa straordinaria città - Repubblica.