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Giovanni da Fontana veneziano, scienziato allucinato, magico e maestro di illusioni!

Da Fontana apparentia mnotturna ad terrorem videntiumda Fontana autoUna delle personalità veneziane più interessanti  del 14° secolo ( e non molto conosciute) fu Giovanni (Antonio,Jacopo) Fondana (o da Fontana o de fontana), nato presumibilmente nel 1390 a Venezia, e dottore in arti presso l’università di Padova nel 1418.

bellicorum18bellicorum 2Uomo di interessi compositi e vari, interessato alle macchine da guerra, dai delicati mecccanismi degli orologi, medico, studioso e visionario.

bellicorumDai documenti dell’ateneo Patavino, prestigiosa università si può avere una serie di informazioni circa i suoi studi. Stimolato da un grande evento naturale che colpì la Serenissima nel 1410 scrisse il suo trattato “Liber de omnibus rebus naturabilus”, e il 17 maggio 1421 ricevette il suo grado medico, figurando nei documenti come “magister Johannes Fontana da Venetiis artium doctor”.

bellicorum4Tra il 1419 e il 1440 svolse la propria attività di medico (poco dopo il 1438 fu assunto come medico condotto a Udine) e tale impegno lo tenne distante dagli studi meccanica e tecnica. Frequentando le montagne della zona ideò uno strumento per misurazioni trigonometriche che descrisse in un grosso trattato andato perduto e intitolato De trigono bestiario.

bellicorum7Ma una delle sue opere più straordinarie fu “Bellicorum ed instrumentorum liber” in cui tratta l’argomento bellicorum5dei razzi in cui raffigura anche uno suo straordinario progetto riguardante una sorta di carrozza o auto spinta da razzi, e con il medesimo propellente progetta siluri sull’acqua, immaginati come pesci, uccelli, lepri, o addirittura draghi, con cui incutere timore o addirittura terrorizzare i nemici, come anche un diavolo volante che emette fuoco dalla bocca, e stratagemmi per ingannare i sensi come il “castello degli inganni”, il “labirinto quadrato”, espedienti per creare effetti quasi magici come la mitra e il pastorale risplendenti e il candeliere magico. Illustra inoltre progetti in campo musicale come l’organo meccanico, giocattoli (puerilia) e ancora, maschere, chiavi , bellicorum9grimaldelli, navi da guerra , specchi doppi, stufe, progetti idraulici.

Il suo interesse, come detto, furono anche gli orologi, le mongolfiere, campane per le immersioni subacquee, e tutto nel trattato “metrologium de pisce, cane et volucre”, e nella piccola opera “Nova  compositio horologi”dedicata all’amico Ludovicus Venetus, e congegni per fari risalire oggetti dal fondo del mare.

bellicorum15Uomo straordinario, ingegnoso, tra il mago, il matematico, il medico, insomma, una grande mente che trovò mille rivoli di interessi, e che, dopo secoli, messo alla prova qualche anno fa, trova la testimonianza che la sua auto razzo era effettivamente realizzabile.

bellicorum14bellicorum11Della sua morte non c’è ricordo storico ( si ipotizza nel 1455 circa) , e bellicorum12questa incertezza circa le date di nascita e di morte ci portano ancor più convinti a ipotizzare “fantasticamente”che la sua vita stessa sia stata una grande illusione di cui rimangono comunque scritti certi, documenti storici legati ai suoi studi, quasi che in qualche modo non sia mai nato, ne sia mai morto….ma che sia vissuto in una grande, splendida ed entusiasmante allucinazione fantastica, come le sue creazioni …..un veneziano magico insomma, come la città che gli diede i natali.

Con Giacomo Casanova l’immagine culturale e politica d’Europa e la decadenza di Venezia!

Giacomo Casanova 1.jpgalchimia.jpgGiacomo Casanova, veneziano fino all’osso e per questo cittadino del mondo testimonia nelle sue memorie la vita politica e sociale del 1700 con sguardo acuto ed attenta analisi politica (da brava spia e anche Massone) racconta l’europa del 1700, e  anche attraverso  un’ampia e fondata conoscenza della medicina e della scienza del tuo tempo, spacciata a ogni piè sospinto come alchimia, come contatto con spiriti elevati, con il credere rosacrociano, da un’idea della tecnologia dell’epoca.

Concordamente al marchese de Sade anche Casanova trova illogico il comportamento e l’abbigliamento delle donne: ” se giudichiamo la bellezza di una donna dal suo viso e sade.jpgCASANOVA.jpgamante di ùcasanova.jpgsiamo costretti poi a sopportare ” se le parti che non ci mostra sono tutto il contrario di ciò che la grazia del volto ci fanno immaginare, non sarebbe più naturale e più conforme alla ragione andare sempre in giro col viso coperto e per il resto nudi e innamorasrsi di un corpo, non desiderando altro per coronare la nostra passione che un bel visetto corrispondente alle grazie donne veneziane.jpgmaria_luisa_austria.jpgducato di Parma, Piacenza e -guastalla.jpgche ci hanno fatto innamorare? ne deriverebbe che solo le donne col viso brutto esiterebbero fino alla fine a scoprirlo e che le belle lo farebbero più facilmente. Ma le brutte non ci farebbero sospirare per appagare i  nostri desideri: ci accorderebbero tutto pur di non essere disposte a scoprirsi. (vol. VI cap.  VIII).

Viaggiando per l’europa Casanova non esita a descrivere quelle che ritiene le peculiarità di quelle etnie: descrive “la boria dei francesi che appena impossessatisi dei ducati di Parma , Piacenza e Guastalla mostravano di sentirsi superiori a tutti”, aggiungendo che gli uomini francesi erano gelosi delle loro amanti e non delle proprie mogli.

220px-Voltaire.jpg350px-Alchemist's_Laboratory,_Heinrich_Khunrath,_Amphitheatrum_sapientiae_aeternae,_1595.jpgCi racconta, nelle sue memorie, che conversando con Voltaire concorda su un punto: il popolo è felice solo se oppresso, soggiogato  e tenuto a catena, e parlando della Repubblica di Venezia afferma che vi si gode della più ampia libertà, e che la sua condanna al carcere, da cui scappò avventurosamente e che narrò nella “Fuga dai piombi”, fu dovuta ad un abuso della sua libertà, e che a volte ritenne giusta, per cui avevano avuto ragione a farlo imprigionare anche senza le ordinarie formalità (vol. VI cap. X). Degli inglesi fa notare la passione per le scommesse ,lo straordinario aplomb con cui accettavano che la colpa di un componente di famiglie nobili non declassasse, in caso di condanna (compresa la pena capitale)il nobile casato, ma con l’espiazione del colpevole l’onore della famiglia fosse salvo.

Straordinario il racconto di un suo viaggio in Olanda, a bordo di una slitta a vela, veneti2.jpg220px-Diego_Valeri.jpgda Amsterdam a Zaandam: ” il viaggio mi parve straordinariamente divertente . Arrivammo presto grazie ad un vento impetuoso che ci fece raggiungere la velocità di quindici miglia inglesi all’ora (circa 24Kmh).

Nella sua Histoire vi è però un’acuta analisi della società Veneziana nel finire del 700, e che Diego Valeri descrisse: ” E’ una Venezia che ride e folleggia in tristezza, che s’inebria di casacca-busto-fra-galgario-1750.jpgveneziq 700.jpgpiaceri innocenti e no, pur avendo coscienza della sua labilità esterna ; che si fa bella, più bella che mai , nell’aspettazione della morte  (Storia delle Civilità veneziane). Venezia infatti languisce ed è prossima alla fine della sua esistenza come Repubblica indipendente, e non bastano nè le ricchezze raggiunte, nè il prestigio e la memoria della passata potenza, a garantirla dalle avide monarchie che le alitano sul collo, invidiose delle sue fertili terre, e più ancora del suo aperto sbocco al mare e della sua antica, gloriosa esperienza marinara.

Una decadenza imminente di cui, proprio Giacomo Casanova può essere l’emblema. La fine di uno stato glorioso, illuminato, unico al mondo consumata nelle feste di Colonne di Marco e Todaro.jpgcarnevale, nei lussi, nella libertà morale…il cuore di noi  veneziani che, comunque sia, della storia della nostra fantastica Serenissima siamo orgogliosi perchè a volte essere troppo avanti, precorrere i tempi, può essere azzardato e se vogliamo pericoloso, ma nessun altro stato può vantare un passato così aperto e libero culturalmente, saggiamente amministrato e scientificamente seguito in una realtà così mobile, così legata alla natura, alle maree, ad un territtorio unico ed affascinante!
 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

La più antica spezieria veneziana , famosa per la sua Theriaca: La Testa d’oro!

teriaca allo Struzzo d'oro.jpgtesta nd'oro.jpgDella theriaca, l’antiveleno più famoso di Europa nel settecento , ho raccontato in abbondanza: nell’aspetto dialettale era chiamata triaca, ed era uno dei più famosi e richiesti preparati medicamentosi della Serenissima. La ricetta era segreta, e veniva preparata con erbe medicinali, preparati galenici e veleno di vipera dei colli berici, che non aveva ancora sviluppato le uova.

Fu preparata dagli speziali veneziani in base ad una ricetta che si rifaceva a preparazioni dei greci e degli arabi, e veniva chiamata Theriaca Andromachi, dal greco Andromaco. La spezieria più famosa per la preparazione di tale medicamento e rimedio antiveleno fu La testa d’oro, a Rialto, che deteneva anche l’autorizzazione di poter preparare veleni.

In una descrizione storica del 1760 si narra che si dovette aumentare la produzione del medicamento visto l’aumento di richieste in tutta Europa.

teriaca 2.jpgpreparazione della Theriaca a Rialto.pngsolco per la preparazione della Theriaca in Campo S. Stefano.pngGli addetti magazzinieri “garzoni”pestavano i vari ingredienti in un calderone posto all’esterno della spezieria (il solco di tale calderone è ancora visibile davanti alla farmacia in campo S. Stefano. Gli antichi garzoni degli spezieri erano vestiti con una giubba bianca, braghe rosse , una sciarpa gialla ed un berrettino azzurro con bordo giallo ed una piuma rossa.

Il medicinale era stato ben studiato nella sua composizione medicamentosa, e portò molti benefici con la guarigione da molte farmacia alla testa d'oro 1.pngfarmacia alla testa d'oro.pngmalattie in fase iniziale, comne la peste, la tisi, abbassava la temperatura in casi di febbre alta, combatteva le punture di scorpione e i morsi di vipera, oltre che a contrastare la rabbia nei cani, e sanava i mali di stomaco., Si narra che aiutasse anche la vista e che ridonasse la serenità.

Altra spezieria, di cui non rimane più traccia e famosa per la sua teriaca fu o Struzzo d’oro, sul ponte dei bareteri.

pone dei bareteri.jpgOra purtroppo, della più famosa spezieria di Venezia che chi scendeva dal Ponte di Rialto per raggiungere il fondaco dei Tedeschi o Campo S. Bartolomio rimane solo la preziosa immagine della testa d’oro, con incisioni intorno per illustrare la capacità degli spezieri veneziani, la profondità delle loro conoscenze dovute oltre che agli studi, anche al rapporto così stretto e proficuo con le culture orientali ed antiche: questo è il meraviglioso mondo di Venezia.

Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!

VENEZIA_INCISIONE.jpgL’immagine di Venezia come città è legata all’idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell’omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all’ultimo numero del sestiere.

La ricerca della destinazione diventa un’avventura meravigliosa (perchè si venezia 1.jpggira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto…la buona volontà aiuta!

Tutto questo sembra in qualche modo legato all’immagine  del  “labirinto acquatico”, rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell’alchimia , “Hypnerotomachia Poliphili”, il libro conservato presso la labirinto acquatico0.jpglabirinto.jpghypnerto.jpgBiblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell’occidente.

Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com’è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com’è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l’acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgEcco quindi l’immagine e l’essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l’essenza vera di Venezia , città d’acqua, nata nell’acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell’iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all’amore del suo mare e della sua laguna!

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l’antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL’architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all’avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d’arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l’immagine di un uomo (l’alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell’albedo (il biancore della luce) dell’umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell’opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio…materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell’alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all’essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all’aria, all’etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un’aquila con due teste, ed il suo simbolo è l’aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l’uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l’arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza …….

Venezia: Musica dell’armonia cosmica ed i maestri di Cappella del 500 a San Marco

musica.jpgLa musica a Venezia, nel 500 fu l’arte più sentita e congeniale alla città, accanto alla pittura ed al teatro, arti che si intersecavano, si intrecciavano, per cui l’immagine di Giorgione suonatore nei concerti campestri e delle Veneri, del Tiziano, accanto alle melodie degli organi rimangono emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia: il legame del teatro con la musica, nella composizione unitaria del melodramma, costituisce la sintesi di due aspetti determinanti di tutto il Rinascimento a Venezia.

200px-Albinoni.jpgLa musica a Venezia aveva trovato il suo prezioso centro spiriturale tra le volte dorate della Basilica di San marco: il servizio più curato e costoso per la Basilica era quello della cappella ducale, ritenuta una delle pupille della vita artistica della Repubblica.
per i Maestri di Cappella, per i cantori, per i suonatori e per gli strumenti. Gli artisti che ne facevano parte erano alle dirette dipendenze dei tre più importanti procuratori di San Marco, che avevano la responsablità della Piazza e della Basilica, tanto più che il doge era la suprema autorità di questi luoghi i quali gli appartenevano di diritto.

Giovanni Croce, maestro di Cappella di San Marco.jpgLa storia della musica anche nello stesso contesto dela stessa storia Platone.jpgLuca Pacioli.jpgLeonardo.jpgL'uomo di Vitruvio.jpgdella civiltà di Venezia è di così alto interesse che possiamo riferirci addirittura a Platone, ed il suo modello cosmico che nei suoi dialoghi tramandò gli aspetti esoterici dove l’armonia dei numeri stabiliva che ogni cittadino della sua Repubblica ideale doveva imparare l’aritmetica e la musica come forma di istruzione morale, per conoscere e capire il suono delle sfere cosmiche (i pianeti) in un’armonia perfetta di interscambio tra corpi celesti e logiche matematiche…lucido, perfetto, antesignano dell’armonia cosmica che tutti ora possiamo ascoltare fisicamente attraverso moderni strumenti.

Pianta della Chiesa di San Fran cesco della Vigna.jpgNon a caso la Chiesa di San Francesco della Vigna è stata costruita con una pianta perfetta e venne realizzata dal Sansovino in basi ai principi platonici che regolano i rapporti tra i numeri.

La ricerca delle regole classiche della musica costituiva quindi un ideale supremo: in questo indirizzo costante, in base a trattati di architettura, di matematica. di musica e di filosofia in una parola, sul principio dell’ordine e dell’armonia del mondo, si accorda tutto il principio del Rinascimento e alla perfezione dell’armonia umana sostenuta da Luca Pacioli, a cui si rifece Leonardo da Vinci, per il suo ” Uomo di Vitruvio”, quindi legata all’armonia naturale, logica e perfetta!

Giovanni Gabrieli.jpgE proprio nella cappella di San Marco si posero le basi di una musica libera, quando i dogi permisero Andrea Gabfrieli.jpgl’intervento di altri strumenti, oltre all’organo, e poterono favorire la creatività di Andrea e Giovanni Gabrieli, zio e nipote.

Nella basilica gli organi vennero sistemati uno a destra ed uno a sinistra tra le volte del presbiterio, e ciò contribuì a formare un nuovo stile musicale formato da voci umane intrecciate con il suono degli organi, e la parte corale dotata di strumenti di nuovi timbri che prospettò le trame della sinfonia moderna, e di nuovi rapporti tra le voci e gli strumenti.

Andrea Gabrieli fu uno dei musicisti più rappresentativi del suo tempo per la versatilità della sua opera, dai madrigali su testi del Petrarca, del Tasso, del Guarini, alle composizioni F.Franco gentildonna che suona il liuto.jpgIl flautista del Savoldo.jpgpopolari, Andrea e Giovanni Gabrieli, organisti della Serenissima Signoria di Venezia, contenenti musica di chiesa, madrigali et altri per voci e strumenti musicali, pubblicato presso Angelo Gardano nel 1587.

Pozioni e malefici delle streghe veneziane

le streghe.jpg76diavolo.jpgHo già avuto modo di parlare delle streghe veneziane:contrariamente alla tradizione esse non professavano il culto del diavolo, ma lo evocavano quando dovevano mettere in atto le loro pozioni o i malefici e filtri vari, in genere amorosi, ma, che si sappia, nessun maleficio mortale.

Il demonio veniva pagato anche in anticipo per il suo aiuto gettando monete e sale sul fuoco o fuori dalla finestra: la raffigurazione del demonio era rappresentata per loro da quella della carta dei tarocchi. Il loro luogo di ritrovo era presso il museo ebraico al Lido, poichè era considerato denso di forze diavolo.jpgocculte.

libro delle streghe.gifstrega 1.jpgIn genere le streghe appartenevano alla classe sociale più povera, e le ricette ed i segreti venivano tramandati di madre in figlia nella notte di Natale, o in punto di morte, e la stregoneria veniva considerata una vera e propria professione.

Tra le pratiche divinatorie vi era quella del “goto”, il strega al paiolo.jpgstrega.jpgstrega04.jpgbicchiere: veniva riempito un bicchiere con acqua, e qui venivano posti dei fili bianchi e dei fili neri, quindi si scioglieva della cera vergine, e a seconda di come di ponevano i fili quando la cera si risolidificava, dalla forma stessa della cera veniva interpretato il futuro.

Altre pratiche erano quelle di guardare in un bicchiere d’acqua illuminato da una candela, o leggere la mano, o contare gli anelli della catena del camino.

diavolo dei tarocchi.jpgdiavolo1.jpgC’era la pratica per conoscere se l’uomo amato fosse fedele, o se fosse possibile per una donna farlo innamorare di sè; era la magia del “buttar le fave”: Si usavano nove fave, e su due di esse venivano segnati il maschio e la femmina, vernivano mescolate tutte insieme mentre la strega di turno recitava prima l’Ave Maria,poi  un Pater noster, segnandole con una croce: Venivano fatte cadere assieme a della cera, della calcina, del carbone, e da come cadevano si poteva ottenere il responso richiesto.

Per pratiche di  tipo “medico” (per procurare un aborto o per far venire le mestruazioni) venivano utilizzate pozioni a base di erbe velenose come l’erba sabina , che proveniva dal Cadore o dal Cansiglio, e il prezzemolo.

streghe 1.jpgstregoneria 1.jpgData la particolarità della stregoneria veneziana, ed il particolare distacco che aveva la Serenissima dalla chiesa le malcapitate che vennero poste all’attenzione dell’Inquisizione non subirono nè torture nè tanto meno roghi: venivano tutt’al più messe alla berlina per qualche giorno, o al dover assistere alla Messa con una candela in mano: il bando dalla città per sei mesi o la fustigazione pubblica furono eventi rarissimi.

Nel 1500 vennero svolti circa 1600 processi per “strigaria, maleficio, arte nagica e superstizione”in cui gli esponenti dell’inquisizione non cercarono patti con il diavolo o fatture mortalio, per cui vennero alcune cosidderttte streghre vennero assolte altre invece dovettero pagare pegno, magari tramite una cauzione rilasciate anche da terzi.

streghe 2.jpgstreghe_04.jpgAlcune delle pseudo streghe vennero accusate per interessi personali dei loro nemici, come la bellissima cortigiana Andriana Savorgnan che sposando nel 1581 il nobile Marco Dandolo mobilitò la famiglia dello sposo, preoccupata per il patrimonio familiare, ma i due sposi fuggirono a Roma, e qui la Savorgnan venne assolta.

Tra le streghe conosciute ( i nomi sono ricavati dall’archivio storico di Venezia) Dina Passarina, che conviveva con un frate francrescano e si avvaleva dell’aiuto di uno spirito costretto, contenuto cioè in un bicchiere di cristallo di rocca, di nome Altan; Elena Draga, aiutata dallo spirito Faraon, Giovanna , “strologa” indovina e guaritrice che più volte venne processata, dal 1552 al 1564, e messa ripetutamente al bando, che usava la divinazione del “goto”, Lucia “furlana”, sfregiata in viso, che si avvaleva dell’aiuto dello spirito ” streghe 5.jpgCalderone.jpgburanello”, Giovanna Semolina che guariva la tigna, l’impotenza, e faceva l’aggiustaossi”, Maddalerna Bradamante, della la ” Nasina” ed altre.

L’unico stregone maschio conosciuto fu Francesco Barozzi, che non lasciò molta traccia di sè nel mondo esoterico della Repubblica.

La Serenissima, sempre disincantata, ironica, aperta a tutte le esperienze, anche perchè all’origine del “sapere” delle streghe vi erano esperienze popolari, naturali, conoscenza streghe.gifstreghe6.jpgstreghe.jpgapprofondita delle erbe e della natura, per cui Venezia esoterica raccolse in sè conooscenze di scienze naturali, fisica e chimica, accomunando un piccolo mondo di popolane a loro modo informate, di alchimisti ( chimici valenti) che diedero l’avvio a capolavori di conoscenza ed arte, come ad esempio l’arte dei maestri vetrai.

 

 

 

 

La mistica di Venezia, Suor Chiara.reclusa per le proprie visioni e Francesco Giorgi! il più famoso alchimista veneziano.

monastero a Venezia.jpgsuora-clarissa.jpgCelata nelle “Cronache dell’ordine dei Frati minori instituito da S. Francesco” di Bartolomeo Cimarelli, si nasconde la vita di una suora, abadessa del Monastero del Santo  Sepolcro a Venezia , distrutto dalle truppe di Napoleone, i cui resti, si trovano  alle °Zattere”.

Il monastero era controllato dal Padre Guardiano di S. Francesco della Vigna, Grancesco Giorgi ( o Zorzi), conosciuto come grande studioso di scienze, alchimista e per questo in qualche modo legato ai Rosacroce.

La monaca, Suor Chiara Bugni, donna completamente dedita alla fede, tanto che Marin Sanudo così scrisse di lei: L’abbadessa di Sepulcro, qual non manza, vive di comunion, à auto sangure, late, acqua di cristo in una “impoleta” si che è santa.”
Le consorelle narravano  che avesse una ferita mai cicatrizzata al costato, che sanguinava continuamente, e che si nutrisse appunto solo dell’ostia consacrata e del liquido contenuto in un’ampolla che Dio stesso le avrebbe mandato.

Francesco Giorgi.jpgFrancesco Giorgi_ hombre vitrubiano.JPGFrancesco_Zorzi_De_Harmonia_Mundi_totius.pngChiara, che dal 1504 divenne priora del Convento, in osservanza all’ordine a cui apparteneva, non raccontò a nessuno le visioni che aveva, e che pose per iscritto, visioni apocalittiche e terribili, di cui fece parte soltanto a Francesco Giorgi.

La fama della suora divenne sempre più ampia a Venezia, anche perchè le sue profezie vennero trascritte sempre nel Monastero del Santo Sepolcro che nel frattempo era stato modificato da Tullio Lombardo, con uno straordinario monte di marmo che simboleggiava la grotta in cui Gesù venne sepolto.

vite e rivelazioni di Chiara Bigni a Venezia.jpgPurtroppo, ascoltate e lette le terribile profezie il consiglio dei Dieci decise che non era il caso di comunicarle al popolo, per cui Chiara Bugni venne deposta dal suo ruolo e segregata im un’ala del convento, senza poter comunicare con nessun’altra persona. Morì il 7 settembre 1514, nel giorno esatto delle stimmate di S. Francesco d’Assisi.

Francesco Zorzi scrisse le visioni e le profezie di questa monaca, vissuta nell’ombra, donna sofferente e meravigliosamente mistica. Ora, finalmente, tali profezie vengono pubblicate ed in seguito mi dedicherò al loro contenuto.

Dopo cinquecento anni , finalmente, si apre uno spiraglio su questa donna totalmente dedita alla fede , per cui un’umile suora ha sacrificato la propria vita per cercare di comunicare ( a torto o a ragione) la voce intensa che percepiva dentro di sè, e che la sollecitava nell’urgenza di comunicare quello che per lei era un messaggio divino…oltre alle rivelazioni che l’hanno soverchiata e costretta per tutta la sua vita a seguire un’urgenza intensa di trasmettere messaggi e visioni che lei riteneva, come tanti altri che si sono ritenuti “mezzi” attraverso i quali il Divino ha trasmesso moniti e dsollecitaziomni all’umanità intera!

L’alchimia e la mitologia in Chronos a Venezia a Palazzo Bembo-Boldù.

Campiello S. Maria Nova.jpgChronos.jpgNella serie meravigliosa di costruzioni e chiese che si possono ammirare a Cannaregio, , dopo avere visitato  S. Maria dei Miracoli, proprio poco più avanti, subito dopo il ponte di S. Martia Nova,  girando nella prima calle a sinistra ci troviamo in Campo di S. Maria Nova,luogo delizioso , e, se alziamo gli occhi , ci accoglie festosa la magnificenza di Palazzo Bembo-Boldù : Splendida la costruzione che sorprende chi lo guarda con una statua , in una nicchia a forma di conchiglia di S. Giacomo , segnale tra gli alchimisti rosacrociani della ricerca della conoscenza e da questa dell’evoluzione della natura e dello spirito umano,  di un uomo tozzo, peloso e quasi animalesco, che regge davanti a se il disco del sole.

saturno-01.jpgE’ l’immagine di Chronos ( o Saturno), il Dio del tempo, quello stesso Dio che mangiava i propri figli appena nati, a cui Rea, sorella e moglie nascose Zeus. Questi,  una volta cresciuto lontano, tornò dal padre, gli fece bere una pozione per cui Chronos vomitò tutti i figli mangiati ( gli altri dei), per poi ucciderlo.

Il simbolismo è chiaro: la nascita del tempo, ma anche l’evoluzione che viene cadenzata dal sorgere del sole, ed al suo tramonto, per poi rinnovarsi ancora ed ancora, in una sorta di eternità nel cambiamento e nel procedere con l’evoluzione.

La statua venne ordinata e posta da Giammatteo Bembo, nipote del celebre Pietro Bembo, che fece inscrivere in latino questa frase: Finchè girerà questo (cioè il sole) Zara, Cattaro,Capodistria, Verona, Cipro, Creta, culla di Giove, faranno testimonianza delle mie azioni.

3579293-Basement_of_the_statue_three_faces_Venice.jpgPalazzo Bembo Boldù in Campiello S. Maria Nova.jpgLa mitologia, i simboli alchemici, e le tre teste, sotto i piedi di Saturno -Cronos , a ricordare l’egemonia di Venezia sui popoli del mediterraneo legata proprio alla concezione rosacrociana che dal primitivo ( l’uomo peloso come viene raffigurato Saturno) con l’evoluzione del tempo ha portato e avrebbe continuato a portare l’espansione non solo politica, ma anche  e sopratutto culturale di questa Repubblica che fu culla delle comunicazioni, della scienza, delle arti e del culto della giustizia!

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