Browsing "Architettura"

Uno dei più grandi cartografi del mondo: Vincenzo Maria Coronelli, grande veneziano!

Un altro dei più famosi cartografi veneziani , oltre a Frà Mauro, fu Vincenzo Maria Coronelli_Portrait_2Coronelli: nacque a Venezia il 16 Agosto 1650, terzo figlio di una famiglia numerosa. Nel 1660, decenne, venne mandato a Ravenna per imparare l’arte della xilografia, mestiere che lo aiutò immensamente per la sua crescita e per la sua fama.

Nel 1663 entrò nell’ordine francescano  dei Frati Minori Conventuali, diventando novizio nel 1665. Tutta la carriera ecclesiastica del famoso cartografo si svolse all’interno di questo ordine, e la sua carriera crebbe fino a diventare Ministro Generale nel 1701.

Atlante Veneto di CoronelliNel 1666 dopo aver sviluppato i propri studi in matematica e geografia pubblicò la sua prima opera “Calendario Perpetuo Profano”. Nel 1671 entrò nel convento di SS. Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, e nel 1672 nell’ordine del collegio San Bonaventura a Grottaferrata, vicino a Roma, dove si laureò dottore in teologia nel 1674.Successivamente si laureò anche in astronomia e matematica euclidea.

S. Maria gloriosa dei Frari di Vincenzo CoronelliDal 1678 Coronelli cominciò a lavorare nella geografia e gli vennero commissionati  i globi che rappresentavano la terra e i corpi celesti per il Duca di Parma Ranuccio II Farnese, quindi, trasferitosi a Parigi, realizzò altri globi per Luigi XIV, ad arricchire la Biblioteca della REggia di Versailles.

globi di CoronelliNel 1684 Coronelli rientrò a Venezia,Globes_de_Coronelli dove venne nominato cosmografo dell’Università della Repubblica Serenissima di Venezia, e fondò l’Accademia degli Argonauti, la prima società geografica del mondo. Alcuni dei globi originali del cartografo sono oggi conservati, oltre che al museo Correr a Venezia, presso la Biblioteca Nazionale Austriaca e in quella della Abbazia benedettina di Melk in Austria, nella biblioteca di Treviri in Germania, e due (uno terrestre ed uno celeste) si trovano presso la Pontificia Biblioteca Antoniana di Padova

globi di Coronelli 1Il grande cartografo si spense a 68 annicoronelli_1689_001_copia_2 il 9 dicembre 1718 a Venezia, lasciando a sua memoria centinaria i globi di C.di carte e manufatti all’attivo…un altro importante e famoso uomo e scienziato veneziano che ha cartografia della marca anconitanadonato incarte di coronelli tutta Europa il frutto dei suoi studi e della sua arte.

La Laguna di Venezia ed il suo miracolo di equilibrio tra natura e ingegneria!

Le lagune sono bacini d’acqua create da fondi di fiumi che sboccano in mare lungo coste e bassi fondali. I detriti portati dalle correnti fluviali al contatto con l’onda contraria delle maree, vengono depositati nei fondali costieri creando sottili cordoni di sabbia ed inglobando così vasti spazi acquatici.

Queste acque restano però sempre a contatto col mare ed è proprio il movimento delle maree che le purifica costantemente; la forza contraria delle correnti marine, d’altra parte, impedisce il completo interramento della laguna. In relazione a queste correnti marine la laguna di Venezia è stata paragonata ad una grande fiume che inverte il suo corso ogni sei-sette ore ( il ritmo delle maree), penetrando fino agli estremi limiti del bacino lagunare con la marea crescente, per uscire ad intervalli regolari  con il flusso di bassa marea (dosarsa): questo continuo flusso e riflusso marino rinnova e ripulisce costantemente  così lo spazio chiuso tra le acque interne.

laguna-di-venezia13Gli spazi lagunari costituiscono in tal modo habitat ideali, protetti come sono dalle tempeste del mare e dalle incursioni di nemici. Inoltre facilitano traffici ed insediamenti  diventando così , per la loro stessa conformazione naturale , luoghi privilegiati, soprattutto in determinanti momenti storici.

L’ambiente naturale delle lagune è di per sè stesso instabile, soggetto continuamente ad erosioni , smottamenti, interramenti. cioè ai movimenti contrari del mare che tende ad ampliare il suo dominio, e delle correnti fluviali che invece portgno ad impaludare la laguna.

laguna 1Le acque morte delle zone paludose , senza il respiro della marea, divengono malariche ed inospitali, riducendo così questi ambienti a lande deserte e pericolose per l’uomo.

Jacopo da VaragineNelle storie dei Santi di Jacopo da Varagine lo storico genovese del 1400 si trova una  delle ‘più affascinanti versioni della leggenda di S.Giorgio, un santo particolarmente venerato nei paesi marinari. Questa leggenda è nata dalla laguna di Tunisi dove il drago con cui si scontra  non è altro che la raffigurazione fantastica dell’ammorbamento dell’aria causato dall’impaludamento delle lagune contro cui gli abitanti dovevano lottare.

isola di S. GiorgioChe a S. Giorgio sia stata dedicata, fin dal IX secolo l’isola che si trova proprio di fronte a San Marco non è probabilmente casuale: S. Giorgio era li a difendere la laguna contro tutti i mostri delle acque ( le gesta del Santo sono state meravigliosamente illustrare nei quadri del Carpaccio, immagini allucinate, teschi , miasmi e decomposizione).

La Laguna di Venezia era conosciuta già dagli antichi greci e romani: Marziale esaltò Altino e Vitruvio (attivo dal 46 al 30 A.C.) lodò la laguna per la sua “incredibilem salubriutatem”. Ma anche lo stesso Omero, Euripide, Alcame e lo storico Strabone menzionarono questa zona per l’allevamento dei cavalli i quali prediligono il clima marino e i terreni sabbiosi. L’antica Jesolo si chiamava infatti Equilium, prendendo nei secoli il nome di Jesolo da Giesolo, una località vicina, dopo il maremoto che inabissò Metamauco erodendo parte del villaggio che venne quindi assorbito dal villaggio vicino, assumendone quindi il nome; altra testimonianza la località del Cavallino:o una piccola Camargue!

Nel museo civico di Padova si conserva una stele che era posta sulla sepoltura di un cavallo di nome Aegyptus con l’iscrizione “Aegyptus intr iugo primo” cioè il primo  dalla parte interna del giogo, la parte più difficile in quanto doveva tirare gli altri cavalli al giro di pista.

Venezia , verso la fine del 400 si trovò a fronteggiare in maniera drammatica il “mostro”fluviale. Per evitare l’interramento provocato dai detriti trasportati dai fiumi più importanti che sfociavano in laguna, gli illuminati magistrati delle acque provvidero, con opere di alta ingegneria addirittura ciclopiche, a deviare i corsi del <Brenta, del Sile e del PiAVE.

laguna di Venezia 6Venezia, città artificiale si creò una laguna altrettanto artificiale e ciò le permise di sopravvivere. A questi si aggiunsero altri lavori come costruzioni di difesa idraulica, questa volta contro il mare, come la grandiosa realizzazione dei “murazzi” lungo i lidi. In tal modo la Serenissima  riuscì a salvare durante i suoi dieci secoli di storia il suo  spazio vitale, quello della sua laguna, con grande sapienza di decisioni e ininterrotto lavoro per conservare la città e la laguna intatte.

 

 

 

Nov 20, 2013 - Architettura, Arte    No Comments

Le isole realtine e lo sviluppo di Venezia

Rialto di de BarbariLe “isole realtine” furono, seguendo la tradizione, il primo nucleo abitato del complesso residenziale che divenne in seguito la città di Venezia. Se per isole realtine si intende un origine tutto l’insieme dell’asrcipelago posto al centro della laguna, è indubbio che proprio attorno all’attuale Rialto siano avvenuti i primi stanziamenti di popolazioni lagunari.

Riva del vin 1Il luogo si trovava proprio al centro dell’arcipelago, in posizione protetta sia dalle burrasche sia dalle eventuali escursioni nemiche. Nel contempo la laguna aperta e le varie isole erano facilmente raggiungibili attraverso il “Largo Canal” (Canal grande)  per esercitarvi la pesca, le coltivazioni, la caccia etc.

Ruga vecchiaUna riprova che Rialto fu uno dei più antichi centri abitati è data dalla forma degli isolati ancora esistenti tra Ruga Vecchia e Riva del Vin, e tra Ruga degli Speziali  e la Pescheria: gli isolati sono di forma molto allungata , divisi da strette calli e disposti a “pettine””, cioè ortogonalmente rispetto ad un percorso principale..

Cà BarzizzaAnche se per poche tracce rimangono in loco, dopo l’incendio del 1513 , si sa che i mercati esistevano in Rialto ; secondo la tradizione vennero fondati nel 1097. Tutto intorno invece si conservano ragguardevoli esempi di architetture due-trecentesche veneto-bizantine. Cà Barzizza e Cà Businello , ad esempio, facevano parte di quella “palazzata” che si svolgeva da Rialto lungo la Riva sud del Canal Grande  e che si vede ben rappresentata dalla pianta del Dè Barbari; sulla Riva opposta si trovano Cà Farsetti e Cà Loredan e, oltre al ponte, Cà da Mosto e Calle del Remer.

Cà FarsettiUn così cospicuo assieme di edifici di tono elevato e con destinazione non solo residenziale ma anche portuale (sappiamo che erano quasi tutte case-fontego) ben giustificava nel suo centro topografico (Rialto)una zona d’affari.

Campo beccaria a VeneziaAlcune tracce medievali esistono ancora: le finestre già della casa dei Querini in campo delle Beccarie con al centro del campo la piccola vera da pozzo, le case dei Ziani verso la Pescaria, il Campanile di S. PescheriaGiovanni Elemosinario. Ma è soprattutto la chiesetta di S. Giacomo, fondata nel V secolo e secondo tradizione la più antica di Venezia che convalida l’esistenza aa Rialto di un centro di nevralgica esistenza fin dai primi tempi della formazione della città.

La loggetta del Sansovino: centro topografico e quintessenza dei valori simbolici di Venezia!

piazza S. Marco.pngPiazza_San_Marco.jpgPiazza San Marco a Venezia è così conosciuta e famosa in tutto il mondo, come un grande quadro del Canaletto, con l’equilibrio perfetto tra il Palazzo Ducale, quasi a significare che l’importanza dello Stato primeggia sulla sacralità della Basilica di San Marco, che appare, come edificio, quasi un completamento del Palazzo dei dogi
ma che rappresenta allo stato stesso il Palazzo_Ducale.JPGbasilica di s. Marco.jpgsentimento religioso attraverso il quale tutti i cittadini debbono sentirsi legati tra loro, edifici attorniati dal paravento delle Procuratie, che abbracciano questa immagine di insieme, e che occludono la vista della città e dei suoi edifici privati , sempre a dimostrare che l’amministrazione dei beni pubblici deve essere anteposta ai beni privati.

L’unico elemento discostante da questo tipo di logica, ecco la Loggetta del loggetta Canaletto.jpgloggetta del Sansovino.jpgSansovino! Questo edificio, molto piccolo rispetto alle dimensioni degli altri, posta sotto al Campanile, rappresenta il carattere celebrativo della nuova sistemazione del centro di S. Marco data dal Sansovino. Costruita dal 1537 al 1549 in sostituzione di una loggia o “Ridotto dei Nobili” nel 1569 venne adibita a posto di guardia degli Arsenalotti durante le sedute del Maggior Consiglio; ma più che una funzione pratica la Loggetta assunse un preciso ruolo celebrativo.

loggetta7.pngloggetta2.jpgGià la sua stessa configurazione architettonica, chiaramente derivata dagli archi di trionfo romani (vedi gli archi di -settimio Severo e Costantino a Roma) indica la  particolare destinazione ; soprattutto il significato allegorico delle numerose decorazioni plastiche che ornano e riempiono all’esterno ogni vuoto dell’architettura, tutte derivate dalla mitologia classica secondo un programma dettato dal Procuratore Vettore Grimani, fa della loggetta una costruzione di evidente valore simbolico “ideologia pura” la definisce il Tafuri,

La posizione della Loggetta, così sporgente , quasi isolata e leggermente sopraelevata, ben si prestava all’uso di corpo di guardia, che dovesse sorvegliare contemporaneamente il Palazzo Ducale e tutto lo spazio circostante: da essa infatti e dalla sua terrazza, aggiunta nel 1600 si potevano tenere d’occhio la Piazza, la Piazzetta, il Molo, l’ingresso al Palazzo dalla porta della Carta; si potevano sorvegliare inoltre le due principali direttrici di accesso alla Piazza da sotto la Torre dell’orologio, e dai portici delle procuratie nuove, un vero punto strategico ottimamente scelto.

procuratie.jpgLa posizione fu felicemente determinata anche per disporvi l’apparato architettonico figurativo bene in vista, infatti la Loggetta è visibile da ogni punto di S. Marco sia per chi giunge dalla Laguna, sia per chi viene dall’interno della città, come per chi si affaccia dai numerosi loggiati che l’attorniano: è veramente una costruzione fatta per essere notata ed ammirata.

L’edificio è quindi non solo il centro topografico di tutto l’assetto urbanistico della zona, ma costituisce anche la quintessenza dei valori simbolici espressi dai vari edifici che la circondano, valori tutti rivolti all’unico fine di magnificare la grandezza e la potenza dello Stato Veneziano.

Il grande torneo di Cavalieri del 1364 e la fondamenta Minotto a Venezia!

Piazza S. Marco 1.jpgfrancesco_petrarca.jpgdoge Lorenzo Celsi.pngNegli annali della Serenissima è conservata la giostra di cavalieri svoltasi nel 1364, davanti ad un doge, Lorenzo Celsi,  abbastanza contestato e poco amato , ed al suo lato Francesco Petrarca. La manifestazione venne organizzata per festeggiare la repressione della colonia di Candia per mezzo del cavaliere di ventura Pasquale Minotto, erede di una famiglia di origine albanese , di cognome Minoxi, che nel 1200 si trasferì a Venezia.

giostra.jpggiostra-1.jpgE Pasquale Minotto venne accolto con tutti gli onori, tanto che venne indetta una giostra in suo onore, a cui anche lui partecipò: ai lati della Piazza S. Marco vennero eretti palchi in cui presero posto gli spettatori, nobili e persone di grande potere; il circuito rettangolare venne chiuso a semicerchio da due staccionate, il luogo dove i cavalieri si preparavano con i loro cavalli e con le le loro lance.

p138849-Venice-Basilica_di_San_Marco.jpgIl pubblico popolare stava molto indietro, ma non di meno accompagnarono i vari duelli con grande entusiasmo…davanti alla porta principale della Basilica stava il doge con accanto i notabili e appunto Francesco Petrarca, ed al vento garrivano le bandiere con i colori di tutti i casati più nobili della Serenissima, meno quello del Doge, che non poteva essere esposto.

Il torneo si svolte per diversi giorni, ed a questo parteciparono anche dei cavalieri inglesi, che a torneo concluso, si diressero verso la Terrasanta, ed a questi si aggiunseero altri valorosi che giunsero da ogni parte ed’Italia. Infine vinse proprio il Minotti che ricevette dalle mani del doge una corona gemmata del valore di 360 ducati
.

Fondamenta Minotto.jpgFondamenta Minotto 1.jpgIn seguito al cavaliere di ventura venne dedicata anche una fondamenta, che tutt’ora si percorre a Dorsoduro, il vero, sacro tributo che la fiera Repubblica donò ad un  uomo che, seppure con crudeltà, seppe mantenere forte il suo Stato…la grandissima Venezia quasi spietata nell’ambizioine di confermare la propria sovranità nel Mediterraneo.

Alla ricerca di Marco Polo

Ci sono diverse curiosità affascinanti in questa città dove ogni dettaglio dovrebbe essere osservato, ogni particolare salta all’occhio.

imagesCAUO5G9S.jpgPer cui decidiamo di andare alla ricerca della casa di Marco Polo. Siamo a S. Giovanni Crisostomo, proprio vicino al Ponte di Rialto, sulla destra troviamo un Campiello, delizioso che si affaccia proprio sulla riva del Canale. e proprio osservando la riva si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo affiorante dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.

Il dramma avvenne nel 1578: il povero Fosco era assai geloso della moglie, ed una sera la rincorse perchè convinto di essere stato tradito dalla donna; in quel mentre giungeva il Doge, Marino Grimani, zio della sposa; egli chiese al Loredan ragione di quella violenza, ma egli ribadì la sua convinzione del tradimento della fanciulla, poi, all’improvviso, con un fendente, decapitò la povera Elena.

Subito dopo, affranto e disperato chiese al Doge quale sarebbe potuto essere il suo castigo.

Grimani gli rispose che doveva immediatamente recarsi a Roma dal Papa, recando con se il corpo e la testa della vittima. Così egli fece, ma il pontefice non volle neppure riceverlo, per cui, disperato e pentito, ritornò a Venezia, andò sul luogo del misfatto e si buttò in acqua, annegando. Ancora adesso si parla di quesi poveri ed infelici fantasmi, destinati a galleggiare l’uno accanto alla testa dell’altra.

Corte Morosina.jpg90px-7989_-_Venezia_-_Campo_Santo_Stefano_-_Palazzo_Morosini_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007.jpgProprio su questo campiello si affaccia la terrazza del Palazzo Morosini caratterizzato sull’arco di ingresso da un rilievo rappresentato da un elmo ed uno scudo, messo li in onore di un giovane cavaliere proveniente dalla Terrasanta, che portava con sè, nell’elsa della sua spada una preziosissima reliquia, si dice un pezzo della Santissima Croce da consegnare al prevosto a Colonia.

Durante il viaggio di ritorno egli aveva conosciuto un Morosini, e con lui strinse un patto di amicizia. Arrivati a Venezia il mercante volle ospitare il giovane nella sua casa, proprio quel palazzo.

Capitò così che il Cavaliere conobbe la sorella del mercante e se ne innamorò, al punto di fermarsi in questa città per qualche tempo. Ma il Morosini lo aveva ingannato perchè la donna non era sua sorella ma la sua amante, per cui una notte fuggirono portando con sè la preziosa spada con la reliquia.

palazzo-morosini-cortile.JPGimagesCAAOEQRW.jpgSi racconta che di notte il cavaliere vagasse gemendo ed urlando disperato per le calli, finchè un giorno furono rinvenuti, nel Campiello Morosini che si trova parallelamente al Campiello del Remer, ma dall’altro lato del Palazzò la corazza e l’elmo,  completamente vuoti.
Ora noi  proseguiamo, oltre al Campiello Morosini, buio e non molto grande, con un selciato in mattoni, al centro una vera da pozzo che porta uno scudo con una zampa di leone per insegna, attorniato da archi di mattoni.imagesCA52PWNG.jpg

imagesCAO56M1J.jpgPassiamo sotto il Primo sottoportego del Milion, e poi anche il Secondo, ed arriviamo alla seconda corte del Milion. La casa di Marco Polo è molto vicina: passiamo sotto l’arco bizantino e ci troviamo di fronte al Teatro Malibran. 391379853_c15fa2fbfd.jpg

il milione.jpgEd è proprio qui, sotto al Teatro che a causa di lavori di ristrutturazione nel 1998 furono effettuati degli scavi sotto il controllo dell’Architetto Luigi Fozzati. Sono stati trovati i resti della casa fondaco del mercante veneziano, con reperti veramente interessanti: agianature lignee di epoca tardo antica ( tra il 650 e il 673). I rerti di ceramica recuperati, dice l’Architetto Laura Anglari, hanno permesso di ampliare le conoscenze Marco Polo.jpgrelative ai rapporti e scambi che Venezia ha casa.jpgavuto nel corso dei secoli.

imagesCANZGLHT.jpgimagesCAHMYT33.jpgTra i manufatti di più antica produzione di Venezia vi sono le stoviglie del XIII e XIV secolo, di particolare interesse è la ceramica invetriata alto medievale. Ma l’oggetto che risvegliato più entusiasmi è stato un bicchiere di vetro viola, rarissimo per colore e per il fatto che un vetro sia arrivato quasi indenne ai giorni nostri.

Palazzo Bembo Boldù con Cronos.jpgPassiamo per il ponte di S. Maria Nova ed ecco che davanti a noi appare il Palazzo Bembo Boldo con sulla facciata una bellissima nicchia del 500 con la scultura esterna forse più affascinante di Venezia: una figura di uomo selvaggio ricoperto di pelo, Chronos, il tempo, o Saturno che reca in mano un disco solare.imagesCAGT5CEJ.jpg

Meravigliosa passeggiata alla ricerca della vita Veneziana (ben poco vissuta in questi luoghi) del simbolo dell’innovazione, della ricerca, del mercante veneziano e di quella Serenissima di cui tutti i Veneziani sono orgogliosi, ma anche attraverso simboli, patare, archi, testimonianze artistiche che i veneziani hanno la fortuna di vedere tutti i giorni, di sfiorare con le dita, di sapere che quella realtà è nei loro geni, nel loro modo di concepire la vita, la democrazia, la repubblica e l’esplorazione, sempre necessaria in tutte le sue espressioni (ricerca, viaggi, scavi archeologici!!) per crescere ed essere cittadini consapevoli di sè e del proprio valore del mondo!

 

 

Prima della nascita dei teatri a Venezia

convito in casa Levi.jpgconvito particolare.jpgIl desiderio e l’interesse dei veneziani verso la recitazione nacque già dal cinquecento, periodo in cui anche la pittura era concepita con le medesima esigenza scenografica delle grandi rappresentazioni: un esempio IL Convito in casa Levi del Veronese, conservato presso i musei dell’Accademia: la scenografia profana predomina sul dramma sacro. Essa moltiplica il numero delle comparse, le diverse espressioni, i diversi punti di vista nella solenne inquadratura architettonica che ricorda Palladio.

Funzionalmente all’esigenza dei veneziani più ricchi ecco che anche l’architettura stessa venne concepita per poter ospitare grandi rappresentazioni nei palazzi: in genere esse venivano allestite nella grande sala centrale corrispondente al lungo porticato terreno che caratterizza la pianta del palazzo veneziano per secoli.

Palazzo Fortuny 1.jpgLa sala, che è illuminata da grandi finestrati del prospetto da un lato e dal cortile interno dell’altro divide in due parti simmetriche l’edificio e da decoro e grandiosità a tutto l’interno della casa.

Le “feste teatrali” hanno luogo in questa sala, che può accogliere numerose persone ma, a detta di Marin Sanudo, che ci ha lasciato puntuali descrizioni di spettacoli dei primi decenni del Cinquecento, lo spazio non basta mai tale è il numero di persone desiderose di assistervi.

Paloazzo Fortuny.jpgVi sono alcune sale , una per piano, che per ampiezza sembrano ideate proprio per il teatro: quelle al centro di Palazzo Pesaro degli Orfei, oggi Fortuny, ad esempio, lunga quarantacinque metri, tra le facciate verso Campo S. Beneto , illuminata da sette enormi finestre , e quelle verso il Rio della Cà Michiel, con lo stesso numero di finestre.La singolare pianta del palazzo che è uno dei più vasti di stile gotico di Venezia pone accanto e a servizio delle due corti a fianco dell’edificio, in modo che quelloa centrale diviene ancor più capiente ed aperta verso le facciate.

Non è da escludere che una disposizione così originale dell’interno dell’edificio sia stata fatta in funzione dell’allargamento delle due sale centrali che si trovano in ciascun piano, e non è da erscludere , in particolare, che ciò sia stato fatto in funzione di recite di spettacoli che alla fine del quattrocento, quando è stato costruito l Palazzo, già si presentavano nelle sedi signorili dei patrizi veneziani.

Palazzo Dolfin a Rialto.jpgCampo S. Beneto.jpgAvremmo così l’ipotesi di un palazzo-teatro prima che Palladio costruisse il primo teatro, poi scomparso, nel cortile di Palazzo Dolfin a Rialto nel 1565.

Marin Sanudo ci racconta con la sua solita precisione che il 9 febbraio 1514 veniva recitata la commedia ” Miles gloriosus” di Plauto in Palazzo Pesaro degli Orfei dalla Compagnia degli Immortali; il 3 febbraio 1515 una commeda pure degli Immortali ed una “Rappresentazione de Pàris” il 9 febbraio dello strsso carnevale; una nuova commedia in onore del principe di Bisignano nel 1521, una commedia del Ruzzante.

La recitazione di Ruzzante dava scandalo a causa di alcune “parole sporche”, dice il Sanudo, per cui si richiamava spesso i patrizi ad una proibizione emanata dasl Magistrato delle Pompe agli inizi del secolo per la crudezza del linguaggio teagtrale, ma la passione per la commedia vinceva ogni remora.

A leggere le cronache del tempo il piacere del teatro aveva un tale richiamo che non possiamrio Cà Michiel.jpgo distaccare la struttura spaziale così ampia e solenne di tante saole centrali di palazzi patrizruzante.pngi veneziani dagli spettacoli che in esse avevano luogo e dalla funizione che esse erano chiamate a compiere, prima della costruzione di teatri veri e propri, costruiti e preposti a tale arte, che a Venezia nacquero e si moltiplicarono, riunendo così le menti e la collaborazione di tanti artisti e spettatgori provenienti da tutta Europa. Venezia dimostrò ancora di essere la capitale della cultura|

 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

Venezia; città delle locande ed alberghi dal Medio evo ai giorni nostri!

Antica locanda allo Sturion.jpgCalle drio la Scimia.jpgVenezia città accogliente e dal 1300, centro nevralgico dell’Europa. Città cosmopolita sapeva ospitare adeguatamente, con calore e piacevolmente visitatori più o meno importanti. Risalendo al Medio evo si può annotare l’esistenza di alberghi e locande che andarono via via aumentando nei secoli.

Nel 1355 venne costituita l’organizzazione degli “albergatori”, denominati “cameranti” i quali, come tutte le schole dei mestieri veneziani si riunivano ogni lunedì sera presso la chiesa di San Matteo a Rialto.

La Serenissima non creava problemi burocratici per l’apertura di una locanda o di un albergo: bastava l’autorizzazione del Maggior Consiglio, un’insegna con il nome dell’esercizio, e pagare una tassa. Ogni ospite veniva registrato e dotato di un “foglietto di residenza” senza il quale poteva essere arrestato.

VENEZIA-PONTE-DELLE-TETTE.jpgLocandaSturionCarpaccio_sm.jpgIl personale femminile doveva aver superato i 30 anni, per escludere l’opportunità di meretricio all’interno degli alberghi, così come non potevano essere ospitate prostitute. Ma, si sa, gli albergatori riuscivano a transigere alla legge, offrendo letti “guarniti”, cioè compresi di cena, ospitalità, qualche donnina del Ponte delle Tette e ricovero per i cavalli (questo fino alla fine del 1500 quando ancora si andava a cavallo e le locande erano fornite di stalle) e la servitù.

Le locande più famose, chiamate “osterie” erano quella “alla Storion” (la cui insegna si può notare nel quadro di Carpaccio del Miracolo della Santa Croce a Rialto, della “Campana” del famoso Marin Sanudo, che raccolse i diari di Venezia dell’epoca, della Spada, della  famiglia Foscari, della Scimia, della Stella e del Sol, tutte a Rialto, e quelle del Cappello del Pellegrino, del Cavalletto, del Selvatico, della Scarpa, tutte nella zona di S. Marco.

I prezzi erano piuttosto alti, (Venezia era una città molto cara) .

cantina-do-spade-esterno.jpg220px-Ca_da_Mosto.jpg2429-Hotel_Danieli_Venezia_.jpgDal 1600 le locande fecero il loro ingresso sul Canal Grande, dove i Palazzi vennero trasformati ed adibiti allo scopo: come quello del Leon Bianco, ai Santi Apostoli, già Palazzo da Mosto, la cui insegna è ben visibile di un quadro del Canaletto di cui fu ospite l’imperatore GiuseppeIInel 1769  e nel 1769 e nel 1782 gli eredi al trono di Russia.

Nei primi anni dell’ottocento il proprietario Giuseppe dal Niel danieli2.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgluna-hotel-baglioni-venezia_051120091430116341.jpglasciò il vecchio palazzo veneto-bizantino  e trasferì il suo Albergo in un altro Palazzo in Riva degli Schiavoni, fondando l’Hotel Royal Danieli, l’albergo più lussuoso e famoso di Venezia.

Ma il più intrigante di tutti è l’Hotel Luna Baglioni,a San Marco, albergo prestigioso e lussuoso e posto proprio di fronte all’isola di S. Giorgio, che è stata la sede dei templari a Venezia… poi divenuto locanda col nome di” Locanda della luna” .tanta storia, tanti particolari meravigliosi e magici che rendono unica anche l’ospitalità in questa particolare e straordinaria città. dove chi la visita può essere ospitato in palazzi carichi di storia..e ricchi di mobili e decorazioni originali: magari sfiorato da qualche antica presenza magica…..a riflettere le iridescenze della laguna.

 

 

Storia di un artista importante di Venezia: Alessandro Vittoria.

Aloessandro Vittoria del Veronese.jpgTra i personaggi illustri che sembrano di secondo piano nella bellezza dell’arte di Venezia, uno fu Alessandro Vittoria, scultore di valore, e che ha lasciato il suo segno in chiese importanti di Venezia.

Nativo di Trento, (nel 1525) si formò presso i laboratori dei più insigni artisti della sua città, come Martino da Como e Antonio Medalia. Divenne poi apprendista nella bottega del vicentino Vincenzo e del padovano Giangerolamo Grandi, molto attivo nella Basilica di S. Maria Maggiore.

Apprezzate le doti e le potenzialità del Vittoria il principe e vescovo di Trento lo raccomandò alla scuola di Jacopo Sansovino, protoarchitetto presso la Repubblica di Venezia. Purtroppo il carattere del giovane Alessandro lo spinse ad allontanarsi dal grande masestro, ed allora si ritirò a Vicenza.

S.Sebastiano.jpgS.Rocco e S. Sebastiano.jpgS. girolamo ai Frari a Venezia.jpgSpirito irrequieto, grande artista, poco incline alla disciplina, nel 1551 si sposò a Trento con l’amata Paola, che lo accompagnò per pochi anni: infatti morì nel 1561 senza aver potuto dargi figli. Nel 1553, grazie all’intervento ed alle sollecitazioni di grandi artisti come Tiziano Vecellio e Pietro Aretino il talentuoso Alessandro fece ritorno alla bottega del Sansovino.

Dopo quattro anni il Vittoria, contando  sull’apprezzamento ottenuto per le sue opere aprì una propria bottega: le sue opere erano state ed erano molto apprezzate e famose nella Serenissima: La statua del S. °Giovanni Battista per la chiesa di S. Zaccaria a Venezia, il San Girolamo, nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, il San Sebastiano a S. Francesco della Vigna.

Nel frattempo conobbe una ricca vedova veneziana, che morì nel 1591. Dalla Serenissima gli venne conferito il titolo di massimo scultore veneziano vivente, e successivamente morì a Venezia nel maggio del 1608.

Doge Nicolò da Ponte a Venezia.jpgLorenzo Cappello.jpgSalone della biblioteva marciana.jpgDa ricordare sono anche i ritratti della nobiltà Veneziana, come il doge Nicolò da Ponte o il busto di Lorenzo Cappello: eseguì anche le volte degli stucchi della “scala d’oro”del Palazzo Ducale e dello scalone della biblioteca Marciana.

Rispetto alla fama di scultori ed artisti venziani Alessandro Vittoria non è ricordato come giustamente merita, ma rimane comunque vicino agli occhi ed al cuore dei veneziani e di chi ha visitato o visita Venezia, per l’espressività, il vigore e la bellezza delle sue opere, che ne fanno uno dei massimi artisti che ha donato il suo talento alla Serenissima…..ricambiato comunque da chi d’arte si intende e ama Venezia e le sue meraviglie.