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Le superbe ed artistiche fortificazioni della Venezia del 500:Michele Sanmicheli

MicheleSanmicheli.jpgLa Venezia degli inizi del 500, nostante la sua collocazione, con la laguna a proteggerla, si trovava comunque in pericolo per quanto riguarda la terraferma e l’avanzata dei turchi nel Mediterraneo e in Europa.

La Serenissima quindi contattò un geniale ingegnere militare ed architetto di origine Veronese, Michele Sanmicheli (1484-1559): egli aveva prestato la sua opera presso lo Stato Pontificio, a Orvieto, Parma e Pavia: il suo primo incarico fu quello di studiare le fortificazioni di Zara, quindi, una volta rientrato nella Repubblica viene incaricato di “ben examinar li lidi, le bocche delli porti ed ogni altra parte della laguna”: i problemi militati ed idraulici erano infatti convergenti nell’ambito della politica territtoriale della Serenissima.

Ed in questo contesto che nasce una polemica con Alvise Cornaro il quale voleva costruire mura perimetrali tutto intorno alle sponde lagunari: la ragione della sua opposizione era basata su considerazioni sociali: “Il populo è necessitato per vivere de uscir de la tera tuto el dì, et andare alle vigne, chi a pescar, et chi alle saline, che ad alcuna hora del giorno non li riman cinquanta homini”, mentre la difesa deve essere affrontata dagli stessi cittadini: ” che stano de di e de notte in barca, che conoscono tutti li siti che Chioza et le contrade”, ribadisce insomma il concetto che sono le acque della laguna le vere mura di Venezia.

Forte di S. Andrea 1.jpgBattaglia di Lepanto 1.jpgSanmicheli costruì quindi nel 1543 il suo capolavoro architettonico: il Forte di S. Andrea,” fortezza meravigliosa rispetto al sito nel quale è edificata che per la bellezza della muraglia , delle più stupende, rappresenta la maestà e grandezza delle più famose fabbriche fatte dalla grandezza dei Romani”secono il commento del Vasari.

Forte-Sant-Andrea-F01.jpgforte-santandrea_3.jpgNegli stessi anni prosegue con la costruzione della Fortezza di S. Andrea, infatti intorno al 1546 si pose mano pure a una “traversa” dalla laguna al mare, al dilà del canale che serve il convento di S. Nicolò, dalla parte di Malamocco: munita di bastioni, e di una cortina di mura, ancora eistenti, la fortificazione si estendeva verso il mare e l’imboccatura del porto per quasi tre Kilometri.

Durante la battaglia di Lepanto le fortificazioni del Lido furono ulteriormente rafforzate a San Nicolò, ed una tra Poveglia e Malamocco.

Gaggiandra.jpgI documenti dell’epoca parlano di ” una grandissima catena e ben armata””. Sembra che questa colonna fosse sostenuta dalla “Gagliandra” che era formata da uno zatterone centrale e da due zattere laterali che venivano poste in mezzo all’imboccatura del Porto , legate tra di loro e alla riva da tre catene. Questa “costruzione” veniva armata con cannoni.

Negli anni della battaglia di Lepanto vennero costruite a San Nicolò altre due importanti edifici militari: una fabbrica di polvere da sparo, il Tezon (1572) presso il Castel Vecchio, ed il Quartier Grande o Palazzo dei Soldati  noto anche come Caserma Serraglio, un vasto edificio di stile neoclassico che poteva ospitare fino a 2000soldati, forse la prima caserma dell’architettura militare.

poveglia.jpgMalamocco, interno fortificazione.jpgMalamocco-2.jpgSan Nicolò, la più importante zona militare di Venezia era pure luogo di ricev imento per personaggi illustri: Celebri rimasero i festeggiamenti in Isola_di_Sant'Erasmo_-_Torre_Massimiliana.jpgonore di Enrico III re di Francia, nel 1574, per il quale il Palladio eresse appositamente un grande arco trionfale e una loggia di legno di dieci colonne di ordine corinzio decorate con ghirlande; a completare gli arredi opere del Veronese e del Tintoretto.

La praticità legata sempre comunque alla bellezza ed all’arte: questa era la cultura veneziana della gloriosa Serenissima.

 

Le rive, le cavane, i pontili e le edicole veneziane: la città in acqua e l’acqua nella città, meravigliosa ed unica Venezia.

Pontile di gondole in riva.jpgvenzia_sangiorgio_alba.jpgLa storia dell’architettura e delle strutture della città vi Venezia è inevitabilmente legata al suo essere città d’acqua: per cui ogni elemento di questa straordinaria Serenissima (quella che tutti  i Veneziani conservano nel cuore)  è strettamente legato ai canali, ai rii ed alla laguna.

riva privata.jpgriva.jpg90px-Riva_terminale.jpgNon tutti sanno che le rive a Venezia sono l’accesso all’acqua: delle scale o scalette che dalle fondamenta portano direttamente all’uso della barca o della gondola: le rive sono pubbliche oppure private, e in questo caso, danno l’accesso ai cortili interni che in caso di acqua alta vengono coperti dalla laguna, ma che danno, al proprietario dell’abitazione, l’opportunità di poter salire in barca o in gondola direttamente sul rio, per poter seguire le strade liquide di questa unica città.

cavane.jpgcavana in laguna.jpgcavana.JPGNaturalmente, come diceva Cassiodoro, i veneziani si spostavano attravero i canali e la laguna, per cui le “cavane” cioè i ricoveri di barche e di gondole erano assolutamente importanti, un pò come i garages ora.

Quelle in laguna erano casoni, con i tetti in paglia, molto semplici, altre invece, come quella che si può vedere nell’isola di San Giorgio Maggiore proteggeva i suoi natanti sotto il Convento.

Come attraverso rive e cavane l’acqua si insinua nell’interno delle costruzioni, e l’esempio del Rio del Santissimo che passa sotto il presbiterio della Chiesa di S. Stefano, un esempio rio-del-santissimo.jpgCavana S. Giorgio Maggiore.jpgilluminante ed unico della città che vive nell’acqua, e dell’acqua che attraversa la città, un connubio  quasi magico, se non sacro,  così questi accessi  vennero prolungati verso la laguna cavane.jpgcon ripiani e gradinate sporgenti (rive) oppure atraverso i pontili. ESSi continuavano e continuano la parte terrestre della città, sfrangiandola sull’acqua  e rendendone più labili i confini, con un effetto paragonabile alle merlature degli edifici veneziani che diluiscono otticamente la costruzione dell’atmosfera.

Un tempo sul molo e in altre zone  della città  prospicenti la laguna erano numerosi i pontili in legno, che si protendevano sull’ac qua per consentire l’attracco  e quelle di carico e scarico delle merci: Tra questi quelli immortalati dalle incisioni di Jacopo de Barbari, e sono spesso illustrati dai quadri del cavane.jpgCanaletto.

pontile.jpgPontili di legno ne sono rimasti pochi: quelli disposti a pettine lungo le principali vie di ormeggio e testimoniano l’esigenza di un rapido passaggio tra il traffico acqueo e quello terrestre: Jacopo de Barbari testimonia con una sua incisione quelli collegati alla punta di S. Marta,alla cui conclusione di vera un’edicola, cioè un ricovero degli attrezzi, costruito con il sistema delle palafitte, e di cui cii sono ancora due esempi, come quella di S. Maria Formosa, e anche Fondamenta degli Ormesini.

Uno degli elementi più caratteristici  dei pontili è dato dalle “paline” lunghe ed esili pertiche piantate sul fondo del canale, quasi simili a canne  di palude, che con la loro elasticità  facilitavano la manovra di attracco della gondola, e alla pala più grossa era ed è sistemata una lanterna, che, illuminata di notte, tracciava la va per il gondoliere o il barcaiolo.

img200.jpgJacopo de Barbari punta di S. Marta.jpggondole-venezia.jpguscita-rio-santissimo.JPGE queste lanterne, e questi approdi sono tutt’ora la parte più suggestiva e romantica di questa città unica: città d’acqua, di terra(strappata al mare) città d’arte, di seduzioni , di bellezza e di unicità che i veneziani, i veri veneziani hanno costruito, con il loro ingegno, con le proprie capacità, con la propria arte ed artigianato: noi siamo veneziani, e siamone fieri!!!!

Mar 27, 2011 - Architettura, Luoghi    5 Comments

Noè, gli Arcangeli e la Giustizia a Palazzo Ducale a Venezia

Balcone di Palazzo Ducale con la statua della Giustizia.jpgIl doge Michele Steno fece costruire a Palazzo Ducale dal 1400 al 1404  da Pier Paolo e Paolo delle Masegne un grande balcone  sul Molo, simile ad un reliquiario, che reca in alto l’imponente statua della Giustizia, tema caro a Steno che prima di essere eletto Doge era stato per quattordici anni Procuratore di San Marco.

E’ interessante notare che nel contratto scritto Pier Paolo delle Masegne assicura che “l’opera sarà con i pilieri in Pietra d’Istria, decorata con marmo rosso di Verona  e le figure in marmo di Carrara”. L’opera deve dominare ed essere visto da tutto il bacino di San Marco. Il nome di Michele Steno è segnato accanto alla data di completamento del balcone nel 1404.

La figura della giustizia è dominante nel Palazzo, spesso assisa tra due leoni, come si può vedere nel tondo sopra l’ottava colonna, stilizzata al pari di un sigillo impresso su una moneta.

Noè ebbro con Sem e Jafet.jpgNoè ebbro a Palazzo Ducale a Venezia.jpgCapitello della Giustizia.jpgparte del balcone di Palazzo Ducale a Venezia.jpgUn’altra (a tutto tondo) di Bartolomeo Bon si trova al vertice della porta della Carta; anch’essa è gotica. Ed osservando attentamente le figure rappresentate sulle facciate del Palazzo Ducale possiamo notare il gruppo di Noè ebbro, con un grappolo d’uva ed un bicchiere in mano, mentre Sem e Jafet, provando pena e rispetto coprono le sue nudità, e Cam è posto dall’altra parte del porticato, simboleggiando così il suo lasciarsi vincere dallo sbigottimento  alla vista del padre ubriaco.

Noè ebbro con Sam e Jafet, a destra Cam.jpgNel piano superiore l’Arcangelo Raffaele che conduce per mano il piccolo Tobia (Tobiolo)nell’avventuroso viaggio che egli intraprende per incarico del padre.

Adamo ed Eva.jpgNell’angolo inferiore dell’angolo verso la Piazzetta sono raffigurati Adamo ed Eva, con l’albero centrale da dove scende il serpente, simbolo del peccato originale, mentre sul piano superiore l’Arcangelo Michele con la spada difende gli uomini dalla malignità del Tentatore.
Questi gruppi vengono per lo più datati 1390 circa.

giudizio di salomone.jpgAltro gruppo interessante è il Giudizio di Re Salomone, verso la porta della Carta, in cui viene celebrata la giustizia umanadi Salomone in confronto alla “Giustizia divina”rappresentata dall’Arcangelo Soprastante. C’è chi attribuisce la paternità di questo gruppo a Jacopo della Quercia, nel primo 400.

Poter ammirare queste splendide opere d’arte, a cui fanno seguito i capitelli gotici delle colonne è uno spettacolo che arricchisce quel tesoro d’architettura che è il Palazzo Ducale, e rimane sempra in scena, con la luce del giorno, Arcangelio Gabriele.jpgcon il bagliore del tramonto, rischiarate a distanza, di notte, dalle fiaccole di San marco.jpgfiaccole sul balcone della Basilica di San Marco, che ricordano il valore forte della Giustizia a Venezia.

Il Rinascimento a Venezia: tra acqua e cielo, iridescenze e bagliori! L’arte a Venezia

venezia.jpgIl carattere distintivo di Venezia, città -Stato sorta dal “fluido” dell’acqua, rispetto al solido del terreno in cui sono state costruite tutte le altre città caratterizzò il Rinascimento in questa Repubblica che di sua natura era “antirinascimentale”, e che costituì quindi un nuovo modo di concepire l’arte in quel periodo storico ed artistico, dal 1400 al 1500, che coinvolse tutti gli altri Stati o Comuni italiani, di cui un esempio di classicità è Ferrara, che perseguì gli ideali urbanistici della “città perfetta”, legata alle teorie della “divina proportione” di Piero della Francesca.

Alba_a_Venezia_-_20-9-1999_z14.jpgIl carattere stesso della collocazione della Serenissima, della sua nascita, come Venere, dalle acque, la particolare fragilità del terreno che si solidificò con il tempo tra la fitta venatura dei canali e i larghi spazi della laguna, e l’importanza del colore e la diversa impostazione della prospettiva che danno alla città un aspetto scenografico e teatrale rispetto alla solidità della struttura e all’integrazione razionale delle proporzioni secondo i rapporti matematici che creavano la bellezza secondo i canoni del rinascimento l’armonia della bellezza ideale, tanto ricercate dagli artisti dell’epoca, dall’Alberti al Palladio la rendono una città artisticamente ed architetturamente diversa.

venzia_sangiorgio_alba.jpgProspettiva e colore sono due termini quindi che fanno parte di Venezia, così come acqua e cielo, e l’atmosfera venezia di seera.jpgVenezia di sera.jpgVenezia di notte.jpgche circonda questa straordinaria città compartecipano alla visione architettonica con il riflesso dell’acqua e l’apparente scomposizione delle forme che deriva dal suo moto ondoso, dal delicato movimento della laguna, e dalle luci che cambiano a seconda delle ore del giorno: l’alba, il sole, il tramonto, la sera, la notte.

Carpaccio Sogno di S.Ordsola Accademia.jpgimm63%20CARPACCIO-congedo%20degli%20ambasciatori.jpgRitorno degli Ambasciatori del Carpaccio alle Gallerie dell'Accademia a Venezia.jpgFrancesco MARIA DELLA rOVERE DEL cARPACCIO COLLEZIONE vON tYSSEN lUGANO.jpgA Venezia le regole dell’architettura del Rinascimento dovettero adattarsi  alla singolare struttura della città e al prepotente predominio della pittura su tutte le arti, espresse in modo imperioso e delizioso dal Carpaccio e dal Bellini:

Straordinaria la riproduzione dell’architettura dell’epoca del Lombardo e del Codussi nei quadri di Carpaccio, come l’arrivo degli ambasciatori, il sogno di S. Orsola,e il Congedo degli Ambasciatori ( presso le Gallerie dell’Accademia)oltre che alla pulizia dell’ immagine di Francesco Maria della Rovere (collezione Von Tyssen a Lugano) che nel 1535 divenne capitano della Repubblica Veneziana ( suggestivo il cartiglio in bassio a sinistra, presso l’ermellino con la scritta “Malo mori quam foedari” ( meglio morire che contaminarsi) Esistette  quindi nell’arte, e proseguì fino ai vedutisti del settecento una città proposta in un’aria lucida , pulita, ventilata da un fresco vento di bora, che accresceva la puntualità della visione rendendola precisa, lenticolare e spaziata allo stesso tempo, unita anche ad un visione alla Gentile_Bellini_004.jpgFrancesco Guardi, colorata da striature di nuvole rosa che si formano al tramonto, con leggeri soffi di scirocco, su lontani raccordi Francesco_Guardi_001.jpgdi prospettiva che dilatano lo spazio.

Andrea_del_castagno,_affreschi_di_san_zaccaria,_san_giovanni_battista.jpg20090930142047!Andrea_del_castagno,_affreschi_di_san_zaccaria,_dio_padre.jpg88px-Andrea_del_castagno,_affreschi_di_san_zaccaria,_san_giovanni_evangelista.jpg133-DELCASTAGNO.jpgAndrea del Castagno, autore degli affreschi rappresentanti il Padre Eterno, gli Evangelisti e i Santi nella Chiesa di S: Zaccaria, datati 1442, rappresentò il distacco di Venezia dalla tradizione bizantina assimilando e facendo propri i caratteri dell’arte occidentale, evidenziando quindi la propria fondamentale importanza nell’evolversi dell’arte della Serenissima.

venezia-ca-d-oro.jpgpalazzoducale1.jpgLegata alla visione pittorica, ecco che urbanisticamente si evolse il gotico fiorito, esempio mirabile è il Palazzo Ducale, ma anche la Cà d’Oro, e tanti altri palazzi.
Venezia comunque sempre unica, diversa, mirabile, che tutt’ora rimane cristallizzata nelle immagini proposteci dai pittori che più di altri colsero quest’aria, che tutt’ora c’è, questa luce unica, luminosa, che tutt’ora penetra nell’acqua gentilmente, e ne fa scaturire riflessi che abbagliano, mille colori che riverberano emozioni……l’unicità della città sospesa tra la terra e l’acqua, tra il sogno e la fiaba.

L’arte dal 1440 a Venezia ed il popolo “più moderno del mondo” I° parte

800px-Giovanni_Bellini_Sacra_Conversatione.jpgS. Giorgio Alle Gallerie dell'Accademia di Venezia di Mantegna.jpgandrea-mantegna.jpgNel 1453 Nicolosia, figlia di Jacopo Bellini sposò Andrea Mantegna, e questo connubio stabilì un legame profondo anche con i due fratelli della sposa, uomini di grandi qualità artistiche, Gentile e Giovanni.

La pittura e la scultura veneziana ebbero in quell’epoca una fioritura legata Cappella Colleoni di pietro e Tullio Lombardo.jpganche ad altre famiglie di illustri pittori: i Vivarini ( Antonio Bartolomeo ed Alvise) e quella dei Lombardo ( Pietro, Tullio ed Antonio) i quali operavano nell’ambito della scultura e dell’architettura.

La ricchezza dei motivi provenì dal rigoglio artistico diffuso in tutta Italia dalla metà del Quattrocento, e dalla vastità degli interessi artistici per cui Alvise Vivarini.jpgAntonio vivarini - Incoronazione.jpgVenezia era aperta ad ogni forma d’arte.

La grande pittura non fu quindi prerogativa solo delle chiese, ma entrò Sala del Maggior Consiglio a palazzo Ducale.jpgsontuosamente ad ornare palazzi, come le singole sale del Palazzo Ducale e la Sala del Maggior Consiglio, ed anche nelle Scuole grandi, per proseguire nelle Scuole piccole ed arrivare infine sugli affreschi dipinti sulle facciate delle case.

Venezia venne inondata dalla  pittura ed espresse la sua vocazione profonda per quest’arte, la più congeniale al carattere della sua gente, all’edonismo raffinato ed alla fantasiosa ricerca di immagini suggestive  che erano insite nel “piacere di vivere” di questo popolo.

Antonio vivarini - Incoronazione.jpg” La stessa pace interna ” dice il Barenson ” goduta da molte generazioni accrebbe ai veneziani un desiderio di comodità, di agi, di splendori e di raffinatezze, un’umanità nel sentire che fecero di essi il primo popolo moderno d’Europa”.

Giustiniani.jpgBartolomeo_Vivarini_Virgen_con_el_Ni%C3%B1o_NG_Washington.jpgGiovanni Bellini.jpgGiovanni Bellini (1430-1516) si estrinsecò con una profonda vena di ascetismo medievale  che s’unì all’introspezione e all’intensità umana dei personaggi: questo lo lega in qualche modo alla sensibilità ed alla spiritualità religiosa di San Lorenzo Giustiniani ( a cui dedicherò molto presto un post), primo patriarca di venezia nel 1451, alla ricerca umanistico-platonica di Ermolao Babaro, alla aristocratica corrente del pensiero agostiniano dei monaci del convento di San Giorgio in Alga, che annoverarono nel quattrocento ben due Papi.

La Lunga attività di Giovanni Bellini fu innestata nella vita artistica veneziana del tempo: nato verso il 1430 iniziò la sua attività verso il 1450, epoca in cui il famoso cognato, Andrea Mantegna operava a Padova. L’incontro con il Mantegna lo partò a cercare di amplare i propri orizzonti, e, durante un suo viaggio a Pesaro ebbe modo di conoscere l’arte di Piero della Francesca.

vivarini_passione_cadoro.jpgGiovanni_Bellini_Crocifisso.jpgGiovanni Bellini a Palazzo Ducale.jpgCappella Colleoni di pietro e Tullio Lombardo.jpgNel 1475 si incontrò a Venezia con Antonello da Messina che operò un nuovo mondo sulla visione pittorica. Nel 1479 venne chiamato a dipingere in Palazzo Ducale, e divenne quindi pittore Ufficiale di Venezia. Ai primi del cinquecento si accostò da genio alla pittura dell’allievo Giorgione, e ne interpretò il suo nuovo stile.

La pittura, la scultura e le arti veneziane meritano sicuramente molte più illustrazioni e osservazioni: per ora mi soffermo a ripensare a quell’età dell’oro, meravigliosa, ricca di fermenti artistici, di incontri fra pittori, architetti, artisti vari, l’apertura totale e l’accoglienza di una Serenissima all’avanguardia, sempre e comunque!

 

La storia di Palazzo Ducale a Venezia, ed i suoi costruttori, maestri muratori e meravigliosi artigiani artefici di tanta bellezza.

palazzoducale1.jpgIl Palazzo Ducale, mirabile esempio di gotico fiorito, come ci appare oggi è formato da tre parti: una lungo il Rio di Palazzo, un’altra verso il bacino di San Marco che risale al 1340 ed è l’elemento originario, e la parte che da sulla Piazzetta.

Le parti successive sono state sviluppate da questo primo nucleo verso la fine del 1300, e sono di straordinaria novità per la struttura, la forma architettonica delle ali, e con funzioni, all’epoca, di governo, di amministrazione giudiziaria e di abitazione del Doge.

Il 28 Dicembre del 1340 il Gran Consiglio stanziò la somma di circa 10.000 ducati( somma molto ingente ) per la costruzione di un’enorme sala che potesse contenere 1,212 membri che facevano parte del Maggior Consiglio: a Ducale%20sala%20Maggior%20Consiglio.jpgquesto elemento era delegato il potere legislativo di cui facevano parte quello del Senato ( consiglio dei Pregadi) l’ordine esecutivo ( Doge e Ministri) e giurisdizionale ( Il Consiglio dei Quaranta).

Sebastiano Ziani.jpgLa storia del Palazzo si configura mediante varie ricostruzioni in tre epoche distinte: una palazzo-ducale-balcone_JPG.jpgDoge Michele Steno.jpgprima quindi, coeva alla formazione della Città ed alla costruzione della Basilica di San Marco, subito dopo il trasporto del corpo dell’Evangelista Marco nell’828; una seconda voluta dal Doge Sebastiano Ziani e composta da tre edifici separati, e la terza, compiuta nella seconda metà del 1300 e nel primo quattrocento, ed è quella che noi possiamo vedere. Nel 1404 il doge Michele Steno fece costruire da Pier Paolo e Paolo delle Masegne un balcone – tabernacolo sui cui domina la statua della Giustizia, dogma su cui la Serenissima basava uno dei suoi cardini, e rappresentata innumerevoli volte con statue e rappresentazioni allegoriche nei vari edifici della Repubblica.

Nella deliberazione del Maggior Consiglio del 21 settembre 1415 si scala dei giganti.jpgfece presente l’urgenza di costruire una nuova scala d’accesso per la sala  di riunione dei suoi membri  e successivamente il 27 settembre 1422 sempre il Maggior Consiglio decise di sostituire il vecchio palazzo, dove si amministrava la giustizia, che sorgeva lungo la Piazzetta verso la Chiesa di San Marco, con la continuazione del nuovo palazzo affichè corrispondesse al ” solenissimo principio nostri Palaci novi”.

Scultura sulla facciata.jpgL’opera di demolizione della vecchia costruzione e di continuazione del nuovo Palazzo dalla capitelli gotici.jpgsettima colonna alla Porta della Carta ebbe inizio il 27 marzo 1424. Le statue in pietra d’Istria, di cui abbiamo già parlato, ed il capitelli gotici ed esoterici vennero riportati e ridistribuiti nel nuovo edificio.

Lo spazio occupato prima dai vari edifici e poi dell’unico che ne risulta è  il medesimo , e per diverse ragioni si ritiene che la facciata di Palazzo Ducale verso la Piazzetta dovesse avere le proporzioni dell’Ospizio Orseolo in Piazza San Marco, come appare nel quadro di Gentile Bellini del 1496 ” Processione in Piazza San Marco”.

Non si conoscono i nomi degli architetti che idearono prima le varie componenti, quindi il Palazzo così come lo vediamo ora: i documenti fanno cenno ad un Maestro Enrico, poi Pietro Baseggio e Filippo Calendario, che morì nella congiura di Marin Faliero del 1355.
Sembra quindi, come ipotizzato da Elena Bassi che ha studiato con profonda cura tutta l’architettura del Palazzo, che l’ideazione dell’edificio risalga ai Procuratori “incaricati dal Governo di seguire i lavori con le maestranze”.

taiapiera.jpgI documenti parlano quindi dei ” maestri muratori” o taiapiera, ( legati come sappiamo dalla corporazione e dalla prima loggia massonica a Venezia, che lasciarono le loro tracce  nei capitelli esoterici e gotici del porticato)), e si intuisce che dietro a quel gruppo c’era la mente illuminata che guidava i lavori, ma, come era uso nel medio evo, questa persona restò anonima poichè la Repubblica assegnava la responsabilità, il merito o il demerito di un’opera all’incaricato politico di eseguirla.

Gentile_Bellini_004.jpgPalazzo Ducale nacque quindi dalla prassi artigianale, che a Venezia perdurò molto più a palazzoducale2.jpglungo di altri centri italiani anche a motivo della particolare e connaturale conformazione della città.Artigiani artisti, decoratori meravigliosi, maestri falegnami e il gusto unico prettamente veneziano, città occidentale ed orientale insieme miracolosamente sorta tra le acque della laguna e, con tutti i suoi enormi problemi, ancora qui, tutta da godere, da esplorare e da amare.

Tra passato e futuro a Venezia: i due mori.

4mori.jpgla-torre-orologio-di-venezia-piazza-san-marco-big.jpgTra passato e futuro: ecco che il tempo rimane in sospeso per due minuti sulla torre dell’orologio di Venezia: una campana ed ai lati due enormi automi in bronzo (chiamati per il loro colore i due mori): fusi da Ambrogio delle Ancore nel 1497 e costruiti con il corpo snodato all’altezza della vita, recano in mano una mazza per uno, con cui percuotono, al battere di ogni ora, la campana posta al centro.

Se è certa l’opera del fonditore, ancora da attribuirsi l’ideazione delle due statue: c’è chi dice Paolo Savin, chi Alessandro Leopardi o Antonio Rizzo,non  così per la campana, sormontata da un globo dorato ed una croce, che reca inciso il nome del suo ideatore, un certo Simeone.

I due automi hanno un aspetto diverso: l’uno, autorevole e forte, il cui viso è contornato da Moro%20e%20campana%201.jpgTorre%20particolare%20Moro.jpguna barba che gli dona un aspetto più vecchio, più vissuto, per l’ideatore del marchingegno è l’emblema del passato, e come tale percuote con la sua mazza la campana un minuto prima dello scadere dell’ora, il secondo, la cui fisionomia propone un giovane uomo nel pieno della sua gioventù rappresenta il futuro, e per questo motivo il suo battere la campana avviene un minuto dopo dello scadere dell’ora: lo scorrere del tempo, la rappresentazione del presente che sta a mezzo trà passato e futuro, tutto questo su una terrazza con una vista mozzafiato su Venezia ed il bacino di San Marco.

Con l’orologio ed il suo simbolismo ecco che la Torre dell’orologio a San Marco a Venezia propone enigmaticamente tutto ciò che riguarda il tempo: le stagioni, i segni zodiacali legati ai mesi, il passato, il presente ( naturalmente interlocutorio perchè mentre si vive diviene già passato)..l’armonia del mondo, il passato e il divenire: e tutto questo è Venezia, simbolo di un passato vissuto sempre un passo avanti degli altri Stati, ed un futuro che è stato ma che continua ad torre2tb.jpgTorre%20orologio.jpgessere, una città senza tempo, sospesa, magica e misteriosa, in simbiosi con la sua essenza acquea, un continuo sciabordio di onde che vanno e vengono…un continuum tra passato…fuggevole presente, e futuro: emanazione unica di qualcosa di straordinario!!

 

Le enigmatiche triplici cinte a Venezia

gioco.jpgLarchens.jpgConosciuta ai più attraverso una seria ed intensa ricerca di Marisa Uberti,( vedi il blog due Passi nel Mistero) la triplice cinta è ancora enigmaticamente misteriosa: si riconosce al vederla, nel gioco popolare delle pedine chiamato comunemente “filetto” in Italia, ed è sempre sotto l’aspetto ludico che è stata considerata.

Ma l’enorme diffusione in tutti i territtori percorsi dai Cavalieri Templari al ritorno dalle Crociate, ed i luoghi stessi dei ritrovamenti delle incisioni lasciano incerti, perplessi ed alla ricerca di una spiegazione.

Sono state trovate graffite in rocce rupestri, sui muri di antiche chiese, su gradini di vecchie case.

triplla cinta nella torre di Chinon.jpgFortezzza di Chinon.jpgChinon.gifMa il ritrovamento di graffiti simbolici lasciati su pareti in verticale da alcuni dignitari dell’Ordine Templare, prigionieri nella Torre della fortezza di Chinon, in Francia, apre nuove prospetive sull’ipotesi di possibili altri impieghi.

Sembrerebbe che dietro la triplice cinta si nascondesse una conoscenza più antica, un valore simbolico ed esoterico legato alle caratteristiche dei luoghi e della storia che li ha interessati.

in una chiesa.jpg1.jpgAlcuni esemplari sono stati trovati in India antica, in Egitto, nell’Impero Romano, perfino nelle incisioni rupestri di Val di Scalve ed in Valcamonica; comunque sarà capitato a qualcuno di vedere sulla facciata di una chiesa tre quadrati concentrici uniti al centro da una sorta di croce: è proprio la triplice cinta, presente non solo in edifici religiosi ma anche in antiche vestigia appartenenti a civiltà risalenti all’età del bronzo (3.550 a.c – 1200 a.c.).

Però è in particolare nel Medio evo che trova ampia diffusione soprattutto in alcune cattedrali gotiche e dove la presenza dei cavalieri templari non poteva mancare.

Rene Guenon.jpgtriplice cinta.jpgVi sono naturalmente delle letture esoteriche che spaziano, come quella di Rènè Guènon che le decodifica come i tre grandi stadi delle scuole esoteriche, o quella di Cherbonneau – Lassay il quale interpreta il quadrato interno come “il mondo terrestre”, inserito in un altro quadrato “il mondo del firmamento” e quello esterno “il mondo celeste”, più ampio e con più grande valenza simbolica in quanto in esso risiede Dio con i puri spiriti.

triplice cinta templare.jpgMa c’è anche chi la identifica come delle non meglio specificate ” linee del campo magnetico terrestre” o la presenza in quel luogo di un “varco dimensionale”,presente anche,per alcuni ricercatori, in una certa località di Barcellona.

E’ tutto da vedere e da dimostrare, anche se si suppone comunque una sorta di messaggio che i cavalieri templari lasciavano nei luoghi attraversati per quelli che successivamente sarebbe passati dopo.:.un linguaggio in codice.

01.jpgpiantina di S. Marco.jpgimagesCA23ZIG9.jpgTriplice cinta a San Rocco Venezia.jpgScuola di San Rocco.jpgnel tempio.jpgA Venezia ci sono tre triplici cinte: una si trova incisa su una panca in marmo accanto alla facciata della Scuola  Grande di S. Rocco, la seconda sul parapetto della balaustra al secondo piano del Fondaco dei Tedeschi (ora Poste Centrali di Rialto ) l’ultima  all’interno della Basilica di S. Marco, incisa su un sedile in pietra sul lato destro dentro la chiesa:  Memorie, tracce, così come ce ne sono tante in questa Basilica carica di tesori sia d’arte che d’oro e pietre preziose, ma estremamente enigmatica ed ancora, forse, tutta da scoprire.

Venezia e le Procuratie: quinte perfette per la Basilica di San Marco e Palazzo Ducale

mosaici della Basilica.jpgMosaic9 Basilica.jpgBasilica.jpgbasilica_di_san_marco_a_venezia.jpgChi entra dalla Bocca di Piazza a Venezia, oltre a sentirsi mancare il fiato dallo spettacolo della Basilica, specialmente in un giorno di sole, quando la luce si rifrange sui fantastici mosaici d’oro che danno il benvenuto dei 4.000 mq. di mosaici, d’oro e di raffigurazioni meravigliose dell’antico e Nuovo Testamento, che, come ebbi 120px-Procuratie_Vecchie.jpg120px-Procuratie_Nuove.jpga definire, sono una Bibbia a cielo aperto, pronta ad essere letta, goduta e decifrata dai fortunati che  entrano  in questa basilicia unica al mondo, trova, a contorno di cotanto splendore, dei palazzi che fanno da ali, da quinte in questo palcoscenico naturale e creato dall’uomo con passione, scienza ed arte.Si tratta dei palazzi delle Procuratie: vecchie, a sinistra in chi trova di fronte a sè il bagliore orientale e dorato della Basilica, ed alla sua destra le Procuratie Nuove.

Questi edifici furono i più importanti per quanto riguardò la Magistratura che sopraintendeva alla fabbrica della Basilica, ed alla quale competeva la sorveglianza e la tutela dei lasciti patrimoniali.

La carica di ” Procuratore” era tra le più prestigiose  e la più ambita dopo quella del Doge; molti celebri dogi furono Procuratori di San Marco prima di essere eletti alla suprema Magistratura.

Procuratori di San Marco del Guardi.jpgTra essi ricordiamo Sebastiano Ziani, che diresse come Procuratore le trasformazioni della Piazza e della Piazzetta, che portò a termine come Doge; a proposito delle vicende per la costruzione della Sala del Maggior Consiglio  si è visto come fu determinante l’azione del Doge Andrea Dandolo, Michele Steno e Giovanni Mocenigo che agirono anch’essi prima come Procuratori e poi come Dogi.

Anticamente vi era un solo Procuratore che tutelava la fabbrica della Chiesa di San Marco: successivamentge aumentarono le mansioni che si estendevano alla sovraintendenza dell’edificio ducale  e di altre costruzioni di pertinenza statale.

Giovanni Mocenigo.jpgdocumento di un Procuratore di SanMarco.jpgCon l’accrescersi dei compiti e dell’importanza della Magistratura , crebbe anche il numero dei Procuratori che salì fino a nove, divisi in tre distinti uffici: i ” Procuratori de Supra” i più importanti che avevano in cura i problemi legati alla Basilica, il Palazzo Ducale ed altri edifici pubblici, i ” procuratori ” de citra” i cui compiti si estendevano a nord del Canal Grande, ed i ” procuratori de ultra” che si occupavano dei problemi a sud del Canal Grande.

Le Procuratie non erano che un gran ufficio amministrativo che si occupava delle amministrazioni dei lavori pubblici della Repubblica.

Vicino, anzi, attorniando in qualche modo il Centro vero del Potere di Venezia, ma esercitando un potere determinante nello sviluppo urbanistico-amministrativo della
Serenissima, gli uffici dell Procuratie furono elemento determinante ed inmprescindibile per la solidità di una Repubblica ricca, fiorente, potente,.

Guardi - Procuratie nuove.jpgProcuratori de Supra.jpgProcuratie viste dalla Basilica.jpgDoge Andrea Dandolo.jpgTutt’ora, anche dopo la caduta della Repubblica, un ruolo importante viene sostenuto dela procuratore , che ora è nominato ” Proto di San Marco” cioè l’ingegnere o l’architetto cui è affidata la direzione tecnica degli edifici , in conformità alle esigenze del culto e alle disposizioni dell’Autorità ecclesiastica : dalla Procuratia dipende tutto il personale amministrativo, custodia e vigilanza della Basilica.

stemma di Michele Steno.jpgL’ultimo procuratore è stato l’avv. Giorgio Orsoni, freschissimo ed attuale Sindaco di Venezia.

Gen 28, 2010 - Architettura, Luoghi    1 Comment

Venezia: da Ponte della Moneta a …

Rivoalto a Venezia.jpgDalla formazione primordiale dei primi insediamenti abitativi e commerciali delle Isole Realtine di Rivoalto, la zona venne denominata Rialto (dal terreno alto) e comprendeva tutta l’insula.

Anticamente l’attraversamento da una parte all’altra del Canal Grande per poter approdare tra le due rive, era denominata Morsobrolo ( San Marco). In questo posto non c’era nessun ponte e per attraversare il canale c’era un traghetto di barche chiamato ” Sceole”.

primo ponte di barche.jpgI traghettanti dovevano pagare il traghetto per sè e per la merce se ne avevano nella misura di un “Quartarolo” (era la quartarolo.jpgquarta parte di un denaro) sottoforma di pagamento di dazio,

Nell’anno 1180 venne eretto un ponte sopra a delle barche legate tra di loro ed ancorate alle due rive e nella parte centrare c’era un rialzo a levatoio per lasciar libero transito alle imbarcazioni.

soldo veneziano.jpgquartarolo 1.jpgquartarolo2.jpgPer antica consuetudine del pedaggio “Sportula”, riferito al Quartarolo, il ponte venne citato come il “Ponte della Moneta” ( quasi il pagamento di un pedaggio in un’autostrada).

Ponte di legno.jpgNel 1255 fu costruito sopra a delle palafitte di legno un ponte sempre di legno con levatoio nella parte centrale, per far transitare le imbarcazioni a vela  e nei lati erano state collocate due ordini di botteghe.

Nel 1310 il ponte fu danneggiato a causa della lotta scatenata dalla congiura di Baiamonte Tiepolo che fu repressa dal Doge e dai la vecia del morter.jpgCavalieri di San Marco, con l’aiuto inconsapevole della “vecia del morter”, a cui ho dedicato mesi fa un post!

Vittore-Carpaccio-Miracolo-della-reliquia-della-Croce-al-ponte-di-Rialto-33291.jpgRialto di De Barbari.jpgNel 1444 il Ponte fu leso da evidenti cedimenti strutturali a causa della calca del popolo accorso a vedere il passaggio della sposa del Marchese di Ferrara mentre si stava recando ad ammirare l’Arsenale.

vecchio ponte in legno.jpgNel 1450 il ponte fu rifatto, sempre in legno. L’ 8 giugno 1588 il Senato decretò che il ponte doveva essere in pietra e si iniziò l’edificazione di una sola arcata che misurava (e misura) 28 metri, rivestito in marmi intagliati di pietra d’Istria su disegno dell’Architetto Antonio da Ponte,(l’architetto francese Antoine Rondel, in un suo libro del 1841 attribuisce il progetto anche a Vincenzo Scamozzi).

progretto di Antonio da Ponte.jpgPrimo progetto del ponte.jpgponte di rialto 1.jpgPonte attuale.jpgponte di rialto 3.jpgPer effettuare il basamento di questa magnifica opera vennero abbattuti ed affondati dodicimila pali di olmo, lunghi dieci piedi, sovrapponendovi tavoloni di larice grossi un palmo: da questa Rialto di Da Ponte.jpgRilievo del Ponte di Rialto.gifplatea di fondazioni si iniziò l’opera dell’attuale Ponte di Rialto.