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Prima della nascita dei teatri a Venezia

convito in casa Levi.jpgconvito particolare.jpgIl desiderio e l’interesse dei veneziani verso la recitazione nacque già dal cinquecento, periodo in cui anche la pittura era concepita con le medesima esigenza scenografica delle grandi rappresentazioni: un esempio IL Convito in casa Levi del Veronese, conservato presso i musei dell’Accademia: la scenografia profana predomina sul dramma sacro. Essa moltiplica il numero delle comparse, le diverse espressioni, i diversi punti di vista nella solenne inquadratura architettonica che ricorda Palladio.

Funzionalmente all’esigenza dei veneziani più ricchi ecco che anche l’architettura stessa venne concepita per poter ospitare grandi rappresentazioni nei palazzi: in genere esse venivano allestite nella grande sala centrale corrispondente al lungo porticato terreno che caratterizza la pianta del palazzo veneziano per secoli.

Palazzo Fortuny 1.jpgLa sala, che è illuminata da grandi finestrati del prospetto da un lato e dal cortile interno dell’altro divide in due parti simmetriche l’edificio e da decoro e grandiosità a tutto l’interno della casa.

Le “feste teatrali” hanno luogo in questa sala, che può accogliere numerose persone ma, a detta di Marin Sanudo, che ci ha lasciato puntuali descrizioni di spettacoli dei primi decenni del Cinquecento, lo spazio non basta mai tale è il numero di persone desiderose di assistervi.

Paloazzo Fortuny.jpgVi sono alcune sale , una per piano, che per ampiezza sembrano ideate proprio per il teatro: quelle al centro di Palazzo Pesaro degli Orfei, oggi Fortuny, ad esempio, lunga quarantacinque metri, tra le facciate verso Campo S. Beneto , illuminata da sette enormi finestre , e quelle verso il Rio della Cà Michiel, con lo stesso numero di finestre.La singolare pianta del palazzo che è uno dei più vasti di stile gotico di Venezia pone accanto e a servizio delle due corti a fianco dell’edificio, in modo che quelloa centrale diviene ancor più capiente ed aperta verso le facciate.

Non è da escludere che una disposizione così originale dell’interno dell’edificio sia stata fatta in funzione dell’allargamento delle due sale centrali che si trovano in ciascun piano, e non è da erscludere , in particolare, che ciò sia stato fatto in funzione di recite di spettacoli che alla fine del quattrocento, quando è stato costruito l Palazzo, già si presentavano nelle sedi signorili dei patrizi veneziani.

Palazzo Dolfin a Rialto.jpgCampo S. Beneto.jpgAvremmo così l’ipotesi di un palazzo-teatro prima che Palladio costruisse il primo teatro, poi scomparso, nel cortile di Palazzo Dolfin a Rialto nel 1565.

Marin Sanudo ci racconta con la sua solita precisione che il 9 febbraio 1514 veniva recitata la commedia ” Miles gloriosus” di Plauto in Palazzo Pesaro degli Orfei dalla Compagnia degli Immortali; il 3 febbraio 1515 una commeda pure degli Immortali ed una “Rappresentazione de Pàris” il 9 febbraio dello strsso carnevale; una nuova commedia in onore del principe di Bisignano nel 1521, una commedia del Ruzzante.

La recitazione di Ruzzante dava scandalo a causa di alcune “parole sporche”, dice il Sanudo, per cui si richiamava spesso i patrizi ad una proibizione emanata dasl Magistrato delle Pompe agli inizi del secolo per la crudezza del linguaggio teagtrale, ma la passione per la commedia vinceva ogni remora.

A leggere le cronache del tempo il piacere del teatro aveva un tale richiamo che non possiamrio Cà Michiel.jpgo distaccare la struttura spaziale così ampia e solenne di tante saole centrali di palazzi patrizruzante.pngi veneziani dagli spettacoli che in esse avevano luogo e dalla funizione che esse erano chiamate a compiere, prima della costruzione di teatri veri e propri, costruiti e preposti a tale arte, che a Venezia nacquero e si moltiplicarono, riunendo così le menti e la collaborazione di tanti artisti e spettatgori provenienti da tutta Europa. Venezia dimostrò ancora di essere la capitale della cultura|

 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

La straordinaria biblioteca di S. Giorgio Maggiore a Venezia.

800px-Venedig_san_giorgio_maggiore.jpgBiblioteca di S. Giorgio 1.jpgLe Biblioteche veneziane ebbero la fortuna di accogliere quanto di meglio e di antico in fatto di incunaboli e libri esistesse dal 1400 in poi. Di quella Marciana, la più importante e ricca ho già parlato, ma di quella ospitata nell’incantevole isola di S. Giorgio ,poi ospitata dalla fondazione Giorgio Cini è importante conoscere  ricchezza e la sua bellezza.

Il posto d’onore nella secolare tradizione culturale della meravigliosa isola, posta di fronte al bacino di S. Marco, una tradizione di spiritualità, di arte, di cultura, di incontri ad alto livello è della biblioteca, ciò non solamente per quanto riguarda l’impegno e la cura Biblioteca di S.Giorgio 2.jpgdoge Memmo.jpgnell’arricchimento delle raccolte, ma anche per la monumentalità delle aule e la ricchezza delle attrezzature.

I padri Benedettini che abitarono l’isola fin dal X secolo si prodigarono per ottenere una biblioteca fondamentale per i loro studi.  Infatti all’atto della donazione del Doge Memmo si parlava già di libri pertinenti il tesoro della chiesa.

La raccolta crebbe e divenne più fruttuosa nel secolo XV tanto che , quando Cosimo Dè Medici espresse iol desiderio di elargire un dono cospicuo  all’Abazia che lo aveva accolto esule nel 1433 i monaci furono concordi nell’esprimere il desiderio di una sede della biblioteca degna di ospitare i loro preziosi manoscritti e dei codici miniati.

biblioteca di S. Giuorgio 4.jpgBiblioteca di S. Giorgio 5.jpgPurtroppo nel 1569 l’aula venne distrutta da un incendio e venne quindi demolita nel 1614, quando il complesso degli edifici fu trasformato in modo unitario da Andrea Palladio. Nel 1641 Baldassarre Longhernna venne incaricato di costruire la superba sala , su ordine dell’abate Alvise Squadron (terminata nel 1671), che costituisce tutt’ora il centro vivo della biblioteca della fondazione.

Gherari Coli.jpgI libri vennero riuniti nella grande aula a cavallo dell’ala comune ai due chiostri, stupenda a vedersi , illuminata da cinque grandi finestre , con volta a botte decorata dai manieristi Filippo Gherardi e Giovanni Coli ( i cosiddetti maestri lucchesini), con portali marmorei e una ordinatissima scaffalatura a doppio ordine con 50 colonne ioniche e altrettante statuette di uomini illustri , opera del tedesco Franc Pauc.

Dopo la soppressione dell’Abbazia i libri vennero ripartiti tra la Biblioteca Marciana e l’Abbazia di Praglia (vicino ad Abano ) dovo confluirono i monaci di S. Giorgio. La sala del Longhena venne spogliata dalle meravigliose scaffalature che fortunatamente vennero locate presso l’attuale Liceo Marco Foscarini.

Oggi la biblioteca, particolarmente ricca di pubblicazioni sulla storia dell’arte è un validissimo sussidio per gli studiosi di questa disciplina.

Biblioteca diu S., Giorgio 6.jpgbacino di S. Marco dall'isola di S. Giorgio.jpgBACINO  s.mARCO 1.jpgNulla comunque è andato disperso anche se i tesori d’arte e il frutto di raccolte e di studi è stato distribuito in altre biblioteche, una Venezia ricca di cultura ed arte, una Venezia centro di studi e di menti illustri, ed altre biblioteche si sono sviluppate e sono tutt’ora considerate ed apprezzate, di cui parlerò perchè è bello parlare di Venezia e i suoi tesori unici.

 

 

Venezia; città delle locande ed alberghi dal Medio evo ai giorni nostri!

Antica locanda allo Sturion.jpgCalle drio la Scimia.jpgVenezia città accogliente e dal 1300, centro nevralgico dell’Europa. Città cosmopolita sapeva ospitare adeguatamente, con calore e piacevolmente visitatori più o meno importanti. Risalendo al Medio evo si può annotare l’esistenza di alberghi e locande che andarono via via aumentando nei secoli.

Nel 1355 venne costituita l’organizzazione degli “albergatori”, denominati “cameranti” i quali, come tutte le schole dei mestieri veneziani si riunivano ogni lunedì sera presso la chiesa di San Matteo a Rialto.

La Serenissima non creava problemi burocratici per l’apertura di una locanda o di un albergo: bastava l’autorizzazione del Maggior Consiglio, un’insegna con il nome dell’esercizio, e pagare una tassa. Ogni ospite veniva registrato e dotato di un “foglietto di residenza” senza il quale poteva essere arrestato.

VENEZIA-PONTE-DELLE-TETTE.jpgLocandaSturionCarpaccio_sm.jpgIl personale femminile doveva aver superato i 30 anni, per escludere l’opportunità di meretricio all’interno degli alberghi, così come non potevano essere ospitate prostitute. Ma, si sa, gli albergatori riuscivano a transigere alla legge, offrendo letti “guarniti”, cioè compresi di cena, ospitalità, qualche donnina del Ponte delle Tette e ricovero per i cavalli (questo fino alla fine del 1500 quando ancora si andava a cavallo e le locande erano fornite di stalle) e la servitù.

Le locande più famose, chiamate “osterie” erano quella “alla Storion” (la cui insegna si può notare nel quadro di Carpaccio del Miracolo della Santa Croce a Rialto, della “Campana” del famoso Marin Sanudo, che raccolse i diari di Venezia dell’epoca, della Spada, della  famiglia Foscari, della Scimia, della Stella e del Sol, tutte a Rialto, e quelle del Cappello del Pellegrino, del Cavalletto, del Selvatico, della Scarpa, tutte nella zona di S. Marco.

I prezzi erano piuttosto alti, (Venezia era una città molto cara) .

cantina-do-spade-esterno.jpg220px-Ca_da_Mosto.jpg2429-Hotel_Danieli_Venezia_.jpgDal 1600 le locande fecero il loro ingresso sul Canal Grande, dove i Palazzi vennero trasformati ed adibiti allo scopo: come quello del Leon Bianco, ai Santi Apostoli, già Palazzo da Mosto, la cui insegna è ben visibile di un quadro del Canaletto di cui fu ospite l’imperatore GiuseppeIInel 1769  e nel 1769 e nel 1782 gli eredi al trono di Russia.

Nei primi anni dell’ottocento il proprietario Giuseppe dal Niel danieli2.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgluna-hotel-baglioni-venezia_051120091430116341.jpglasciò il vecchio palazzo veneto-bizantino  e trasferì il suo Albergo in un altro Palazzo in Riva degli Schiavoni, fondando l’Hotel Royal Danieli, l’albergo più lussuoso e famoso di Venezia.

Ma il più intrigante di tutti è l’Hotel Luna Baglioni,a San Marco, albergo prestigioso e lussuoso e posto proprio di fronte all’isola di S. Giorgio, che è stata la sede dei templari a Venezia… poi divenuto locanda col nome di” Locanda della luna” .tanta storia, tanti particolari meravigliosi e magici che rendono unica anche l’ospitalità in questa particolare e straordinaria città. dove chi la visita può essere ospitato in palazzi carichi di storia..e ricchi di mobili e decorazioni originali: magari sfiorato da qualche antica presenza magica…..a riflettere le iridescenze della laguna.

 

 

Storia di un artista importante di Venezia: Alessandro Vittoria.

Aloessandro Vittoria del Veronese.jpgTra i personaggi illustri che sembrano di secondo piano nella bellezza dell’arte di Venezia, uno fu Alessandro Vittoria, scultore di valore, e che ha lasciato il suo segno in chiese importanti di Venezia.

Nativo di Trento, (nel 1525) si formò presso i laboratori dei più insigni artisti della sua città, come Martino da Como e Antonio Medalia. Divenne poi apprendista nella bottega del vicentino Vincenzo e del padovano Giangerolamo Grandi, molto attivo nella Basilica di S. Maria Maggiore.

Apprezzate le doti e le potenzialità del Vittoria il principe e vescovo di Trento lo raccomandò alla scuola di Jacopo Sansovino, protoarchitetto presso la Repubblica di Venezia. Purtroppo il carattere del giovane Alessandro lo spinse ad allontanarsi dal grande masestro, ed allora si ritirò a Vicenza.

S.Sebastiano.jpgS.Rocco e S. Sebastiano.jpgS. girolamo ai Frari a Venezia.jpgSpirito irrequieto, grande artista, poco incline alla disciplina, nel 1551 si sposò a Trento con l’amata Paola, che lo accompagnò per pochi anni: infatti morì nel 1561 senza aver potuto dargi figli. Nel 1553, grazie all’intervento ed alle sollecitazioni di grandi artisti come Tiziano Vecellio e Pietro Aretino il talentuoso Alessandro fece ritorno alla bottega del Sansovino.

Dopo quattro anni il Vittoria, contando  sull’apprezzamento ottenuto per le sue opere aprì una propria bottega: le sue opere erano state ed erano molto apprezzate e famose nella Serenissima: La statua del S. °Giovanni Battista per la chiesa di S. Zaccaria a Venezia, il San Girolamo, nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, il San Sebastiano a S. Francesco della Vigna.

Nel frattempo conobbe una ricca vedova veneziana, che morì nel 1591. Dalla Serenissima gli venne conferito il titolo di massimo scultore veneziano vivente, e successivamente morì a Venezia nel maggio del 1608.

Doge Nicolò da Ponte a Venezia.jpgLorenzo Cappello.jpgSalone della biblioteva marciana.jpgDa ricordare sono anche i ritratti della nobiltà Veneziana, come il doge Nicolò da Ponte o il busto di Lorenzo Cappello: eseguì anche le volte degli stucchi della “scala d’oro”del Palazzo Ducale e dello scalone della biblioteca Marciana.

Rispetto alla fama di scultori ed artisti venziani Alessandro Vittoria non è ricordato come giustamente merita, ma rimane comunque vicino agli occhi ed al cuore dei veneziani e di chi ha visitato o visita Venezia, per l’espressività, il vigore e la bellezza delle sue opere, che ne fanno uno dei massimi artisti che ha donato il suo talento alla Serenissima…..ricambiato comunque da chi d’arte si intende e ama Venezia e le sue meraviglie.

 

 

Venezia e i suoi Palazzi “galleggianti”: le sue fondazioni!

fondazione edificio veneziano.gifVenezia è una città unica, anche solo per le sue costruzioni. Le fondazioni degli edifici veneziani seguono, dai tempi più remoti, sempre lo stesso sistema: a fondazione indiretta, si direbbe oggi.

La zona da edificare viene dapprima solidificata, piantando dei pali di legno appuntiti (larice o rovere), corti e nodosi, fino a raggiungere uno strato di terreno detto “caranto”, di particolare consistenza. La posizione dei pali viene effettuata secondo un allineamento multiplo, lungo la striscia di terreno sopra la quale si eleveranno i muri.

fondazioni edifici venezuani 1.jpgfondazioni.pngSe lo strato di caranto è troppo profondo e i pali non arrivano del tutto o in parte a conficcarvisi, la sotto fondazione può essere fatta per costipamento. In tal caso i pali vengono piantati su tutta la superficie sopra la quale poggerà l’edificio, prima chiudendo il perimetro con una fitta palificata e procedendo poi all’interno con un disegno a spirale verso il centro della zona.

Questo procedimento è usato quando l’edificio da sostenere è molto pesante, per esempio i campanili o le chiese, come quella della Salute.

Sopra le teste dei pali vengono fissati due strati incrociati tra loro di tavoloni di legno di larice. Sopra questo speciale zatterone viene elevata la fondazione vera e propria, costituita da un muro a plinto, cioè a zoccolo con le pareti leggermente inclinate a strati abbastanza regolari in blocchi di pietra d’Istria. Si raggiunge così il livello del piano terra . Sopra il muro di pietra vengono poste o le colonne o i pilastri o i muri dell’edificio.

Con tale tipo di fondazione soltanto la parte in pietra d’Istria resta a contatto con l’acqua salsa e l’aria, mentre le parti in legno restano conficcate nella melma o nel caranto, subendo col tempo un processo di mineralizzazione che anzichè marcire le rendono più resistenti.

pali di venezia.jpgIl peso degli edifici di Venezia è sostenuto dunque direttamente o indirettamente  dal “caranto”, strato geologico che risulta alquanto compatto, ma che presenta una resistenza piuttosto modesta in confronto a terreni di fondazione di altri luoghi. Lo strato di argilla mista a sabbia che compone il caranto è per sua natura relativamente elastico anche per il fatto che sotto di esso vi sono ad una certa profondità strati di torba, falde acquifere o lenti di gas naturale.

Gli edifici di Venezia e della laguna in genere, costruiti su un fondo di natura così instabile e per di più con strutture di fondazione fatte buona parte in legno, più che appoggiare sul terreno si può dire che vi galleggino. E’ probabile quindi che i primi edifici furono costruiti in legno e con una tecnica assai vicina a quella delle imbarcazioni.

fondare-gli-edifici_clip_image005.gifL’intelligenza, la scienza, la capacità e la volontà di condividere con il mare e la laguna questo insieme di isole ha dato a Venezia e ai Veneziani la meraviglia di nuovi modi di concepire metodi diversi, unici e straordinari per creare una città assolutamente unica in tutte sue le sfaccettature, unica e straordinaria!

L’imponente convento Francescano ai Frari a Venezia, uno dei più grandi ed importanti archivi storici del mondo!

Archivio di Stato 1.jpgarchivio di Stato a Venezia.jpgUno dei più grandi ed importanti archivi storici d’Italia e del mondo è l’Archivio Storico di Venezia. Sconosciuto alla maggior parte dei turisti che visitano questa meravigliosa  città ospita una mole immensa dei fondi documentari e conserva la faccia nascosta  di una storia ricchissima , che a Veneza si manifesta agli occhi di tutti nell’eccellenza dei monumenti e delle opere d’arte.

archivio-stato-venezia-entrata-cortile.JPGBasilica dei Frari a Venezia.jpgIl complesso ora sede degli archivi  era il convento dei frati Francescani che curavano e lavoravano nella chiesa dei Frari: esso è costituito da più edifici disposti intorno a due chiostri..quello aperto al pubblico è detto chiostro dell’esterno della trinità, noto anche per le sepolture qui eseguite, il chiostro dei morti, mentre quello interno, ed il più piccolo, è dedicato a S. Antonio, e con questo nome viene nominato.

Il convento venne costruito nel 1236, per volere <(si dice ) di S. Francesco d’Assisi, e venne ampliato nei secoli successivi grazie a bonifiche territtoriali graziere al volere e all’impegno della famiglia Badoer, proprietaria del terreno.

chiostro dell'archivio di stato di Venezia.jpgNei depositi che su snodano intorno ai chiostri della SS. Trinità e di S.ANTONIO è stato ricomposto fino dal 1815 l’ordine dei fondi archivistici prodotti nei secoli dagli organi governativi, amministrativi e giudiziari della Serenissima , sia prodotti in looco, sia nei territtori d’oltremare della Dalmazia e del Levante.

Moltissimni altri fondi storici sono qui conservati: quelli delle antiche corporazioni religiose e professionali, dei notai, di molte importanti famiglie, oltre a tutta quella documentazione prodotta in secoli di relazioni col mondo intero: relazioni politiche, commerciali, culturali e spionistiche.

Entrare all’archivio di Stato è come entrare in un viaggio nel tempo della Serenissimaingresso all'archivio di stato a Venezia.jpg..i depositi si snodano in queste antichissime stanze : celle, corridoi, refettori dove i frati amanuensi si riunivano per i loro pasti frugali, per poi continuare il loro lavoro e i loro studi.,

Sotto le volte dei lunghi corridoi vengono elencate le varie documentazioni: Cancelleria segreta, Maggior Consiglio, INquisizione, Magistrato alla sanità e così via, elencando documenti consunti ed antichi ma ancor oggi vivissimi ed attuali. Volendo elencare le caratteristiche di questo meraviglioso archivio: 78 Km. di scaffalature all’interno di 368 stanze, con 1104 fra porte e vera-pozzo-cortile-archivio-stato-venezia.JPGvisita-archivio-stato-venezia.JPGcortile-archivio-stato-venezia.JPGfinestre , 40.000 mq. di pavimento e 10.000 mq. di tetto.

Tutto questo a ricordare l’importanza sociale, politica, e culturale della Serenissima: fonte inesauribile di informazioni che possono essere motivi di riflessione per chiunque creda di poter guidare con sagacia, giustizia e competenza uno stato ricco si di risorse, ma basato su un delicatissimo equilibrio: la nostra storia , splendida storia , e l’orgoglio di essere figli di una civilità così moderna e all’avanguardia!

Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!

VENEZIA_INCISIONE.jpgL’immagine di Venezia come città è legata all’idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell’omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all’ultimo numero del sestiere.

La ricerca della destinazione diventa un’avventura meravigliosa (perchè si venezia 1.jpggira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto…la buona volontà aiuta!

Tutto questo sembra in qualche modo legato all’immagine  del  “labirinto acquatico”, rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell’alchimia , “Hypnerotomachia Poliphili”, il libro conservato presso la labirinto acquatico0.jpglabirinto.jpghypnerto.jpgBiblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell’occidente.

Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com’è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com’è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l’acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgEcco quindi l’immagine e l’essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l’essenza vera di Venezia , città d’acqua, nata nell’acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell’iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all’amore del suo mare e della sua laguna!

Gli strordinari ponti di Venezia!

Venezia_laguna_vista_satellite-1200.jpgweb%20Gian%20Battista%20Arzenti%20_Veduta%20di%20Venezia%201620-30ca.jpgLa morfologia di Venezia necessitò, sin dalle prime basi della città mezzi per poter collegare le varie isole di cui la città era formata, separate da rii, piccoli canali, piscine, senza contare i Canal Grande che separava in due parti questa straordinaria città, che , con l’isola della Giudecca, assomiglia ad un pesce, con la sua lisca e le sue pinne: fantastica realtà per una fantastica immagine.

De Barbari rialto.jpgIl punto di incontro tra i due sistemi viari di Venezia, acqueo e terrestre, è costituito dal ponte. Anticamente i primi ponti veneziani furono in legno, ad una o più campate: Nella pianta del 500 di Jacopo de Barbari se ne osservano numerosi e anche il ponte di Rialto era al XVI secolo un ponte in legno; per necessità di navigazione alcuni erano anche levatoi, come appunto il ponte di Rialto o a quello davanti all’ingresso dell’Arsenale.

ponjte di rialto.jpgPonte della Veneta Marina.jpgPonti di legno ne esistono tutt’ora, per esempio a S. Maria Maggiore, all’Arsenale, alla Misericordia, alla Madonna dell’orto.

I primi ponti ad arco portante, in mattoni o in pietra, avevano larghi gradoni inclinati, quasi rampe continue, per permettere anche il passaggio di cavalli e di muli, e assai spesso non avevano parapetto. Tale tipo di ponte è rimasto in uso fino al XVIII secolo: un ponte senza parapetto esiste ancora sul rio di S. Felice ed uno a Torcello.

I ponti di pietra sono in genere ad un solo arco, date le misure piuttosto ridotte dei rii che debbono attraversare: vi erano un tempo anche ponti a tre archi (uno era sul rio di S. Lorenzo illustrato in un quadro di Canaletto (uno De Barbari S. Maria del Giglio.jpgdei miracoli della croce)e ne esiste tutt’ora uno sul Canale di Cannaregio a S. Giobbe.

Dalle stampe e dai dipinti che li rappresentano i ponti senza parapetto a uno o a tre archi, mostrano un aspetto assai più leggero ed elegante in confronto a come ora appaiono, appesantiti spesso da muretti o balaustre: in alcuni si nota chiaramente la sovrapposizione del muretto sui gradoni, come su quello sul Rio della Panada.

ponte dei tre archi Cannaregio.jpgPonte della Paglia a Venezia.jpgDiverso è invece l’aspetto del ponte quando esso nasce già con la balaustra, esso acquista allora un tono architettonicamente pregevole, talvolta monumentale. Tra questi, oltre al famosissimo ponte di Rialto, si annoverano il ponte della Paglia , tra i più famosi a Venezia, dove la balaustra a colonnine è una ripetizione dei balconi sui palazzi gotici, il ponte delle Guglie, quello della Canonica ed anche quello della Veneta Marina, sulla riva degli schiavoni, ponte delle guglie.jpgjacopo-de-barbari-plan-of-venice-detail.jpgdone il riparo è costituito da muretti in pietre riquadrati, quasi tanti plutei di antica tradizione.

I ponti di Venezia non sono sempre simmetrici o rigidamente disposti attraverswo il Canale, essi più spesso presentano una disposizione inclinata rispetto al rio o uno sviuppo asimmetrico rispetto alle gradinate: queste si estendono liberamente, anche boforcandosi, Ponte in Rio S. Felice.jpgPontedellaCanonica01.jpgcon gradini spesso incurvati da una sola parte per facilitare i percorsi pedonali nell’imbocco di una fondamenta, di una calle o di un sottoportico.

Tale adattabilità e flessibilità è elemento comune tra i ponti e tutte le costruzioni veneziane. una città che è nata e fiorita in maniera favolosa e magica seguendo l’indirizzo della natura del luogo… come sempre per Venezia, come mai per nessun’altra città al mondo…Venezia è armonia…..il frutto di uma meravigliosa simbiosi che chi la visita o la vive percepisce……..!!!!!

 

 

 

Cartografia veneziana da FràMauro alla sala dello scudo a Palazzo Ducale.

mappamondo d fra Mauro.jpgmappamondo-di-Fra-Mauro-Venezia.jpgLa cartografia a Venezia nacque con il “cosmografo incomparabile”, come era chiamato Frà Mauro e tiene conto in tutto attraverso cinquemila didascalie e delinea con straordinaria accuratezza l’immagine del mondo come era conosciuto dalla sua città, con Gerusalemme al centro, tra il colore ambrato della pergamena , l’azzurro del mare, dei fiumi e dei laghi, l’oro delle scritte più importanti, i cartigli in rosso delle didascalie poste negli intervalli del mare e della terra, in una fittissima trama di disegni di città con alte MAPPAMONDO_DI_FRA_MAURO__06_1_1.jpgmura , di castelli dorati, di templi, di oasi verdi, di montagne in rosa e in azzurro, di regge favolose nello stile del gotico fiorito, con prospettive illusorie che ricordano alcuni deliziosi frammenti di affreschi del Pisanello.(per immergersi in questo mondo basta andare alla Biblioteca Marciana!).

In seguito lo studio delle carte geografiche , dai primitivi portolani ai successivi sviluppi cartografici diffusi dall’arte della stampa, fu tenuto in grande onore a Venezia, punto di convergenza di una così larga rete di viaggiatori mercanti come troviamo nelle famiglie di Marco Polo, dei Sanudo, dei Da Mosto e dei Caboto.

Sala dello scudo 3.jpgSala dello scudo 4.jpgUna grande sala del Palazzo Ducale, la sala dello scudo , era già nei primi decenni del Cinquecento dedicata alle carte geografiche, eseguite da uno dei maggiori cartografi del Rinascimento, Giacomo Gastaldi, con il consiglio e l’esperienza di Giambattista Remusio, che negli stessi anni fu cancelliere della Repubblica, segretario del Senato e prezioso scrittore di storia della navigazione e dei viaggi.

Sala dello scudo.jpgsala-dello-scudo.jpgLa sala dello scudo è ancor oggi decorata da carte geografiche rifatte nel settecento in sostituzione a quelle distrutte, con una decorazione di pittura legata all’arte e alla geografia che tramandano l’antica predilezione di Venezia per la cartografia, base prima per una repubblica marinara per la conoscenza del mare e delle terre allora conosciute.

La fortunata successione delle grndi scoperte sala-scudo-nuova.pngattuata nella seconda metà del quaqttrocento e la prima metà del cinquecento spostano le normali rotte di navigazione , ma già dai primi anni del quattrocento l’attività commerciale aveva avuto un oriuentamento nuovo rispetto al secolo precedente per un largo scambio di ricchezza , dovuto ad un più diffuso benessere e per l’aperta concorrenza con Venezia di altri centri importanti mercantili francesi, catalani, fiamminghi e inglesi, che facevano sentire il loro peso nella diramazione del mercato nternazionale, tanto che la Serenissima dal regime di monopolio di alcune merci dovette passare ad un regime di più sentita rivalità.

sala-scudo-globi.jpgIn questa fase di eccezionale maturazione di avvenimenti e spostamento di equilibrio economico inizia il più lento ed inesorabile declino di Venezia che durerà per più di tre secoli, nell’epoca stessa in cui la città si abbellisce d’arte e diviene uno dei più importanti centri di cultura al mondo.

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