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Cannaregio: un sestiere magico, misterioso, ricco di arte, di esoterismo, di cultura e magia!

1-Casone a Venezia

E’ il sestiere che si trova al margine nord occidentale dal centro della città, anticamente detto Cannaregium o Canalecio: un nome dovuto al terreno ricco di canne su zone acquitrinose e palustri. Le cannelle venivano usate come copertura per imbarcazioni, e per la costruzione dei casoni, abitazioni tipiche lagunari.
Inoltre la località è percorsa dal Canal Regio che all’altezza di San Giobbe si immette nel Canal Grande.
Nell’aspetto idreogologico , mnorfologico lagunare questo canale sembra la prosecuzione del fiume Marzanego il quale unito alla diramazione del fiumicello Oselino si immettono in laguna.

tre-archi-DSCN5922-bis-si-1Palazzo Vendramin Calergivenezia-ghetto-schizzo Venezia_ghettoProvenendo dalla chiesa degli Scalzi e andando in direzione di S. Marco si inoltra la strada di Rio dei Sabbioni, interrato nel 1844 dagli Austriaci, chiamato quindi Rio Terà, si procede in Lista di Spagna chiamata così perchè nel Caccia-al-toro-in-campo-San-Geremia-Domenico-Lovisa-1717-tavola-n.-40-incisore-anonimo1700 in Palazzo Zeno aveva sede l’ambasciata spagnola, arrivando quindi in Campo S. Geremia dove si svolgeva , nel periodo di carnevale, la famosa caccia dei tori.

Ponte dekle GuglieProseguendo oltre si arriva al ponte delle Guglie, così chiamato per gli obelischi che decorano i quattro angoli del ponte che venne realizzato nel 1580 dopo l’abbattimento di uno precedente in legno; appena superato, sulla sinistra , vi è l’ingresso del Ghetto ( una parola derivata da gettata: prima di cedere questa zona agli ebrei esisteva una fonderia). Il nuovo ghetto sorse nel 1500 circa , per poi arrivare al pionte dei tre Archi a San Giobbe.

MPalazzo_Labia_(Venice)_in_Campo_San_Geremiamaddalenamaddalena11a il sestiere è uno dei più ricchi, per quanto riguarda chiese, palazzi, storie, leggende della Serenissima: da Palazzo Labia, alla splendida chiesa ovale della Maddalena, che reca notevoli simboli templari, come Cà Vendramin Calergi, per arrivare addirittura a Campo dei Gesuiti con la splendida chiesa e l’antico ospedale dell’ordine degli ospitalieri, facenti parte anch’essi del medesimo ordine.

mercato di S. Leonardo a VeneziaAnche il mercato di San Leonardo , tutt’ora attivo, è uno dei più antichi di Venezia, e il campiello della Cason (la prima prigione veneziana),per proseguire poi via, via, con altre meraviglia, come la chiesa policroma dei Miracoli, e via, via.:Tante storie affascinanti, tanti palazzi ricchi di significato, tante chiese splendide e ricche di opere di pittori e scultori. Ecco, questo è il sestiere di Cannaregio, questa è Venezia: ammaliante, ricca, opulenta, misteriosa e gioiosa, la nostra Venezia!

La Bragora a Venezia e la sua chiesa: S.Giovanni Battista in bragora

I2068-San_Giovanni_Battista_in_Bragora_Venezian questo luogo (termine esclusivamente veneziano) era ubicata la chiesa della zona che venne col tempo attorniata da un campo(all’epoca i campi di Venezia erano tutti erbosi, spesso destinati a broli, cioè orti) su cui si affacciavano le finestre dei palazzi, e,per alcuni giorni della settimana le bancarelle del San_Giovanni_in_Bragora_Internomercato rionale in cui si affaccendavano i mercanti e gli abitanti, luogo di affari e di incontri.
E in questo senso si può definire l’etimologia del termine bragora, probabilmente dal greco prasio (nome di una piantina che cresce nei terreni incolti) e agorà (piazza, luogo d’incontro, mercato in senso lato), oppure dalla definizione di “bragolare” (pescare) o andare al mercato, fare affari, o “branciar” (rivolgersi ai Bragheri, sempre nel senso ddi mercato).
Di questa Bragora rimane una zona di Castello dove sorge la famosa chiesa di S. Giovanni Battista in Bragora;
Questo splendido luogo sacro venne fondato dal Vescovo di Oderzo, San Magno quando questi si riparò in laguna nel 639 a causa dell’invasione longobarda; si dice che gli apparve in sogno S. Giovanni Battisdta che gli diede l’incarico di costruire otto chiese, indicando il luogo della edificazione della chiesa a sè stesso dedicata e quello della chiesa da suo padre Zaccaria.
I120px-Bartolomeo_vivarini,_madonna_col_bambino_e_santi,_147827_fonte_battesimale_bragoran effetti la costruzione avvenne nell’829 circa: il primo documento che ne attesta l’esistenza è un atto di donazione del 1178 circa in cui appare come notaio il prete Andrea Martinaci, parroco di S. Giovanni Battista in Bragora.
Baptism_of_Christ_by_Cima_da_ConeglianoNotevoli le opere d’arte che impreziosiscono questa deliziosa chiesa: famosa la Pala d’altare, una delle più antiche di Alvise_Vivarini,_Madonna_col_Bambino,_1485-90San_Giovanni_in_Bragora_InternoVenezia di Cima da Conegliano raffigurante il Battesimo di Cristo., il fonte Battesimale e S. Elena e Costantino ai lati della Croce, sempre di Cima da Conegliano.
Come tutte le chiese veneziane anche questa è splendida e sontuosa, ma anche raccolta e ricca di suggestioni che donano emozioni forti ed incanti come la città che le ha erette e create.   San_Giovanni_in_Bragora_-_Vivaldi_font Alvise_Vivarini,_Madonna_col_Bambino,_1485-90

 

Venezia: la città portuale europea più importante del Rinascimento!

veduta venezia jacopo de barbariISOLE DELLA LAGUNA DEL BordoneLA repubblica del 1500 si presenta, agli inizi dell’epoca moderna, con la città ed un territtorio già completamente organizzati e definiti in tutti i suoi aspetti essenziali che sono quelli fissati da due fondamentali documenti grafici, la veduta di Jacopo de Barbari  del 1500 e la pianta della laguna di Benedetto Bordone del 1528.,

jacopo-de-barbari-plan-of-venice-detailCiò che fece Venezia fu essenzialmente un’opera di abbellimento formale e di autocelebrazione attraverso l’opera di alcuni famosi architetti, Sammicheli (difese a mare), Sansovino ( Piazza S. Marco) Palladio e Longhena ( Bacino di S.Marco), lavori di grande significato che però non potevano nascondere la crisi politica, economica e sociale dello stato, proprio quando la Serenissima si trovava a fronteggiare il più grave pericolo ambientale della sua storia: l’interramento della laguna causato dai fiumi, che pregiudicava la sua funzione  vitale, cioè quella portuale.

barbari-with-st-mark_lde barbari 1Venezia è una città nata , più che sull’acqua, nell’acqua, una città anfibia , sorta con una precisa vocazione portuale.La sua maggior arteria, il Canal Grande, costituiva la zona dei “docks”, dove gli edifici, le case fontego . erano costruzioni ad uso commerciale , per lo scarico ed il magazzinaggio delle merci, oltre che residenzale.

de barbari 4L’unico pomte sul Canal Grande, quello di Rialto, fu fino alla fine del cinquecento un ponte levatoio; si può infatti datare dalla costruzione dell’attuale ponte in pietra (1588-91)la fine della funzione portuale di questo canale interno.

I suoi tre grandi centri urbani , S. Marco, Rialto e Arsenale erano pure centri portuali con precise funzioni in questo senso; ma in effetti tutta la città , specialmente la zona periferica in contatto con la laguna, aveva questa particolare funzione, si trattasse di rive, pontili, squeri, magazzini ospedali o fortificazioni.

de barbarui Squero della GiudeccaSotto questo aspetto la pianta prospettica del De Barbari rappresenta una preziosa fonte di informazoni: pontili di varia grandezza appaioni chiaramente segnalati sulla riva degli Schiavoni e lungo il canale della Giudecca, presso i magazzini del Sale, S. Agnese, i Gesuati e soprattutto sulla punta di S. Marta. E fasci di legname galleggiante appaiono nei pressi di SS. Giovanni e Paolo.

De-Barbari-001-e1363276321763-300x229Questo legname proveniva dal Cadore, attraverso il fiume Piave e la laguna nord, essendo questa la zona che costituiva il punto di arrivo dei percorsi fluviali da Trevigiano e dal nord. Gli squeri, per la costruzione delle barche e delle navi sono rappresentati con particolare evidenza all’interno delle mura dell’Arsenale, a S. Moisè, sul Canal Grande, a S. Gregorio, e nelle zone di S. Agnese sul Canale della Giudecca e infine, sul versante nord dietro S. Lucia.

Di grande importanza sono i magazzini. Edifici di questo tipo e di notevole imponenza appaiono oltre che nella xilografia del De Barbari (i granai di Terranova e S. Marco, i magazzini della dogana e del Sale), in una bella veduta prospettica secentesca, quella dell’Alberti del 1686, che mostra due edifici ai lati del rio dell’Arsenale indicati rispettivamente come ” Casa dei forni e del biscotto pubblico” e “magazzini pubblici”, questi ultimi formano una costruzione simile in grandezza a quella delo Palazzo ducale.

A rendere ancor più porto internazionale Venezia, ci sono, nella pianta del De Barbari “l’Ospedale dei Marinai”, ed i tre punti fortificati della città resi evidenti dalle grandi mura merlate attorno all’Arsenale, alla Punta della Dogana e sulla estremità  est della Giusecca , che costituiva l’entrata in città giungendo dai porti di Malamocco e di Chioggia.

Centro nevralgico dei commerci dall’0riente all’europa  la Serenissima era il fulcro più importante per la cultura, il commercio e la diplomazia di tutta Europa! Merito questo di commercianti, mercanti , armatori ed artigiani veneziani , gente dalla mentalità aperta alle altre diverse culture, e città accogliente e curiosa!

Le vere da pozzo a Venezia, straordinario sistema idrico e ornamento della Serenissima!

Pizzocchere 5Nella società veneziana i “tagliapiera” erano assolutamente stimati, la corporazione infatti fu alla base della massoneria veneziana, e le loro opere rimassero “scolpite” nella città. Le prime , grandi espressioni dei taiapiera furono le vere da pozzo: nel giro di alcuni secoli queste raggiunsero il numero di seimila.

vera 1La quantità di questre opere era legata ai pozzi che dovevano assicurare ad una città creata sull’acqua l’approvigionamento di acqua dolce, specialmente quella piovana per soddisfare le necessità dei cittadini. Marin Sanudo notava che Venezia “è in acqua ma senza acqua”. Le sole aree dove erano presenti delle richhe vene di acqua dolce erano i lidi.  Ed è molto probabile che proprio la scoperta di questi pozzi naturali, formatisi dall’accumularsi dell’acqua piovana infiltrata e depuratA dalla sabbia abbia in un certo senso influenzato l’ingegneria costruttiva delle cisterne cittadine dato che, solo a Venezia, si usarono strati di sabbia per filtrare e rendere potabile l’acqua piovana.

L’acqua meteorica , convogliata dai tetti o da apposite piattaforme ingegnosamente costruite nei pozzi profondi, scavati nel terreno, dopo aver attraversato strati di ghiaia e di sabbia, si raccoiglieva nei pozzi stessi, dove si manteneva pura e fresca.

Era tale l’importanza della perfetta costruzione dei pozzi, che era affidatas ad una ristretta connfraternita detta dei Pozzeri, affiliata all’arte dei muratori.Gli iscritti si tramandavano il mestiere di padre in figlio e avevano l’obbligo di lavorare esclusivamente per i pozzi”all’uso di Venezia”.

Inoltre ben tre magistrature avevano competenza sui pozzi pubblici: i Provveditori di Comune, che sovraintendevano alla costruzione ed alla manutenziine dei pozzi, il Magistrato alle acque che aveva il compito di sorvegliare la Seriola, un canale artificiale del Brenta cui si risaliva con le barche per prelevare l’acqua durante i periodi di siccità,  e il Magistrato alla Sanità che comprava l’acqua da coloro che la trasportavano. Inoltre i capi contrada avevano in custodia
le chiavi delle cisterne e, al segnale della “campana dei pozzi” le aprivano al pubblico uso una, due volte al giorno.

vera 2vera di Palazzo ducalePer le vere da pozzo vennero usati capitelli ricavati dalle rovine di Altino, Jesolo, Concordia Sagittaria, fusti di colonne, e urne funerarie. In seguito venne usata la pietra d’Istria e calcare veronese. Fra le vere da pozzo rarissimi sono gli esemplari “firmati”: in realtà solo due, le vere in bronzo nel cortile di Palazzo Ducale, datate la metà del XVI secolo , una di Alfonso Alberghetti, l’altra di Nicolò da Conti. A queste si può aggiungere quella vera 3della Cà d’Oro, sicuramente realizzata dallo scultore Bartolomeo Bon.

vera 12vera 17l pozzo, nato dai bisogni essenziali di una comunità,  era strettamente legato alla sua vita: esso poteva essere situato nel chiuso di ambienti privati, come la cucina, centro intimo della vita familiare, oppure nelle corti private, aree di filtro tra interno ed esterno, dove si continuava a sviluppava l’attività di vera 7casa in osmosi con quella cittadina, nei chiostri . ad uso delle comunità religiose, che in alcuni anni erano obbligate dalla legge  della Repubblica ad estendere in determinate ore del giorno , l’uso del pozzo anche alla popolazione, e infine nei campi o nei campielli, dove il pozzo era beneficio comune.

vera 5Il pozzo a Venezia era quindi un bene comune e contemporaneamente uno splendido arredo di una città, di una Repubblica che ha fatto delle proprie difficoltà un ulteriore elemento per renderla sempre più unica e speciale !.

Venezia: il sottoportego della pietra rossa e della Madonna della Peste.

sottoportico-corte-novaA Venezia, città magica, esoterica ma anche solidamente pragmatica c’è un sottoportico , “sottoportego della Corte nova” , tra corte Nova e Calle Zorzi, che racchiude nella sua storia tutto ciò che è enigmatico, strano e da raccontare comunque a tutte quelle persone che non conoscono la strana storia della pietra rossa.calle zorzi

il sottoportego della pietra rossala pietra rossaNel 1630 una pia donna, quasi mistica, di nome Giovanna, abitante nel Sestiere di Castello , ebbe la visione della Madonna che le raccomandò, per vincere la peste, di dipingere un quadro rappresentante la Sua immagine e quelle dei santi Rocco, Sebastiano e Giustina, e di esporre questo quadro appeso alla parete del sottoportego della Corte Nova. E così fecero gli abitanti del sestiere, informati dalla mistica, che decorarono il sottoportico con il quadro richiesto dalla “Madonna” e , di fronte un altra rappresentazione della Vergine.

capitello-corte-novaE infatti il sestiere e specificatamente la zona legata a queste immagini rimasero indenni dal terribile morbo, che all’improvviso si dileguò, così come sparì il quadri miracoloso, ma a terra, tra i masegni ne rimase uno di colore rosso,
dove, a voce di popolo , la peste, per volere della Vergine, era sprofondata , lasciando finalmente sana la Serenissima.

la pietra rossaDa allora i veneziani che camminano nel  sottoportego si guardano bene dal calpestare quel masegno rosso temendo di portare con se sfortuna o disgrazie…tra religione , fede e superstizione, ma comunque sia, meglio non sfidare la sorte!!!!

Venezia e il suo straordinario ruolo nel rinascimento della musica europea!

angeli musicantiartistiNel cinquecento si sviluppa il grande e importante rinascimento veneziano: al Teatro, che assieme alla pittura e scultura sono famosi in tutta Europa, si aggiunge la musica.
Questa è forse l’arte più complementare a questa città, come dice G. Fiocco: l’immagine di Giorgione suonatore di liuto nei concerti campestri e delle Veneri di Tiziano accanto alle melodie dell’organo restano emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia.

Il legame del teatro e la musica nella comnposizione unitaria del melodramma costituisce la sintesi di due aspetti determinanti di tutto lo sviluppo del rinascimento a Venezia: le arti figurative, la scenografia e la letteratura fatta roprattutto di immagini e di sentimenti , si trasformano per incanto in una unità suprema , inafferrabile e aerea nella musica, nella tendenza a trasfigurare la passione nella esaltazione lirica più sognante che realistica, nella declamazione che si abbandona con piacere all’onda del sentimento.

La musica a Venezia aveva trovato il suo prezioso centro spiriturale tra le volte dorate della Baslica di S. Marco , li dove la l’espessione musicale acquista nella scuola marciana per la musica strimentale e per la creazione di un nuovo genere tanto fortunaato a Venezia quale il melodramma.

Angelo musicante 4La presenza frequentatissima di angeli musicanti nella pittura veneziana su tavola e ad affresco del trecentoi e del quattrocento proviene dalla costante rappresentazione della mjusica in quest’epoca: essa viene intesa con un sorriso soave di magia e quindi per la sua dolcezza trasferita agli angeli come qualcosa che non appartiene alla sfera terrestre, ma la sfora appena e ha il potere di dare un’immagine di quella celeste.

Contesa tra le muse e le PieridiQuando la musica è investita dalla forza del pensiero umanistico, alla fine del quattrocento, si avverte il trapasso anche in pittura, !S. Agostino nello Studio”nella scuola di S. Giorgio degli Schiavoni , eseguito dal Carpaccio nel 1502 è circondato da preziosi codici miniati , dalle statue rinascimentali e gli innumerevoli oggetti cche denuncianho la disposizione della mente alla ricerca umanistica, quali sintomi nitidi, ed ha ai suoi piedi due partiture musicali, di cui uno di carattere sacro, e quella a carattere profano,

La presenza dei senatori di liuto, lo strumento prediletto de cinquecento o di altri strumenti di concerto in soggetti profanui di Giorgione, Tiziano e dei maggiori pittori veneziani.Basilica di S. MJarco a Venezia

Angelo musicante 1artistiNel cinquecento si sviluppa il grande e importante rinascimento veneziano: al Teatro, che assieme alla pittura e scultura sono famosi in tutta Europa, si aggiunge la musica.
Questa è forse l’arte più complementare a questa città, come dice G. Fiocco: l’immagine di Giorgione suonatore di liuto nei concerti campestri e delle Veneri di Tiziano accanto alle melodie dell’organo restano emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia.

angeli musicante 7Il legame del teatro e la musica nella comnposizione unitaria del melodramma costituisce la sintesi di due aspetti determinanti di tutto lo sviluppo del rinascimento a Venezia: le arti figurative, la scenografia e la letteratura fatta roprattutto di immagini e di sentimenti , si trasformano per incanto in una unità suprema , inafferrabile e aerea nella musica, nella tendenza a trasfigurare la passione nella esaltazione lirica più sognante che realistica, nella declamazione che si abbandona con piacere all’onda del sentimento.

angelo musicante 2La musica a Venezia aveva trovato il suo prezioso centro spiriturale tra le volte dorate della Baslica di S. Marco , li dove la l’espessione musicale acquista nella scuola marciana per la musica strimentale e per la creazione di un nuovo genere tanto fortunaato a Venezia quale il melodramma.

La presenza frequentatissima di angeli musicanti nella pittura veneziana su tavola e ad affresco del trecentoi e del quattrocento proviene dalla costante rappresentazione della mjusica in quest’epoca: essa viene intesa con un sorriso soave di magia e quindi per la sua dolcezza trasferita agli angeli come qualcosa che non appartiene alla sfera terrestre, ma la sfora appena e ha il potere di dare un’immagine di quella celeste.

Vittore_carpaccio,_visione_di_sant'agostino_01Quando la musica è investita dalla forza del pensiero umanistico, alla fine del quattrocento, si avverte il trapasso anche in pittura, !S. Agostino nello Studio”nella scuola di S. Giorgio degli Schiavoni , eseguito dal Carpaccio nel 1502 è circondato da preziosi codici miniati , dalle statue rinascimentali e gli innumerevoli oggetti cche denuncianho la disposizione della mente alla ricerca umanistica, quali sintomi nitidi, ed ha ai suoi piedi due partiture musicali, di cui uno di carattere sacro, e quella a carattere profano,

Angelo musicante 3La presenza dei senatori di liuto, lo strumento prediletto de cinquecento o di altri strumenti di concerto in soggetti profanui di Giorgione, Tiziano e dei maggiori pittori veneziani.

L’epifania a Venezia: lo straordinario omaggio dei Magi alla Sacra Famiglia!

befana-casarisvegliL’epifania a Venezia ha tutta una sua manifestazione, diversa dalla terraferma, per svariati motivi. Nella città lagunare il significato è prettamente legato ai magi, e anche all’antica leggnda popolare che narra la storia di una vecchina che, interpellata dai tre magnifici e potenti re sulla strada da percorrere per raggiungere la sacra grotta si intimorì, e non ebbe il coraggio di seguirli per adorare il bimbo divino.

Dispiaciuta della decisione presa, le vecchina pensò bene di preparare dolciumi e portarli in tutte le case dove c’erano bambini, sperando così di trovare tra questi anche Gesù.

falòMa l’origine di questa festa è, come spesso accade, legata ai riti pagani compiuti per propriziare nelle zone agricole dei buoni raccolti: il significato di Epifania riguarda le manifestazioni della divinità, ed in questo caso si riferiscono al periodo che va da Natale al 6 gennaio: dodici notti e la sera dell’epifania è proprio la dodicesima notte: in questa notte, attraverso i “pan e vin” in veneto, o i falò nelle altre regioni si brucia la vecchia: la vecchia annata, il vecchio raccolto, per propiziare attraverso la purificazione del fuoco la nuova annata di raccolti ancor più opulenti e rassicuranti.

inizio-sfilata-re-magiDalla tradizione cristiana la Serenissima volle ricordare la visita dei Magi alla Sacra sfilata-re-magiFamiglia, e per questo motivo il meraviglioso orologio della torre , alle dodici in punto del 6 gennaio ( la seconda manifestazione avviene all’Ascensione) si anima della apparazione di un angelo seguito dai tre potenti e saggi re !!!!! è una scena da vedersi, da godersi, splendida ed emozionanate.

Epifania_bigNel pomeriggio i festeggiamenti cointinuano coin la regata derlle befane ( i gondolieri sono regata-befanatravestiti da vecchiette) e le barche in gare sono seguite da altre barche don i vogatori vestiti da Babbi Natale e da splendide e giovani befane.

Splendide immagini per la gioia di grandi e piccini e….Buona epifania a tutti!!!!!

I bucintoro di Venezia, simboli di potenza e unione con il mare: Meravigliosa Serenissima!

Il bucintoro era l’immagine del potere di Venezia e del suo Doge: un naviglio per cui la Serenissima non lesinava denari, per renderlo sempre più ricco, opulento e maestoso. Il suo uso era limitato alle grandi cerimonie veneziane, specialmente il giorno della sensa (l’Ascensione) in cui veniva consumata la cerimonia così intima, così forte e così unica dello sposalizio del mare, il momento in cui la Repubblica rendeva grazie all’Adriatico per le opportunità che questo mare le creava, e il Doge , accompagnato dagli unici rematori che avevano questo privilegio, per cui gli arsenalotti, donava alle acque di quel mare un prezioso anello, per sancire ogni anno l’unione di Venezia con la sua laguna e con il suo mare.

bucintoro 3Il nome del naviglio “bucintoro” trae origine dal greco “bou”, grandezza, e Kèntauros, centauro , la cui statua ornata e decorata arricchiva la poppa, e trae nome da uno dei vascelli di Enea.

bucintoro 1Il vascello venne costruito per motivi di prestigio internazionale perchè la Serenissima volle dare al suo capo supremo un’imbarcazione che potesse rappresentare tutta la potenza e la ricchezza dello Stato. Veniva conservato in §Arsenale, dove aveva uno spazio tutto suo, e la sua costruzione, rara ( poichè ben pochi bucintoro vennero costruiti) veniva affidata ai marangoni e ai maestri d’Ascia dell’Arsenale, il meglio del meglio.

sposalizio1La prima notizia del bucintoro si ebbe nel 1177, e nei secoli si ebbero notizie di nuovi vascelli, sempre più grandi e sfarzosi, e molto longevi: un secondo buciuntoro venne costruito nel 1250, un altro nel 1312, e nel 1526, proprio il giorno dell’Ascensione venne inaugurato un altro naviglio, sempre più ricco, sontuoso e decorato.

bucintoro 5Riguardo i due ultimi Bucintoro si hanno dei particolari precisi: agli inizi del 600 , visto che quello in uso era ormai in cattive condizioni, il Senato decise di finanziare la costruzione di uno nuovo che venne a costare 70.000 ducati, cifra altissima per quell’epoca>: esso venne inaugurato il 10 maggio 1606 accompagnando il Doge Leonardo Donà nella sua prima andata a S. Nicolò del Lido, per la festa delle Marie; in quel caso venne decorato con cavallucci marini , sirene, colonne dorate attorcigliate e delfini per sostenere i loggiati, mostri marini in prua: tutto ricoperto di dorature in oro zecchino.

Bucintoro 7Invecchiato questo naviglio ecco l’ultimo bucintoro, anche per le misure e la magnificenza: era lungo 34 ., largo 7,30 completamente coperto con foglie di oro zecchino e manovrato da 168 vogatori, quattro per remo, con circa quaranta marinai di equipaggio ed era comandato dall’Ammiraglio dell’ Arsenale.

bucintoroPurtroppo con l’avvento di Napoleone a _Venezia le orde francesi distrussdero questo capolavoro, bruciandone buona parte, e lo scafo venne utilizzato come batteria galleggiante con il nome di HydrA  e posto a guardia del porto dle Lido. Venne poi definitivamente demolito nel 1824 nell’arsenale. Di tutto ciò è rimasta solo la vela dorata con il simbolo di S. Marco, conservata al Museo Correr.

bucintoro 1

I Madoneri di Rialto e l’evoluzione di El Greco a Venezia nello scrigno dorato di S. Giorgio dei Greci!i

chiesa di S. Giorgio dei Greci 2Venezia, crocevia di diverse etnie, ha avuto la fortuna ed il pregio di assimilare le culture che mano a mano andavano insediandosi, apportando ancor più libertà mentale e moltepilici religioni e capacità di confronto culturale e religioso appunto.

Chiesa di S.giorgio dei Greci 1Una delle etnie più importanti fu quella dei Greci, i quali ebbero il permesso nel 400 di erigere una Schola ed una chiesa ortodossa (tutt’ora tale): attorno a queste istituzioni sorsero i vari edifici della comunità, come abitazioni, scuole di devozioni, un ospedale, l’archivio , l’università ed il cimitero presso le absidi della chiesa.

Tutto il complesso si estese in una zona tra il rio detto appunto “dei Greci” e il rio della Pietà, con una toponomastica riferita costantemente alla nazionalità degli abitanti; ponte, salizzada, calle, ramo primo e secondo detti sempre dei Greci.

Scuola di S. Nicolkò dei GreciNella parte interna gli edifici di abitazione si addensavano alti e compatti, quasi come nel Ghetto ebraico.Quindi venne eretta la chiesa dedicata a S. Giorgio, i lavori vennero iniziati nel 1539 su progetto di Sante Lombardo e continuata da G.A. Chiona, e venne consacrata nel 1561, seguita dalla costruzione della cupola nel 1571.

2 s. nicoloL’interno è a una sola navata ma aninmata da un matroneo sopra la porta d’ingresso, dalle tre cappelle sul fondo e dall’inconsueta presenza dell’iconostasi caratteristica del rito ortodosso. Tra la ricca decorazione e le numerose opere d’arte greca è conservata un’antica icona del Cristo Pantacroce (inizi del XIV secolo) trasportata a Venezia poco prima della caduta dell’impero bizantino (1453).

chiesa di S. Nicolo 3Sull’angolo meridionale del sagrato sorge il campanile pendente, costruito nel 1587-92 da Palazzo FlanginiSimone Sorella: verso l’ingresso del recinto si trovano due importanti costruzioni del Longhena Palazzo Flangini Finieseguite nel 1678: la Scuola di S. Nicolò ed il Collegio Flangini.

Cristo pantacroce 1E qui sono esposte numerose opere di artisti originari dell’isola di Creta giunti a Venezia nel XV secolo e che dettero L'incoronazione della Madonnavita, fino al XVIII secolo alla cosiddetta “Scuola Veneto Cretese”: essi erano conosciuti come i “Madoneri di Rialto”perchè li avevano le loro botteghe; nella loro pittura la tradizione bizantina viene temperata proprio da caratteri propri dell’arte veneta: i madoneri rappresentano quindi un inserimentio stabile dell’ambiente veneziano di individualità straniere portatrici di un filone diverso dall’arte locale.

El_grecoE a questo ambiente appartenne pure, per qualche tempo Domenikos Theotocopolous (1541-1614) detto El I madonneri di rialtoGreco, che, giunto a Venezia attorno al 1565, sotto l’influenza di Tiziano, Veronese, Tintoretto e Bassano trasformò completamente il suo stile ancora legato alla pittura bizantina , e così , beneficamente “contaminato”da questi maestri, così sopraffini e moderni , si trasferì in Spagna verso il 1576.Ma molto inportante fu, d’altra parte, la presenza della cultura greca per tutto lo sviluppo dell’umanesimo e del Rinascimento Veneziano.

I3 s. nicolol contatto della cultura greca e di quella veneziana dette i suoi favolosi frutti che resero Venezia, i suoi artisti e le sue opere d’arte la cultura dominante in un’Europa che la considerava come un faro di libertà anche di espressione e di idee, centro dell’editoria e del libero pensiero: la Serenissima come esempio di anelito verso una unione di etnie, culture e fruttuoso scambio di informazioni, idee e pensieri!

 

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