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Nov 20, 2013 - Architettura, Arte    No Comments

Le isole realtine e lo sviluppo di Venezia

Rialto di de BarbariLe “isole realtine” furono, seguendo la tradizione, il primo nucleo abitato del complesso residenziale che divenne in seguito la città di Venezia. Se per isole realtine si intende un origine tutto l’insieme dell’asrcipelago posto al centro della laguna, è indubbio che proprio attorno all’attuale Rialto siano avvenuti i primi stanziamenti di popolazioni lagunari.

Riva del vin 1Il luogo si trovava proprio al centro dell’arcipelago, in posizione protetta sia dalle burrasche sia dalle eventuali escursioni nemiche. Nel contempo la laguna aperta e le varie isole erano facilmente raggiungibili attraverso il “Largo Canal” (Canal grande)  per esercitarvi la pesca, le coltivazioni, la caccia etc.

Ruga vecchiaUna riprova che Rialto fu uno dei più antichi centri abitati è data dalla forma degli isolati ancora esistenti tra Ruga Vecchia e Riva del Vin, e tra Ruga degli Speziali  e la Pescheria: gli isolati sono di forma molto allungata , divisi da strette calli e disposti a “pettine””, cioè ortogonalmente rispetto ad un percorso principale..

Cà BarzizzaAnche se per poche tracce rimangono in loco, dopo l’incendio del 1513 , si sa che i mercati esistevano in Rialto ; secondo la tradizione vennero fondati nel 1097. Tutto intorno invece si conservano ragguardevoli esempi di architetture due-trecentesche veneto-bizantine. Cà Barzizza e Cà Businello , ad esempio, facevano parte di quella “palazzata” che si svolgeva da Rialto lungo la Riva sud del Canal Grande  e che si vede ben rappresentata dalla pianta del Dè Barbari; sulla Riva opposta si trovano Cà Farsetti e Cà Loredan e, oltre al ponte, Cà da Mosto e Calle del Remer.

Cà FarsettiUn così cospicuo assieme di edifici di tono elevato e con destinazione non solo residenziale ma anche portuale (sappiamo che erano quasi tutte case-fontego) ben giustificava nel suo centro topografico (Rialto)una zona d’affari.

Campo beccaria a VeneziaAlcune tracce medievali esistono ancora: le finestre già della casa dei Querini in campo delle Beccarie con al centro del campo la piccola vera da pozzo, le case dei Ziani verso la Pescaria, il Campanile di S. PescheriaGiovanni Elemosinario. Ma è soprattutto la chiesetta di S. Giacomo, fondata nel V secolo e secondo tradizione la più antica di Venezia che convalida l’esistenza aa Rialto di un centro di nevralgica esistenza fin dai primi tempi della formazione della città.

La loggetta del Sansovino: centro topografico e quintessenza dei valori simbolici di Venezia!

piazza S. Marco.pngPiazza_San_Marco.jpgPiazza San Marco a Venezia è così conosciuta e famosa in tutto il mondo, come un grande quadro del Canaletto, con l’equilibrio perfetto tra il Palazzo Ducale, quasi a significare che l’importanza dello Stato primeggia sulla sacralità della Basilica di San Marco, che appare, come edificio, quasi un completamento del Palazzo dei dogi
ma che rappresenta allo stato stesso il Palazzo_Ducale.JPGbasilica di s. Marco.jpgsentimento religioso attraverso il quale tutti i cittadini debbono sentirsi legati tra loro, edifici attorniati dal paravento delle Procuratie, che abbracciano questa immagine di insieme, e che occludono la vista della città e dei suoi edifici privati , sempre a dimostrare che l’amministrazione dei beni pubblici deve essere anteposta ai beni privati.

L’unico elemento discostante da questo tipo di logica, ecco la Loggetta del loggetta Canaletto.jpgloggetta del Sansovino.jpgSansovino! Questo edificio, molto piccolo rispetto alle dimensioni degli altri, posta sotto al Campanile, rappresenta il carattere celebrativo della nuova sistemazione del centro di S. Marco data dal Sansovino. Costruita dal 1537 al 1549 in sostituzione di una loggia o “Ridotto dei Nobili” nel 1569 venne adibita a posto di guardia degli Arsenalotti durante le sedute del Maggior Consiglio; ma più che una funzione pratica la Loggetta assunse un preciso ruolo celebrativo.

loggetta7.pngloggetta2.jpgGià la sua stessa configurazione architettonica, chiaramente derivata dagli archi di trionfo romani (vedi gli archi di -settimio Severo e Costantino a Roma) indica la  particolare destinazione ; soprattutto il significato allegorico delle numerose decorazioni plastiche che ornano e riempiono all’esterno ogni vuoto dell’architettura, tutte derivate dalla mitologia classica secondo un programma dettato dal Procuratore Vettore Grimani, fa della loggetta una costruzione di evidente valore simbolico “ideologia pura” la definisce il Tafuri,

La posizione della Loggetta, così sporgente , quasi isolata e leggermente sopraelevata, ben si prestava all’uso di corpo di guardia, che dovesse sorvegliare contemporaneamente il Palazzo Ducale e tutto lo spazio circostante: da essa infatti e dalla sua terrazza, aggiunta nel 1600 si potevano tenere d’occhio la Piazza, la Piazzetta, il Molo, l’ingresso al Palazzo dalla porta della Carta; si potevano sorvegliare inoltre le due principali direttrici di accesso alla Piazza da sotto la Torre dell’orologio, e dai portici delle procuratie nuove, un vero punto strategico ottimamente scelto.

procuratie.jpgLa posizione fu felicemente determinata anche per disporvi l’apparato architettonico figurativo bene in vista, infatti la Loggetta è visibile da ogni punto di S. Marco sia per chi giunge dalla Laguna, sia per chi viene dall’interno della città, come per chi si affaccia dai numerosi loggiati che l’attorniano: è veramente una costruzione fatta per essere notata ed ammirata.

L’edificio è quindi non solo il centro topografico di tutto l’assetto urbanistico della zona, ma costituisce anche la quintessenza dei valori simbolici espressi dai vari edifici che la circondano, valori tutti rivolti all’unico fine di magnificare la grandezza e la potenza dello Stato Veneziano.

Il poliedrico e geniale Benedetto Marcello, veneziano!

benedetto_marcello.jpgFrancesco_Gasparini,_compositor.pngBenedetto Marcello nacque da una famiglia patrizia veneziana in un palazzo sul Canal Grande, a S. Marcuola il 24 luglio 1686, il padre Agostino, amante del violino, e Paola Cappello, cultrice di lettere e disegno e la cui famiglia era proprietaria del Teatro S. Angelo.

Il piccolo Benedetto compì studi letterari, per poi dedicarsi alle dottrine storiche, come attestano i suoi scritti anche in versi, mentre era inizialmente restio all’apprendimento della musica. Ma sotto la guida di Francesco Gasparini (insegnante presso la Pietà) e Antonio Lotti cambiò idea e a diciassette anni approfondì la composizione e la cembalistica.

Giovanni Pierluigi da Palestrina.jpgGiovanni_Legrenzi.jpgTeoricamentte si rifece agli scritti di Giuseppe Zarlino.Suoi modelli furono Giovanni Pierluigi da Pelestrina, Carlo Gesualdo, Claudio Monteverdi, Girolamo Frescobaldi, Giovanni Legrenzi. Nel frattempo partecipava alla vita artistica della città, in particolare come uditore e autore alle Accademie, presso il Casin dei Nobili, alle fondamente nuove.

Divenne quindi cicisbeo di una gentildonna e in quel frangente insegnò canto ad una protetta di lei, Faustina Bordoni, divenuta poi famosa teatrante. Nel 1717, a 31 anni, dette alle stampe le “Canzoni Madrigalesche ed arie da camera a due, a tre, a quattro voci, e l’anno seguente i sonetti. Verso il 1721 pubblico la clamorosa satira “Teatro alla moda”.

Dall’incontro con il musicista e linguista G.A. Giustiniani scaturì la decisione di intonare e parafrasare la traduzione di alcuni salmi. Dopo un gruppo di cinque, che piacquero molto, ne compose altri 45, curandone personalmente l’esecuzione nel Salone della Cavallerizza e sorvegliandone l’edizione integrale intitolata Estro poetico armonico a 1, 2 ,3 e 4 voci, completata in otto volumi tra il 1724 e il 1727.

Casin dei nobili.jpgUna singolarità nella composizione di parecchi salmi è la scelta di cantilene ebraiche quali perni della polivocalità, esprimendo così la natura della ecumenicità di Venezia che traeva da tutti i popoli e da tutte le religioni elementi di rinnovamento, espressione e cultura.

Nella sua vita prettamente sociale il Marcello svolse l’attività di avvocato nel 1707, ed entrò nel Maggior Consiglio. Ebbe l’onore anche di altri, numerosi incarichi ufficiali; Ufficiale della Messeta (1711), giudice dell’Esaminador(1714), ufficiale della Ternana vecchia (1715), membro della Quarantia Civil (1717), provveditore a Pola (1733) Ufficiale alla Giustizia vecchia (1735), Camerlengo a Brescia, dove morì il 24 Luglio del 1739.

Conservatorio 1.jpgconservatorio.pngE a Benedetto Marcello venne intitolato il famoso e importantissimo Conservatorio Veneziano, con sede a Palazzo Pisani       in Campo S. Stefano. Tra i tanti musicisti che tanto lustro hanno dato a questa meravigliosa città forse non è stato il più insigne o il più ispirato, ma , si sa, fra tante gemme che hanno illuminato la musica dal cinquecento in poi diventa un punto di unione , un elemento rappresentativo destinato a ricordare i musicisti e la musica di Venezia.
 

 

 

Venezia del 1300:tra Arsenale e Castello il modernissimo concetto di “zonizzazione”!

arsenale.pngIl sestiere di Castello, uno dei più antichi di Venezia, divenne, dopo la costruzione dell’Arsenale, una sua estensione. Alle officine dell’arsenale si aggiunsero le zone urbanistiche, necessarie per gli alloggi e le necessità di vita comune degli arsenalotti e di tutti gli artigiani che svolgevano il proprio lavoro per la costruzione delle armate navali e delle flotte mercantili della Serenissima, cuore vero della Repubblica Veneziana e sua ragione di vita.

Marinare3zza.pngMarinarezza a Castello.jpgComplessi edilizi notevoli furono quelli relativi alle case della ” Marinarezza” di cui ho già parlato, di S. Anna, a S. Martino e a S. Domenico di S. §Annna.pngS. Martino a Castello.pngRio della Tana.pngvia Garibaldi a Castello.jpgCastello, e tra il rio della Tana e via Garibaldi.

Alcune denominazioni toponomastiche, tutt’ora esistenti, ricordano le caratterizzazioni sociali ed economiche di certe località in qualche modo legagte all’Arsenale, o per la qualificazioni diu chi lavorava all’interno, o per le attività collaterali che venivano svolte fuori.

Troviamo ad esempio: Calle dei Bombardieri, Sottoportego e Calle dei Corazzieri, Calle della Pegola (della Pece) Calle e Rio del Piombo, Campiello e Calle delle Ancore, Calle e Ponte dei Scudi, Calle delle Vele.

E’ indubbio che tutto il sestiere di Castello , perlomeno fino al Rio della Pietà, divenne poco per volta un’espansione urbanistica dell’Arsenale, poichè da calle dei Corazzieri.jpgCalle del Piombo.jpgquesta il sestiere traeva direttamente o indirettamente le ragioni economiche di vita. L’Arsenale a sua volta non avrebbe potuto funzionare come entità completamente isolata, essa doveva necessariamente appoggiarsi a tutto uno spazio urbano circostante con uno scambio ed un appoggio reciproci.

Si venne pertanto ad attuare progressivamente una sorta di specializzazione in una estesa campiello derlle Ancore.jpgzona della città;  si realizzò cioè, anche in questo caso con un anticipo di secoli il moderno concetto urbanistico della “zonizzazione”. Tale concetto, riferito a zone industriali ben definite nell’ambito della intera orgnizzazione urbanistica, e non fu limitato all’Arsenale per Venezia, ma venne esteso anche per l’industria del vetro, che, ritenuta pericolosa a causa degli incendi che poteva procurare, venne spostata nel 1291 nell’isola di Murano.

Ancora una volta il pragmatismo dei veneziani, la capacità di prevedere eventuali difficoltà e trovare il modo per risolverle, avendo a cuore la sicurezza della popolazione e la possibilità di svolgere il proprio lavoro in una località organizzata e per questo  comoda per la vita quotidiana, in uno Stato che perseguendo la ricchezza e l’espansione , aveva la lungimiranza per sostenere i lavoratori, dai lavori più umili a quelli più specifici ed importanti-

 

 

 

La fortuna di essere nati a Venezia!

Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

1949-San_Alipio_facade_door_of_Saint_Mark_27s_Basilica_of_Venice.jpgbasilica.jpgIo bambina, il giorno di S.Marco, a mano di mio padre , mia mamma e le altre sorelle completamente unite in quel rito che si professava in famiglia: la messa nella  Basilica: il mio eterno stupore (che rimane tutt’ora: una sorta di incantesimo meraviglioso che mi prendeva e che mi prende sotto gli Basilica di S. MJarco a Venezia.jpgBattistero.jpgarchi e in mezzo alle colonne di una basilica ricoperta d’oro..e lo stupore davanti a quelle immagini che nell’oro e con l’oro raccontavano e raccontano il vecchio Testamento)..io, quattro anni, protetta dalla presa autorevole della mano paterna , il naso all’insù, Cappella Zen.jpgrapita da quell’oro caldo, da quelle immagini stupefacenti, da quel racconto raffigurato.Poi, per me, bambina timida e paurosa, ecco l’ascesa alla cima del “paron”, il campanile,un senso di straniamento, una paura angosciante ma anche un’eccitazione che mi dava la percezione vera che quella era una giornata speciale  per me!

campanile 1.jpgIl senso  di stordimento mi venne dall’immagine di Venezia, e non solo , da tutto il bacino di San Marco e della laguna, le isole, splendide, scintillanti e distanti, la cupola  dorata della dogana che per me sembrava un gioiello  luminoso e meraviglioso-

Se un respiro si può mozzare per l’emozione , se la straordinaria bellezza di un paesaggio inatteso e inaspettato può provocare sensazioni talmente forti incantevoli ed uniche……ecco, io  l’ho provato quel giorno, che rimane in me come una tappa, un’orma Bacino-San-Marco-F107.jpgbasilica-san-marco_large.jpglaguna di venezia 5.jpgindelebile che mi ha segnata, in  positivo, per quanto riguarda l’immagine, l’immagine d’insieme di un mondo onirico e reale allo stesso Piazzetta S. Marco.jpgBacino-San-Marco-C01.jpg01-Venezia.jpgtempo! Nulla di più reale dell’immagine che da quella cima si apriva ai miei occhi pronti a percepire il fiabesco…..ma paradossalmente onirico in quanto ciò che si presentava ai miei occhio era assolutamente irreale, talmente bello Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

 

Il graffito di uno dei più numerosi e nascosti abitanti di Venezia!

gstti a Venerzia.pngcane barbone  nero.jpgcolombi.jpgGabbiano-comune-01_jpg_2007115122449_Gabbiano-comune-01.jpgpantegana.pngDella storia di Venezia, oltre all’arte, la musica , i gabbiani,i colombi, i gatti e i cani da burcio, fanno parte anche i topi: chiamati pantegane.

Tutto il tessuto sociale  la vita stessa di questa città unica ha a che fare con questi animali, diffusi in tutto il mondo (basti pensare a New York) con un La Salute del Longhena.jpgil redentore.pngrapporto di uno a quattro rispetto agli abitanti effettivi: la storia stessa e l’arte, legata così strettamente alle epidemie di peste che portarto all’erezione di opere d’arte straordinarie come la chiesa della Madonna della Salute, ed alla chiesa del Redentore, con le evocazioni che fanno parte proprio del costume stesso dei veneziani hanno contribuito all’unicità di questo insieme di isole che divennero un tutt’uno.

Non a caso i veneziani importarono i gatti dalla Dalmazia…un popolo, una città straordinaria, un danno terribile che poi divenne risorsa…e quindi, dalle tenebre stesse delle 1_6 - Giacomo Favretto, La pantegana.jpgreti fognarie, dal buio dei magazzini umidi , direttamente a contatto con le basi e le fondamenta dei palazzi più lussuosi e delle case più umili, ricettacolo tutt’ora di questa razza di roditori intelligenti, pericolosi, legati da una struttura sociale così forte ed importante e da comprovati sistemi di intercomunicazione, ecco la coabitazione di un territtorio particolare tra uomo ed animale.

Un esempio di questa attenzione della gente comune si può andare ad ammirare al traghetto che si può raggiungere da Campo S. Felise , proprio di Cà Pesaro.jpgca_corner--400x300.jpgcampo s. Felice a Venezia.jpgfronte alla riva opposta del Canal Grande dove si possono ammirare Cà Pesaaro e Cà Corner della Regina: il graffito di una pantegana inscritto nella pantegana  a S. Felice..jpgcolonna da un cittadino qualsiasi, con la data incisa (1643) ad attestare la vista di uno di questi pericolosi, intelligentissimi e furbi animali: anche questo è parte di Venezia e di tutte le sue anime: quella lumninosa ed artistica, quella funzionale e legata ai vari mestieri, e quella legata allo straordinario sottosuolo…cosi’, tra terra e cielo, tra mare e terra, tra terra e laguna!

Prima della nascita dei teatri a Venezia

convito in casa Levi.jpgconvito particolare.jpgIl desiderio e l’interesse dei veneziani verso la recitazione nacque già dal cinquecento, periodo in cui anche la pittura era concepita con le medesima esigenza scenografica delle grandi rappresentazioni: un esempio IL Convito in casa Levi del Veronese, conservato presso i musei dell’Accademia: la scenografia profana predomina sul dramma sacro. Essa moltiplica il numero delle comparse, le diverse espressioni, i diversi punti di vista nella solenne inquadratura architettonica che ricorda Palladio.

Funzionalmente all’esigenza dei veneziani più ricchi ecco che anche l’architettura stessa venne concepita per poter ospitare grandi rappresentazioni nei palazzi: in genere esse venivano allestite nella grande sala centrale corrispondente al lungo porticato terreno che caratterizza la pianta del palazzo veneziano per secoli.

Palazzo Fortuny 1.jpgLa sala, che è illuminata da grandi finestrati del prospetto da un lato e dal cortile interno dell’altro divide in due parti simmetriche l’edificio e da decoro e grandiosità a tutto l’interno della casa.

Le “feste teatrali” hanno luogo in questa sala, che può accogliere numerose persone ma, a detta di Marin Sanudo, che ci ha lasciato puntuali descrizioni di spettacoli dei primi decenni del Cinquecento, lo spazio non basta mai tale è il numero di persone desiderose di assistervi.

Paloazzo Fortuny.jpgVi sono alcune sale , una per piano, che per ampiezza sembrano ideate proprio per il teatro: quelle al centro di Palazzo Pesaro degli Orfei, oggi Fortuny, ad esempio, lunga quarantacinque metri, tra le facciate verso Campo S. Beneto , illuminata da sette enormi finestre , e quelle verso il Rio della Cà Michiel, con lo stesso numero di finestre.La singolare pianta del palazzo che è uno dei più vasti di stile gotico di Venezia pone accanto e a servizio delle due corti a fianco dell’edificio, in modo che quelloa centrale diviene ancor più capiente ed aperta verso le facciate.

Non è da escludere che una disposizione così originale dell’interno dell’edificio sia stata fatta in funzione dell’allargamento delle due sale centrali che si trovano in ciascun piano, e non è da erscludere , in particolare, che ciò sia stato fatto in funzione di recite di spettacoli che alla fine del quattrocento, quando è stato costruito l Palazzo, già si presentavano nelle sedi signorili dei patrizi veneziani.

Palazzo Dolfin a Rialto.jpgCampo S. Beneto.jpgAvremmo così l’ipotesi di un palazzo-teatro prima che Palladio costruisse il primo teatro, poi scomparso, nel cortile di Palazzo Dolfin a Rialto nel 1565.

Marin Sanudo ci racconta con la sua solita precisione che il 9 febbraio 1514 veniva recitata la commedia ” Miles gloriosus” di Plauto in Palazzo Pesaro degli Orfei dalla Compagnia degli Immortali; il 3 febbraio 1515 una commeda pure degli Immortali ed una “Rappresentazione de Pàris” il 9 febbraio dello strsso carnevale; una nuova commedia in onore del principe di Bisignano nel 1521, una commedia del Ruzzante.

La recitazione di Ruzzante dava scandalo a causa di alcune “parole sporche”, dice il Sanudo, per cui si richiamava spesso i patrizi ad una proibizione emanata dasl Magistrato delle Pompe agli inizi del secolo per la crudezza del linguaggio teagtrale, ma la passione per la commedia vinceva ogni remora.

A leggere le cronache del tempo il piacere del teatro aveva un tale richiamo che non possiamrio Cà Michiel.jpgo distaccare la struttura spaziale così ampia e solenne di tante saole centrali di palazzi patrizruzante.pngi veneziani dagli spettacoli che in esse avevano luogo e dalla funizione che esse erano chiamate a compiere, prima della costruzione di teatri veri e propri, costruiti e preposti a tale arte, che a Venezia nacquero e si moltiplicarono, riunendo così le menti e la collaborazione di tanti artisti e spettatgori provenienti da tutta Europa. Venezia dimostrò ancora di essere la capitale della cultura|

 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

La straordinaria biblioteca di S. Giorgio Maggiore a Venezia.

800px-Venedig_san_giorgio_maggiore.jpgBiblioteca di S. Giorgio 1.jpgLe Biblioteche veneziane ebbero la fortuna di accogliere quanto di meglio e di antico in fatto di incunaboli e libri esistesse dal 1400 in poi. Di quella Marciana, la più importante e ricca ho già parlato, ma di quella ospitata nell’incantevole isola di S. Giorgio ,poi ospitata dalla fondazione Giorgio Cini è importante conoscere  ricchezza e la sua bellezza.

Il posto d’onore nella secolare tradizione culturale della meravigliosa isola, posta di fronte al bacino di S. Marco, una tradizione di spiritualità, di arte, di cultura, di incontri ad alto livello è della biblioteca, ciò non solamente per quanto riguarda l’impegno e la cura Biblioteca di S.Giorgio 2.jpgdoge Memmo.jpgnell’arricchimento delle raccolte, ma anche per la monumentalità delle aule e la ricchezza delle attrezzature.

I padri Benedettini che abitarono l’isola fin dal X secolo si prodigarono per ottenere una biblioteca fondamentale per i loro studi.  Infatti all’atto della donazione del Doge Memmo si parlava già di libri pertinenti il tesoro della chiesa.

La raccolta crebbe e divenne più fruttuosa nel secolo XV tanto che , quando Cosimo Dè Medici espresse iol desiderio di elargire un dono cospicuo  all’Abazia che lo aveva accolto esule nel 1433 i monaci furono concordi nell’esprimere il desiderio di una sede della biblioteca degna di ospitare i loro preziosi manoscritti e dei codici miniati.

biblioteca di S. Giuorgio 4.jpgBiblioteca di S. Giorgio 5.jpgPurtroppo nel 1569 l’aula venne distrutta da un incendio e venne quindi demolita nel 1614, quando il complesso degli edifici fu trasformato in modo unitario da Andrea Palladio. Nel 1641 Baldassarre Longhernna venne incaricato di costruire la superba sala , su ordine dell’abate Alvise Squadron (terminata nel 1671), che costituisce tutt’ora il centro vivo della biblioteca della fondazione.

Gherari Coli.jpgI libri vennero riuniti nella grande aula a cavallo dell’ala comune ai due chiostri, stupenda a vedersi , illuminata da cinque grandi finestre , con volta a botte decorata dai manieristi Filippo Gherardi e Giovanni Coli ( i cosiddetti maestri lucchesini), con portali marmorei e una ordinatissima scaffalatura a doppio ordine con 50 colonne ioniche e altrettante statuette di uomini illustri , opera del tedesco Franc Pauc.

Dopo la soppressione dell’Abbazia i libri vennero ripartiti tra la Biblioteca Marciana e l’Abbazia di Praglia (vicino ad Abano ) dovo confluirono i monaci di S. Giorgio. La sala del Longhena venne spogliata dalle meravigliose scaffalature che fortunatamente vennero locate presso l’attuale Liceo Marco Foscarini.

Oggi la biblioteca, particolarmente ricca di pubblicazioni sulla storia dell’arte è un validissimo sussidio per gli studiosi di questa disciplina.

Biblioteca diu S., Giorgio 6.jpgbacino di S. Marco dall'isola di S. Giorgio.jpgBACINO  s.mARCO 1.jpgNulla comunque è andato disperso anche se i tesori d’arte e il frutto di raccolte e di studi è stato distribuito in altre biblioteche, una Venezia ricca di cultura ed arte, una Venezia centro di studi e di menti illustri, ed altre biblioteche si sono sviluppate e sono tutt’ora considerate ed apprezzate, di cui parlerò perchè è bello parlare di Venezia e i suoi tesori unici.

 

 

Venezia; città delle locande ed alberghi dal Medio evo ai giorni nostri!

Antica locanda allo Sturion.jpgCalle drio la Scimia.jpgVenezia città accogliente e dal 1300, centro nevralgico dell’Europa. Città cosmopolita sapeva ospitare adeguatamente, con calore e piacevolmente visitatori più o meno importanti. Risalendo al Medio evo si può annotare l’esistenza di alberghi e locande che andarono via via aumentando nei secoli.

Nel 1355 venne costituita l’organizzazione degli “albergatori”, denominati “cameranti” i quali, come tutte le schole dei mestieri veneziani si riunivano ogni lunedì sera presso la chiesa di San Matteo a Rialto.

La Serenissima non creava problemi burocratici per l’apertura di una locanda o di un albergo: bastava l’autorizzazione del Maggior Consiglio, un’insegna con il nome dell’esercizio, e pagare una tassa. Ogni ospite veniva registrato e dotato di un “foglietto di residenza” senza il quale poteva essere arrestato.

VENEZIA-PONTE-DELLE-TETTE.jpgLocandaSturionCarpaccio_sm.jpgIl personale femminile doveva aver superato i 30 anni, per escludere l’opportunità di meretricio all’interno degli alberghi, così come non potevano essere ospitate prostitute. Ma, si sa, gli albergatori riuscivano a transigere alla legge, offrendo letti “guarniti”, cioè compresi di cena, ospitalità, qualche donnina del Ponte delle Tette e ricovero per i cavalli (questo fino alla fine del 1500 quando ancora si andava a cavallo e le locande erano fornite di stalle) e la servitù.

Le locande più famose, chiamate “osterie” erano quella “alla Storion” (la cui insegna si può notare nel quadro di Carpaccio del Miracolo della Santa Croce a Rialto, della “Campana” del famoso Marin Sanudo, che raccolse i diari di Venezia dell’epoca, della Spada, della  famiglia Foscari, della Scimia, della Stella e del Sol, tutte a Rialto, e quelle del Cappello del Pellegrino, del Cavalletto, del Selvatico, della Scarpa, tutte nella zona di S. Marco.

I prezzi erano piuttosto alti, (Venezia era una città molto cara) .

cantina-do-spade-esterno.jpg220px-Ca_da_Mosto.jpg2429-Hotel_Danieli_Venezia_.jpgDal 1600 le locande fecero il loro ingresso sul Canal Grande, dove i Palazzi vennero trasformati ed adibiti allo scopo: come quello del Leon Bianco, ai Santi Apostoli, già Palazzo da Mosto, la cui insegna è ben visibile di un quadro del Canaletto di cui fu ospite l’imperatore GiuseppeIInel 1769  e nel 1769 e nel 1782 gli eredi al trono di Russia.

Nei primi anni dell’ottocento il proprietario Giuseppe dal Niel danieli2.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgluna-hotel-baglioni-venezia_051120091430116341.jpglasciò il vecchio palazzo veneto-bizantino  e trasferì il suo Albergo in un altro Palazzo in Riva degli Schiavoni, fondando l’Hotel Royal Danieli, l’albergo più lussuoso e famoso di Venezia.

Ma il più intrigante di tutti è l’Hotel Luna Baglioni,a San Marco, albergo prestigioso e lussuoso e posto proprio di fronte all’isola di S. Giorgio, che è stata la sede dei templari a Venezia… poi divenuto locanda col nome di” Locanda della luna” .tanta storia, tanti particolari meravigliosi e magici che rendono unica anche l’ospitalità in questa particolare e straordinaria città. dove chi la visita può essere ospitato in palazzi carichi di storia..e ricchi di mobili e decorazioni originali: magari sfiorato da qualche antica presenza magica…..a riflettere le iridescenze della laguna.

 

 

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