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Venezia del 700: città sospesa tra le sue arti, la laguna permeata da una sottile malinconia.

meravigliosa venezia.jpgDalla fine del seicento  all’inizio del declino, Venezia si racchiude in sè stessa, nell’orbita della sua indipendenza, delle sue  memorie, della sua estrema avidità di vita, come se si trattasse di una creatura viva che sente sospesa la malinconia d’un tempo ineluttabile che passa e si trasforma in realtà.

L’idea dominante del lungo tramonto e l’illusione, una forma di abbaglio della coscienza politica e sociale per cui ci si afferra al passato non potendo dominare il presente, e senza intravvedere luci o indicazoni per il futuro.

teatro-la-fenice-venezia.jpgcanaletto_venezia_piazza_smarco_sudest.jpgmobile veneziano del 700.jpgE nella Venezia del 700 si impongono il teatro lirico e di prosa, con il tipico stimolo all’evasione che essi e la musica comportano nell’epoca.

Ed in questo periodo si diffondono i giocolieri , gli indovini, i cantastorie tra il popolo, e i pittori, i musicisti ed i poeti tra la nobiltà, quasi per far svolgere lo sguardo a qualche altra cosa che non sia la realtà, verso una francescoguardi1.jpgridotto.jpgdivagazione raffinata, composta come un minuetto , regolata da un clima sociale sospeso in un comune senso di gioco, allietato dalle musiche, dai colori, e dalle opere artigiane raffinate e di squisita fattura.

L’arte del settecento veneziano è forse la più rarefatta, impalpabile, quasi irragiungiubile da afferrare per quel soffio di fantasia che crea una magia, consona e conforme a questa città da fiaba e l’avvolge per allontanarla da terra, facendola navigare sulle sue arlecchino.jpgsaltimbanchi.jpgsaltimbanchi 1.jpgartisti.jpgacque per quella grazia e quell’equilibrio che richiamano in ultima sintesi la bellezza perfetta , limpida ed apolinnea, al dilà della violenza delle passioni.

ciarlatani a Veenzia 1.jpgciarlatani a Venezia.jpgciarlatano_15.jpgPredominano nella Serenissima alcuni caratteri comuni a tutta la civiltà europea del settecento, in quella città artistica e letteraria così armonica e concorde che si viene a creare nel settecento in Europa, ma alcune componenti di fondo proprie della civiltà veneziana stabiliscono le qualità più appariscenti e rafforzano i nessi segreti che le determinano.

venezia-1.jpgVittore_Carpaccio_012.jpgvenezia14.jpgE numerose famiglie patrizie, quelle dotate di mezzi, costituiscono una specie di corte, in una struttura sociale più semplificata  e talvolta con predilezione e tendenze popolari, dato che il tessuto urbano e la struttura di base della Repubblica tendono a rendere più legate ed omogenee le classi sociali.

veneziq 700.jpgVenezia bucintoro.jpgVenezia_760-02-38-47-1351.jpgUna venezia fiabesca, quindi, sognatrice, ammaliata di sè stessa, che si specchia, come Narciso , nella sua laguna, e da questa trae ispirazione ed in questa quasi si avvolge tra i fumi della nebbia o i meravigliosi bagliori che la laguna dona, come preziosi gioielli alla luce, ai vetri molati delle finestre in un gioco spettacolare di riflessi, quasi una eco di richiami luminosi ed iridescenti…la preziosa Venezia e le sue arti!

 

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l’antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL’architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all’avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d’arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l’immagine di un uomo (l’alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell’albedo (il biancore della luce) dell’umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell’opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio…materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell’alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all’essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all’aria, all’etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un’aquila con due teste, ed il suo simbolo è l’aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l’uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l’arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza …….

Il Magistrato alle Acque nella Venezia del ‘700, centro europeo dell’ingegneria ed architettura moderna.

Fusta del Canaletto.jpgIl settecento veneziano, prodromo purtroppo del declino della serenissima, fu, come il cinquecento, uno dei più grandi secoli per questa Repubblica: operarono Tiepolo, Canaletto, Guardi, Goldoni, Gozzi, Vivaldi, ed operarono degli architetti, precursori dell’architettura razionalista neo-classica, e quindi dell’architettura moderna.

Il Magistrato delle Acque a Venezia fu il centro di studi interdisciplinari nel senso più moderno ed operativo: tutta una tradizione tecnico-funzionale dell’architettura nacque e si sviluppò a Venezia, contrapponendosi, fin dal cinquecento, a quella di tipo aulico di origine principesca del Rinascimento.

Questo tipo di architettura era legato al “ramo dei servizi pubblci” ( Pevnser), e quindi diversa sia sul piano formale che ideologica a quella del barocco e del Rococò delle grandi corti europee ( stili che comunque riprenderò in un altro mio post).

Francersco Algarotti.jpglodoli_tp_web2.jpg220px-Coronelli_Portrait_2.jpgAndrea Tirali (1657-1753)può essere considerato il padre di questa tradizione razionalista e illuminista veneziana, che si affermò in seguito in tutta Europa. A lui si affiancarono architetti cone Lodoli, Algarotti e Memmo, e scienziati – tecnici come il geografo Vincenzo Coronelli e il matematico Bernardino Zendrini, oltre architetti come Scalfarotto, Lucchesi, Piranesi e Temanza, che in qualche modo prese il suo testimone, libro dedicato a Temanza.jpgproseguendo il suo disegno, tutti funzionari del Magistrato delle Acque della Serenissima nella prima metà del seicento.

” E’ in questo ambiente che nasce quell’architettura neoclassica  che sperimenta nuovi materiali e rivaluta, sul piano estetico, la ricerca tecnico scientifica degli ingegneri (G. C. Argan).

Il Tirali, figlio di muratori e muratore lui stesso , percorse durante la sua lunga carriera tutti i gradi del Magistrato delle Acque: vice proto ( 1688) Proto (1694) e Soprastante dell Opere straordinarie ai Lidi (1726): stretto collabioratore ed amico di Zendrini operò come tecnico delle acque alla realizzazione di ponti, rive, pozzi, fognature, argini e fortificazioni, e operò il restauro della pavimentazione della Piazzetta dei Leoni.jpgPiazzetta dei Leoni a S. Marco, e studiò persino “casselle per le scovazze da metter sul molo” ( E. Bassi, architettura del 600 e 700 a Venezia).

Opera di Bernardino Zendrini - Murazzi.jpggoethe.jpgLo stesso Gothe, che osservava tutti i particolari notò durante la sua visita a Venezia nel 1786 che i “tombini della Piazzetta di S. Marco costruiti con lo stesso buon sistema della Piazza Grande”: per dedicarsi poi alla visita ai Murazzi a Pellestrina.

Del Tirali furono la sistemazione del Forte di S. Felice (1702), la chiesa della Trinità con l’annessa scuola dei Battuti (1703) e Palazzo Grassi (1703-1714) a Chioggia, e la piccola chiesa ottogonale di S. Maria del Soccorso, e quella di S. Vito a Pellestrina.

Chiesa della SS. Trinità a Chioggia.jpgForte di S. Felice.jpgSin dal 1720 il Tirali studiò, in collaborazione con Bernardino Zendrini le difese a mare, che erano ancora impostate sul vecchio sistema di “palade” sia di dighe fatte di pali, costosissime per la loro manutenzione “lima veramente logoratrice e fatale per il pubblico erario” secondo una scrittura del Magistrato delle Acque dell’epoca.

Nacque così l’idea dei Murazzi, che sarà definitivamente pozzolana 1.jpgimpostata dallo Zendrini dopo il 1735, il quale suggerì di usare la pozzolana, un tipo di cemento sconosciuto allora, e che ” si indurra all’acqua in modo tale che diviene in brevissimo tempo non dissimile dalla stessa pietra”.

Fu Tommaso Temanza che nel suo Zibaldone ci da la conferma che ” furono di lui (Tirali) opera li due pezzi di argine di pietra viva sopra il litorale di Pellestrina; cioè al Lido dopo il Caroman alle Magre”.

Targa ai Murazzi di Pellestrina.jpgErede di questa grandiosa opera di ingegneria  idraulica fu appunto il Temanza, quando fu nominato Proto ai Lidi. Egli scriveva, assumendo questa carica: “le opere a pozzolana erette sinora a Caroman ( Pellestrina) eccitano la curiosità degli stranieri e vederle, e saranno un giorno una delle cose meravigliose della Dominante”.

L’arditezza tecnica, la purezza formale fanno di quest’opera, costruita in Pietra d’Istria e formata da un’alta muraglia verso la laguna ed a larghi gradoni che discendono verso il mare
rafforzati da grossi massi posti come scogliera artificiale per rafforzare il manufatto contro la forze delle onde.

dalla laguna al mare.jpgMurazzi a Pellestrina.jpgNella parte meridionale di Pellestrina, verso Caroman, costituiscono una semplice cresta in marmo, lunga circa 3 Km. senza alcun sostegno apparente di terra, in bilico tra le acque tumultuose dell’Adriatico e la liscia superficie della laguna.

Il complesso dei Murazzi si estende tuttora dalla spiaggia di Sottomarina di Chioggia, murazzi del lido.jpglungo tutta la costa di Pellestrina, per riprendere poi sul litorale di Malamocco mfino al centro del Lido, per un totale di 19 Km..

Murazzi a Malamocco.jpgA commentare il significato dell’opera il Magistrato delle Acque volle apporvi una lapide: ” Ut sacra aestuaria / urbis et libertatis sedes/ perpetuum conservantur / colosseas moles/ ex solido marmore / contra mare posuere / curatore aquarum/ an. Sal. MDCCLI / ab. Urbe cond. MCCCXXX.

Proprio nel momento del lento declino di Magistrato delle Acque.jpgMurazzi di Malamocco.jpgVenezia i suoi tecnici, i suoi artisti erano tra i più aggiornati ed avanzati di Europa. E lo scritto di Goethe  si rifà proprio a questa muraglia quando dice: “Tutto ciò che ci circonda è pieno di nobiltà e l’opera grandiosa e veneranda di forze umane riunite è un monumento maestoso non di un solo principe, ma di tutto un Popolo.

 

I trasporti interni veneziani e le sue merci: l’ingegno e la capacità di distribuire le merci…vero esempio di logica e capacità mercantili!

canaletto_il_campo_san_giacometto.jpg5.Banco Giro.jpgLa struttura del centro economico della Serenissima partiva attorno a Campo S.Giacometo, a parte il famoso Banco Giro e Calle della Securtà, luoghi nevralgici per quanto riguardava la struttura economico mercantile, si partiva dalla Calle degli Oreri (orefici) per crescere nella ricchezza e nel valore delle merci li trattate (oreficerie e vendita di stoffe pregiate in lana e in seta, broccati particolari, sete provenienti dalla Cina)6 .a-calle della securtà.jpgCalle degli speziali 1.jpgCalle del Spezier1.jpge si proseguiva con la calle degli Speziali , le botteghe delle merci orientali (spezie appunto, colori chimici e farmaceutici); altri negozi per la vendita di prodotti anche pregiati  erano disposti lungo la Ruga Vecchia, sul Ponte di RTialto  e lungo alla Salizzada fino in Campo S. Bartolomeo.

naranzaria 1.jpgnaranzaria.jpgerbaria a Venezia.jpgNegli spazi periferici che disponevano tra l’altro dell’immediata vicinanza sulla Riva del Canal Grande, erano la Naranzeria  per gli agrumi, Casaria_SANPOLO_02.jpgCasaria a Venezia.jpgCasaria_SANPOLO_07.jpgprodotti più pregiati per cui più vicini a Campo S. Giacometto, l’Erbaria, per la frutta e verdura, la Casaria per i formaggi, più oltre il Campo delle Beccarie per la vendita della carne, ed ultima, ma molto importante la Pescheria.
Riva dell'olio a -venezia.jpgPoco più avanti della pescheria si allunga la Riva dell’olio, dove si scaricavano per partite di questo prodotto provenienti dalla Sicilia, da Creta e dalla Puglia. Sull’altro ramo del Canal Grande , a Sud del Ponte, si svilupparono la Riva del vin 1.jpgRiva del carbon.jpgriva del Ferro a --venezia 1.jpgRiva del Vin, sul lato di ponente, e la Riva del Carbon e del Ferro sul lato opposto: sulle rive venivano desposti e smistati i prodotti e i materiali di maggior ingombro.

Pescaria a Venezia 2.jpgPescheria.jpgSi può osservarte come nelle ubicazioni delle diverse attività commerciali nei vari spazi del mercato si siano seguiti precisi criteri distributivi, quello, diciamo così rappresentativo,  collocando come si può notare le merci più pregiate  e le operazioni più delicate e importanti nela parte centrale digrandadole via via secono una precisa scala di valori dal centro verso le parti più periferiche, un altro criterio, dettato certamente da esigenze funzionali, era quello di adibire gli spazi più vicini al canal grande allo scarico e al commercio dei prodotti più ingombranti e più difficili da trasportare (vino, olio, verdure) e anche più sporchi e maleodoranti (carbone, pesci e formaggi) spostando verso la parte centrale i prodotti di maggior ingombro e di non giornaliero approvvigionamento più facilmente trasportabili lungo percorsi pedonali, un terzo criterio, chiamamolo simbolico ci sembra di aver collocaato nei primi piani degli edifici di Rialto  le sedi delle Pubbliche Magistrature messe quasi su un piano ideale di tutela e controllo soprastante il brulicare delle intense e multiformi attività commerciali dei privati cittadini.

250px-3906_-_Venezia_-_Rialto_-_La_Giustizia_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_10-Dec-2007.jpgPalazzo dei dieci savi..jpgNel Palazzo dei Dieci Savi alle Decime, una sorta di ministero delle finanze , venivano raccolti dazi, tasse prestiti obbligatori, etc.

La vita quotidiana dei veneziani si svolgeva proprio attorno a queste due rive e a quel _Canale, la strada grande di Venezia, la vena che portava le sue risorse in tutte le parti di questa città straordinaria, e tutt’ora rimane il lugo più importante di ritrovo, di acquisti, di merci raffinate e uniche!

 

Venezia ed i suoi palazzi che accolsero gli artisti più importanti d’Europa!

Palazzo Bolani.pngPalazzo Bellavite. targa d Giorgio Baffo.jpgVenezia, luogo di richiamo di storici, letterati ed artisti provenienti da tutto il mondo. Girando si possono leggere le targhe che testimoniano la passata presenza di questo o quel personaggio importante che li soggiornarono.

Iniziando in ordine alfabetico ecco la testimonianza della presenza dell’Aretino dal 1527 al 1536, data della sua morte, in Palazzo Palazzo Bellavite.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgBolani in Riva del Carbon a Cannaregio. La vita e le origini di Giorgio Baffo, uno dei più grandi poeti erotici veneziani, e grande amico del padre di Giacomo Casanova che sostituì nell’educazione sentimentale del piccolo , futuro cavaliere adorato dalle donne,
 sono esposte in una targa in pietra d’Istria a Palazzo Bellavite in Campo S. Maurizio.

Browning fu spesso ospite della famiglia Curtis a Palazzo Barbaro, ma morì a Cà Rezzonico nel 1889.LordB

Byron visse a Palazzo Mocenigo dopo un breve periodo in cui ca-rezzonico_m.jpgdimorò in Frezzeria, al 1676.

Alla Giudecca, sotto il nome di marchese Pellegrini dimorò, con la bellissima moglie Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che aveva avuto modo di conoscere il Casanova (nato  nel 1725 a Corte Malipiero) in una locanda vicino al Santuario di Santiago di Compostela, e che a Venezia ebbe modo di riincontrare, assieme al misterioso Conte di Saint Germain, altro alchimista e come i suoi amici, seguace dei Rosacroce, in un appuntamento molto evocativo e quasi magico davanti alla chiesa di SS.Giovanni e Paolo in una notte profonda, misteriosa e complice di segreti inconfessabili.

Canova venne ospitato dal famoso caffettiere Francesconi, noto poi come Florian, il fondatore della famosa bottega del Caffè. L’edificio venne poi distrutto, ma l’anima del famoso artista rimane collegata al mitico Caffè Florian-

Cà Dario.jpgPalazzo Barbaro Wolkoff.jpgGabriele d’Annunzio, autore della targa posta davanti al lepidario di S. Apollonia, frasi molto suggestive, e grande amico della contessa Stampa venne ospitato presso la Casetta Rossa di proprietà degli Hohenlohe. De Regnier , il famoso poeta francese vissr a Cà Dario, palazzo masedetto, dalla fine dell’800 ai primi del novecento. A Palazzo Wolkoff , proprietà del famoso pittore, venne ospitata Eleonora Duse dal 1894 al 1897.

palazzo-fortuny-san-beneto.jpgMariano Fortuny accquistò Palazzo Orfei e qui ospitò in vari periodi Alessandro Wodkoff, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Isadora Duncan, John Singer Sargent, Dorothy Gish, Maria Casati Stampa.

Campo de le Gate, casa di Ugo Foscolo.jpgHotel bAUER.jpgLocanda Cipriani a Torcello.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgUgo Foscolo dimorò presso il Campo de le Gate, Goethe al Ponte dei Fuseri, Hamingway venne ospitato sia all’Hotel Bauer e alla locanda Cipriani a Torcello. Il discusso Herman Hesse a S. Trovaso, Henry James scrisse il suo “Carteggio Aspem” a Palazzo Barbaro, ospite della vedova Curtis. Sempre ospite della vedova Curtis a Palazzo Barbaro ci fu Monet, con la moglie.

hotel-des-bains-front.jpgtomba di ezra Pound.jpgtomba di Igor Stravinscky.jpgNiente di sorprendente nel soggiorno di Thomas Mann presso l’Hotel de Bains, al Lido. Mentre Nietsche prima trovo alloggio a S. Marco, per poi scrivere il suo “Aurora”alle Fondamente Nuove, e mai luogo fu più appropriato considerata la visione che da questa fondamenta si poteva godere: il cimitero monumentale di S. Michele.

Palazzo Valmarana.jpgCole Porter troivò alloiggio negli anni trenta presso Cà Rezzonico, mentre Ezra Pound, tumulato proprio a S. Michele usciva ogni mattina in Fondamenta Cà Balà. Rilke fu ospite del Palazzo Valmarana di proprietà della principessa Marie Von Thurm and Taxis.

Palazzo Corner del Sansovino.jpgRolfe, chiamato anche Corvo Bruno  venne ospitato prima a Palazzo Mocenigo Corner, per poi morire a Palazzo Marcello. Altro personaggio importante come Ruskin soggiornò prima alla Pendsione Calcina, per poi venire ospitato nel Palazzo del Barone Wetzlar, l’attuale Hotel Gritti.

E dal 1858 al 1859 Wagner onorò la sua presenza in questa meravigliosa città creando a Palazzo Giustinian  il II atto di Tristano e Isotta, per poi Palazzo Vendramin Calergi.jpghotel-danieli-venezia_large.jpgvivere dal 1862 al 13 febbraio 1863 presso Palazzo Vendramin Calergi, dove morì.

E l’Hotel Danieli ebbe l’onore di ospitare George Sand, Charles Dickens, De Musset, Honorè de Balzac, Proust, Wagner.

Questo per raccontare quanto Venezia sia  stata faro e centro meraviglioso di cultura dove le personalità più importanti e che creavano l’arte in Europa trovarono la necessità di soggiornare e confrontarsi con personalità così vive, così importanti, complesse e a volte discusse, e tra questi chi scelse di finire i propri giorni qui. Arte, acqua, aria e luce…cultura, immagini , particolarità che hanno creato l’humus importante per l’eredità culturale dell’intera Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venezia e le opere d’arte nelle scuole, scrigni preziosi di bellezza e tradizione.

1-Schola Grande di S- Rocco.jpgLa vivacità artistica popolare di Venezia è documentata dalla straordinaria ricchezza di opere d’arte nelle scuole e in particolare di pittura, scultura ed arte applicata. In gran parte dei casi ci si deve riferire ad opere andate perdute o disperse rispetto alle indicazioni degli inventari conservati che elencano con gran cura tutti gli oggetti appartenenti alla scuola.

Le opere d’arte erano lungamente ricercate presso gli artisti ed erano frutto, molto spesso, delle economie di cui i confratelli si facevano partecipi mediante le decisioni del Consiglio direttivo  della scuola, decisioni  che puntualmente venivano segnate nei libri dei conti e nel catastico, spesso con i singoli contributi e le rateazioni.

San Giorgio degli Schiavoni.jpgLa Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni  tra le minori, e quella di San Rocco tra le grandi hanno il raro privilegio di aver conservato intatto il loro patrimonio artistico e di presentare quindi al vivo una documentazione esatta di  questo patrimonio, raccolto nei secoli da una inesausta passione popolare.

In tutte le Scuole , comprese quelle che avevano una propria sede, avevano un proprio altare in una chiesa,m e la Pala d’Altare diventava un simbolo pubblico di tutto il sodalizio, che specchiava nell’opera d’arte la propria ambizione ed il proprio gusto artistico . Da questo si può dedurre una delle regioni più importanti del grande sfarzo di pittura e di decorazione che troviamo in quasi tutte le chiese veneziane, la storia di ogni singolo altare può darci di riflesso non solo il fatto devozionale ma anche l’incentivo e l’orgoglio delle singole scuole per le opere d’arte.

Santa Barbara di Palma il vecchio a S. Maria Formosa.jpgScuola grande di S. Giovanni evangelista.jpgscuola grande di S. Maria delle Grazie.jpgCitando qualche caso, la scuola dei bombardieri aveva il proprio altare nella vicina chiesa di Santa Maria Formosa, con la “Santa Barbara” di Palma il Vecchio, la scuola dei Mascoli nella Basilica di San Marco aveva una Cappella con sculture e paliotto d’altare di Bartolomeo Bon, mosaici di cartone di Michele Giambono, Andrea Mantegna e Andrea del Castagno; la scuola dei cinturati, fabbricatori di cinture, aveva una propria Madonna nella chiesa di S. Felice di Giovanni Bellini; la scuola dei Fiorentini aveva Donatello ai Frari.pngBasilica dei Frari a Venezia.jpgnell’altare nella chiesa dei Frari una scultura di Donatello.

SS. Giovanni e Paolo.jpgOgni scuola aveva un gonfalone che veniva portato in processione , e per dipingerlo venivano indetti concorsi tra i vari artisti: Vittore Carpaccio ad esempio dipinse quattro cicli di pitture per quattro scuole piccole: il ciclo di S. Orsola nella scuola omonima, a S. Storia di S. Giorgio.jpgGiovanni e Paolo, il ciclo di S. Giorgio a S. Giorgio degli Schiavoni a S. Antonin, il ciclo Storia di S. Orsola a SS. Giovanni e Paolo.jpgdella storia della Madonna per la Scuola degli Albanesi a S. Maurizio, e il ciclo di S. Stefano per la scuola dei “laneri” (lavoratori della lana) a S. Stefano.

Gli inventari delle Scuole, infine, oltre ad elencare gli oggetti di uso comune , testimoniano la predilezione dei confratelli per le opere d’arte applicata, spesso di grande valore artistico, quale la croce astile , che precedeva le insegne della Scuola nelle processioni, come si può vedere nel ciclo dei ” il miracolo della Croce del Carpaccio.jpgProcessione a Venezia di Gentile Bellini.jpgMiracoli della Croce” eseguito da Giovanni Bellini e dai suoi allievi intorno al 1490 per la Scuola di S. Giovanni  Evangelista, gli stendardi, i reliquiari , i paramenti, gli arredi sacri che erano portati in processione con comune orgoglio.

Delle innumerevoli opere d’arte racconterò in seguito, ma basta fare un giro per le chiese, accostarsi agli altari, o visitare una Scuola grande (S.Rocco, con i suoi meravigliosi teleri del Tintoretto) per poter aprire le emozioni e l’anima a questo ampio respiro di arte di cui Venezia è scrigno magico ed incantato.

 

Venezia città nave.

4921_venezia_canal_grande.jpgLa personalità di Venezia e la sua struttura intrinseca a partire dal XVI secolo sono state fortunatamente e prodigiosamente documentate dal geniale incisore Jacopo de Barbari che nelle sue opere testimoniò una visione aerea che la dice lunga sulle sue capacità e sulla sua genialità, oltre alla conoscenza profonda di questa città-

Da punto di vista topografico Venezia è divisa in due grandi zone dal percorso sinuoso del Canal Grande, grosso modo una a nord-est e l’altra a sud ovest. La striscia della Giudecca non è che un completamento urbanistico di questa seconda zona.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgarsenale.pngIl Canal Grande però, anzichè dividere la città divenne il punto di sutura delle due zone: Esso era infatti l’arteria dove confluivano i percorsi secondari e sopratutto le principali attività commerciali. Prima di essere una bella strada di rappresentanza il Canal Grande è stato una parte, forse la più importante, della zona portuale.

Dal punto di vista residenziale non sono espressamente identificabili zone ben definite debarb.jpgDeBarbari_1.jpgdal punto di vista residenziale ed economico perchè le diverse tipologie di abitazioni, cme precerdentemente abbiamo notato, sono mescolate in uno stresso nucleo urbano, tutta via si possono identificare zone caratterizzate dall’insediasmento di case popolari abitare da pescatori , marinai o prestatori d’opera come gli Arsenalotti della zona di Castello, e Nicolotti della zona di Dorsoduro o di S. Nicolò dei Mendicoli.

Altre zone più periferiche erano caratterizzate da abitazioni di un certo tono (palazzi e palazzetti) dotati di orti e giardini, come nella parte più settentrinale di Cannaregio ed in quella meridionale della Giudecca.

I Palazzi più ricchi e si affacciavano spesso sul Canal Grande, assieme alle case Fondaco, mentre i magazzini erano prevalentemente posti sulle sponde di Castello, di Dorsoduro e della Giudecca.

canaletyto 1.jpg05_Magazzini-del-sale.jpgLe zone commerciali interne alla città si sviluppavano di conseguenza in vicinanza delle sponde del Canal Grande , attorno a Rialto, verso il centro di S. Marco e attorno ai principali nuclei urbani come S. Polo, S. Giacomo dell’Orio, S.S Apostoli, S. Maria Formosa, S. Stefano ecc. Inseriti in questa organizzazione urbana ben precisa e quasi coinnaturati con essa, vi erano i complessi urbanistici dei conventi.

250px-Ca'_d'Oro_facciata.jpg250px-Venice_-_Chiesa_di_S__Maria_Formosa_01.jpgEssi si possono dividere in due tipi, rispetto alla collocazione topografica, i numerosi conventi posti lungo il perimetro esterno della città, quasi una corona continua a sua protezione (come i conventi dei Benedettini) e i grandi complessi conventuali centrali.

Come si vede Venezia è composta da tanti elementi eterogenei, ciascuno con una precisa funzione, distribuiti con criterei di razionalità e di ordine, come incastrati tra loro in uno spazio stretto e vincolante.

Sestiere-CastelloVenezia-a23591478.jpgVenezia dall'alto.jpgSembra di osservare l’interno di una nave dove lo spazio limitato costringe a collocare ogni cosa dove deve essere collocata ” Ogni cosa al suo posto ed ogni posto ha la sua cosa” secondo un antico detto marinaro.

Il senso di solidarietà ed il rispetto reciproco sono caratteri tipici della gente di mare, virtù indispernsabili a chi deve vivere a lungo strettamente vicino, in condizioni quasi sempre di disagio e spesso di comune pericolo. Dobbiamo credere perciò che proprio questa mentalità marinara sia stata una delle radici di quel capolavoro urbanistico che è Venezia , una città cioè letteralmente circondata dall’acqua.

 

 

 

 

 

 

Venezia nel 700: euforia e ultimi bagliori di uno stato straordinario.

tb_venezia%20dall'alto.jpgvenezia_003.jpgLa Venezia del settecento, avviata ad un tramonto preavvertito, e vissuto , creò nei veneziani un’avidità di vita legata ad un fiorire e proliferare di espressioni artistiche: teatro lirica e prosa con il tipico stimolo all’evasione che queste arti comportano. Non bastassero il teatro e la musica, si diffusero i cantastorie, gli indovini, i giocolieri tra il popolo, i pittori i musicisti ed i poeti tra l’aristocrazia , che sembravano far svolgere lo sguardo e qualcosa Cà Rezzonico maschere.jpggiocolieri.jpgd’altro che non fosse la realtà, verso una divagazione raffinata, composta come un minuetto , regolata da un ritmo di vita sociale sospeso in un comune senso di gioco, allietato dalle musiche, dai colori e da opere artigiane di squisita fattura.

L’arte del settecento veneziano è forse la più difficile da afferrare per quel soffio di fantasia rarefatta che l’avvolgeva e la allontanava da terra, per quella grazia e per quell’equilibrio che richiamavano in ultima sintesi la bellezza perfetta, limpida ed apollinea, al dilà della violenza delle passioni.

venezia3.jpgVenezia dall'alto.jpgNumerose famiglie patrizie, quelle più dotate di mezzi costituirono una specie di corte in una struttura sociale con tendenze popolari, dato il tessuto urbano della città e la sua conformazione fisica così singolare che alterna, le une vicino alle altre, le aristocratiche, borghesi e popolari senza soluzioni di continuità ed obbliga tutti i cittadini ad una vita comunitaria in uno spazio ben delimitato e raccolto.

venezia repubblica marinara.jpg220px-Carlo_Goldoni.jpgLa fisionomia di Venezia così fitta di popolazione,  senza un intervallo divisorio , nella trama delle calli, campi e canali non permette i distacchi netti neppure tra classi sociali, così come erano intese nel settecento.

commedia di goldoni.jpg

immagini del Tiepolo.jpgVenezia si adattava più facilmente di altre capitali alle feste, al carnevale, all’eleganza del vestire ed offrire luoghi di ritrovo pubblico e di incontri, che naturalmente si trasformavano in teatri all’aperto, come appare nelle vedute di Venezia del Canaletto, di Guardi, di Marieschi, nelle commedie di Carlo Goldoni .

CANALETTO.jpgcanaletyto 1.jpgLa laguna, le gondole, i cortei di barche favorivano anche sull’acqua questa disponibilità di convegni e di approdi, il Bacino di S. Marco era luogo di incontri, di reciproca accoglienza e di ricevimenti, frequentato e luminoso , senza timori di traffico. Esso, allargandosi verso il Canal Grande, il Caqnale della Giudecca ed il Lido divenne estesissimo spazio urbano ; era il Guardi 1.pngGuardi 3.jpgcentro di una città abitata da una popolazione che usava la barca non solo carnevale 1.jpgcome mezzo per il traffico consueto ma anche come svago , raffinato diverso , piacevole accostamento alla natura, mentre la città era così avara di spazi e di verde nel suo tessuto urbanistico.

guardi_ridotto.jpgil ridotto a Venezia del Guardi.jpgGuardi 1.pngIl mescolarsi delle varie classi sociali favoriva cos’ gli incontri, specialmente durante il carnevale qando era permesso l’utilizzo delle maschere, per cui il dialogo continuo tra popolo ed aristocrazia rendeva coesa e partecipe tutta la popolazione alle sorti della Serenissima in un’unità rara tra governanti e gente comune, insomma, una sorta di democrazia vera per cui tutti si sentivano investiti delle sorti della loro meravigliosa città -Stato, tanto amata e tanto curata.

 

Alzando gli occhi a Venezia: i Liagò, tra luce e acqua!

altana.jpgaltana1.jpgL’architettura veneziana spicca tra tutte le altre per le particolarità legate alla struttura stessa della città, legata alla luce, così scarsa nelle piccole calli, ai piani bassi, e così meravigliosamente limpida e iridescente sui piani alti dei palazzi, per cui se si potesse camminare per Venezia guardando soltanto in alto, si vedrebbero le altane ( terrazzine in legno create alla sommità dei tetti)e le Logge.

liago.JPGLiagò sul Ponte dei Bareteri.jpgQuelle che occupano tutto o buona parte dell’ultimo piano  nella facciata di buona parte dei palazzi  si chiamavano “liagò”probabilmente perchè erano  utilizzate per prendere il sole ( dal greco Heliacon), e sono presenti, per quanto molto restaurate nei periodi del periodo veneto-bizantino del XIII-XIV secolo , per esempio nel Palazzo Donà sul Canal Grande e nel cosiddetto “Albergo del Salvadego”, a San Marco.

In alcuni palazzi gotici vi è un altro tipo di loggia, posta a copertura di scale esterne , la troviamo nel Palazzo Grifalfoni a Castello, nel Palazzo Ariani-Minotto all’Angelo Raffaele, nel Palazzo Fortuny a S. Beneto.

Iliagò a Palazzo Barbarigo.jpgLIAGò2.jpgn quest’ultimo le serie di logge sovrapposte richiama alla mente quella ancor più interessante in Corte Rampani a S. Polo, o quello in Corte Lucatelli a S. Zulian.

L’armonia e la capacità di condividere con l’iridiscenza perlacea dell’acqua il bagliore del sole fanno di Venezia un mondo legato alla luce, così come la capacità di costruire era legato alla terra, e la comunicazione e la vita stessa della popolazione alla laguna.

loggia.jpgloggia a Palazzo Ducale.jpgloggia derl sansovino.jpgPer cui consiglio, chi voglia guardare in modo nuovo, di alzare ogni tanto lo sguardo e di lasciarsi ammaliare dalle strutture così particolari, uniche e belle della città unica al mondo…un tramite dall’acqua al cielo, attraverso una terra amata, saggiamente e genialmente usata da un popolo che sapeva apprezzare la natura e la bellezza che la natura insegna a perseguire!

Feb 27, 2013 - Arte, Mestieri    1 Comment

Orefici e il Gran Mogol a Venezia

gioielli.jpgbottega dell'orefice.jpgoro a venezia.jpgUna delle arti più raffinate, conosciute ed apprezzate in tutta Europa era quella degli Oresi (orefici), Zogielieri (gioiellieri) e diamanteri, e riuniva artigiani orefici, gioiellieri e tagliatori di diamanti.

Il 27 settembre 1382 venne istituita la Mariegola,di cui la copia più antica si trova ora presso il Museo Correr a Venezia ed il Capitolo stabilì che la festa patronale, dedicata a S. Antonio Abate si tenesse nella Cappella della Misericordia nella chiesa di San Salvador dove venne ricoverata l’arca della Schola che era stata donata dal Prior e sulla quale vennero scolpite le insegne dell’arte.

SANTONIO.jpgoresi e zogielieri.jpgGli oresi veneziani erano noti soprattutto per la tecnica della filigrana, detta “opus veneciarum” od “opus venetum ad filum”, con la quale fabbricavano manini e entrecosei, intrigasi, cioè collane, braccialetti composti da minute bottega_6_p.jpgmaglie d’oro.

Oltre ai monili gli oresi erano specializzati nella produzione di arredi sacri per le chiese, e vasellame, posate, ecc,, oltre che a pugnali e scudi.

taglio a rosa del gran mogol.jpggran mogol 1.jpgNell’arte del diamanter era famosa la tecnica raffinata, copiata ed adattata poi dagli olandesi. E fu un diamanter veneziano, Ortensio Borgisi che tagliò ” a rosa ” il famoso Gran Mogol, gemma scoperta alla metà del 1600.

Assai rinomati erano anche gli oggetti lavorati con la tecnica detta ” dell’Agemina” intarsio su metallo con utilizzo di metallo diverso, e poi smaltati,

albergo degli oresi.jpgNel 1516 fu stabilito che 16 compagni, detti “tocadori” dovessero fare una 1.jpgvisita settimanale presso le botteghe per sottoportico degli oresdi.jpgverificare il titolo dell’oro e dell’argento utilizzati per le produzioni.

San Silvestro a Venezia.jpgchiesa di S. Salvador.jpgNel 1548 la schola si trasferì nella chiesa di San Silvestro, Nel 1601 il doge Marino Grimani concesse che nella chiesa di S. Gacometto  i confratelli potessero costruire una statua dedicata a Sant’Antonio Abate, loro Patrono.

bottega_3_p.jpgNel 1696 ebbe inizio la costruzione dell’albergo della schola in un edificio prospiciente il Campo Rialto Novo, con BIBLIOTE.jpgveneziaoro.jpgl’entrata ancor oggi riconoscibile all’anagrafico 554. Sulla  lunetta in ferro battuto sopra la porta sono visibili le iniziali SO ( Schola Oresi).

 

La Zecca della Repubblica prevedeva ruga degli oresi.jpgscuola degli oresi.jpgsigla degli oresi.jpgper gli oggetti preziosi cinque bolli: quello del Maestro, quello della Bottega, i marchi di controllo dei leone alato in moleca.jpgpubblici ufficiali della stessa Zecca (il tastador e il tocador ) e il punzone di garanzia, ovvero il Sigillo di San Marco con il Leone Marciano con le ali spiegate nella caratteristica posizione, “in moleca”.

 

 

 

 

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