Browsing "Arte"

Un grande pittore tra le grandi famiglie di artisti veneziani: Francesco Guardi

canaletto3.jpgGiovanni_Battista_Tiepolo_061.jpgA Venezia vissero, lavorarono e prosperarono famiglie di pittori: basta pensare ai Tiepolo, padre e figli, e la stessa era imparentata con i Guardi: Antonio Pellegrini aveva sposato una sorella di Rosalba Carriera, Sebastiano e Marco Ricci erano zio e nipote, come pure il Canaletto e Bernardo Bellotto, e Pietro ed Alessandro Longhi erano padre e figlio.

Gian Antonio Guardi 1.jpgGian Antonio Guardi.jpgTra tutte queste famiglie, in onore anche alla mostra che viene ora Gian Antonio Galli 3.jpgprorogata al Museo Correr, desideravo parlare dei Guardi: figli di Domenico, pittore,  lavorarono presso la sua bottega Gian antonio (1699-1762) e Francesco(1712-1793). Dei due il più famoso e conosciuto fu Francesco, a cui la mostra è dedicata, ma non è giusto trascurare il primogenito.

Giovanni_Antonio_Guardi_002.jpgDivenuto a diciassette anni erede della bottega del padre, e nominato, nel 1753 Socio dell’Accademia delle Belle Arti e muore nel 1760. Tipico rappresentante dell’arte rococò, al tramonto alla metà del settecento, in cui i personaggi si alternano nel quadro in un’atmosfera irreale, suggerita dall’invenzione decorativa dove ogni sentimento viene declamato con con arcadica tenerezza e sottile languore.

Il suo capolavoro sono i pannelli che coprono il parapetto dell’organo della Chiesa dell’Angelo Raffaele, meraviglia per la forza di concentrazione di ogni elemento stilistico e la fusione con l’atmosfera, tuttsa vibrante e vaporosa nell’esaltante accostamento del paesaggio con la figura, tra i toni rosa dorato  e azzurro cielo, lacche rosse e bleu cobalto fusi in una sensibilissimma gamma cromatica.

I personaggi non sono plastici, anzi, come tutto il paesaggio sono esse stesse atmosfera, liberate del loro peso, della propria struttura , tutte, fino all’ultima figuretta del quadro sulla linea dell’oriuzzonte in una irreale lontananza.

Francesco Guardi 4.jpgFrancesco Guardi -ritratto di Pietro Longhi.jpgFr_Guardi_Fiori_.jpgfrancescoguardi1.jpgFrancesco Guardi, durante il tirocinio nella bottega del fratello guarda con occhio attento gli altri pittori dell’epoca, in particolare Marco Ricci, Michele Marieschi e il Canaletto. Attraverso le loro opere ha un’indicazione per scoprire una realtà nuova mediante una osservazione diretta della natura che il Guardi sa trasfigurare volta per volta secondo un inconfondibile estro creativo, portato ad una liricità aerea, vibrante ed emotiva.

Francesco Guardi 5.jpgFrancesco Guardi Il ridotto.jpgPoco tempo dopo il 1750 si avverte una svolta nella pittura veneziana: nel 1747 Bellotto era partito per Dresda, nel 1755 Canaletto tornava dopo un lungo soggiorno a Londra, nel 1762 Tiepolo partiva per la Sopagna, in questo tempo si matura una crisi che era nell’aria e che investe oltre che il costume anche l’arte.

Francesco-Guardi.jpgFrancesco Guardi vive a modo suo questa evoluzione prediligento Francesco_Guardi_042.jpginterpretazioni tutte proprie delle luci e delle gamme cromatiche più impensate per afferrare le vibrazioni atmosferiche più intime e sognanti.

Le vedute di Francesco Guardi si distinguono nell’inquadratura, nei rapporti prospettici, nell’intenswità lirica del colore che assume rispetto alla nitida lucidità e alla cristallina compostezza di quelle del Canaletto. D’altro canto il fluire della fantasia è serrato e conciso, non si perde nel sogno , è peerfettamente composto entro la forma, specchio del proprio tempo , come nelle opere di Scarlatti e di Vivaldi.

Francesco-Guardi,-un-invito-al-Museo-Correr001big.jpgFrancesco Guardi Concerto di Dame.jpgNel 1782, già settantenne, riceve l’incarico dall’Ispettore alle Belle Arti di documentare, attraverso una serie di quadri le cerimonie svoltesi ai SS. Giovanni e Paolo  in onore di Pio VI e le feste in onore dei principi russi Paolo Petrovitz e Maria Teodorowna, parenti dello zar, chiamati i Conti del Nord.

D’una grazia mondana e da minuetto ci appare il noto “concerto”(ora alla Pinacoteca di Monaco): sulla sinistra, sotto un palco, scorgiamo un’orchestra d’archi composta da donne e al di sopra un coro femminile con le partiture in mano. Nel centro, sullo sfondo rosso del pavimento , appaiono le figure delineate con la stessa grazia con cui è concepita la decorazione della sala, daI lampadari, dalle specchiere, e dagli ornamenti ed affresco al soffitto.

francescoguardi1.jpgIn tutto ciò si può notare un soffio di sentimento, quasi una sorta di capriccio e di estro di espressione nata li per li , ed espressa senza nessun diaframma, per cui la pittura si compiace di sè stessa staccandosi dagli schemi obbligati, diviene “divertimento” in senso mozartiano, suggerito dal tema di Venezia, pieno di magie ed incanti.

 

 

Il miracolo di S. Marco a Venezia: il ritrovamento delle reliquie!

23-Tintoretto-il-trafugamento-del-corpo-di-San-Marco.jpgtrafugamento_corpo_san_marco.gifTutti, bene o male, conoscono la storia del’arrivo delle reliquie di S. Marco a Venezia: furono due mercanti, Rustico da Torcello e Bono da Malamocco, che trafugarono le spoglie ad Alessandria, e celato in una cesta contenente carne di maiale, considerata impura dai musulmani, venne portato a Venezia.

Sembra comunque che Venezia fosse la meta finale del corpo di questo Santo, che giunto a Roma assieme all’Apostolo Pietro venne da questi inviato in Italia Settentrinale: ad Aquileia Marco convertì Ermagora, che poi divenne primo vescovo di quella città, quindi, partito per destinazione Alessandria d’Egitto venne costretto da una tempesta ad approdare alle isole Realtine, il fulcro della nascente Venezia. Addormentatosi egli sognò un angelo che gli diceva ” Pax tibi Marce, evangelista meus”, e gli promise che in quell’isola egli avrebbe riposato fino all’ultimo giorno.

L'arrivo dell spoglie di S . Marco a Venezia.jpgIn seguito raggiunse Alessandria ,dove dopo essere diventato vescovo, subì il martirio che lo portò alla morte il 25 aprile  de 78 circa. Ed è qui, appunto, che i mercanti veneziani presero il suo corpo e con astuzia, lo portarono a Venezia.

Era l’829, e l’onore di poter ospitare le spoglie di un evangelista spinse lo stato veneziano a costruire una degna chiesa per poterlo ospitare ed esporre al culto di tutti i veneziani: S. Marco è quindi anche il patrono dei cestai, visto l’insolito mezzo con cui venne portato nella Serenissima.

Nel 1063 ebbe inizio la costruzione della chiesa, che subì, purtroppo, un incendio, tanto che l’edificio venne ricostruito….e nel 1094 era finalmente pronto per essere consacrata a Dio e a S. Marco.

300px-Basilica_de_San_Marco.jpgPurtroppo però, durante i lavori di restauro, si scoprì che la teca contenente la preziosa reliquia era scomparsa: questo provocò grande cordoglio dal Doge alla popolazione veneziana: vennero organizzate novene, preghiere, processioni e invocazioni al Divino per poterla ritrovare.

Il 25 giugno 1098, giorno della consacrazione, accadde un miracolo rimasto negli annali di Venezia, ma raccontato in modo diverso: sembra che nel momento culminante della celebrazione da una colonna della Basilica apparve un braccio, ad indicare il luogo tanto cercato; altri raccontarono che apparve il Santo in persona, ma Giacomo Casanova racconta, nelle sue memorie, che sulla colonna contenente i sacri reperti apparve l’immagine del Leone alato, simbolo proprio di S. Marco.

Tintoretto il rirovamento delle relkiqie.jpgSan Marco.jpgComunque sia, subito dopo si provvedette a forare la colonna indicata, e miracolosamente le reliquie  riapparvero: come racconta Casanova, fu così che la Serenissima salutò S. Todaro, per affidare le sue fortune e il suo orgoglio all’evangelista. Per secoli S. Marco venne così festeggiato il 25 Aprile, (giorno della morte) e il 25 giugno, giorno del suo miracoloso ritrovamento, con la medesima pompa ( Venezia curava con fasto e con solennità le proprie cerimonie).

Ora si festeggia soltanto il 25 aprile, ma con entusiasmo e con una tradizione straordinaria, dolce e romantica che rendeva e tutt’ora rende omaggioi alle donne veneziane, ma di questo vi parlerò il 25 aprile.

L’alchimia e la mitologia in Chronos a Venezia a Palazzo Bembo-Boldù.

Campiello S. Maria Nova.jpgChronos.jpgNella serie meravigliosa di costruzioni e chiese che si possono ammirare a Cannaregio, , dopo avere visitato  S. Maria dei Miracoli, proprio poco più avanti, subito dopo il ponte di S. Martia Nova,  girando nella prima calle a sinistra ci troviamo in Campo di S. Maria Nova,luogo delizioso , e, se alziamo gli occhi , ci accoglie festosa la magnificenza di Palazzo Bembo-Boldù : Splendida la costruzione che sorprende chi lo guarda con una statua , in una nicchia a forma di conchiglia di S. Giacomo , segnale tra gli alchimisti rosacrociani della ricerca della conoscenza e da questa dell’evoluzione della natura e dello spirito umano,  di un uomo tozzo, peloso e quasi animalesco, che regge davanti a se il disco del sole.

saturno-01.jpgE’ l’immagine di Chronos ( o Saturno), il Dio del tempo, quello stesso Dio che mangiava i propri figli appena nati, a cui Rea, sorella e moglie nascose Zeus. Questi,  una volta cresciuto lontano, tornò dal padre, gli fece bere una pozione per cui Chronos vomitò tutti i figli mangiati ( gli altri dei), per poi ucciderlo.

Il simbolismo è chiaro: la nascita del tempo, ma anche l’evoluzione che viene cadenzata dal sorgere del sole, ed al suo tramonto, per poi rinnovarsi ancora ed ancora, in una sorta di eternità nel cambiamento e nel procedere con l’evoluzione.

La statua venne ordinata e posta da Giammatteo Bembo, nipote del celebre Pietro Bembo, che fece inscrivere in latino questa frase: Finchè girerà questo (cioè il sole) Zara, Cattaro,Capodistria, Verona, Cipro, Creta, culla di Giove, faranno testimonianza delle mie azioni.

3579293-Basement_of_the_statue_three_faces_Venice.jpgPalazzo Bembo Boldù in Campiello S. Maria Nova.jpgLa mitologia, i simboli alchemici, e le tre teste, sotto i piedi di Saturno -Cronos , a ricordare l’egemonia di Venezia sui popoli del mediterraneo legata proprio alla concezione rosacrociana che dal primitivo ( l’uomo peloso come viene raffigurato Saturno) con l’evoluzione del tempo ha portato e avrebbe continuato a portare l’espansione non solo politica, ma anche  e sopratutto culturale di questa Repubblica che fu culla delle comunicazioni, della scienza, delle arti e del culto della giustizia!

Alchimisti e Maestri Vetrai a Venezia

 

imagesCAJ0YBL9.jpglibro alc.jpgE’ esistito un intreccio tra l’alchimia dei Rosacroce e la filosofia, fin dal medio evo.

 imagesCAYYPXFT.jpgimagesCAUSKY0D.jpgMolto probabilmente i primi alchimisti che esercitarono a Venezia fecero parte della Corporazione dei Vetrai. Questa si era costituita a Venezia nel 1255, e poi fu trasferita a Murano per evitare incendi che, con i imagesCAEYTK50.jpgtetti in paglia, imagesCA5BDT15.jpgimg_sforzinda.gifsarebbero potuti essere  numerosi.imagesCAEVEI22.jpgimagesCAIQO47M.jpgimagesCAGUCW0M.jpg Amico e frequentatore di uno dei più noti vetrai, Angelo Barovier, era Paolo Godi, un alchimista famoso Specchio.jpgil quale gli insegnò diverse formule per la formazione della pasta di vetro, dei colori, delle luminescenze ed opacità.

Più avanti gli altri componenti della corporazione si cimentarono anche nella costruzione di specchi, legati anch’essi ad una tradizione rosacrociana.

 

John22.jpgNel 1317 venne emanata da Papa Giovanni XXII la bolla “Spondent Pariter” che ammoniva contro l’esercizio e l’uso dell’Alchimia , la quale rimase comunque oggetto di conoscenza anche per il Papa, del  quale venne pubblicato  postumo, nel 1557 il  trattato “Ars Trasmutatoria”.

Nel frattempo, nonostante la legge promulgata dal Consiglio dei 10 il 17.12.1488 che vietava severamente lo studio e la pratica dell’Alchimia, venne creata a Venezia una società segreta alchemica, chiamata Voarchadumia, attiva tra il 1450 e il 1490. Questa aveva ramificazioni internazionali, tra i membri più conosciuti Sir George Ripley.

 Il  sacerdote veneziano Giovanni Agostino Pantheus pubblicò il trattato “Voarchadumia, l’oro dei due rossi e della cementificazione perfetta, dedicandolo al doge Andrea Gritti. Pantheus dedicò inoltre un trattato ad un suo amico polacco Hierosky, grande conoscitore di testi alchemici.

Le opere di Pantheus crearono per la prima volta un sincretismo tra Alchimia e Kabbalah.

Nel 1585 il nobile veneziano Francesco Malipiero venne condannato a morte per magia, stragoneria ed alchimia.

Nello stesso periodo un alchimista al servizio di Enrico I di Buglione ottenne dallo stesso, dopo avergli trasmesso una ricetta per fare l’oro, un finanziamento per andare ad un convegno di alchimisti a Venezia.

lavorazione del vetro di Murano.jpgbotiglie.jpgUomini all’avanguardia, artigiani attenti e chimici sopraffini che conservarono per secoli i loro misteri, gettando nella laguna le prove mal riuscite di colori o lavorazioni: tutt’ora, nonostante lo svilimento di certe “cose che nanche lontanamente si avvicinano agli originali” vengono proposte da qualche bancarella (magari abusiva), opere d’arte di incredibile raffinatezza ed eleganza vengono prodotte ancora a Murano, proseguendo un’arte che è unica e che deve essere protetta ed aiutata.

 

La Misericordia a Venezia: uno spettacolo tutto da gustare!

250px-Chiesa_di_S_Marziale_Facciata.jpgSacca della Misericordia.jpgHo raccontato del viaggio miracoloso della statua della Madonna, da Rimini a Venezia, ed ho accennato al suo approdo: un luogo veramente magico,la Sacca della Misericordia, nella quale erano state erette, in poco spazio e per pochi abitanti, ben quattro chiese: quella di S. Marziale, appunto, ma anche quella che è ora la Parrocchia di questa zona, la Madonna dell’Orto, (il cui nome ha tutto un suo significato, e di cui parlerò a parte ), la chiesa della Misericordia, legata alla Scuola relativa, e quella del Sacro Volto, facente parte di un grandissimo convento dei Servi di Maria.

Invito chiunque ad andare ad esplorare, perdendosi nella meraviglia delle facciate, in 260px-Chiesa_dell%27Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpgScuola Vecchia della Misericordia.jpgcotto, gotiche, affascinanti e fascinose, li dove anche il grande Hugo Pratt, attraverso Corto Maltese si sofferma ammirato e stupito di fronte alla bellezza del piccolo Campo dell’Abazia della Misericordia: pavimentazione straordinaria in cotto, dove i mattoni sono posti a spina di pesci e suddivisi, attraverso l’inserimento della pietra d’Istria, in quadrati, e la vera da pozzo, decorata e splendida.

Simile pavimentazione si trova in Campo davanti alla Chiesa della Madonna dell’Orto: anche Piazza San Marco era stata pavimentata in questo modo, ma sopra è stato posto un nuovo strato di trachite, pietra durissima di origine vulcanica proveniente dai colli Euganei.

Scuola vecchia ed Abbazia della Misericordia.jpgE veniamo all’Abazia della Misericordia: il suo primo nome fu Santa Maria di Val Verde, e se ne hanno prime notizie dal 936, la cui costruzione, secondo il Sansovino, venne attribuita a Cesare de Giuli detto Andreani.L’aristocratica famiglia Moro fu l’artefice devota di questo edificio che nel dodicesimo secolo venne ristrutturato dallo stile bizantino al gotico.

La scuola accanto nel 1330 venne adibita ad ospedale e ad abitazioni.

Santa Maria della Misericordia ora è sede di mostre, che si susseguono e continuano a rendere viva questa zona di Venezia, in pieno Cannaregio, dove ogni particolare rievoca bellezza e l’intimità mistica di una città molto particolare.

Cimitero di S. Michele.jpgVenezia_-_Cappella_del_Volto_Santo.jpgE la bellezza e la suggestione prosegue in questo meraviglioso percorso, posto a fronte del Cimitero monumentale di S. Michele, con quel che resta del Convento di Santa Maria dei Servi, di origine senese, a cui faceva capo la Confraternita dei lavoratori della lana. Alla sua istituzione, dal 1309 al 1317 circa, venne consentita la costruzione del Convento, di cui ora rimane solo il portale, e della cappella, consacrata nel 1376 al Santo volto, e che è rimasta come ultimo ma suggestivo e meraviglioso cimelio, a ricordare questa Venezia delle Chiese, dello spirito libero ma dedicato al Sacro, li dove ad ogni passo si unisce, in un meraviglioso connubio, il sacro con le scienze, in un equilibrio che solo una Repubblica veramente laica poteva armonicamente rendere, e tutt’ora rimane. Città unica, Repubblica unica…e gente aperta di pensiero, di spirito e di cuore.

La cappella di S. Marco a Venezia e la nascita del melodramma.

cappella a San Marco.jpgcantgori a San Marco.jpgNel 1500 il teatro, assieme all”architettura, la pittura e  la scultura, erano le arti più seguite ed amate a Venezia, alla quale, verso la fine del secolo si aggiunse anche la musica.

L’immagine del Giorgione suonatore di liuto nei concerti campestri  delle Veneri di Tiziano accanto alle melodie dell’organo restano emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia:il legame delle arti con la musica , nella composizione unitaria del melodramma, costituisce la sintesi Giovanni_Gabrieli.jpgGiorgione-tre-filosofi.jpgmusica.jpgdeterminante di tutto lo sviluppo del Rinascimento a Venezia: le arti figurative, la scenografia e la letteratura fatta sopratutto di immagini e di sentimenti, si trasformano d’incanto nell’unità suprema, inafferrabile e aerea della musica, nella tendenza sopratutto a trasfigurare la passione nell’esaltazione lirica più sognante che realistica, nella declamazione che si abbandona con piacere all’oinda del sentimento e delle tenerezze affettive.

La musica a Venezia aveva il proprio centro nella Basilica di San Marco : il servizio più curato e costoso per la basilica era quello della cappella ducale, ritenuta sempre il centro più importante artistico della Repubblica.

Angelo mnusicante di Giovanni Bellini.jpgangelo musicante.jpgI libri delle spese della basilica di S. Marco riportano delle cifre enormi per i maestri di cappella, per i cantori ed i suonatori di strumenti. Gli asrtisti che ne facevasno parte eerano alle dirette dipendenze dei tre più importnti procuratori  di S. Marco che avevano la responsabilità della Piazza e della Basilica, tanto più che il doge era las suprema autorità di questi luoghi che gli appartenevano di diritto.

La regolazione diretta del governo dogale  anche dello stesso servizio liturgico, diede alle composizioni sacre di S. Marco
una larga indipendenza di cui la Serenissima era gelosa e che era riconosciuta in parte anche da Roma.

La storia della musica nel contesto della storia della civiltà di Venezia e fu veramente importante e determinata dalla scuola marciana per la musica strumentale e per la creazione di un nuovo genere tanto fortunato a Venezia: il melodramma.

Giorgione-tre-filosofi.jpgsuonatrice.jpgLa presenza frequentissima degli angeli musicanti nella pittura veneziana su tavola e ad affresco dal trecento al quattrocento proviene dalla costante rappresentazione della musica in quest’epoca, essa viene intesa con un senso soave di magia e quindi per la sua dolcezza trasferita agli angeli, come qualcosa che non appartiene alla sfera terrestre ma la sfiora appena e ha il potere di avere un’immagine di quella celeste.

Quando la musica è investita dalla forza del pensiero umanistico , alla fine del quattrocento, s’avverte il trapasso anche in pittura:  “S. Agostino 1806-Giovanni_Bellini_-_Pala_di_St_Giobbe.jpgmusica 1.jpgnello studio” nella Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni , eseguito da Carpaccio nel 1502 è circondato da preziosi manoscritti miniati, dalle statue rinadscimentali e gli innumeerevoli oggetti che denunciano la disposizione della mente alla ricerca umanistica, ed ha i suoi piedi due partiture musicali, di cui una di carattere profano e l’altra di carattere sacro. Quella di carattere profano , che cominciava già a diffondersi nelle prime opere di stampa di Ottavio Petrucci, potrebbe coinsiderarsi una primizia del genere strumentale tipicamente veneziano.

musica 2.jpgmusica.jpgVittore_Carpaccio_Agostino-1024x677.gifArte, pittura e musica alla base della cultura del popolo veneziano e che ha permeato completamente la natura di questa città.

 

 

Le uniche e meravigliose barche di Venezia.

barche veneziane1.jpgvenezia14.jpgVenezia, città nata sulla sua laguna, aperta al mare, ed espansa nel Mediterraneo, in Oriente, ma anche nei mari del Nord, grazie alla capacità dei suoi artigiani e maestri d’ascia, lavoratori dell’Arsenale che seppero  costruire navi moderne e veloci all’epoca, era ed è tutt’ora una città che vive nell’acqua, per cui i suoi mezzi di trasporto, proprio per le sue particolari caratteristiche, variavano a seconda delle necessità e delle esigenze di un nucleo abitativo ed importante suddiviso tra varie isole.

Per questo motivo i mezzi di trasporto utilizzati, tra sestieri ed isole, erano vari e diversi. Abbiamo parlato delle gondole, che erano mezzi cittadini, servendo le due rive del Canal Grande ed i rii, inoltrandosi, agili e svelte , sotto i ponti, approdando a rive definite, un pò tra gli autobus e i taxi delle altre città, a parte la funzione, con il felze alzato, di nido per coppie che volevano amoreggiare, o come banchi da gioco!)

maestri_d_ascia_300x200.jpgMa un centro così vivo e pulsante aveva bisogno, per i trasporti di  derrate alimentari provenienti dalle isole che attorniavano la laguna…S. Erasmo, Mazzorbo, etc.o elementi necessari per la vita quotidiana, come il carbone (vedi Riva del Carbon da un lato del Canalazzo) o riva della Paglia, o quella del vin …. di barche fatte apposta per navigare i bassi fondali della laguna, per cui fondo piatto, e, a prua e a poppa una piccola copertura che serviva a rinforzarle oltre che essere usate come ricovero di attrezzi, oltre al “trasto” l’asse di legno che lega i due fianchi.

Costruite anch’esse negli squeri, e sagomate da abili maestri d’ascia chiamati “squeraroli”, ed i remi poggiavano sugli scalmi chiamati forcole, e i remi venivano condotti con la famosa voga ala veneta, un sistema per cui anche una sola persona poteva, da poppa guidare la barca.

sandoli 1.jpgsandolo.jpgOra queste barche sono fornite di motori fuoribordo: i nomi e le frunzioni sono diversi: topo, sàndolo, batèla, sampierota, mascareta, sciopon, caorlina. I loro ricoveri sono le cavane, quando si tratta di costruzioni coperte, o stazi acquei, quando sono ancorate all’aperto.

Il sandolo è una delle piu comuni barche per il trasporto di merci, ora utilizzato anche per la pesca e per le regate. E’ una mjaestrui d'ascia 2.gifsandolo-barcariol.JPGbarca slanciata e leggera,la prua ha un’asta di protezione che finisce con una specie di punta a forma di ricciolo o di oliva. Di solito è di color legno, a volte azzurro, mentre il sandalo del barcarol è nero come le gondole e addobbato con poltroncine  e finiture metalliche  ed è utilizzato per il tresporto di persone, sopratutto turisti.

La sampieròta, originaria di S. Pietro in Volta, veniva e viene usata per la sampierota.jpgsampierota 1.jpgpesca, ed è una barca spaziosa e robusta. E’ lunga tra i 6 e i 7 metri, ed è in genere colorata di azzurro, giallo, rosso e bianco, oppure con vari accostamenti di colori. Viene poi la Mascareta, che tutti coloro che seguono la regata storica di Venezia, possono ammirare perchè è proprio con queste barche che si sfidano le donne alla voga alla veneziana utilizzando la leggerezza e l’agilità di questa barca tipicamente e meravigliosamente veneziana.

topo-Marcantonio%20a%20vela.jpgTopo-Marcantonio'-1.jpgEd il topo (con il motore mototopo) e la topa, barche adibite al lavoro pratico di trasporto o per diporto, mentre , sontuose e bellissime, adibite al trasporto di passeggeri , specialmente per le gite lungo i fiumi, e quindi, le bissone, sontuose, sorprendenti per le loro decorazioni tra cui primeggiava il bucintoro, òla barca sonhtuosa del doge.

E la fastosa regata storica rende omaggio a mascareta.jpgMascarete.jpgbucintoro.jpgbucintoro 1.jpgcaorlina.jpgquesti mezzi di trasporto che fanno parte integrante della vita dei veneziani, che l’hanno resa forte, importante, e che contribuiscono, tutt’ora , alla funzionalità e alla realtà di una città così unica, così particolare e composita come nessun’altra al mondo!

 

 

L’anima di Venezia e i suoi angoli più misteriosi e luminosi, tra acqua e luce!

laguna di Venezia.jpgVenezia e il suo aspetto mutevole: ciò deriva dal fatto che i comuni concetti e schemi funzionali sono sempre stati, per ovvi motivi, adattati di volta in volta alle differenzi situazioni preesistenti, come canali, ponti , rive, calli, campi , edifici, sottoporteghi , pozzi, giardini ecc.

Da varietà delle combinazioni possibili sono nati a Venezia innumerevoli ambienti urbanistici, ognuno con la sua particolare fisionomia e personalità.

Al turista non distratto ma che osserva attento i vari spaccati di questa città Jacopo de Barbari.jpgCampliello S. Giovanni Evangelista.jpgRioSanLorenzo.jpgunica, si presentano paesaggi che si possono definire scenografie, ma anche pragmaticamente costituite interessanti ed ingegnose soluzioni funzionali, per cui io piacevoli aspetti spaziali e figurativi che si determinano sono il più delle volte indipendenti dall’intrinseco valore estetico delle singole architetture che vi si prospettano.

scuola-san-giovanni.jpgTra i vari esempi appare molto semplice l’urbanistica del Campiello di S. Giovanni Evangelista e della Scuola: un unico spazio rettangolare tra edifici della Scuola e della Chiesa: ci si accorge che si tratta di due spazi di diverso Calle Zane.jpgcarattere , pur tra loro collegati: più piccolo ed unitario nelle delicate forme architettoniche il primo, più ampio e sobrio il secondo.

Il campiello si presenta all’improvviso come uno slargo per chi percorre calle dell’Olio, mentre appare più interessante e ricco di accorci prospettici provenendo da Calle Zane questo, il campiello della Scuola , chiuso tra il muro e il sottoportico della Lacca non è che uno spazio di sosta e di ingresso ai locali della Scuola o della Chiesa, un gioco di scatole cinesi, non unico a Venezia.

rio-malpaga-S.jpgAltri straordinari e unici luoghi di Venezia sono il Rio delle Eremite e Rio Malpaga: non vi sono particolari costruzioni in questo angolo di Venezia: la particolarità della bellezza del luogo è la luce, l l’ariosa spazialità cui si aggiunge una sensazione di tranquillità, dovuta al fatto che la zona è poco frequentata, sia per terra sia per acqua; sensazioni analoghe si possono provare in Rio S. Lorenzo, o il rio della Fornace a S. Gregorio.

rio Malpaga 1.jpga4_rio_malpaga.jpgE’ quindi interessante indagare quali siano le analogie tra i diversi rii: innanzi tutto hanno un identico orientamento (nord-sud) e l’esisternza di fondfamente ai lati del rio: costante quindi è la presenza del rio, delle fonamenta, e delle abitazioni di medesima altezza ai lati:  tali fattori sembrano contribuire al senso di benessere che tali condizioni ispirano.

Oltre a ciò, il rio delle Eremite è leggermente incurvato verso sud, per cui , rio della fornace 1.jpgponendoci alla fine dell’incrocio con Rio Malpaga non se ne vede la fine, Scuola Grande di S. Giovanni evangelista_ Lazzaro Bastiani e il dono della Reliquai della Santissima Croce.jpgdando all’osservatore una deliziosa sensazione di indeterminatezza spaziale.

Tutto ciò, ed altre sensazioni fisiche ed ottiche rio della foornace.jpgRio della Fornace.jpgtrasmettono la vera essenza di Venezia: città liquida, città composita,ricca di decorazioni ma anche semplice nelle sue fondamenta, nei suoi rii che riflettono la luce, una luce diversa, mutevole ed estremamente affascinante.

 

 

 

 

Venezia e il capolavoro dell’arte vetraria del Rinascimento: la coppa nuziale Barovier!

250px-Barovier.jpgcoppa nuziale Barovier.jpgTra i tesori più preziosi dell’arte vetraria del rinascimento spicca, ricoverata presso il Museo del Vetro a Murano la mitica ” Coppa Barovier”: frutto dell’inventiva, delle ricerche e dell’arte di un grande maestro di quest’arte: Angelo Barovier che la creò nel 1460 circa.

Discendente del mitico Jacobello Barovier, grande artigiano vetraio (1295), venne definito dal suo contemporaneo Ludovico Carbone: optimum artificem crystallinorum vasorum”, e a lui venne attribuita  l’invenzione de cosiddetto “cristallo veneziano” un vetro particolarmente pulito e trasparente, anche grazie ad una sua composizione di una pasta di vetro chiamata calcedonio.

img_stampafornace.jpgS. Giorgio MMaggiore.jpg1974-Chiesa_di_San_Giovanni_Elemosinario-Venice-Italy.jpgUomo intelligente e curioso assistette ( secondo le affermazioni di Padre Giovanni Antonio , monaco benedettino del Convento di S. Giorgio Maggiore) alle lezioni tenute al ginnasio realtino da Padre Paolo Godi, detto il Pergolano, pievano della chiesa di S. Giovanni Elemosinario e cultore dell’arte alchemica, e che la collaborazione dei due uomini avviò alla realizzazione di vetri colorati e della loro pittura a smalto “primus et autor et inventum colorum tam insignum ac varie conunistorium, quibus hodie quoque ac vitrearii artifices Muriani utuntur”.”

coppa nuziale la parte della fontana.jpgAltre ricerche, sempre collegate a questo argomento le svolse per la realizzazione di vetri colorati da finestra. Tra le sue innumerevoli cariche: Camerlengo della comunità di Murano, lettore apostolico e segretario papale , ed infine cancelliere del Patriarca di Venezia.

Figlio della antica arte “alchemica” che gli venne tramandata dai suoi avi, che dal centro di Venezia si ritirarono in un’isola come Murano sia per timore dei possibili incendi ( i tetti di paglia delle case e dei palazzi erano particolarmente soggetti a questi eventi), ma anche consci che così isolati avrebbero potuto conservare al meglio i preziosi segreti legati alla loro scienza e alle loro ricerche.

Questa persona strordinaria venne sepolta alla sua morte nella chiesa di Fondamenta della Fornace.jpgChiesa_di_Santo_Stefano_(front)_and_the_Chiesa_di_San_Pietro_Martire_(back)_Murano-Venice.jpgCoppa-Barovier.jpgSanto Stefano a Murano, anche se la sua tomba non c’è più visto che la chiesa è andata in parte distrutta, ma il ricordo di questo uomo speciale e la serie dei suoi capolavori rimane a testimonianza di un’arte delicata, particolare e, come già detto per la Coppa Nuziale, un pezzo raro e prezioso dell’arta vetrariA!!!

Dedico questo mio scritto alla mia fantastica mamma, pittrice per piacere ma disegnatrice di mappe per lavoro, che per prima mi fece conoscere questo gioiello d’arte, orgogliosa com’era di aver contribuito con le sue decorazioni in smalto a riprodurre poche e preziose riproduzioni, naturalmente legali della splendida coppa nuziale e di cui vogilo donare l’immagine . che resprime fascino ed un’intima sensualità…dolce, piccolina, elegantissima, a cui lego quella di mio padre,  Enrico, che insieme a lei formò una coppia veneziana legata alla cultura, (avevano l’abbonamento alla Fenice, e, senza che mi rendessi conto, egli mi fece amare e conoscere l’opera lirica e la musica classica in genere. !

Di loro sono fiera e mi piace condividere questo mio orgoglio, veneziana, figlia di veneziani….allevata ed istruita in questa cultura da una coppia incredibilmente affascinante!mammma.pngbabbo.png

Insule veneziane : geniale costruzione urbanistica di una città unica al mondo!

Canale tra insule.jpginsula di S. Giacomo dell'Orio.jpgLe insule veneziane, il territtorio stesso della Venezia urbana, legate in seguito da ponti: la genialità dei veneziani e la costruzione di una città – stato unica al mondo. Esse compongono appunto la città e la rendono parte comune, un’unico nucleo appunto con ponti e con rii terài; da tutto questo si possono ricostruire alcuni schemi urbanistici elementari.

Questi schemi che definiscono la forma e la distibuzione dei blocchi di ricostruzione rispetto a rii e canali sono in genere assai semplici e regolari.

incisione di insula.jpgPongte Ruga Veccha.jpgEssi, come avviene per i tipi edilizi, non sono molto vari e si ripetono con poche varianti in diverse zone della città, al centro come alla periferia: la scelta è comunque derivata dall’andamento dei canali.

Il primo schema è il più semplice e frequente ed è costituito  da isolati a forma rettangolare di solito molto allungati: i rettangoli sono disposti trasversalmente entro un’isola pressocchè rettangolare.

Una disposizione analoga era adottata anche dai Fenici nelle numerose colonie eel Mediterraneo.

Ruga Vecchia.jpgrio-sant-alvise.JPGEsempi li possiamo vedere nella parte nord di Cannaregio, attorno alla chiesa di S. Sofia, a Dorsoduro, tra i rii di S. Vio e delle Torreselle, a Castello tra il Rio della Tana ed il rio interrato ora via Garibaldi.
 
Il medesimo schema è adottato anche in una zona rettangolare compresa tra un rio e una calle importante,come a Rialto con Il Canal Grande  e Ruga Vecchia, e Castello tra Rio S. Giuseppe e calle Secco Marina.

Il secondo schema, anche questo ben diffuso a Venzia, è costituito da un’isola o da una stiscia di terra molto allungata compresa tra due rii pressocchè paralleli: l’isola è percorsa longitudinalmente da una calle principale da cui si dipartono numerose callette trasversali.

rio delle Torreselle.jpgCorte in calle degli avvocati.jpgSistemazioni di questo tipo si trovano ad esempio a Dorsoduro con la calle lunga S. Barnaba e con Calle dei Cerchieri, a Castello con la Salizzada S. Lio di Calle della Testa o attorno a Campo Ruga, a San Marco con le isole attorno a Campo S. Maurizio e S. Maria del Giglio.

Un terzo schema è quello costituito da una zona compresa tra due rii paralleli o più spersso convergenti verso un altro rio più largo: detta zona è servita via terra da una calle lunga longitudinale a fondo cieco o da una fondamenta laterale, da cui si diramano altre callette: tale esempio di urbanizzazione quasi eccessiva si può trovare in Calle degli SAvvocati, nel Sestiere di castello ai Biri, a San Giovanni in Laterano o nella zona del campo dei due pozzi, a Cannaregio, tra S. Alvise e il Rio della Sensa, e tra i Rii di Noale e di S. Felice a S. Croce.

Rio Terà S. Vio.jpgRio S. Maria del Giglio.jpgRio_della_Sensa_(1).jpgQuesti ed altri schemi urbanistici hanno creato da un insieme di isole slegate, libere di una laguna splendida ma frazionata una città stato splendida, ricca di opere d’arte, organica grazie all’uso dei ponti e da altre soluzioni che ne fanno una città unica, non solo storicamente ed artisticamente, ma anche dal punto di vista urbanistico!