Browsing "Leggende"
Ago 18, 2009 - Architettura, Chiese, Leggende, Luoghi    4 Comments

Murano, Burano, il bottasso de Sant’Alban e il Drago di San Donato

interni.jpgBasilica.jpgcanale a Murano.jpgMurano, isola del vetro, isola dove Giacomo Casanova consumò una delle sue più emozionanti relazioni con MM una monaca del Convento, ma anche isola carica di Storia e di Leggende:
La Basilica veneto bizantina dei Santi Maria e Donato sembra sia stata eretta come voto fatto da Ottone I°, salvato miracolosamente da una burrasca terribile.

Venne eretta tra il 950 e il 957, su un campo di gigli rossi. La Chiesa è magnifica, così come i suoi pavimenti, mosaici splendidi, per cui vale la pena di entrare: ed ecco che se ponete attenzione, entrati, con il portale d’ingresso alle spalle, sopra il colonnato di sinistra ed esattamente sopra la terza altare di S. Donato.jpgbottasso di Sant Albano.jpgBurano.jpgCanale a Burano.jpgcolonna  si notano le immagini un leone andante, due stemmi, e tra questi,  una piccola botte inserita nel muro: si tratta del celebre “bottasso de Sant Alban”.

Narra la leggenda che davanti alle acque di Burano, i cui abitanti erano in costante competizione coi muranesi, si notò una cassa galleggiare: recuperata a riva ecco che dentro vennero ritrovate le reliquie di Sant Albano, ( di cui riparleremo) oltre ad altre reliquie, ed una botticella la quale, posata accanto ai resti  del santo forniva inesauribilmente del vino molto buono.

La vicenda venne a conoscenza dei Muranesi i quali, con una incursione notturna riuscirono a rubare la S. Albano.jpgbotte, ma fu molto amara la loro sorpresa quando si accorsero che lontanto dalle spoglie del Santo non usciva più una goccia di vino;

Nella disputa che ne seguì il prefetto decise che il bottasso dovesse rimanese a Murano, e qui fu murata appunto nella Basilica dei Santi Maria e Donato.

San Donato Murano.jpgEd in questa chiesa, oltre al bottasso, si possono ammirare dietro all’altare maggiore le costole ed un enorme San Donato taumaturgo.jpgdente del Drago che San Donato di Evolea, taumaturgo e patrono di Murano,  aveva ucciso con un segno di croce.

case a Burano.jpginterni-pavimenti.jpgAltare.jpgAltre bellissime leggende accompagnano la storia di Murano come quella di Burano, e un pò alla volta ne riparleremo, perchè fanno parte della storia di due Isole importantissime di Venezia, isole splendide, colorate, cariche di tradizioni  che conservano le tradizioni artigianali tra le più importanti non solo di Venezia, ma di tutta Italia.

Lug 22, 2009 - Leggende, Luoghi    3 Comments

Il Capitello del Miracolo

Campo SS. Apostoli 2.jpgCampo SS. Apostoli 1.jpgSanta Maria Formosa 1.jpgCampo Santa Maria Formosa.jpgNei ricordi antichi della storia veneziana si narra di un furioso incendio che scoppiò nel 1492 , ed esattamente nella zona di Santa Maria Formosa.Considerata la situazione veneziana, le case accostate l’una all’altra, i tetti in  paglia, il fuoco si propagò per tutta la città: le fiamme si indirizzarono verso la zona di Rialto,distrussero tutta Cannaregio fino ad arrivare al Campo SS. Apostoli.

Santa Maria Formosa.jpgIn questo modo l’incendio distrusse il sestiere di Castello, arrivando vicino alle mura dell’Arsenale, dove fu spento dagli arsenalotti e dai lavoratori che, come api operose, erano impegnati all’interno dell’Arsenale. Il danno sarebbe stato immenso, visto che Castello Arsenale.jpgCastello Arsenale 1.jpgArsenale a Castello.jpgl’arsenale era la fucina delle navi, comprese il cordame e le vele.

Palazzo delle Prigioni 1.jpgPalazzo delle Prigioni.jpgDalla parte di San Marco le lingue di fuoco si moltiplicarono fino ad arrivare al Palazzo Ducale, ma si spensero nel Palazzo delle Prigioni 3.jpgCanale del Palazzo delle Prigioni, separate dal Palazzo Ducale dal Ponte dei Sospiri.

La leggenda, suffragata dal ricordo tangibile, narra che questo incendio, così distruttivo e furioso, incanalato nelle Mercerie, Chiesa di San Salvador a Venezia.jpgarrivato nei pressi della Chiesa di San Salvador, lambì e si spense improvvisamente davanti ad un Capitello ingenuo e semplice, raffigurante la Madonna con il Bambino.

Tutta Venezia gridò al miracolo, ed il Capitello venne definito ” Capitello Miracoloso della Vergine ” e ad esso venne nominato il Ramo della Merceria, chiamata così: Merceria del Capitello Miracoloso”.

capitello miracoloso.jpgAllora vennero offerti dei doni votivi, ed i veneziani che passavano davanti pregavano la Vergine Miracolosa, e tutt’ora il capitello viene percepito, amato e vissuto dalla popolazione come miracoloso!

L’Isola “Spinalunga” e il Miracolo dell’Acqua

Vigano o canale della Giudecca.jpgIsola della Giudecca spina di pesce.jpgIsola della Giudecca 1.jpgDenominata anticamente Vigano, dal nome dato al  Canale della Giudecca che nei tempi antichi era il naturale proseguimento del fiume Brenta, nei primi secoli della fondazione della città di Venetia, la località venne soprannominata “Spinalunga” per via della forma a spina di pesce.

La denominazione di Giudecca viene attribuita alla parola “Zudegà” o giudicato, quindi a chi aveva subito una sentenza, o alla presenza di ebrei, (giudei). Certo è che nel IX secolo lo stato Veneziano assegnò questa zona a famiglie truffaldine, false, dissidenti e non rispettose delle leggi, e alle famiglie di Nobili rivoltosi, quale soggiorno obbligato, per cui sarebbe ingeneroso ricercare l’etimologia dell’isola nella presenza della comunità Vista della Giudecca.jpggiardini alla giudecca 2.jpgebraica,formata da  persone probe e intente al loro lavoro.

Nel 1300 e nel 1400 lo Stato volle rendere l’isola più decorosa nell’aspetto generale della Città. Furono costruiti imponenti palazzi che si allineavano lungo il Canale della Giudecca. Nel retro dell’isola, di fronte alla laguna si trovavano molti conventi nascosti nel verde.

orto botanico alla Giudecca.jpgAlla fine del 1600 i Conventi ubicati qui erano sette, per la maggior parte andati distrutti, zitelle2-712154.jpgallora circondati da piccoli edifici e da sedi di Accademie di Nobili, Botanici, Filosofiche e Letterarie.

Michelangelo Buonarroti.jpgIsola della Giudecca.jpgL’isola rimase per almeno un secolo luogo di villeggiatura dei  Patrizi Veneziani che vi fecero costruire ville con orti botanici e giardini. La bellezza e la pace del luogo attirarono varie importanti personalità, come Michelangelo Buonarroti forno calce alla Giudecca.jpgche nel 1529, esule dalla sua amata Firenze, soggiornò qui. Nel 1800 si volle dare un ulteriore sviluppo economico con la Mulino Stucky.jpgrealizzaziuone di alcune industrie, come ad esempio il Mulino Stucky, che ora è stato trasformato in zona cementificioo alla Giudecca.jpgresidenziale.

 

 

 

 

IL MIRACOLO DELL’ACQUA

Codicer del Monasteero della Santa Crcoe.jpgMonastero della Santa Croce.jpgChiesa di Santa Croce alla Giudecca.jpgNel 1464, durante una delle epidemie di peste, venne colpito da questo morbo anche il Monastero della Santa Croce, situato nell’isola della Giudecca, al civico 821/a.
Avevano perso la vita quattro monache, e la Badessa, Suor Eugenia Giustiniani non poteva far altro che accompagnare le povere consorelle alla sepoltura.

Un giorno, mentre un’altra monaca stava morendo suonò la campana del portone del convento ed una suora andò ad aprire lo spioncino ed a lei apparve un cavaliere che le chiese la grazia di un bicchiere d’acqua; dopo essersi dissetato il Cavaliere rincuorò la suora raccomandandole  di avere fiducia nella Provvidenza e nella Grazia di Dio, lodando i grandi meriti della Badessa e delle Suorine di quel Monastero.

San Sebastiano.jpgSan SDebastiano il trafitto.jpgPozzo a Venezia.jpgIl Cavaliere rassicurò la monaca che da quel momento in poi nessuna consorella sarebbe più deceduta a causa del terribile morbo; fu allora che la Suora ebe una visione e riconobbe il quel dolcissimo Cavaliere San Sebastiano, il trafitto. La Suora non ebbe nemmeno il tempo di chiamare la Badessa che il Santo era già sparito: la Suora malata si riprese e guarì, ed il pozzo da cui era stata attinta l’acqua per dissetare il Cavaliere venne dichiarato miracoloso!

Festa del Redentore 1.jpgFe4sta del Redentore 5.jpgPozzo a Venezia 1.jpgNei secoli successivi si ebbero diverse guarigioni da diverse malattie con l’acqua miracolosa, ed un secolo dopo, in occasione di un’altra epidemia di Peste, li accanto venne costruita la Chiesa del Redentore, una delle feste più sentite dai Veneziani, e di cui, riparleremo..manca ancora poco!

 

 

 

 

Lug 4, 2009 - Leggende, Luoghi, Misteri    No Comments

Le fiaccole che illuminano la Giustizia a Venezia ovvero il Fornaretto di Venezia

calle della Verona.jpgCalle della Mandola rist.jpgSi chiamava Pietro Faccioli  ed era soprannominato ” Fasiol”(fagiolo) , lavorava nella bottega di fornaio del padre in calle della Mandola civ. 3726-27.(ora vi troverete un ristorante pizzeria).Un giorno di marzo del 1507 “Fasiol”, scendendo i gradini del Ponte dei Assassini, allora di legno ed ora non più esistente visto che il Rio è stato interrato,( Rio Terà dei Assassini) trovò un pugnale con l’impugnatura d’argento ed il fodero ricoperto da pietre preziose incastonate.

Pietro fece vedere il pugnale alla fidanzata Annella, che era da anni al servizio della nobile famiglia Barbo che nei secoli successivi divenne famiglia Balbi: la fidanzata si spaventò e lo spinse a rimettere il pugnale li dove lo aveva trovato, e così lui fece.

All’alba successiva il fornaio stava tornando a casa quando tra la Calle Verona ed il Ponte, ora non più esistente , rio terà as.jpgrio terà dei assassini.jpgscorse un corpo steso a terra: il fornaio pensò si trattasse di un ubriaco, ma quando si chinò, girandolo per accertarsi della situazione e macchiandosi così di sangue, si accorse che si trattava del corpo di un uomo assassinato.

Guardando meglio la vittima si accorse che si trattava di Alvise Guoro, giovane cugino e frequentatore assiduo di Clemenza, moglie di Lorenzo Barbo e padrona di Annella, sua fidanzata.

Il garzone, spaventato, fuggì con le vesti macchiate di sangue, e quando si seppe che c’era stato un assassinio in città tutti dissero che avevano visto il povero Pietro fuggire tutto sporco di sangue, e che l’assassino di sicuro doveva essere stato lui.

i piombi tortura 2.jpgLe guardie della Quarantia Criminal presero il giovane Pietro e lo trasportarono ai Piombi.
Quarantia Criminal a Venezia.jpgNessuno credeva all’innocenza del povero fornaio, tantomeno Lorenzo Barbo, membro del Consiglio dei Dieci, che divenne quarantia-criminal.pnganzi il suo inquisitore più accanito e spietato.

tortura ai piombi.jpgLo sfortunato giovane venne torturato e la macchina della Giustizia si mise inesorabilmente in moto, tanto più che il giovane, non resistendo alla tortura ammise fatti e colpe mai Consiglio dei dieci 1.jpgcommessi, pur di trovare un pò di tregua da tante sofferenze.

Gli inquisitori, all’ammissione del fornaretto decretarono la sua condanna a morte per decapitazione.

L’esecuzione avvenne la mattina del 22 marzo , tra le due colonne di San Todaro e di S. Marco. Subito dopo la sua decapitazione, dalla Calle de Verona arrivò trafelato un servo dei Barbo che correva a gambe levate per fermare l’esecuzione, e gridava:” Il fornaretto è innocente, Messer Barbo lo ha confessato alla moglie di un parente del colonne di Marco e Todaro.jpgGuoro ed è stato lui ad ammettere di aver commesso l’omicidio divorato dalla gelosia”.

Simbolo di Leonardo Loredan.jpgLa voce del servo che gridava l’innocenza di Pietro si diffuse in tutta Venezia. Il giorno dopo il Doge, Leonardo Loredan,  convocò il Consiglio dei Dieci e tutta la Magistratura Veneziana, lanciando un monito contro le sentenze di interesse, che verrà ripetuto fino alla fine della Serenissima, e che farà riflettere gli incaricati prima di emettere una sentenza, ripetendo per tre volte la frase:” Ricordeve del povero fornareto! “e si decise di mettere due fiaccole da accendere di notte e spegnere di giorno all’esterno della Basilica di San Marco di fronte alle due colonne, in ricordo ed in memoria del povero doge Leonardo Loredan.jpgPietro Fasiol, chiamato Fornareto.

fiaccole accese di notte.jpgDi questa vicenda esiste una documentazione storica, unico caso d’allora di Giustizia imperdonabile ed affrettata. E le fiaccole continuano ad illuminare la notte della piazza a fiaccole spente.jpgricordo di un’errore giudiziario ,(basta guardare la Basilica dalla parte del bacino, di San Marco, monito per sè stessa e per chiunque a Venezia arrivasse) ! questa era La Serenissima, che sapeva imparare dai propri errori e cercare di ricordarli nel tempo per non ripeterli mai più!

 

 

 

Estrella e la gondola

costruzione di una gondola.jpgSquero di San Trovaso.jpgLo Squero di San Trovaso, di cui abbiamo già parlato, è uno dei più antichi Squeri rimasti a Venezia, dove ancor oggi si costruiscono le gondole, e sono più di mille anni che la gondola è la tipica ed insostituibile imbarcazione veneziana.

 Per la sua realizzazione servono tredici qualità di legni diversi, e molta maestria e gondola con felze 3.jpgprofessionalità. Il nome di questa imbarcazione proviene dalle immagine di gondola coperta.jpgIsole Greche, per cui dal greco antico ” Kondis” = conchiglia o dalla barchetta dalla coda corta ponte di barche.jpgchiamata ” conchula”.

ferlze.jpgAngelo Partecipazio.jpgAgnello o Angelo partecipazio.jpgantica gondola 1.jpgLe antiche gondole avevano la coda più corta di quelle attuali; una leggenda racconta che nell’809 la figlia del Doge Angelo Partecipazio, Estrella, andasse ad incontrare re Pipino, figlio di Carlo Magno, su una Conchula, da quel periodo denominata Gondola.

L’impresa che si prefiggeva la figlia del Doge era di indurre il sovrano francese a desistere dall’inseguire i Veneziani ritiratisi nelle isole Realtine di Rivoalto. Il re Francese fu invece molto sgarbato con la figlia del Doge, e questa sgarbatezza gli il re Pipino.jpgPipino.jpgfu fatale.

L’assalto programmato dalle truppe di Re Pipino fu un disastro: l’armata fu travolta dall’alta marea , sommergendo la diga fatta costruire per arrivare al centro della città di Venezia. Il destino e la marea permisero di cambiare gli eventi a favore dei veneziani, che riportarono così una schiacciante vittoria sui nemici francesi, ed il canale venne chiamato Canale dell’Orfano.

La leggenda narra anche del finale tragico per la giovane Estrella, che mentre approdava nella zona di Rivoalto, tra le grida festanti dei vincitori, una pietra lanciata per errore da una catapulta cadde Ponte nuovo di Rialto.jpgsulla gondola della ragazza che venne sbalzata  in acqua e sparì tra i flutti, senza più riemergere.

Stemma del Doge.jpgvista del Canal Grance al tempo di Estrella Partecipazio.jpg43%20Canaletto%20-%20il%20Canal%20Grande%20dal%20ponte%20di%20Rialto%20versco%20ca%27%20Foscari.jpgNel punto ove scomparve nacque l’attraversamento traghettale prima, ed il ponte di Rialto dopo.

Ogni famiglia nobiliare aveva le gondole decorate con i colori del Casato; il disegno dello stemma veniva posto sopra lo schienale o sopra il felze (la copertura che si usava per tutte le gondole, come ho già scritto in precedenza e il cui nome derivava dalle antiche coperture delle imbarcazioni fatte di frasche di felci).

Con un provvedimento del Senato dell’8 ottobre 1562, a causa della peste che stava uccidendo decine di migliaia di persone, fu fatto obbligo di dipingere le gondole di nero, in sergno di lutto.

Questo decreto venne nuovamente riconfermato nel 1633. Da allora le gondole sono rimaste nere.

vecchia gondola.jpgSi suppone che nel 1560 a Venezia solcassero la laguna più di diecimila gondole, tutte con il felze smontabile.

 

Mag 19, 2009 - Leggende, Luoghi, Misteri    31 Comments

Venezia: a spasso per il Sestier de Santa Crose

El Vecio Fritolin

El vecio Fritolin a Venezia ora.jpgel vecio Fritolin.jpgCaterina Cornaro regina.jpgCaterina Cornaro.jpgCalle della Regina, n° 2262. Oltrepassando il Campo San Cassian in direzione di San Stae, passato il ponte di fronte al Portico della Regina, nome derivato  dal fatto che questi erano i possedimenti di Caterina Cornaro, Regina di Cipro,  esisteva  ed esiste tutt’ora ( anche se è diventato un famoso ristorante) un locale denominato ” el fritolin” l’ultimo rimasto dei veci fritoin della Città.

Una volta a Venezia c’erano molte friggitorie che cucinavano e vendevano il pesce da portare via su dei cartocci di carta, fritto al vecio fritolin a avenezia.jpgfritto e polenta.jpgaccompagnati da una fumante fetta di polenta gialla.

Successivamente il lavoro dei fritoin venne proibito perchè i camini a fiamma libera venivano considerati pericolosi a causa degli incendi che potevano sprigionarsi.

L’ultimo proprietario del ” fritoin” in Calle della REgina si chiamava Aristide Piccin, e la popolazione lo conosceva  come una persona dal cuore d’oro.

pesce fritto.jpgPalazzo Corner o Cornaro.jpgAi bambini più piccoli, quando entravano nel suo negozio, regalava un cartoccio di pesciolini ( pesseti – zottoli), con l’aggiunta di qualche anello di seppia.

 

 

 

Il cofanetto misterioso

Fondamenta S. Chiara , civ. 495/A.

Un giorno nel 1262 nel Convento di S. Chiara sentirono bussare all’uscio del Monastero. Alla porta c’era un pellegrino uguale a tanti altri che in S. Croce a Venezia.jpgquel periodo si recavano o tornavano dalla Terra Santa.

I Pellegrini si fermavano a Venezia anche per venerare le sacre reliquie che venivano ospitate in questa città, e l’ospite chiese alle suorine di poter affidare loro, fino al suo ritorno, un cofanetto che conservava, così raccontò lui, un anello preziosissimo.

Le suore furono molto attente nel far fronte all’importante incarico, ma gli anni passarono e nessuno venne a reclamare Luigi IX re di Grancia e Santo.jpgLuigi re di Francia.jpgil cofano. Nel frattempo al Convento la vita continuava, Suorine morivano e novizie arrivavano, ma, straordinariamente capitava che queste suore avessero delle strane visioni di luci splendenti provenienti dalla scatola, e deliziose e struggenti armonie sembravano essere emesse dall’interno di quel misterioso involucro.

Dopo qualche anno di queste esperienze la Madre Badessa decise di aprire lo scrigno per vedere cosa contenesse: vi trovò un chiodo ed una pergamena che spiegava che quel chiodo era uno di quelli che avevavo straziato i piedi di Gesù nella Croce.

chiesa con campanile.jpgchiesa di S. Pantalon a Venezia.jpgIl documento descriveva inoltre il personaggio che aveva affidato tale reliquia alle modeste suore, ed era stato Luigi Re di Francia, travestito da pellegrino e morto crociato a Damietta, poi proclamato Santo.

cappella del chiodo della Croce.jpgnella chiesa di S. Pantalon.jpgDa allora il sacro Chiodo è stato venerato nel monastero fino all’anno 1830, per poi essere conservato in un’apposita Cappella nella Chiesa di San Pantalon.

 

 

 

L’antica Hosteria Besseta

Salizzada Cà Zusto, civ. 1395

Antica Besseta - statua.jpgantica bessseta.jpgantica Besseta 4.jpgantica besseta 3.jpgIn questo Sestiere è ubicata ancora l’Antica Hosteria Besseta. Il nome è derivato dalla “besseta” che era una vecchia usuraia residente in questa Calle.

Si narra che la vecchia fosse tanto avida, interessata al denaro ed avara, che il fratello, uomo buono  e completamente diverso da lei, donava una volta alla settimana un pasto ai poveri e a chi ne aveva bisogno, ad un soldo (besso in veneziano). Da qui nacque la Sestiere di S. Croce.jpgTrattoria Antica Besseta.jpgdenominazione del locale.

 

San Marco, gli enigmatici pilastri acritani e la laguna come specchio

Enrico Dandolo.jpgPapa Innocenzo III.jpgQuando il papa Innocenzo III convocò la IV crociata nel 1196 il doge di Venezia, Enrico Dandolo persuase i crociati a muovere su Costantinopoli invece che verso l’Egitto offrendo un anticipo di 85.000 monete d’argento per le navi.

Tutte le conquiste ed i bottini sarebbero stati divisi equamente. I francesi accettarono, e la Crociata sfuggì al controllo del Papa, e finì nelle mani di faccendieri ed avventurieri. L’imperatore greco Isacco, deposto da suo fratello Alessio si accordò col Dandolo ed i crociati, facendo loro un’offerta: avrebbe pagato 200.000 monete d’argento, costituito un esercito per combattere contro l’Islam, 500 cavalieri come guardia perenne in Terrasanta e la sottomissione della Chiesa d’Oriente in cambio dell’aiuto per riprendere il trono.

coppa.jpgMa al momento di pagare Isacco non trovò il denaro necessario per cui i crociati presero come ulteriore scusa questo motivo per muovere contro Costantinopoli. Entro le mura vivevano cristiani ortodossi, e fuori i cavalieri che li minacciavano portavano croci sui mantelli, e si dichiaravano cristiani.Era la Settimana Santa del 1204.

Santa Sofia a Costantinopoli.jpgIl sacco di Bisanzio.jpgCostantinopoli era la città più grande del mondo, e dentro di sè conservava meraviglie in ricchezze, monasteri, chiese, palazzi e torri. Qui si trovava Hagia Sofia ( La cattedrale della Santa Sapienza) costruita da Giustiniano  sei secoli prima.

icone nicopeia a San MARCO, vENEZIA.jpgLa Theotokos era la patrona e la protettrice della città, ed il suo velo per ben due ciborio di Anastasia.jpgvolte aveva salvato Costantinopoli, prima dagli Avari e poi dagli Slavi. Il Monastero del Pantacroce conservava l’Icona Nicopeia ( Madonna protettrice e vincitrice contro il nemico)che precedeva l’imperatore in Battaglia, ed il legno della vera Croce di Cristo, trovato da Sant’Elena era conservato nella Chiesa dei Santi Apostoli.

Dopo aver ottenuto l’assoluzione, i Crociati attaccarono ed in tre giorni ridussero la città a ferro e fuoco, compiendo atti terribili, bestiali e vandalici.

Fu subito praticato un vergognoso commercio di reliquie, La Vera Croce fu divisa tra i baroni, una parte fu inviata al Papa, ed un pezzetto portato a Parigi. Re Luigi IX di Francia pagò 10.000 monete d’argento per la “vera” corona di spine e per la custodia costruì la Sainte Chapeller a Parigi.

cripta marciana.jpgI Veneziani invece si mostrarono i più attenti. Dal Monastero del Cristo  Pantacroce si appropriariono di un gruppo di squisiti cammei smaltati ed incastonati di gemme, e di un’ampia collezione di medaglioni episcopali, per decorare la Pala d’Oro, un elaborato schermo bizantino in oro, ingioiellato, che conserva  le reliquie di San Marco nella Basilica.

uno dei pilastri acritani.jpgquadriga.jpgdue cavalli.jpgS_Marco_Tesoro-Artophorion.jpgIl tabernacolo d’oro della Chiesa dei Santi Apostoli, una copia della chiesa stessa, si aggiunsero ai quattro cavalli di rame ricoperti d’oro, che facevano parte dell’Ippodromo di Costantinopoli, e che avevano fama di essere protettori della città, e che per occhi sfoggiavano  Vergine Nicopeja a S. Marco.jpgdegli splendidi smeraldi, trafugati da Napoleone e le sue truppe. La loro collocazione, nella Basilica, è evidente a tutti, dopo aver passato due “cure” di controllo e restauro.

S_Marco_Pala%20dOro.jpgreliquie%20tesoro%20san%20marco.jpgiconostase di san Marco.jpgEvangelario di San Marco.jpg2.jpgIl Tesoro di San Marco contiene la più accurata collezione di artigianato bizantino nel mondo, comprende 32 calici tesoro 3.jpgtesoro 5.jpgbizantini, varie reliquie, di cui parleremo, reliquiari, parti di altari, Vangeli, gioielli, paramenti, manoscritti e vasi sacri. Il sarcofago Veroli, il più bel pezzo al mondo d’avorio bizantino tagliato, e il Salterio dell’Imperatore Basilio.

tesoso9 7.jpgSalterio Bizantino.jpgtesoro.jpgMadonna Nicopeia.jpgTra i pezzi famosi e bellissimi i due pilastri acritani posti sulla piazzetta, tipici della decorazione sassanide, pre Persiani, raffigurante foglie d’acanto, code di pavoni, tralci di vite e varie altre forme di foglie e piante, oltre che straordinarie iscrizioni pilastri acr.jpgpilastri acritani.jpgpilastro.jpgcrittografiche”non ancora decrittate,  di una strepitosa bellezza, che, in origine, si specchiavano pilastro acritano.jpgtesoro di San Marco.jpgassieme alla colonna del bando img043.jpged ai tetrarchi sulle acque della laguna visto che la piazzetta confinava direttamente con il Canale.

 

 

 

 

Alla ricerca di Marco Polo

Ci sono diverse curiosità affascinanti in questa città dove ogni dettaglio dovrebbe essere osservato, ogni particolare salta all’occhio.

imagesCAUO5G9S.jpgPer cui decidiamo di andare alla ricerca della casa di Marco Polo. Siamo a S. Giovanni Crisostomo, proprio vicino al Ponte di Rialto, sulla destra troviamo un Campiello, delizioso che si affaccia proprio sulla riva del Canale. e proprio osservando la riva si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo affiorante dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.

Il dramma avvenne nel 1578: il povero Fosco era assai geloso della moglie, ed una sera la rincorse perchè convinto di essere stato tradito dalla donna; in quel mentre giungeva il Doge, Marino Grimani, zio della sposa; egli chiese al Loredan ragione di quella violenza, ma egli ribadì la sua convinzione del tradimento della fanciulla, poi, all’improvviso, con un fendente, decapitò la povera Elena.

Subito dopo, affranto e disperato chiese al Doge quale sarebbe potuto essere il suo castigo.

Grimani gli rispose che doveva immediatamente recarsi a Roma dal Papa, recando con se il corpo e la testa della vittima. Così egli fece, ma il pontefice non volle neppure riceverlo, per cui, disperato e pentito, ritornò a Venezia, andò sul luogo del misfatto e si buttò in acqua, annegando. Ancora adesso si parla di quesi poveri ed infelici fantasmi, destinati a galleggiare l’uno accanto alla testa dell’altra.

Corte Morosina.jpg90px-7989_-_Venezia_-_Campo_Santo_Stefano_-_Palazzo_Morosini_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007.jpgProprio su questo campiello si affaccia la terrazza del Palazzo Morosini caratterizzato sull’arco di ingresso da un rilievo rappresentato da un elmo ed uno scudo, messo li in onore di un giovane cavaliere proveniente dalla Terrasanta, che portava con sè, nell’elsa della sua spada una preziosissima reliquia, si dice un pezzo della Santissima Croce da consegnare al prevosto a Colonia.

Durante il viaggio di ritorno egli aveva conosciuto un Morosini, e con lui strinse un patto di amicizia. Arrivati a Venezia il mercante volle ospitare il giovane nella sua casa, proprio quel palazzo.

Capitò così che il Cavaliere conobbe la sorella del mercante e se ne innamorò, al punto di fermarsi in questa città per qualche tempo. Ma il Morosini lo aveva ingannato perchè la donna non era sua sorella ma la sua amante, per cui una notte fuggirono portando con sè la preziosa spada con la reliquia.

palazzo-morosini-cortile.JPGimagesCAAOEQRW.jpgSi racconta che di notte il cavaliere vagasse gemendo ed urlando disperato per le calli, finchè un giorno furono rinvenuti, nel Campiello Morosini che si trova parallelamente al Campiello del Remer, ma dall’altro lato del Palazzò la corazza e l’elmo,  completamente vuoti.
Ora noi  proseguiamo, oltre al Campiello Morosini, buio e non molto grande, con un selciato in mattoni, al centro una vera da pozzo che porta uno scudo con una zampa di leone per insegna, attorniato da archi di mattoni.imagesCA52PWNG.jpg

imagesCAO56M1J.jpgPassiamo sotto il Primo sottoportego del Milion, e poi anche il Secondo, ed arriviamo alla seconda corte del Milion. La casa di Marco Polo è molto vicina: passiamo sotto l’arco bizantino e ci troviamo di fronte al Teatro Malibran. 391379853_c15fa2fbfd.jpg

il milione.jpgEd è proprio qui, sotto al Teatro che a causa di lavori di ristrutturazione nel 1998 furono effettuati degli scavi sotto il controllo dell’Architetto Luigi Fozzati. Sono stati trovati i resti della casa fondaco del mercante veneziano, con reperti veramente interessanti: agianature lignee di epoca tardo antica ( tra il 650 e il 673). I rerti di ceramica recuperati, dice l’Architetto Laura Anglari, hanno permesso di ampliare le conoscenze Marco Polo.jpgrelative ai rapporti e scambi che Venezia ha casa.jpgavuto nel corso dei secoli.

imagesCANZGLHT.jpgimagesCAHMYT33.jpgTra i manufatti di più antica produzione di Venezia vi sono le stoviglie del XIII e XIV secolo, di particolare interesse è la ceramica invetriata alto medievale. Ma l’oggetto che risvegliato più entusiasmi è stato un bicchiere di vetro viola, rarissimo per colore e per il fatto che un vetro sia arrivato quasi indenne ai giorni nostri.

Palazzo Bembo Boldù con Cronos.jpgPassiamo per il ponte di S. Maria Nova ed ecco che davanti a noi appare il Palazzo Bembo Boldo con sulla facciata una bellissima nicchia del 500 con la scultura esterna forse più affascinante di Venezia: una figura di uomo selvaggio ricoperto di pelo, Chronos, il tempo, o Saturno che reca in mano un disco solare.imagesCAGT5CEJ.jpg

Meravigliosa passeggiata alla ricerca della vita Veneziana (ben poco vissuta in questi luoghi) del simbolo dell’innovazione, della ricerca, del mercante veneziano e di quella Serenissima di cui tutti i Veneziani sono orgogliosi, ma anche attraverso simboli, patare, archi, testimonianze artistiche che i veneziani hanno la fortuna di vedere tutti i giorni, di sfiorare con le dita, di sapere che quella realtà è nei loro geni, nel loro modo di concepire la vita, la democrazia, la repubblica e l’esplorazione, sempre necessaria in tutte le sue espressioni (ricerca, viaggi, scavi archeologici!!) per crescere ed essere cittadini consapevoli di sè e del proprio valore del mondo!

 

 

La vecia del morter

Tradizione o leggenda?

imagesCALJ5IER.jpgimagesCAYH4ZTF.jpgCorreva l’anno 1310. La vecchia Giustina Rossi, donna vedova, povera e con una figlia (Agnese) da mantenere, viveva in una casa che era della Repubblica, proprio sopra il sotoportego del Cappello Nero alle Mercerie Meridionali, vicinissima a Piazza S. Marco.

Un tal Vittore era innamorato corrisposto della figlia, ma i due non potevano sposarsi perchè nessuno dei due aveva un sostentamento, mentre Gualtieri, l’esattore della Repubblica era innamorato di Agnese.

Il 15 Giugno del 1310 appunto, Gualtieri andò dalla vecchia Giustina per farsi pagare l’affitto della misera casa, ma alle suppliche della donna, che si era già venduto tutto quanto  possedeva, rispose minacciandola di chiamare gli Avogadri della Serenissima, ed in questo modo di cacciarla di casa entro il giorno successivo, a meno che Agnese promettesse di sposarlo.

imagesCAOWXFOV.jpgimagesCADY51I5.jpgPoi l’uomo se ne andò lasciando le due donne disperate.  Fuori scoppiò un fortissimo temporale e si udivano suoni di tempesta quando si sentirono urla di uomini, una gran vociare ed una grande confusione.

La povera Giustina, confusa e spaventata, si affacciò alla finestra, ma non si accorse del pesante mortaio di pietra che era posato sul davanzale, e questo cadde giù, colpendo alla testa un soldato armato, ed uccidendolo sul colpo.

imagesCAR10W53.jpgDisperata Giustina abbracciò Agnese e pensò ad un futuro in prigione, alla sua Agnese abbandonata tra le mani del bramoso Gualtieri, e pianse lascrime sconsolate.

Intanto la gente era accorsa a vedere cosa fosse successo, così come i soldati, e dopo un pò Giustina sentì bussare alla porta….tremando andò ad aprire e si trovò davanti il Capitano delle Guardie:

Signora Giustina, le disse, lei ha salvato la Repubblica. Ha ucciso Gualtieri che era l’alfiere degli uomini di Baiamonte Tiepolo, nemico giurato del doge, che voleva assaltare il Palazzo Ducale. (Baiamonte apparteneva alla famiglia dei grandi pittori, ed era un rivoluzionario).

imagesCAOZAV9O.jpgimagesCAC2RBYM.jpgLa vecchia venne quindi accompagnata al Senato, dove il Doge Pietro Gradenigo le abbonò l’affitto della casa dove abitava, e le assegnò una pensione fino a quando fosse vissuta. Quindi le diede lo stendardo di Venezia, facendole promettere di esporlo ogni 15 giugno, a ricordo dello scampato pericolo.

imagesCAXMK0A6.jpgimagesCAOJ4EGO.jpgSe voi andate alle Mercerie, all’estremità meridionale, sopra il primo arco vi è il rilievo della figura di una vecchia con un mortaio. e sotto, sul pavimento, c’è la data.

scultura.jpgAlla Biblioteca Marciana c’è pure una statua che la ritrae.

Feb 23, 2009 - Architettura, Leggende, Luoghi    No Comments

particolari…tà di Venezia

Ci sono degli elementi architettonici di Venezia che sono propri tipicamente di questa città e di questo scenario.

camini.jpgcamino veneziano.jpgcamini veneziani incisione.jpgGuardando in alto ecco che si possono vedere i tipici camini, qui infatti il termine camino si riferisce alla parte in muratura posta sopra il tetto, fatta per far uscire i fumi dalla casa.

Il problema più grande per i veneziani era infatti quello di far uscire il fumo senza però far entrare l’umidità, specialmente della nebbia, e la salsedine.

imagesCAMQULZF.jpgimagesCAC3VRO2.jpgimagesCAC75L1C.jpgSi deve tenere poi conto della conformazione di Venezia costituita su 116 isole circondate da 176 rii, con le abitazioni vicinissime le une alle altre e di differente altezza.

Ecco quindi l’esigenza di un marchingegno per estrarre il fumo dall’abitazione ma che doveva anche abbattere le scintille che a volte erano causa di furiosi incendi, (anticamente i tetti delle case erano ricoperti di paglia), e favorire inoltre la circolazione forzata dell’aria all’interno dell’abitazione.

Il suo funzionamento quindi si basava e si basa tutt’ora sull’accorgimento di mettere una tettoietta sulla parte superiore della canna fumaria, in modo da non far entrare la pioggia, e visto che per principio fisico l’aria calda sale, il fumo convogliato nella canna fumaria veniva spinto attraverso buchi laterali di questa canna, e convogliata allo schermo che ne circondava la parte terminale ad uscire superiormente. La forma di questo schermo determinava la forma del camino.

altana.jpgimagesCA6NQ0NF.jpgimagesCA1LTCJP.jpgOcchi sempre per aria, a continuare a guardare i tetti di queste case e palazzi: sopra un’altra sorpresa: piattaforme – terrazze fatte di legno e sostenute da pali, spesso decorate con piante, vasi colorati, fiori: sono le altane, di sapore piacevolmente orientale, osservatori straordinari sulla città

imagesCAAU8UY9.jpgimagesCA8PFNFI.jpgSalendo le scale di una casa veneziana, generalmente buie, si arriva ad una botola, basta aprirla ed ecco che il sole avvolge il fortunato che può affacciarsi a questa “terrazza”, illuminato da questa luce che a Venezia è molto particolare, luce da pittori, luce d’acqua, bagliori iridescenti, e la visuale….da togliere il fiato.

Poi ci si rituffa nelle strade di questa città, chiamate calli: ce ne sono di tutti i tipi, sghembe, larghe, strette, strettissime, tanto che per poter passare bisogna mettersi di lato, ed infine i sotoporteghi, che sono imagesCABZGQCM.jpgimagesCAYONNUB.jpgpassaggi sotto le case, e vanno di calle in calle, o in campiello, in campo, in corte.

imagesCAS2EPOG.jpgIl più famoso a Venezia è forse quello più basso, si trova alla Bragora, nel sestiere di Castello e sulla sua volta è incastonato un cuore di pietra:  a questo è legata una tenera storia, simile a molte altre che si raccontano nelle città di mare

Nella casa sopra il sotoportego viveva un pescatore, Orio. Come ogni sera uscì con la sua barca verso le bocche di Malamocco per gettare le sue reti..arrivato che fu nella zona di pesca il giovanè udì un lamento, ed una soave voce femminile che implorava aiuto.

calle stretta a _V.jpgCalle%20Stretta.jpgSpaventato il giovane  chiese se era una strega caduta in mare, ma all’improvviso dalle onde sorsero due mani e poi un viso incantevole di fanciulla: allora il giovane spostò la rete, ed una splendida coda di sirena si mosse, finalmente libera: la Sirena disse di chiamarsi Melusina.

I due giovani si innamorarono immediatamente l’uno dell’altra, e stabilirono di rivedersi ogni sera, tranne il sabato, per volere di Melusina. Passarono le settimane ed Orio non poteva fare a meno di vedere la sua bella innamorata. Era tanto innamorato che, nonostante il divieto della sirena, il quarto sabato andò, ma non vide la fanciulla. Rimase li in attesa finno a quando lo sciabordio dell’acqua attrasse la sua attenzione, e vide allora una serpe marina. Spaventato si ritrasse, ma la serpe gli parlò con la voce di Melusina e gli raccontò di essere vittima di un maleficio, per cui ogni sabato lei si trasformava in serpente.

imagesCA3AJR1J.jpgPoco dopo i due giovani si sposarono ed ebbero tre figli. La loro vita scorreva felice ed armoniosa, ma un giorno Melusina si ammalò e morì.

Disperato Orio la seppellì in mare, e continuò la sua vita di marinaio.

Ma ogni volta che tornava  trovava la casa in ordine, i figli accuditi, sembrava un miracolo.

Un sabato rientrò prima del solito e vide al centro della cucina una serpe..spaventato prese un’ascia e la uccise.

SOTT.2.jpgimagesCA695J8P.jpgPassarono i giorni e Orio si accorse che la sua casa non era più accudita, così come i suoi tre figli, ed allora si accorse, con orrore, di aver definitivamente ucciso Melusina.

sottoportego alla bragora con il cuore.jpgPer ricordare questa dolce e tragica vicenda un cuore di pietra venne incastrato li dove c’era la casa dei due sfortunati sposi.

 

Pagine:«123456