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Venezia: i mulini dei Biri (o Birri) e il gioco della racheta!

rio terà dei biriL’antica Venezia, come per tutte le sue attività artigianali e le esigenze di città -Stato si adeguava alla sua natura di città acquea, legata alle correnti, alle maree e ai suoi canali. E proprio nella vecchia contrada dei “Biri”, chiamata così dal nome del canale Biria, ora diventato una lunghissima calle chiamata ” Rio Terà dei Biri o del mulini ad acqua 2Parzemolo” (Rio interrato dei Biri o del prezzemolo) che divenne , con le sue particolari correnti la sede di diversi mulini d’acqua, in cui venivano create le varie farine (di grano, di miglio, nei tempi più duri),.

mulini ad acquaIl Trevisan racconta nelle sue cronache ” s’ingolfava una sacca con una velma et una canale detto Biria, che forma quel canale che oggi Birri si chiama”. La contrada veniva divisa in Biri grande e biri picolo, ed erano divise dalla oderna Calle Stella. La contrada Calle Stelladenominata biri picolo era situata dietro la chiesa di S. Canciano, a Cannaregio, e quella denominata Biri Calle Ruzzinigrande, vicino alla chiesa di SS. Giovanni e pAOLO.

Calle della rachetta 1E al biri , verso le fondamente nove, presso l’odierna Calle Ruzzini si disputava il gioco della Racheta, una sorta di pelota molto amato all’epoca, a cui è stata dedicata proprio una calle!

 

Il Ponte dei Dai a Venezia e la congiura di Marco Querini e Baiamonte Tiepolo.

la vecia del morterBaiamonte Tiepolo e il morteerNella storia di Venezia fu importante la congiura di Baiamonte Tiepolo ( vedi la vecchia del morter), che cercò, assieme al suocero Marco Querini , di ribaltare il governo stesso della Serenissima, congiurando e tentando un colpo di stato contro il Doge Pietro Gradenigo.

bajamonteLa sommossa fu violenta e venne anche violentemente soppressa (così era costume della Repubblica che non tollerava assolutamente il tradimento, con buona ragione). All’alba del 15 giugno 1310 il Querini si radunò con i suoi congiurati in Calle dei La vecia del Morter1Fabbri, preparandosi a raggiungere le Procuratie per unirsi al Tiepolo.

Calle dei Fabbri1Ma sulla sua strada li stava aspettando il doge Gradenigo con i Cavalieri di S. <Marco che con vigore abbatterono gran parte dei congiurati , e la folla che assisteva incitava il doge, a cui era fedele gridando: “dai, dai, uccidi i traditori ”

ponjte dei dai 1Delle voci ripetute più volte dalla popolazione contro i congiurati, ed in ricordo dell’avvenimento il ponte su cui furono costretti a passare i traditori venne in seguito chiamato ” Ponte dei Dai .

Ponte deei Daidoge Pietro GradenigoIl 29 luglio del 1310 il consiglio dei dieci ordinò di abbattere la casa del Tiepolo, e nel 1323 fu decretato Baiamonte Tiepoloche l’abitazione de Querini venisse acquisita dalla Repubblica ed adibita a Macello Pubblico.

Certo Venezia, piccola ma fortissima Repubblica fu anche feroce per salvaguardare la sua potenza e la tranquillità dei suoi abitanti.

La colonna di S. Croce e l’ultima tortura dei condannati a morte a Venezia.

Testa del CarmagnolaLa giustizia della Serenissima era molto severa, anche se dava,(specialmente dopo l’episodio del famoso fornaretto) garanzie precise per quanto poteva riguardare la difesa degli accusati di crimini.

Ma crimini efferati ve ne furono, e proprio nella natura stessa della Repubblica questi dovevano essere immediatamente puniti con precisa e mirata violenza, per dare al popolo la sicurezza e il monito che chiunque si macchiasse di cruenti crimini veniva puntualmente punito, dando soddisfazione alle vittime o ai loro parenti, ma , in egual modo, far presente che la lunga mano della quarantia criminal sarebbe stata presente, e la punizione inesorabile e terribile.

L’esecuzione  dei condannati a morte avveniva sempre tra le colonne di Marco e Todaro a S. Marco, ma prima, perchè l’impatto “educativo” fosse ancor più efficace, il colpevole doveva subire determinati, terribili torture.

colonna di s.croceUna delle tappe più drammatiche avveniva, dopo il trasporto in una gondola sul canal grande dalle prigioni venivano portati a S. Croce, presso una colonna unica rimasta di un Monastero che aveva sede alla Giudecca e che venne smantellato, e che venne quindi incastrata tra la Fondamenta della Croce e la Fondamenta del Monastero.

Fondamenta de la CroceQui venivano loro mozzate le mani che venivano poi legate al collo, quindi il condannato veniva portato presso il luogo  dell’esecuzione, e qui, finalmente veniva posta fine alla sua vita, con lo sguardo rivolto all’orologio della torre, giusto per far capire loro che quella era l’ora della loro morte.

Fondamenta del MonasteroSicuramente cruento, drammatico, ma anche questo era un modo per rendere la giustizia più giusta Colonne di Marco e Todaro(all’epoca) e nel medesimo tempo dare un insegnamento ai veneziani del peso e della ineluttabilità della legge, a cui la Serenissima dedicò diverse statue, e non solo!

I temibili tagia-tabàri e la suggestiva illuminazione di Venezia.

Nei primi secoli della Serenissima era pericoloso girare per le calli, specialmente in alcune zone come Calle della Bissa o Rio Terà degli Assassini, luoghi molto bui in cui si acquattavano ladri e rapinatori pronti ad aggredire qualche malcapitato passante ritardatario, o alcuni burloni che si divertivano in modo molto pericoloso: arrivavano silenziosi da dietro e con un coltello tagliavano il retro del tabarrotabarro (il mantello che veniva utilizzato come cappotto): erano i tàgia-tabàri, che erano temuti quasi come i veri aggressori, e nella parlata popolare il detto tàgia-tabàri era riferito alle persone che sparlavano alle spalle di qualcuno.

codega1Quindi se proprio era necessario girare di notte venivano utilizzate le torce, i nobili si facevano precedere da codegaun servo che recava la torcia illuminando il cammino; da questo nacque una professione : i  codega. erano persone munite di lumi che rischiaravo la strada a chi li chiamava: in genere stavano in attesa davanti ai ridotti o ai caffè,

cesendelliBen presto comunque, nel 1128  vennero utilizzati dei piccoli lumi, chiamati cesendelli, appesi ai muri: le spese venivano sostenute dalla Serenissima, e la cura dei cesendelli era affidata ai parroci. Man mano nei secoli l’illuminazione venne migliorata ed estesa. Nel 1450 vennero poste quattro lampade sotto i portici di Rialto, e verso il 1720 i bottegai cominciarono a tenere fuori dei loro negozi delle lanterne.

feeraiNel 1732, con notevole anticipo su altre città il Consiglio dei dieci decise che tutta Venezia doveva essere illuminata, rendendo così più sicuro il passeggio e trasformando la Venezia notturna , donandole un fascino nuovo, molto coinvolgente per i viaggiatori stranieri.

Le lampade pubbliche, chiamate ferài arrivarono ad essere 843. Erano in vetro e funzionavano a olio, e dovevano durare tutta la notte per spegnersi poi all’alba; molte di queste vennero rotte con sassate dai codega che cominciavano a perdere il lavoro, e per questo vennero emanate norme severe per questi atti, come anche per gli addetti al servizio, chiamati impizadori, che omettevano di compiere il servizio.

img266 (1)La spesa dell’illuminazione era ingente, ed anche quella per l’olio d’oliva usato per i ferai, per cui, utilizzando anche le tasse dei cittadini la manutenzione venne affidata tramite appalti ad alcuni imprenditori.

Nel 1758 gli impizadori erano 138 e si occupavano di 1750 ferai. In seguito la città aumentò le fonti di illuminazione ed anche gli addetti a tale compito, per poi passare nell’800 all’uso del gas.

Venezia, sempre all’avanguardia sia per la gestione della vita comune sia per la salvaguardia dei propri cittadini, e il Consiglio dei Dieci che , saggiamente, cercava di sostenere le spese di questa grande opera d illuminazione tassando i propri cittadini secondo i ceti, le ricchezze, e la piccole capacità economiche dei più poveri!

 

I rii di Venezia, la casa delle cinque teste e la macchina per pulire i canali!

rio del PiomboLe strade veneziane: le calli, le salizade, due vie (via Garibaldi e via XXII Marzo), le fondamente e poi i rii: prima di tutto quelli ricoperti, chiamati quindi rio terà, ma sopratutto, i canali ed i rii veri e propri, le straordinarie vie d’acqua di una città nata sull’acqua e che sull’acqua vive.

Rio Baduario 1L’acqua era quindi percorso obbligatorio per ogni sviluppo, perchè elemento vitale e funzionale. Già nel VI secolo gli abitanti della laguna erano descritti da Cassiodoro come strane persone che si  spostavano sempre con le barche dal fondo piatto che venivano tenute legate a pali davanti alle case; queste era costruite sempre vicino all’acqua, e gli ingressi erano rivolti verso il canale; tutte le chiese di Venezia hanno le porte principali che danno sui rii o canali, ed erano adeguatamente fornite di approdo.

Nel retro , i campi che si trovavano all’interno venivano coltivati, e destinati anche a frutteto o vigneto, oppure adibiti a cimiteri.

Rio delle MuneghetteOgni rio ( per cui ogni strada acquea di Venezia ) porta il nome di qualche caratteristica della zona, casa-cinque-testedelle professioni o degli abitanti del sestiere nel quale il rio scorreva: Rio delle Muneghette(Rio delle monache, per cui adiacente a qualche convento femminile) e che riflette sulla laguna anche l’immagine di una delle case più curiosa di Venezia, quella delle cinsue teste,   Rio degli Scoacamini ( rio degli spazzacamini), rio del Vin , dove in genere veniva trasportato il vino e quindi rio del vinrio delle moschescaricato, rio delle Mosche , perchè sembra che nella rio dei scoacaminifondamenta parallela vi fosse una fabbrica di nei finti, chiamati appunto mosche.

La marea , elemento naturale e delicatissimo per Venezia cambia ogni sei ore: crescente, e va in un senso, calante e va nel senso opposto, quindi è determinante sia per la navigazione, sia per il trasporto e scarico delle merci, in modo che la barca non sia troppo bassa rispetto alla riva.

img264Per questo motivo è sempre stato uso della Serenissima, fin dal 500, utilizzare delle macchine per pulire i fondali dei canali e dei rii, una tecnologia innovativa e azzarderei moderna, rispetto a quelle utilizzate oggi: del resto la Serenissima è sempre stata all’avanguardia, ha precorso i tempi avvalendosi di menti brillanti e persone estremamente valide che mettevano il loro acume a disposizione di un equilibrio così fragile e delicato, e per la valida e attenta politica dei dogi e del Consiglio dei Dieci.

 

 

 

Il Campiello de La Cason e le vecchie prigioni veneziane.

CampiellodelaCason01Il 15 marzo 1551 il Maggior Consiglio decise che in ogni sestiere di Venezia venisse istituito un Cason )( o Casona) cioè una prigione in cui rinchiudere i debitori ed i rei confessi di piccoli reati. Tracce di uno di questi Casoni (o carceri) rimangono nel Sestier di Cannaregio: a testimonianza rimane il Campiello della Cason, definita in CampiellodelaCason10questo caso al femminile, dove sono ancora visibili due portali e l’antichissimo Palazzo del Tribuno.

CampiellodelaCason18Qui, in Campo SS Apostoli c’erano numerose abitazioni dei Partecipazio, famiglia che diede Rio Baduario 1alla Serenissima sei Dogi: Agnello  (810) Giustinian (827), Giovanni 1° (829), Orso 1° (864), Giovanni II (881), Orso II (912), Pietro (939), che ricevettero prima la carica di Tribuno, e proprio accanto alle loro abitazioni vennero costruite le prigioni; questa nobile famiglia già nell’800 realizzò il primo traghetto situato in Calle e nel portico per il trasbordo per persone e per cose verso le isole di Murano, Burano , Torcello ed altre isole della Laguna.

Rio terà del Barba FrutariolIl Tribuno aveva ai suoi ordini, per la sua sicurezza, delle barche armate , dietro in canton (l’angolo) del sotoportego ed ai piedi del ponte, sulla riva. Il palazzo affacciava le sue finestre sul rio detto del Barba (ma chiamato rio Baduario)ora interrato, chiamato ora Rio Terà Barba frutariol.

Campo SS. ApostoliIl Campo SS., Apostoli si estendeva fino a questo palazzo, ed il cancello principale, presieduto da Campo SS. Apostoliguardie armate si poneva nel campo dalla parte della Calle Larga.

In seguito queste piccole prigioni vennero fatte confluire ai piombi, vicino a Palazzo San Marco, collegate dal Ponte detto dei Sospiri, che rappresenta una parte importante di Venezia e della sua storia.

 

Il ponte e il rio del Mondo novo, il cinema a Venezia!

 

Il mondo nuovo del Tiepolo a Cà ezzonico a VeneziaIllustrato da Giandomenico Tiepolo in un suo magistrale affresco che si trova a Cà Rezzonico Mondo nuovo a Veneziasono testimoniate le prime immagini del cinema, chiamato a Venezia: Il mondo novo. A Ponte del mondo novo 1questa invenzione ed al suo uso è stato dedicato un ponte ed un rio adiacenti a Campo S. Maria Formosa:  In giro per venezia, ma sopratutto qui sostavano le prime “scatole magiche”che attraevano ed incuriosivano i passanti.

Mondo Nuovo LRErano dei rudimentali visori in legno , sorretti da un treppiede, nelle quali si poteva a vedere, a pagamento, attraverso un apposito foro munito o meno di lenti, delle immagini panoramiche ( a volte anche con effetto tridimensionale) di varie parti del mondo, specialmente del nuovo mondo, cioè l’America.

pontye del mondo novoLe immagini vennero ben presto associate all’apparecchio, che prese così, nella comune parlata, questo nome. La gente andava apposta per guardare queste immagini di paesi lontani, portando anche i bambini, proprio come al cinema, e proprio con un apparecchio che di questo può esdsere considerato l progenitore.

Rio e ponte del mondo novoLa fiaba di Venezia in una fiaba che faceva sognare i veneziani…….

La chiesa di S. Sebastiano a Venezia, apoteosi del Veronese, e il mito dell’Auriga!

S. SebastianoL’apoteosi di Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588) si può ammirare in tutto il suo slendore nella chiesa di S. Sebastiano. In questa chiesa il grande pittore lavorò in più fasi: nel 1555 per la Sacrestia con “l’Incoronazione della Madonna ” contornata dai ritratti dei quattro evangelisti; nel 1558 gli affreschi della navata centrale a soggetto agiografico per le parti centrali, contornate da Arcieri, la Sibilla, i Padri derlla Chiesa, gli Apostoli e affreschi -per quanto ne rimane – del Presbiterio;

Madonna, S. Sebastiano ed alstri santiNel 1559 la Pala d’altare Madonna, S. Sebastiano e altri Santi,  nel 1559-60 per le portelle d’organo, nel 1565 per le pareti laterali della tribuna , ancora di soggetto agiografico e martirologico.

Ma, tornando indietro nel tempo, uno dei capolavori più grandi il soffitto, per il quale il maestro ricevette INCORONAZIONE2un compenso di 240 ducati. Ultimato nel 1556 il lavoro si articola in tre tele di grosse dimensioni rappresentanti le storie di Ester: Ester condotta ad Assuero, Ester incoronata regina da ASssuero, al centro, quindi il trionfo di Mardocheo.

Il trinfo di MardoheoSecono la Bibbia Mardocheo , tutore di Ester, ricevette da re di Persia Assuero un vestito ed un cavallo in segno di ribilitazione. Nel quadro del Veronese i cavalli diventano due, uno bianco ed uno nero, entrambi scalpitanti in due direzioni divergenti; il Veronese si rifà infatti al mito platonico dell’Auriga e dei due cavaalli che trascinano il carro dell’anima verso la bellezza:” l’uno dei cavalli, dicemmo, è nobile e l’altro no “, recita Fedro (…..) ora l’uno, e cioè quello in migliore forma, è di figura diritta e snella, ha la cervice alta , le froge regali, il mantello bianco e gli occhi neri, ama la gloria temperata e pudica, ed è amico dell’opinione verace; lo si guida senza frusta, solo con l’incitamento e la ragione.

Ma l’altro corsierto ha una struttura contorta e massiccia, messa insieme non si sa come, ha forte cervice e collo tozzo, froge vili, mantello nero ed occhi chiari e sanguigni, compagno di insolenza e di vanità, peloso fino alle orecchie, sordo ed a stento dà retta alle sferzate della frusta”.

Queste tendenze antitetiche dell’uomo, così descritte da Platone sono state rappresentate dal Veronese in una scena confusa in cui è praticamente impossibile distinguere chi, tra i personaggi a cavallo o a terra sia il vinto e chi il vincitore, capolavori di interpretazioni e di colori in una chiesa splendida, una delle tante meravigliose chiese veneziane.

Uno dei più grandi cartografi del mondo: Vincenzo Maria Coronelli, grande veneziano!

Un altro dei più famosi cartografi veneziani , oltre a Frà Mauro, fu Vincenzo Maria Coronelli_Portrait_2Coronelli: nacque a Venezia il 16 Agosto 1650, terzo figlio di una famiglia numerosa. Nel 1660, decenne, venne mandato a Ravenna per imparare l’arte della xilografia, mestiere che lo aiutò immensamente per la sua crescita e per la sua fama.

Nel 1663 entrò nell’ordine francescano  dei Frati Minori Conventuali, diventando novizio nel 1665. Tutta la carriera ecclesiastica del famoso cartografo si svolse all’interno di questo ordine, e la sua carriera crebbe fino a diventare Ministro Generale nel 1701.

Atlante Veneto di CoronelliNel 1666 dopo aver sviluppato i propri studi in matematica e geografia pubblicò la sua prima opera “Calendario Perpetuo Profano”. Nel 1671 entrò nel convento di SS. Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, e nel 1672 nell’ordine del collegio San Bonaventura a Grottaferrata, vicino a Roma, dove si laureò dottore in teologia nel 1674.Successivamente si laureò anche in astronomia e matematica euclidea.

S. Maria gloriosa dei Frari di Vincenzo CoronelliDal 1678 Coronelli cominciò a lavorare nella geografia e gli vennero commissionati  i globi che rappresentavano la terra e i corpi celesti per il Duca di Parma Ranuccio II Farnese, quindi, trasferitosi a Parigi, realizzò altri globi per Luigi XIV, ad arricchire la Biblioteca della REggia di Versailles.

globi di CoronelliNel 1684 Coronelli rientrò a Venezia,Globes_de_Coronelli dove venne nominato cosmografo dell’Università della Repubblica Serenissima di Venezia, e fondò l’Accademia degli Argonauti, la prima società geografica del mondo. Alcuni dei globi originali del cartografo sono oggi conservati, oltre che al museo Correr a Venezia, presso la Biblioteca Nazionale Austriaca e in quella della Abbazia benedettina di Melk in Austria, nella biblioteca di Treviri in Germania, e due (uno terrestre ed uno celeste) si trovano presso la Pontificia Biblioteca Antoniana di Padova

globi di Coronelli 1Il grande cartografo si spense a 68 annicoronelli_1689_001_copia_2 il 9 dicembre 1718 a Venezia, lasciando a sua memoria centinaria i globi di C.di carte e manufatti all’attivo…un altro importante e famoso uomo e scienziato veneziano che ha cartografia della marca anconitanadonato incarte di coronelli tutta Europa il frutto dei suoi studi e della sua arte.

La Laguna di Venezia ed il suo miracolo di equilibrio tra natura e ingegneria!

Le lagune sono bacini d’acqua create da fondi di fiumi che sboccano in mare lungo coste e bassi fondali. I detriti portati dalle correnti fluviali al contatto con l’onda contraria delle maree, vengono depositati nei fondali costieri creando sottili cordoni di sabbia ed inglobando così vasti spazi acquatici.

Queste acque restano però sempre a contatto col mare ed è proprio il movimento delle maree che le purifica costantemente; la forza contraria delle correnti marine, d’altra parte, impedisce il completo interramento della laguna. In relazione a queste correnti marine la laguna di Venezia è stata paragonata ad una grande fiume che inverte il suo corso ogni sei-sette ore ( il ritmo delle maree), penetrando fino agli estremi limiti del bacino lagunare con la marea crescente, per uscire ad intervalli regolari  con il flusso di bassa marea (dosarsa): questo continuo flusso e riflusso marino rinnova e ripulisce costantemente  così lo spazio chiuso tra le acque interne.

laguna-di-venezia13Gli spazi lagunari costituiscono in tal modo habitat ideali, protetti come sono dalle tempeste del mare e dalle incursioni di nemici. Inoltre facilitano traffici ed insediamenti  diventando così , per la loro stessa conformazione naturale , luoghi privilegiati, soprattutto in determinanti momenti storici.

L’ambiente naturale delle lagune è di per sè stesso instabile, soggetto continuamente ad erosioni , smottamenti, interramenti. cioè ai movimenti contrari del mare che tende ad ampliare il suo dominio, e delle correnti fluviali che invece portgno ad impaludare la laguna.

laguna 1Le acque morte delle zone paludose , senza il respiro della marea, divengono malariche ed inospitali, riducendo così questi ambienti a lande deserte e pericolose per l’uomo.

Jacopo da VaragineNelle storie dei Santi di Jacopo da Varagine lo storico genovese del 1400 si trova una  delle ‘più affascinanti versioni della leggenda di S.Giorgio, un santo particolarmente venerato nei paesi marinari. Questa leggenda è nata dalla laguna di Tunisi dove il drago con cui si scontra  non è altro che la raffigurazione fantastica dell’ammorbamento dell’aria causato dall’impaludamento delle lagune contro cui gli abitanti dovevano lottare.

isola di S. GiorgioChe a S. Giorgio sia stata dedicata, fin dal IX secolo l’isola che si trova proprio di fronte a San Marco non è probabilmente casuale: S. Giorgio era li a difendere la laguna contro tutti i mostri delle acque ( le gesta del Santo sono state meravigliosamente illustrare nei quadri del Carpaccio, immagini allucinate, teschi , miasmi e decomposizione).

La Laguna di Venezia era conosciuta già dagli antichi greci e romani: Marziale esaltò Altino e Vitruvio (attivo dal 46 al 30 A.C.) lodò la laguna per la sua “incredibilem salubriutatem”. Ma anche lo stesso Omero, Euripide, Alcame e lo storico Strabone menzionarono questa zona per l’allevamento dei cavalli i quali prediligono il clima marino e i terreni sabbiosi. L’antica Jesolo si chiamava infatti Equilium, prendendo nei secoli il nome di Jesolo da Giesolo, una località vicina, dopo il maremoto che inabissò Metamauco erodendo parte del villaggio che venne quindi assorbito dal villaggio vicino, assumendone quindi il nome; altra testimonianza la località del Cavallino:o una piccola Camargue!

Nel museo civico di Padova si conserva una stele che era posta sulla sepoltura di un cavallo di nome Aegyptus con l’iscrizione “Aegyptus intr iugo primo” cioè il primo  dalla parte interna del giogo, la parte più difficile in quanto doveva tirare gli altri cavalli al giro di pista.

Venezia , verso la fine del 400 si trovò a fronteggiare in maniera drammatica il “mostro”fluviale. Per evitare l’interramento provocato dai detriti trasportati dai fiumi più importanti che sfociavano in laguna, gli illuminati magistrati delle acque provvidero, con opere di alta ingegneria addirittura ciclopiche, a deviare i corsi del <Brenta, del Sile e del PiAVE.

laguna di Venezia 6Venezia, città artificiale si creò una laguna altrettanto artificiale e ciò le permise di sopravvivere. A questi si aggiunsero altri lavori come costruzioni di difesa idraulica, questa volta contro il mare, come la grandiosa realizzazione dei “murazzi” lungo i lidi. In tal modo la Serenissima  riuscì a salvare durante i suoi dieci secoli di storia il suo  spazio vitale, quello della sua laguna, con grande sapienza di decisioni e ininterrotto lavoro per conservare la città e la laguna intatte.

 

 

 

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