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Il poliedrico e geniale Benedetto Marcello, veneziano!

benedetto_marcello.jpgFrancesco_Gasparini,_compositor.pngBenedetto Marcello nacque da una famiglia patrizia veneziana in un palazzo sul Canal Grande, a S. Marcuola il 24 luglio 1686, il padre Agostino, amante del violino, e Paola Cappello, cultrice di lettere e disegno e la cui famiglia era proprietaria del Teatro S. Angelo.

Il piccolo Benedetto compì studi letterari, per poi dedicarsi alle dottrine storiche, come attestano i suoi scritti anche in versi, mentre era inizialmente restio all’apprendimento della musica. Ma sotto la guida di Francesco Gasparini (insegnante presso la Pietà) e Antonio Lotti cambiò idea e a diciassette anni approfondì la composizione e la cembalistica.

Giovanni Pierluigi da Palestrina.jpgGiovanni_Legrenzi.jpgTeoricamentte si rifece agli scritti di Giuseppe Zarlino.Suoi modelli furono Giovanni Pierluigi da Pelestrina, Carlo Gesualdo, Claudio Monteverdi, Girolamo Frescobaldi, Giovanni Legrenzi. Nel frattempo partecipava alla vita artistica della città, in particolare come uditore e autore alle Accademie, presso il Casin dei Nobili, alle fondamente nuove.

Divenne quindi cicisbeo di una gentildonna e in quel frangente insegnò canto ad una protetta di lei, Faustina Bordoni, divenuta poi famosa teatrante. Nel 1717, a 31 anni, dette alle stampe le “Canzoni Madrigalesche ed arie da camera a due, a tre, a quattro voci, e l’anno seguente i sonetti. Verso il 1721 pubblico la clamorosa satira “Teatro alla moda”.

Dall’incontro con il musicista e linguista G.A. Giustiniani scaturì la decisione di intonare e parafrasare la traduzione di alcuni salmi. Dopo un gruppo di cinque, che piacquero molto, ne compose altri 45, curandone personalmente l’esecuzione nel Salone della Cavallerizza e sorvegliandone l’edizione integrale intitolata Estro poetico armonico a 1, 2 ,3 e 4 voci, completata in otto volumi tra il 1724 e il 1727.

Casin dei nobili.jpgUna singolarità nella composizione di parecchi salmi è la scelta di cantilene ebraiche quali perni della polivocalità, esprimendo così la natura della ecumenicità di Venezia che traeva da tutti i popoli e da tutte le religioni elementi di rinnovamento, espressione e cultura.

Nella sua vita prettamente sociale il Marcello svolse l’attività di avvocato nel 1707, ed entrò nel Maggior Consiglio. Ebbe l’onore anche di altri, numerosi incarichi ufficiali; Ufficiale della Messeta (1711), giudice dell’Esaminador(1714), ufficiale della Ternana vecchia (1715), membro della Quarantia Civil (1717), provveditore a Pola (1733) Ufficiale alla Giustizia vecchia (1735), Camerlengo a Brescia, dove morì il 24 Luglio del 1739.

Conservatorio 1.jpgconservatorio.pngE a Benedetto Marcello venne intitolato il famoso e importantissimo Conservatorio Veneziano, con sede a Palazzo Pisani       in Campo S. Stefano. Tra i tanti musicisti che tanto lustro hanno dato a questa meravigliosa città forse non è stato il più insigne o il più ispirato, ma , si sa, fra tante gemme che hanno illuminato la musica dal cinquecento in poi diventa un punto di unione , un elemento rappresentativo destinato a ricordare i musicisti e la musica di Venezia.
 

 

 

Venezia del 1300:tra Arsenale e Castello il modernissimo concetto di “zonizzazione”!

arsenale.pngIl sestiere di Castello, uno dei più antichi di Venezia, divenne, dopo la costruzione dell’Arsenale, una sua estensione. Alle officine dell’arsenale si aggiunsero le zone urbanistiche, necessarie per gli alloggi e le necessità di vita comune degli arsenalotti e di tutti gli artigiani che svolgevano il proprio lavoro per la costruzione delle armate navali e delle flotte mercantili della Serenissima, cuore vero della Repubblica Veneziana e sua ragione di vita.

Marinare3zza.pngMarinarezza a Castello.jpgComplessi edilizi notevoli furono quelli relativi alle case della ” Marinarezza” di cui ho già parlato, di S. Anna, a S. Martino e a S. Domenico di S. §Annna.pngS. Martino a Castello.pngRio della Tana.pngvia Garibaldi a Castello.jpgCastello, e tra il rio della Tana e via Garibaldi.

Alcune denominazioni toponomastiche, tutt’ora esistenti, ricordano le caratterizzazioni sociali ed economiche di certe località in qualche modo legagte all’Arsenale, o per la qualificazioni diu chi lavorava all’interno, o per le attività collaterali che venivano svolte fuori.

Troviamo ad esempio: Calle dei Bombardieri, Sottoportego e Calle dei Corazzieri, Calle della Pegola (della Pece) Calle e Rio del Piombo, Campiello e Calle delle Ancore, Calle e Ponte dei Scudi, Calle delle Vele.

E’ indubbio che tutto il sestiere di Castello , perlomeno fino al Rio della Pietà, divenne poco per volta un’espansione urbanistica dell’Arsenale, poichè da calle dei Corazzieri.jpgCalle del Piombo.jpgquesta il sestiere traeva direttamente o indirettamente le ragioni economiche di vita. L’Arsenale a sua volta non avrebbe potuto funzionare come entità completamente isolata, essa doveva necessariamente appoggiarsi a tutto uno spazio urbano circostante con uno scambio ed un appoggio reciproci.

Si venne pertanto ad attuare progressivamente una sorta di specializzazione in una estesa campiello derlle Ancore.jpgzona della città;  si realizzò cioè, anche in questo caso con un anticipo di secoli il moderno concetto urbanistico della “zonizzazione”. Tale concetto, riferito a zone industriali ben definite nell’ambito della intera orgnizzazione urbanistica, e non fu limitato all’Arsenale per Venezia, ma venne esteso anche per l’industria del vetro, che, ritenuta pericolosa a causa degli incendi che poteva procurare, venne spostata nel 1291 nell’isola di Murano.

Ancora una volta il pragmatismo dei veneziani, la capacità di prevedere eventuali difficoltà e trovare il modo per risolverle, avendo a cuore la sicurezza della popolazione e la possibilità di svolgere il proprio lavoro in una località organizzata e per questo  comoda per la vita quotidiana, in uno Stato che perseguendo la ricchezza e l’espansione , aveva la lungimiranza per sostenere i lavoratori, dai lavori più umili a quelli più specifici ed importanti-

 

 

 

Il grande torneo di Cavalieri del 1364 e la fondamenta Minotto a Venezia!

Piazza S. Marco 1.jpgfrancesco_petrarca.jpgdoge Lorenzo Celsi.pngNegli annali della Serenissima è conservata la giostra di cavalieri svoltasi nel 1364, davanti ad un doge, Lorenzo Celsi,  abbastanza contestato e poco amato , ed al suo lato Francesco Petrarca. La manifestazione venne organizzata per festeggiare la repressione della colonia di Candia per mezzo del cavaliere di ventura Pasquale Minotto, erede di una famiglia di origine albanese , di cognome Minoxi, che nel 1200 si trasferì a Venezia.

giostra.jpggiostra-1.jpgE Pasquale Minotto venne accolto con tutti gli onori, tanto che venne indetta una giostra in suo onore, a cui anche lui partecipò: ai lati della Piazza S. Marco vennero eretti palchi in cui presero posto gli spettatori, nobili e persone di grande potere; il circuito rettangolare venne chiuso a semicerchio da due staccionate, il luogo dove i cavalieri si preparavano con i loro cavalli e con le le loro lance.

p138849-Venice-Basilica_di_San_Marco.jpgIl pubblico popolare stava molto indietro, ma non di meno accompagnarono i vari duelli con grande entusiasmo…davanti alla porta principale della Basilica stava il doge con accanto i notabili e appunto Francesco Petrarca, ed al vento garrivano le bandiere con i colori di tutti i casati più nobili della Serenissima, meno quello del Doge, che non poteva essere esposto.

Il torneo si svolte per diversi giorni, ed a questo parteciparono anche dei cavalieri inglesi, che a torneo concluso, si diressero verso la Terrasanta, ed a questi si aggiunseero altri valorosi che giunsero da ogni parte ed’Italia. Infine vinse proprio il Minotti che ricevette dalle mani del doge una corona gemmata del valore di 360 ducati
.

Fondamenta Minotto.jpgFondamenta Minotto 1.jpgIn seguito al cavaliere di ventura venne dedicata anche una fondamenta, che tutt’ora si percorre a Dorsoduro, il vero, sacro tributo che la fiera Repubblica donò ad un  uomo che, seppure con crudeltà, seppe mantenere forte il suo Stato…la grandissima Venezia quasi spietata nell’ambizioine di confermare la propria sovranità nel Mediterraneo.

La fortuna di essere nati a Venezia!

Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

1949-San_Alipio_facade_door_of_Saint_Mark_27s_Basilica_of_Venice.jpgbasilica.jpgIo bambina, il giorno di S.Marco, a mano di mio padre , mia mamma e le altre sorelle completamente unite in quel rito che si professava in famiglia: la messa nella  Basilica: il mio eterno stupore (che rimane tutt’ora: una sorta di incantesimo meraviglioso che mi prendeva e che mi prende sotto gli Basilica di S. MJarco a Venezia.jpgBattistero.jpgarchi e in mezzo alle colonne di una basilica ricoperta d’oro..e lo stupore davanti a quelle immagini che nell’oro e con l’oro raccontavano e raccontano il vecchio Testamento)..io, quattro anni, protetta dalla presa autorevole della mano paterna , il naso all’insù, Cappella Zen.jpgrapita da quell’oro caldo, da quelle immagini stupefacenti, da quel racconto raffigurato.Poi, per me, bambina timida e paurosa, ecco l’ascesa alla cima del “paron”, il campanile,un senso di straniamento, una paura angosciante ma anche un’eccitazione che mi dava la percezione vera che quella era una giornata speciale  per me!

campanile 1.jpgIl senso  di stordimento mi venne dall’immagine di Venezia, e non solo , da tutto il bacino di San Marco e della laguna, le isole, splendide, scintillanti e distanti, la cupola  dorata della dogana che per me sembrava un gioiello  luminoso e meraviglioso-

Se un respiro si può mozzare per l’emozione , se la straordinaria bellezza di un paesaggio inatteso e inaspettato può provocare sensazioni talmente forti incantevoli ed uniche……ecco, io  l’ho provato quel giorno, che rimane in me come una tappa, un’orma Bacino-San-Marco-F107.jpgbasilica-san-marco_large.jpglaguna di venezia 5.jpgindelebile che mi ha segnata, in  positivo, per quanto riguarda l’immagine, l’immagine d’insieme di un mondo onirico e reale allo stesso Piazzetta S. Marco.jpgBacino-San-Marco-C01.jpg01-Venezia.jpgtempo! Nulla di più reale dell’immagine che da quella cima si apriva ai miei occhi pronti a percepire il fiabesco…..ma paradossalmente onirico in quanto ciò che si presentava ai miei occhio era assolutamente irreale, talmente bello Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

 

Alla ricerca di Marco Polo

Ci sono diverse curiosità affascinanti in questa città dove ogni dettaglio dovrebbe essere osservato, ogni particolare salta all’occhio.

imagesCAUO5G9S.jpgPer cui decidiamo di andare alla ricerca della casa di Marco Polo. Siamo a S. Giovanni Crisostomo, proprio vicino al Ponte di Rialto, sulla destra troviamo un Campiello, delizioso che si affaccia proprio sulla riva del Canale. e proprio osservando la riva si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo affiorante dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.

Il dramma avvenne nel 1578: il povero Fosco era assai geloso della moglie, ed una sera la rincorse perchè convinto di essere stato tradito dalla donna; in quel mentre giungeva il Doge, Marino Grimani, zio della sposa; egli chiese al Loredan ragione di quella violenza, ma egli ribadì la sua convinzione del tradimento della fanciulla, poi, all’improvviso, con un fendente, decapitò la povera Elena.

Subito dopo, affranto e disperato chiese al Doge quale sarebbe potuto essere il suo castigo.

Grimani gli rispose che doveva immediatamente recarsi a Roma dal Papa, recando con se il corpo e la testa della vittima. Così egli fece, ma il pontefice non volle neppure riceverlo, per cui, disperato e pentito, ritornò a Venezia, andò sul luogo del misfatto e si buttò in acqua, annegando. Ancora adesso si parla di quesi poveri ed infelici fantasmi, destinati a galleggiare l’uno accanto alla testa dell’altra.

Corte Morosina.jpg90px-7989_-_Venezia_-_Campo_Santo_Stefano_-_Palazzo_Morosini_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007.jpgProprio su questo campiello si affaccia la terrazza del Palazzo Morosini caratterizzato sull’arco di ingresso da un rilievo rappresentato da un elmo ed uno scudo, messo li in onore di un giovane cavaliere proveniente dalla Terrasanta, che portava con sè, nell’elsa della sua spada una preziosissima reliquia, si dice un pezzo della Santissima Croce da consegnare al prevosto a Colonia.

Durante il viaggio di ritorno egli aveva conosciuto un Morosini, e con lui strinse un patto di amicizia. Arrivati a Venezia il mercante volle ospitare il giovane nella sua casa, proprio quel palazzo.

Capitò così che il Cavaliere conobbe la sorella del mercante e se ne innamorò, al punto di fermarsi in questa città per qualche tempo. Ma il Morosini lo aveva ingannato perchè la donna non era sua sorella ma la sua amante, per cui una notte fuggirono portando con sè la preziosa spada con la reliquia.

palazzo-morosini-cortile.JPGimagesCAAOEQRW.jpgSi racconta che di notte il cavaliere vagasse gemendo ed urlando disperato per le calli, finchè un giorno furono rinvenuti, nel Campiello Morosini che si trova parallelamente al Campiello del Remer, ma dall’altro lato del Palazzò la corazza e l’elmo,  completamente vuoti.
Ora noi  proseguiamo, oltre al Campiello Morosini, buio e non molto grande, con un selciato in mattoni, al centro una vera da pozzo che porta uno scudo con una zampa di leone per insegna, attorniato da archi di mattoni.imagesCA52PWNG.jpg

imagesCAO56M1J.jpgPassiamo sotto il Primo sottoportego del Milion, e poi anche il Secondo, ed arriviamo alla seconda corte del Milion. La casa di Marco Polo è molto vicina: passiamo sotto l’arco bizantino e ci troviamo di fronte al Teatro Malibran. 391379853_c15fa2fbfd.jpg

il milione.jpgEd è proprio qui, sotto al Teatro che a causa di lavori di ristrutturazione nel 1998 furono effettuati degli scavi sotto il controllo dell’Architetto Luigi Fozzati. Sono stati trovati i resti della casa fondaco del mercante veneziano, con reperti veramente interessanti: agianature lignee di epoca tardo antica ( tra il 650 e il 673). I rerti di ceramica recuperati, dice l’Architetto Laura Anglari, hanno permesso di ampliare le conoscenze Marco Polo.jpgrelative ai rapporti e scambi che Venezia ha casa.jpgavuto nel corso dei secoli.

imagesCANZGLHT.jpgimagesCAHMYT33.jpgTra i manufatti di più antica produzione di Venezia vi sono le stoviglie del XIII e XIV secolo, di particolare interesse è la ceramica invetriata alto medievale. Ma l’oggetto che risvegliato più entusiasmi è stato un bicchiere di vetro viola, rarissimo per colore e per il fatto che un vetro sia arrivato quasi indenne ai giorni nostri.

Palazzo Bembo Boldù con Cronos.jpgPassiamo per il ponte di S. Maria Nova ed ecco che davanti a noi appare il Palazzo Bembo Boldo con sulla facciata una bellissima nicchia del 500 con la scultura esterna forse più affascinante di Venezia: una figura di uomo selvaggio ricoperto di pelo, Chronos, il tempo, o Saturno che reca in mano un disco solare.imagesCAGT5CEJ.jpg

Meravigliosa passeggiata alla ricerca della vita Veneziana (ben poco vissuta in questi luoghi) del simbolo dell’innovazione, della ricerca, del mercante veneziano e di quella Serenissima di cui tutti i Veneziani sono orgogliosi, ma anche attraverso simboli, patare, archi, testimonianze artistiche che i veneziani hanno la fortuna di vedere tutti i giorni, di sfiorare con le dita, di sapere che quella realtà è nei loro geni, nel loro modo di concepire la vita, la democrazia, la repubblica e l’esplorazione, sempre necessaria in tutte le sue espressioni (ricerca, viaggi, scavi archeologici!!) per crescere ed essere cittadini consapevoli di sè e del proprio valore del mondo!

 

 

Il graffito di uno dei più numerosi e nascosti abitanti di Venezia!

gstti a Venerzia.pngcane barbone  nero.jpgcolombi.jpgGabbiano-comune-01_jpg_2007115122449_Gabbiano-comune-01.jpgpantegana.pngDella storia di Venezia, oltre all’arte, la musica , i gabbiani,i colombi, i gatti e i cani da burcio, fanno parte anche i topi: chiamati pantegane.

Tutto il tessuto sociale  la vita stessa di questa città unica ha a che fare con questi animali, diffusi in tutto il mondo (basti pensare a New York) con un La Salute del Longhena.jpgil redentore.pngrapporto di uno a quattro rispetto agli abitanti effettivi: la storia stessa e l’arte, legata così strettamente alle epidemie di peste che portarto all’erezione di opere d’arte straordinarie come la chiesa della Madonna della Salute, ed alla chiesa del Redentore, con le evocazioni che fanno parte proprio del costume stesso dei veneziani hanno contribuito all’unicità di questo insieme di isole che divennero un tutt’uno.

Non a caso i veneziani importarono i gatti dalla Dalmazia…un popolo, una città straordinaria, un danno terribile che poi divenne risorsa…e quindi, dalle tenebre stesse delle 1_6 - Giacomo Favretto, La pantegana.jpgreti fognarie, dal buio dei magazzini umidi , direttamente a contatto con le basi e le fondamenta dei palazzi più lussuosi e delle case più umili, ricettacolo tutt’ora di questa razza di roditori intelligenti, pericolosi, legati da una struttura sociale così forte ed importante e da comprovati sistemi di intercomunicazione, ecco la coabitazione di un territtorio particolare tra uomo ed animale.

Un esempio di questa attenzione della gente comune si può andare ad ammirare al traghetto che si può raggiungere da Campo S. Felise , proprio di Cà Pesaro.jpgca_corner--400x300.jpgcampo s. Felice a Venezia.jpgfronte alla riva opposta del Canal Grande dove si possono ammirare Cà Pesaaro e Cà Corner della Regina: il graffito di una pantegana inscritto nella pantegana  a S. Felice..jpgcolonna da un cittadino qualsiasi, con la data incisa (1643) ad attestare la vista di uno di questi pericolosi, intelligentissimi e furbi animali: anche questo è parte di Venezia e di tutte le sue anime: quella lumninosa ed artistica, quella funzionale e legata ai vari mestieri, e quella legata allo straordinario sottosuolo…cosi’, tra terra e cielo, tra mare e terra, tra terra e laguna!

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

La straordinaria biblioteca di S. Giorgio Maggiore a Venezia.

800px-Venedig_san_giorgio_maggiore.jpgBiblioteca di S. Giorgio 1.jpgLe Biblioteche veneziane ebbero la fortuna di accogliere quanto di meglio e di antico in fatto di incunaboli e libri esistesse dal 1400 in poi. Di quella Marciana, la più importante e ricca ho già parlato, ma di quella ospitata nell’incantevole isola di S. Giorgio ,poi ospitata dalla fondazione Giorgio Cini è importante conoscere  ricchezza e la sua bellezza.

Il posto d’onore nella secolare tradizione culturale della meravigliosa isola, posta di fronte al bacino di S. Marco, una tradizione di spiritualità, di arte, di cultura, di incontri ad alto livello è della biblioteca, ciò non solamente per quanto riguarda l’impegno e la cura Biblioteca di S.Giorgio 2.jpgdoge Memmo.jpgnell’arricchimento delle raccolte, ma anche per la monumentalità delle aule e la ricchezza delle attrezzature.

I padri Benedettini che abitarono l’isola fin dal X secolo si prodigarono per ottenere una biblioteca fondamentale per i loro studi.  Infatti all’atto della donazione del Doge Memmo si parlava già di libri pertinenti il tesoro della chiesa.

La raccolta crebbe e divenne più fruttuosa nel secolo XV tanto che , quando Cosimo Dè Medici espresse iol desiderio di elargire un dono cospicuo  all’Abazia che lo aveva accolto esule nel 1433 i monaci furono concordi nell’esprimere il desiderio di una sede della biblioteca degna di ospitare i loro preziosi manoscritti e dei codici miniati.

biblioteca di S. Giuorgio 4.jpgBiblioteca di S. Giorgio 5.jpgPurtroppo nel 1569 l’aula venne distrutta da un incendio e venne quindi demolita nel 1614, quando il complesso degli edifici fu trasformato in modo unitario da Andrea Palladio. Nel 1641 Baldassarre Longhernna venne incaricato di costruire la superba sala , su ordine dell’abate Alvise Squadron (terminata nel 1671), che costituisce tutt’ora il centro vivo della biblioteca della fondazione.

Gherari Coli.jpgI libri vennero riuniti nella grande aula a cavallo dell’ala comune ai due chiostri, stupenda a vedersi , illuminata da cinque grandi finestre , con volta a botte decorata dai manieristi Filippo Gherardi e Giovanni Coli ( i cosiddetti maestri lucchesini), con portali marmorei e una ordinatissima scaffalatura a doppio ordine con 50 colonne ioniche e altrettante statuette di uomini illustri , opera del tedesco Franc Pauc.

Dopo la soppressione dell’Abbazia i libri vennero ripartiti tra la Biblioteca Marciana e l’Abbazia di Praglia (vicino ad Abano ) dovo confluirono i monaci di S. Giorgio. La sala del Longhena venne spogliata dalle meravigliose scaffalature che fortunatamente vennero locate presso l’attuale Liceo Marco Foscarini.

Oggi la biblioteca, particolarmente ricca di pubblicazioni sulla storia dell’arte è un validissimo sussidio per gli studiosi di questa disciplina.

Biblioteca diu S., Giorgio 6.jpgbacino di S. Marco dall'isola di S. Giorgio.jpgBACINO  s.mARCO 1.jpgNulla comunque è andato disperso anche se i tesori d’arte e il frutto di raccolte e di studi è stato distribuito in altre biblioteche, una Venezia ricca di cultura ed arte, una Venezia centro di studi e di menti illustri, ed altre biblioteche si sono sviluppate e sono tutt’ora considerate ed apprezzate, di cui parlerò perchè è bello parlare di Venezia e i suoi tesori unici.

 

 

Ago 2, 2013 - Architettura, Luoghi    6 Comments

Giardini segreti e chiostri silenziosi a Venezia

imagesCAIEQD9B.jpgCà Rezzonico.jpgNascosti da alte mura, segreti ai più, i giardini a Venezia sono oasi meravigliose di verde e di luce. Secondo il resoconto di Francesco Sansovino alla fine del 500 sembrava che a Venezia ci fossero 28 Giardini a Dorsoduro, 29 a Sa, Polo, 39 a San Marco, 46 a Cannaregio e 50 a S. Croce.

Cà Zenobio.jpgIl giardino di Cà Zenobio,a pochi metri dalla Chiesa dei Carmini, appartiene alla congregazione Armena Mechitarista, ed è ora sede della comunità Armena. Si trova a Dorsoduro, nella Fondamenta del Soccorso, al 2596.

Quello di Cà Tron, Palazzo che è oggi sede dell’Università di Architettura, si trova nel sestiere di S. Croce, Cà Tron.jpggiardfini a Venezia.jpga S. Stae, 1957.Entrando nel palazzo ci accoglie la tipica pavimentazione veneziana del settecento, con al centro rizzo patarol.jpguna vera da pozzo gotica.

Il giardino è tipico dei giardini veneziani dal 1500 in poi.

Anche il palazzo di Cà Rezzonico, ora sede del Museo del Settecento veneziano ci accoglie con un giardino straordinario, e si trova a pochi minuti da Campo S. Margherita, a Dorsoduro, si raggiunge a piedi da Campo S. Cà Rezzonico.jpgCà Rezzonico 2.jpgBarnaba proseguendo per la fondamenta Rezzonico e si trova appunto a San Barnaba, al 3136.

Casino degli Spiriti del complesso Palazzo contarini.jpgContarini.jpgAltro Palazzo, altro giardino Contarini Dal Zaffo. Questo è uno dei giardini monumentali più rinomati di Venezia. Si specchia sulle acque della laguna nord, e si trova a Cannaregio, Fondamenta Gasparo Contarini: facile raggiungerlo a piedi da Campo S. Fosca. Del complesso del Palazzo fa parte  il Casin degli Spiriti, vicino alla Fondamenta della Misericordia….e l’Isola di S. Michele,  non molto distante nella laguna.

Padiglione Venezia. giardini.jpgPalazzo Contarini9.jpgcontarini-dalla-porta-di-ferro_0t.jpgIl giardino di Cà Morosini del Giardin è gestito da suore domenicane, e lo trovate sempre a Cannaregio, Calle Valmarana al 4629. Da Campo SS. apostoli si prosegue per la Salizzada del Pistor, e poi per la Calle Larga dei Proverbi. Il Palazzo è annoverato tra gli edifici più famosi della città, fu affrescato da Paolo Veronese.

imagesCAYPHGYY.jpgbagolaro papadopoli.jpgParco-Savorgnan.JPGParco Savorgnan,(ora sede dell’Istituto per il Turismo Algarotti) si trova in fondamenta di Cannaregio, a pochi passi dal Ponte delle Guglie e da Palazzo Labia (sede della Rai del Veneto) è uno imagesCA3JF255.jpggiardini pubblici.jpgimagesCADLMXQI.jpgimagesCAWISYNW.jpgimagesCAX8IUDV.jpgdei pochi giardini pubblici di Venezia assieme ai Gardini di Papadopoli ed ai Giardini Reali a San Marco.

Importante e straordinario è il Giardino della Fondazione Querini Stampalia, in Campo S. Maria Formosa, creato e progettato dall’Architetto Scarpa-Querini Stampalia.jpgScarpa.jpgCarlo Scarpa.

 

 

 

 

Con i Giardini voglio citare anche alcuni chiostri conventuali straordinari che si possono visitare a Venezia.

Frari.jpgchostro ss. Trinità.jpgchiostro_trinita_angolo.jpgChiesa dei Frari.jpgQuello della Trinità, accanto alla chiesa di S. Maria Gloriosa dei Frari (frati) che nel 1200 iniziarono la sua costruzione nella zona paluidosa che era stata loro donata dal consiglio dei dieci(si occupavano di trascrizioni di libri antichi e di rilegature) in cui era esistente uno stagno chiamato Lago Badoer, che venne così risanato. Nella chiesa erano presenti due chiostri: uno era chiamato della Trinità o “dei Morti”, visto che venivano eseguite sepolture che in seguito, per questioni di igiene vennero abolite, e quello interno, dedicato a S. Antonio.

Dai Frari, proseguendo per Rialto si arriva a S. Marco, si oltrepassa la chiostro di S. Apollonia.jpgchiostro S. Apolllonia.jpgBasilica sulla sinistra, e si passa sul Ponte della Canonica, da cui si gode una splendida inquadratura del Ponte dei Sospiri, e ci troviamo di fronte all’ingresso del Chiostro di S. Apollonia, una targa recita: Conoscete voi il Chiostro di S. Apollonia? è un chiostro di pietra vero, con le sue colonnette e con il suo pozzo, un piccolo chiostro segreto, aperto su ordine di colonne assottigliate e accoppiate come le monache quando passeggiano digiune al sole ( da “il Fuoco ” di D’Annunzio).

Il Chiostro fa parte di un convento benedettino fondato tra l’XI ed il XIII secolo. Ora è sede del lapidario marciano e del Museo diocesano d’Arte Sacra.

Ci inoltriamo ora a Castello, dove ci accoglie la facciata imponente della chiesa progettata dal Palladio :S. Francesco della Vigna.jpg120px-Venezia_-_Chiesa_di_S_Francesco_della_Vigna_-_Chiostro.jpg imagesCAI41V3L.jpgS. Francesco della Vigna, dove è sepolto il doge Andrea Gritti

thumb_src_san_francesco_chiostro.jpgS.Francesco della Vigna.jpg180px-Cloitre_San_Francesco_della_Vigna.jpgLa chiesa  è arricchita da opere del Tiepolo, Lombardo, Veronese e Palma il giovane.

Si chiama della vigna perchè i fraticelli (il terreno fu donato ai frati minori di S. Francesco dal figlio del doge Pietro Ziani) coltivavano all’interno del chiostro le vigne, cosa che fanno tutt’ora, curando anche chiostro di S. Francesco della Vigna.jpgun orto e un giardino botanico.

Luoghi di pace, momenti di riposo e tranquillità che si possono trovare a Venezia, luoghi segreti che fanno grande il fascino di questa città, già ricca di bellezze e di opere d’arte.

 

 

Lug 28, 2013 - Luoghi    2 Comments

La Pietà

Si racconta che nel 1335 o 36, Frà Pietro dell’Ordine dei Francescani, giungendo a Venezia vide molti bambini abbandonati . Li riunì cercando di dare loro un minimo di riparo e sostentamento e il 10 Agosto 1336 un certo Domenico Trevisan dispose un legato testamentario a favore degli orfani.

imagesCA312LSD.jpgNel 1340 il frate prese in affitto dalla nobildonna Lucrezia Dolfin 17 casette alla Celestia, vicino al convento francescano della Vigna.

Nel 1341 la nobildonna lasciò queste casette in eredità a Frà Pietro. Da quel momento il luogo venne chiamato Corte della Pietà.

Nel 1343 la Repubblica Veneziana decretò soccorsi più consistenti, e diede a Frà Pietro la facoltà di questuare dicendo “pieta, pietà”, da qui il nome dell’Istituto, anzi Ospedale come era definito (cioè come luogo che ospita). Frà Pietro chiedeva la questua anche per le balie che erano necessarie per nutrire i più piccoli.

imagesCAL5OTXO.jpgNel 1346 il fraticello fondò finalmente l’hospedale della Pietà e nello stesso tempo ottenne il riconoscimento giuridico dell’istituzione.

Nel 1348 divise i maschi dalle femmine. I primi vennero affidati alla Confraternita maschile di S. Francesco, le seconde alla congregazione delle Matrone da lui stesso costituita nella chiesa di S. Maria della Celestia, con il titolo di Suore di Santa Maria dell’Umiltà.

imagesCA2EGCH4.jpgLe ragazze erano educate a leggere, scrivere e fare lavori di ricamo, cucito, etc, mentre ai maschi vennero insegnati i mestieri e le arti.

Frà Pietro ottenne la dispensa dal Papa di poter disporre delle sue volontà, le quali, dopo la morte del fraticello, il 27 Dicembre 1349, vennero eseguite dal suo successore, Frà Pacino.

Il 15 dicembre 1535 il Maggior Consiglio unificò la gestione dell’ospizio, affidando l’assistenza degli orfani ai “Putti”, sotto le suore di S. Maria dell’Umiltà.80px-8111_-_Venezia_-_Calle_della_Piet%C3%A0_-_Copia_antica_di_Madonna_di_Antonio_Rossellino_-_Foto_Giovanni_Dall%27Orto_9-Aug-2007.jpg

Nel 600 venne posta la “scafeta”che era il contenitore dove venivano deposti i bambini abbandonati.

1.jpgIniziò con 400 bambini, che poi arrivarono a 2000, e quando erano troppi venivano mandati in vari paesi della terraferma dove di prendevano cura di loro e li istruivano i Parroci.

L’istituto era molto amato nella città, e nobili e ricchi donarono ville a Ponzano e a Preganziol, dove i bambini venivano portati d’estate a passare qualche mese in campagna,

Il Senato, vedendo la crescita a dismisura del numero dei ospiti elesse, nel 1472, due patrizi che avrebbero dovuto rilevare i bisogni più urgenti dell’Istituto.

e8173a75bde1c25bee82a6f773f2d5e6.jpgimagesCAYFFG01.jpgNel XVI secolo venne edificato un oratorio, e l’ultima priora fu eletta nel 1604.

imagesCAKAIM6W.jpgNel 1703 un giovane venne ordinato sacerdote e si prodigò per aiutare l’istituto insegnando alle “figlie del choro” a cantare, suonare e comporre. Questo giovane era Antonio Vivaldi, detto il prete rosso, per via dei suoi capelli fiammeggianti.

Qui nacquero i suoi capolavori.250px-Gabr_bella.jpg

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