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Venezia ed i suoi palazzi che accolsero gli artisti più importanti d’Europa!

Palazzo Bolani.pngPalazzo Bellavite. targa d Giorgio Baffo.jpgVenezia, luogo di richiamo di storici, letterati ed artisti provenienti da tutto il mondo. Girando si possono leggere le targhe che testimoniano la passata presenza di questo o quel personaggio importante che li soggiornarono.

Iniziando in ordine alfabetico ecco la testimonianza della presenza dell’Aretino dal 1527 al 1536, data della sua morte, in Palazzo Palazzo Bellavite.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgBolani in Riva del Carbon a Cannaregio. La vita e le origini di Giorgio Baffo, uno dei più grandi poeti erotici veneziani, e grande amico del padre di Giacomo Casanova che sostituì nell’educazione sentimentale del piccolo , futuro cavaliere adorato dalle donne,
 sono esposte in una targa in pietra d’Istria a Palazzo Bellavite in Campo S. Maurizio.

Browning fu spesso ospite della famiglia Curtis a Palazzo Barbaro, ma morì a Cà Rezzonico nel 1889.LordB

Byron visse a Palazzo Mocenigo dopo un breve periodo in cui ca-rezzonico_m.jpgdimorò in Frezzeria, al 1676.

Alla Giudecca, sotto il nome di marchese Pellegrini dimorò, con la bellissima moglie Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che aveva avuto modo di conoscere il Casanova (nato  nel 1725 a Corte Malipiero) in una locanda vicino al Santuario di Santiago di Compostela, e che a Venezia ebbe modo di riincontrare, assieme al misterioso Conte di Saint Germain, altro alchimista e come i suoi amici, seguace dei Rosacroce, in un appuntamento molto evocativo e quasi magico davanti alla chiesa di SS.Giovanni e Paolo in una notte profonda, misteriosa e complice di segreti inconfessabili.

Canova venne ospitato dal famoso caffettiere Francesconi, noto poi come Florian, il fondatore della famosa bottega del Caffè. L’edificio venne poi distrutto, ma l’anima del famoso artista rimane collegata al mitico Caffè Florian-

Cà Dario.jpgPalazzo Barbaro Wolkoff.jpgGabriele d’Annunzio, autore della targa posta davanti al lepidario di S. Apollonia, frasi molto suggestive, e grande amico della contessa Stampa venne ospitato presso la Casetta Rossa di proprietà degli Hohenlohe. De Regnier , il famoso poeta francese vissr a Cà Dario, palazzo masedetto, dalla fine dell’800 ai primi del novecento. A Palazzo Wolkoff , proprietà del famoso pittore, venne ospitata Eleonora Duse dal 1894 al 1897.

palazzo-fortuny-san-beneto.jpgMariano Fortuny accquistò Palazzo Orfei e qui ospitò in vari periodi Alessandro Wodkoff, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Isadora Duncan, John Singer Sargent, Dorothy Gish, Maria Casati Stampa.

Campo de le Gate, casa di Ugo Foscolo.jpgHotel bAUER.jpgLocanda Cipriani a Torcello.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgUgo Foscolo dimorò presso il Campo de le Gate, Goethe al Ponte dei Fuseri, Hamingway venne ospitato sia all’Hotel Bauer e alla locanda Cipriani a Torcello. Il discusso Herman Hesse a S. Trovaso, Henry James scrisse il suo “Carteggio Aspem” a Palazzo Barbaro, ospite della vedova Curtis. Sempre ospite della vedova Curtis a Palazzo Barbaro ci fu Monet, con la moglie.

hotel-des-bains-front.jpgtomba di ezra Pound.jpgtomba di Igor Stravinscky.jpgNiente di sorprendente nel soggiorno di Thomas Mann presso l’Hotel de Bains, al Lido. Mentre Nietsche prima trovo alloggio a S. Marco, per poi scrivere il suo “Aurora”alle Fondamente Nuove, e mai luogo fu più appropriato considerata la visione che da questa fondamenta si poteva godere: il cimitero monumentale di S. Michele.

Palazzo Valmarana.jpgCole Porter troivò alloiggio negli anni trenta presso Cà Rezzonico, mentre Ezra Pound, tumulato proprio a S. Michele usciva ogni mattina in Fondamenta Cà Balà. Rilke fu ospite del Palazzo Valmarana di proprietà della principessa Marie Von Thurm and Taxis.

Palazzo Corner del Sansovino.jpgRolfe, chiamato anche Corvo Bruno  venne ospitato prima a Palazzo Mocenigo Corner, per poi morire a Palazzo Marcello. Altro personaggio importante come Ruskin soggiornò prima alla Pendsione Calcina, per poi venire ospitato nel Palazzo del Barone Wetzlar, l’attuale Hotel Gritti.

E dal 1858 al 1859 Wagner onorò la sua presenza in questa meravigliosa città creando a Palazzo Giustinian  il II atto di Tristano e Isotta, per poi Palazzo Vendramin Calergi.jpghotel-danieli-venezia_large.jpgvivere dal 1862 al 13 febbraio 1863 presso Palazzo Vendramin Calergi, dove morì.

E l’Hotel Danieli ebbe l’onore di ospitare George Sand, Charles Dickens, De Musset, Honorè de Balzac, Proust, Wagner.

Questo per raccontare quanto Venezia sia  stata faro e centro meraviglioso di cultura dove le personalità più importanti e che creavano l’arte in Europa trovarono la necessità di soggiornare e confrontarsi con personalità così vive, così importanti, complesse e a volte discusse, e tra questi chi scelse di finire i propri giorni qui. Arte, acqua, aria e luce…cultura, immagini , particolarità che hanno creato l’humus importante per l’eredità culturale dell’intera Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venezia e le opere d’arte nelle scuole, scrigni preziosi di bellezza e tradizione.

1-Schola Grande di S- Rocco.jpgLa vivacità artistica popolare di Venezia è documentata dalla straordinaria ricchezza di opere d’arte nelle scuole e in particolare di pittura, scultura ed arte applicata. In gran parte dei casi ci si deve riferire ad opere andate perdute o disperse rispetto alle indicazioni degli inventari conservati che elencano con gran cura tutti gli oggetti appartenenti alla scuola.

Le opere d’arte erano lungamente ricercate presso gli artisti ed erano frutto, molto spesso, delle economie di cui i confratelli si facevano partecipi mediante le decisioni del Consiglio direttivo  della scuola, decisioni  che puntualmente venivano segnate nei libri dei conti e nel catastico, spesso con i singoli contributi e le rateazioni.

San Giorgio degli Schiavoni.jpgLa Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni  tra le minori, e quella di San Rocco tra le grandi hanno il raro privilegio di aver conservato intatto il loro patrimonio artistico e di presentare quindi al vivo una documentazione esatta di  questo patrimonio, raccolto nei secoli da una inesausta passione popolare.

In tutte le Scuole , comprese quelle che avevano una propria sede, avevano un proprio altare in una chiesa,m e la Pala d’Altare diventava un simbolo pubblico di tutto il sodalizio, che specchiava nell’opera d’arte la propria ambizione ed il proprio gusto artistico . Da questo si può dedurre una delle regioni più importanti del grande sfarzo di pittura e di decorazione che troviamo in quasi tutte le chiese veneziane, la storia di ogni singolo altare può darci di riflesso non solo il fatto devozionale ma anche l’incentivo e l’orgoglio delle singole scuole per le opere d’arte.

Santa Barbara di Palma il vecchio a S. Maria Formosa.jpgScuola grande di S. Giovanni evangelista.jpgscuola grande di S. Maria delle Grazie.jpgCitando qualche caso, la scuola dei bombardieri aveva il proprio altare nella vicina chiesa di Santa Maria Formosa, con la “Santa Barbara” di Palma il Vecchio, la scuola dei Mascoli nella Basilica di San Marco aveva una Cappella con sculture e paliotto d’altare di Bartolomeo Bon, mosaici di cartone di Michele Giambono, Andrea Mantegna e Andrea del Castagno; la scuola dei cinturati, fabbricatori di cinture, aveva una propria Madonna nella chiesa di S. Felice di Giovanni Bellini; la scuola dei Fiorentini aveva Donatello ai Frari.pngBasilica dei Frari a Venezia.jpgnell’altare nella chiesa dei Frari una scultura di Donatello.

SS. Giovanni e Paolo.jpgOgni scuola aveva un gonfalone che veniva portato in processione , e per dipingerlo venivano indetti concorsi tra i vari artisti: Vittore Carpaccio ad esempio dipinse quattro cicli di pitture per quattro scuole piccole: il ciclo di S. Orsola nella scuola omonima, a S. Storia di S. Giorgio.jpgGiovanni e Paolo, il ciclo di S. Giorgio a S. Giorgio degli Schiavoni a S. Antonin, il ciclo Storia di S. Orsola a SS. Giovanni e Paolo.jpgdella storia della Madonna per la Scuola degli Albanesi a S. Maurizio, e il ciclo di S. Stefano per la scuola dei “laneri” (lavoratori della lana) a S. Stefano.

Gli inventari delle Scuole, infine, oltre ad elencare gli oggetti di uso comune , testimoniano la predilezione dei confratelli per le opere d’arte applicata, spesso di grande valore artistico, quale la croce astile , che precedeva le insegne della Scuola nelle processioni, come si può vedere nel ciclo dei ” il miracolo della Croce del Carpaccio.jpgProcessione a Venezia di Gentile Bellini.jpgMiracoli della Croce” eseguito da Giovanni Bellini e dai suoi allievi intorno al 1490 per la Scuola di S. Giovanni  Evangelista, gli stendardi, i reliquiari , i paramenti, gli arredi sacri che erano portati in processione con comune orgoglio.

Delle innumerevoli opere d’arte racconterò in seguito, ma basta fare un giro per le chiese, accostarsi agli altari, o visitare una Scuola grande (S.Rocco, con i suoi meravigliosi teleri del Tintoretto) per poter aprire le emozioni e l’anima a questo ampio respiro di arte di cui Venezia è scrigno magico ed incantato.

 

Venezia, S. Marco e il bocolo

imagesCAJKK75U.jpgBasilica di S. Marco.jpgPer tutti gli italiani il 25 Aprile è la festa della liberazione, ma a Venezia. assieme a questa celebrazione ce ne solo altre due. La prima è la ricorrenza della morte  di S. Marco, il patrono della Serenissima Repubblica di Venezia prima, e poi solo di questa città, è la festa del bocolo, che per le donne veneziane è la più romantica dolce..fantastica ricorrenza che riguarda proprio l’amore tenero , drammatico e delicato, che rende la giornata una dedica a tutte le donne ed a tutti gli uomini innamorati.

Il corpo del patrono fu trafugato ad Alessandria d’ Egitto, e trasportato a Venezia nell’828 da due mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Racconta la leggenda che i due commercianti misero il corpo del santo Traslazione del corpo di S. Marco.jpgtra la carne di maiale, facendo così in modo che, alla dogana la carne non fosse debitamente controllanta, vista l’avversione dei mussulmani per questo tipo di carne.

imagesCA45LIKS. Marco.jpgLa reliquia di S. Marco fu accolta con grande emoziresti dii S. Marco.jpgone a Venezia, perchè la tesoro 3.jpginterno San Marco.jpgstoria veneta racconta che proprio l’evangelista Marco, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete diventandone patrono.

leone.jpgimagesCAMXLW50.jpgNell’emblema della città venne raffigurato come un leone  alato che  regge un libro in cui c’è la scritta: PAX TIBI MARCE 2.jpgEVANGELISTA MEUS, Pace a te Marco, mio evangelista.

Ora i festeggiamenti si svolgono il 25 aprile, data imagesCA0IUN5P.jpgdella morte del Santo, ma a Venezia, prima dell’avvento di Napoleone, i festeggiamenti erano tre: uno al 31 processione 1.jpgrito per san marco.jpgGennaio, giorno in cui vennero sbarcate le spoglie del Santo Patrono a Venezia, il 25 Aprile, data della morte, ed il 25 giugno, data in cui le reliquie del Santo vennero miracolosamente ritrovate. Per le ricorrenze così importanti per la Serenissima si svolgevano processioni comprendenti il Doge, le più alte cariche della Repubblica, i nobili e la gente comune.

Quando vennero portate alla Serenissima le Sante Reliquie vennero custodite in una piccola cappella, dove ora si trova il tesoro di S. Marco, in attesa di costruire una basilica degna di un patrono così importante, ma nel frattempo la reliquia sparì, con grande sgomento di tutti, ma la volontà popolare spinse perchè fosse costruita la chiesa e venisse consacrata comunque allo storico Patrono.

Altari Maggoore di sa. Marco.jpgBasili di S. Marco a Venezia.jpgEbbe quindi inizio la costruzione della Basilica , che ebbe termine nell’832.  Dante stesso, nel suo memorabile poema scive:” Cielo e mare vi posero mano.”, ed effettivamente la Basilica è un prestigio di armi e di oro.

Il doge Pietro Orseolo il Santo la ristrutturò a sue spese  . I  lavori  iniziarono nel 1063, per proseguire poi per la volontà del doge Domenico I Contarini.  e ulteriormente vennero proseguiti, per quanto riguarda i marmi e gli abbellimenti architettonici dal suo successore, Doge  Domenico Selvo, (1071- 1084).

La Basilica venne consacrata al Santo Patrono ,quando era doge Vitale Falier, dopo un tributo di penitenza e digiuno spoglie di S. Marco.jpg§Trittico.jpgcattedera di S. Marco.jpgimages.jpgTesoro7.jpgperchè le reliquie non si erano più trovate, il 25 tesoro 8.jpggiugno 1094: alla fine del rito ecco che apparve un braccio da una colonna, o, secondo altre voci apparve il leone alato, simbolo del Santo, versione raccontata anche da Giacomo Casanova nelle sue memorie, e,  spaccato il marmo della colonna riapparve la cassetta contenente i resti del Santo. Per secoli allora venne festeggiato anche questo evento, con processioni e riti.

Ma c’è altro a Venezia, e la consuetudine è ancora più bella e delicata; Non c’è donna veneziana che al mattino del 25 aprile non riceva dal marito, dall’innamorato o anche un semp0lice corteggiatore un bocciolo di rosa rossa: si tratta della festa del Bocolo, e l’origine di questa dolce consuetudine  nasce da due leggende:

Maria Partecipazio.jpgLa storia d’amore contrastato tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi.

Nell’intento di superare gli ostacoli dovuti alla differenza sociale Tancredi partì per la guerra, cercando di ottenere una fama militare per renderlo degno al lignaggio della sposa.

Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno, egli cadde ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue.

imagesCA6L40NW.jpgPrima di morire Tancredi affidò al suo amico Orlando  un bocciolo di quel roseto perchè lo consegnasse all’amata.

Orlando, fedele alla promessa, giunse a Venezia il 24 Aprile e consegnò alla dama il bocciolo quale estremo messaggio d’amore dell’innamorato.

La mattina seguente, 25 Aprile, la nobildonna venne trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.

Da allora i veneziani usano quel fiore come emblema del loro pegno d’amore.

imagesCAH3MNIU.jpgimagesCAISXACG.jpgLa seconda leggenda invece narra di un roseto che cresceva accanto alla tomba dell’Evangelista Marco. La pianta sarebbe stata donata ad un marinaio della Giudecca, di nome Basilio come premio per aver aiutato nel trafugamento del corpo del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, alla morte di Basilio il roseto divenne il confine della proprietà divisa tra i due figli.

In seguito avvenne una rottura tra i due rami  della famiglia, e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo un discendente di un ramo della famiglia si innamorò, ricambiato, di una discendente dell’altro ramo. Si innamorarono imagesCAJUVB3O.jpgguardandosi attravero il roseto che separava i due giardini, ed il giovane , vedendo un bocciolo di rosa, l’unico, lo raccolse e lo donò alla fanciulla che già amava. In ricordo di questo amore che avrebbe restituito l’affetto e l’armonia alle due famiglie i veneziani offrono ancor oggi il “bocolo” rosso alla donna amata.

 

Venezia città nave.

4921_venezia_canal_grande.jpgLa personalità di Venezia e la sua struttura intrinseca a partire dal XVI secolo sono state fortunatamente e prodigiosamente documentate dal geniale incisore Jacopo de Barbari che nelle sue opere testimoniò una visione aerea che la dice lunga sulle sue capacità e sulla sua genialità, oltre alla conoscenza profonda di questa città-

Da punto di vista topografico Venezia è divisa in due grandi zone dal percorso sinuoso del Canal Grande, grosso modo una a nord-est e l’altra a sud ovest. La striscia della Giudecca non è che un completamento urbanistico di questa seconda zona.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgarsenale.pngIl Canal Grande però, anzichè dividere la città divenne il punto di sutura delle due zone: Esso era infatti l’arteria dove confluivano i percorsi secondari e sopratutto le principali attività commerciali. Prima di essere una bella strada di rappresentanza il Canal Grande è stato una parte, forse la più importante, della zona portuale.

Dal punto di vista residenziale non sono espressamente identificabili zone ben definite debarb.jpgDeBarbari_1.jpgdal punto di vista residenziale ed economico perchè le diverse tipologie di abitazioni, cme precerdentemente abbiamo notato, sono mescolate in uno stresso nucleo urbano, tutta via si possono identificare zone caratterizzate dall’insediasmento di case popolari abitare da pescatori , marinai o prestatori d’opera come gli Arsenalotti della zona di Castello, e Nicolotti della zona di Dorsoduro o di S. Nicolò dei Mendicoli.

Altre zone più periferiche erano caratterizzate da abitazioni di un certo tono (palazzi e palazzetti) dotati di orti e giardini, come nella parte più settentrinale di Cannaregio ed in quella meridionale della Giudecca.

I Palazzi più ricchi e si affacciavano spesso sul Canal Grande, assieme alle case Fondaco, mentre i magazzini erano prevalentemente posti sulle sponde di Castello, di Dorsoduro e della Giudecca.

canaletyto 1.jpg05_Magazzini-del-sale.jpgLe zone commerciali interne alla città si sviluppavano di conseguenza in vicinanza delle sponde del Canal Grande , attorno a Rialto, verso il centro di S. Marco e attorno ai principali nuclei urbani come S. Polo, S. Giacomo dell’Orio, S.S Apostoli, S. Maria Formosa, S. Stefano ecc. Inseriti in questa organizzazione urbana ben precisa e quasi coinnaturati con essa, vi erano i complessi urbanistici dei conventi.

250px-Ca'_d'Oro_facciata.jpg250px-Venice_-_Chiesa_di_S__Maria_Formosa_01.jpgEssi si possono dividere in due tipi, rispetto alla collocazione topografica, i numerosi conventi posti lungo il perimetro esterno della città, quasi una corona continua a sua protezione (come i conventi dei Benedettini) e i grandi complessi conventuali centrali.

Come si vede Venezia è composta da tanti elementi eterogenei, ciascuno con una precisa funzione, distribuiti con criterei di razionalità e di ordine, come incastrati tra loro in uno spazio stretto e vincolante.

Sestiere-CastelloVenezia-a23591478.jpgVenezia dall'alto.jpgSembra di osservare l’interno di una nave dove lo spazio limitato costringe a collocare ogni cosa dove deve essere collocata ” Ogni cosa al suo posto ed ogni posto ha la sua cosa” secondo un antico detto marinaro.

Il senso di solidarietà ed il rispetto reciproco sono caratteri tipici della gente di mare, virtù indispernsabili a chi deve vivere a lungo strettamente vicino, in condizioni quasi sempre di disagio e spesso di comune pericolo. Dobbiamo credere perciò che proprio questa mentalità marinara sia stata una delle radici di quel capolavoro urbanistico che è Venezia , una città cioè letteralmente circondata dall’acqua.

 

 

 

 

 

 

Lo scheletro e le sue campane

colonne_rosa.jpgSotto il sole, il cielo azzurro e i turisti che affollano Piazzetta S. Marco, non si può pensare che in questi luoghi così belli, artisticamente decorati siano legati i ricordi delle persone che, nel lontano passato, furono giustiziate accanto ad una colonna del porticato del Palazzo Ducale, mentre altre due,al piano superiore  che  hanno un colore diverso,sono rosa,  erano destinate alla lettura della sentenza di morte, che veniva  eseguita immediatamente dopo.

Il condannato veniva costretto a guardare il quadrante dell’orologio della torre per conoscere esattamente l’ora romanazdscf0027.jpgdella propria morte, e poi veniva giustiziato.

imagesCAIP7HFF.jpgC’era una piccola opportunità di cavarsela, anzi vana: quella di girare attorno al basamento di una colonna del Palazzo, che anche ora si può notare quanto sia consumato, senza cadere. imagesCA8TG8HS.jpg

Ma il basamento era così stretto che nessuno riusciva a farcela.

Un’altra, terribile fine la facevano i prigionieri che venivano rinchiusi in una gabbia di ferro (la gheba) ed appesi al campanile, che si trova a lato del Palazzo Ducale.

imagesCAEYZQP5.jpgIl Campanile, un amico per i veneziani, costruito nel IX secolo, poi come imploso,è caduto dentro sè stesso, ma, fortunatamente un angolo rimase intatto, e da quello si potè ricostruire la Loggetta del Sansovino, e poi il campanile intero.

E’ alto quasi 100 metri, e sopra vi è la Statua d’Oro dell’Arcangelo Gabriele alta tre metri. che gira spostata dal vento, e quando guarda alla Basilica per i Veneziani significa che ci sarà l’acqua alta.

Si racconta che un giorno il Kaiser Federico III d’Asburgo, uscito da un ricevimento dato dal Doge in suo onore, seccato per aver dovuto fare tante scale per accedere alla Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, si arrampicò con il suo cavallo bianco sulla scala a chiocciola del campanile, per dimostrare la sua superiorità al Doge.

Nessuno riuscì più ad emulare l’impresa.

Galileo Galilei durante la sua permanenza a Venezia usò il campanile come specola, e sempre li nel 1609 presentò il suo cannocchiale alla Signoria.

imagesCAXDV1CZ.jpgIl campanile ospita  cinque campane: il Maleficio i cui rintocchi accompagnavano una condanna a morte, la Nona, perchè segnava le nove, la Trottiera, quella delle Pregadi, che chiamava i magistrati ed i Senatori alle sedute a Palazzo Ducale, e per ultima la Marangona, l’unica che si è salvata dal crollo. Segnava l’inizio e la fine dell’orario di lavoro per i marangoni (carpentieri), ma sopatutto era l’unica che segnava i dodici rintocchi della mezzanotte.

E tutt’ora sempre a mezzanotte segna la fine del Carnevale, battendo i fatidici dodici rintocchi nella notte tra martedì e mercoledì.

Molo legato al  campanile ed alle  campane, specialmente alla Marangona, fu un uomo altissimo, il campanaro Zani, il cui scheletro è conservato al Museo di Storia Naturale di Venezia, cioè il Fondaco dei Turchi.

imagesCATPDHP8.jpgRaccontano testimoni attendibili che questo scheletro, ogni mezzanotte si allontana dal museo per andare a suonare le sue campane nel suo campanile.

Poco più a destra, guardando la laguna e la punta della dogana, ci sono dei giardini pubblici.

E’ nota a tutti veneziani la vicenda legata a questi giardini, abbastanza recente: era il 1921 quando Vinicio Salvi andò a cercare lumache, cosa che faceva ogni mattina presto. In quel giardino esisteva (ed esiste tutt’ora) una stata dedicata a Giuseppe Garibaldi.

imagesCASPWKCR.jpgVinicio, nella sua ricerca, si trovò vicino alla statua, ed il quel momento si sentì dare una poderosa spinta, per cui cadde a terra, e vide un’ombra rossa dileguarsi.

Raccontò la vicenda agli amici, i quali lo presero in giro, dicendogli che di ombre rosse lui avrebbe visto solo quelle che poteva bere al bacaro ( il bicchiere di vino a Venezia è chiamato ombra, ed il Bacaro è il l locale dove si mangiano cicchetti e si beve vino)

Qualche giorno dopo però capitò la medesima esperienza ad una coppia di fidanzatini c he cercavano un pò di intimità, poi ad un pescatore, che ne ricavò un bernoccolo in testa.

Tutti questi eventi cominciarono a creare un pò di inquietudine per cui fu costituita una ronda notturna. La notte successiva la ronda potè appurare la verità della vicenda, ma l’ombra rossa non si dileguò, anzi, prese le sembianze di un garibaldino.

Tra la gente che intanto era confluita al luogo vi fu una persona che riconobbe nel
fantasma Giuseppe Zatti, nato nel 1838, che, durante la spedizione dei 1000 aveva promesso a Garibaldi di guardargli sempre le spalle, anche dopo morto.

Il Comune allora decise di costruire la statua di Zatti proprio dietro all’eroe dei due mondi, e da quel momento non si ebbero più apparizioni.

 

Apr 6, 2013 - Luoghi    3 Comments

Campi, campielli e corti a Venezia

canal_detto_canaletto_009_Campo_Santa_Maria_Formosa_1735.jpgcampo.jpgI Campi a Venezia sono ampi spazi dove la Chiesa, soprattutto con la parte absidale è in posizione predominante e determina una complessa configurazione di questi importanti centri cittadini, come i Campi di S. Polo, S. Maria Formosa, S. Giacomo dell’Orio e S. Giovanni e Paolo.

Qui ha una posizione importante anche il campanile che con la sua direttrice verticale contribuisce alla varietà di prospettive e delle scenografie; essi sono tra i più blli di Venezia ed anche tra i più antichi, come si può determinare dall’epoca di fondazione della chiesa.

cazza.jpgcazza-ai-tori.jpgCanaletto_(1697-1768),_Venezia,_campo_Santi_Giovanni_e_Paolo,_1741.jpgQui si svolgeva la vita sociale della città, in quanto venivano ospitati mercati, cacce ai tori ( detti cazze ai tori)un sorta di corse dei tori come a Pamplona, ed anche cerimonie pubbliche, fiere popolari, spettacoli all’aperto, insomma tutto quello che una popolazione pronta al divertimento ed alla convivialità desidera vivere fuori dalla propria casa.

Vi sono però a Venezia numerosissimi altri spazi pubblici, piazzette fuori dal traffico principale, quasi sempre chiusi tra edifici di abitazione, non servite campiello a Venezia.jpgCampiello del Remer.jpgda un canale. Queste piazzette si chiamano “campielli” o ” corti”.

La corte è in genere uno spazio rettangolare, talvolta molto allungato quasi come una calle, cone alle estremità due campiello 1 a Venezia.jpgcampiello 3.jpg“sottoporteghi” per la comunicazione verso l’esterno. Nelle corti e nei campielli vi sono sempre uno o più pozzi, decorati con vere da pozzo istoriate, lavorate e di grande bellezza.

patera con grifi dell'arco della corte seconda del Milion.jpgCorte del Milion arco bizantino.jpgCorte del milion.jpgTra gli esempi più antichi è la Corte del Milion, così denominata perchè vi si trovava l’abitazione di Marco Polo, ed è ricca di numerosi elementi architettonici e decorativi veneto-bizantini e gotici.
UN’altra corte assai antica è Corte Barzizza a San Silvestro, piena di fascino medievale.

Ne campielli e nelle corti, in questi spazi così riservati,  quasi continuazione all’aperto della casa di abitazione, si svolgeva la vita cittadina più intima e segreta, e vi si stabilivano i più immediati e quotidiani rapporti sociali: con il brio dei veneziani, con la voglia di “ciacolare” nascevano amori, dicerie, litigi…vite campiello-pisani.jpgtrato dalla Commedia di Goldoni.jpgCarlo Goldoni.jpgvere e convissute: non a caso Carlo Goldoni scrisse ” Il Campiello”, che rappresenta appunto questo piccolo, vivace e sapido mondo veneziano, dove il vero protagonista in definitiva risulta essere appunto l’ambiente comune del campiello.

La Serenissima: lungimiranza e regole incise su pietra!

canaletto_venezia_piazza_smarco_sudest.jpgMurazzi a Pellestrina.jpgLa Serenissima doveva la sua potenza e la sua attrattiva per tutti gli altri stati europei per la qualità dei propri artigiani, l’abilità dei comandanti delle navi, la credibilità dei suoi mercanti: queste caratteristiche erano vanto dei suoi governatori, che promulgavano leggi precise e inderogabili.

Oltre alla cura e all’attenzione continua dei suoi ingegneri ed architetti per le fortificazioni, il Murazzi a Cà Roman.jpgmagistrato alle acque vegliava sul delicato equilibrio della laguna, in perenne controllo, lavori di arginatura ( murazzi) in cui si sperimentavano sempre nuove tecniche.

A questi controlli si aggiungevano regole ben precise anche per il commercio interno: per la lavorazione dell’oro esistevano ispettori che controllavano continuamente il titolo dell’oro, la qualità delle lavorazioni, insomma, una sorta di protezione del consumatore rispetto gli artigiani, che in questo modo eccellevano nelle loro qualifiche ottenendo così prodotti sempre di alta qualità.

misure pesci.jpgtarga pesci.jpgLe leggi insomma, le regole per quanto riguarda la vita quotidiana dei veneziani, venivano inscritte sulla pietra, a conferma che il rispetto verso i cittadini consumatori veniva prima di tutto, e rimaneva stabile nel tempo.

Al mercato di Rialto, in Pescheria, si trova una lapide con su scritte le misure minime dei pesci che venivano venduti, in modo da salvaguardare la pesca, e , contemporaneamente rendere uniforme il prezzo di questo cibo tanto consumato a Venezia.

Leone_in_moeca_cippo ai SS. Apostoli.jpgUn’altra lapide, che si trova in Campo SS. Apostoli, con una grande “leone in moleca” inciso alla sommità determinava le qualità di pane e le farine che dovevano venire usate, dando così qualità precise e definite a questo alimento base: tutt’ora il pane a Venezia è di una bontà assoluta.

Altre targhe in pietra vennero quindi utilizzate anche per la vita morale dei cittadini, esortando a non bestemmiare,( la Serenissima era si di matrice cattolica, ma il suo governo era laico!).

E’ meraviglioso tutt’ora rileggere quelle regole su queste targhe, a perenne ammonizione serenissima 003.jpgricordo di una Repubblica molto attenta alla propria essenza, al suo ambiente, alle  caratteristiche di questa terra, e ai suoi cittadini che di buon grado accettavano regole e leggi che assicuravano a loro stessi un vivere armonico, sano , e dove non era permesso cercare di imbrogliare gli altri!

Mar 20, 2013 - Luoghi, Società veneziana    1 Comment

Il fulcro vitale di Venezia

Fabbriche vecchie di Rialto.jpgPalazzo dei Camerlenghi.jpgPalazzo dei 10 Savi 3.jpgPalazzo dei 10 Savi 1.jpgIl maggior addensamento di edifici pubblici avvenne, come è ovvio, attorno a San Marco, ma anche, come già visto, nella zona di Rialto col Palazzo dei Dieci Savi, quello dei Camerlenghi, le Fabbriche Vecchie e le Fabbriche nuove, che costituivano le sedi delleMagistrature.

Forno militare 1473.jpgFabbriche nuove 3.jpgFabbriche nuove 2.jpgFabbriche nuove 1.jpgVicino all’Arsenale invece furono creati due importanti edifici legati all’attività marinara, i Forni del Pane e i Magazzini dei Cereali.

All’infuori delle zone pertinenti i tre centri si trovano ben pochi edifici di interesse pubblico che non fossero legate alla funzione difensiva del più importante ingresso alla Laguna, cioà al Lido di Venezia: la cosiddetta Forte di San Andrea 3.jpgForte di San Andrea 2.jpg” Casa Rossa” di pertinenza del Consiglio dei Dieci, il ” Castel Vecchio” una fortificazione medievale ora scomparsa, ed il Magazzini del sale alle Zattere.jpg“Castel Novo” o Forte di S. Andrea, opera militare del Sammicheli.

Sulle rive del bacino di San Marco si trovano, come abbiamo visto, i Granai di San Basilio ed i Forni pubblici che affiancavano il rio dell’Arsenale, e sono quindi in qualche modo legati a questo complesso industriale.

Punta della dogana 3.jpgMagazzini del Megio.jpgLa ” dogana da mar” centro dell’attività portuale si ricollegava al centro di San Marco: poco distante, sulla riva delle Zattere troviamo i magazzini del sale di fronte ai quali, sulla riva dell’Isola della Giudecca si allineavano numerose costruzione adibite a depositi di granaglie.

Altro edificio di simile destinzione è il Magazzino del megio (miglio) ben addentro nel Canal Grande. Di grande rilevanza è notare che tutti i tre centri preposti ad attività pubbliche furono costruiti pressapoco negli stessi anni: La Chiesa di San Marco fu iniziata nel 1063, il Punta della dogana de mar.jpgpunta della dogana de mar 1.jpgPalazzo Ducale dal 1106 alo 1116, i Mercati di Rialto nel 1097 e nel 1104 l’Arsenale.

Piazza e piazzetta S. arco.jpgPiazza e piazzetta San Marco 1.jpgLa Piazza e la Piazzetta S. Marco, il complesso architettonico-monumentale più ricco e fastoso della città divennero quindi il vero centro di espansione di questa città così particolare che aveva nella flotta potente, nell’abilità dei mercanti e nella possibilità di scambi la porta illuminata verso l’Oriente.

Alzando gli occhi a Venezia: i Liagò, tra luce e acqua!

altana.jpgaltana1.jpgL’architettura veneziana spicca tra tutte le altre per le particolarità legate alla struttura stessa della città, legata alla luce, così scarsa nelle piccole calli, ai piani bassi, e così meravigliosamente limpida e iridescente sui piani alti dei palazzi, per cui se si potesse camminare per Venezia guardando soltanto in alto, si vedrebbero le altane ( terrazzine in legno create alla sommità dei tetti)e le Logge.

liago.JPGLiagò sul Ponte dei Bareteri.jpgQuelle che occupano tutto o buona parte dell’ultimo piano  nella facciata di buona parte dei palazzi  si chiamavano “liagò”probabilmente perchè erano  utilizzate per prendere il sole ( dal greco Heliacon), e sono presenti, per quanto molto restaurate nei periodi del periodo veneto-bizantino del XIII-XIV secolo , per esempio nel Palazzo Donà sul Canal Grande e nel cosiddetto “Albergo del Salvadego”, a San Marco.

In alcuni palazzi gotici vi è un altro tipo di loggia, posta a copertura di scale esterne , la troviamo nel Palazzo Grifalfoni a Castello, nel Palazzo Ariani-Minotto all’Angelo Raffaele, nel Palazzo Fortuny a S. Beneto.

Iliagò a Palazzo Barbarigo.jpgLIAGò2.jpgn quest’ultimo le serie di logge sovrapposte richiama alla mente quella ancor più interessante in Corte Rampani a S. Polo, o quello in Corte Lucatelli a S. Zulian.

L’armonia e la capacità di condividere con l’iridiscenza perlacea dell’acqua il bagliore del sole fanno di Venezia un mondo legato alla luce, così come la capacità di costruire era legato alla terra, e la comunicazione e la vita stessa della popolazione alla laguna.

loggia.jpgloggia a Palazzo Ducale.jpgloggia derl sansovino.jpgPer cui consiglio, chi voglia guardare in modo nuovo, di alzare ogni tanto lo sguardo e di lasciarsi ammaliare dalle strutture così particolari, uniche e belle della città unica al mondo…un tramite dall’acqua al cielo, attraverso una terra amata, saggiamente e genialmente usata da un popolo che sapeva apprezzare la natura e la bellezza che la natura insegna a perseguire!

Venezia e le sue “isole dimenticate”

costanz4,jpg.jpgMisteriosi ed abbandonati siti della Laguna di Venezia, a nord est di Torcello, e primi insediamenti dei veneti e romani a causa delle invasioni barbariche, l’arcipelago detto Ammiana fa parte intrinseca della storia di Venezia e della sua evoluzione.

Dell’arcipelago facevano parte le isole di Costanziaco, San Lorenzo e San Felice, oltre ad altre piccole isole fantasma,che a seconda della marea vengono allagate e poi riappaiono: un mondo fantastico e misterioso che solo chi possiede una barca può andare a visitare, beandosi dei reperti delle vecchie chiese, importanti come Abazie, e Conventi.

Isola Ammianella o Motta dei Cunicci.jpgMotta dei cunicci o Ammianella.jpgcunicci.jpgPietro-Tradonico.jpglotario-i.jpgSi ha notizia per la prima volta di Ammiana a seguito del patto dell’840 tra Lotario Imperatore, figlio di Ludovico il Pio e nipote di Carlo Magno con il doge Pietro Tradonico, per dar vita alla nascente Venezia.

Orso II Partecipazio.jpgLe isole dell’arcipelago erano abitate da profughi di Altino, e qui erano state erette sette chiese, tra cui la più nota: S. Lorenzo e S.Felice, ed in quest’ultima vennero tumulati i corpi dei dogi Orso Partecipazio II (932) e Pietro Badoer Partecipazio(942). Ora è chiamata ” Motta dei Cunicci”,dei conigli ).

L’ultimo ricordo negli annali di Venezia risale al 1550, quando le monache del convento di S. Felice, per ragioni di salute, dovettero lasciare l’isola.

Aelia_Galla_Placidia.jpgAmiano Marcellino.jpgAmmiana.jpgCostanziaco ( o Costanziaca), il cui nome è legato a Costantino ( l’impero Bizantino era il polo verso cui la nascente e piccola Venezia si orientava), oppure da Costanzo, marito di Galla Placidia, che aveva dato nome alle Costantiacae, legioni romane che secondo Ammiano Marcellino sostavano in zona.

Il doge Tribuno Medio (fine del X secolo) cita quest’isola in un documento dove si cita: Dominicus, fiulius Georgii Gambasyrica, de Costantiaco.

Papa Alessandro II.jpgCostanziaco e l'Ammiana.jpgUn bolla di Papa Alessandro II cita esplicitamente monasteri e la pieve di Costanziaco, e da un documento del 1105 si apprende che l’isola era mministrata da un gastaldo.

Il centro era costituito da quattro isole, che erano poste a due a due li dove sfociava il Sile: erano stare erette due parrocchie: SS. Sergio e Bacco e SS. Massimo e Marcelliano, e altre cinque chiese ( S. Moro, S. Zanipolo, S.Pietro,S. Arian).

Ossario di San Arian.jpgS.Arian (isola di S. Adriano) dove era stato collocato un ossario e nel quale eera stato costruito un convento femminile (1160 circa) le cui consorelle facevano parte della più alta nobiltà della nascente Repubblica Veneziana, e che, costrette per motivi di salute e di abbandono, dovettero lasciare nel 1549.

Da alcuni anni l’associazione di Archeologia Medievale di Venezia ( a cui ho “rubato” una foto) cerca di catalogare le vestigia rimaste, come ad esempio i resti dei conventi, le anfore in cui cippi indicanti le linee di confine a Costanziaco.jpgresti del Monastero di San Lorenzo in Ammiana.jpglaguna.giferano stati sepolti bambini, in un piccolo ma commovente cimitero a San Lorenzo.

Altre isole nella laguna sud, ma questa è un’altra storia di cui parleremo più avanti.

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