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I Palazzi di Venezia e i loro meravigliosi stucchi: tra scultura e affreschi.

interno del Collegio Ameno.jpgdecorazioni della scala d'oro.jpgGli stucchi occupano un posto particolare nella casa veneziana dell’epoca barocca e rococò. Nel cinquecento lo stucco apparteneva più alla scultura che alla pittura: uno scultore come il Vittoria da allo stucco in bianco e oro un risalto plastico di tipo classico nelle due famosissime scale di Palazzo Ducale: la Scala d’oro e la libreria, decorando la volta a cassettoni con forti rilievi entro cui risaltano gli affreschi: tra pittura e scultura non v’è soluzione di continuità: l’oro dergli stucchi risalta tra le campiture bianco-azzurre dell’affresco, creando un effetto ricco e sontuoso.

stucchi dela sala delle 4 porte col dipinto del Tiepolo.jpgNella Sala delle 4 porte a Palazzo ducale vi è uno dei maggiori capolavori dello stucco a Venezia, di gusto rinascimentalr, prevalentemente plastico, opera di Giovanni Cambi del 1575: la sala acquista un aspetto di incantevole bellezza nella volta in un’opera quasi unica tra pittura, scultura ed architettura: questa unità costituisce il raggiungimento più alto tra gli stili Barocco e Rococò.

stucchi della sala delle 4 porte.jpgLe decorazioni si arricchiscono, nelle chiese e nelle case private, di putti , tra cui, una delle più belle , si trova a Palazzo Barbaro-Curtis a S. Stefano.La collaborazione degli artisti con gli artigiani di tecniche diverse per stucchi, mobili, lampade e specchi, appare perfetta e spontanea e nasce da un gusto comune.

A Palazzo Albrizzi a S. Aponal una sala del amorini a Palazo di sorveglianza.jpgalcova a Palazzo Sagredo.jpgpiano nobiliare è tutta decorata da un volo di putti in veste di amorini e di angeli insieme che irrompono tra le linee dell’architettura con una sorridente invasione dello spazio libero tra cornici e i grandi quadri del 600.

Alcuni di questi putti modellati con tanta finezza Putti a Palazzo Sagredo.jpgPutti chiesa dei S. Maria dei miraacoli.jpgappaiono negli stucchi di Cà Sagredo accanto ai nomi dei due autori e la data: Abbondio Stazio e Carpoforo Mazzetti, Tencalla 1718.

Palazzo Sagredo putti.jpg

Nell’appartamento di Palazzo Sagredo gli stucchi non si accompagnano con gli affreschi, ma Palazzo Barbarigo.jpgdominano soffitto e pareti e vanno visti da vicino, nella perfezione tecnica della linea, nella morbidezza dei rilievi, nell’armonia compositiva.

Alcova a Palazzo Barbarigo.jpgMeravigliosi stucchi anche a Palazzo Merati sulle fondamente nuove, specialmente quelli della scala e dell’alcova utilizzata per un certo periodo da Giacomo Casanova,  e la decorazione dell’alcovaanche di Palazzo Barbarigo a S. Maria dei Carmini.

Tutta la gamma festosa dei vari stili degli stucchi veneziani del settecento si incontra  a Palazzo delle Feste a Cà Zenobioo.jpgCà Zenobio ai Carmini e illumina meravigliosamente lo scintillante Salone delle Feste ideato dal De Gaspari.

Palazzo Sagredo.jpgputti.jpgTutto ciò non è che una minuscola parte delle decorazioni, degli stucchi, della meravigliosa opulenza  che ha reso indimenticabili e stupefacenti tutti i Palazzi Veneziani, e che, e ne parleremo, diverrà un tutt’uno con i mobili, i famosi mobili veneziani ; immagini fiabesche illuminate dalla luce riflessa dall’acqua della laguna.

 

Fusta, scuola e strumento di reinserimento dei galeotti a Venezia

Bacino di San Marco.jpg800px-Canaletto%2C_Veduta_del_Palazzo_Ducale.jpgChi osserva con attenzione i quadri del Canaletto o di altri pittori del 500 che ritraevano il bacino di San Marco può notare la presenza, costante, di una galea. E’ rappresentata con i remi issati e una lunga tela a bande rosse e giallo oro la ricopre in tutta la sua lunghezza.

E l’immagine di una galea tutta particolare che venne ancorata al Bacino di S. Marco, proprio davanti alle colonne di Marco e Todaro nei primi del 1500, e chiamata Galea FUSTA: da frusta, uno strumento che veniva usato sui galeotti che scontavano delle pene nelle carceri veneziane

Fusta Galea.jpgUna volta scontata la pena ai galeotti, prima di riprendere una vita normale, veniva data l’opportunità di servire la Fusta del Canaletto.jpgGalea.jpgMarina della Serenissima attraverso il loro lavoro di rematori: La Fusta era quindi una “nave scuola”, in cui gli ex prigionieri stessi venivano alloggiati assieme ai rematori mercenari, ma al contrario di questi, non avevano il permesso di scendere a terra.

Una volta al giorno i condannati dovevano svolgere l’attività della voga, e la galea stessa aveva funzione di controllo sulle navi che entravano di giorno e di notte nel bacino di S. Marco.

galeaVenezianaCDM.gifDopo aver dato prova di abilità e capacità marinaresca i galeotti diventavano mercenari, e potevano svolgere la loro vita di marinai, ritornando quindi, quando le loro galee, dopo le varie spedizioni fossero attraccate, a svolgere la vita comune degli agli altri veneziani.

Queste erano le strategie della Serenissima, Repubblica forte e severa, a volte perfino crudele, ma che aveva in galera2.jpggran cura la preparazione, l’esperienza e le capacità dei propri uomini, elementi determinanti per il suo sviluppo e la sua potenza nei mari perchè dal mare traeva la vita e la sua ricchezza.

Venezia: da Le Courbusier a Buchanan, tra India e Londra, la città più moderna ed attuale per la sua viabilità ed urbanistica!

tb_venezia%20dall'alto.jpgVenezia dall'alto.jpgrio a Venezia.jpgA Venezia vi è una doppia viabilità, una per via acquea, assicurata da canali e rii, e una per via terrestre ora esclusivamente pedonale ( agli inizi venivano usati cavalli e carri). Le due viabilità hanno uno Canali-116.jpgsviluppo ed un’estensione pressocchè equivalenti sercondo due fittissime reti, tra loro indipendenti, che si intersecano e si incrociano completandosi a vicenda.

Calle stretta a Venezia.jpgCalle Varisco.jpgcalle-stretta.JPGLe calli non sono certo molto ampie, ma almeno tre sono parecchio Calle stretta.jpgcalle-stretta.JPGproblematiche se ad attraversarla sono due persone: una, a San Canciano, un’estremità di Calle Varisco è larga 53 cm., una seconda, 58 cm, a Castello, chiamata Callesella dall’Occhio Grosso, ed un’altra, un pò più confortevole, Sestiere di San Polo: Calle della Raffineria.

Ad ognuna delle due reti di viabilità è assegnata una funzione naturale: per i rii i mezzi di trasporto, per le calli e i campi solo le persone. Esiste quindi una differenziazione e specializzazione tra le due reti di comunicazioni interne cittadine: Questo è un concetto urbanistico all’avanguardia  che le Courbusier, entusiasta assertore della modernita ed avvenieristica concezione della struttura di Venezia prese come modello per la costruzione della città di Le-Corbusier-11.jpgChandigarh.jpgChandigarh in India: egli differenziò le varie strade a seconda dell’uso del traffico: viabilità multipla, differenziata secondo le modalità di traffico: veloce, lento e locale, esclusivamente pedonale.

Chandigarh_Secretariat_.jpg

Anche nello studio per la rete viaria di Londra, elaborato recentemente da Buchanan, per risolvere in modo radicale i problemi di una grande città moderna Sir Colin Buchanan.jpgviene fatto specifico riferimento al sistema viario di Venezia.

Le calli più importanti vengono denominate “calle  Larga”, “Salizzada”, Ruga: queste in genere erano calli affiancate da negozi , quindi a carattere commerciale, molto animate.

Talvolta la denominazione delle calli deriva da determinate categorie di artigiani che avevano il loro nucleo nella zona: per esempio Mercerie dai merciai, o frezzerie, da costruittori di frecce, calle dei fabbri, facilmente comprensibile, o quella dei botteri, calle dei bombardieri o Frezzeria.jpgdella pegola (pece).

Ciò fa capire che le varie attività venivano riunite in alcune zone della Repubblica, e questo per precisi indirizzi di carattere economico: la vicinanza di tante attività presupponeva anche ad una rinuncia della libera concorrenza commerciale, quindi a dei piccoli monopoli a carattere sociale, tutto questo a vantaggio del consumatore che veniva favorito dalla molteplicità delle scelte, sia della produzione, favorita dal più facile scambio di esperienze e di tecniche produttive.

E’ questo uno degli esempi indicativi di come la vita sociale della Serenissima fosse regolata: gli interessi del singolo cittadino venivano sempre, in certa misura, subordinati a quelli della collettività. Questo fece di Venezia una grande Repubblica ed un grande Stato, tutt’ora, nella sua concezione, moderno e pragmatico!

 

Bacàri e ciccheti tra padrone e cane a Venezia!

bacaei 3.jpgCome in ogni famiglia veneziana c’è sempre un parente che ama frequentare bacàri: questo meraviglioso personaggio, zio Fausto, ex violinista dell’orchestra della Fenice e gran suonatore di fisarmonica , lo sguardo perennemente triste vista la particolare fisionomia, ma gaudente ed allegro nel cuore.

Ogni mattina “portava a spasso il suo canbacaro 1.pnge” Black, un grande barbone nero dalla personalità molto particolare , sorridente (se il sorriso si può attribuire a un cane, ma a lui si )e ricco di humor, che amava fare scherzi sadici e bellissimi a chi lo temeva: al suono del campanello della persona che si intimidiva si andava nascondere dietro alla porta , e una volta aperta, si parava davanti all’improvviso al malcapitato ospite, abbaiando ma senza fare cane barbone  nero.jpgalcun gesto violento verso la persona spaventata, ed assumento un’aria tronfia e soddisfatta subito dopo; non ha mai aggredito nè morso nessuno, ma la timidezza e la ritrosia di certe persone gli permettevano di scherzare,e  la cosa lo metteva di buon umore.

Una volta fuori casa lo zio Fausto prendeva la sua direzione, e Black la propria, dandosi un tacito appuntamento ad una cert’ora e ad un certo luogo (che lo zio non comunicava mai a Black, sapendo che sarebbe stato comunque raggiunto).

Bacari-2-160x160.jpgbscaro 2.jpgcicheti.jpgciccheto.pngIl prozio aveva un suo particolare itinererario che toccava diversi bacàri, a seconda delle giornate, delle persone incontrate e probabilmente dalla qualità dei cicchetti del giorno delle osterie visitate…un cicchetto, un’ombretta e via, ciacolare di tutto e di niente, e poi, quando arrivava l’ora giusta ecco che, dopo aver fatto i suoi giri di conoscenze , magarti corteggiamenti alle varie cagnette della zona, il fedele comnpagno di avventure a quattro zampe si faceva a sua volta il giro di osterie, pre poi andare a ricordare al padrone che era ora di rientrare, naturalmente ripagato in questo suo vagabondare da qualche regalia alimentare da ogni proporietario, e una volta riunitisi, ritornavano sazi e mezzi brilli, cane davanti e padrone dietro. 

 

La Marinarezza a Castello e le splendide case popolari della Venezia del V° secolo: città sempre all’avanguardia!

Andrea Dandolo.jpgLa Serenissima ebbe sempre presente l’equilibrio, la ricchezza ed il benessere dei fautori della sua potenza: artigiani, operai, marinai: l’inizio di questa tematica e di questo progresso venne dato dal primo doge umanista, Andrea Dandolo, laureato a Padova alla metà del 1300.

Il compiacimento di Venezia per se stessa si basò sulla consapevolezza di aver realizzato un ordine politico nuovo, che si era maturato ed affinato passo, passo, e che si realizzò in un costume politico definito giustamente ” arte di Stato”.

300px-Marinarezza.jpgMarinarezza a Castello.jpgEcco che, straordinariamente nuovo, divenne lo sviluppo urbanistico dal 1400 in poi. Città unica, appunto, che dedicò una tipologia di edilizia popolare, attravero il giudizio della nuova classe dirigente che pensò ed attuò un progetto per la costruzione di case adibite ad abitazione per marinai particolarmente meritevoli già dal 1347, e che vide il suo sviluppo architettonicamente valido e splendido nella Marinarezza a Castello, sulla Riva dei Sette Martiri.

300px-Settemartiri.jpg

caseschiera.jpgdebarbari.jpgAnche alcune Scuole, sull’esempio dello Stato , fecero costruire in serie per i loro associati, a partire dal 1400, con un fervore edilizio che dette, in una unità compatta di tessuto organico e vivente, senza distinzioni di edilizia maggiore o minore, come appare nelle straordinarie veduta di Jacopo de Barbari, deliziose case a schiera.

Meravigliosa Venezia, la sua urbanistica unica, la consapevolezza che le case, anche le più umili, erano parte comunque di un paesaggio artistico ed unico, una omogeneità di stili che resero e rendono i palazzi più raffinati compatibili e case per il popolo, che conservavano e conservano la bellezza di una concezione urbanistica ed artistica che rendono questa città così unica ed affascinante.

 

 

 

Venezia a volo d’uccello

carta di Venezia.jpgLa Serenissima è nata e vissuta in simbiosi con l’acqua, mantenendo  sempre un’attenzione rigorosa ed efficiente alla salvaguardia dell’equilibrio città – laguna, e punendo severamente ogni abuso,

Nel Magistrato delle Acque, murata dietro gli stalli dell’antica sede era stata murata una targa che diceva:
La città del Veneti per volere della Divina Provvidenza fondata sulle acque, circondata dalle acque e protetta dalle acque in luogo di mura, chiunque pertanto oserà arrecare danno in qualsiasi modo alle acque pubbliche sarà condannato come nemico della Patria e sia punito  non meno gravemente di colui che abbia violato le sante mura della Patria di questo Editto sia immutabile e perpetuo”.

editto di Egnazio.jpgQuesto monito solenne dell’umanista veneziano Giovanni di Cipelli Battista Egnazio (1478 -1553) è noto come Editto di Egnazio, ed è collocato ora tra due finestre della sala riguardante le cartografie al Museo Correr,( ed è di questa sala e di cosa vi è contenuto che volevo raccontare).

Questa era l’autorità veneziana a cui era affidato il compito di sorvegliare e proteggere il delicato equilibrio dell’ambiente lagunare.

Sotto l’ala del Leone di S. Marco, è qui esposto l’imponente leone marciano in legno (secolo XVII) proveniente da una delle canterie della Basilica di S. Marco, la Città si è espansa con uno sviluppo ininterrotto dai primi nuclei urbani di Rialto verso le aree perimetrali ai limiti della laguna. Sempre conservando l’attenzione ed il controllo per l’equilibrio città – laguna.

volo.jpgvolo d'uccello 7.jpga volo d'uccello 6.jpgEd è appunto lo sviluppo urbanistico di Venezia che è qui documentato attraverso vedute  e piante. Poche città dispongono infatti di un repertorio cartografico come quello veneziano, che si sviluppa con ricchezza e coerenza nell’arco di cinque secoli.

Capolavoro assoluto della cartografia Veneziana è la celebre ” Veduta di Venezia a volo d’uccello”di Jacopo de Barbari (1470 – 1516 ) di cui parlerò in seguito, datata MD. Sulla parete di destra c’è l’esemplare appartenuto a Teodoro Correr.

xilografia.jpgDi questa straordinaria opera, realizzata su sei fogli, sono esposte al secondo piano le matrici originali in legno e un’ulteriore stampa.

volo d'.jpgLa xilografia qui affianco è il primo stato della veduta, in cui il campanile di S. Marco , danneggiato nel 1489 da un fulmine, ha la copertura provvisoria in tegole. Ritratta da un punto di osservazione molto alto , a volo d’uccello appunto, è ripresa da sud  con in primo piano una parte della Giudecca e l’isola di San Giorgio.

Sullo sfondo, oltre alle isole della laguna settentrionale il profilo dell prealpi con SERAVAL ( l’odierna Vittorio Veneto) ad indicare il passo che conduceva a nord.

Del tessuto urbano rimangono le architetture più fortemente rappresentative . l’area marciana al centro del potere politico della città, le basiliche dei Frari e di SS: Giovanni e Paolo, le facciate dei Palazzi sul Canal Grande, l’Arsenale, ma insieme appaiono riprodotti meticolosamente in tutta la città, numerosissimi dettagli che ne fanno un documento di estrema rilevanza per la parte di Venezia a volo d'ucello.jpgvolo d'uccello 2.jpgvolo d'uccello 3.jpgconoscenza dell’impianto urbano, l’unica testimonianza visiva della Venezia cinquecentesca nella sua interezza.

La presenza inoltre di Mercurio e di Nettuno, la grande quantità di navi in bacino, ed il brulicare di gondole in Canal Grande sottolineano un intento celebrativo dell’opera.

carta di Arzenti.jpgpianta prospettiva di Venezia.jpgNella parete di fronte la veduta di Gian Battista Arzenti (attivo dal 1600 al 1625)e la pianta prospettica di Joseph Heintz il giovane, post 1678).

A fianco del De Barbari è invece il curioso dipinto Natali di Venezia.jpgsettecentesco con i Natali di Venezia, in una ricostruzione fantastica, l’articolata rappresentazione della città in pianta, in cui ciascun punto notevole è contrassegnato da un numero, è accompagnata nella fascia inferiore da tre ordini di personaggi, anch’essi contrassegnati, e da una legenda descrittiva.

Sia questi dipinti che la pianta a stampa consentono di valutare le trasformazioni avvenute nella città per forma ed estensione nei diversi secoli.

Al centro della sala due globi, celeste e terrestre, pezzi rari della vasta produzione del cartografo veneziano Vincenzo Coronelli.jpgglobi coronelli.jpgclobo terrestre.jpgglobo terrestre particolare.jpgglobo celestrìe particolare.jpgCoronelli (1650-1718) frate francescano, cosmogrofo ufficiale della Repubblica di Venezia, che visse ed operò nel convento dei Frari.

 

Il sorprendente e sontuoso barocco veneziano: il Canal Grande e le sue rive, spettacoli unici di gotico e barocco alternati ma sempre e comunque inimitabili!

Palazzo Vendramom Calergi.jpgFacciata dell'attuale ospedale S. Giovanni e Paolo del Coducci.jpgPalazzo_Grimani_di_San_Luca_3.jpgfsansovino.jpgGli edifici più importanti del primo cinquecento sul Canal Grande, come Palazzo Vendramin Calergi di Coducci a S. Marquola, quello Grimani di Sanmicheli a S. Luca, e sopratutto il Corner del Sansovino a S. Maurizio costituirono i nuovi parametri per dare alla città in Palazzo Corner del Sansovino.jpgsenso rinascimentale e barocco.

casinoveneziaesterno.jpgLungo il Canal Grande,  in particolare, si accentua la valorizzazione di elementi scenografici delle facciate, dando alla grande via d’acqua un lussuoso aspetto da parata su cui predomina il richiamo del teatro nella sequenza dei vari prospetti decorati con pitture e con sculture.

Gli “itinerari” di Venezia e del Canal Grande nel settecento sono gli stessi descritti dalla “guida” di Francesco Sansovino nel 1581, ma molti edifici si sono sostituiti nel frattempo: è aumentata la ricerca del decoro , la funzione rappresentativa, l’amore per il fasto, la meraviglia delle decorazioni e quindi l’apparenza spettacolare e celebrativa.

220px-Scamozzi_portrait_by_Veronese.jpg220px-Palladio.jpgAndrea Palladio.jpgIl legame tra Sansovino, Scamozzi e Palladio rimane costantemente presente anche dopo la loro scomparsa.Il Longhena nella basilica della Madonna della Salute manifesta una profonda comprensione della poetica del Palladio e del Sansovino. La Basilica dellsa Salute presenta una soluzione tipicamente veneziana dello stile barocco, tradotto con quella libertà di fantasia che è La Salute del Longhena.jpg250px-Salute01.jpgconnaturale a questa città, prevale in essa infatti laa componente plastico-decorativa, così palese già dalle origini bizantino-lagunari di Venezia, e alla quale la città è rimasta sempre coerente, libera dalla stretta regola degli ordini classici.

Nell’architettura barocca era venuto a mancare lo spazio in una città chiusa e bloccata nei suoi limiti. La Salute era stata commissionata dal Senato nel 1630 a seguito di un voto di tutta la Repubblica alla Vergine per la liberazione dslla peste.

La Basilica, per questo motivo, venne eretta sui resti di un convento-lazzaretto, in un terreno proteso a prora di nave sul bacino di S. Marco, tra il Canale della Giudecca e il Canal Grande , su diversi specchi d’acqua che formano una iridescente corona all’edificio.

Le strette misure consentite dalla vecchia sistemazione urbana tutta intersecata da canali, pretende per quasi ogni edificio la demolizione di un altro più vecchio, e tutto a prezzo di cause legali tra la Magistratura del Proprio ed il nuovo propietario.

La facciata quindi è frutto dei gusti personali del proprietario, di quello dei capimastro, e dal piacere decorativo degli scultori.

ponte dei sospiri.jpgfacciata-chiesa-santa-maria-giglio.JPGpontedeisospiri-300x225.jpgIl Ponte dei Sospiri, tra il palazzo ducale e le prigioni è l’esempio più noto di questa abilità artigiana, con quella libertà compositiva di materia , di struttura, di invenzione suggerita dalla stretta composizione degli spazi.

Il Ponte è costruito in pietra d’istria ai primi del Seicento, ma per la morbidezza del taglio e il gusto decorativo, sembra un soprammobile, creato su suggerimento dei ponti che si costruiscono sulla tolda delle navi, più di quelli che vennero edificato tra le rive dei canali.

Tremignon S. Moisè.jpg1313_scalzi.jpgCome scenografia teatrale ecco la facciata della chiesa di S. Moisè, eretta con il lascito del patrizio Vincenzo Fini da Alessandro Tremignon, molto criticata per un gusto veneziano-barocco, anche troppo ornato e ricco, con quella sua sovrabbondanza di decorazioni.

L’origine di tale pittoricismo si spiega mediante la modellazione tutta veneziana del marmo, molte volte ispirata dall’opera dergli intagliatori in legno più che dalla tecnica propria dei lavori in marmo. Legno e marmo, decorazioni, artigiani sopraffini , ecco le immagini di una Venezia sfaccettata, ricca di decorazioni di stili diversi, ogni angolo di questa città nasconde uno stile diverso, angoli gotici, angoli incantati, canali luminosi, iridescenze….tutta da vedere e da vivere.

Trame oscure ed agenti segreti di Venezia, dal medio evo al diciottesimo secolo.

palzzo-ducale-venezia.jpgconsiglio10.jpgLa Serenissima, proprio per la sua specificità, nella sua organizzazione ha sempre affidato grandissima importanza ai propri segreti: prima di tutto per quanto riguardava la costruzione delle navi, quindi agli armamenti ed infine alle politiche espansionistiche ma sopratutto dal punto di vista commerciale.

Una grandissima importanza ebbe quindi l’attività spionistica, legata naturalmente al Giacomo Casanova.jpgI servizi segreti di Venezia.jpgcontrospionaggio; gli agenti venivano definiti con i termini di spia, esploratore, confidente, ..ed anche consulente, referendario, delatore ed emissario. La prima espressione, dopo quattro secoli, di agente segreto venne coniata da Giacomo Casanova, che, come antico James Bond, si dedicò anche a questa esperienza a favore della sua Venezia, naturalmente ben remunerato, assieme a Michelangelo Bozzini e Giovanni Cattaneo.

Le delazioni hanno fatto parte di questo sistema, ma, attraverso le boche de leon non Bocca_di_leone_02.jpgbocca-leone-chiesa-san-martino.JPGvennero accettate così, incondizionatamente, ma attentamente vagliate: per cui se si ebbero processi questi furono supportati da testimonianze vere, comprovate, per cui a possibili condanne (a morte) vi furono anche diverse assoluzioni.

La Spagna fu lo stato che cercò di inserire le proprie spie, o di corrompere dal punto di vista ideologico o anche soltanto vilmente per denaro. baili, nobili o viaggiatori corrotti o resi corruttibili da inganni e conseguenti ricatti.

Tra i casi spinistici più famosi, quello più imnportante e cupo fu quello relativo al nobile Girolamo Lippomano alla fine del 1500, e poi Angelo Badoer e Girolamo Grimani.

immagine di rapporto di Missier grande.jpgbaili veneziani.jpgComunque determinanate per il funzionamento di questi “servizi” vi fu la fattiva collaborazione dell’apparato dello stato  e dei cittadini, e rievoca un originale metodo di comunicazione tra governo e sudditi: “il memoriale sottoscritto personalmente o da terza persona per conto dell’interessato che un privato cittadino presentava al Consiglio dei Dieci (nel caso di privilegi industriali anche al Senato) su una materia rilevante importanza per lo Stato e richiamava l’attenzione, inoltre, su una figura poco conosciuta nella storia di Venezia: quella del Capitan Grande o Missier Grande, cioè il capo degli sbirri alle dirette dipendenze del Consiglio dei Dieci, una sorta di coordinatore dell’attività dei confidenti o degli informatori ( una sorta di capo della CIA) , A questo si aggiungeva l’attività spionistica all’estero  dei diplomatici veneziani, documentate, che spesso si svolgevano alle dirette dipendenze del Consiglio dei Dieci.

consiglioX_01.jpgcrittografia e decifrazioni.jpgEd in questo ambito si ebbe la nascita e l’evoluzione di codici segreti e della scrittura cifrata, vero a proprio inizio della crittografia moderna.

La sopravvivenza di Venezia, la sua natura di Stato esposto, proprio attraverso la sua peculiarità di Repubblica legata per la sua vita, la sua espansione e la sua essenza alla crittografia medievale.jpgcrittografia.jpgcrittografia08.gifconoscenza delle strategie di altri Stati amici ma al contempo rivali , era legata al segreto, alla conoscenza dei segreti altrui ed alla previsione delle mosse politiche e strategiche degli altri paesi europei, senza far trapelare le proprie evoluzioni tecnologiche e quelle diplomatiche!

 

 

 

Carlo Goldoni e Carlo Gozzi: due grandi autori in eterna polemica, espressioni diverse del Teatro Veneziano.

220px-Carlo_Goldoni.jpgdell'abate Chiari.jpglibro dell'abate chiari.jpgCarlo Goldoni, il “narratore” della Venezia settecentesca fu molto amato ed apprezzato dal pubblico e da altri artisti famosissimi dell’epoca, come Goethe, ma venne bersagliato da critiche e da polemiche prima da parte dell’abate Chiari, modesto letterato convinto, a torto, del proprio valore, ed in seguito da Carlo Gozzi.

Bisogna considerare che all’epoca bmarcello.jpgil teatro a Venezia era vivo e si collegava in modo determinantre alla vita della Società del tempo: basta pensare al sottotitolo del “Teatro alla moda” di Benedetto Marcello per considerare il gran numero di persone che vi lavoravano “Metodo facile, sicuro per ben comporre, ed eseguire Opere italiane in  musica all’uso moderno, nel quale si danno avvertimenti utili e necessari a Poeti, , Compositori di Musica, musici dell’uno e dell’altro sesso , Impresari, Suonatori, ingegneri, pittori di scene, parti buffe, Sarti, Paggi, Comparse, suggeritori, copisti, protettori e Madri di virtuose, ed altre persone appertenenti al Teatro”.

Tutti questi consigli sono dati in tono ironico all’epoca del libro del 1721 e illuminano una zona della vita veneziana del tempo che trova corrispondenze precise nella vita sociale e artistica un pò comune alla situazione del Teatro italiano del 700.

i rusteghi.jpgla triologia della villeggiatura.jpgLe Baruffe chiozzotte.jpgPer Goldoni la polemica si inasprisce negli anni in cui compie alcuni suoi capolavori come ” I Rusteghi”, ” Le smanie per la villeggiatura”, ” Sior Todaro Brontolon”, ” Le Baruffe Chiozzotte”, dal 1760 al 1762, anni nei quali viene dato un riconoscimento sempre più ampio della sua arte comica.

Carlo Gozzi.jpgIl Conte Carlo Gozzi, uomo legato al passato critica e disprezza le opere di Goldoni perchè nella sua natura di conservatore ritiene , che la struttura sociale in cui viene ambientata l’opera del suo rivale non sia più quella della Repubblica di Venezia, non tanto come riforma teatrale la peculiarità delle opere di Goldoni, qwuanto un preavvertimento della precarietà del mondo che lo circondava, la sofferta sensazione di disgregamento d’un sistema di vita che testimoniava nella seconda metà del settecento i segni del declino della Serenissima.

Il Gozzi, nei suoi lavori letterari, è dotato di ironia e ama il mordente della satira, e mentre può trovare un facile bersaglio nelle modeste opere dell’Abate Chiari, non può criticare così Carlo_Goldoni.jpgCmpiello del Goldoni.jpgapertamente ed aspramente l’arte di Goldoni, che aveva invece resi sempre più corali i nessi compositi delle sue commedie, fino al capolavoro “Le baruffe Chiozzotte”, in una cerchia popolare e borghese.

Il nuovo teatro, secondo Gozzi, aveva tradito le invenzioni di fantasia e quell’anelito di evasione che erano sempre stati ansiosamente ricercate negli spettacoli di creazione Veneziana, specie nell’opera lirica, che di adattavano perfettamente a quella suggestione poetica e favolistica, cercando di ottenere l’illusione teatrale di indirizzo elegiaco ed arcadico.

Carlo Gozzi opere.jpgl'amore delle tre melarance 1.jpgProkopfiev.jpgE’ questa l’espressione precisa dei lavori di Carlo Gozzi: il teatro di fiaba come l’amore delle tre melarance” e “Turandot”porta il pubblico in un mondo ironico, divertente, sul filo della commedia dell’arte, delle maschere, della rappresentazione di un Turandot 1.jpgTurandot.jpgpuccinigiacomo.jpgOriente favoloso e di una comicità che si libera del realismo quotidiano, mentre da Ruzzante a Goldoni le commedie riflettono saldamente la realtà e portano il timbro della voce del popolo.

“Turandot” venne rappresentata a Venezia nel 1762, fu tradotta in tedesco da Sciller e messa in scena al teatro di Weimar da Goethe (che molto ammirava Gozzi) Nel novecento venne musicata da Ferruccio Busoni, ed infine Giacomo Puccini espresse uno dei suoi massimi capolavori.

“L’amore delle tre melarance”, rappresentata nel 1761 al Teatro S. Samuele, venne musicata nel 1921 da Serghey Prokofiev, con un adattamento del libretto fatto dallo stesso musicista.

Goethe.jpgGoethe racconta dettagliatamente del suo incontro con il teatro veneziano, con le opere ed i balletti. L’incontro che il poeta ricorda con più entusiasmo è quello con “Le baruffe chiozzotte” di Goldoni, la sera del 10 ottobre rappresentata al Teatro S. Luca dalla compagnia di Antonio Sacchi: ” Non ho mai assistito, dice Goethe, in vita mia ad un’esplosione di giubilo come quella cui si è abbandonato il pubblico a vedersi riprodotto con tanta naturalezza. E’ stato un continuo ridere di pazza gioia dal principio alla fine”.

In seguito a Roma il poeta tedesco ebbe modo di assistere alla rappresentazione della “Locandiera”: ” anche qui la base su cui si regge lo spettacolo è il pubblico; gli spettatori sono a loro volta attori e così la folla si fonde completamente con lo spettacolo”.

l'ultima sera di Carnevale.jpgCarlo  Goldoni 2.jpgPurtroppo, amareggiato dalle polemiche il più amato dei commediografi Veneziani, voce del popolo decise di trasferirsi a Parigi, e lasciò al suo pubblico come congedo la figura allegorica nella sua opera d’addio ” Una delle ultime sere di Carnevale”. ” Anzoletto, disegnatore per ricami chiamato in Russia da suoi clienti, e non è tanto una venatura di nostalgia preventiva, di commozione aperta, quanto la maniera con cui si concreta in una scena festosa e variopinta, in una cena di ultima sera di carnevale, e dunque non in forme patetiche, ma in un rinnovato omaggio alla vitalità sderena di una società attiva e fiduciosa, in una replicata prova della simpatia poetica del Goldoni per il suo mondo più vero” ( W. Binni in Storia della letteratura italiana – il Settecento- Milano 1968).
 

 

I ciarlatani a Venezia

ciarlatani.jpgciarlatani 0.jpgNella Venezia cinquecentesca iniziò il fenomeno dei ciarlatani, che dilagò poi in tutta Italia, e chiamati in dialetto: “monta in banco”. Il termine di ciarlatano, un misto di di imbroglione, medico-stregone, venditore di polveri magici, elisir, curatore e espositore di mostri.

Il termine “ciarlatano” nasce dal paese in cui per la prima volta si è creata questa professione: Cerreto di Spoleto: l’Accademia ciarlatano_09.jpgIl casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgil re dei ciarlatani del Longhi.jpgdella Crusca così definì nel 1612 questa categoria come:” coloro che per le piazze spacciano unguenti od altre medicine, cavano i denti e fanno giochi di mano che comunemente dicesi Ciarlatani ..da Cerreto, paese dell’Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro”.

Sull’argomento vennero composte alcune opere come ” ciarlatani_pag75a_l.gifciarlatano_16.jpgSpeculum Cerretanorum”di Teseo Pini e il ” vagabondo ovvero sferza de i vagabondi” di Raffaelel Frianoiro. Cipriano Piccolopasso così descrisse: “esercitano questi uomini d’andar pel mondo vendendo il Zafferame, il pepe et altre spezierie, coralli come anco una certa sorte d’herba che chiamano corallina, qual, ridotta in polvere vendono per dar ai putti per scacciar i vermi…non si dilettano, pare a me , nè d’armi nè di lettere , si ben d’andar per biri …….quel costume che hanno di andare a torno accattando e cialtronando”.

Anche Macchiavelli utilizzò il termine “Cerretano” come sinonimo di medico ciarlatano nella sua famosa commedia ” la Mandragola”.

ciarlatano01.jpgciarlatano05.jpgA i ciarlatani in piazzetta.jpgVenezia i ciarlatani salivano su un palco, e , accompagnati da danzatori e giocolieri, iniziavano a declamare le virtù prodigiose di unguenti, elisir, creme, polveri, cerotti, sciroppi, acque di bellezza ed altro. Nella Piazza più famosa d’Europa ( Piazza San Marco) si davano quindi appuntamento diversi di questi personaggi, e che sono rimasti nella memoria della città per la loro dialettica
 e la capacità di convinzione: Il Cieco da Forlì, Zan della Vigna, Mastro Paolo di Arezzo, il Moretto da Bologna, l’Alfier Lombardo ( Giuseppe Colombani da Parma)cavadenti, Monsù Guascon,  mestro Leone       , ma tutti i suoi preparati e i suoi elisir nulla valsero contro la pestilenza del 1576 che se lo portò via assieme alla moglie .

ciarlatani in Piazza.jpgUno degli oggetti per cui rimase famoso il suo banchetto fu la carcassa di un pesce, opportunamente essiccato e ripiegato, che acquistò un orribile aspetto e che venne spacciato come un terribile e orrido mostro.