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Vittore Carpaccio e la testimonianza del primo esorcismo a Venezia

il miracolo della croce di Carpaccio.jpgNel famoso quadro del 1494 di Vittore Carpaccio ” il miracolo della Santissima Croce”viene raffigurata “la guarigione dell’Ossesso” , cioè la prima rappresentazione di un esorcismo a Venezia, svolto dal Patriarca di Grado Francesco Querini, attraverso l’imposizione delle reliquie della Croce sull’impossessato.

Nel tempo si ebbero notizie di diversi altri esorcismi effettuati in maggior numero su donne, a cui “la possessione” era stata causata da “fatture”, (possessione negativa) o su quelle che venivano possedute da spiriti benefici che donavano facoltà divinatorie o la capacità di guarire le malattie.
 
esorcismo4_2.jpgTra quest’ultime famosa era Elena Drago , che diceva di essere invasa da molti spiriti, ed in seguito alla peste del 1582 ne rimasero soltanto due, uno dei quali conosciuto come Faraon Drago. La guaritrice venne processata per stregoneria due volte, nel 1571 e nel 1582, e raccontava di soffrire di dolori terribili allo stomaco, alla gola e alle gambe, e provava un forte impulso suicida, tanto che nascose tutti i coltelli che aveva in casa.

Anche nei conventi di monache si ebbero casi di indemoniate, come quello di Suor Mansueta, rinchiusa all’età di diciotto anni nel Convento delle Clarisse a S. Croce, dopo la morte del fidanzato, e dopo dodici anni cominciò a demonio.jpgmostrare disperazione e deliri provocati da un demone da lei chiamato Romito. Nel processo che ne seguì lei chiese con intensità e insistenza di poter lasciare il convento, ma dopo cinque giorni di esorcismo tornò ad essere la Suor Mansueta di prima.

Fra gli esorcisti conosciuti vi furono Fra Fabrizio Aldriventi nel 1581, frate Fidenzio nel 1589, e frate Francesco Amici nel 1610. Quest’ultimo , nella sua relazione agli inquisiori veneziani raccontò dell’esorcismo operato sulla veneziana Angelina Frangipane scrisse che gli spiriti cacciati erano tredici, e che raggiunse il suo scopo di liberare la donna facendola vomitare, (chissà con quali mezzi).

demone.jpgI metodi, le preghiere e le invocazioni usate non vengono raccontati, ma certo i “rimedi” erano parecchio discutibili se non pericolosi, e vennero praticati anche per guarire malattie, come ad esempio quello operato da Frate Bartolomeo dei Frari, che cercò di curare il male alle gambe di un bambino , imponendogli bagni caldi di zolfo e olio.

monache.jpgparlatorio delle monache.jpgQueste informazioni vennero trascritte e catalogate nei registri dell’inquisizione a Venezia, e si possono ancora trovare questi documenti all’Archivio di Stato di Venezia. convento.jpgInformazioni importanti legate ad un’epoca che per altri paesi fu accompagnata da episodi orribili e cruenti, come roghi e terribili torture, ma che a Venezia venne vissuta con una giusta dose di disincanto, non trascurando certo il fenomeno, ma senza procurare sofferenze asssurde, se non si calcolano quelle di quelle povere monachelle costrette alla vita di Convento quando le loro aspirazioni erano un matrimonio ed una serena vita familiare.

L’isola sommersa: Metamauco, la piccola Atlantide di Venezia tra storia e leggenda.

laguna di Venezia.jpgLaguna_di_Venezia.jpgCampanile di §S. Angelo.jpgIl mare antistante la laguna di venezia sembra , in base a trascrizioni storiche e a detti popolari, nascondere una Metamauco nei fondali, che conserverebbe ancora, visibili in alcune giornate di mare calmo, i resti della vecchia Malamocco, una delle culle della Venezia nascente.

Canaletto_-_Campo_Sant'Angelo_a_Venezia.jpgLa struttura dei fondali stessi e delle isole che formano Venezia non sembrano particolarmente soggette a terremoti, ma si ricordano tre sismi importanti che la coinvolsero: Nel 1093 scosse tanto forti che ” storsero el campanil de S. Angelo, ed a cui seguirono carestie”.

Dopo undici anni ecco altre eventi che scossero e sconvolsero la Laguna. Nel 1106 oltre al sisma si aggiunse un terribile maremoto che portò appunto allo sprofondamento dell’antica Malamocco; “le acque da tutti i lidi entravano  metamauco 1.jpg260px-Malamocco_01.jpgcon molti guasti, tante case rovesciate e tanti fondaci guasti, e ingoiarono un’isola”; Metamauco appunto , situata all’altezza di Malamocco ma più vicina al mare.

Un altro terremoto, con epicentro in Lombardia Chiesa di S. Ermagora e Fortunatoi.jpgportò terrore e ingenti danni alla nascente Serenissima, e fu di tale violenza che acqua sulfurea sgorgò e appiccò fiamme alla chiesa di S. Ermagora (forse sacche di metano liberate dal sottosuolo ) mentre il Canal Grande “rimaneva ogni tanto asciutto inb modo da far vedere il fondo”.

atlantide_cartina1.jpgSi continuano a fare ricerche per ritrovare le rovine sommerse e per riportare alla luce una  mitica isola, quasi una ricerca di un altro piccolo mito di Atlantide in Laguna.Uno dei tanti meravigliosi segreti che Venezia conserva e che fa di questa città un meraviglioso scrigno di meraviglie e di tesori!

 

 

Le streghe a Venezia nei ricordi di Giacomo Casanova

Casanova 1.jpgA otto anni iniziò per il piccolo Giacomo un periodo particolare: andava soggetto ad epistassi, tanto che nella sua autobiografia descrisse il primo ricordo della sua vita: “ero in piedi all’angolo della stanza. curvo verso il muro, e mi sostenevo la testa tenendo gli occhi fissi sul sangue che, uscendomi  copiosamente dal naso, finiva ruscellando a terra.”

La nonna Marzia che adorava questo suo primo nipote, gli lavò il viso con l’acqua fredda e, all’insaputa della famiglia, lo fece salire su di una gondola che si diresse a Murano (isola importante per Giacomo in cui trovò un amore che ricordò per tutta la vita verso una suora del convento, a cui si aggiunse un’altra consorella).

Arrivati a destinazione entrarono in una casupola in cui trovarono una vecchia Casanova.jpggatti jneri.jpgseduta su un lettuccio tenendo un gatto nero in braccio ed altri cinque o sei intorno a sè. Per il piccolo Giacomo era evidentemente una strega. Nonna Marzia e la vecchia si misero a parlare tra loro fittamente in friulano.

Gli occhi sgranati e la prima curiosità verso l’occulto spinsero Giacomo ad osservare con attenzione ed anche con un Casanova-1.jpgstreghe 1.jpgpò di timore l’ambiente e le facce: dopo aver preso un ducato d’argento dalla nonna la fattucchiera lo prese in braccio e lo depose dentro una cassa di legno, che poi richiuse, raccomandandogli di non aver paura.

Impaurito e tremante il piccolo Giacomo cercò di mettersi tranquillo, continuando comunque ad asciugare con un fazzoletto il sangue che continuava a sgorgare dal suo naso mrentre da fuori provenivano rumori strani: ora risa, ora urla , pianti, canti ed il suono di qualcosa che sbatteva sulla cassa; poco dopo il coperchio si aprì e il bimbo venne fatto alzare, mentre il sangue sembrava finalmente bloccato.

streghe 2.jpgstreghe 5.jpgLa “strega” spogliò Giacomo e lo mise sul letto,poi bruciò diverse erbe e ne raccolse il fumo con dei  panni con cui lo avvolse mentre recitava degli scongiuri: quindi gli fece mangiare cinque confetti dal gradevole sapore, gli massaggiò la fronte, le tempie e la nuca con un unguento dal delicatissimo profumo.

Una volta conclusa la procedura la vecchia gli annunciò che non avrebbe più avuto episodi di quel tipo a patto che non raccontasse a nessuno quell’esperienza, anzi, se avesse svelato quel segreto sarebbe morto dissanguato, il che al piccolo Giacomo creò una terribile paura.

streghe.jpgstreghe_04.jpgAl momento di uscire la fattucchiera gli annunciò la visita, per quella notte, di una bellissima dama e che questa sarebbbe stata artefice della sua fortuna sempre che il segreto rimanesse tale.

Non appena giunto a casa, stordito e spossato Giacomo andò a letto, e si addormentò immediatamente: dopo qualche ora il suo sonno venne interrotto dai rumori che provenivano dal camino: ed ecco che agli occhi sbalorditi del bimbo apparve, scendendo appunto dal camiuno, una bellissima donna con una grande crinolina, splendidamente abbigliata, con una corona in testa streghe3.jpgstreghe5.gifimpreziosita da pietre preziose che sembrava scinitillassero come faville di fuoco. Essa avanzò lenta e si sedette sul bordo del letto del bambino sbalordito, quindi, vuotando delle scatolette sulle sua testa gli parlò in modo incomprensibile, quindi lo baciò e poi svanì.

Al risveglio mattutino la nonna raccomandò ulteriormente il silenzio al nipote, pena la sicura morte …e questo rimase un segreto tra il piccolo Giacomo e nonna Marzia che si estinse solo con la morte della vecchia, seguita e consolata fino all’ultimo dal giovane Casanova che tanto l’aveva amata.

streghe6.jpgPiccole storie misteriose di un Venezia del mistero, della stregoneria e della magia: Venezia e la magia, complementari a questa città codsì onirica, spudoratamente bella ed altrettanto carica di malìa.

 

 

 

 

 

 

La colonna esoterica di Palazzo Ducale: il pellicano dei Rosacroce

colonna con pellicano.jpgUna delle colonne di Palazzo Ducale reca, più di altre, i simboli dell’esoterismo a Venezia, per altro ricca di questi riferimenti: il Pellicano.

Parliamo dei Rosacroce,che, nel rito scozzese hanno nominato appunto dei cavalieri a questo simbolo: Cavalieri del Pellicano .  I riferimenti ai Rosacroce non sono unici, nelle chiese veneziane, ma sono inaspettatamente frequenti.

pelican.jpgimagesCAQEO5HG.jpgIl Pellicano , chiamato dagli antichi greci onocrotalo perchè il suo strano verso” Krotos “era simile a quello dell’asino, ha un atteggiamento molto particolare per dar da mangiare ai suoi piccoli, curvando il becco verso il petto, e per questo dando l’errata credenza di squarciarselo per nutrirli con il suo sangue, fino a diventare emblema della carità (O. Wirth).

Nel “Physiologus” si dice che il pellicano ami moltissimo i suoi piccoli: ” quando ha generato i suoi piccoli, non appena sono cresciuti questi pellicano_croce.jpgcolpiscono al volto i loro genitori, che allora li picchiano e li uccidono. In seguito però provano compassione e piangono i figli che hanno ucciso”Il terzo giorno la madre  si percuote il fianco ed il suo sangue, effondendosi sui corpi dei piccoli morti, li resuscita.

Il pellicano si presta così ad una duplice simbologia: è l’immagine di Cristo che dona il suo sangue per redimere l’umanità, e l’immagine di Dio Padre che sacrifica il proprio figlio facendolo resuscitare il terzo giorno.

Nell’immagine simbolica medievale il  pellicano è rappresentato nel nido con i suoi piccoli, sulla sommità della croce e nell’atto di straziarsi il petto con il suo becco. Il sangue che scaturisce  è poi, l’ars Symbolica, la forza spirituale che diventa il lavoro dell’alchimista  che, con grande amore e sacrificio, conduce alla ricerca della perfezione.

images.jpgIl pellicano è un uccello difficile da vedere, e per questo diventa pura immagine dello  spirito, che richiama al pensiero della purezza ” Cristo, il nostro Pellicano, come lo chiama Dante quando si riferisce all’apostolo Giovanni: ” questi è colui che guacque sopra’l petto del nostro pellicano o :Questi fuei su la croce al  grande officio eletto(Divina Commedia Paradiso, canto XXV 112-114).

La purezza celeste è quindi il carattere particolare di questo uccello che, simile ad un angelo dalle ali spiegate simboleggia la Redenzione, la Resurrezione e l’amore di Cristo per le anime.

moderno.jpglaboe.gif Nel bestiario il primo riferimento preciso al pellicano è al MaimagesCADMKG3A.jpgtraccio, dove si otteneva la “circolazione doppia”, per cui questo uccello rappresentava la coabitazione dei liquidi.
O. Wirth spiega il simbolo del pellicano come emblema di generosità assoluta, in mancanza della quale nell’iniziazione tutto resterebbe vano.

Per altri sarebbe l’immagine della pietra fislosofale che si dissolve per far nascere l’oro dal piombo allo stato fluido, cui corrisponde l’aspirazione non egoistica (il pellicano si nutre del pesce strettamente necessario per vivere).

Con ciò sono da ricordare antichi gradi della società, come il Cavaliere del Pellicano e la sua effige nei Rosacroce.

imagesCAY0EZED.jpgNell’antico testamento il pellicano viene nominato solo una volta (salmo 102-107) e non viene mai nominato nei vangeli. Si deve al Phyisiologus( II-IV secolo) il pellicano è al numero 4 del suo inventario, in termini alquanto più complessi, narrando della resurrezione dei piccoli, al terzo giorno, per opera della madre che con il padre li ha uccisi, vi è l’adattamento diretto della simbologia del Cristo.

 

Venezia quindi , esoterica fino nei minimi particolari, come i marmi usati, che danno un fascino ancora maggiore a questa città sospesa tra l’oriente e l’occidente, e magicamente rimasta aderente alla sua essenza che chiunque percorra le sue calli ed i suoi campi percepoisce e respira con l’aria della laguna.

Venezia: centro dell’editoria e della cultura in Europa

Biblioteca-Marciana.jpgbiblioteca-marciana-venezia.jpgIl Tempio della Cultura di tutta Europa fu, nel 1500 la Libreria del Sansovino (edificio splendido e lodato pure dagli architetti contemporanei, come Palladio); il suo prestigio era effettivo dato che Venezia era un centro culturale europeo, basato sulla valorizzazione della cultura classica e legato, oltre che per le opere contenute ( la biblioteca dono del  Cardinale Bessarione, formata da incunaboli, libri scritti in greco, libri arabi, preziose incisioni)) quella di Francesco Petrarca che ne fece dono anch’esso alla Serenissima, ma anche e soprattutto per il rapido sviluppo in questa città dell’editoria.

Le attività imperniate nella nuovissima arte della stampa ebbero infatti a Venezia , alla fine del quattrocento, un Cardinale Bessarione.jpgAntico testamentio scritto in Greco.jpgantico libro del Petrarca.jpgpetrarca.jpgrapido sviluppo che si estese e si consolidò fino al 1500.

Nel 1469 si trasferirono nella Repubblica i primi stampatori tedeschi e, appena quindici anni dopo il primo libro stampato a caratteri mobili da Gutemberg a Magonza, iniziarono la produzione libraria: questa si sviluppò immediatamente sollecitata dalla sempre maggior richiesta di libri soprattutto di cultura letteraria, umanistica e scientifica.

La produzione divenne imponente: prima del 1500 operavano nella città 154 officine che produssero tremila giosue1.gifedizioni, equivalenti a oltre due milioni di copie: ricorda Lino Moretti ( il libro veneziano nei secoli, 1973) che dal 1495 al 97 furono pubblicati in Europa 1821 libri e di questi ben 447 , quasi un quarto, a Venezia.

Nel cinquecento, superata la crisi dei primi decenni, Venezia visse il suo secolo di opulenza che fu anche il secolo d’oro della stampa Veneziana. In questi cento anni si annoverarono 493 ditte tra tipografi, editori e librai.

Oltre al numero i libri veneziani erano apprezzati e riconosciuti per alcuni pregi intrinseci: la qualità della carta che veniva da Fabriano nelle Marche o dal Friuli, la nitidezza dei caratteri e la raffinatezza delle illustrazioni e delle decorazioni in cui si rifletteva lo splendore dell’arte Veneziana di quel periodo: la pregevole fattura delle rilegature specie quelle in pelle di ispirazione persiana.

manuzio.jpgAldo Manuzio a sinistra.gifLa personalità che più contribuì al prestigio europeo del libro veneziano di Aldo Manuzio: nativo del Lazio, dotto umanista prima di diventare stampatore ed editore di opere classiche egli giunse a Venezia quarantenne e vi operò dal 1489 al 1515, pubblicando più di trenta volumi classici, soprattutto greci, (Archimede, Omero, Esopo), in lingua originale, e la famosa e splendida opera “Hypnerotomachia Poliphili” (1499) di, si dice Francesco Colonna, sacerdote veneziano, e xilografie  di   Mantegna,     ma la storia di questo libro ed il suo significato alchemico è così importante che ne parlerò a parte.

Marchio_Tipografico_aldo_Manuzio-b1f27.jpg250px-Aldo_Manuzio_Aristotele.jpgDa Hypnerotomachia Poliphili.jpgLe edizioni Aldine divennero famose ed inconfondibili, non solo per l’alta qualità della stampa e delle decorazioni, ma anche dalle dimensioni dei volumi, che dal formato “in folio” fu ridotta “in ottavo”;

Tale riduzione unita all’uso di una carta più sottile ma resistente resero il libro molto più maneggevole.

L’attività editoriale veneziana del cinquecento fu connotata da una grande apertura culturale: venivano pubblicati libri in latino, in greco, in volgare, in slavo, in armeno, in Legatura di un libro.gifTorchio per stampa.jpgebraico oltre che le prime e più belle edizioni musicali.

08bembo.jpgDice sempre il Moretti: Proprio al libro di un patrizio veneziano, edito a Venezia, ” Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo, l’Italia dovrà la costituzione della sua lingua letteraria sui modelli di Petrarca e di Boccaccio.

E proprio la presenza di Francesco Petrarca che nella Serenissima abitò nel 1362 in un casa donatagli dal Senato sulla Riva degli Schiavoni, prima di trasferirsi ad Arquà, ed il dono alla Marciana della sua preziosa raccolta di manoscritti, furono  certamente elementi determinanti per avviare l’apertura in senso italiano della cultura veneziana, che, perdendo la propria provincialità divenne l’elemento propulsore della nuova letteratura in “volgare”.

immagine del frtontespizio di un libro di Manuzio.jpgLa Repubblica veneziana, con una classe dirigente formata prevalentemente da un ceto aristocratico colto e raffinato, seppe capire l’importanza della cultura come fattore determinante del prestigio politico e di conseguenza facilitò la venuta e l’operosa pemanenza a Venezia delle più diverse personalità, non restingendosi in campanilistiche preclusioni.

Menti illuminate in una città fortemente portata all’arte, alla bellezza, alla capacità di rapportarsi con gli gli altri, in tutti i settori.
 

 

Lug 12, 2011 - Esoterismo, Leggende, Luoghi, Misteri    5 Comments

Lo stregone e i leoni dell’Arsenale

arsenale1.jpgL’Arsenale di Venezia era il cuore pulsante di questa Repubblica che basava i suoi successi sulla potenza navale. Completamente circondata da mura alte, in modo che nessuno potesse spiare all’interno.

E’ situata a Castello, e la sua superficie era circa un decimo del Centro storico di Venezia.

La sua costruzione fu iniziata dal Doge Ordelao Falier nel 1104, ma le prime fonti certe risalgono al 1220.

Le arsene erano gli “squeri” che costruivano le imbarcazioni della Repubblica, ed il più importante era quello in località Terranova, a San Marco (dove ora ci sono i Giardini Reali”), ma venne chiuso nel 1341.

L’arsenale era completamente autonoma: oltre alle navi venivano create le vele, le gomene, e tutto quanto poteva servire ad armarle.

Il luogo è’ davvero straordinariio, da vedere.ponteParadiso.jpg

imagesCA48TLY0.jpgEd a proposito di questo luogo, e specificatamente dei quattro leoni che sembrano stare a guardia del portale, si narra una storia molto particolare.

Dei quattro leoni, appunto, i due più grandi, recanti delle inscrizioni runiche, vengono da Atene, trasportate come bottino di guerra, mentre degli altri due più piccoli, uno viene da Delos, a memoria della vittoria di Corfù, nel 1718.

Si narra quindi che nel novembre 1719, dopo una tempesta durata un paio di giorni, furono rinvenuti proprio vicino al portale dell’Arsenale i corpi orribilmente dilaniati di due marinai, uno greco e l’altro maltese..sembravano essere stati straziati da una belva.

imagesCAAJM040.jpgLe autorità cercarono di sapere se per caso qualche belva fosse fuggita da qualche serraglio, ma nulla. La gente aveva paura, e si cominciò a parlare di magia, dei leoni dell’Arsenale, del luogo.

Comunque sia la sorveglianza della zona venne affidata alla Marina, e specificatamente al Capitano Enrico Giustinian.

Dopo circa una settimana altra notte di tempesta, ed un nuovo corpo orribilmente squarciato, quello di tale Jacopo Zanchi, una sorta di perdigiorno, persona poco affidabile come la moglie, prostituta a tempo perso.
Essi abitavano poco distanti dal luogo del ritrovamento, e quest’altro evento fece aumentare il terrore nei residenti nei pressi.

Capitò proprio ad Enrico Giustinian di assistere come molte altre persone ad una scenata che la vedova del Zanchi fece dalla Calle, rivolta ad un vecchio mercante con fama di usuraio, chiamato Foscaro, il quale, ricevendo improperi ed insulti dalla donna, si affacciò alla finestra, e quasi sibilando le disse: vedremo dove finirà la tua baldanza la prossima notte di tempesta.

Al che il Giustinian decise di aumentare la sorveglianza. Passarono altre sei notti, e tutto tranquillo, la settima, ecco di nuovo la tempesta.

Il Capitano si nascose vicino all’entrata dell’Arsenale, ed attese. Passarono le ore, ed infine, tra mezzanotte e l’una, sempre sotto la pioggia battente ed il vento, un arco di fuoco arrivò dalle case vicine, e letteralmente materializzò il vecchio Foscaro vicino ai leoni più grandi.

leoni.jpgEgli girò attorno ad uno di questi, sfiorando con le dita l’inscrizione runica, e contemporaneamente pronunciandone il significato.

In quel momento un globo luminoso si formò sul portale, ed un primo fulmine colpì il leone seduto. Davanti agli occhi di Giustinian il grande leone prese lentamente vita, enorme e feroce.

Proprio in quell’istante la vedova del Zanchi, accompagnata da un’amica girò l’angolo della riva, e mentre un secondo globo con un secondo fulmine colpiva l’altro leone , il primo stava già azzannando ferocemente una delle due donne.

Il vecchio osservava la scena, impassibile, e, scossosi dal terrore il Capitano sguainò la spada e colpì il vecchio al petto, proprio mentre un terzo fulmine colpiva il terzo leone.
Con uno spaventoso ruggito ed un lampo accecante tutto tornòall’istante come prima: i leoni al loro posto, immobili, l’amica della vedova, morta sbranata immersa nel suo sangue. Del vecchio rimase solo un cuore di pietra accanto alla spada che era caduta sui masegni; era cvon un cuore di pietra nel petto che egli aveva trasformato la pietra in carne.

La testa del terzo leone era ancora viva, e ruggiva e si muoveva disperatamente ancorata com’era ad un corpo di pietra, per cui il Giustinian lo decapitò. La testa non cadde ma esplose letteralmente, spandendo intorno una sostanza nerastra.

Le successive indagini dimostrarono che il vecchio era uno stregone, ed era stato imbrogliato da Zanchi, per cui aveva voluto vendicarsi.

santag.jpgLa vedova venne rinchiusa in manicomio, perchè era impazzita, e la testa del terzo leone venne sostituita, come si può vedere ancor oggi.

Leggenda forse legata a qualche elemento di verità, ma pur sempre suggestiva e il mistero è intriso in questo luogo fantastico, ricco di elementi antichi e legati alla magia, che a Venezia si possono vedere, toccare e magari, chiudendo gli occhi, rivivere in una sorta di viaggio nello spazio e nel tempo!

Il piccolo e grande mistero della comparsa e della scomparsa della Madonna Nera a Murano

8319680-chiesa-di-san-pietro-martire-church-in-murano-venice-venezia--italy.jpgMadonna nera di Murano.jpgUna mattina del 1810 venne ritrovata a Murano una statua della Madonna con il bambin Gesù in braccio: era scolpita in legno nero e per questo motivo venne chiamata la Madonna Nera. Nulla si conosceva di come fosse arrivata in quel luogo, si conosceva solo la data di costruzione incisa sull basamento: 1612.

Subito dopo il rinvenimento la sacra immagine venne portata presso la chiesa di San Pietro Martire, ma il mattino murano.jpgSanPietroMartireMuranoDEF.jpgsuccessivo al ricovero, aperta la Chiesa, la statua era sparita! Nemmeno il tempo di accorgersi della scomparsa che alcuni pescatori avvisarono il parroco di aver ritrovato il simulacro nel medesimo luogo in cui era stata rinvenuta.

Il parroco stesso andò a riprendere la statua, ma il fenomeno si ripetè per i due giorni consecutivi: a quel punto tutti capirono che la postazione della statua era in quella riva dove era stata rinvenuta: venne innalzato allora un altare con sopra la Madonna nera, e il luogo venne recintato. Li rimase per anni, moltissimi, e a chi andava a pregarla donò numerosissime grazie!

miniatura della Madonna nera di Murano.jpgPer i Muranesi ed anche per tutti gli altri veneziani divenne meta di pellegrinaggio, alla ricerca di conferme di fede  e di piccoli o grandi miracoli. Nel 1975 si ravvisò la necessità di allargare la fondamenta, per cui la miracolosa statua venne spostata, ma da allora non si trovò alcuna traccia: scomparsa? trafugata? o semplicemente aveva portato a termine il suo scopo?

Anche questo è uno dei misteri non svelati di Venezia, dove la vita si intreccia alla religione ed alle mille malie e stranezze che fanno di una città di mare, in simbiosi con il mare  un luogo in cui le statue sacre arrivano, compiono miracoli e poi, magari tornano nelle profondità della natura, dei misteri miracolosi di un mare cre è un tutt’uno con la città: meravigliosa simbiosi!

 

 

 

 

Giu 10, 2011 - Misteri    11 Comments

Dalla “Zaffetta” e le cortigiane oneste a Tiziano a Venezia: l’immortalità dell’arte!

autoritratto.jpgCortigiana Onesta.jpgLe fantastiche donne di Venezia, e principalmente le cortigiane oneste, furono ispiratrici di capolavori meravigliosi..donne di letteratura, di arte, donne indubbiamente interessanti e colte…che dettero un contributo fondamentale per la riuscita di opere d’arte che continuano ad essere studiate ed ammirate attraverso i secoli..diventando comunque immortali pure loro.

Tiziano Vecellio.jpgNella vita di Tiziano Vecellio, bambino prodigio, nato a Pieve di Cadore nel 1480/85, e morto a Venezia il 27 Agosto 1576, queste ed altre donne furono fonte di ispirazione per firmare capolavori assoluti.

1530_tiziano_vecellio_064_madonna_e_bambino_santa_caterina_e_coniglio.jpgIl mitico Tiziano, uomo bello e riservato, sposò dopo anni di convivenza la sua Cecilia, di Perarolo di Cadore, donna pragmatica e bellissima, che gli aveva donato due figli (dopo due gravidanze problematiche), che morì cinque anni dopo il matrimonio, ma che comunque venne immortalata dal suo grande amore nel quadro di Santa Caterina che il pittore dipinse per i Gonzaga.

Anche la figlia, Lavinia, venne ritratta dal padre in altri suoi quadri.

veronicafranco.jpgMa le “cortigiane oneste” figlie di una nobiltà decaduta, ma donne di forte ambizione e cultura, furono le modelle tiziano-pietro-laretino_fondo-magazine.jpgPietro Bembo.jpgTullia d'Aragona.jpgTullia_d%27Aragona.jpgpreferite del Tiziano: Amico di Pietro l’Aretino e di Pietro Bembo, che di donne se ne intendevano, Tiziano si fece coinvolgere da relazioni provvisorie, come ad esempio Veronica Franco, Pierina la Riccia, Tullia d’Aragona,la ” Zaffetta” (Angela del Moro) a cui affidò l’immagine dell’amor Sacro in uno dei suoi dipinti più belli e carichi di riferimenti esoterici(rosacrociani), mentre, per quanto riguarda l’amor Profano, violante, figlia di Jacopo Palma (il vecchio).jpgl’immagine di Proserpina riprendeva le fattezze di Violante Palma(figlia di Iacopo Palma il vecchio) che lo pregò affinchè la ritraesse.

Ed in questo quadro “l’Amor Sacro a l’Amor Profano” (Galleria Borghese a Roma), Tiziano riuscì ad esprimere tutti i suoi orientamenti: allievo del Giorgione ne aveva ereditato anche la sua appartenenza ai Rosacroce, e questo quadro è la summa dei simboli esoterici: Venere, (l’amore sacro, la modella Zaffetta) è nuda, poichè la nudità è simbolo di purezza ed innocenza, vi è solo un lieve velo a coprire il pube, e la sua presenza, unita al rosso del mantello che solo per un tratto avvolge il braccio della figura ( Marsilio Ficino e Pico della Mirandola ritenevano l’estasi sacra pari alla voluttà più intensa) e che ermeticamente il rosso è l’ultimo e più perfetto dei colori ermetici ( gli altri due sono il nero ed il bianco) e simboleggia il Compimento della Grande Opera Alchemica.

imagesCAOK6GS1.jpgAppare evidente che l’ispirazione per questa composizione venne suscitata dal libro, edito da Aldo Manuzio, e scritto, si dice dal monaco Francesco Colonna “Hypnerotomachia Poliphili, conservato presso la biblioteca Marciana a Venezia, e Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano.jpgche narra il sogno erotico -spirituale di tale Polifilo, nel quale vennero inserite xilografie di Mantegna, una delle quali rappresenta il sarcofago di Adone , e la disperazione di Venere, che aveva versato il suo sangue puro ed innocente dopo essere stata punta da una spina di rosa, ed un’altra in cui appare Venere che allatta Eros, e Polifilo le bacia il piede, in segno di venerazione.

Ed il quadro di Tiziano si rifà esattamente al sarcofago e al significato esoterico ( la puntura di una rosa (rosacroce) , ed alle immagini di Proserpina (amor profano, vestita di tutto punto, per cui costretta a nascondere la propria purezza) e l’amore sacro, in cui la purezza vera si esprime proprio con la nudità.

La dea Flora di Tiziano (Violante Palma).jpgFlora_-_Palma_il_veccho.jpgEssendo il rosso un colore puro, come il giallo ed il blu, il solo colore prossimo all’amore sacro, esso indica semplicità e purezza, doti evidenziate dalla nudità.Perciò il colore rosso indica il più elevato grado ermetico, cioè la trasformazione: l’opera conclusa.

Nel quadro, a rappresentare l’amor profano (Proserpina) ecco che appare il viso di Violante Palma, di cui abbiamo già parlato.

24%20Tiziano%20-%20La%20venere%20di%20Urbino.jpgTutte le nobildonne dell’epoca in Italia ed all’estero volevano farsi Eleonora Gonzaga.jpgritrarre da Tiziano, tra queste appare l’immagine molto languida ed erotica di, si crede, Eleonora Gonzaga, duchessa, moglie di Francesco Maria della Rovere, ritratta come Venere, e conosciuta come la “Bella di Urbino.

Tiziano, persona schiva, uomo rincorso dalle donne, ed amante delle donne, che faceva parte comunque di un gruppo di persone culturalmente valide, dedite all’arte, antesignane per quanto riguardava la cultura, legate Caino e Abele-Chiesa della Salute a Venezia.jpgMartirio di S. Lorenzo ai Gesuiti.jpgall’ermetismo (come tutti i pittori dell’epoca), che potè immortalare con il suo pennello le donne culturalmente più importanti ed attive di Venezia: cortigiane oneste?..donne all’avanguardia, come all’avanguardia è sempre stata Venezia, Stato, città, repubblica!

L’unicità di Venezia e del suo particolare “habitat” nella creazione della costruzione abitativa! I meravigliosi pavimenti veneziani

palazzi veneziani.jpgscorzoni.gifLe costruzioni a Venezia sono state sempre speciali ed adeguate, come tutto ciò che concerne la vita e le necessità degli abitanti di questa straordinaria città, completamente diversa per quanto riguarda le strutture, il suo habitat e le necessità intrinseche da qualsiasi altra città al mondo.

La necessità di inferiore assorbimento solai.gifscorzoni-e-cantinelle-599x400.jpgdell’umidita rispetto alla  muratura a favore del legno rese l’architettura e la capriate1.gifcostruzione degli architetti veneziani votata all’uso di quest’elemento naturale,  specialmente per i solai ed i divisori.

I solai vennero costruiti con travi squadrate di abete e larici  disposte parallelamente al lato più corto del locale. I travi potevano posare direttamente sul muro, livellato da una rema, oppure potevano appoggiare ad una trave addossata alla parete, sostenuta a sua volta da mensole di pietra.: in tal modo le teste delle travi non penetravano nella muratura, lasciandone intatta la consistenza: in questo modo vi era un assorbimento minore dell’umidità.

pavimenti alla veneziana 1.jpgSopra i travi portanti venivano posti dei tavoloni di abete che sorreggevano in seguito il pavimento, definito “alla veneziana”: sotto i travi del solaio veniva talvolta steso un soffitto di malta su cannicciato: spesso i travi venivano lasciati a vista , ottenendo un effetto gradevolmente decorativo e di maggiore spazialità.

Nei soffitti di palazzi signorili i travi erano perfettamente squadrati e distanziati regolarmente, con spazi eguali al proprio spessore. I giunti degli assi visibili tra le travi erano coperti da coprigiunti, per cui venivano a pavimenti alla veneziana 2.jpgformarsi tra trave e trave dei riquadri, o “lacunari” spesso decorati e dipinti. Questo tipo di soffitto è conosciuto come soffittoi alla Sansovino ma era già adoperato largamente a Venezia alcuni secoli prima del Sansovino-

Sopra solai così elastici doveva essere logicamente stesa una pavimentazione che sopportasse senza danno le vibrazioni e le oscillazioni inevitabili, oltre alle modificazioni permanenti di cedimenti degli edifici. Una pavimentazione di queste caratteristiche è definita appunto ” pavimentazione alla veneziana”.

Essa è costituita da un sottofondo, impasto di cotto macinato e calce, dello pavimenti alla veneziana.jpgspessore variabile di 10, 15 cm. e anche più; Il sottofondo veniva posto direttamente sopra le travi del solaio: i vari pezzi di marmo che componevano i pavimenti, di diversi colori e dimensioni, venivano seminati a mano, ad uno ad uno alla maniera di un mosaico.

Oltre a prestare un’attenzione cromatica dovuta all’accostamento di diverse qualità di marmi, tra i quali pietre pregiate come la malachite, chi eseguiva la semina doveva avere l’accorgimento di porre i vari pezzi di diversa dimensione a diverse profondità, per cui i diametri delle pietre risultassero pressocchè a contatto, riducendo al minimo gli spazi ed apparissero al pietra pomice.jpgmedesimo livello; con una grande pietra pomice venivano levigati, e risultavano alla fine talmente vicini fa far quasi scomparire la malta con cui erano legati.

malachite.1.jpgSi comprende quindi come i pavimenti, tutti unici erano frutto della bravura e dell’estro dei vari esecutori: Il colore dei pavimenti alla veneziana ha una sua particolare vibrazione e luminosità divenendo sempre più intenso con il trascorrere del tempo e con la ripetuta imbibizione di olio di lino e cere: Il risultato è un unico manto che copre tutta la superficie dell’ambiente: esso risulta un’unica lastra monolitica , relativamente leggera ed elastica, malachite.jpgtale da presentarsi intatta e senza fessure dopo secoli, anche in ambienti molto vasti, come in alcune sale di Palazzo Ducale.

 

 

 

 

 

Venezia: dai Templari ai Rosacroce

doge Enrico Dandolo, 2.jpgdoge Enrico Dandolo in battaglia.jpgdoge Enrico Dandolo.jpgIl Doge Enrico Dandolo partecipò alla IV crociata indetta da Papa Innocenzo III nel 1198 non fosse altro per il fatto che essendo la flotta navale di Venezia la più grande e potente dell’epoca , in grado di trasportare  cavalieri, cavalli e viveri fino in Terrasanta  cercava di allargare 300px-Gustave_dore_crusades_dandolo_preaching_the_crusade.jpgi propri spazi e i proprio contatti.

navi del doge.jpgIl  Doge con il Consiglio dei dieci, per non intralciare il commercio della Repubblica , allestì navi solo per il trasporto dei Pellegrini , inoltre, la Serenissima istituì  una speciale magistratura ed un “ Codex Peregrinorum ” per tutelare i viandanti. La flotta, imponente e bellissima fece prima scalo a Trieste e poi a Muggia, dove i Veneziani chiesero atto di sottomissione, quindi a Zara, che posero sotto assedio fino alla conquista

A queste conquiste di paesi cristiani,  nonostante il tomba del doge enrico Dandolo.jpgpatto che era stato  ratificato tra  Innocenzo III e il Doge, il Papa non osservò i propri impegni, anzi scomunicò tutti i partecipanti alla crociata, per cui i cavalieri templari che avevano combattuto in Terrasanta confluirono a Venezia, e precisamente al Lido, dove il doge pensò di ricoverarli.  In seguito i templari, sostenendo di non aver conosciuto gli scopi del Dandolo furono perdonati dal Papa,  vennero cacciati dal Doge. Ed è qui che inizia una lunga sequenza di tracce lasciate dai cavalieri templari, tra Venezia, l’ Istria, e via, via, fino al Portogallo ed in Francia.

Triplice cinta di San Rocco a Venezia.jpgBasta comunque girare per Venezia per segnalare le tracce di questo passaggio, non solo (foto tratta dal blog “due passi nel mistero” di Marisa Uberti)passaggio, comunque, ma anche proseliti, che hanno continuato, e continuano a conservare fino ad ora le tradizioni di questa  fede in un gruppo di persone che ancora sono alla ricerca del Sacro Graal e delle motivazioni che di questa ricerca ne fanno una priorità importante della vita. tra queste tracce i due simboli che i templari lasciavano, come indizi o messaggi, come le triplici cinte, una la si vede benissimo incisa nel sedile di pietra davanti alla Scuola di S. Rocco, e l’altra in una panca di pietra dentro la Basilica di San Marco, a Venezia.

chiesa di San Barnaba a Venezia.jpgChiesa di San Pietro di Castello.jpgOltre alle tracce vere e proprie come la cattedra di San Pietro a San Pietro di Castello, che si disse conservò il Sacro cattedra di San Pietro.jpgGraal , e la sepoltura del corpo del  corpo del Custode della Sacra Reliquia,( Nicodemè de Bertrand Mesulet)che riposa nella chiesa di San Giovanni in Bragora.jpgS. Barnaba. Voci di Popolo dicono che i Templari portarono con loro un tesoro, che venne nascosto nell’isola S. Giorgio in Alga, San Giovanni in Bragora, portale.jpgisola di Venezia dove ora la Protezione Civile fa le esercitazioni. 

campo San Giovanni in Bragora.jpgimagesCAGTXGQP.jpgEsiste un’ipotesi per cui i Templari fossero, pur essendo monaci, il braccio militare del Priorato di Sion, ordine fondato da Goffredo di Buglione dopo la presa di Gerusalemme, che divenne  in seguito l’Ordine dei Cavalieri di Malta, e la sede anche attuale del Priorato di Lombardia e Veneto di quest’ordine si trova nella Chiesa di S. Giovanni in Bragora,  di cui ho già scritto.

Da qui inizia tutta una serie di tracce che vanno Palazzo Vendramin Calergi.jpgCà Vendramin Calergi.jpgChiesa della Maddalena a Venezia.jpgdal Palazzo Vendramin Calergi, sede ora del Casinò di Venezia ove sono iscritte le parole : NON NOBIS DOMINE ! ,a prima parte di una frase che era un simbolo e un modo di comunicare tra i Cavalieri Templari, appunto ( NON NOBIS DOMINE, SED NOMINI TUO DA GLORIAM), e la chiesa di Maria Maddalena di Cannaregio, carica appunto di questi simboli, che potete vedere, e che apparteneva alla famiglia detta Balbi (per via della balbuzie del suo capostipite), il  cui cognome era Ezzelino, e notoriamente massone.

Se giriamo tranquillamente per Venezia, questi simboli li possiamo notare in qualche rosone, in qualche capitello che unisce, unitamente all’immagine della Madre col Bambino anche qualche decorazione che, a ben vedere, è un simbolo templare.

 

pilastri acritani.jpgmedaglioni alchemici a San Marco Venezia.jpgSegni alchemici.jpg200px-Venice_%E2%80%93_The_Tetrarchs_03.jpgDi certo simboli templari, legati all’alchimia ed in seguito ai Rosacroce si possono trovare nella Basilica di San Marco: i medaglioni alchemici, incastonati nella parete che da sul campo dei Leoni, i Tetrarchi, dall’altra parte, che portano alla base un cartiglio decorato con due putti e due draghi (simboli alchemici anche questi), con la scritta in veneziano antico: “uomo faccia e dica pure ciò che gli passa per la testa e veda ciò che può capitargli”, oltre ai due pilastri acritani, anche questi con simboli da decrittare e legati ad antiche credenze.

 

particolare dell'orologio della Torre di Venezia.jpgCagliostro.jpgCasanova, Rosacrociano.jpgcolonne annodate a San Marco, Venezia.jpgCavalieri dei Rosacroce.jpgE non parliamo quadrante dell’orologio della Torre, che reca simboli legati non solo allo Zodiaco, ma anche simboli arabi. A questo si possono collegare le colonne annodate della Basilica di San Marco ( il nodo è quello d Re Salomone), inizio e seguito nella storia dei templari, poi alchimisti, poi rosacroce, tra i quali spicca Giacomo Casanova iniziato a questi misteri dalla Marchesa d’Urfè a Parigi, e orologio dio San Marco.jpgpoi ritrovatosi con Cagliostro, altro Rosacrociano facente parte dell’ordine Egiziano.

 

Polifilo.jpgmovimento rosacroce e massoneria.jpgcap_pellicano.jpgcapducale.jpg

Tra le colonne di Palazzo Ducale appare anche il simbolo del Pellicano, immagine dei Rosacroce,  simbolo che si ripete in un capitello della Chiesa di San Salvador, e di cui parleremo, che, assieme al libro conservato nella Biblioteca Marciana, Hypnerotomachia Poliphili è alla porta magica o alchemica.jpgbase delle cognizioni per arrivare ai mutamenti determinanti legati alla Pietra filosofale.

 

 

Dai rosacroce poi si passerà ai massoni, di cui attualmente è esistente una loggia a Venezia, l’unica rimasta di almeno Rosacroce a Venezia e Federico Gualdi.jpgrosacroce e Venezia.jpgsimbolismo del Pellicano.jpgquattro logge, di cui già ho parlato e di cui comunque parleremo anche in seguito.

Venezia quindi come città esoterica, scrigno di dottrine orientali testimoniate dalla Famosa Biblioteca Marciana e dagli incunabili che il Cardinale Bessarione donò a questa biblioteca per permettere agli studiosi provenienti da tutta europa di approfondire tali, antichissime informazioni .

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