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Lo zucchero a Venezia: la rivoluzione gastronomica europea!!!!!!

navi a VeneziaL’importanza di Venezia nella diffusione della canna da zucchero e in seguito la sua esportazone ai Caraibi fu determinante per la modifica del commercio e dell’alimentazione in Europa. Come sempre la Serenissima all’avanguardia, attraverso i suoi osservatori e mercanti.

zucchero di canneLa scoperta di questa sostanza, sottoforma di canna avvenne nel 1099 per merito dei Crociati che poterono osservare e annotarono , nei pressi di Tripoli di Siria, la città dove nacque l’amore passionale e perfetto tra Jauffret Radel e la splendida Melisend,  delle canne color miele . Di questo parla un cronista di guerra dell’epoca al seguito dei cristiani, Albert d’Aix ;  ” i campi erano coperti da canne mielate. chiamate zucchero e coltivate con molta cura;  quando sono mature gli indigeni le pestano in mortai e se ne ottine un sacco che viene raccolto e lasciato indurire come neve o sale fino. I crociati ne fanno delle pappe mescolandi lo zucchero col pane ed aggiungendovi dell’acqua.

Tripoli di SiriaDurante gli assedi in Albania, ad Archas ed a Marra si nutrono con le dolcissime canne.”Fino a quel momento la culturta orientale in fatto di cucina era considerata superiore, per vua delle spezie e dei sapori intensi e unici che la caratterizzavano. Per questo motivo si ebbe un fiorire della ricercA culinaria testimoniata da testi di gastronomia.
In Europa apparvero ricettari fino al XIII secolo mentre in oriente c’era un catalogo ricettario fin dal  secolo-

Molto imnportante è che a Venezia venne tradotto tra i secolo XIII e XIII un trattato di dietetica araba da un personaggio chiamato Jamboninus da Cremona,  (un manoscritto inedito è conservato a Parigi). Alla fine di questo trattato che è in effetti un libro con 83 ricette è scritto: “Liber de ferculis et condimentis , traslatus in Venecia a magistro Jamibono cremonesi e arabico in latinyum extractus  ex libro Gege filii Algazael( medico di Bagdad morto nel 1100) intitolato de cibis et medicinis simplicitis et compositis-

Tzuccheroutto ciò dimostra che i veneziani acquisirono determinate abitudini gastronomiche derivate dalle esperienze culinarie effettuate in oriente e all’uso facile e ghiotto delle spezie che in Europa non erano conosciute. Nel 1222 il doge Ziani si lamentava della carenza di pesce e di tutto ciò che si era abituati a consumare, proveniente dalle campegne interne, dal frumento, al vino all’olio! Esagerava il doge, retrogrado e non propiettato alle nuove consuetudini: a lui rispose Angelo Faliese, procuratore di S. Marco  che gli fece notare che non s’era alcuna carenza di pesce, ne di olio, ne di frumento, ma che le nuove abitudini dei veneziani erano frutto della loro ricchezza: le importazioni dall’Oriente e il ruolo fondamentale della Serenissima nello Tripoli di Siriasviluppo della cultura europea!’importanza di Venezia nella diffusione della canna da zucchero e in seguito la sua esportazone ai Caraibi fu determinante per la modifica del commercio e dell’alimentazione in Europa. Come sempre la Serenissima all’avanguardia, attraverso i suoi osservatori e mercanti.

La scoperta di questa sostanza, sottoforma di canna avvenne nel 1099 per merito dei Crociati che poterono osservare e annotarono , nei pressi di Tripoli di Siria, la città dove nacque l’amore passionale e perfetto tra Jauffret Radel e la splendida Melisend,  delle canne color miele . Di questo parla un cronista di guerra dell’epoca al seguito dei cristiani, Albert d’Aix ;  ” i campi erano coperti da canne mielate. chiamate zucchero e coltivate con molta cura;  quando sono mature gli indigeni le pestano in mortai e se ne ottine un sacco che viene raccolto e lasciato indurire come neve o sale fino. I crociati ne fanno delle pappe mescolandi lo zucchero col pane ed aggiungendovi dell’acqua.

Durante gli assedi in Albania, ad Archas ed a Marra si nutrono con le dolcissime canne.”Fino a quel momento la culturta orientale in fatto di cucina era considerata superiore, per vua delle spezie e dei sapori intensi e unici che la caratterizzavano. Per questo motivo si ebbe un fiorire della ricercA culinaria testimoniata da testi di gastronomia.
In Europa apparvero ricettari fino al XIII secolo mentre in oriente c’era un catalogo ricettario fin dal  secolo-

Pelleas e MelisandMolto imnportante è che a Venezia venne tradotto tra i secolo XIII e XIII un trattato di dietetica araba da un personaggio chiamato Jamboninus da Cremona,  (un manoscritto inedito è conservato a Parigi). Alla fine di questo trattato che è in effetti un libro con 83 ricette è scritto: “Liber de ferculis et condimentis , traslatus in Venecia a magistro Jamibono cremonesi e arabico in latinyum extractus  ex libro Gege filii Algazael( medico di Bagdad morto nel 1100) intitolato de cibis et medicinis simplicitis et compositis-

ziani-pietro-doge42_0Tutto ciò dimostra che i veneziani acquisirono determinate abitudini gastronomiche derivate dalle esperienze culinarie effettuate in oriente e all’uso facile e ghiotto delle spezie che in Europa non erano conosciute. Nel 1222 il doge Ziani si lamentava della carenza di pesce e di tutto ciò che si era abituati a consumare, proveniente dalle campegne interne, dal frumento, al vino all’olio! Esagerava il doge, retrogrado e non propiettato alle nuove consuetudini: a lui rispose Angelo Faliese, procuratore di S. Marco  che gli fece notare che non s’era alcuna carenza di pesce, ne di olio, ne di frumento, ma che le nuove abitudini dei veneziani erano frutto della loro ricchezza: le importazioni dall’Oriente e il ruolo fondamentale della Serenissima nello sviluppo della cultura europea!

Le Pizzocchere di Venezia: altre donne straordinarie!!!!

FiPizzocchere 2n dal 1499 a Venezia, repubblica laica, dove il dogado teneva in gran conto il benessere dei cittadini, esisteva un nucleo di persone, specificetamente donne, di tutte le età, di varie estrazioni sociali, conducenti vite diverse (nobildonne decadute, vedova, ex prostitute etc.) che, affiliate a terz’ordini religiosi delle Orsoline, Francascani, Domenicani ,Agostiniani, Serviti e Carmelitani donavano le loro opere ed il loro tempo per aiutare i poveri, reietti e bisognosi.

Pizzocchere 3Queste donne venivano chiamate Pizzocchere ( Pinzocchere e Bizzocchere), nome che era derivato da un tessuto grezzo di lana, grigio (bigio) ottenuto con la tessitura di lana bianca misto a lana nera.

Queste donne venivano sostenute nelle loro opere dalle famiglie nobili che le ospitavano o presso i loro palazzi, o in caxette, ossia case a loro concesse “amore dei”,  cioè gratis, oppure ospitate in ospizi o ospedaletti.

pizzocchere1Tra i loro compiti c’erano quelli di partecipare come cantore alle cerimonie di matrimoni, funerali, prendersi cura degli altari e delle chiese di Venezia (che sono circa 200).

Considerate le loro attività, così vicine al Doge e alle istituzioni  venivano considerate alla stregua di ficcanaso, spione ambigue ed ingannevoli.

Le pizzocchere erano conosciute a Castello, S. Anna, S, Domenico, San Pietro, San  Giuseppe e Calle delle Furlane: una di queste fu Cassandra Fedele che fu nominata “priora de l’hospeal de le Donzele appresso a San Domenego; morì nel 1558 a 102 anni dopo aver studiato medicina e teologia a Padova, e aver composto opere letterarie.

Non a caso a Venezia troviamo  una corte a loro dedicata.Pizzocchere 5

Nel 1727 le Pinzocchere assunsero il titolo di Comunità Religiose riconosciuta dalla Serenissima e nel 1746 venne loro destinato un burcio (una barca da trasporto merci).

Ho voluto raccontare con molto piacere la storia di queste donne coraggiose, caritatevoli votate al bene altrui perchè nei miei ricordi di bambina giganteggia l’immagine di una “zia” , non vera zia,(era una terziara francescana) dalle mie sorelle e da me chiamata zia Ninetta, amica di mia nonna  Adele, donna impegnata, forte ed intelligente che rimasta vedova a 28 anni con tre figli da crescere, nei primi anni del novecento si impose nel lavoro presso la Cellina, (antenata dell’Enel) fino a diventare cavaliere del lavoro. Zia Ninetta divenne per noi , nipoti di tale donna distrutta ancora abbastanza giovane dall’Alzhaimer, un alter ego della nonna, e il ricordo di lei mi è rimasto, vivissimo , e la sua immagine:lei piccolina, la crocchia grigia, gli occhialini ed il visetto grinzoso e il suo dolcissimo sorriso che mi illuminò l’ultima volta che la vidi, nell’Ospedale di SS. Giovanni e Paolo.

Donne straordinarie degne figlie di questa Venezia e di questa cultura, illuminata e grande!!!!

Giovanni da Fontana veneziano, scienziato allucinato, magico e maestro di illusioni!

Da Fontana apparentia mnotturna ad terrorem videntiumda Fontana autoUna delle personalità veneziane più interessanti  del 14° secolo ( e non molto conosciute) fu Giovanni (Antonio,Jacopo) Fondana (o da Fontana o de fontana), nato presumibilmente nel 1390 a Venezia, e dottore in arti presso l’università di Padova nel 1418.

bellicorum18bellicorum 2Uomo di interessi compositi e vari, interessato alle macchine da guerra, dai delicati mecccanismi degli orologi, medico, studioso e visionario.

bellicorumDai documenti dell’ateneo Patavino, prestigiosa università si può avere una serie di informazioni circa i suoi studi. Stimolato da un grande evento naturale che colpì la Serenissima nel 1410 scrisse il suo trattato “Liber de omnibus rebus naturabilus”, e il 17 maggio 1421 ricevette il suo grado medico, figurando nei documenti come “magister Johannes Fontana da Venetiis artium doctor”.

bellicorum4Tra il 1419 e il 1440 svolse la propria attività di medico (poco dopo il 1438 fu assunto come medico condotto a Udine) e tale impegno lo tenne distante dagli studi meccanica e tecnica. Frequentando le montagne della zona ideò uno strumento per misurazioni trigonometriche che descrisse in un grosso trattato andato perduto e intitolato De trigono bestiario.

bellicorum7Ma una delle sue opere più straordinarie fu “Bellicorum ed instrumentorum liber” in cui tratta l’argomento bellicorum5dei razzi in cui raffigura anche uno suo straordinario progetto riguardante una sorta di carrozza o auto spinta da razzi, e con il medesimo propellente progetta siluri sull’acqua, immaginati come pesci, uccelli, lepri, o addirittura draghi, con cui incutere timore o addirittura terrorizzare i nemici, come anche un diavolo volante che emette fuoco dalla bocca, e stratagemmi per ingannare i sensi come il “castello degli inganni”, il “labirinto quadrato”, espedienti per creare effetti quasi magici come la mitra e il pastorale risplendenti e il candeliere magico. Illustra inoltre progetti in campo musicale come l’organo meccanico, giocattoli (puerilia) e ancora, maschere, chiavi , bellicorum9grimaldelli, navi da guerra , specchi doppi, stufe, progetti idraulici.

Il suo interesse, come detto, furono anche gli orologi, le mongolfiere, campane per le immersioni subacquee, e tutto nel trattato “metrologium de pisce, cane et volucre”, e nella piccola opera “Nova  compositio horologi”dedicata all’amico Ludovicus Venetus, e congegni per fari risalire oggetti dal fondo del mare.

bellicorum15Uomo straordinario, ingegnoso, tra il mago, il matematico, il medico, insomma, una grande mente che trovò mille rivoli di interessi, e che, dopo secoli, messo alla prova qualche anno fa, trova la testimonianza che la sua auto razzo era effettivamente realizzabile.

bellicorum14bellicorum11Della sua morte non c’è ricordo storico ( si ipotizza nel 1455 circa) , e bellicorum12questa incertezza circa le date di nascita e di morte ci portano ancor più convinti a ipotizzare “fantasticamente”che la sua vita stessa sia stata una grande illusione di cui rimangono comunque scritti certi, documenti storici legati ai suoi studi, quasi che in qualche modo non sia mai nato, ne sia mai morto….ma che sia vissuto in una grande, splendida ed entusiasmante allucinazione fantastica, come le sue creazioni …..un veneziano magico insomma, come la città che gli diede i natali.

Il Ponte dei Dai a Venezia e la congiura di Marco Querini e Baiamonte Tiepolo.

la vecia del morterBaiamonte Tiepolo e il morteerNella storia di Venezia fu importante la congiura di Baiamonte Tiepolo ( vedi la vecchia del morter), che cercò, assieme al suocero Marco Querini , di ribaltare il governo stesso della Serenissima, congiurando e tentando un colpo di stato contro il Doge Pietro Gradenigo.

bajamonteLa sommossa fu violenta e venne anche violentemente soppressa (così era costume della Repubblica che non tollerava assolutamente il tradimento, con buona ragione). All’alba del 15 giugno 1310 il Querini si radunò con i suoi congiurati in Calle dei La vecia del Morter1Fabbri, preparandosi a raggiungere le Procuratie per unirsi al Tiepolo.

Calle dei Fabbri1Ma sulla sua strada li stava aspettando il doge Gradenigo con i Cavalieri di S. <Marco che con vigore abbatterono gran parte dei congiurati , e la folla che assisteva incitava il doge, a cui era fedele gridando: “dai, dai, uccidi i traditori ”

ponjte dei dai 1Delle voci ripetute più volte dalla popolazione contro i congiurati, ed in ricordo dell’avvenimento il ponte su cui furono costretti a passare i traditori venne in seguito chiamato ” Ponte dei Dai .

Ponte deei Daidoge Pietro GradenigoIl 29 luglio del 1310 il consiglio dei dieci ordinò di abbattere la casa del Tiepolo, e nel 1323 fu decretato Baiamonte Tiepoloche l’abitazione de Querini venisse acquisita dalla Repubblica ed adibita a Macello Pubblico.

Certo Venezia, piccola ma fortissima Repubblica fu anche feroce per salvaguardare la sua potenza e la tranquillità dei suoi abitanti.

Il Campiello de La Cason e le vecchie prigioni veneziane.

CampiellodelaCason01Il 15 marzo 1551 il Maggior Consiglio decise che in ogni sestiere di Venezia venisse istituito un Cason )( o Casona) cioè una prigione in cui rinchiudere i debitori ed i rei confessi di piccoli reati. Tracce di uno di questi Casoni (o carceri) rimangono nel Sestier di Cannaregio: a testimonianza rimane il Campiello della Cason, definita in CampiellodelaCason10questo caso al femminile, dove sono ancora visibili due portali e l’antichissimo Palazzo del Tribuno.

CampiellodelaCason18Qui, in Campo SS Apostoli c’erano numerose abitazioni dei Partecipazio, famiglia che diede Rio Baduario 1alla Serenissima sei Dogi: Agnello  (810) Giustinian (827), Giovanni 1° (829), Orso 1° (864), Giovanni II (881), Orso II (912), Pietro (939), che ricevettero prima la carica di Tribuno, e proprio accanto alle loro abitazioni vennero costruite le prigioni; questa nobile famiglia già nell’800 realizzò il primo traghetto situato in Calle e nel portico per il trasbordo per persone e per cose verso le isole di Murano, Burano , Torcello ed altre isole della Laguna.

Rio terà del Barba FrutariolIl Tribuno aveva ai suoi ordini, per la sua sicurezza, delle barche armate , dietro in canton (l’angolo) del sotoportego ed ai piedi del ponte, sulla riva. Il palazzo affacciava le sue finestre sul rio detto del Barba (ma chiamato rio Baduario)ora interrato, chiamato ora Rio Terà Barba frutariol.

Campo SS. ApostoliIl Campo SS., Apostoli si estendeva fino a questo palazzo, ed il cancello principale, presieduto da Campo SS. Apostoliguardie armate si poneva nel campo dalla parte della Calle Larga.

In seguito queste piccole prigioni vennero fatte confluire ai piombi, vicino a Palazzo San Marco, collegate dal Ponte detto dei Sospiri, che rappresenta una parte importante di Venezia e della sua storia.

 

I due fantastici cugini veneziani omonimi: Anton Maria Zanetti!tra caricature e cataloghi pittorici!

Anton Maria Zanetti vecchioDue cugini con il medesimo nome, quattordici anni di differenza, e grandi meriti a loro dovuti per le loro peculiarità e per i loro impegni: il nome, appunto: Anton Maria Zanetti, il più vecchio nato a Venezia nel 1680, grande disegnatore , antiquario e caricatura 3bibliografo: grande amico di Rosalba Carriera la prese come, amica vittima, di una delle sue straordinarie caricature, e in questo modo ridicolizzò anche sè stesso con un’altro disegno grottesco.

caricatura 4Il grande caricaturista fu famoso e celebrato a Venezia, ed ogni personaggio importante desiderava, come gli caricvatureartisti o i politici odierni , di essere immortalato in una delle sue audaci e sfacciate allegorie.

Anton Maria ZanettiL’altro Antonio, nato nel 1706 venne incaricato dal Consiglio dei Dieci , nel 1773, di stendere una lista di tutte le opere pittoriche custodite a Venezia e nella sua laguna, prevedendo anche la creazione di elenchi da consegnarsi agli amministratori di tali beni.

della pittura venezianaNel 1733 si occupò di una riedizione artistica della laguna, precedentemente uscita nel 1664 compilata da Marco Boschini dal titolo ” Ricche miniere della Pittura Veneziana” e nel 1771 un altro inventario si ” La pittura veneziana libri cinque” concepito in senso cronologico a partire dal 1300 .

ricche miniereLo stesso Carlo Goldoni dedicò una commedia “il ricco insidiato” a questo personaggio ricco ed erudito.

Le sue raccolte testimoniano anche delle opere perdute, come gli affreschi di Giorgione e Tiziano nel fondaco dei tedeschi. Fu prefetto della Biblioteca Marciana fino alla sua morte, avvenuta nel 1778.

Grandi cugini grandi personaggi e testimoni attivi della meravigliosa arte veneziana!!!!.

L’editore dei libri proibiti a Venezia, e la condanna di eresia alla Serenissima: fiera, libera ed orgogliosa!

La Serenissima è sempre stata una repubblica laica, legata alla religione, molto meno al papato: e dal papato non si è mai fatta condizionare, anche nei tempo più oscuri dell’Inquisizione. Ma per le spie di Roma Venezia era terreno di osservazioni molto attente, visto che proprio in questo Stato si aveva il più grande agglomerato di editori di tutta Europa.

Papa Paolo IVE proprio i libri messi all’indice da un papa oscurantista, Paolo IV, al secolo Cardinale Carafa, un essere esaltato e talmente chiuso intellettualmente, venivano qui pubblicati. Uno degli editori che poi venne messo all’indice fu in effetti il primo a pubblicare l'”index librorum prohibitorum”, ma, assieme a questo, anche una serie di libri che apparivano in quella lista: Vincenzo Valgrisi.

indez librorum prohibitorumL’editore aveva otto figli, ma solo due di questi, il primo e l’ultimo, seguirono in seguito la sua strada, dopo che il padre dovette subire due processi, dal 1556 al 1559, per poi diventare, dopo essersi iscritto per proteggersi in qualche modo alla Confraternita del Santissimo Sacramento di S. Giuliano: le confraternite erano potenti e potevano tener testa anche agli inquisitori papalini.

Gugliolmo di OchkamTra i libri proibiti : De Monarchia di Dante Alighieri, Opera omnia di Agrippa di Nettersherim, il Talmud, l’opera omnia di Ortensio Lando. l’opera omnia di Guglielmo di Ockham, il Decamerone di Boccaccio,, etc.

Canale degli orfani a VeneziaNel 1606 la Repubblica stessa venne scomunicata, anche se nel frattempo, per colpa delle pressioni papali vennero giustiziate alcune persone considerate eretiche, tramite annegamento nel Canale degli <Orfani, così chiamato perchè qui si erano svolte numerose battaglie contro i genovesi e i pirati, sconfitti e decimati in tal numero da dare un significato a questo nome.

AgrippaUno degli eretici così giustiziati fu Padre Lupechini, un frate minorita che venne intercettato dalle spie del cardinale mentre acquistava libri considerati proibiti proprio presso il Valgrisi; Il tribunale della serenissima cercò di rinviare la pena capitale, ed il frate venne imporigionato per quattordici anni, ma tali furono le pressioni che una notte venne imbarcato su una gondola e da qui gettato nel canale.

de Monarchia di DanteLa Serenissima cercò, a scapito della scomunica , di mantenere la libertà di pensiero, di religioni e di parola, nonostante Agrippa librolo strapotere papale, e seppe, con orgoglio , pagare le conseguenze di questo ideale che l’ha resa l’unica repubblica completamente laica, aperta alle diverse culture e religioni, così moderna da essere all’avanguardia , anche per i nostri giorni!

 

 

La chiesa di S. Sebastiano a Venezia, apoteosi del Veronese, e il mito dell’Auriga!

S. SebastianoL’apoteosi di Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-1588) si può ammirare in tutto il suo slendore nella chiesa di S. Sebastiano. In questa chiesa il grande pittore lavorò in più fasi: nel 1555 per la Sacrestia con “l’Incoronazione della Madonna ” contornata dai ritratti dei quattro evangelisti; nel 1558 gli affreschi della navata centrale a soggetto agiografico per le parti centrali, contornate da Arcieri, la Sibilla, i Padri derlla Chiesa, gli Apostoli e affreschi -per quanto ne rimane – del Presbiterio;

Madonna, S. Sebastiano ed alstri santiNel 1559 la Pala d’altare Madonna, S. Sebastiano e altri Santi,  nel 1559-60 per le portelle d’organo, nel 1565 per le pareti laterali della tribuna , ancora di soggetto agiografico e martirologico.

Ma, tornando indietro nel tempo, uno dei capolavori più grandi il soffitto, per il quale il maestro ricevette INCORONAZIONE2un compenso di 240 ducati. Ultimato nel 1556 il lavoro si articola in tre tele di grosse dimensioni rappresentanti le storie di Ester: Ester condotta ad Assuero, Ester incoronata regina da ASssuero, al centro, quindi il trionfo di Mardocheo.

Il trinfo di MardoheoSecono la Bibbia Mardocheo , tutore di Ester, ricevette da re di Persia Assuero un vestito ed un cavallo in segno di ribilitazione. Nel quadro del Veronese i cavalli diventano due, uno bianco ed uno nero, entrambi scalpitanti in due direzioni divergenti; il Veronese si rifà infatti al mito platonico dell’Auriga e dei due cavaalli che trascinano il carro dell’anima verso la bellezza:” l’uno dei cavalli, dicemmo, è nobile e l’altro no “, recita Fedro (…..) ora l’uno, e cioè quello in migliore forma, è di figura diritta e snella, ha la cervice alta , le froge regali, il mantello bianco e gli occhi neri, ama la gloria temperata e pudica, ed è amico dell’opinione verace; lo si guida senza frusta, solo con l’incitamento e la ragione.

Ma l’altro corsierto ha una struttura contorta e massiccia, messa insieme non si sa come, ha forte cervice e collo tozzo, froge vili, mantello nero ed occhi chiari e sanguigni, compagno di insolenza e di vanità, peloso fino alle orecchie, sordo ed a stento dà retta alle sferzate della frusta”.

Queste tendenze antitetiche dell’uomo, così descritte da Platone sono state rappresentate dal Veronese in una scena confusa in cui è praticamente impossibile distinguere chi, tra i personaggi a cavallo o a terra sia il vinto e chi il vincitore, capolavori di interpretazioni e di colori in una chiesa splendida, una delle tante meravigliose chiese veneziane.

Uno dei più grandi cartografi del mondo: Vincenzo Maria Coronelli, grande veneziano!

Un altro dei più famosi cartografi veneziani , oltre a Frà Mauro, fu Vincenzo Maria Coronelli_Portrait_2Coronelli: nacque a Venezia il 16 Agosto 1650, terzo figlio di una famiglia numerosa. Nel 1660, decenne, venne mandato a Ravenna per imparare l’arte della xilografia, mestiere che lo aiutò immensamente per la sua crescita e per la sua fama.

Nel 1663 entrò nell’ordine francescano  dei Frati Minori Conventuali, diventando novizio nel 1665. Tutta la carriera ecclesiastica del famoso cartografo si svolse all’interno di questo ordine, e la sua carriera crebbe fino a diventare Ministro Generale nel 1701.

Atlante Veneto di CoronelliNel 1666 dopo aver sviluppato i propri studi in matematica e geografia pubblicò la sua prima opera “Calendario Perpetuo Profano”. Nel 1671 entrò nel convento di SS. Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, e nel 1672 nell’ordine del collegio San Bonaventura a Grottaferrata, vicino a Roma, dove si laureò dottore in teologia nel 1674.Successivamente si laureò anche in astronomia e matematica euclidea.

S. Maria gloriosa dei Frari di Vincenzo CoronelliDal 1678 Coronelli cominciò a lavorare nella geografia e gli vennero commissionati  i globi che rappresentavano la terra e i corpi celesti per il Duca di Parma Ranuccio II Farnese, quindi, trasferitosi a Parigi, realizzò altri globi per Luigi XIV, ad arricchire la Biblioteca della REggia di Versailles.

globi di CoronelliNel 1684 Coronelli rientrò a Venezia,Globes_de_Coronelli dove venne nominato cosmografo dell’Università della Repubblica Serenissima di Venezia, e fondò l’Accademia degli Argonauti, la prima società geografica del mondo. Alcuni dei globi originali del cartografo sono oggi conservati, oltre che al museo Correr a Venezia, presso la Biblioteca Nazionale Austriaca e in quella della Abbazia benedettina di Melk in Austria, nella biblioteca di Treviri in Germania, e due (uno terrestre ed uno celeste) si trovano presso la Pontificia Biblioteca Antoniana di Padova

globi di Coronelli 1Il grande cartografo si spense a 68 annicoronelli_1689_001_copia_2 il 9 dicembre 1718 a Venezia, lasciando a sua memoria centinaria i globi di C.di carte e manufatti all’attivo…un altro importante e famoso uomo e scienziato veneziano che ha cartografia della marca anconitanadonato incarte di coronelli tutta Europa il frutto dei suoi studi e della sua arte.

Il poliedrico e geniale Benedetto Marcello, veneziano!

benedetto_marcello.jpgFrancesco_Gasparini,_compositor.pngBenedetto Marcello nacque da una famiglia patrizia veneziana in un palazzo sul Canal Grande, a S. Marcuola il 24 luglio 1686, il padre Agostino, amante del violino, e Paola Cappello, cultrice di lettere e disegno e la cui famiglia era proprietaria del Teatro S. Angelo.

Il piccolo Benedetto compì studi letterari, per poi dedicarsi alle dottrine storiche, come attestano i suoi scritti anche in versi, mentre era inizialmente restio all’apprendimento della musica. Ma sotto la guida di Francesco Gasparini (insegnante presso la Pietà) e Antonio Lotti cambiò idea e a diciassette anni approfondì la composizione e la cembalistica.

Giovanni Pierluigi da Palestrina.jpgGiovanni_Legrenzi.jpgTeoricamentte si rifece agli scritti di Giuseppe Zarlino.Suoi modelli furono Giovanni Pierluigi da Pelestrina, Carlo Gesualdo, Claudio Monteverdi, Girolamo Frescobaldi, Giovanni Legrenzi. Nel frattempo partecipava alla vita artistica della città, in particolare come uditore e autore alle Accademie, presso il Casin dei Nobili, alle fondamente nuove.

Divenne quindi cicisbeo di una gentildonna e in quel frangente insegnò canto ad una protetta di lei, Faustina Bordoni, divenuta poi famosa teatrante. Nel 1717, a 31 anni, dette alle stampe le “Canzoni Madrigalesche ed arie da camera a due, a tre, a quattro voci, e l’anno seguente i sonetti. Verso il 1721 pubblico la clamorosa satira “Teatro alla moda”.

Dall’incontro con il musicista e linguista G.A. Giustiniani scaturì la decisione di intonare e parafrasare la traduzione di alcuni salmi. Dopo un gruppo di cinque, che piacquero molto, ne compose altri 45, curandone personalmente l’esecuzione nel Salone della Cavallerizza e sorvegliandone l’edizione integrale intitolata Estro poetico armonico a 1, 2 ,3 e 4 voci, completata in otto volumi tra il 1724 e il 1727.

Casin dei nobili.jpgUna singolarità nella composizione di parecchi salmi è la scelta di cantilene ebraiche quali perni della polivocalità, esprimendo così la natura della ecumenicità di Venezia che traeva da tutti i popoli e da tutte le religioni elementi di rinnovamento, espressione e cultura.

Nella sua vita prettamente sociale il Marcello svolse l’attività di avvocato nel 1707, ed entrò nel Maggior Consiglio. Ebbe l’onore anche di altri, numerosi incarichi ufficiali; Ufficiale della Messeta (1711), giudice dell’Esaminador(1714), ufficiale della Ternana vecchia (1715), membro della Quarantia Civil (1717), provveditore a Pola (1733) Ufficiale alla Giustizia vecchia (1735), Camerlengo a Brescia, dove morì il 24 Luglio del 1739.

Conservatorio 1.jpgconservatorio.pngE a Benedetto Marcello venne intitolato il famoso e importantissimo Conservatorio Veneziano, con sede a Palazzo Pisani       in Campo S. Stefano. Tra i tanti musicisti che tanto lustro hanno dato a questa meravigliosa città forse non è stato il più insigne o il più ispirato, ma , si sa, fra tante gemme che hanno illuminato la musica dal cinquecento in poi diventa un punto di unione , un elemento rappresentativo destinato a ricordare i musicisti e la musica di Venezia.
 

 

 

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