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Le tracce del mito di Antenore a Torcello, prima della nascita di Venezia.

1-Nave-greca.jpgGiancarlo Ligabue.jpgStoria_antica_Torcello.jpgMolto prima della nascita di Venezia la laguna era molto trafficata dalle navi di mercanti greci che a loro volta seguivano  le tracce dei propri antenati ,i Micenei.

Molte erano le tracce che testimoniavano questi viaggi, ma proprio a torcello il grande esploratore ed antropologo veneziano, Giancarlo Ligabue fece, nel 1982 delle eclatanti scoperte come reperti di vasi micenei antichi, antecedenti e di molto, museo_archeologico_1.jpgmuseoarcheologico-venezia.jpgreperto ad Adria.gifquindi, l’inizio della storia di Venezia. Ora questi preziosi reperti sono conservasti presso il Museo Archeologico di Venezia, al primo piano delle Procuratie nuove a S. Marco.

p%20Antenore%20mitico%20fondatore%20di%20Padova.jpgtroia3Big.jpgrovine-di-troia_447021.jpgTutto questo avvalora il mito di Antenore, il guerriero fuggito da Troia sconfitta assieme ai suoi compagni Enetoi (o Veneti) provenienti da Plafagoria in Asia Minore.

Il loro percorso è descritto da Virgilio nell’Eneide: Antenore, sfuggito dalle mani degli Achei partì addentrandosi nei golfi dell’Illiria, spingersi nel cuore del Regno dei Liburni, e superare la foce del Timavo. In questa terra egli fondò la città di Padova e stabilì la sede dei Troiani…qui diede il nome alla Mar Adriatico.jpgTomba di Antenore.jpgsua gente, appese le armi di Troia e qui riposa sereno nella tranquillità della pace (Eneide I 242-249).

E a Padova, in Piazza Antenore , proprio davanti al Palazzo della Provincia, c’è la tomba dell’eroe.

Seguendo quindi le medesime rotte, i greci di Siracusa decisero di fondare Adria, in una zona malsana e nebbiosa, così distante dai canoni paesaggistici e logistici a loro tanto cari, e la città divenne così importante da dare il nome al nostro meraviglioso mare (Adriatico), proprio perchè Adria era logisticamente il luogo di incontro di carovaniere provenienti dal centro Europa, ed altre in epoca protosdtorica avevano come capolinea la foce del Timavo, il caput Adriae , raggiungibile da Adria attraverso la navigazione protetta entrolagunare.

Adria.pngantica nave greca.jpgFossa filistina 1.pngNon a caso ad Adria fanno capo il canale scavato dagli Etruschi da Spina, (anche nell’epoca del primo millennio a.c le opere idrauliche costavano e non pellestrina%2024.jpgchioggia e sottomarina.pngchioggia.jpgci sarebbe stato motivo farlo se non ci fossero stati interessi economici)  quello costruito dai Greci fino alla  laguna, è la cosidetta fossa Filistina, che ha dato nome a Pellestrina, poi divenuta sotto i romani fossa Clodia, dando il nome a Chioggia.

Lo stesso generale Cleonimo, principe spartano arriva con una flotta da guerra in laguna, la riconosce perchè vede in lontananza i colles (ovvero i colli Euganei), e vi si avventura senza problemi. Solo avendola conosciuta precedentemente e apprezzandone il valore strategico ed economico, una armata greca si sarebbe avventurata con tanta dimestichezza. E ciò avveniva nel quinto secolo a.c.

Ci sono quindi tutte le premesse perchè la misteriosa, leggendaria storia della laguna di Venezia trovi finalmente puntuale riscontro.

Venezia: leonessa d’Europa ed artefice della vittoria di Lepanto

Massimiliano II d'Asburgo.jpgSelim II.jpgcornaro_regina_cipro.jpgCipro veneziana.jpgI motivi di attrito tra Venezia e Turchia divennero sempre più pesanti: il sultano Selim, una volta firmato il trattato di pace con Massimiliano II d’Asburgo, nel 1568, rivendicò la proprietà dell’isola di Cipro.

Come primo atto il Sultano imprigionò il bailo della Serenssima a Costantinopoli, Marcantonio Barbaro, e preparò ingenti Marcantonio Barbaro.jpgforze per l’assedio ed il successivo possesso del’Isola.

la sublime Porta.jpgVenezia, informata dal suo ambasciatore delle intenzioni della Sublime Porta si trovava in difficoltà ad allestire una flotta a causa di un furioso incendio all’Arsenale, nel 1569, che aveva distrutto alcune tra le più importanti strutture che servivano alla costruzione delle navi.

La lega degli Stati cristiani, formata dalla flotta spagnola, capitanata da Gian Andrea Dandolo, una pontificia capitanata da Marcantonio Colonna, e quella Marcantonio Colonna.jpgveneziana, con a capo Giuliano Zane non riuscirono a concretizzare una forze omogenea a causa delle mai sopite rivalità, a causa soprattutto degli Spagnoli, per cui l’impresa fallì prima ancora di iniziare.

famagosta_1571.jpgNel frattempo Cipro cadde, dopo un feroce assedio ed i feroci supplizi per i veneziani, e quello di Marcantonio Bragadin, di cui abbiamo già parlato, ne fu l’esempio più raccapricciante.

Una nuova Lega venne quindi promossa dal Papa Pio V, che riuniva il fiore della nobiltà europea, venne allora preparata per una nuova guerra contro i Turchi comandati da Giovanni d’Austria, fratello del re Filippo II di Spagna.

La compagine europea comprendeva l’armata veneziana, quella spagnola e quella della Santa Sede accanto agli alleati che aveva risposto all’appello di Papa Pio V: il duca di Savoia, Pio_V.jpgl’Ordine di Malta, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Genova, il duca di Urbino e quello di Parma.

mappa_lepanto.jpgsebastiano%20venier.jpgSi era così formata una delle più poderose flotte dell’epoca con duecentootto galee e un complesso di ventiseimila uomini. Oltre metà delle galee erano veneziane, al comando di Sebastiano Venier, che riuscì a convincere gli alleati ad attaccare con decisione la flotta turca nelle acque di Lepanto, presso il golfo di Patrasso e lo stretto di Corinto, in una delle più famose battaglie di tutto il secolo.

La vittoria della flotta cristiana il 7 ottobre 1571 venne ottenuta grazie a furiosi combattimenti che portarono alla distruzione della flotta nemica e numerose perdite da ambo le parti.

L’armata veneziana aveva contribuito in modo determinante alla vittoria, che suscitò una grande risonanza in tutta Europa e coronò l’attività politica di Venezia contro l’impero ottomano, dopo tanto tempo e numerosi sacrifici.

Battaglia di Lepanto 1.jpgBattaglia di Lepanto.jpgLa vittoria per la Serenissima assunse un valore  superiore a qualsiasi altra impresa militare, e vedeva così sfatata la leggenda dell’invincibilità del nemico più pericoloso che essa abbia avuto.

L’arte e la Letteratura di Venezia celebrarono a lungo la data di quella vittoria, dalla prima orazione per i nobili veneti che avevano perso la vita dello storico e politico Paolo Paruta, detta dinnanzi al doge Alvise Mocenigo, ai famosi dipinti in Palazzo Ducale, dalla costruzione della Cappella del Rosario a S. Giovanni e Paolo e a tutte le altre numerose opere sparse per la città a ricordo dell’avvenimento la cui data fu una delle più esaltanti nella Storia di Venezia.

Battaglia-di-Lepanto-1572.jpgBattaglia%20di%20Lepanto%20(Venezia-Galleria%20dell%27Accademia).jpgBattaglia di Lepanto 3.jpgWolfgang Goethe nel suo viaggio in Italia ruicorda di aver assistito a cerimonie in ricordo della battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1786. Egli vide arrivare le barche dorate a Santa Giustina, il vecchio doge, e senatori, la nobiltà negli antichi costumi della Repubblica: ” A me fuggitivo esule nordico” egli annota ” questa cerimonia fece molto piacere . Da noi, nota, dove tutte le cerimonie si svolgono in abiti succinti, dove le più importanti che si possa immaginare hanno luogo tra fucili a spalla, una cerimonia simile sarebbe fuori posto. Ma qui, questi abiti a coda e questa tranquilla solennità stanno bene”.

Con questa vittoria la Serenissima mostrò a tutti la propria potenza ed il proprio Stemma di Paolo Paruta.jpgDoge-Alvise-Mocenigo.jpggoethe.jpgpredominio nei mari, avendo finalmente sconfitto l’antico nemico e diventando l’esempio della capacità navale e potenza bellica in tutta Europa.

Il nobile veneziano Girolamo Lippomano e il suo tradimento a favore dell’invincibile armata! Triste fine di un diplomatico di valore.

palzzo-ducale-venezia.jpgGirolamo Lippomano era il terzogenito di una famiglia patrizia , e nacque a Venezia il 13 aprile 1538. Purtroppo il banco (bancogiro) del nonno omonimo era andato fallito, per cui quasi tutti i discendenti si dettero alla carriera ecclesiastica, come il padre Pietro arricchitosi con l’amministrazione della mensa vescovile di Verona, e prese dimora presso il monastero veneziano della Trinità, di cui era priore il secondogenito di nome Pietro.

Girolamo dimostrò fin da giovinetto una particolare propensione per la diplomazia, e venne affidato alle cure dell’umanista Giovan Battista Amalteo; viste le sue capacità, con qualche mese di anticipo rispetto all’età, nel 1562 venne a far parte del Senato. Grazie alle proprie capacità la sua carriera crebbe: Savio degli Ordini per il secondo semestre del 1563-1564, e poi ancora dal 1 ottobre 1565 al 31 marzo e 1 ottobre 1566, 31 marzo 15671.

ibrahim bey 1.jpgiBRAHIM bEY.jpgDon Giovanni d'Austria.jpgRiuscì, in questi suoi incarichi , a mettere in luce le proprie capacità, e durante il carnevale del 1567 fu incaricato di organizzare il soggiorno a Venezia dell’inviato turco, Ibrhaim Bey.

In seguito venne inviato come ambasciatore presso l’arciduca Carlo d’Asburgo, fratello dell’imperatore Massimiliano II. Nel frattempo alla carriera del Lippomano si pose un ostacolo: il 23 dicembre 1567 suo fratello abate di Asolo venne Carlo d'Asburgo.jpgMassimiliano-Austria.jpgcondannato al bando per l’accusa di spionaggio a favore della Santa Sede : un addebito tutt’altro che infondato e che poteva venir esteso a tutti i membri della famiglia, fautrice del partito dei “vecchi” e notoriamente incline a Roma, alla Spagna e ai Gesuiti.

Per parecchio le cronache di Venezia non si occuparono del Lippomano fino a quando non venne richiesto il suo compito il suo prezioso e delicato compito di ambasciatore presso Emanuele Filiberto di Savoia. poichè era determinante un accordo con lo stato pontificio e il regno di Spagna.

Un mese prima i Turchi avevano inviato un ultimatum alla filiberto di savoia.jpgSerenissima, chiedendo la cessione di Cipro, sicchè per Venezia era importante l’aiuto del Pontefice per creare una lega in grado di opporsi alla flotta ottomana: la reciproca diffidenza tra Spagna e Venezia fu, attraverso l’abile opera del Lippomano gestita dal duca di Savoia, la cui corte, come ambasciatore dovette abbandonare il 20 luglio 1573.

Visse praticamente la sua vita all’estero, presso le varie corti europee, svoilgendo incarichi delicati e portandoli a termine con sagacia, intelligenza e non comuni capacità diplomatiche.

venne rimpatriato ed eletto conservatore delle Leggi (14 gennaio 1585), Savio di Terraferma per i sempestri aprile-settembre-aprile dello stesso anno, proveditore sopra i Danari (9 novembre) venne inviato come ambasciatore in Spagna.
Prima di partire Girolamo fece un testamento, era il gennaio del 1586.

Filippo II di Spagna.jpgBoazio-Sir_Francis_Drake_in_Cartagena.jpgArrivò a Madrid l’11 giugno 1586, e qui rimase tre anni. Dopo Lepanto il re Filippo II guardava all’atlantico e ai suoi domini alle Antille minacciate dalle scorrerie di F, Drake.n Collaborò ed assistette alla costruzione della “invincibile armata”, ed anche alle sue sconfitte.

Il suo comportamento venne molto apprezzato dalla corte spagnola tanto che nel 1589 Filippo II donò alla Serenissima il Palazzo che sarebbe diventato la sede dell’ambasciata veneziana.

In patria l’attendeva l’ingresso tra i savi del Consiglio dei dieci per il semestre Filippo II di spoagna 2.jpgFrancis Drake.jpgfilippoII.jpgottobre 1589-marzo 1590. Partì quindi alla volta di Costantinopoli in una missione considerata tranquilla visto che l’impero ottomano era impegnato nella sua lotta contro i Tartari, ma, trascorso appena un anno dal suo insediamento venne richiamato in patria, sostituito da Lorenzo Bernardo.

Il 25 giugno 1591 Lippomano Invincibile Armata[4].jpginvincibile%20armada.jpglasciò Costantinopoli sotto l’accusa infamante  di tradimento per aver svelato segreti alla corte spagnola di Filippo II sulla tecnica e la costruzione delle navi facenti parte dell’invincibile armata: per la Serenissima questo era il delitto più grave che si potesse perpetrare verso la Repubblica.

Il giorno seguente il fratello Pietro, membro della Trinità fu bandito da Venezia, e tutta la famiglia venen trascinata nella rovina per aver passato informazioni riservate al REgno di Spagna.

sconfitta dell'invincibile armata.jpgQuando la nave che riportava in patria il Lippomano  fu in vista del porto del Lido si gettò in mare ed annegò , era il 30 agosto 1591. Così si esprimono i documenti ufficiali , ma diverse versioni propongono la terribile fine di questa oscura vicenda: Alcuni lo vogliono suicida, altri ucciso per ordini superiori, altri ancora dissero che venne imprigionato nei Piombi , torturato e riconosciuto colpevole e strangolato, quindi , per evitare ulteriori spiegazioni, buttato in maRE , simulando il suicidio.

La sua colpa fu quella di aver seguito l’idea di famiglia di seguire una politica filo-spagnola che lo indusse a favorire oltre il lecito l’operato dell’ambasciatore spagnolo a Venezia, Francisco de Vera y Aragòn.

Venezia_-_Chiesa_dei_Servi_(Portale).jpgIl suo corpo fu sepolto senza lapide nella chiesa di S. Maria dei Servi, presso le tombe degli antenati, come aveva espressamente indicato nel testamento.

 

Trame oscure ed agenti segreti di Venezia, dal medio evo al diciottesimo secolo.

palzzo-ducale-venezia.jpgconsiglio10.jpgLa Serenissima, proprio per la sua specificità, nella sua organizzazione ha sempre affidato grandissima importanza ai propri segreti: prima di tutto per quanto riguardava la costruzione delle navi, quindi agli armamenti ed infine alle politiche espansionistiche ma sopratutto dal punto di vista commerciale.

Una grandissima importanza ebbe quindi l’attività spionistica, legata naturalmente al Giacomo Casanova.jpgI servizi segreti di Venezia.jpgcontrospionaggio; gli agenti venivano definiti con i termini di spia, esploratore, confidente, ..ed anche consulente, referendario, delatore ed emissario. La prima espressione, dopo quattro secoli, di agente segreto venne coniata da Giacomo Casanova, che, come antico James Bond, si dedicò anche a questa esperienza a favore della sua Venezia, naturalmente ben remunerato, assieme a Michelangelo Bozzini e Giovanni Cattaneo.

Le delazioni hanno fatto parte di questo sistema, ma, attraverso le boche de leon non Bocca_di_leone_02.jpgbocca-leone-chiesa-san-martino.JPGvennero accettate così, incondizionatamente, ma attentamente vagliate: per cui se si ebbero processi questi furono supportati da testimonianze vere, comprovate, per cui a possibili condanne (a morte) vi furono anche diverse assoluzioni.

La Spagna fu lo stato che cercò di inserire le proprie spie, o di corrompere dal punto di vista ideologico o anche soltanto vilmente per denaro. baili, nobili o viaggiatori corrotti o resi corruttibili da inganni e conseguenti ricatti.

Tra i casi spinistici più famosi, quello più imnportante e cupo fu quello relativo al nobile Girolamo Lippomano alla fine del 1500, e poi Angelo Badoer e Girolamo Grimani.

immagine di rapporto di Missier grande.jpgbaili veneziani.jpgComunque determinanate per il funzionamento di questi “servizi” vi fu la fattiva collaborazione dell’apparato dello stato  e dei cittadini, e rievoca un originale metodo di comunicazione tra governo e sudditi: “il memoriale sottoscritto personalmente o da terza persona per conto dell’interessato che un privato cittadino presentava al Consiglio dei Dieci (nel caso di privilegi industriali anche al Senato) su una materia rilevante importanza per lo Stato e richiamava l’attenzione, inoltre, su una figura poco conosciuta nella storia di Venezia: quella del Capitan Grande o Missier Grande, cioè il capo degli sbirri alle dirette dipendenze del Consiglio dei Dieci, una sorta di coordinatore dell’attività dei confidenti o degli informatori ( una sorta di capo della CIA) , A questo si aggiungeva l’attività spionistica all’estero  dei diplomatici veneziani, documentate, che spesso si svolgevano alle dirette dipendenze del Consiglio dei Dieci.

consiglioX_01.jpgcrittografia e decifrazioni.jpgEd in questo ambito si ebbe la nascita e l’evoluzione di codici segreti e della scrittura cifrata, vero a proprio inizio della crittografia moderna.

La sopravvivenza di Venezia, la sua natura di Stato esposto, proprio attraverso la sua peculiarità di Repubblica legata per la sua vita, la sua espansione e la sua essenza alla crittografia medievale.jpgcrittografia.jpgcrittografia08.gifconoscenza delle strategie di altri Stati amici ma al contempo rivali , era legata al segreto, alla conoscenza dei segreti altrui ed alla previsione delle mosse politiche e strategiche degli altri paesi europei, senza far trapelare le proprie evoluzioni tecnologiche e quelle diplomatiche!

 

 

 

Apr 10, 2012 - Alchimia, Esoterismo, Personaggi    No Comments

Gli incontri tra Casanova e Cagliostro

Giacomo Casanova, la Marchesa d’Ufrè ed il Conte di Saint Germain si incontrarono alcune volte a Parigi, e più approfonditamente  ad un pranzo, pochi giorni . La marchesa asseriva di avere al collo una calamita, e che il Saint Germain avrebbe notevolmente aumentato la potenza di attrazione dell’oggetto.

Casanova , scherzando, disse che voleva scommettere contro questa ipotesi, al che la Marchesa, assai turbata gli raccomandò di non fare più discorsi di quel tipo perchè effettivamente il Conte era un mago, vero.

314746701_a859963899_m.jpgCasanova ritornò a Venezia, ma la sua fama lo precedette. Era mal visto dalla chiesa, lo si accusava sotto, sotto,  di eresia, e la sua appartenenza alla massoneria egizia, i libri che scriveva, il suo atteggiamento sempre libertino nei confronti delle donne lo portarono purtroppo all’arresto, e alla sua prigionia ai Piombi.

Dopo nemmeno un anno ecco che riuscì a fuggire, non spiega come, ma riuscì a fuggire da una prigione praticamente ermetica.

Ed ecco che, durante il suo peregrinare all’estero,dopo una visita alla Sacra Sindone, fece un incontro altrettanto importante: nel 1769 in una locanda di Aix en Provence conobbe una coppia.il marito Giuseppe Balsamo, la moglie, una bellissima giovane di nome Lorenza Serafini Feliciani, che provenivano da un pellegrinaggio dal Santuario di Campostela.

imagesCA2CSSO0.jpgGiuseppe Balsamo, rinominatosi Alessandro Conte di Cagliostro nacque a Palermo il 2 giugno 1743. Rimase quasi subito orfano, per venne rinchiuso in un Istituto per orfani, retto dagli Scolopi dove studiò e poi fuggì. I parenti pensando bene di fargli imparare un mestiere, nel 1756 lo affidarono al Convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone.

Nel monastero a cui era annesso un ospedale si interessò alle erbe medicamentose, alle tisane, a tutto ciò che poteva aiutare la gente a guarire.

Dal convento fuggì a Messina dove conobbe un certo Albatas,di cui  non si conosce la nazionalità, il quale, avendo avuto a che fare con la Massoneria Egizia, lo introdusse, nel 1766, nell’Ordine di Malta.

Nel 1768 conobbe a Roma Lorenza Serafini Feliciani, che sposò il 21 Aprile 1768.

imagesCALZZO8R.jpgimagesCA8I8CEW.jpgimagesCAH5AFXS.jpgCasanova e la coppia, pomposamente annunciata come Conte di Cagliostro e moglie si ritrovarono a Venezia nel giugno del 1778, il primo ancora in odore di eresia, il secondo già considerato in qualche modo uno stregone, un mago.

Giacomo Casanova fece per loro da guida alla città, si riunirono per esperimenti magici, esoterici, facevano parte, almeno i due alchimisti, di un mondo che era il loro, era parte comune, l’appartenenza ai Rosacroce, quella alla Massoneria Egizia, e quella ai Cavalieri dell’Ordine di Malta.

E a Venezia continuano ad esistere le sedi di tutti questi Ordini, senza problemi, con targhe davanti alla porta, con siti, che tutti voi potete conoscere, con realtà che
continuano a sussistere.imagesCA7CLPO1.jpg Comunque, il povero  Balsamo o conte di Cagliostro, come si vuole, per effetto della sua fama, ma anche a causa della denuncia della moglie, venne imprigionato nella Rocca di S. Leo, dove morì, disperato, il 26 Agosto 1795.

 

 

Carlo Goldoni e Carlo Gozzi: due grandi autori in eterna polemica, espressioni diverse del Teatro Veneziano.

220px-Carlo_Goldoni.jpgdell'abate Chiari.jpglibro dell'abate chiari.jpgCarlo Goldoni, il “narratore” della Venezia settecentesca fu molto amato ed apprezzato dal pubblico e da altri artisti famosissimi dell’epoca, come Goethe, ma venne bersagliato da critiche e da polemiche prima da parte dell’abate Chiari, modesto letterato convinto, a torto, del proprio valore, ed in seguito da Carlo Gozzi.

Bisogna considerare che all’epoca bmarcello.jpgil teatro a Venezia era vivo e si collegava in modo determinantre alla vita della Società del tempo: basta pensare al sottotitolo del “Teatro alla moda” di Benedetto Marcello per considerare il gran numero di persone che vi lavoravano “Metodo facile, sicuro per ben comporre, ed eseguire Opere italiane in  musica all’uso moderno, nel quale si danno avvertimenti utili e necessari a Poeti, , Compositori di Musica, musici dell’uno e dell’altro sesso , Impresari, Suonatori, ingegneri, pittori di scene, parti buffe, Sarti, Paggi, Comparse, suggeritori, copisti, protettori e Madri di virtuose, ed altre persone appertenenti al Teatro”.

Tutti questi consigli sono dati in tono ironico all’epoca del libro del 1721 e illuminano una zona della vita veneziana del tempo che trova corrispondenze precise nella vita sociale e artistica un pò comune alla situazione del Teatro italiano del 700.

i rusteghi.jpgla triologia della villeggiatura.jpgLe Baruffe chiozzotte.jpgPer Goldoni la polemica si inasprisce negli anni in cui compie alcuni suoi capolavori come ” I Rusteghi”, ” Le smanie per la villeggiatura”, ” Sior Todaro Brontolon”, ” Le Baruffe Chiozzotte”, dal 1760 al 1762, anni nei quali viene dato un riconoscimento sempre più ampio della sua arte comica.

Carlo Gozzi.jpgIl Conte Carlo Gozzi, uomo legato al passato critica e disprezza le opere di Goldoni perchè nella sua natura di conservatore ritiene , che la struttura sociale in cui viene ambientata l’opera del suo rivale non sia più quella della Repubblica di Venezia, non tanto come riforma teatrale la peculiarità delle opere di Goldoni, qwuanto un preavvertimento della precarietà del mondo che lo circondava, la sofferta sensazione di disgregamento d’un sistema di vita che testimoniava nella seconda metà del settecento i segni del declino della Serenissima.

Il Gozzi, nei suoi lavori letterari, è dotato di ironia e ama il mordente della satira, e mentre può trovare un facile bersaglio nelle modeste opere dell’Abate Chiari, non può criticare così Carlo_Goldoni.jpgCmpiello del Goldoni.jpgapertamente ed aspramente l’arte di Goldoni, che aveva invece resi sempre più corali i nessi compositi delle sue commedie, fino al capolavoro “Le baruffe Chiozzotte”, in una cerchia popolare e borghese.

Il nuovo teatro, secondo Gozzi, aveva tradito le invenzioni di fantasia e quell’anelito di evasione che erano sempre stati ansiosamente ricercate negli spettacoli di creazione Veneziana, specie nell’opera lirica, che di adattavano perfettamente a quella suggestione poetica e favolistica, cercando di ottenere l’illusione teatrale di indirizzo elegiaco ed arcadico.

Carlo Gozzi opere.jpgl'amore delle tre melarance 1.jpgProkopfiev.jpgE’ questa l’espressione precisa dei lavori di Carlo Gozzi: il teatro di fiaba come l’amore delle tre melarance” e “Turandot”porta il pubblico in un mondo ironico, divertente, sul filo della commedia dell’arte, delle maschere, della rappresentazione di un Turandot 1.jpgTurandot.jpgpuccinigiacomo.jpgOriente favoloso e di una comicità che si libera del realismo quotidiano, mentre da Ruzzante a Goldoni le commedie riflettono saldamente la realtà e portano il timbro della voce del popolo.

“Turandot” venne rappresentata a Venezia nel 1762, fu tradotta in tedesco da Sciller e messa in scena al teatro di Weimar da Goethe (che molto ammirava Gozzi) Nel novecento venne musicata da Ferruccio Busoni, ed infine Giacomo Puccini espresse uno dei suoi massimi capolavori.

“L’amore delle tre melarance”, rappresentata nel 1761 al Teatro S. Samuele, venne musicata nel 1921 da Serghey Prokofiev, con un adattamento del libretto fatto dallo stesso musicista.

Goethe.jpgGoethe racconta dettagliatamente del suo incontro con il teatro veneziano, con le opere ed i balletti. L’incontro che il poeta ricorda con più entusiasmo è quello con “Le baruffe chiozzotte” di Goldoni, la sera del 10 ottobre rappresentata al Teatro S. Luca dalla compagnia di Antonio Sacchi: ” Non ho mai assistito, dice Goethe, in vita mia ad un’esplosione di giubilo come quella cui si è abbandonato il pubblico a vedersi riprodotto con tanta naturalezza. E’ stato un continuo ridere di pazza gioia dal principio alla fine”.

In seguito a Roma il poeta tedesco ebbe modo di assistere alla rappresentazione della “Locandiera”: ” anche qui la base su cui si regge lo spettacolo è il pubblico; gli spettatori sono a loro volta attori e così la folla si fonde completamente con lo spettacolo”.

l'ultima sera di Carnevale.jpgCarlo  Goldoni 2.jpgPurtroppo, amareggiato dalle polemiche il più amato dei commediografi Veneziani, voce del popolo decise di trasferirsi a Parigi, e lasciò al suo pubblico come congedo la figura allegorica nella sua opera d’addio ” Una delle ultime sere di Carnevale”. ” Anzoletto, disegnatore per ricami chiamato in Russia da suoi clienti, e non è tanto una venatura di nostalgia preventiva, di commozione aperta, quanto la maniera con cui si concreta in una scena festosa e variopinta, in una cena di ultima sera di carnevale, e dunque non in forme patetiche, ma in un rinnovato omaggio alla vitalità sderena di una società attiva e fiduciosa, in una replicata prova della simpatia poetica del Goldoni per il suo mondo più vero” ( W. Binni in Storia della letteratura italiana – il Settecento- Milano 1968).
 

 

I ciarlatani a Venezia

ciarlatani.jpgciarlatani 0.jpgNella Venezia cinquecentesca iniziò il fenomeno dei ciarlatani, che dilagò poi in tutta Italia, e chiamati in dialetto: “monta in banco”. Il termine di ciarlatano, un misto di di imbroglione, medico-stregone, venditore di polveri magici, elisir, curatore e espositore di mostri.

Il termine “ciarlatano” nasce dal paese in cui per la prima volta si è creata questa professione: Cerreto di Spoleto: l’Accademia ciarlatano_09.jpgIl casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgil re dei ciarlatani del Longhi.jpgdella Crusca così definì nel 1612 questa categoria come:” coloro che per le piazze spacciano unguenti od altre medicine, cavano i denti e fanno giochi di mano che comunemente dicesi Ciarlatani ..da Cerreto, paese dell’Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro”.

Sull’argomento vennero composte alcune opere come ” ciarlatani_pag75a_l.gifciarlatano_16.jpgSpeculum Cerretanorum”di Teseo Pini e il ” vagabondo ovvero sferza de i vagabondi” di Raffaelel Frianoiro. Cipriano Piccolopasso così descrisse: “esercitano questi uomini d’andar pel mondo vendendo il Zafferame, il pepe et altre spezierie, coralli come anco una certa sorte d’herba che chiamano corallina, qual, ridotta in polvere vendono per dar ai putti per scacciar i vermi…non si dilettano, pare a me , nè d’armi nè di lettere , si ben d’andar per biri …….quel costume che hanno di andare a torno accattando e cialtronando”.

Anche Macchiavelli utilizzò il termine “Cerretano” come sinonimo di medico ciarlatano nella sua famosa commedia ” la Mandragola”.

ciarlatano01.jpgciarlatano05.jpgA i ciarlatani in piazzetta.jpgVenezia i ciarlatani salivano su un palco, e , accompagnati da danzatori e giocolieri, iniziavano a declamare le virtù prodigiose di unguenti, elisir, creme, polveri, cerotti, sciroppi, acque di bellezza ed altro. Nella Piazza più famosa d’Europa ( Piazza San Marco) si davano quindi appuntamento diversi di questi personaggi, e che sono rimasti nella memoria della città per la loro dialettica
 e la capacità di convinzione: Il Cieco da Forlì, Zan della Vigna, Mastro Paolo di Arezzo, il Moretto da Bologna, l’Alfier Lombardo ( Giuseppe Colombani da Parma)cavadenti, Monsù Guascon,  mestro Leone       , ma tutti i suoi preparati e i suoi elisir nulla valsero contro la pestilenza del 1576 che se lo portò via assieme alla moglie .

ciarlatani in Piazza.jpgUno degli oggetti per cui rimase famoso il suo banchetto fu la carcassa di un pesce, opportunamente essiccato e ripiegato, che acquistò un orribile aspetto e che venne spacciato come un terribile e orrido mostro.   

 

La breve luce brillante di Marietta Robusti: la Tintoretta!

0211_autoritratte_int1G.jpg220px-Tintoretto_-_Self-Portrait_as_a_Young_Man.jpgNel novero delle innumerevoli donne notevoli figlie della Serenissima, legate alla politica, alla pittura, alla letteratura, musica e all’arte in genere, lascia la scia quasi di una “cometa” brillante, fulgida ma presto scomparsa, Marietta Robusti, detta ” la Tintoretta”.

Figlia illegittima del famoso Jacopo Robusti (il Tintoretto), nacque a Venezia (la data non è certa, nel 1554 o nel 1560). Il talento pittorico era scritto nei suoi geni, nondimeno assorbì tutto sull’arte del padre, ancora piccolina, quando il Tintoretto, che con la figlia ebbe una rapporto quasi simbiotico di profondo amore e stima, la portò ancora piccolissima nel suo studio, si dice vestita con abiti maschili.

autoritratto della -tintoretta.jpgautoritratto.jpgCrescendo si dedicò ed eccelse anche nella musica e nel canto, esprimendo così un’artisticità poliedrica che la accomunò ad altre artiste veneziane, come ad esempio Rosalba Carriera. Certo Venezia era la fucina dell’arte, l’humus giusto per esaltare le capacità non solo maschili ma anche e forse sopratutto femminili in questo settore.

Crescendo ” la Tintoretta” divenne famosa presso la società veneziana ed i suoi nobili, che consideravano un privilegio farsi ritrarre dalla maestria di questa artista. Sicuramente collaborò il vecchio e il giovane.jpgalla realizzazione di alcuni quadri paterni, visto che Marietta aveva così assorbito la pittura paterna da poter rivaleggiare con lui.

Purtroppo però delle sue opere ci rimane “Il ritratto del giovane e il vecchio”, talmente vicino allo stile paterno  da rivaleggiarne come potenza, stile e profondità. Anche i suoi autoritratti, uno dei quali la ritrae con uno spartito in mano ed una spinetta accanto, (un modo di rappresentare sè stessa e le sue inclinazioni).

La sua arte venne apprezzata anche da corti Straniere come quella di Filippo II di Spagna e di Massimiliano II d’Austria, che la invitarono a lavorare presso quei regni, ma l’attaccamento quasi morboso che la legava al padre la convinse a non allontanarsi da Venezia.

ritratto di donna.pngautoritratto tintoretta.pngSi sposò con un gioielliere, Marco d’Agusta, da cui ebbe un figlio, Giacometto, la cui morte ad appena undici mesi la lasciò distrutta e senza alcuna velleità artistica. Si spense nel 1590, e venne sepolta nella meravigliosa chiesa °Gotica della Madonna dell’Orto, dove, dopo alcuni anni venne tumulato anche il padre, ormai vecchio…rimasti uniti così anche dopo la morte.

Storia struggente di un’artista di rare qualità, di una donna bella, intelligente e ricca di qualità che dovrebbe comunque essere ricordata un pò di più, ad onore delle donne veneziane, di tutte le donne che cercano di capire ed apprendere avidamente quanto di bello fa parte della ritratto della figlia Marietta del Tintoretto.pngTintoretto autoritratto.jpgMadonna dell'orto 1.jpgcultura, della bellezza e delle risorse che appartengono a qualsiasi donna!

 

La vera maschera veneziana: Pantalon dei bisognosi!

pangtalone 1.jpgpantalon.jpgLa vera maschera veneziana, una delle più eleganti è quella di Pantalone: un berretto di lana alla greca, una giubba rossa, brache corte con una cintura da cui pende o una spada o una borsa; lo copre un mantello nero , spesso foderato di rosso , calze, babbucce alla turca con la punta solelvata, e la maschera che gli copre il viso ha un naso adunco, sopracciglia folte ed un pizzetto al mento.

Viene chiamato anche “Pantalon de bisognosi ” , (i bisognosi erano i poveri che vivevano dell’assistenza pubblica della Serenissima), ma le sue caratteristiche vengono definite come un vecchio avido, avaro e tirchio, ma anche in qualche modo un misto tra il misogino e il vecchio che  si innamora perdutamente di qualche fanciulla.che a sua volta è fidanzata con un uomo giovane ed appassionato..e Goldoni ci ricorda nelle sue commedie le sue velleità d’amore verso quelle che invece erano innamorate dei suoi figli.

pantalone 2.jpgSembra che l’immagine della maschera si rifacesse a dei personaggi ebrei, che prestavano denaro ad armatori per finanziae e noleggiare equipaggi e merci; per farsi riconoscere essi portavano un’asta con sopra l’immagine di un leone che veniva piantata nei pressi dei banchi da loro gestiti in Campo San Giacometo: da pianta leone a Pantalone.

Altra versione è quella descritta dal Gevembroch che fa risalire l’origine del  nome dal greco ” panda leonda” che significa ” potente in tutte le cose”.

Nelle commedie veneziane appare sempre un pò misogino, brontolone, attento al denaro, ma anche appassionatamente legato alla propria famiglia o perennemente innamorato, non ricambiato, ma con una timidezza, una sconsolata solitudine che lo rendono un personaggio malinconico e in qualche modo dolce.

E, pogtenza dell’arte,  questo personaggio rimase addosso ad un attore, tale Giambattista Garelli che si calò talmente nella parte  da rimanerne intrappolato per tutta la vita, e per questo e in questo ruolo egli venne stipendiato annualmente dalla famiglia Vendramin perchè  non abbandonasse mai il teatro di S. pantalone 3.jpgpane.gifSalvadore.

Se ricordiamo che il Santo protettore dei mercanti veneziani è S. Pantalon possiamo capire il perchè questa maschera sia l’immagine vera di una categoria, di una classe che fece di Venezia la leonessa d’Europa, la grande Serenissima!!!

 

 

L’affascinante e dissoluto mondo di Giacomo Casanova: il gioco d’azzardo!

Casanova.jpgridotto a Venezia.jpggiocatori.jpgDalla seconda metà del 1400 nacque a Venezia, nei suoi Casinò o ridotti, uno dei primi giochi d’azzardo, discendenti dal “biribiss”, un misto della lotteria e della roulette , e chiamato “basseta”; questo era un gioco il%20gioco.jpgcarte da Faraone.jpgestremamente d’azzardo, in cui venivano utilizzate cinque carte “italiane”, e lo scopo era di indovinare l’uscita delle successive carte tra  più basse o giocatrici.jpgpiù alte. Si racconta che tale gioco venne poi portato in Francia dall’ambasciatore della Serenissima Giulio Ascanio Giustiniani nel 1674, per poi dilagare in tutta Europa.

A Venezia, culla delle case da gioco valeva il detto: al mattino una messeta, dopo pranzo una basseta, dopo cena una donneta! ( messa, bisca e amante). Questo divenne lo spirito e la consuetudine della Serenissima nel 1700, gli anni di Giacomo Casanova, giocatore incallito e inventore del gioco del lotto ridotto del Guardi.jpgCasanova 1.jpg     che venne divulgato in tutta Europa.
In ogni Ridotto, in ogni gondola coperta dal suo felze e attigua in laguna ad altre gondole venivano fatte puntate su numeri, su carte in raduni concordati per coltivare questa abitudine che faceva parte delle abitudini e delle “febbri” dei veneziani, abbienti o no, che vivevano queste consuetudini coltivando speranze di vincita.

Giacomo Casanova stesso testimonia nelle sue memorie la consuetudine al gioco del “Faraone” , in gioco d'azzardo.jpgRidotto_pietro_longhi_Venezia.jpgcui , rispetto ad un numero illimitato di giocatori uno teneva il banco ed in base alle sue carte c’era chi poteva vincere e chi no!  naturalmente tutto ciò era soggetto ad imbrogli e all’opera di bari, ma la vertigine della giocata era molto, molto più forte!.

E’ suggestivo raccogliere le testimonianze di giocatori di così alto livello come appunto Giacomo Casanova, personaggi assai discutibili, fCasanova-1.jpgurbi, disincantati..abituati ad affrontare il destino, ad affrontare le conseguenze del proprio spirito distaccato ed avventuroso…………in un’epoca in cui i costumi erano molto liberi e una notte passata a giocare diventava il divertimento consueto dei nobili ed anche delle corti europee!