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Apr 24, 2010 - Chiese, Leggende, Personaggi    2 Comments

San Marco a Venezia: i Tetrarchi e gli improbabili ladroni

San Marco - I tetrarchi e Pilastri Acritani.jpgNella parte di Piazza San Marco che dà sul Bacino viene rappresentata la forza e la potenza di Venezia: a parte le colonne di Marco e Todaro, emergono, nella loro singolarità i pilastri acritani, e nell’angolo della Basilica di San Marco, che internamente racchiude il Tesoro di San Marco c’è una statua  in porfido rosso egiziano raffigurante quattro personaggi, due su un angolo e due sull’altro : un elemento della coppia posa la sua mano sulla spalla destra dell’altro, con un gesto di protezione: le figure sono riccamente decorate e ricoperte da un ampio mantello sorretto da una fibbia  sulla spalla destra, e recano dei bassi copricapi calati sulla fronte.

La mano sinistra posata sull’elsa della spada: il materiale utilizzato, dedicato in genere alla raffigurazione di dei o di imperatori e loro familiari ed i volti solenni fanno immaginare immediatamente a personaggi imperiali: si tratta dei Tetrarchi.

galerio.jpgNiocomedia.jpgdiocleziano.jpgTetrarchia, derivante dal greco tettares (quattro) e àrchein (governare) è una forma di governo risalente all’antica Grecia, e consiste nella divisione del territtorio in quattro parti, ognuna retta da un amministratore distinto.

Senza essere riusciti ancora a chiarire il mistero della primitiva provenienza di questa statua, gli studiosi hanno riconosciuto nei quattro personaggi i quattro tetrarchi che nel 293 d.c. governarono l’impero d’Oriente:

Diocleziano (Augusto) controllava le province orientali e l’Egitto ( capitale Nicomedia)
Massimiano.jpggalerio_costanzo.jpgSirmio.jpgGalerio (Cesare) le province balcaniche ( capitale Sirmio)
Massimiano (Augusto) governava l’Italia e l’Africa Settentrionale (capitale Milano)
Costanzo Cloro era governatore della Spagna, la Gallia e la Britannia (capitale Treviri).

Nell’immagine quindi del blocco di porfido incastonato Costanzo Cloro.jpgall’esterno della Basilica di San Marco, ecco che Diocleziano pone la sua mano sulla spalla destra di Galerio, e Massimiano su quella di Costanzo Cloro.

Il complesso è perfettamente integro, a parte il piede e la caviglia sinistra della figura posta all’estrema destra del gruppo, che venne ovviata con l’aggiunta di porfido rosa; nel 1965, a seguito degli scavi condotti da archeologi tedeschi e turchi venne ritrovato, nei pressi dell’antica piazza di Philadelphion a Istambul il piede sinistro andato perduto.

Nelle antiche leggende veneziane invece si narra che quattro ladroni, nottetempo, cercavano di rubare il tesoro di San Marco, ma il Santo, vigile e protettore, cogliendoli sul fatto li fulminò all’istante, proprio nel posto esatto dove cercavano di trafugare i preziosi, e lì rimasero, a perenne monito.

I Tetrarchi.jpgNaturalmente la leggenda è frutto dello spirito disincantato ed ironico dei veneziani, che trovano sempre motivo per sorridere, e per rendere leggera e viva, anche con un tocco di malizia, questa città che è leggera e viva, oltre che ad essere uno scrigno che racchiude opere preziose e memorabili.
 

 

Apr 18, 2010 - Alchimia, Esoterismo, Personaggi    No Comments

Lo Strano caso di Giulio Camillo Delminio e “l’idea di Theatro”

Giulio Camillo Delminio.jpgNato a Portogruaro, ma figlio culturale di Venezia e delle personalità che in quell’epoca rendevano vivo il pensiero umanistico – filosofico, di questa città, e grande cultore di studi ebraici, compresa la Cabala che grande importanza portò alle sue ricerche, Giulio Camillo Delminio nacque nel 1480, in una famiglia benestante.

La sua figura, una volta cresciuto, divenne controversa prima di tutto per le sue vanterie (narrava di enormi patrimoni e possedimenti), ma anche fisicamente obeso, lento, e amava tutti i piaceri della vita: mangiare e la compagnia delle donne.

Palazzo Contarini.jpgBernardo%20di%20Chiaravalle.jpgIL suo faro, una volta cresciuto, divenne appunto Venezia, e li divenne discepolo di Niccolò Dolfin, grande umanista che ebbe l’onore di poter trascrivere alcuni codici che riguardavano gli affari del Monastero di Cereto, riferito a S. Bernardo da Crema, conosciuti come il ” Codice Dolfin” e le cui proprietà vennero acquisite dal Dolfin , dopo che nel 1570 divenne parte della congregazione dei Cistercensi al seguito di Bernardo di Chiaravalle; Successivamente tali codici vennero denominati  di ” Cà Contarini” ( Venezia) poichè qui vennero consegnati dopo diverse vicissitudini.

A Venezia, oltre che Pietro l’Aretino  conobbe anche Erasmo da Rotterdam, che divenne suo grande estimatore e solidale: nel frattempo studiava con impegno la religione ebraica e la cabala.

Legato a gruppi alchemici dentro di sè sentì crescere prima un abbozzo, quindi un’idea “fantastica”, a cui dette il via un episodio che riguarda una sua passeggiata assieme a Giuseppe Betussi, anch’egli veneziano di adozione, e grande amico di Boccaccio che sostenne nella sua iniziativa intellettuale e culturale per l’emancipazione della donna, in tutti i sensi: donna rotterdam.jpgBetussi sostenitore di Boccaccio.jpgche poteva amare, studiare, scrivere…quello che poi furono le cortigiane oneste a Venezia: in quella passeggiata appunto accadde che un leone, fuggito dalla sua gabbia si fece incontro ai due uomini: il Betussi, agile e veloce, fuggì non appena lo vide, ma Delminio, grasso e lento si fermò, e si narra che non solo il leone gli si avvicinò tranquillamente, ma anche che egli ebbe l’ardire di carezzargli la criniera.

Da questo episodio però Giulio Camillo trasse una conclusione: egli era un mago solare, in grado di ammansire gli animali per le sue virtù solari..e questo venne riportato nel suo saggio – progetto della sua opera più importante, che perseguì tutta la vita: ” L’Idea del Theatro”.

Si dice che lo scrisse sotto l’influsso di riti esoterici, in sette notti, aiutato dal suo fedele amico di Girolamo Muzio.jpgtutta una vita: Girolamo Muzio, scrittore e poeta padovano.

Il progetto dell’Idea del Theatro si basa sull’idea di evocare e possedere tutta la sapienza umana. E’ chiamato anche il Theatro della Memoria, ed era strutturalmente concepito come un teatro in legno, regolato nelle sue misure secondo l’impostazione classica di Vitruvio ( de divina proportione), con sette ordini orizzontali (gradi) solcati da sette corsie o “colonne” o “porte”. Questa organizzazione avrebbe permesso di incasellare tutto lo scibile umano in una griglia di 49 caselle o luoghi ognuna delle quali identificata in una figura desunta dal mito, dalle arti figurative, dalle imprese cavalleresche, come suggeriva la mnemnotecnica.

sefiroth 1.gifcamillo1.gifbiografia.jpgMa la struttura del teatro rifletteva anche una concezione simbolico-spaziale del cosmo (neoplatonismo) nella quale confluivano gran parte dei filoni significativi del pensiero cinquecentesco, dall’ermestismo all’astrologia, fino alla cabala.

Facevano parte di queste sezioni dell’ogniscienza anche i pianeti, sette ( Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno e Venere) a cui erano abbinate sette “sefiroth”, alcune delle forme con cui Dio poteva comunicare con gli uomini.

Altri elementi importanti erano ” Il Convivio”, l’Antro, Gorgoni, Pasife, Talari e Prometeo.
In questo ipotetico teatro lo spettatore, cioè colui che voleva attingere all’umana sapienza doveva stare nel palco, mentre il contenuto della sapienza assoluta sarebbe stata in platea.

Sefiroth.gifcamillo.jpgUomo strordinario, dibattuto, osannato e deriso, ma con idee all’avanguardia e grande precursore di evoluzione e nello stesso tempo della cultura della memoria, morì, dopo aver  stragoduto della vita e dei suoi piaceri, anche se sempre più deluso di non essere stato finanziato in questo suo “fantastico” progetto , nel 1544.

Anch’egli figlio della libertà di pensiero di Venezia, degli scambi assolutamente unici di idee che qui si potevano svolgere, non è molto ricordato, ma comunque ha dato e continua a dar lustro a questa città – Repubblica che della Cultura ha fatto e continua a fare un suo vanto.

Vivaldi e la sua Venezia

17 1.jpgSplendore, decadenza, erotismo e santità, ecco il fascino che produce una società quando ha ormai alle proprie spalle il proprio apice è indiscutibile.

L’Europa aveva giù concluso i suoi giochi, ed il Leone di S. Marco era uscito ridimensionato.Ma quanto orgoglio, quanta astuzia politica e quanta voglia di vivere per le calli della Serenissima!

La raffinata costituzione politica, le ferme prese di posizione contro le brame del Papa, le battagle eroiche vinte contro l’impero Ottomano ed un fiorire splendido delle arti, svaghi e passioni  rendono la Venezia di quegli anni unica, irrinunciabile.

imagesCAERLR6J.jpg17.jpgI fremiti che scorrevano tra calli e campielli donavano un’atmosfera  dove il vizio si mescolava alla fede, dove il gioco era praticato con passione, così come l’amore per le cortigiane, e le composizioni musicali assecondavano il gusto di ogni ceto sociale.

17 3.jpgNel 1740 sommando locande, botteghe del caffè ed osterie arrivavano a seimila circa, per cui gioia di vivere, voglia di godere dei piaceri della vita, della socializzazione e degli incontri.

Cà Rezzonico.jpgCà Pesaro.jpgSan Stae.jpgAnche dal punto di vista architettonico la città si arricchì di altre imponenti opere: S. Rocco, S. Vidal, S. Tomà, le facciate dei Gesuiti di S. Stae, Cà Pesaro, Cà Rezzonico, la nuova pavimentazione di San Rocco.jpgPiazza S. Marco.

imagesCAN3NK4N.jpgimages.jpgQuesta era la città ai tempi di Antonio Vivaldi, colonna sonora di queste penombre, di questo bisbigliare tra le calli, dell’amoreggiare nelle gondole coperte, delle feste con le dame ingioiellate e imagesCABS684P.jpgabbondantemente scollate.

Nato a Venezia il 4 marzo del 1679, avviato allo studio del violino dal padre (morì a Vienna il 28 luglio 1741), gracile e sofferente d’asma, i capelli rossi, era un prete anomalo, con una smisurata foga compositiva e non propriamente in odore di castità.

Ma Venezia concedeva questo ed altro, per un certo periodo anche Casanova divenne parte del Clero, per cui esisteva la massima libertà, anche se una parte degli esponenti della chiesa si lamentavano per la troppa improntitudine dei più libertini.

1700 1.jpgAnche il rapporto con l’altro sesso era molto particolare per i veneziani, in città si amoreggiava praticamente ovunque, e durante il carnevale che iniziava il 26 dicembre e finiva il martedì grasso, con l’aiuto della Bauta andavano bene anche calli e campielli.

Come stupirsi quindi se Vivaldi, che celebrò soltanto una messa, si accompagnava ad un’amante, forse a due.

Era nei teatri che la vita artistica e musicale toccava i vertici per qualità, livello del pubblico, assoluta notorietà. Disse Rousseau che era impossibile sentir cantare come a Venezia.

San Moisè.jpgTeatro Malibran.jpg1700 2.jpgSan Samuele, San Giovanni Crisostomo (l’attuale Malibran), San Cassiano, S. Angelo, San Moisè erano i nomi dei Teratri più famosi di Venezia. Quando iniziava la Stagione operistica di Venezia, che coincideva con il Carnevale, se ne avevano echi in tutta Europa.

Teatro S. Angelo.jpgE fu al Teatro S. Angelo che Vivaldi debuttò comer autore dell'”Orlando finto pazzo” nel 1714, la sua prima opera veneziana, e collaborò molto sporadicamente con il San Samuele e il San Moisè.

Ogni sera si eseguivano concerti, nei palazzi e nelle chiese, anche nella Basilica di San Marco, che ospitava nella cappella Monteverdi.jpgdel Doge la Schola Cantorum, massima istituzione musicale che vantava tra i suoi componenti  i due Gabrieli e Claudio Monteverdi.
A questo proposito è bene ricordare che il governo era rigorosamente laico, e che la Basilica di S. Marco divenne cattedrale di Venezia solo alla caduta di questo sistema politico. Una situazione che incentivò il mecenatismo di stato che era attivo a Venezia fin dal Medio evo.

Delle famose, straordinarie artiste ” le Putte ” di Vivaldi parleremo la prossima volta.

 

 

 

 

 

I fratelli Zeno ed il Tesoro dei Templari

200px-Giovanni_Battista_Tiepolo_The_Apotheosis_of_Admiral_Vettor_Pisani.jpgTra i grandi navigatori veneziani non vengono spesso ricordati i fratelli Zeno. Appartenenti ad una nobile famiglia
il più conosciuto ed onorato fu Carlo, ammiraglio della flotta comandata da Vittor Pisani che sconfisse i Genovesi nella battaglia di Chioggia.

Il fratello Nicolò si dette invece al’esplorazione: affascinato dalle terre del Nord, allestì una nave e nel 1390 partì da Venezia. In questo suo vagabondare toccò terre sconosciute, come la Groenladia, la Finlandia ecc. e ne disegnò le mappe.

Heny Sinclair.jpgcarta dei Fratelli Zeno.jpgveliero.jpgFortuitamente, a causa di una tempesta approdò presso un’isola, una delle ora conosciute come Isole Orcadi, e qui, aggredito con il suo equipaggio dalla popolazione venne salvato e ospitato dal Signore di quell’isola: Principe Hanry Sinclair, Signore delle Orfkney, e Cavaliere del Tempio.

Nacque quindi una forte amicizia tra il cavaliere templare ed il Navigatore, il quale sposò subito la causa del suo ospite, per cui con le ricchezze del Sinclair e l’abilità di navigatore dello Zeno allestirono una nutrita flotta. Nel frattempo, chiamato dal fratello che durante le sue esplorazioni aveva sempre inviato le sue scoperte a VEnezia, si aggiunse anche Antonio Zeno.

carta di Antonio e Niccolò Zeno.jpgCavalieri Templari.jpgCarta della Frisland ecc. di Antonio e Nicolò Zeno.jpgInsieme esplorarono in lungo ed il largo il mare del Nord ed una parte dell’Atlantico,e proprio ascoltando i racconti dei pescatori di quelle isole poste all’inizio dell’Oceano si convinsero che esistevano altre terre verso occidente.

Ma nel 1394 Nicolò morì, e rimase Antonio, che ormai aveva vissuto esperienze, disegnato mappe ed era un navigatore altrettanto abile del fratello.

Quando in Europa si sparse la voce della persecuzione dei De Molai al rogo.jpgRogo di Templari.jpgTemplari, i cavalieri si rifugiarono in Scozia per sfuggire ai roghi di Filippo il bello, recando con loro i tesori che avevano nascosto. Il principe ed Antonio allestirono una flotta di dodici navi per cercare un luogo sconosciuto per mettere al sicuro l’ingente tesoro  di cui erano depositari ( si racconta che esso  fosse costituito si da oro e gioielli, ma anche da documenti particolarmente importanti), per cui nel 1398 salparono verso queste nuove terre.

Rosslyn Chapel.jpgRosslyn Castle 1.jpgRosslyn Castle.jpgStemma di Sinclair.jpgNelle loro

leggende i pellerossa Mi’cmak che occupavano la terra chiamata Nuova Scozia narrano della venuta di queste navi che attraccarono in una località chiamata Guyborough.All’inizio Oak Island.jpgOak Island particolari.jpgOak Island 2.jpgdel 1900 a Oak Island, un’isoletta al largo della Nuova Scozia, venne scoperta una strana costruizione costituita da stanze e tunnel sotterranei, dove si dice che venne nascosto il Tesoro che i Cavalieri Templari partavano con sè.

Ceppo dedicato ad Henry Sinclair.jpgTutt’ora si stanno svolgendo ricerche e studi per esaminare bene l’isola e svelarne i segreti.

Nel 1400 la flotta fece ritorno alle Orcadi, ed Antonio Zeno salutò il suo compagno per tornare a Venezia, ma nel viaggio probabilmente naufragò.

Lord Sinclair venne invece ucciso subito dopo il suo ritorno a casa.
Il destino lascia così un affascinante mistero da svelare!

Le mappe che gli Zeno avevano inviato a Venezia vennero stampate nel 1561 dalla “Geographia ” di Venezia di Gerolamo Ruscelli, mentri i resoconti vennero pubblicati nel 1558.

Mappa delle Vinland.jpgCarta di navigazione dei fratelli Zeno.jpgFrisland.jpg

Dic 28, 2009 - Arte e mistero, Personaggi    5 Comments

Il quadro degli enigmi: la Tempesta del Giorgione a Venezia

1_giorg_tempesta_quadro.jpgGiorgione.jpgIl capolavoro del Giorgione: Giorgio Zorzi di Castelfranco Veneto (1477 circa/1510) non solo artistico, ma anche un enigma, un messaggio carico di allegorie che collega questo straordinario pittore ad altri pittori, come Tiziano, Sebastiano del Piombo e Palma il Vecchio, tutti legati in qualche modo alla confraternita dei Rosacroce, è, per antonomasia ed anche per ricchezza di particolari “La tempesta”, un quadro di modeste dimensioni, collocato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ma che, mano a mano che ci si avvicina, regala straordinarie sensazioni.

E proprio per gli innumerevoli simboli in esso raffigurati che questo quadro diventa uno dei pochi indizi per cercare..e magari trovare…risposte legate alla Religione cristiana, ai vangeli apocrifi, a teorie più o meno realistiche….alle teorie insomma della confraternita dei Rosacroce.

Pastori di Arcadia di Paussin.jpgCi occupiamo ora dei simboli: sicuramente, come scrisse il gentiluomo Marcantonio Michiel nel suo ” Notizie d’opere del disegno”il quadro rappresenta  ” un paesetto in tela cun la tempesta, cum la cingana et soldato …se man de Zorzi da Castelfranco”, il quadro poteva sembrare semplice, ma non certo di facile interpretazione.

E le interpretazioni invece si moltiplicarono: troppo enigmatica era la tela: la donna che allatta, il seno sinistro nudo, il suo indice destro che indica il ginocchio sinistro… il soldato che è vestito in bianco e rosso, i colori dei templari, e la tempesta, il fulmine  che illumina quella che si può in qualche modo identificare come la zona di Treviso , e precisamente l’insediamento dei Templari in quella città, attualmente San Gaetano. Alla fine  della strada si arriva alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, che sembra la zona in cui le folgori si scaricano.

Ma importante è anche il riferimento del quadro all'”Hypnerotomachia Poliphili”,( libro importante di padre Francesco Colonna) per cui la donna -madre non è altri che venere -iside- myriam, la madonna insomma che nutre al suo seno il Salvatore dell’umanità, con e contro le difficoltà della natura che è tutta rappresentata: aria, acqua, fuoco e terra!!!, ma che, essendo natura, è alle basi della vita!.

th_RLC_13_Asmodeus_1.jpgPastori di Arcadia 1.jpgBerengeer Saunier.jpgMa l’interpretazione più inquietante si può trovare negli scritti e nell’interpretazione dell’abate Beranger Sauniere che identifica, nella posizione della donna: la sua mano sinistra indica il suo ginocchio destro, quale simbolo di Nobile Stirpe, nelle statue del demone Asmodeo che egli fece erigere sotto l’acquasantiersa della chiesa di Rennes le Chateau, in Francia, attratto ed inspirato dalle opere di Paussin ( Pastori d’Arcadia), che venne a Venezia nel 1624, e che rappresenta appunto una donna con il seno destro nudo e con la mano sinistra indica il ginocchio destro.

Diversi sono i quadri che rappresentano simbolicamente il legame tra l’arte pittorica e i Rosacroce, gli Alchimisti ed in seguito i massoni; tanti pittori ed opere d’arte, di cui Venezia è custode…complice, dolcemente th_RLC_14_Asmodeus_2.jpgsilenziosa, enigmatica?… A presto per gli altri quadri ed autori simbolici…l’arte è fantastica,–e a Venezia sono custoditi questi tesori….!!!

 

 

 

 

 

Seduzioni, intrighi e veleni: Bianca Cappello da cortigiana veneziana a Granduchessa di Toscana

seconda parte

Garfagnana.jpgLa coppia si avviò attraverso gli appennini in Garfagnana. Era inverno, nevicava, e tutto ciò rendeva il viaggio ancor più faticoso, per cui cercarono e trovarono asilo presso l’eremo di S. Pellegrino.

Alla richiesta di asilo ” affacciossi ai balconi il custode di quell’eremitaggio, che chiamavasi Pierone da Frassinoro, uomo di età compresa tra la matura virilità e la vecchiaia”

Convinto dalle parole del capo della “masnada” che li accompagnava, l’eremita concesse loro rifugio e ristoro al convento, dove il Capo della Milizia confermò di aver ricevuto ordine dal Pigna di raccomandare la coppia al Garfafnana1.jpgGovernatore della Repubblica.

Laura d'Este.jpgAlfonso d'Este.jpgNel convento  Bianca ebbe modo di conoscere il vivandiere, figlio di un servitore di Alfonso I°, legato ai Francesi contro gli Spagnoli, alleato di Papa Giulio II* ( la lega di Cambrai), entrambi nemici di Venezia . L’oste raccontò allora,piangendo, della morte di Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I°, e del suo fulmineo innamoramento  per Laura, donna bellissima e molto somigliante a Bianca, e che Tiziano Vecellio ritrasse nuda in diverse ed apprezzate tele. Laura, dopo il matrimonio fu conosciuta come Laura d’Este. (nel suo diario Bianca si riferisce a Lucrezia Borgia con il nome di Eleonora)

I Bonaventura si rimisero quindi in viaggio e la povera Bianca, incinta, soffriva parecchio per lo sfregamento della sella del suo cavallo sul suo addome, attraversando gli appennini, tortuosi e coperti di neve.

Cosimo I° de Medici.jpgBianca Cappello 1.jpgA Pieve Fosciana Pietro la condusse da tale Pieroni, un vecchio alquando disponibile e gentile, che procurò alla gestante una portantina sorretta da quattro uomini. Parlando con il vecchio la Cappello si rese conto che il Pieroni era al servizio di Filippo Strozzi, nemico giurato di Cosimo de Medici ( Granduca di Toscana).

La fanciulla, ingenua, non si rendeva ancora conto di essere uno strumento nelle mani dei detrattori di Cosimo I°, benedetta e seguita passo, passo dal Consiglio dei dieci e dal Doge di Venezia che si affidava alle sue capacità seduttive per portare i Medici dalla parte della Serenissima.

Arrivati che furono finalmente a Firenze Bianca si accorse che la ricchezza e le conoscenze vantate dal suo Pietro erano solo bugie.

La giovane andò a vivere nella modesta casa dei suoceri e qui nacque sua figlia, chiamata come la nonna, Pellegrina.

Giorgio Vasari.jpgMa un giorno le venne annunciata la visita del famoso pittore Vasari, già amico e sostenitore di Pietro Girolamo Balzoni, uno dei giovani che avevano frequentato Bianca a Palazzo Gritti a Venezia, ed all’imbarazzo della giovane che si vergognava per la modestia della propria abitazione, egli oppose i complimenti sulla sua nobiltà e bellezza. Il Vasari la invitava ufficialmente presso la corte dei Medici.

La giovane, sollecitata dal marito, accolse l’invito. Era il 6 gennaio 1564. Non appena il figlio, successore designato di Cosimo , Francesco, vide Bianca, si innamorò perdutamente di lei: ” non mi staccava lo sguardo di dosso” confidò al suo diario la giovane. E fu l’inizio di un amore forte e struggente fra i due, amore favorito e sollecitato dal Bonaventura, che se ne vantava.

Francesco era sposato con  Giovanna d’Austria, ed aveva avuto da lei sei figlie, ma nessun erede maschio. L’austriaca era una donna poco istruita, con pochissimi interessi, si dice affetta da scoliosi, mentre Bianca Cappello, bene istruita e 250px-Francesco_I_de_Medici.jpgGiovanna -D'Austria.jpgcolta, seppe condividere con Francesco la passione del futuro Granduca per l’alchimia. Si racconta che stessero ore chiusi nel laboratorio alchemico, alla ricerca della pietra filosofale.

La relazione divenne nota a tutti, compreso lo zio di Francesco, il Cardinale Giovanni, che osteggiava ferocemente questo coinvolgimento di Francesco con una veneziana, la quale iniziò con lui la sua missione, ossia l’opera di convincimento affinchè, alla morte di Cosimo. la Toscana di allontanasse dalla Spagna e si avvicinasse a Venezia.

Dopo pochi mesi dal loro incontro, il Granduca Cosimo, provato dalla morte della moglie e di due dei suoi figli, avvenuta contemporaneamente a Pisa, dove si erano recati per curare la tubercolosi, abdicò a favore di Francesco.

Francesco I°.jpgCosimo I° morì nel 1578, dopo un anno vissuto paralizzato,infermità conseguente ad un ictus. E nel 1579, la Granduchessa Giovanna, incinta di un altro figlio, cadde dalle scale e rimase uccisa, mentre Pietro Bonaventura venne pugnalato per strada dal marito (si disse) di una nobildonna con cui aveva una relazione amorosa.

Liberi da impedimenti, poco dopo si svolsero le agognate nozze tra Francesco I° e Bianca Cappello, e la Serenissima, per quell’evento, nominò la giovane: vera e particolare figliuola della Repubblica a cagione di quelle particolarissime e rare qualità che degnissima la facevano di gran sua fortuna!, non solo, ma i parenti della Cappello vennero insigniti di onorificenze, ed alla cerimonia venne mandata una lussuosa ambasceria.

Venezia, attraverso la bella, istruita, colta ed adottrinata Bianca era riuscite ad ottenere il suo scopo!

Biancsa Cappello 3.jpgPurtroppo la povera Bianca, dopo la nascita della figlia era rimasta sterile per cui nel 1583 finse la gravidanza, e, ritiratasi in un casolare con alcune dame e due guardie, annunciò la nascita di un figlio maschio, chiamato Antonio: ( della cui genealogia nulla si conosce);  il 19 ottobre 1583 Francesco riconobbe l’erede. In questo modo, se anche il Granduca fosse morto, la Cappello non sarebbe stata cacciata dalla corte.

L’8 ottobre 1587 i Granduchi indissero una gran battura di caccia a Poggio a Caiano, invitando anche il fratello di Francesco, Ferdinando. Alla sera venne servito un sontuoso banchetto, ma il giorno dopo il Granduca cominciò a sentirsi male, ad accusare forti dolori, febbre alta…e il 19 dello stesso mese morì.
villa Medicea di Poggio a Caiano.jpgAnche Bianca venne colpita dagli stessi sintomi, e morì anch’essa undici giorni dopo.

300px-Bonistallo.jpgNel 2006 nella chiesa di S. Francesco a Bonistallo vennero rinvenuti resti di un fegato maschile e di uno femminile, i quali, analizzati da alcuni patologi evidenziarono tracce di arsenico in dosi letali, ma non fulminanti.

Le ossa di Francesco I° vennero inumate nella tomba medicea, mentre nulla si sa dei resti della povera Bianca Cappello, donna che aveva dedicato alla Serenissima tutta la sua Cappelle Medicee.jpgBianca Cappello 6.jpgvita, superando la debolezza, la fatica e la felicità.

 

 

 

 

Seduzioni, intrighi e veleni: Bianca Cappello, da cortigiana veneziana a Granduchessa di Toscana

prima parte..

200px-Palazzo_di_bianca_cappello%2C_graffiti_03.jpgCorreva l’anno 1827 ed il tipografo Vincenzo Betelli stava facendo ristrutturare il palazzo di Bianca Cappello,in via Maggio n° 26 nel quartiere di Oltrarno a Firenze, di cui era venuto in possesso. Con l’abbattimento di un muro emersero documenti, che vagliò accuratamente e che tenne per sè perchè politicamente intriganti, ed  un quaderno di ventidue pagine, scritte di proprio pugno dalla Granduchessa Bianca Cappello, moglie e vedova del Granduca Francesco de Medici, un diario..

Immediadamente il tipografo si appassionò alla storia di questa donna:

Bianca Cappello nacque a Venezia nel 1543 da Bartolomeo Cappello, nobiluomo di un ramo cadetto dei Cappello, Bianca Cappello 5.jpgil doge Andrea Gritti.jpge da Pellegrina Morosini. Il padre la detestava, legatissimo com’era al figlio Vittorio,  mentre la madre, resasi conto  dell’ingiustizia del marito, aveva cercato di mettere da parte una dote per la figlia.

Ben presto però Pellegrina s’ammalò e morì. Bartolomeo si risposò con Elena Grimani, sorella del Patriarca di Aquileia, e con il suo sostegno cercò di rinchiudere la dodicenne e bellissima Bianca in convento. Di lei si prese cura la zia, sorella del doge Andrea Gritti, che, rimasta vedova, era tornata a vivere nel palazzo di famiglia. -“Ella rimase incantata dal mio brio, dai miei fanciulleschi e dolci gesti” così raccontò la Cappello nel suo diario.
 E allo scopo di avviarla ad una vita più brillante l’anziana donna riceveva ogni sera la nipote ( di nascosto dal padre), facendola prelevare da una gondola, per poi farla ritornare al mattino presto, e cercò di darle un’istruzione perfetta per una gentildonna dell’epoca.

Palazzo Gritti a Venezia.jpgPalazzo Cappello.jpgAllo scopo riceveva ogni sera quattro giovani fiorentini, che avevano abbandonato la loro città perchè nemici di Cosimo dè Medici, rifugiandosi a Venezia, città nemica e rivale.Essi furono caldamente raccomandati alla sorella dell’ex Doge Gritti dal Vasari: erano Pietro Giordano Balzoni, Cesare Vecellio ( allievo di Tiziano) Verdizzotti (amico di Tiziano) e il più “segnalato” Pietro Bonaventura, rampollo di una famiglia di Banchieri fiorentini.

La ragazza, bellissima, elegante, d’animo gentile e dotata di naturali doti, frequentò ogni sera Bianca Cappello 0.jpged ogni notte il salotto della vegliarda, legata al dogado, sensibile ed astuta donna di stato. Tra gli amici e frequentatori della giovane, divenuta ormai “cortigiana onesta”c’era lo stimato nobiluomo Alvise Zorzi.

La fanciulla, ormai quattordicenne, bella, avvezza alle vicende di mondo, convinta di poter coltivare velleità letterarie e poetiche, venne irretita dalla bellezza e dalla corte intensa di Pietro Bonaventura.

Purtroppo la morte della zia Gritti costrinse la giovane a rinchiudersi in casa, ricevendo, con la complicità della sua governante, chiamata “Cattina” il suo amante..e fu a questo punto che il nobiluomo Alvise Zorzi convinse lei ed il suo Pietro a fuggire da Venezia, per andare a Firenze.

Bianca Cappello 2.jpgNel frattempo il Bartolomeo, dopo aver parlato con lo Zorzi, si era in qualche modo ammorbidito con la figlia, e non la minacciò più di rinchiuderla in convento, per cui la giovane poteva sognare un futuro diverso tra le braccia del suo amante. Ed una giorno il Cappello si dovette assentare da Venezia, per particolari impegni, e la sera stessa della partenza, con l’aiuto e la collaborazione del nobiluomo  i due giovani si accordarono per la fuga. Ignara di essere uno strumeno della Repubblica, incantata dall’amore la giovane Bianca così racconta la sua fuga:

“Lascio una lettera a Cattina che dormiva nel suo letto, ed accompagnata dal servo mi avvio all’approdo: qui trovo  Pietro che mi conduce alla porta del Canal,  e mi fa entrare in gondola, che parte all’istante. Giungevamo presso S. Giorgio Maggiore quando l’orologio della Piazza suona le nove ore.

gondola coperta.jpggondola coperta 1.jpgNon potei contenermi nel notare lo strato della felce ( il tessuto del felze, la copertura della gondola) il Palazzo Ducale e le risplendenti cupole di S. Marco.

A tal vista sentii istintivamente stringermi il cuore, i miei occhi si appannarono e caddi tramortita tra le braccia dello sposo.

Quando rinvenni chiesi dove eravamo: tra San Clemente e Santo Spirito, rispose il servitore di Pietro, che stava all’ingresso della felce (felze). Ed insieme giungemmo a Piovega (piccola isola della laguna).

Basilica di sera a Venezia.jpgPalazzo ducale di sera a Venezia.jpg.san -giorgio Maggiore.jpgorologio di Piazza San Marco di sera a Venezia.jpg” MIo Dio, esclamai, che sarà di me! O mia patria ti avrò comunque perduta! Avrò per ultima volta veduto le mura di augusto Palazzo che tante volte accolse i miei valorosi antenati, colmi di gloria e di onori! Si, io nata da famiglia patrizia, nata libera cittadina nella principale sede dell’Italiana libertà sarò in breve suddita in straniera Contrada.

Invano cercava Pietro di consolarmi, che queste tristi considerazioni mi accompagnarono fino al dilà di Malamocco, quando i primi raggi del sole nascente, Iso9la di S. Clemente.jpgIsola di S. Spirito.jpgChioggia.jpgmostrandomi lo sposo pallido ed inquieto per cagion mia, mi richiamarono a pensieri più convenienti alla presente circostanza”.”Pietro volle prendere terra a Chiozzia,(Chioggia) per cercarvi sicuro imbarco e proseguire verso Goro.”

La tenera Bianca venne accolta in una locanda, e da qui, con il cuore in tumulto, attese le informazioni che Pietro Bonaventura andava a raccogliere per conoscere le reazioni della loro fuga da Venezia: dopo qualche ora ecco che tornò l’amato che la rassicurò: nella Serenissima alcun provvedimento era stato preso.

Alfonso d'Este.jpgBianca Cappello 3.jpgIngenua e convinta dell’amore del suo amante, Bianca seguì il futuro sposo presso la casa di Giovani Battista Pigna di Ferrara, consigliere di Alfonso II°, e nemico dichiarato di Firenze. Il nobiluomo li accolse con tenerezza e preoccupazione, occupandosi pure del matrimonio tra i due giovani che venne celebrato quattro giorni dopo.

Il Pigna si occupò anche di dotare i due giovani sposi di una scorta per poter entrare in Garfagnana, e da li, ( disegno ben ordito ) a Firenze.

Bianca Cappello 7.jpgL’avventura di Bianca aveva ora inizio…donna, bella,docile, gentile, seducente e del tutto ignara delle attese politiche che Venezia e Ferrara avevano posto su di lei…

 segue….

Francesco Zorzi e Palazzo Grimani

antico palazzo grimani.jpgarcheologia palazzo grimani.jpgmistero,misteri,francesco zorzi,palazzo grimani,rosacroce,veneziaIl Palazzo Grimani a S. Maria Formosa è un palazzo di Venezia nel sestiere di Castello. Il Palazzo, dimora del doge Antonio Grimani fu ampliato alla metà del 500 dal Patriarca di Aquileia Giovanni Grimani.

Giovanni Grimani.jpgUomo colto ed appassionato collezionista di arte classica e di stemma palazzo grimani.jpgimagesCABCSYFT.jpgarcheologia pare ne abbia personalmente apportato le modifiche.

imagesCAGZ55T7.jpgimagesCAMTSWI2.jpgimagesCAJEQNDY.jpgInteressante è la sala di Psiche affrescata da Francesco Menzocchi, Camillo Mantovano e Francesco Salviati nel 1540 circa.

La maggior parte delle opere della collezione sono state distribuite in vari musei, ad soffitto psiche a palazzo grimani.jpgeccezione di una parte che è raccolta nel Museo Archeologico all’interno delle Procuratie Nuove a Venezia.

imagesCA4XHS59.jpgdonazione.jpgdella collezione.jpgIl Palazzo di S. Maria Formosa, appartenendo ai Grimaldi, nota famiglia di collezionisti ospitò in due epoche, nel 500 e nel 700 una raccolta di antichità greche e romane, di cui resta notizia in alcuni manoscritti conservati ora in Archivio di Stato di Venezia.

La famiglia Grimaldi, una delle più illustri di Venezia annoverava tra i suoi membri più illustri il Doge Antonio, il Cardinale Domenico, i nipoti Vittore, Procuratore di S. Marco, e Giovanni, Patriarca di Aquileia. Tutti grandi collezionisti.

imagesCASTNFS2.jpgstemma 2.jpgDomenico acquistò la Biblioteca di Pico della MIrandola, e lo splendido breviario canto-bruggese oracanto-bruggwese.jpg conservato alla Biblioteca Marciana. Nel 500, come già detto, Giovanni decise di ampliare il palazzo e creò una sorta di Museo a pianta centrale con una luminosa lanterna.

A poca distanza dal monastero di S. Antonio di Castello dove era conservata la grande biblioteca creata da Domenico Grimani, seconda soltanto a quella bessarionea di S. Marco, venne creato il convento  francescano di S. Francesco della Vigna, grazie alla presenza di un altro patrizio Veneziano, Francesco Zorzi, che era divenuto un punto di riferimento europeo per la filosofia ermetica e cabalistica.

Nelle sue opere stampate a Venezia  c’è Pacem ed Harmonia Mundi (1525) e Problemata (1536) si poteva trovare una sintesi originale dei temi dell’armonia e della concordia universale.

ParadisoBosch.jpgimagesCAV2DC7N.jpgimagesCA0VLOLZ.jpgA Lui ci si rivolse per suggerisse all’architetto Jacopo Sansovino le proporzioni ideali  per la costruzione della chiesa di S. Francesco della Vigna, che di seguito divenne importante nel disegno dell’autocelebrazione familiare di Giovanni Grimani.

La vita culturale di  Venezia del 500 e le sue biblioteche, mete di eruditi e studiosi italiani ed Europei traevano i loro studi dall’Aristotelismo, il neoplatonismo, ermetismo e cabala si fondevano fra loro, e grandi maestri come Ficinio, Poliziano, Pico, Erasmo, Grimani e Zorzi entrarono in contatto o attraverso le loro opere , cosa che portò ad uno straordinario sincretismo, specie nella generale reverenza verso autori antichi ed a testi sacri delle religioni.

museo nuovo.jpgOra il museo è stato riaperto, conserva alcune opere, interessanti, non tutte, ma vale la pena di entrare in quelle sale e godere del maginfico palazzo e dei suoi fantastici reperti.

Casanova e i Rosacroce

Giacomo Casanova.jpgimagesCAGSYDHS.jpgGiacomo Casanova nacque a Venezia, in Calle della Commedia (ora Malipiero) dal matrimonio dell’attore Gaetano Giuseppe Giacomo Casanova e la bellissima sedicenne Zanetta, figlia unica di  un calzolaio,Gerolamo Farussi e della moglia Marzia. il 2 Aprile del 1725.  si dice comunque che il vero padre del bambino fosse un nobile che poi si prese cura di lui per molti anni, Michele Grimani.

Il nonno morì subito dopo le nozze della figlia distrutto dal dispiacere di vederla sposata ad un commediante.

Dopo un anno i genitori di Giacomo lo affidarono alle cure della nonna, e partirono per i loro spettacoli in tutta Europa. Nelle sue memorie Casanova racconta di non aver alcuna memoria di sè prima degli otto anni e quattro mesi, quando per la prima volta si sente nato..prima non  esisteva, in qualche modo:Racconta che si trovava addossato ad un angolo della stanza tutto intento a cercar di fermare una abbondante emorragia dal naso, quando la nonna lo fece salire in gondola, ed insieme arrivarono a Murano; qui entrarono in una casupola dove c’èra una vecchia, attorniata da gatti, che prima parlottò con la nonna, si fece consegnare una moneta d’argento e poi lo fece entrare in una grande cassa, raccomandandogli di non fare alcun caso ai rumori che avrebbe sentito ; ed infatti ci furono  strepiti, gemiti, urla, poi la fattucchiera aprì il coperchio della cassa, lo fece scendere, gli fece  mangiare sei confetti di buon sapore, gli massaggiò la nuca con una pomata delicatamente profumata, e lo avvertì che durante la notte sarebbe andata a fargli visita una bellissima signora.

Di tutto questo non avrebbe dovuto fare parola  con nessuno pena la morte. Intanto l’epistassi si era fermata, ed il bambino tornò a casa.

Non si ricordava più delle parole della vecchia quando, durante la notte, venne svegliato da un fruscio, guardò, e gli apparve una bellissima dama che gli sorrideva.

l'alchimia.jpgDa quel giorno Casanova cominciò ad appassionarsi di arti magiche, guarigioni ed alchimia.

imagesCAHEUFBN.jpgStudiò poi a Padova Diritto Pubblico e Diritto Canonico, quindi a Santa Maria della Salute fisica. Tentò prima la carriera ecclesiastica quindi quella militare, ma al ritorno da Costantinopoli abbandonò l’uniforme e fece il suonatore di violino  presso il Teatro San Samuele.

Poi, a ventun anni, incontrò casualmente uno degli uomini più importanti di Venezia, il senatore Matteo Bragadin che uscito da una cena conviviale si contorceva dai dolori nella gondola, probabilmente avvelenato.Casanova Lo soccorse e gli salvò la vita. Da quel momento la sua fama di guaritore si diffuse  a Venezia, e Matteo Bragadin lo adottò, dandogli la possibilità di viaggiare.

Marchesa d'Urfè.jpgAndò quindi a Parigi, e li avvenne l’incontro con una donna straordinaria, la Marchesa d’Urfè.  Conosciuto come guaritore riuscì a guarire la sciatica del marchese La Tour d’Auvergne il quale lo accompagnò a conoscere la marchesa che era sua zia.

imagesCAKOZD5O.jpgSubito  la dama cominciò a parlare di chimica, di alchimia, e gli mostrò la biblioteca che era appartenuta al marito. Il suo autore preferito era Paracelso, Gli fece vedere un manoscitto in cui era contenuta “la grande opera”, cioè formule alchemiche, e glielo donò assieme alla Steganografia dell’Abate Tritemio.Steganografia.gifstegano1.gifimagesCAJJZV21.jpg

Quindi passarono al laboratorio ; gli mostrò una sostanza che teneva sul fuoco da almeno cinque anni: era una polvere di proiezione che doveva servire a mutare in un minuto qualsiasi metallo in oro.

Gli fece vedere l’albero di Diana del famoso Taliamed ( o Maillot) che era una vegetazione artificale formata dalla cristallizzazione dell’argento,e spirito di nitro. Affermò che questo Taliamed  era suo maestro, e nonostante l’eta  non era mai morto, anzi, confermò  ,  lei continuava a ricevere sue lettere, manoscritto della Marchesa d'Urfè.jpgquindi, dopo avergli mostrato un baule pieno di platino, che avrebbe convertito in oro a suo piacere, e sorridendo, gli confessò  di possedere il segreto imagesCAGK7VAX.jpgdella pietra filosofale,

Tornati in biblioteca, la donna trasse da un cofano nero un libro che pose sul tavolo, e Casanova lo aprì e si accorse che era pieno di Pentacoli, qullo di Polifilo (il grande pentacolo di Re Salomone) ed altri.imagesCAD2ZNOM.jpg

alchimista 1.jpgimagesCAC57IEE.jpgCasanova afferma di aver esitato, ma alla fine, proprio dietro l’invito e la sollecitazione della Marchesa, prestò giuramento sull’Ordine dei Rosacroce.

Ecco come e dove egli fu iniziato ai misteri dei Rosacroce, della magia, dell’alchimia, e fu motivo questo di successivi incontri con la marchesa e con il Conte di Saint Germain.                            

 

Estrella e la gondola

costruzione di una gondola.jpgSquero di San Trovaso.jpgLo Squero di San Trovaso, di cui abbiamo già parlato, è uno dei più antichi Squeri rimasti a Venezia, dove ancor oggi si costruiscono le gondole, e sono più di mille anni che la gondola è la tipica ed insostituibile imbarcazione veneziana.

 Per la sua realizzazione servono tredici qualità di legni diversi, e molta maestria e gondola con felze 3.jpgprofessionalità. Il nome di questa imbarcazione proviene dalle immagine di gondola coperta.jpgIsole Greche, per cui dal greco antico ” Kondis” = conchiglia o dalla barchetta dalla coda corta ponte di barche.jpgchiamata ” conchula”.

ferlze.jpgAngelo Partecipazio.jpgAgnello o Angelo partecipazio.jpgantica gondola 1.jpgLe antiche gondole avevano la coda più corta di quelle attuali; una leggenda racconta che nell’809 la figlia del Doge Angelo Partecipazio, Estrella, andasse ad incontrare re Pipino, figlio di Carlo Magno, su una Conchula, da quel periodo denominata Gondola.

L’impresa che si prefiggeva la figlia del Doge era di indurre il sovrano francese a desistere dall’inseguire i Veneziani ritiratisi nelle isole Realtine di Rivoalto. Il re Francese fu invece molto sgarbato con la figlia del Doge, e questa sgarbatezza gli il re Pipino.jpgPipino.jpgfu fatale.

L’assalto programmato dalle truppe di Re Pipino fu un disastro: l’armata fu travolta dall’alta marea , sommergendo la diga fatta costruire per arrivare al centro della città di Venezia. Il destino e la marea permisero di cambiare gli eventi a favore dei veneziani, che riportarono così una schiacciante vittoria sui nemici francesi, ed il canale venne chiamato Canale dell’Orfano.

La leggenda narra anche del finale tragico per la giovane Estrella, che mentre approdava nella zona di Rivoalto, tra le grida festanti dei vincitori, una pietra lanciata per errore da una catapulta cadde Ponte nuovo di Rialto.jpgsulla gondola della ragazza che venne sbalzata  in acqua e sparì tra i flutti, senza più riemergere.

Stemma del Doge.jpgvista del Canal Grance al tempo di Estrella Partecipazio.jpg43%20Canaletto%20-%20il%20Canal%20Grande%20dal%20ponte%20di%20Rialto%20versco%20ca%27%20Foscari.jpgNel punto ove scomparve nacque l’attraversamento traghettale prima, ed il ponte di Rialto dopo.

Ogni famiglia nobiliare aveva le gondole decorate con i colori del Casato; il disegno dello stemma veniva posto sopra lo schienale o sopra il felze (la copertura che si usava per tutte le gondole, come ho già scritto in precedenza e il cui nome derivava dalle antiche coperture delle imbarcazioni fatte di frasche di felci).

Con un provvedimento del Senato dell’8 ottobre 1562, a causa della peste che stava uccidendo decine di migliaia di persone, fu fatto obbligo di dipingere le gondole di nero, in sergno di lutto.

Questo decreto venne nuovamente riconfermato nel 1633. Da allora le gondole sono rimaste nere.

vecchia gondola.jpgSi suppone che nel 1560 a Venezia solcassero la laguna più di diecimila gondole, tutte con il felze smontabile.