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La Costituzione della Serenissima: fantastico equilibrio tra governo e controllo dei governanti-

La Serenissima Repubblica veneziana è stata un esempio di longevità, stabilità e sviluppo per più di mezzo millennio, e la sua decadenza è stata causata da fattori prevalentemente esterni (G. Merattini in Storia della civilità Veneziana – La costituzione veneziana a cura di V. Branca, vol. II Sansoni Firenze).
Iziani-pietro-doge42_0l Doge era capo amministrativo e militare e riassumeva in sè il potere dello Stato e della sovranità territtoriale ma non poteva agire senza il parere del Consiglio dei Dieco, o Minor Consiglio istituito nel 1033 nel numero di due consiglieri, ed elevato a 6 nel 1179. Era costituito da 6 patrizi rappresentanti ciascuno un sestiere per un anno.consiglio10

Il Consiglio dei Dieci era un potentissima magistratura, la cui presidenza era affidata al Doge e ai suoi 6 consiglieri: era formato da dieci senatori eletti dal Gran Consiglio o Maggior Consiglio. Questo consesso non era elettivo in quanto vi appartenevano tutti i nobili maschi di età superiore ai venticinque anni.

250px-Palazzo_ducale,_sala_del_maggior_consiglioconsiglio 1I Cai (Capi) del Maggior Consiglio erano estratti a sorte ogni mese: aprivano le lettere dirette al Consiglio e lo convocavano a scadenze fisse o in caso di necessità. I dieci crearono il segreto Tribunale degli Inquisitori di Stato: si trattava di tre magistrati di cui due (tra cui il tristemente famoso inquisitore rosso) eletti fra i dieci e uno tra i Consiglieri del Doge.

Questo organismo divenne nel tempo sempre più potent efino a pot  consiglioX_01     er avocare a se possibili crimini riguardanti empietà e delitti contro lo Stato. e finì col dirigere la trattazione di fatti politici, perseguando con particolare attenzione quelle persone invise agli aristocratici: ce ne da testimonianza Casanova, nelle sue memorie in occasione della sua prigionia ai Piombi, quando racconta: Il bello dei provvedimenti del Tribunale è che nessuno ne conosce il motivo: il segreto è l’essenza di questa temibile magistratura, ma, nonostante sia incostituzionale , è necessaria alla salute della cosa pubblica.

senato 1Il Consiglio Maggiore eleggeva ogni anno numerose magistrature e consigli che, nel loro insieme formavano il Senato. Questo ordine eleggeva tre Commissioni di Savi, le quali, insieme ad altri magistrati formavano il Pien Collegio, o il Collegio Eccelentissimo (verntiquattro patrizi: il Doge, sei consiglieri, i tre capi della Quarantia Criminale. i sei Grandi Savi. i cinque Savi di Terraferma. e i cinque Savi degli Ordini).

Una partecipazione dei non aristocratici era prevista in tutte le riunioni del Senato, che si svolgevano sotto la presidenza del Doge e del Minor Consiglio, con l’assistenza dei segretari della cancelleria ducale (non aristocratici) e del loro capo (anch’esso non patrizio).

Elemento perturbatore ma anche pungolo per le varie istituzioni dogali furono i barnabotti, patrizi decaduti che, pur avendo le caratteristiche idonee come casato, si erano impoveriti e cercavano, vendendo il proprio voto, di ottenere un miglioramento delle proprie condizioni economiche. Essi stazionavano sotto il Palazzo Ducale e cercavano contatti con nobili nel pieno delle proprie funzioni cercando di vendere la loro unica ricchezza rimasta.

venezia-maggior-consiglioMa il rispetto della legalità doveva essere garantito dall’approvazione della Avogaria del dogado (avvocatura).
Poichè le fonte del potere del Capo dello Stato, dei vari Consigli e magistrature risiedeva tutto nel Consiglio Maggiore , la struttura costituzionale dello Stato Veneziano denotava con assoluta evidenza uno Stato oligarchico, ma una remora alle tentazioni di sopraffazione o di personalizzazione del potere era costituita dal gran frazionamento dei poteri pubblici, dalle interferenze fra le maggiori magistrature e dalla brevità degli incarichi che portava ad un continuo ricambio delle persone entro le strutture costituzionali: una straordinaria costituzione che affidava il proprio potere a persone considerate capaci che comunque controllavano le competenze e capacità, e , sopratutto, non davano poteri a lungo termine a nessuno.

Venezia e il suo straordinario ruolo nel rinascimento della musica europea!

angeli musicantiartistiNel cinquecento si sviluppa il grande e importante rinascimento veneziano: al Teatro, che assieme alla pittura e scultura sono famosi in tutta Europa, si aggiunge la musica.
Questa è forse l’arte più complementare a questa città, come dice G. Fiocco: l’immagine di Giorgione suonatore di liuto nei concerti campestri e delle Veneri di Tiziano accanto alle melodie dell’organo restano emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia.

Il legame del teatro e la musica nella comnposizione unitaria del melodramma costituisce la sintesi di due aspetti determinanti di tutto lo sviluppo del rinascimento a Venezia: le arti figurative, la scenografia e la letteratura fatta roprattutto di immagini e di sentimenti , si trasformano per incanto in una unità suprema , inafferrabile e aerea nella musica, nella tendenza a trasfigurare la passione nella esaltazione lirica più sognante che realistica, nella declamazione che si abbandona con piacere all’onda del sentimento.

La musica a Venezia aveva trovato il suo prezioso centro spiriturale tra le volte dorate della Baslica di S. Marco , li dove la l’espessione musicale acquista nella scuola marciana per la musica strimentale e per la creazione di un nuovo genere tanto fortunaato a Venezia quale il melodramma.

Angelo musicante 4La presenza frequentatissima di angeli musicanti nella pittura veneziana su tavola e ad affresco del trecentoi e del quattrocento proviene dalla costante rappresentazione della mjusica in quest’epoca: essa viene intesa con un sorriso soave di magia e quindi per la sua dolcezza trasferita agli angeli come qualcosa che non appartiene alla sfera terrestre, ma la sfora appena e ha il potere di dare un’immagine di quella celeste.

Contesa tra le muse e le PieridiQuando la musica è investita dalla forza del pensiero umanistico, alla fine del quattrocento, si avverte il trapasso anche in pittura, !S. Agostino nello Studio”nella scuola di S. Giorgio degli Schiavoni , eseguito dal Carpaccio nel 1502 è circondato da preziosi codici miniati , dalle statue rinascimentali e gli innumerevoli oggetti cche denuncianho la disposizione della mente alla ricerca umanistica, quali sintomi nitidi, ed ha ai suoi piedi due partiture musicali, di cui uno di carattere sacro, e quella a carattere profano,

La presenza dei senatori di liuto, lo strumento prediletto de cinquecento o di altri strumenti di concerto in soggetti profanui di Giorgione, Tiziano e dei maggiori pittori veneziani.Basilica di S. MJarco a Venezia

Giu 27, 2015 - Senza categoria    No Comments

il canale dell’orfano

Il Canale degli orfani a Venezia: il primo ed unico accesso per le njavi alla Serenissima!

Canale degli orfani a VeneziaIl Canale degli Orfani è un canale navigabile della laguna di Venezia ed è l proseguo del Canale Santo Spirito: inizia dall’Isola di Santo Spirito e scorrendo parallelamente al Lido converge con il bacino di S. Marco nel canale di S. Nicolò all’altezza di S. Servolo.

Venezia_laguna_vista_satellite-1200Il canale è quindi parte del percorso che permette di raggiungere Venezia dalla parte di Malamocco, la quale, fino all’ottocento era l’unico degli accessi lagunari e garantiva un passaggio sufficiente per le grandi imbarcazioni , e questa via acquea è attestata per la prima volta in un documento del 1109 in cui l’isola di S. Servoilo è descritta :come in capite aquarioli iuxta canalem orphanorum .

canale dellorfano a VeneziaLa descrizione le attribuisce povertà d’acqua (orfana?!) ma forse si rifà al fatto che mai tante navi franche, genovesi e quindi di pirati vennero distrutte da quelle veneziane, creando tanti orfani dei nemici che venivano distrutti e annegavano.

canale dell'orfano a S. Marcola Serenissima che per sua natura era laica, quindi poco propensa alle condanne per eresia, per compiacere i papi dell’epoca usarono quelle acque per le esecuzioni tramite annegamento.

Giu 28, 2014 - Senza categoria    No Comments

L’espressione più viva ed autentica del 500 pittorico veneziano: Il Tintoretto!

TINTORETTOIl pittore veneziano per eccellenza, quello più rappresentativo e affascinante fu Jacopo Robusti detto il Tintoretto, a causa del mestiere del padre Giovanni Battista chcasa-tintorettoe lavorava nel campo della tintura della seta. Nacque a Venezia il 19 aprile 1519, e fu probabilmente l’ultimo grande pittore del rinascimento.

Il cognome Robusti sembra sia stato un soprannome che il padre si conquistò per il coraggio e l’energia con cui , durante ls guerra di Cambrai, si conquistò il padre, il cui cognome sembra fosse (come afferma Miguel Falomir, curatore del Museo del Prado) Comin.

Il Tintoretto venne soprannominato “il furioso”per la sua energia, per l’uso drammatico della prospettiva e della luce, e la sua casa, splendida e suggestiva si trova in fondamenta dei mori, non lontana dal campo dei mori a Cannaregio.

Tintoretto il rirovamento delle relkiqieTintoretto (1518-1594) si presenta alla pittura veneziana nel decennio in cui più viva era la polemica sul manierismo toscano-romano, gtra iul 1540 e il 1550, e già all’inizio della sua pittura va al di là delle regole classiche per divenire più reale e commossa, con una partecipazione mai vista prima di personaggi di ogni ceto sociale.

Tintoretto a Palazzo DucaleE la sua pittura è quella veneziana per eccellenza, impegnato più di tutti gli altri in una vastissima serie di opere pubbliche e private in Palazzo Ducale, nelle scuole, nelle chiese e persino sulle facciate dei palazzi: sembra che la pittura veneziana con Tintoretto straripò al dilà dei comuni termini per invadere con l’irruenza della fantasia in ogni campo del visibile.

Seguendo il suo estro artistico usando le tinte utilizzate per la seta, venne inviato, ancora adolescente, dal padre presso il laboratorio di Tiziano: ma il grande artista, vedendo alcuni disegni del possibile allievo, per paura del suo talento lo fece cacciare dopo pochi giorni da Girolamo, il capo dei suoi collaboratori.

ultima cena del Tintorettopresentazione di maria al tepio 1Passati pochi anni ecco che il Tintoretto stesso (da un documento del 1595) si firmò come “mastro Giacomo, depentor del campo de San Cassian”, ovvero diventa maestro  con studio indipendente in Campo S. Cassian, a S. Polo.

Ebbe la prima commissione da Vittor >Pisani, imparentato con Andrea Gritti cvhe intorno al 1541 in occasione delle sue nozze gli commissionò 16 tavole per la sua residenza di Campo S. Paternian, raffiguranti le metamorfosi di Ovidio.

Nell’aprile del 1548 venne collocata, sulla parete rivolta verso il Campo S. Giovanni e Paolo raffigurante il miracolo di S. Marco , lodato dall’Aretino: …..le cere, l’arie e le viste de le turbe , che la circondano sono tanto simili agli effetti ch’esse fanno in tale opoera, che lo spettacolo appare più tosto vero che finto”

Liberazione dello schiavo del TintorettoNel 1547 Tintoretto,  trasferitosi presso la parrocchia di Santa Maia dell’Orto iniziò a collaborare con i canonici di S. Giorgio in Alga: in questa chiesa egli realizzò opere diverse, dalla decorazione dell’organo con la Presentazione di Maria al Tempio, alla Cappella Contarini.

Ma l’opera del _Tintoretto ha caratterizzato squisitamente gli inteerni e le sale diu Palazzo Ducale, il vero pittore veneziano per il palazzo più importante della Serenissima: da figlio di umile tintore a immagine vera dell’arte pittorica veneziana.

 

 

Dic 29, 2013 - Senza categoria    No Comments

I fantastici 140 campanili di Venezia!

campanile 1   Venezia, città delle chiese e sopratutto dei campanili: circa 170! Ognuno con le proprie caratteristiche e con le funzioni, oltre che allo scampanio festoso, a volte diverse. Un anonimo poeta del 700  descriveva così: “Selva di campanili emergenti dall’acqua….così sei Venezia! “. e così appare anche al giorno d’oggi questa strana città.

Con il loro spingersi verso l’alto in un centro così densamente urbanizzato , i campanili ne alleggeriscono la sagoma e ne fanno intuire la configurazione. N3el cinquecento erano già pià di duecento , oggi sono circa 170, tutti originali. diversamente alle chiese accangto alle quali sono sorti, che sono state modificate nel tempo, o ricostruite, mentre queste fantastiche torri non sono state toccate.

La loro funzione , oltre a quella di senare le ore e chiamare i fedeli alle funzioni religiose, avevano anche la funzione di di faro per le navi, come il Campanile di S. Marco. quello di S. Pietro di Castello, di S. Francesco della vigna e di S. Nicolò del Lido.  Ancora oggi, entrando dal porto del Lido ci si allinea a qualche campanile, usandolo come miragli0.

Nello stesso tempo fungevano anche da torri di segnalazione e di difesa durante le numerose guerre sostenute dalla Serenissima

Nel 1373 furono addirittura issati quattro cannoni nella sommità del campanile di S. Marco , a guardia e difesa per un eventuale sbarco dei genovesi nella guerra di Chioggia. Altra importante funzione fu quella di avamposti per la prevenzione degli incendi ; dal tramonto all’alba le “guardie al fogo ” si appostavano per controllare i camini e i tetti della Serenissima.

Ma la bellezza e la curiosità vera è che ogni campanile è diverso dall’altro : con la cuspide conica e molto alta, (Santa Maria Maggiore) oppure a piramide a base poligonale (Frari)  a prisma quadrangolare (S. MARCO)  a forma di pera (S. Giacometto), o di cupola orientale ( Ognissanti), oppure diversi “a vela”, semplici elevazioni murarie o marmoree rinforzate di solito con barre di metallo contenenti solo e campane (S. Marziale)cAMPANILE DI sANTA mARGHERITAoppure tagliati  (San Boldo o Santa Margherita).

Camnpanile di Burano a VeneziaIn genere non tutti sono diritti, anzi, alcuni sono decisamente storti (Greci, Santo Stefano, San Martino di Burano) e non hanno nulla da invidiare alla torre di Pisa;  questo probabilmente è dovuto alla poca solidià dello scarato, la base fangosa di Venezia

Alcuni architetti si sono cimentati per cercare di raddrizzarli, come Giuseppe Sardi nel 1688 che ruscì a raddrizzare il Campanile dei Carmini, ma altri esperimenti di altri architetti furono a dir poco deludenti, come il Campanile di S. Stefano, crollato la prima volta nel 1093, ricostruito fece la medesima fine nel 1347 e nel 1445 in cui  un architetto bolognese si dedicò all’opera, e la stabilità della costruzione durò solo ventiquattro ore, per cui l’architetto fu costretto a fuggire nottetempo da Venezia.

Cento anni dopo il campanie venne ricostruito, ma progressivamente andò inclinandosi, fino ad essestarsi come si vede oggi<: il monitoraggio è Campanile di ognissanticontinuo e sembra che comunque la stabilità sia stata raggiunta.

Buona parte dei campanili venne colpita da fulmini, causandoi gravi danni, e alcuni sono crollati (famoso il crollo di quello di San Marco nel 1902 , ma la parte stupefacente e curiosa fu che questi “inni al cielo” caddero senza provocare alcuna vittima che, come descritto per il crollo del Campanile a vela di San MarziALE A vENEZIACampanle di S.Benedetto nel 1540, come si legge nelle cronache “casciò senza alcun strepito di temporal,…et era domenica et indovinò non trovarsi niuno a passar”.

Venezia città d’acqua, di chiese e di campanili…splendida città che si sveglia al suono delle sue innumerevoli campane, e che dei campanili ha fatto da bastioni, fari, torri di guardia e preghiere alzate al cielo da un popolo orgoglioso, forte e laborioso, insomma unico!!!!

 

 

 

Ott 18, 2012 - Senza categoria    No Comments

Un appello per Miele e Spritz

Solo un appello, speciamiele.pngSpritz.pnglmente per chi abita in Veneto, cerco di trovare una casa a due fratellini, nati nel 2010, dolcissimi, affettuosi e grandi amici dei bambii,per evitare loro una triste fine in canile: si chiamano Miele (la femminuccia) e Spritz il maschietto. onto su voi, ed aspetto on ansia qualche notizia. Grazie di cuore, Piera,Vi prego di contattarmi , se interressati ad un’adozione presso la mia emaikl: chiarapiera@hotmail.it

Ott 12, 2011 - Senza categoria    2 Comments

I Tiepolo, dalla mitologia del padre al “Mondo Novo” del figlio, fantasia, magia ed arte a Venezia.

Bellerofonte e Pegaso a Palazzo Labia.jpgNobiltà e Virtù a Cà Rezzonico.jpgCapostipite degli artisti Tiepolo il famoso Giambattista (1696-1770) fu uno degli artisti più rappresentativi di una fantasiosa classicità quasi teatrale legata ad un neoclassicismo molto simile a quello del Canova ,un modo di intendere e di colloquiare con il mondo antico greco-romano che tanto fascino suscitò nell’animo degli artisti veneti.

Nei grandi cicli di affreschi e di molte tele, ad esclusione di alcun particolari soggetti religiosi Tiepolo conserva il tema quasi unico della classicità storico-mitologica ispirati dall’Iliade, l’Odissea. l’Eneide e tutta la mitologia greca, temi rappresentati nei teatri Veneziani, per cui se si potesse entrare in uno di questi quadri o affreschi ci si troverebbe ad essere tra le comparse di un’opera teatrale.

Nato a Venezia nel 1697 iniziò a dipingere sui vent’anni per alcune chiese: nel 1717 sposò Cecilia Guardi, sorella dei famosi pittori, e dal 1715 al 1733 lavorò ad Udine, a Milano e a Bergamo;  tornò quindi a vivere a Venezia dove nel 1740 compì il soffitto della Scuola del Carmine e poco dopo quello della chiesa degli valmarana.jpgScalzi.

Dal 1750 al 1753 soggiornò alla corte del Principe Vescovo di Wurzburg, dove eseguì una serie di affreschi. Al ritorno a Venezia dipinse una serie di affreschi alla Villa Valmarana a Vicenza, a Cà Rezzonico e nel 1762, invitato dal Re di Spagna andò a Madrid assieme ai figli per affrescare il Palazzo Reale, e qui morì nel 1770.

Il figlio Giandomenico seguì le orme del padre, ed allo stile sublime del capostipite, come scriveva Goethe nel suo Tagenbuch, opponeva una vena Minuetto%20in%20Villa%20Tiepolo.jpgpiù realistica, nervosa e sensibile, legato al gioco grafico della linea, quale ci appare nelle opere della “foresteria” della villa Valmarana  a Vicenza.

Cà Rezzonico.jpgCà Rezzonico maschere.jpgLa sua pittura è animata da un tocco leggero e spiritoso, e in questo meraviglioso stile dipinse gli affreschi nella villa paterna a Zianigo, oggi conservate a Cà Rezzonico: tutto il ciclo delle maschere e dei Pagliacci fa trasparire un sorriso, una levità, un ammiccamento al carnevale ..i passi di danza, prima misurati nella compostezza del ritmo divengono via via più accesi , prendono il tono della carnevalata frenetica. Anche la gamma cromatica è molto originale nell’impostazione dei toni chiari, bianchi su bianchi.

E accanto ecco l’affresco intitolato “Mondo Novo”, firmato e datato da Giandomenico Tiepolo in cui appare una folla di Maschere del Tiepolo.jpgmaschere.jpgpersonaggi in costume che guardano una delle meraviglie del carnevale veneziano: si chiamana “Il mondo novo” una specie di di camera oscura entro una baracca, dove apparivano le ombre di un rudimentale cinematografo: l’incantamento di queste ombre che lasciavano intravedere immagini fiabesche della lanterna magica devono aver suscitato  una suggestione enorme nella fresca fantasia del popolo di Venezia del 700, così aperto alla gioia di vivere e così proclive a perdersi infantilmernte nelle “cose meravigliose”.

Pulcinella.jpgMondo%20Novo%20Tiepolo.jpgQuesta semplicità fantasiosa e questa serena innocenza spirituale che passa dalle trame di una fiaba alle immagini della pittura costituirono il leit-motif dell’arte veneziana del 1700: levità, gioia, allegria e leggerezza che in questa straordinaria città sembrano far parte dell’aria, dell’acqua, della luce e delle pietre incantevoli delle sue costruzioni.

 

 

Mag 13, 2011 - Senza categoria    3 Comments

La Laguna di Venezia e i suoi segreti

La laguna di Venezia , una delle aree archeologiche subacquee più importanti del mondo, con tracce che vanno dalla preistoria all’epoca romana e medioevale. Casualmente, nel 1985 vennero rinvenute nel fondale del bacino di San Marco, esattamente nella zona che va dalla Piazzetta all’isola di San Giorgio,  tracce del Bucintoro, la nave che Guardi e Canaletto hanno spesso dipinto e riprodotto nei loro quadri, la barca trionfale della Serenissima che portava i Dogi e gli ospiti più prestigiosi della Repubblica in regata cerimoniale.

laguna_venezia.jpgIl Bucintoro venne distrutto dalle truppe di Napoleone il 9 gennaio 1798, con tutto il contenuto dell’Arsenale di Venezia, prima dell’arrivo degli Austriaci. I rottami vennero bruciati sull’isola  di San Giorgio, ed i residui buttati in laguna.

La zona comunque era rotta di navi mercantili (poco distante dalla Piazza San Marco c’è la Fondamenta delle Farine), come, inoltrandosi nel Canal Grande si trovano la riva del Carbon e la riva del vin. Nel 1989, ad undici metri di fondale, venne scoperta una zona particolare, che si rifà ai resti del relitto di una nave, chiamata “nave del vetro” affondata nel medioevo al largo della bocca di Malamocco.

Probabilmente proveniva dall’Egitto e, grazie al suo carico di mercanzie fu fonte utile di materiale per gli studiosi, ma che pose un nuovo enigma per gli investigatori: non si sa se tratta di una nave solo o di diversi carichi di altre navi li naufragate, ed in diverse epoche:nella zona di circa 6.000 mq. vennero rinvenuti reperti vari, come pani di vetro semilavorato, oggetti metallici, vasi, e, a suffragare l’ipotesi di cocche veneziane del 1500, la presenza di una petriera da mascolo, ovvero un cannoncino in ferro caricabile posteriormente con un caricatore cilindrico, chiamato appunto mascolo, che sparava palle di pietra (da cui il nome) o pezzi di ferro.

Vi è pure un’insegna d’asta, di sicura origine ottomana (probabilmente relitto turco), e due statuine raffiguranti Ercole e Nettuno, di epoca romana, insieme ad alcune basi di bronzo di fattura religiosa e per ciò è lecito pensare ad un traffico di simulacri religiosi che nel tardo impero romano avrebbero avuto come luogo di collocazione santuari.

Altro ancora c’è da cercare e trovare, in questa laguna ricca di storia e di suggestioni, fulcro di tradizioni e civiltà passate che con i veneziani ebbero libero e profiquo scambio, la storia nell’acqua, e l’acqua è l’elemento principale di questa nostra cultura che ci vede aperti al mondo, di libere vedute, e propensi a capire e farci capire.

Apr 28, 2011 - Senza categoria    1 Comment

I cani da burcio: insostituibili amici dei veneziani

can da burcio.jpgNel cuore e nella vita dei veneziani veri c’è spazio almeno al ricordo, se non alla presenza di cani: cani di qualsiasi taglia, preferibilmente piccolini, di origini così diverse da creare creature di taglia diversa, spesso, come ho detto  piccola, code improbabili, cuore indomabile ed affetto intenso e incredibile per le persone che li amano.

Si tratta dei cani cosiddetti : da burcio.

cane-vaporetto.JPGcan da burcio 1.jpg062_burcio_nuovamaria_mira.jpgIL burcio è una grande barca molto bassa e preposta al trasporto di merci. Viene oggi utilizzata nell’edilizia, ma anche per i traslochi, e fino a qualche anno fa veniva spostata per mezzo di pertiche o trinata lungo gli argini dei fiumi: attualmente sono provviste di mote e si spostano agevolmente nei canali e nei rii.

In passato i proprietari dei burci ne avevano costituito la loro casa, costituita da un antro all’interno dell’abitacolo ricavato sotto la prua, ed a guardia di tutti i loro averi lasciavano frequentemente il loro cane: non tanto una difesa quanto un segnale di allarme.

02_anni30_burcio_y.jpgE questi cani fanno parte proprio della vita dei veneziani ancor oggi: anche per le piccole barche, topi e mototopi, eccoli, indomiti, sfidare il vento e le onde, a prua della barca di cui si sentono in qualche modo i capitani, gioiosi, pronti a lanciarsi tra le piccole onde della laguna, custodi, guardiani e compagni dei loro amici uomini.

Anche il mio cane, chiamato “Cane” per la specificità del suo essere, era un cane da burcio, e ci ha accompagnato per anni nelle nostre gite, piccolino, zampe corte, coda fiera ma sghemba, musino dolce, e tanta, tanta audacia nel suo piccolo cuore.

img204.jpgAnche se conosciuto per il suo abbaiare d’allarme nel suo controllare e custodire il suo burcio, il cane è una creatura dolcissima e tutt’ora, con molto piacere, vedo barche sfilare sui canali c on il loro piccolo grande custode e sentinella di teneezza, affetto ed amore, pronti a lanciarsi in acqua e godere di questi bagni come soltanto i cani veneziani sanno fare!

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