Browsing "Società veneziana"

Venezia e l’Arsenale, luogo strategico della potente artiglieria veneziana!

Arsenale 1arsenaleL’Arsenale di Venezia, il più importante luogo  dove la Serenissima costruì la sua potenza sui mari , oltre che ospitare la costruzione delle navi, dei cordami e di tutto ciò che componeva la potenza navale di quella straordinaria Repubblica, era arsenale2anche la sede delle costruzioni  delle armi veneziane e delle rispettive munizioni.

Il reparto fonderia ed il reparto polveri furono tra i settori più importanti in seguito all’entrata in uso delle armi da fuoco.

ARTIGLIERIA VENEZIANA 1I veneziani usarono perla prima volta le artiglierie navali nel 1349 battendosi contro i genovesi presso Capo Alger (Sardegna): in terraferma usarono le artiglierie nel 1376 contro Leopoldo d’Austria, sotto la piazza di Quero (Treviso).

Nel 1390 furono trasferite nell’Arsenale le fonderie che prima erano nel “Getto” o “Ghetto”, la località del Sestiere di Cannaregio poi destinata a sede della comunità ebraica; le fonderie in bronzo furono sistemate nell’angolo meridionale, verso l’ingresso, mentre il reparto per la confezione delle polveri fu situato nell’angolo orientale verso il convento di S. Daniele.

Famiglia AlbeerghettiLe fonderie in bronzo rimasero sempre nello stesso luogo e furono dirette per venticinque generazioni dalla celebre famiglia degli Alberghetti, autori di veri capolavori dell’arte deella fusione. Quando nel 1660 entrarono in uso le artiglierie in ferro  si preferì far arrivare i cannoni direttamente dalle officine prossime alle miniere, nelle valli bresciane.

scoppioIl reparto polveri, per ovvi motivi di segretezza fu mantenuto costantemente nell’arsenale, anche se la pericolosità era oltremodo presente: il 14 marzo del 1509 vi fu uno scoppio ed un conseguente fortissimo incendio che danneggiò  anche il convento di S. Donato, adiacente a quell’area.

In seguito la parte pirotecnica venne spostata all’angolo opposto, vicino al convento della Celestia , ma il 15 settembre del 1539 un altro violento incendio distrusse i capannoni del reparto e il muro di cinta, danneggiando chiese e conventi vicini. Si decise allora di confezionare e conservare le polveri in luoghi isolati, come l’isola di S.Angelo Caotorta, della apppunto “della polvere” nei pressi di S. NIcolò del Lido.

isola della polvere 1All’interno dell’Arsenale rimasero quindi le fonderie , ampliate nel 1539, e i depositi di cannoni e munizioni: nelle sale d’armi costituite in sei ampi ambienti erano depositate le armi da taglio e da fuoco portatili; vi venivano organizzati anche banchetti in onore di ospiti illustri come Enrico III re di Francia nel 1574. Il parco delle artiglierie e delle bombarde , situato lungo la via “stradal campagna” era disposto con tanta arte da essere definito “giardino di ferro”: esso fu oggetto di ammirazione anche per visitatori stranieri, come Amelot de la Houssaye, che visitò lo’Arsenale nel 1677 e Charles de Brosses, che la visitò nel 1739 e che ne dettero una interessante descrizione.

artiglieria venezianaNel 1772 fu ordinato un “Museo dell’artiglieria” con i pezzi più antichi e pregevoli. Secondo la relazione di Costantino Veludo al momento della caduta della Repubblica esistevano depositate in Arsenale 5.293 bocche di fuoco, delle quali 2,518 in bronzo.

cannoniVenezia, la Serenissima orgogliosa, aperta al resto del mondo, all’avanguardia anche per quanto riguardava le armi, la sua artiglieria potente che le permise di diventare la Regina del Mediterraneo attinse all’ingegno dei suoi ingegneri, dei suoi lavoratori, della fedeltà estrema dei suoi arsenalotti e pose i suoi simboli sulle coste dell’Adriatico e delle sue isole, simboli che tutt’ora rimangono!

 

I Mascareri a Venezia: artisti ed artigiani raffinati in una città mutevole e misteriosa!

maschereriL’arte dei mascareri a Venezia è una delle professioni più antiche, considerato che nasce legalmente nel 1268 ( prime regole per mascherarsi), visto che nella Serenissima era invalso l’uso della maschera per diverse ricorrenze , per poi, dal 1436, sotto il doge Foscari, diventare una costante per le feste di carnevale.

Pietro GradenigoEd un elogio alla maschera lo fece Pietro Gradenigo: ” Bella cosa è la maschera inventata da colui che fece bauta 6la prima bauta, perchè questo rendo ogni grado ed età di persone in comoda eguaglianza e non pone in suggestione niuno delli due sessi e tanto più che usandosi oggidì il tabarro nero e li volti bianchi, serve il tutto di economia e libertà di fare le sue cose, di tentare le proprie idee e colpe ne ha solo chi cambia il bene in male col medesimo mezzo”.

tabarroDapprima la Mariegola dei mascareri (ora conservata presso l’archivio di Stato di Venezia) era osservata solo dai mascareri appounto, a cui si aggiunsero un pò per volta i targheri (stuccatori) i miniatori, disegnatori , indoratori e cartoleri (fabbricanti di carte da gioco).

GNAGAUn mestiere antichissimo ancora vivo e raffinato che viene utilizzato da alcune botteghe artigiane, vere eccellenze di questo particolare tipo di articolo, tanto che uno dei più importanti artigiani di questo tipo, Guerrino Lovato ha moretta1fornito le maschere utilizzate nel film di Kubrick “Eyes Wide Shut (1999), oltre ad avere presso i suoi atelier in Campo S. Barnaba e Campo S. Margherita (Mondonuovo) vere e proprie gallerie delle maschere tradizionali, tra cui la Gnaga, la Moretta, etc.).

Venezia: i mulini dei Biri (o Birri) e il gioco della racheta!

rio terà dei biriL’antica Venezia, come per tutte le sue attività artigianali e le esigenze di città -Stato si adeguava alla sua natura di città acquea, legata alle correnti, alle maree e ai suoi canali. E proprio nella vecchia contrada dei “Biri”, chiamata così dal nome del canale Biria, ora diventato una lunghissima calle chiamata ” Rio Terà dei Biri o del mulini ad acqua 2Parzemolo” (Rio interrato dei Biri o del prezzemolo) che divenne , con le sue particolari correnti la sede di diversi mulini d’acqua, in cui venivano create le varie farine (di grano, di miglio, nei tempi più duri),.

mulini ad acquaIl Trevisan racconta nelle sue cronache ” s’ingolfava una sacca con una velma et una canale detto Biria, che forma quel canale che oggi Birri si chiama”. La contrada veniva divisa in Biri grande e biri picolo, ed erano divise dalla oderna Calle Stella. La contrada Calle Stelladenominata biri picolo era situata dietro la chiesa di S. Canciano, a Cannaregio, e quella denominata Biri Calle Ruzzinigrande, vicino alla chiesa di SS. Giovanni e pAOLO.

Calle della rachetta 1E al biri , verso le fondamente nove, presso l’odierna Calle Ruzzini si disputava il gioco della Racheta, una sorta di pelota molto amato all’epoca, a cui è stata dedicata proprio una calle!

 

Giovanni da Fontana veneziano, scienziato allucinato, magico e maestro di illusioni!

Da Fontana apparentia mnotturna ad terrorem videntiumda Fontana autoUna delle personalità veneziane più interessanti  del 14° secolo ( e non molto conosciute) fu Giovanni (Antonio,Jacopo) Fondana (o da Fontana o de fontana), nato presumibilmente nel 1390 a Venezia, e dottore in arti presso l’università di Padova nel 1418.

bellicorum18bellicorum 2Uomo di interessi compositi e vari, interessato alle macchine da guerra, dai delicati mecccanismi degli orologi, medico, studioso e visionario.

bellicorumDai documenti dell’ateneo Patavino, prestigiosa università si può avere una serie di informazioni circa i suoi studi. Stimolato da un grande evento naturale che colpì la Serenissima nel 1410 scrisse il suo trattato “Liber de omnibus rebus naturabilus”, e il 17 maggio 1421 ricevette il suo grado medico, figurando nei documenti come “magister Johannes Fontana da Venetiis artium doctor”.

bellicorum4Tra il 1419 e il 1440 svolse la propria attività di medico (poco dopo il 1438 fu assunto come medico condotto a Udine) e tale impegno lo tenne distante dagli studi meccanica e tecnica. Frequentando le montagne della zona ideò uno strumento per misurazioni trigonometriche che descrisse in un grosso trattato andato perduto e intitolato De trigono bestiario.

bellicorum7Ma una delle sue opere più straordinarie fu “Bellicorum ed instrumentorum liber” in cui tratta l’argomento bellicorum5dei razzi in cui raffigura anche uno suo straordinario progetto riguardante una sorta di carrozza o auto spinta da razzi, e con il medesimo propellente progetta siluri sull’acqua, immaginati come pesci, uccelli, lepri, o addirittura draghi, con cui incutere timore o addirittura terrorizzare i nemici, come anche un diavolo volante che emette fuoco dalla bocca, e stratagemmi per ingannare i sensi come il “castello degli inganni”, il “labirinto quadrato”, espedienti per creare effetti quasi magici come la mitra e il pastorale risplendenti e il candeliere magico. Illustra inoltre progetti in campo musicale come l’organo meccanico, giocattoli (puerilia) e ancora, maschere, chiavi , bellicorum9grimaldelli, navi da guerra , specchi doppi, stufe, progetti idraulici.

Il suo interesse, come detto, furono anche gli orologi, le mongolfiere, campane per le immersioni subacquee, e tutto nel trattato “metrologium de pisce, cane et volucre”, e nella piccola opera “Nova  compositio horologi”dedicata all’amico Ludovicus Venetus, e congegni per fari risalire oggetti dal fondo del mare.

bellicorum15Uomo straordinario, ingegnoso, tra il mago, il matematico, il medico, insomma, una grande mente che trovò mille rivoli di interessi, e che, dopo secoli, messo alla prova qualche anno fa, trova la testimonianza che la sua auto razzo era effettivamente realizzabile.

bellicorum14bellicorum11Della sua morte non c’è ricordo storico ( si ipotizza nel 1455 circa) , e bellicorum12questa incertezza circa le date di nascita e di morte ci portano ancor più convinti a ipotizzare “fantasticamente”che la sua vita stessa sia stata una grande illusione di cui rimangono comunque scritti certi, documenti storici legati ai suoi studi, quasi che in qualche modo non sia mai nato, ne sia mai morto….ma che sia vissuto in una grande, splendida ed entusiasmante allucinazione fantastica, come le sue creazioni …..un veneziano magico insomma, come la città che gli diede i natali.

Il Ponte dei Dai a Venezia e la congiura di Marco Querini e Baiamonte Tiepolo.

la vecia del morterBaiamonte Tiepolo e il morteerNella storia di Venezia fu importante la congiura di Baiamonte Tiepolo ( vedi la vecchia del morter), che cercò, assieme al suocero Marco Querini , di ribaltare il governo stesso della Serenissima, congiurando e tentando un colpo di stato contro il Doge Pietro Gradenigo.

bajamonteLa sommossa fu violenta e venne anche violentemente soppressa (così era costume della Repubblica che non tollerava assolutamente il tradimento, con buona ragione). All’alba del 15 giugno 1310 il Querini si radunò con i suoi congiurati in Calle dei La vecia del Morter1Fabbri, preparandosi a raggiungere le Procuratie per unirsi al Tiepolo.

Calle dei Fabbri1Ma sulla sua strada li stava aspettando il doge Gradenigo con i Cavalieri di S. <Marco che con vigore abbatterono gran parte dei congiurati , e la folla che assisteva incitava il doge, a cui era fedele gridando: “dai, dai, uccidi i traditori ”

ponjte dei dai 1Delle voci ripetute più volte dalla popolazione contro i congiurati, ed in ricordo dell’avvenimento il ponte su cui furono costretti a passare i traditori venne in seguito chiamato ” Ponte dei Dai .

Ponte deei Daidoge Pietro GradenigoIl 29 luglio del 1310 il consiglio dei dieci ordinò di abbattere la casa del Tiepolo, e nel 1323 fu decretato Baiamonte Tiepoloche l’abitazione de Querini venisse acquisita dalla Repubblica ed adibita a Macello Pubblico.

Certo Venezia, piccola ma fortissima Repubblica fu anche feroce per salvaguardare la sua potenza e la tranquillità dei suoi abitanti.

Venezia e la sua cucina povera!

bigoli venezianitajadee venezianeI cibi delle famiglie povere veneziane erano molto simili a quelli delle zone rurali dell’entroterra: erano costituiti da verdure che venivano coltivate negli orticelli vicini a casa, quando ancora a Venezia i campi erano veri e propri campi: per cui zuppe di verdure, risotti, tajadee fatte in casa e i bigoi.

polentaIl pane veniva fatto in casa, ma quasi quotidianamente la polenta la faceva da padrona, specialmente la polenta bianca, delicata e tenerina, accompagnata da fagioli, piselli e carciofi, verze e zucca.

Solo durante le festività venivano sacrificati i polli che venivano arrostiti, e qualche volta. dopo la caccia in valle la selvaggina.

panadeaUno dei piatti più diffusi era la panadea, composta da pane vecchio fatto bollire con acqua, olio e sale, o anche minestre di semolino e i sugoli: questi erano di due tipi, sugoli da polenta, formati dal contenuto e dalla pellicola delle bolle che si creavano nel calderone mentre la polenta si cuoceva, e si condivano con l’olio, quelli da vin erano invece composti da mosto cotto  fino sugoi de vinquasi a consumarsi a cui si aggiungeva del fiore di grano…diventava quasi una marmellata asprigna ma gustosa.

fortaia 1Famosa e preparata in diversi modi era anche la fortagna (frittata) di cui descrivo la ricetta di quella “sgionfa” (gonfia): Separar i rossi da i bianchi, sbater i rossi co un pizego de sal. Da parte far istesso coi bianchi fin che non saràdiventai a neve dura. Con un cuciaro de legno missar ben sti bianchi e sti rossi (da’l soto al sora, in maniera che non gabia da desgonfiarse). Meter in t’una forsera un cuciarin de butiro: quandio che se’l ga desfà zontarghe tutto l’impasto de vovo, poi spetar che se forma la fortagna.

El fogo non dovrà esser molto vivo. Sta fortagia la devarà diventar tanto bona quanto bela e sgionfa. La pol anca figurar da piatto de fino de la se porta in tola contornata da na corona de spinassi cotti col butiro, opur coi pomidori al forno.

Questo era il disnar quotidiano dei veneziani, accompagnato da pesce anch’esso povero, come sardine, rimaste famose per il savor, tutti cibi semplici che hanno comunque creato le basi per una cucina particolare, ricca anche di spezie , di agrodolci, e delle delizie che le meravigliose isole della laguna forniva.

La colonna di S. Croce e l’ultima tortura dei condannati a morte a Venezia.

Testa del CarmagnolaLa giustizia della Serenissima era molto severa, anche se dava,(specialmente dopo l’episodio del famoso fornaretto) garanzie precise per quanto poteva riguardare la difesa degli accusati di crimini.

Ma crimini efferati ve ne furono, e proprio nella natura stessa della Repubblica questi dovevano essere immediatamente puniti con precisa e mirata violenza, per dare al popolo la sicurezza e il monito che chiunque si macchiasse di cruenti crimini veniva puntualmente punito, dando soddisfazione alle vittime o ai loro parenti, ma , in egual modo, far presente che la lunga mano della quarantia criminal sarebbe stata presente, e la punizione inesorabile e terribile.

L’esecuzione  dei condannati a morte avveniva sempre tra le colonne di Marco e Todaro a S. Marco, ma prima, perchè l’impatto “educativo” fosse ancor più efficace, il colpevole doveva subire determinati, terribili torture.

colonna di s.croceUna delle tappe più drammatiche avveniva, dopo il trasporto in una gondola sul canal grande dalle prigioni venivano portati a S. Croce, presso una colonna unica rimasta di un Monastero che aveva sede alla Giudecca e che venne smantellato, e che venne quindi incastrata tra la Fondamenta della Croce e la Fondamenta del Monastero.

Fondamenta de la CroceQui venivano loro mozzate le mani che venivano poi legate al collo, quindi il condannato veniva portato presso il luogo  dell’esecuzione, e qui, finalmente veniva posta fine alla sua vita, con lo sguardo rivolto all’orologio della torre, giusto per far capire loro che quella era l’ora della loro morte.

Fondamenta del MonasteroSicuramente cruento, drammatico, ma anche questo era un modo per rendere la giustizia più giusta Colonne di Marco e Todaro(all’epoca) e nel medesimo tempo dare un insegnamento ai veneziani del peso e della ineluttabilità della legge, a cui la Serenissima dedicò diverse statue, e non solo!

I temibili tagia-tabàri e la suggestiva illuminazione di Venezia.

Nei primi secoli della Serenissima era pericoloso girare per le calli, specialmente in alcune zone come Calle della Bissa o Rio Terà degli Assassini, luoghi molto bui in cui si acquattavano ladri e rapinatori pronti ad aggredire qualche malcapitato passante ritardatario, o alcuni burloni che si divertivano in modo molto pericoloso: arrivavano silenziosi da dietro e con un coltello tagliavano il retro del tabarrotabarro (il mantello che veniva utilizzato come cappotto): erano i tàgia-tabàri, che erano temuti quasi come i veri aggressori, e nella parlata popolare il detto tàgia-tabàri era riferito alle persone che sparlavano alle spalle di qualcuno.

codega1Quindi se proprio era necessario girare di notte venivano utilizzate le torce, i nobili si facevano precedere da codegaun servo che recava la torcia illuminando il cammino; da questo nacque una professione : i  codega. erano persone munite di lumi che rischiaravo la strada a chi li chiamava: in genere stavano in attesa davanti ai ridotti o ai caffè,

cesendelliBen presto comunque, nel 1128  vennero utilizzati dei piccoli lumi, chiamati cesendelli, appesi ai muri: le spese venivano sostenute dalla Serenissima, e la cura dei cesendelli era affidata ai parroci. Man mano nei secoli l’illuminazione venne migliorata ed estesa. Nel 1450 vennero poste quattro lampade sotto i portici di Rialto, e verso il 1720 i bottegai cominciarono a tenere fuori dei loro negozi delle lanterne.

feeraiNel 1732, con notevole anticipo su altre città il Consiglio dei dieci decise che tutta Venezia doveva essere illuminata, rendendo così più sicuro il passeggio e trasformando la Venezia notturna , donandole un fascino nuovo, molto coinvolgente per i viaggiatori stranieri.

Le lampade pubbliche, chiamate ferài arrivarono ad essere 843. Erano in vetro e funzionavano a olio, e dovevano durare tutta la notte per spegnersi poi all’alba; molte di queste vennero rotte con sassate dai codega che cominciavano a perdere il lavoro, e per questo vennero emanate norme severe per questi atti, come anche per gli addetti al servizio, chiamati impizadori, che omettevano di compiere il servizio.

img266 (1)La spesa dell’illuminazione era ingente, ed anche quella per l’olio d’oliva usato per i ferai, per cui, utilizzando anche le tasse dei cittadini la manutenzione venne affidata tramite appalti ad alcuni imprenditori.

Nel 1758 gli impizadori erano 138 e si occupavano di 1750 ferai. In seguito la città aumentò le fonti di illuminazione ed anche gli addetti a tale compito, per poi passare nell’800 all’uso del gas.

Venezia, sempre all’avanguardia sia per la gestione della vita comune sia per la salvaguardia dei propri cittadini, e il Consiglio dei Dieci che , saggiamente, cercava di sostenere le spese di questa grande opera d illuminazione tassando i propri cittadini secondo i ceti, le ricchezze, e la piccole capacità economiche dei più poveri!

 

I rii di Venezia, la casa delle cinque teste e la macchina per pulire i canali!

rio del PiomboLe strade veneziane: le calli, le salizade, due vie (via Garibaldi e via XXII Marzo), le fondamente e poi i rii: prima di tutto quelli ricoperti, chiamati quindi rio terà, ma sopratutto, i canali ed i rii veri e propri, le straordinarie vie d’acqua di una città nata sull’acqua e che sull’acqua vive.

Rio Baduario 1L’acqua era quindi percorso obbligatorio per ogni sviluppo, perchè elemento vitale e funzionale. Già nel VI secolo gli abitanti della laguna erano descritti da Cassiodoro come strane persone che si  spostavano sempre con le barche dal fondo piatto che venivano tenute legate a pali davanti alle case; queste era costruite sempre vicino all’acqua, e gli ingressi erano rivolti verso il canale; tutte le chiese di Venezia hanno le porte principali che danno sui rii o canali, ed erano adeguatamente fornite di approdo.

Nel retro , i campi che si trovavano all’interno venivano coltivati, e destinati anche a frutteto o vigneto, oppure adibiti a cimiteri.

Rio delle MuneghetteOgni rio ( per cui ogni strada acquea di Venezia ) porta il nome di qualche caratteristica della zona, casa-cinque-testedelle professioni o degli abitanti del sestiere nel quale il rio scorreva: Rio delle Muneghette(Rio delle monache, per cui adiacente a qualche convento femminile) e che riflette sulla laguna anche l’immagine di una delle case più curiosa di Venezia, quella delle cinsue teste,   Rio degli Scoacamini ( rio degli spazzacamini), rio del Vin , dove in genere veniva trasportato il vino e quindi rio del vinrio delle moschescaricato, rio delle Mosche , perchè sembra che nella rio dei scoacaminifondamenta parallela vi fosse una fabbrica di nei finti, chiamati appunto mosche.

La marea , elemento naturale e delicatissimo per Venezia cambia ogni sei ore: crescente, e va in un senso, calante e va nel senso opposto, quindi è determinante sia per la navigazione, sia per il trasporto e scarico delle merci, in modo che la barca non sia troppo bassa rispetto alla riva.

img264Per questo motivo è sempre stato uso della Serenissima, fin dal 500, utilizzare delle macchine per pulire i fondali dei canali e dei rii, una tecnologia innovativa e azzarderei moderna, rispetto a quelle utilizzate oggi: del resto la Serenissima è sempre stata all’avanguardia, ha precorso i tempi avvalendosi di menti brillanti e persone estremamente valide che mettevano il loro acume a disposizione di un equilibrio così fragile e delicato, e per la valida e attenta politica dei dogi e del Consiglio dei Dieci.

 

 

 

Il Campiello de La Cason e le vecchie prigioni veneziane.

CampiellodelaCason01Il 15 marzo 1551 il Maggior Consiglio decise che in ogni sestiere di Venezia venisse istituito un Cason )( o Casona) cioè una prigione in cui rinchiudere i debitori ed i rei confessi di piccoli reati. Tracce di uno di questi Casoni (o carceri) rimangono nel Sestier di Cannaregio: a testimonianza rimane il Campiello della Cason, definita in CampiellodelaCason10questo caso al femminile, dove sono ancora visibili due portali e l’antichissimo Palazzo del Tribuno.

CampiellodelaCason18Qui, in Campo SS Apostoli c’erano numerose abitazioni dei Partecipazio, famiglia che diede Rio Baduario 1alla Serenissima sei Dogi: Agnello  (810) Giustinian (827), Giovanni 1° (829), Orso 1° (864), Giovanni II (881), Orso II (912), Pietro (939), che ricevettero prima la carica di Tribuno, e proprio accanto alle loro abitazioni vennero costruite le prigioni; questa nobile famiglia già nell’800 realizzò il primo traghetto situato in Calle e nel portico per il trasbordo per persone e per cose verso le isole di Murano, Burano , Torcello ed altre isole della Laguna.

Rio terà del Barba FrutariolIl Tribuno aveva ai suoi ordini, per la sua sicurezza, delle barche armate , dietro in canton (l’angolo) del sotoportego ed ai piedi del ponte, sulla riva. Il palazzo affacciava le sue finestre sul rio detto del Barba (ma chiamato rio Baduario)ora interrato, chiamato ora Rio Terà Barba frutariol.

Campo SS. ApostoliIl Campo SS., Apostoli si estendeva fino a questo palazzo, ed il cancello principale, presieduto da Campo SS. Apostoliguardie armate si poneva nel campo dalla parte della Calle Larga.

In seguito queste piccole prigioni vennero fatte confluire ai piombi, vicino a Palazzo San Marco, collegate dal Ponte detto dei Sospiri, che rappresenta una parte importante di Venezia e della sua storia.

 

Pagine:«1234567...24»