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Il grande torneo di Cavalieri del 1364 e la fondamenta Minotto a Venezia!

Piazza S. Marco 1.jpgfrancesco_petrarca.jpgdoge Lorenzo Celsi.pngNegli annali della Serenissima è conservata la giostra di cavalieri svoltasi nel 1364, davanti ad un doge, Lorenzo Celsi,  abbastanza contestato e poco amato , ed al suo lato Francesco Petrarca. La manifestazione venne organizzata per festeggiare la repressione della colonia di Candia per mezzo del cavaliere di ventura Pasquale Minotto, erede di una famiglia di origine albanese , di cognome Minoxi, che nel 1200 si trasferì a Venezia.

giostra.jpggiostra-1.jpgE Pasquale Minotto venne accolto con tutti gli onori, tanto che venne indetta una giostra in suo onore, a cui anche lui partecipò: ai lati della Piazza S. Marco vennero eretti palchi in cui presero posto gli spettatori, nobili e persone di grande potere; il circuito rettangolare venne chiuso a semicerchio da due staccionate, il luogo dove i cavalieri si preparavano con i loro cavalli e con le le loro lance.

p138849-Venice-Basilica_di_San_Marco.jpgIl pubblico popolare stava molto indietro, ma non di meno accompagnarono i vari duelli con grande entusiasmo…davanti alla porta principale della Basilica stava il doge con accanto i notabili e appunto Francesco Petrarca, ed al vento garrivano le bandiere con i colori di tutti i casati più nobili della Serenissima, meno quello del Doge, che non poteva essere esposto.

Il torneo si svolte per diversi giorni, ed a questo parteciparono anche dei cavalieri inglesi, che a torneo concluso, si diressero verso la Terrasanta, ed a questi si aggiunseero altri valorosi che giunsero da ogni parte ed’Italia. Infine vinse proprio il Minotti che ricevette dalle mani del doge una corona gemmata del valore di 360 ducati
.

Fondamenta Minotto.jpgFondamenta Minotto 1.jpgIn seguito al cavaliere di ventura venne dedicata anche una fondamenta, che tutt’ora si percorre a Dorsoduro, il vero, sacro tributo che la fiera Repubblica donò ad un  uomo che, seppure con crudeltà, seppe mantenere forte il suo Stato…la grandissima Venezia quasi spietata nell’ambizioine di confermare la propria sovranità nel Mediterraneo.

La fortuna di essere nati a Venezia!

Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

1949-San_Alipio_facade_door_of_Saint_Mark_27s_Basilica_of_Venice.jpgbasilica.jpgIo bambina, il giorno di S.Marco, a mano di mio padre , mia mamma e le altre sorelle completamente unite in quel rito che si professava in famiglia: la messa nella  Basilica: il mio eterno stupore (che rimane tutt’ora: una sorta di incantesimo meraviglioso che mi prendeva e che mi prende sotto gli Basilica di S. MJarco a Venezia.jpgBattistero.jpgarchi e in mezzo alle colonne di una basilica ricoperta d’oro..e lo stupore davanti a quelle immagini che nell’oro e con l’oro raccontavano e raccontano il vecchio Testamento)..io, quattro anni, protetta dalla presa autorevole della mano paterna , il naso all’insù, Cappella Zen.jpgrapita da quell’oro caldo, da quelle immagini stupefacenti, da quel racconto raffigurato.Poi, per me, bambina timida e paurosa, ecco l’ascesa alla cima del “paron”, il campanile,un senso di straniamento, una paura angosciante ma anche un’eccitazione che mi dava la percezione vera che quella era una giornata speciale  per me!

campanile 1.jpgIl senso  di stordimento mi venne dall’immagine di Venezia, e non solo , da tutto il bacino di San Marco e della laguna, le isole, splendide, scintillanti e distanti, la cupola  dorata della dogana che per me sembrava un gioiello  luminoso e meraviglioso-

Se un respiro si può mozzare per l’emozione , se la straordinaria bellezza di un paesaggio inatteso e inaspettato può provocare sensazioni talmente forti incantevoli ed uniche……ecco, io  l’ho provato quel giorno, che rimane in me come una tappa, un’orma Bacino-San-Marco-F107.jpgbasilica-san-marco_large.jpglaguna di venezia 5.jpgindelebile che mi ha segnata, in  positivo, per quanto riguarda l’immagine, l’immagine d’insieme di un mondo onirico e reale allo stesso Piazzetta S. Marco.jpgBacino-San-Marco-C01.jpg01-Venezia.jpgtempo! Nulla di più reale dell’immagine che da quella cima si apriva ai miei occhi pronti a percepire il fiabesco…..ma paradossalmente onirico in quanto ciò che si presentava ai miei occhio era assolutamente irreale, talmente bello Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

 

Il graffito di uno dei più numerosi e nascosti abitanti di Venezia!

gstti a Venerzia.pngcane barbone  nero.jpgcolombi.jpgGabbiano-comune-01_jpg_2007115122449_Gabbiano-comune-01.jpgpantegana.pngDella storia di Venezia, oltre all’arte, la musica , i gabbiani,i colombi, i gatti e i cani da burcio, fanno parte anche i topi: chiamati pantegane.

Tutto il tessuto sociale  la vita stessa di questa città unica ha a che fare con questi animali, diffusi in tutto il mondo (basti pensare a New York) con un La Salute del Longhena.jpgil redentore.pngrapporto di uno a quattro rispetto agli abitanti effettivi: la storia stessa e l’arte, legata così strettamente alle epidemie di peste che portarto all’erezione di opere d’arte straordinarie come la chiesa della Madonna della Salute, ed alla chiesa del Redentore, con le evocazioni che fanno parte proprio del costume stesso dei veneziani hanno contribuito all’unicità di questo insieme di isole che divennero un tutt’uno.

Non a caso i veneziani importarono i gatti dalla Dalmazia…un popolo, una città straordinaria, un danno terribile che poi divenne risorsa…e quindi, dalle tenebre stesse delle 1_6 - Giacomo Favretto, La pantegana.jpgreti fognarie, dal buio dei magazzini umidi , direttamente a contatto con le basi e le fondamenta dei palazzi più lussuosi e delle case più umili, ricettacolo tutt’ora di questa razza di roditori intelligenti, pericolosi, legati da una struttura sociale così forte ed importante e da comprovati sistemi di intercomunicazione, ecco la coabitazione di un territtorio particolare tra uomo ed animale.

Un esempio di questa attenzione della gente comune si può andare ad ammirare al traghetto che si può raggiungere da Campo S. Felise , proprio di Cà Pesaro.jpgca_corner--400x300.jpgcampo s. Felice a Venezia.jpgfronte alla riva opposta del Canal Grande dove si possono ammirare Cà Pesaaro e Cà Corner della Regina: il graffito di una pantegana inscritto nella pantegana  a S. Felice..jpgcolonna da un cittadino qualsiasi, con la data incisa (1643) ad attestare la vista di uno di questi pericolosi, intelligentissimi e furbi animali: anche questo è parte di Venezia e di tutte le sue anime: quella lumninosa ed artistica, quella funzionale e legata ai vari mestieri, e quella legata allo straordinario sottosuolo…cosi’, tra terra e cielo, tra mare e terra, tra terra e laguna!

Prima della nascita dei teatri a Venezia

convito in casa Levi.jpgconvito particolare.jpgIl desiderio e l’interesse dei veneziani verso la recitazione nacque già dal cinquecento, periodo in cui anche la pittura era concepita con le medesima esigenza scenografica delle grandi rappresentazioni: un esempio IL Convito in casa Levi del Veronese, conservato presso i musei dell’Accademia: la scenografia profana predomina sul dramma sacro. Essa moltiplica il numero delle comparse, le diverse espressioni, i diversi punti di vista nella solenne inquadratura architettonica che ricorda Palladio.

Funzionalmente all’esigenza dei veneziani più ricchi ecco che anche l’architettura stessa venne concepita per poter ospitare grandi rappresentazioni nei palazzi: in genere esse venivano allestite nella grande sala centrale corrispondente al lungo porticato terreno che caratterizza la pianta del palazzo veneziano per secoli.

Palazzo Fortuny 1.jpgLa sala, che è illuminata da grandi finestrati del prospetto da un lato e dal cortile interno dell’altro divide in due parti simmetriche l’edificio e da decoro e grandiosità a tutto l’interno della casa.

Le “feste teatrali” hanno luogo in questa sala, che può accogliere numerose persone ma, a detta di Marin Sanudo, che ci ha lasciato puntuali descrizioni di spettacoli dei primi decenni del Cinquecento, lo spazio non basta mai tale è il numero di persone desiderose di assistervi.

Paloazzo Fortuny.jpgVi sono alcune sale , una per piano, che per ampiezza sembrano ideate proprio per il teatro: quelle al centro di Palazzo Pesaro degli Orfei, oggi Fortuny, ad esempio, lunga quarantacinque metri, tra le facciate verso Campo S. Beneto , illuminata da sette enormi finestre , e quelle verso il Rio della Cà Michiel, con lo stesso numero di finestre.La singolare pianta del palazzo che è uno dei più vasti di stile gotico di Venezia pone accanto e a servizio delle due corti a fianco dell’edificio, in modo che quelloa centrale diviene ancor più capiente ed aperta verso le facciate.

Non è da escludere che una disposizione così originale dell’interno dell’edificio sia stata fatta in funzione dell’allargamento delle due sale centrali che si trovano in ciascun piano, e non è da erscludere , in particolare, che ciò sia stato fatto in funzione di recite di spettacoli che alla fine del quattrocento, quando è stato costruito l Palazzo, già si presentavano nelle sedi signorili dei patrizi veneziani.

Palazzo Dolfin a Rialto.jpgCampo S. Beneto.jpgAvremmo così l’ipotesi di un palazzo-teatro prima che Palladio costruisse il primo teatro, poi scomparso, nel cortile di Palazzo Dolfin a Rialto nel 1565.

Marin Sanudo ci racconta con la sua solita precisione che il 9 febbraio 1514 veniva recitata la commedia ” Miles gloriosus” di Plauto in Palazzo Pesaro degli Orfei dalla Compagnia degli Immortali; il 3 febbraio 1515 una commeda pure degli Immortali ed una “Rappresentazione de Pàris” il 9 febbraio dello strsso carnevale; una nuova commedia in onore del principe di Bisignano nel 1521, una commedia del Ruzzante.

La recitazione di Ruzzante dava scandalo a causa di alcune “parole sporche”, dice il Sanudo, per cui si richiamava spesso i patrizi ad una proibizione emanata dasl Magistrato delle Pompe agli inizi del secolo per la crudezza del linguaggio teagtrale, ma la passione per la commedia vinceva ogni remora.

A leggere le cronache del tempo il piacere del teatro aveva un tale richiamo che non possiamrio Cà Michiel.jpgo distaccare la struttura spaziale così ampia e solenne di tante saole centrali di palazzi patrizruzante.pngi veneziani dagli spettacoli che in esse avevano luogo e dalla funizione che esse erano chiamate a compiere, prima della costruzione di teatri veri e propri, costruiti e preposti a tale arte, che a Venezia nacquero e si moltiplicarono, riunendo così le menti e la collaborazione di tanti artisti e spettatgori provenienti da tutta Europa. Venezia dimostrò ancora di essere la capitale della cultura|

 

Le origini della Regata a Venezia, maschile e femminile

Bacino di San Marco 1.jpgLa prima domenica di settembre sia i Veneziani e chi, appassionato, guarda per televisione la regata storica di Venezia,assiste ad uno spettacolo fantastico, con i bagliori iridescenti della laguna, la luce unica e particolare che si trova solo in questa particolare città, e che i pittori hanno sempre apprezzato ed espresso nei loro quadri, una luce che da un alone di fiaba ad una città che è anche un centro attivo e moderno di attività, di arte, di lavoro, imprese, insomma, una città che tanti considerano museo, ma che è invece viva, cosmopolita e talmente attraente e talmente carica di cultura da renderla veramente unica al mondo.

Ed è proprio delle regate(termine derivante probabilmente da aurigare cioè gareggiare)a Venezia che voglio parlare: innanzi tutto della particolarità della voga alla veneta, dettata proprio dalla tipicità della Laguna e dei suoi fondali poco profondi, per cui barche dal fondo piatto, senza chiglia, e la necessità da parte del vogatore di poter bacino diSan Marco.jpgindividuare i fondali più adatti dove muoversi, ed un solo remo, per poter navigare anche i rii più stretti: per cui vogatore in piedi con un solo remo, che dovendo essere utilizzato anche sui fondali più bassi, deve essere libero forcola.jpgper cui avere gli scalmi aperti, cioè la forcola.

Canaletto-voga alla veneta.jpgNormalmente i regatanti erano tutti gondolieri o barcaioli, e si svolgevano come sfide. Ma la Carpaccio - Regata.jpgprima regata che viene ricordata è quella indetta per celebrare la vittoria dei veneziani contro i pirati triestini che avevano rapito le fanciulle promesse spose dalla Chiesa di San Pietro di Castello( come già ho raccontato nel mio Post :quando il Sacro Graal era a Castello).

Beatrice d'este.jpgIn seguito si svolsero regate importanti Beatrice d'Este 1.jpgin onore di ospiti illustri, capi di Stato, Beatrice d’Este nel 1493, la regina d’Ungheria nel 1502, Enrico Terzo di Francia nel 1574, ed altri. La Regata Storica di Settembre invece trae le sue origini dagli onori triubutati a Caterina Cornaro, già Regina caterina cornaro trionfo.jpg250px-Jacopo_De%27_Barbari_-_Venetie_MD_-_Regata.jpgil Canal Grande.jpgla voga alla veneta.jpgdi Cipro che aveva donato il suo Regno alla Serenissima, ricevendo poi in cambio la cittadella di Asolo.

Anche le donne disputarono le loro Regate. La prima sembra risalire al 1493, e lo fecero in onore di Beatrice d’Este, duchessa di Milano, e gareggiarono circa una cinquantina di donne che sfoggiavano leggeri e succinti abiti di lino.

regta di gondole.jpgDa allora si ebbe notizia, con il passare degli anni e dei secoli, di altre regate disputate, e dal 1740 al 1751 vi fu la prima Maria Boscolo da Marina di Chioggia.jpgvera campionessa, tal Maria Boscola da Marina, originiaria di Chioggia la cui unica immagine è questa, al Museo Correr.
regata-storica1.jpgNeregata.jpgl settecento si cimentarono in questo sport anche le nobildonne, alcune delle quali allestirono voga alla veneta.jpgdelle bissone a loro spese, donne sempre all’avanguardia e innamorate della loro laguna.

Con Giacomo Casanova l’immagine culturale e politica d’Europa e la decadenza di Venezia!

Giacomo Casanova 1.jpgalchimia.jpgGiacomo Casanova, veneziano fino all’osso e per questo cittadino del mondo testimonia nelle sue memorie la vita politica e sociale del 1700 con sguardo acuto ed attenta analisi politica (da brava spia e anche Massone) racconta l’europa del 1700, e  anche attraverso  un’ampia e fondata conoscenza della medicina e della scienza del tuo tempo, spacciata a ogni piè sospinto come alchimia, come contatto con spiriti elevati, con il credere rosacrociano, da un’idea della tecnologia dell’epoca.

Concordamente al marchese de Sade anche Casanova trova illogico il comportamento e l’abbigliamento delle donne: ” se giudichiamo la bellezza di una donna dal suo viso e sade.jpgCASANOVA.jpgamante di ùcasanova.jpgsiamo costretti poi a sopportare ” se le parti che non ci mostra sono tutto il contrario di ciò che la grazia del volto ci fanno immaginare, non sarebbe più naturale e più conforme alla ragione andare sempre in giro col viso coperto e per il resto nudi e innamorasrsi di un corpo, non desiderando altro per coronare la nostra passione che un bel visetto corrispondente alle grazie donne veneziane.jpgmaria_luisa_austria.jpgducato di Parma, Piacenza e -guastalla.jpgche ci hanno fatto innamorare? ne deriverebbe che solo le donne col viso brutto esiterebbero fino alla fine a scoprirlo e che le belle lo farebbero più facilmente. Ma le brutte non ci farebbero sospirare per appagare i  nostri desideri: ci accorderebbero tutto pur di non essere disposte a scoprirsi. (vol. VI cap.  VIII).

Viaggiando per l’europa Casanova non esita a descrivere quelle che ritiene le peculiarità di quelle etnie: descrive “la boria dei francesi che appena impossessatisi dei ducati di Parma , Piacenza e Guastalla mostravano di sentirsi superiori a tutti”, aggiungendo che gli uomini francesi erano gelosi delle loro amanti e non delle proprie mogli.

220px-Voltaire.jpg350px-Alchemist's_Laboratory,_Heinrich_Khunrath,_Amphitheatrum_sapientiae_aeternae,_1595.jpgCi racconta, nelle sue memorie, che conversando con Voltaire concorda su un punto: il popolo è felice solo se oppresso, soggiogato  e tenuto a catena, e parlando della Repubblica di Venezia afferma che vi si gode della più ampia libertà, e che la sua condanna al carcere, da cui scappò avventurosamente e che narrò nella “Fuga dai piombi”, fu dovuta ad un abuso della sua libertà, e che a volte ritenne giusta, per cui avevano avuto ragione a farlo imprigionare anche senza le ordinarie formalità (vol. VI cap. X). Degli inglesi fa notare la passione per le scommesse ,lo straordinario aplomb con cui accettavano che la colpa di un componente di famiglie nobili non declassasse, in caso di condanna (compresa la pena capitale)il nobile casato, ma con l’espiazione del colpevole l’onore della famiglia fosse salvo.

Straordinario il racconto di un suo viaggio in Olanda, a bordo di una slitta a vela, veneti2.jpg220px-Diego_Valeri.jpgda Amsterdam a Zaandam: ” il viaggio mi parve straordinariamente divertente . Arrivammo presto grazie ad un vento impetuoso che ci fece raggiungere la velocità di quindici miglia inglesi all’ora (circa 24Kmh).

Nella sua Histoire vi è però un’acuta analisi della società Veneziana nel finire del 700, e che Diego Valeri descrisse: ” E’ una Venezia che ride e folleggia in tristezza, che s’inebria di casacca-busto-fra-galgario-1750.jpgveneziq 700.jpgpiaceri innocenti e no, pur avendo coscienza della sua labilità esterna ; che si fa bella, più bella che mai , nell’aspettazione della morte  (Storia delle Civilità veneziane). Venezia infatti languisce ed è prossima alla fine della sua esistenza come Repubblica indipendente, e non bastano nè le ricchezze raggiunte, nè il prestigio e la memoria della passata potenza, a garantirla dalle avide monarchie che le alitano sul collo, invidiose delle sue fertili terre, e più ancora del suo aperto sbocco al mare e della sua antica, gloriosa esperienza marinara.

Una decadenza imminente di cui, proprio Giacomo Casanova può essere l’emblema. La fine di uno stato glorioso, illuminato, unico al mondo consumata nelle feste di Colonne di Marco e Todaro.jpgcarnevale, nei lussi, nella libertà morale…il cuore di noi  veneziani che, comunque sia, della storia della nostra fantastica Serenissima siamo orgogliosi perchè a volte essere troppo avanti, precorrere i tempi, può essere azzardato e se vogliamo pericoloso, ma nessun altro stato può vantare un passato così aperto e libero culturalmente, saggiamente amministrato e scientificamente seguito in una realtà così mobile, così legata alla natura, alle maree, ad un territtorio unico ed affascinante!
 

I maestosi, alchemici ed esoterici leoni di Venezia.

Leone di S. Marcfo alla Porta della Carta di Palazzo Ducale.jpgleone_san_marco_venezia_ala987.jpgLeone di S. Marco sulla colonna in  Piazzetta.jpgL’effige del Leone, simbolo di S. Marco e della Serenissima, si può trovare un pò dappertutto a Venezia: il classico leone alato che regge con la zampa il libro con la scritta ” pax tibi Marce, evangelista meus”, innanzi tutto proprio a Palazzo Ducale, sulla  Porta della Carta, o sulla torre dell’orologio, nella piazzetta dei Leoni,  quindi, da chimera trasformato in leone sulla colonna dedicata a S. Marco.

leone-torre-orologio.JPGPiazzetta dei leoni.jpgPer un certo periodo la Serenissima ospitò dei leoni in carne ed ossa, ospitati in palazzi privati o addirittura in edifici pubblici: il 12 settembre 1316 una leonessa, ricoverata in una gabbia nel cortile di Palazzo Ducale partorì dei piccoli, destando grande gioia e scalpore nella città che vide in quell’evento un buon auspicio per le sorti della Repubblica.

IN Piazza S. Marco veniva tenuto in una gabbia doraata un leone vivo, ma questi morì sembra avvelenato dalle dorature delle sbarre. Durante il Il casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgCarnevale del 1762 venne esposto un leone vivo, sempre in Piazza S. Marco, diventato famoso perchè ritratto da Pietro Longhi nel suo quadro “Il casotto del leone”, conservato ora nella pinacoteca della fondazione Querini Stampalia, circondato da cani mascherati e sicuramente ammaestrati.

Questo simbolo è stato raffigurato rampante, cioè di profilo, in moleca ( granchio nel periodo della muta del carapace)cioè seduto di fronte, accosciato, con le ali spiegate a ventaglio, vessillifero, cioè recante la bandiera della serenissima, visto di profilo.

leone-san-marco-moleca.JPGUno dei Leoni in Moleca più famosi è quello che sul campanile di S. Aponal sorge dalle acque, a significare la supremazia di Venezia nei mari europei, conservato ora, assieme ad altre raffigurazioni nel Museo Correr, un altro nell’appartamento del Doge, a Palazzo Ducale (XV secolo)

L’immagine classica del Leone veniva raffigurata con 350px-I_Leoni_dell'Arsenale.jpgil libro aperto in tempo di pace, e chiuso in tempo di guerra, mentre il leone sguaina una spada.

Altri possenti ed imponenti sono collocati davanti all’ingresso dell’Arsenale, e leone all'Arsenale.jpgLeone con altra testa all'Arsenale.jpg6056_-_Venezia_-_Fondamenta_dell'Arsenale_-_Leone_di_San_Marco_(sec__XVI)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_-_4-Aug-2007.jpgdi questi uno porta delle scritte runiche, ora molto consumate, ( legato ad una leggenda abbastanza conosciuta a Venezia, che vi ho già raccontato) ,  statue portate dalla Grecia da Francesco Morosini, uno siede placidamente in Campo Manin, altero in tutt la sua regale maestosità, ed infine un altro si può ammirare a Palazzo Ferro Leone alato in Campo Manin.jpgLeone a Palazzo Ferro Fini.jpgFini.

Altri due leoni sono collocati sul portale del campanile di S. Polo, uno dei quali è aggredito al collo da un biscione, ispirati, sembra, da un monito che il Consiglio dei Dieci pose a tutti coloro che tradivano Venezia, qualcuno dice in occasione della decapitazione di Marin Faliero, altri (ed io sono tra quelle), visto il simbolismo leone a S.jpgleoni e albero della vita.jpg6554_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007.jpgdel biscione, pensano che si trattasse dell’esecuzione capitale del Conte di Carmagnola ( a questo argomento ho dedicato un post qualche tempo fa).

715px-6555_-_Venezia_-_S__Polo_-_Campanile_-_Leone_stiloforo_(sec__XII)_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_8-Aug-2007a.jpgAltri due leoni medievali si trovano sul muro di una casa al traghetto di S. Tomà, mentre lottano e distruggono serpenti e draghi, ed infine, sul pluteo della Cattedrale di Torcello sostengono l’albero della vita, assumendo quindi, nel linguaggio del bestiario alchemico una particolare importanza, vista la propensione esotereica della città.

Venezia ed il suo simbolo, i Leoni, che comunque i veneziani ed anche i veneti in genere continuano a “porre di guardia” sopra pilastri di cancelli, o nei giardini…maestosi e formidabili nella loro regalità e potenza…simboli sempre vivi per i figli di questa terra e di questa grandissima Repubblica.

 

La straordinaria biblioteca di S. Giorgio Maggiore a Venezia.

800px-Venedig_san_giorgio_maggiore.jpgBiblioteca di S. Giorgio 1.jpgLe Biblioteche veneziane ebbero la fortuna di accogliere quanto di meglio e di antico in fatto di incunaboli e libri esistesse dal 1400 in poi. Di quella Marciana, la più importante e ricca ho già parlato, ma di quella ospitata nell’incantevole isola di S. Giorgio ,poi ospitata dalla fondazione Giorgio Cini è importante conoscere  ricchezza e la sua bellezza.

Il posto d’onore nella secolare tradizione culturale della meravigliosa isola, posta di fronte al bacino di S. Marco, una tradizione di spiritualità, di arte, di cultura, di incontri ad alto livello è della biblioteca, ciò non solamente per quanto riguarda l’impegno e la cura Biblioteca di S.Giorgio 2.jpgdoge Memmo.jpgnell’arricchimento delle raccolte, ma anche per la monumentalità delle aule e la ricchezza delle attrezzature.

I padri Benedettini che abitarono l’isola fin dal X secolo si prodigarono per ottenere una biblioteca fondamentale per i loro studi.  Infatti all’atto della donazione del Doge Memmo si parlava già di libri pertinenti il tesoro della chiesa.

La raccolta crebbe e divenne più fruttuosa nel secolo XV tanto che , quando Cosimo Dè Medici espresse iol desiderio di elargire un dono cospicuo  all’Abazia che lo aveva accolto esule nel 1433 i monaci furono concordi nell’esprimere il desiderio di una sede della biblioteca degna di ospitare i loro preziosi manoscritti e dei codici miniati.

biblioteca di S. Giuorgio 4.jpgBiblioteca di S. Giorgio 5.jpgPurtroppo nel 1569 l’aula venne distrutta da un incendio e venne quindi demolita nel 1614, quando il complesso degli edifici fu trasformato in modo unitario da Andrea Palladio. Nel 1641 Baldassarre Longhernna venne incaricato di costruire la superba sala , su ordine dell’abate Alvise Squadron (terminata nel 1671), che costituisce tutt’ora il centro vivo della biblioteca della fondazione.

Gherari Coli.jpgI libri vennero riuniti nella grande aula a cavallo dell’ala comune ai due chiostri, stupenda a vedersi , illuminata da cinque grandi finestre , con volta a botte decorata dai manieristi Filippo Gherardi e Giovanni Coli ( i cosiddetti maestri lucchesini), con portali marmorei e una ordinatissima scaffalatura a doppio ordine con 50 colonne ioniche e altrettante statuette di uomini illustri , opera del tedesco Franc Pauc.

Dopo la soppressione dell’Abbazia i libri vennero ripartiti tra la Biblioteca Marciana e l’Abbazia di Praglia (vicino ad Abano ) dovo confluirono i monaci di S. Giorgio. La sala del Longhena venne spogliata dalle meravigliose scaffalature che fortunatamente vennero locate presso l’attuale Liceo Marco Foscarini.

Oggi la biblioteca, particolarmente ricca di pubblicazioni sulla storia dell’arte è un validissimo sussidio per gli studiosi di questa disciplina.

Biblioteca diu S., Giorgio 6.jpgbacino di S. Marco dall'isola di S. Giorgio.jpgBACINO  s.mARCO 1.jpgNulla comunque è andato disperso anche se i tesori d’arte e il frutto di raccolte e di studi è stato distribuito in altre biblioteche, una Venezia ricca di cultura ed arte, una Venezia centro di studi e di menti illustri, ed altre biblioteche si sono sviluppate e sono tutt’ora considerate ed apprezzate, di cui parlerò perchè è bello parlare di Venezia e i suoi tesori unici.

 

 

Venezia; città delle locande ed alberghi dal Medio evo ai giorni nostri!

Antica locanda allo Sturion.jpgCalle drio la Scimia.jpgVenezia città accogliente e dal 1300, centro nevralgico dell’Europa. Città cosmopolita sapeva ospitare adeguatamente, con calore e piacevolmente visitatori più o meno importanti. Risalendo al Medio evo si può annotare l’esistenza di alberghi e locande che andarono via via aumentando nei secoli.

Nel 1355 venne costituita l’organizzazione degli “albergatori”, denominati “cameranti” i quali, come tutte le schole dei mestieri veneziani si riunivano ogni lunedì sera presso la chiesa di San Matteo a Rialto.

La Serenissima non creava problemi burocratici per l’apertura di una locanda o di un albergo: bastava l’autorizzazione del Maggior Consiglio, un’insegna con il nome dell’esercizio, e pagare una tassa. Ogni ospite veniva registrato e dotato di un “foglietto di residenza” senza il quale poteva essere arrestato.

VENEZIA-PONTE-DELLE-TETTE.jpgLocandaSturionCarpaccio_sm.jpgIl personale femminile doveva aver superato i 30 anni, per escludere l’opportunità di meretricio all’interno degli alberghi, così come non potevano essere ospitate prostitute. Ma, si sa, gli albergatori riuscivano a transigere alla legge, offrendo letti “guarniti”, cioè compresi di cena, ospitalità, qualche donnina del Ponte delle Tette e ricovero per i cavalli (questo fino alla fine del 1500 quando ancora si andava a cavallo e le locande erano fornite di stalle) e la servitù.

Le locande più famose, chiamate “osterie” erano quella “alla Storion” (la cui insegna si può notare nel quadro di Carpaccio del Miracolo della Santa Croce a Rialto, della “Campana” del famoso Marin Sanudo, che raccolse i diari di Venezia dell’epoca, della Spada, della  famiglia Foscari, della Scimia, della Stella e del Sol, tutte a Rialto, e quelle del Cappello del Pellegrino, del Cavalletto, del Selvatico, della Scarpa, tutte nella zona di S. Marco.

I prezzi erano piuttosto alti, (Venezia era una città molto cara) .

cantina-do-spade-esterno.jpg220px-Ca_da_Mosto.jpg2429-Hotel_Danieli_Venezia_.jpgDal 1600 le locande fecero il loro ingresso sul Canal Grande, dove i Palazzi vennero trasformati ed adibiti allo scopo: come quello del Leon Bianco, ai Santi Apostoli, già Palazzo da Mosto, la cui insegna è ben visibile di un quadro del Canaletto di cui fu ospite l’imperatore GiuseppeIInel 1769  e nel 1769 e nel 1782 gli eredi al trono di Russia.

Nei primi anni dell’ottocento il proprietario Giuseppe dal Niel danieli2.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgluna-hotel-baglioni-venezia_051120091430116341.jpglasciò il vecchio palazzo veneto-bizantino  e trasferì il suo Albergo in un altro Palazzo in Riva degli Schiavoni, fondando l’Hotel Royal Danieli, l’albergo più lussuoso e famoso di Venezia.

Ma il più intrigante di tutti è l’Hotel Luna Baglioni,a San Marco, albergo prestigioso e lussuoso e posto proprio di fronte all’isola di S. Giorgio, che è stata la sede dei templari a Venezia… poi divenuto locanda col nome di” Locanda della luna” .tanta storia, tanti particolari meravigliosi e magici che rendono unica anche l’ospitalità in questa particolare e straordinaria città. dove chi la visita può essere ospitato in palazzi carichi di storia..e ricchi di mobili e decorazioni originali: magari sfiorato da qualche antica presenza magica…..a riflettere le iridescenze della laguna.

 

 

Storia di un artista importante di Venezia: Alessandro Vittoria.

Aloessandro Vittoria del Veronese.jpgTra i personaggi illustri che sembrano di secondo piano nella bellezza dell’arte di Venezia, uno fu Alessandro Vittoria, scultore di valore, e che ha lasciato il suo segno in chiese importanti di Venezia.

Nativo di Trento, (nel 1525) si formò presso i laboratori dei più insigni artisti della sua città, come Martino da Como e Antonio Medalia. Divenne poi apprendista nella bottega del vicentino Vincenzo e del padovano Giangerolamo Grandi, molto attivo nella Basilica di S. Maria Maggiore.

Apprezzate le doti e le potenzialità del Vittoria il principe e vescovo di Trento lo raccomandò alla scuola di Jacopo Sansovino, protoarchitetto presso la Repubblica di Venezia. Purtroppo il carattere del giovane Alessandro lo spinse ad allontanarsi dal grande masestro, ed allora si ritirò a Vicenza.

S.Sebastiano.jpgS.Rocco e S. Sebastiano.jpgS. girolamo ai Frari a Venezia.jpgSpirito irrequieto, grande artista, poco incline alla disciplina, nel 1551 si sposò a Trento con l’amata Paola, che lo accompagnò per pochi anni: infatti morì nel 1561 senza aver potuto dargi figli. Nel 1553, grazie all’intervento ed alle sollecitazioni di grandi artisti come Tiziano Vecellio e Pietro Aretino il talentuoso Alessandro fece ritorno alla bottega del Sansovino.

Dopo quattro anni il Vittoria, contando  sull’apprezzamento ottenuto per le sue opere aprì una propria bottega: le sue opere erano state ed erano molto apprezzate e famose nella Serenissima: La statua del S. °Giovanni Battista per la chiesa di S. Zaccaria a Venezia, il San Girolamo, nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, il San Sebastiano a S. Francesco della Vigna.

Nel frattempo conobbe una ricca vedova veneziana, che morì nel 1591. Dalla Serenissima gli venne conferito il titolo di massimo scultore veneziano vivente, e successivamente morì a Venezia nel maggio del 1608.

Doge Nicolò da Ponte a Venezia.jpgLorenzo Cappello.jpgSalone della biblioteva marciana.jpgDa ricordare sono anche i ritratti della nobiltà Veneziana, come il doge Nicolò da Ponte o il busto di Lorenzo Cappello: eseguì anche le volte degli stucchi della “scala d’oro”del Palazzo Ducale e dello scalone della biblioteca Marciana.

Rispetto alla fama di scultori ed artisti venziani Alessandro Vittoria non è ricordato come giustamente merita, ma rimane comunque vicino agli occhi ed al cuore dei veneziani e di chi ha visitato o visita Venezia, per l’espressività, il vigore e la bellezza delle sue opere, che ne fanno uno dei massimi artisti che ha donato il suo talento alla Serenissima…..ricambiato comunque da chi d’arte si intende e ama Venezia e le sue meraviglie.

 

 

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