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La scultura teatrale del cinquecento a Venezia: La Biblioteca Marciana.

biblioteca marciana 1.jpgLa Libreria di San Marco , in Piazzetta, è un capolavoro della scultura del 500, ideata dal Sansovino nel 1537 dischiude le porte ad una animazione con aspetti perfino scenografici mediante l’intervento della scultura, che ha tanta parte nell’architettura posteriore al primo Rinascimento, che si esprimeva con la severità della decorazione degli edifici.

Il Sansovino, profondamente scultore oltre che architetto, è affascinato dall’atmosfera teatrale della città e interpreta, da genio del Rinascimento, il nesso continuo della decorazione come unico e vastissimo racconto, che si prolunga all’infinito. quale appare nella più antica tradizione veneto-bizantina.

Biblioteca Marciana.jpgLa decorazione plastica vivifica la pietra e dissimula la forza plastica dell’edificio, quella pittorica sulle facciate dei palazzi sul Canal Grande completa la meraviglia della città: un trapasso fantastico che illeggiadrisce e rende aeree le strutture portanti. e dà spesso all’architettura l’illusione d’uno spazio fatto per una scena ideale.

Mentre la pittura, per opera del tempo è scomparsa, come ad esempio i celebri affreschi del Giorgione e di Tiziano al Fondaco dei Tedeschi, le sculture sono rimaste intatte tra le partiture delle linee architettoniche a denunciare l’amore che i veneziani portavano per la decorazione .

statua.jpgsyatue 1.jpgLe statue dalla balaustrata sopra il cornicione della Biblioteca Marciana completano i rilievi della facciata con una impostazione così teatrale da suggerire lo stesso motivo anche a Palladio, nel teatro olimpico di Vicenza, ed egli stesso definì ” il più ricco ed ornato edificio che sia stato fatto dagli antichi in quà”.

Essa, nel suo “ornato” andava oltre i limiti della purezza comnpositiva degli ordini, diventava appunto teatro nel piacere visivo delle immagini, nei fregi a festoni negli architravi, sui pennacchi degli archi, negli incavi dei sottoarchi, nelle chiavi di volta con teste umane  e t4ste di leoni e nella fantasiosa scansione di piani, nei pilastri, nel forte rilievo delle cornici, nella ricchezza delle statue e nel chiaroscuro pittorico che venivano così a crearsi in tutto il complesso, sostenuto dal ritmno solenne delle colonne, tanto ammirato dagli artisti dell’epoca barocca, a cominciare da Baldassarre Longhena.

portale.jpgportali biblioteca.jpgAlessandro Vittoria, poco dopo il Sansovino, pose delle grandi statue a  con funzione di colonne per decorare i portali della Libreria nel porticato.

La scultura , oltre a presentarci spesso “personaggi in posa”, ci propone uno straordinario numero di maschere, nelle chiavi di volta degli archi, diffuse in tutta la città. Alla metà del cinquecento si notaq che le chiavi di volta degli archi delle finestre e dei portali per opera di Sanmicheli e di Sansovino assumono l’aspetto del volto umano; la linea dell’arco è animnata da questa inusitata presenza di maschere dall’aspetto maestoso, cariche d’espressionismo teatrale.l

deorazioni volti umane.gifLa pietra d’Istria viene trattata con con una eccezionale abilità  dagli scalpellini che lavoravano a Venezia  nel cinquecento; alcuni artisti ed artigiani si specializzarono nel tema così affascinante del volto umano , spesso chiuso in una espressione severa di vecchio con la barba fluente, secondo il modello classico dell’incarnazione dei fiumi..tutti temi legati all’acqua, l’elemento dominante che è parte determinante della nascita e della vita di una città unica ….della sua laguna..della sua cultura.. della sua splendida aRTE!

 

 

 

 

Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!

VENEZIA_INCISIONE.jpgL’immagine di Venezia come città è legata all’idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell’omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all’ultimo numero del sestiere.

La ricerca della destinazione diventa un’avventura meravigliosa (perchè si venezia 1.jpggira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto…la buona volontà aiuta!

Tutto questo sembra in qualche modo legato all’immagine  del  “labirinto acquatico”, rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell’alchimia , “Hypnerotomachia Poliphili”, il libro conservato presso la labirinto acquatico0.jpglabirinto.jpghypnerto.jpgBiblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell’occidente.

Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com’è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com’è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l’acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgEcco quindi l’immagine e l’essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l’essenza vera di Venezia , città d’acqua, nata nell’acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell’iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all’amore del suo mare e della sua laguna!

Il Magistrato alle Acque nella Venezia del ‘700, centro europeo dell’ingegneria ed architettura moderna.

Fusta del Canaletto.jpgIl settecento veneziano, prodromo purtroppo del declino della serenissima, fu, come il cinquecento, uno dei più grandi secoli per questa Repubblica: operarono Tiepolo, Canaletto, Guardi, Goldoni, Gozzi, Vivaldi, ed operarono degli architetti, precursori dell’architettura razionalista neo-classica, e quindi dell’architettura moderna.

Il Magistrato delle Acque a Venezia fu il centro di studi interdisciplinari nel senso più moderno ed operativo: tutta una tradizione tecnico-funzionale dell’architettura nacque e si sviluppò a Venezia, contrapponendosi, fin dal cinquecento, a quella di tipo aulico di origine principesca del Rinascimento.

Questo tipo di architettura era legato al “ramo dei servizi pubblci” ( Pevnser), e quindi diversa sia sul piano formale che ideologica a quella del barocco e del Rococò delle grandi corti europee ( stili che comunque riprenderò in un altro mio post).

Francersco Algarotti.jpglodoli_tp_web2.jpg220px-Coronelli_Portrait_2.jpgAndrea Tirali (1657-1753)può essere considerato il padre di questa tradizione razionalista e illuminista veneziana, che si affermò in seguito in tutta Europa. A lui si affiancarono architetti cone Lodoli, Algarotti e Memmo, e scienziati – tecnici come il geografo Vincenzo Coronelli e il matematico Bernardino Zendrini, oltre architetti come Scalfarotto, Lucchesi, Piranesi e Temanza, che in qualche modo prese il suo testimone, libro dedicato a Temanza.jpgproseguendo il suo disegno, tutti funzionari del Magistrato delle Acque della Serenissima nella prima metà del seicento.

” E’ in questo ambiente che nasce quell’architettura neoclassica  che sperimenta nuovi materiali e rivaluta, sul piano estetico, la ricerca tecnico scientifica degli ingegneri (G. C. Argan).

Il Tirali, figlio di muratori e muratore lui stesso , percorse durante la sua lunga carriera tutti i gradi del Magistrato delle Acque: vice proto ( 1688) Proto (1694) e Soprastante dell Opere straordinarie ai Lidi (1726): stretto collabioratore ed amico di Zendrini operò come tecnico delle acque alla realizzazione di ponti, rive, pozzi, fognature, argini e fortificazioni, e operò il restauro della pavimentazione della Piazzetta dei Leoni.jpgPiazzetta dei Leoni a S. Marco, e studiò persino “casselle per le scovazze da metter sul molo” ( E. Bassi, architettura del 600 e 700 a Venezia).

Opera di Bernardino Zendrini - Murazzi.jpggoethe.jpgLo stesso Gothe, che osservava tutti i particolari notò durante la sua visita a Venezia nel 1786 che i “tombini della Piazzetta di S. Marco costruiti con lo stesso buon sistema della Piazza Grande”: per dedicarsi poi alla visita ai Murazzi a Pellestrina.

Del Tirali furono la sistemazione del Forte di S. Felice (1702), la chiesa della Trinità con l’annessa scuola dei Battuti (1703) e Palazzo Grassi (1703-1714) a Chioggia, e la piccola chiesa ottogonale di S. Maria del Soccorso, e quella di S. Vito a Pellestrina.

Chiesa della SS. Trinità a Chioggia.jpgForte di S. Felice.jpgSin dal 1720 il Tirali studiò, in collaborazione con Bernardino Zendrini le difese a mare, che erano ancora impostate sul vecchio sistema di “palade” sia di dighe fatte di pali, costosissime per la loro manutenzione “lima veramente logoratrice e fatale per il pubblico erario” secondo una scrittura del Magistrato delle Acque dell’epoca.

Nacque così l’idea dei Murazzi, che sarà definitivamente pozzolana 1.jpgimpostata dallo Zendrini dopo il 1735, il quale suggerì di usare la pozzolana, un tipo di cemento sconosciuto allora, e che ” si indurra all’acqua in modo tale che diviene in brevissimo tempo non dissimile dalla stessa pietra”.

Fu Tommaso Temanza che nel suo Zibaldone ci da la conferma che ” furono di lui (Tirali) opera li due pezzi di argine di pietra viva sopra il litorale di Pellestrina; cioè al Lido dopo il Caroman alle Magre”.

Targa ai Murazzi di Pellestrina.jpgErede di questa grandiosa opera di ingegneria  idraulica fu appunto il Temanza, quando fu nominato Proto ai Lidi. Egli scriveva, assumendo questa carica: “le opere a pozzolana erette sinora a Caroman ( Pellestrina) eccitano la curiosità degli stranieri e vederle, e saranno un giorno una delle cose meravigliose della Dominante”.

L’arditezza tecnica, la purezza formale fanno di quest’opera, costruita in Pietra d’Istria e formata da un’alta muraglia verso la laguna ed a larghi gradoni che discendono verso il mare
rafforzati da grossi massi posti come scogliera artificiale per rafforzare il manufatto contro la forze delle onde.

dalla laguna al mare.jpgMurazzi a Pellestrina.jpgNella parte meridionale di Pellestrina, verso Caroman, costituiscono una semplice cresta in marmo, lunga circa 3 Km. senza alcun sostegno apparente di terra, in bilico tra le acque tumultuose dell’Adriatico e la liscia superficie della laguna.

Il complesso dei Murazzi si estende tuttora dalla spiaggia di Sottomarina di Chioggia, murazzi del lido.jpglungo tutta la costa di Pellestrina, per riprendere poi sul litorale di Malamocco mfino al centro del Lido, per un totale di 19 Km..

Murazzi a Malamocco.jpgA commentare il significato dell’opera il Magistrato delle Acque volle apporvi una lapide: ” Ut sacra aestuaria / urbis et libertatis sedes/ perpetuum conservantur / colosseas moles/ ex solido marmore / contra mare posuere / curatore aquarum/ an. Sal. MDCCLI / ab. Urbe cond. MCCCXXX.

Proprio nel momento del lento declino di Magistrato delle Acque.jpgMurazzi di Malamocco.jpgVenezia i suoi tecnici, i suoi artisti erano tra i più aggiornati ed avanzati di Europa. E lo scritto di Goethe  si rifà proprio a questa muraglia quando dice: “Tutto ciò che ci circonda è pieno di nobiltà e l’opera grandiosa e veneranda di forze umane riunite è un monumento maestoso non di un solo principe, ma di tutto un Popolo.

 

La bellezza della maternità e la dolcezza di chi la aiuta!

Desidero affidare queste mie parole alla maternità, di cui oggi si dedica la festa . e non solo alla maternità fisica….che è frutto di esperienze pregresse, di progetti comuni o no che hanno coinvolto o coinvolgono un’altra persona, soggetto della paternità! ed è proprio al frutto di una capacità fisica o anche solo creativa di poter far nascere nuove persone ma anche nuove idee e nuovi processi mentali.

Io come madre, e orgogliosa futura  nonna, so cosa vuol dire partorire una creatura concepita in comune con la persona amata. e so che nonostante il progetto comune e la partecipazione più sentita, l’esperienza del parto è qualcosa di unico, che la donna vive con le proprie sofferenze, con il propro coraggio facendo fronte alle proprie paure di persona consapevole, si, ma non del tutto preparata ad un’esperienza che può diventare cruenta: e tutto ciò mi rende orgogliosa innanzi tutto dell’essere donna, ma non soltanto, di essere un individuo che porta qualcosa di meraviglioso e nuovo al mondo!

E allora , proprio in questo giorno, desidero rendere omaggio alle persone innovative, a chi , con le proprie idee ha contribuito e contribuisce al miglioramento del nostro modo di pensare, ad illuminare, con le proprie capacità e i propri studi il cammino della scienza; a chi con la propria costanza e i propri sacrifici riesce a donare sollievo a quelle donne, malate di Aids ed ai loro figli, che sopravvivono con dolcezza e tenerezza!

Per me la maternità è portare in sè creature non consapevoli, tenerissime, dolcissime, che nulla hanno chiesto e che non conoscono il proprio destino…creature che , al sicuro nel ventre materno si muovono, sbadigliano, dormono…..rassicurate e serene, che verranno poi catapultate, all’improvviso in un mondo fatto di fame, sete, sofferenze…..ed è anche portare idee, pensieri, capacità che, se giustamente sostenute potrebbero rendere la vita…tutte le vite, degne di essere affronte e vissute!

E a questo io mi sento di congratularmi con chi, madre o non madre, uomini,, donne….donano vita alla vita!!!!! Auguri a tutte le mamme e alle persone che queste donne seguono con abnegazone e rispetto!!!!

I trasporti interni veneziani e le sue merci: l’ingegno e la capacità di distribuire le merci…vero esempio di logica e capacità mercantili!

canaletto_il_campo_san_giacometto.jpg5.Banco Giro.jpgLa struttura del centro economico della Serenissima partiva attorno a Campo S.Giacometo, a parte il famoso Banco Giro e Calle della Securtà, luoghi nevralgici per quanto riguardava la struttura economico mercantile, si partiva dalla Calle degli Oreri (orefici) per crescere nella ricchezza e nel valore delle merci li trattate (oreficerie e vendita di stoffe pregiate in lana e in seta, broccati particolari, sete provenienti dalla Cina)6 .a-calle della securtà.jpgCalle degli speziali 1.jpgCalle del Spezier1.jpge si proseguiva con la calle degli Speziali , le botteghe delle merci orientali (spezie appunto, colori chimici e farmaceutici); altri negozi per la vendita di prodotti anche pregiati  erano disposti lungo la Ruga Vecchia, sul Ponte di RTialto  e lungo alla Salizzada fino in Campo S. Bartolomeo.

naranzaria 1.jpgnaranzaria.jpgerbaria a Venezia.jpgNegli spazi periferici che disponevano tra l’altro dell’immediata vicinanza sulla Riva del Canal Grande, erano la Naranzeria  per gli agrumi, Casaria_SANPOLO_02.jpgCasaria a Venezia.jpgCasaria_SANPOLO_07.jpgprodotti più pregiati per cui più vicini a Campo S. Giacometto, l’Erbaria, per la frutta e verdura, la Casaria per i formaggi, più oltre il Campo delle Beccarie per la vendita della carne, ed ultima, ma molto importante la Pescheria.
Riva dell'olio a -venezia.jpgPoco più avanti della pescheria si allunga la Riva dell’olio, dove si scaricavano per partite di questo prodotto provenienti dalla Sicilia, da Creta e dalla Puglia. Sull’altro ramo del Canal Grande , a Sud del Ponte, si svilupparono la Riva del vin 1.jpgRiva del carbon.jpgriva del Ferro a --venezia 1.jpgRiva del Vin, sul lato di ponente, e la Riva del Carbon e del Ferro sul lato opposto: sulle rive venivano desposti e smistati i prodotti e i materiali di maggior ingombro.

Pescaria a Venezia 2.jpgPescheria.jpgSi può osservarte come nelle ubicazioni delle diverse attività commerciali nei vari spazi del mercato si siano seguiti precisi criteri distributivi, quello, diciamo così rappresentativo,  collocando come si può notare le merci più pregiate  e le operazioni più delicate e importanti nela parte centrale digrandadole via via secono una precisa scala di valori dal centro verso le parti più periferiche, un altro criterio, dettato certamente da esigenze funzionali, era quello di adibire gli spazi più vicini al canal grande allo scarico e al commercio dei prodotti più ingombranti e più difficili da trasportare (vino, olio, verdure) e anche più sporchi e maleodoranti (carbone, pesci e formaggi) spostando verso la parte centrale i prodotti di maggior ingombro e di non giornaliero approvvigionamento più facilmente trasportabili lungo percorsi pedonali, un terzo criterio, chiamamolo simbolico ci sembra di aver collocaato nei primi piani degli edifici di Rialto  le sedi delle Pubbliche Magistrature messe quasi su un piano ideale di tutela e controllo soprastante il brulicare delle intense e multiformi attività commerciali dei privati cittadini.

250px-3906_-_Venezia_-_Rialto_-_La_Giustizia_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_10-Dec-2007.jpgPalazzo dei dieci savi..jpgNel Palazzo dei Dieci Savi alle Decime, una sorta di ministero delle finanze , venivano raccolti dazi, tasse prestiti obbligatori, etc.

La vita quotidiana dei veneziani si svolgeva proprio attorno a queste due rive e a quel _Canale, la strada grande di Venezia, la vena che portava le sue risorse in tutte le parti di questa città straordinaria, e tutt’ora rimane il lugo più importante di ritrovo, di acquisti, di merci raffinate e uniche!

 

Jacopo Sansovino, l’impronta di una grande architetto ed artista a Venezia.

biblioteca marciana 1.jpgbiblioteca marcina 3.pngDurante il Cinquecento a Venezia dominarono tre architetti: Jacopo Sansovino (1486-1570) , Michele Sammicheli (1484-1559) Andrea Palladio(1509-1580). L’opera di Sansovino, insigne scultore ed architetto toscano, sarà la più determinante per l’architettura veneziana del cinquecento, tanto che la su urbanistico della città.

Con la nomina a “proto” di S. Marco, primo architetto, cioè, del governo, egli diviene una personalità politicamente molto in vista, accanto ad un pittore , Tiziano, e ad un letterato come l’Aretino.

Biblioteca Marciana.jpgloggetta del Sansovino.jpgSansovino riuscì a fondere il classicismo romano con l’ambiente e l’atmosfera di Venezia, rendendola aerea, leggera e spesso anche pittorica la potenza strutturale delle sue costruzioni.  Architetto e scultore nato il Sansovino è sensibile anche alla pittura di Venezia, al suo carattere, alla sua classicità, interpretata in una atmosfera del tutto particolare.

loggia derl sansovino.jpgLa scultura risale in superficie nei suoi edifici: dalle sinuosità grafiche della decorazione lombardesca, essa ora acquista un nuovo valore, che è in carattere con la scenografia della città in stretto legame con i grandi pittori del tempo. I suoi capolavori , Libreria, Zecca e Loggetta in Piazza S. Marco sono edifici emblematici della Venezia rinascimentale in stretto rapporto all’ambiente e alle soluzioni spaziali che essi prospettano con l loro inserimento in Piazza S. Marco.

Dal momento in cui opera Sansovino a quello in cui lavorano Coducci e Lombardo sono passati pochi anni, circa una trentina, ma ci troviamo in due epoche differenti divise da una evoluzione politica di grande importanza dopo la lega di Cambrai e la nuova posizione della _Serenissima  di fronte all’Europa.

Sansovino venne a Venezia dalla città natale  del Sanmicheli,Verona dove ha potuto confrontarsi con le opere del grande architetto dell’epoca, la cui classicità è sobria e robusta sul modello dell’architettura militare di cui è maestro come possiamo vedere dalle fortificazioni che si possono ancora ammirare nell’isola di S. Andrea.

dolfin-manin_m.jpgUn altro meraviglioso esempio dell’architettura del Sansovino vi è anche il palazzo Dolfin-Manin.

Le caratteristiche dell’architettura del Sansovino sono esempi lampanti e splendidi di un artista straordinario che diede a Venezia opere splendide, e che dalla Serenissima ottenne grandi riconoscimenti e fama, tutta meritata!

 

Armatori, mercanti e navigatori veneziani: gli artefici del mondo globale!

nace mercantile.jpgmercanti_veneziani-filtered.jpgEnrico Dandolo.jpgL’inizio della Storia di Venezia coincide con l’inizio dell’economia mercantile: per merito del Doge Enrico Dandolo, nel 1200, in seguito alla conquista di Costantinopoli  e grazie alla bolla d’oro, trattato con cui i Veneziani trovarono l’appoggio di Bisanzio per espandere i propri interessi nel Mediterraneo, la Serenissima divenne il referente più autorevole nell’intermediazione dei vari mercati, acquisendo così un ruolo determinante per quanto riguardava l’interescambio tra le varie popolazioni di quel bacino.

I fattori più importanti che concorsero a formare questa assoluta superiorità marittima di Venezia furono, all’interno della Repubblica, i capitali patrimoniali d’investimento, con l’industria e la gestione dei mezzi navali, ed il mirato intervento amministrativo-politico dello Stato.

mercanti veneziani 3.pngmercanti_carpaccio.jpgmercanti veneziani 2.jpgmercanti veneziani.jpgMercanti -contrattazione.jpgLa Repubblica concedeva prestiti per finanziare affari di commercio marittimo, scritti in un contratto di commenda o colleganza. Il finanziatore e il mercante armatore partivano insieme all’equipaggio, ed il capitale investito doveva poi essere rimborsato, le spese ripartite sull’esborso delle tasse e per le spese varie.

All’inizio del 1200 si formarono le prime compagnie commerciali denominate ” Fraterne”, che erano per lo più a conduzione familiare, in cui i soci partecipavano con il capitale e l’attività personale. Tra di loro erano solidali con gli impegni presi da ciascuno di essi, e dividevano per quota i profitti e le perdite, e tutto questo sotto il controllo dei Provveditori di Comun alle Mercanzie.

Nel 1400 le strutture della Finanza Pubblica si perfezionarono accanto ai tradizionali sistemi di imposizione indiretta fiscale denominati ” dazi”.

Canaletto - S. Giacometto.jpgBanco di Pegni.jpgAi prestiti obbligatori richiesti dai cittadini allo Stato, risultati poi insolventi, crearono Chiesa di San Giacometto e il gobbo.jpgdocumenti-per-la-storia-ecnomica-dei-secoli-xiii-xvi.jpgulteriori debiti pubblici delle casse veneziani, si decise così di costituire il “Monte Vecchio”, che poi venne sostituito dal ” Monte Nuovo”, Nuovissimo e di Sussidio.

Vennero in seguito introdotte le tasse dirette, chiamate ” decime”: I mercanti potevano pagarsi l’un l’altro mediante una scrittura semplice d’accordo tra le parti presso i “Banchi da Scripta” o ” Banchi da Giro” . Verso la metà del 500 venne creato un Banco a Piazza di Rialto completamente pubblico che contribuiva ai finanziamenti per il mercato interno dello Stato: la sede di questi banchi era il Campo di San Giacometo, dove si svolgeva l’attività vera delle finanze dei mercanti e dello Stato.

Doge Andrea Dandolo.jpgNel 1284 il Governo autorizzò la coniazione di monete d’oro e d’argento: Il Ducato aureo pesava 3,65 grammi d’oro a 24 carati, e in seguito venne denominato ” zecchino”, e questa moneta divenne battuta e famosa in tutta Europa; accanto a questa moneta aurea la Zecca veneziana coniò anche monete d’argento, e tutto sotto il rigido controllo delle leggi emanate dal Governo.

Gasparo Balbi - libro.jpgNicolò de Conti.jpgCarta di cesare Federicci.jpgI mercanti veneziani dettero lustro alla Serenissima, e svelarono scoperte determinanti per l’Europa: oltre a Marco Polo nel 1400 Nicolò de Conti di Chioggia viaggiò in Asia Meridionale, nel 1500 Gasparo Balbi e Cesare Federicci visitarono le Indie.

Accanto ai mercanti i viaggiatori Veneziani furono famosi e richiesti in Europa: Alvise da Mosto offrì il suo operato ai Portoghesi, Spagnoli e Inglesi, esplorando le coste dell’Africa; Sebastiano Caboto attraversò l’Oceano Atlantico e scoprì le coste della Florida e lo Stretto di Hudson, e al servizio del Re di Spagna esplorò le coste orientali mercanti veneziani 1.jpgAlvise Da Mosto.jpg220px-Sebastian_Cabot.jpgdell’America del Sud fino a risalire il Ruo Paraguay: In questa esplorazione diede il suo nome ad uno stretto nel passaggio tra l’Oceano e il Golfo di San Lorenzo, e fra l’isola di Capo Breton e quella di Terra Nova.

Mercanti, navigatori, persone avventurose ed eccezionali di cui ho già parlato, ma non abbastanza per dare il senso vero dell’accellerazione e della propulsione che seppero e poterono dare attraverso le loro imprese alla conoscenza del mondo!!

 

 

 

Le uniche e meravigliose barche di Venezia.

barche veneziane1.jpgvenezia14.jpgVenezia, città nata sulla sua laguna, aperta al mare, ed espansa nel Mediterraneo, in Oriente, ma anche nei mari del Nord, grazie alla capacità dei suoi artigiani e maestri d’ascia, lavoratori dell’Arsenale che seppero  costruire navi moderne e veloci all’epoca, era ed è tutt’ora una città che vive nell’acqua, per cui i suoi mezzi di trasporto, proprio per le sue particolari caratteristiche, variavano a seconda delle necessità e delle esigenze di un nucleo abitativo ed importante suddiviso tra varie isole.

Per questo motivo i mezzi di trasporto utilizzati, tra sestieri ed isole, erano vari e diversi. Abbiamo parlato delle gondole, che erano mezzi cittadini, servendo le due rive del Canal Grande ed i rii, inoltrandosi, agili e svelte , sotto i ponti, approdando a rive definite, un pò tra gli autobus e i taxi delle altre città, a parte la funzione, con il felze alzato, di nido per coppie che volevano amoreggiare, o come banchi da gioco!)

maestri_d_ascia_300x200.jpgMa un centro così vivo e pulsante aveva bisogno, per i trasporti di  derrate alimentari provenienti dalle isole che attorniavano la laguna…S. Erasmo, Mazzorbo, etc.o elementi necessari per la vita quotidiana, come il carbone (vedi Riva del Carbon da un lato del Canalazzo) o riva della Paglia, o quella del vin …. di barche fatte apposta per navigare i bassi fondali della laguna, per cui fondo piatto, e, a prua e a poppa una piccola copertura che serviva a rinforzarle oltre che essere usate come ricovero di attrezzi, oltre al “trasto” l’asse di legno che lega i due fianchi.

Costruite anch’esse negli squeri, e sagomate da abili maestri d’ascia chiamati “squeraroli”, ed i remi poggiavano sugli scalmi chiamati forcole, e i remi venivano condotti con la famosa voga ala veneta, un sistema per cui anche una sola persona poteva, da poppa guidare la barca.

sandoli 1.jpgsandolo.jpgOra queste barche sono fornite di motori fuoribordo: i nomi e le frunzioni sono diversi: topo, sàndolo, batèla, sampierota, mascareta, sciopon, caorlina. I loro ricoveri sono le cavane, quando si tratta di costruzioni coperte, o stazi acquei, quando sono ancorate all’aperto.

Il sandolo è una delle piu comuni barche per il trasporto di merci, ora utilizzato anche per la pesca e per le regate. E’ una mjaestrui d'ascia 2.gifsandolo-barcariol.JPGbarca slanciata e leggera,la prua ha un’asta di protezione che finisce con una specie di punta a forma di ricciolo o di oliva. Di solito è di color legno, a volte azzurro, mentre il sandalo del barcarol è nero come le gondole e addobbato con poltroncine  e finiture metalliche  ed è utilizzato per il tresporto di persone, sopratutto turisti.

La sampieròta, originaria di S. Pietro in Volta, veniva e viene usata per la sampierota.jpgsampierota 1.jpgpesca, ed è una barca spaziosa e robusta. E’ lunga tra i 6 e i 7 metri, ed è in genere colorata di azzurro, giallo, rosso e bianco, oppure con vari accostamenti di colori. Viene poi la Mascareta, che tutti coloro che seguono la regata storica di Venezia, possono ammirare perchè è proprio con queste barche che si sfidano le donne alla voga alla veneziana utilizzando la leggerezza e l’agilità di questa barca tipicamente e meravigliosamente veneziana.

topo-Marcantonio%20a%20vela.jpgTopo-Marcantonio'-1.jpgEd il topo (con il motore mototopo) e la topa, barche adibite al lavoro pratico di trasporto o per diporto, mentre , sontuose e bellissime, adibite al trasporto di passeggeri , specialmente per le gite lungo i fiumi, e quindi, le bissone, sontuose, sorprendenti per le loro decorazioni tra cui primeggiava il bucintoro, òla barca sonhtuosa del doge.

E la fastosa regata storica rende omaggio a mascareta.jpgMascarete.jpgbucintoro.jpgbucintoro 1.jpgcaorlina.jpgquesti mezzi di trasporto che fanno parte integrante della vita dei veneziani, che l’hanno resa forte, importante, e che contribuiscono, tutt’ora , alla funzionalità e alla realtà di una città così unica, così particolare e composita come nessun’altra al mondo!

 

 

L’anima di Venezia e i suoi angoli più misteriosi e luminosi, tra acqua e luce!

laguna di Venezia.jpgVenezia e il suo aspetto mutevole: ciò deriva dal fatto che i comuni concetti e schemi funzionali sono sempre stati, per ovvi motivi, adattati di volta in volta alle differenzi situazioni preesistenti, come canali, ponti , rive, calli, campi , edifici, sottoporteghi , pozzi, giardini ecc.

Da varietà delle combinazioni possibili sono nati a Venezia innumerevoli ambienti urbanistici, ognuno con la sua particolare fisionomia e personalità.

Al turista non distratto ma che osserva attento i vari spaccati di questa città Jacopo de Barbari.jpgCampliello S. Giovanni Evangelista.jpgRioSanLorenzo.jpgunica, si presentano paesaggi che si possono definire scenografie, ma anche pragmaticamente costituite interessanti ed ingegnose soluzioni funzionali, per cui io piacevoli aspetti spaziali e figurativi che si determinano sono il più delle volte indipendenti dall’intrinseco valore estetico delle singole architetture che vi si prospettano.

scuola-san-giovanni.jpgTra i vari esempi appare molto semplice l’urbanistica del Campiello di S. Giovanni Evangelista e della Scuola: un unico spazio rettangolare tra edifici della Scuola e della Chiesa: ci si accorge che si tratta di due spazi di diverso Calle Zane.jpgcarattere , pur tra loro collegati: più piccolo ed unitario nelle delicate forme architettoniche il primo, più ampio e sobrio il secondo.

Il campiello si presenta all’improvviso come uno slargo per chi percorre calle dell’Olio, mentre appare più interessante e ricco di accorci prospettici provenendo da Calle Zane questo, il campiello della Scuola , chiuso tra il muro e il sottoportico della Lacca non è che uno spazio di sosta e di ingresso ai locali della Scuola o della Chiesa, un gioco di scatole cinesi, non unico a Venezia.

rio-malpaga-S.jpgAltri straordinari e unici luoghi di Venezia sono il Rio delle Eremite e Rio Malpaga: non vi sono particolari costruzioni in questo angolo di Venezia: la particolarità della bellezza del luogo è la luce, l l’ariosa spazialità cui si aggiunge una sensazione di tranquillità, dovuta al fatto che la zona è poco frequentata, sia per terra sia per acqua; sensazioni analoghe si possono provare in Rio S. Lorenzo, o il rio della Fornace a S. Gregorio.

rio Malpaga 1.jpga4_rio_malpaga.jpgE’ quindi interessante indagare quali siano le analogie tra i diversi rii: innanzi tutto hanno un identico orientamento (nord-sud) e l’esisternza di fondfamente ai lati del rio: costante quindi è la presenza del rio, delle fonamenta, e delle abitazioni di medesima altezza ai lati:  tali fattori sembrano contribuire al senso di benessere che tali condizioni ispirano.

Oltre a ciò, il rio delle Eremite è leggermente incurvato verso sud, per cui , rio della fornace 1.jpgponendoci alla fine dell’incrocio con Rio Malpaga non se ne vede la fine, Scuola Grande di S. Giovanni evangelista_ Lazzaro Bastiani e il dono della Reliquai della Santissima Croce.jpgdando all’osservatore una deliziosa sensazione di indeterminatezza spaziale.

Tutto ciò, ed altre sensazioni fisiche ed ottiche rio della foornace.jpgRio della Fornace.jpgtrasmettono la vera essenza di Venezia: città liquida, città composita,ricca di decorazioni ma anche semplice nelle sue fondamenta, nei suoi rii che riflettono la luce, una luce diversa, mutevole ed estremamente affascinante.

 

 

 

 

L’artigianato e l’arte del 700 a Venezia, sguardo all’interno della vita quotidiana

lampadario.jpgLa progettazione dei mobili veneziani del settecento è rinomata sia per le leggere opere di intaglio, gli stucchi rilevati e dorati e soprattutto per lo splendido colore delle lacche nella delicata eleganza della forma.

lampadaro Murano.jpgSi qualificò quindi una produzione artistico-artigianale varia e vastissima, che comprendeva mobili veneziani.jpganche i settori più rinomati dell’epoca, come i vetri di Murano candelabri.jpg(lampadari e candelabri colorati, specchiere con vetri intagliati e incisi, paralumi con cristalli decorati, coppe, vasi, calici, piatti, vassoi e alzate di ogni tipo) tenuti in grande onore dalla stessa REpubblica  che “menava vanto della superba produzione veneziana” protetta dai vincoli e privilegi dei Savi alla mercanzia e agli Inquisitori delle Arti.

specchiera.jpgdivano del 700.jpg200px-Albinoni.jpgLa produzione artigianale del settecento a Veneza specchiera ovale.jpgprese l’aspetto di un fenomeno spontaneo come fosse cosa fatta naturalmente, che non conosceva stacchi tra tecnica e tecnica, genere e categorie diverse: una fioritura legata all’atmosfera della città, alla selezione severa ed inappuntabile del gusto, alla precisa percezione degli accordi armonici, delle dosature dei colori e dei rapporti tonali, entro il ritmo sicuro impresso alla forma, con un’esatta misura delle linee e dei contorni, come avvenne con tanta limpidezza nelle musiche di Vivaldi ed Albinoni, tanto per citare due importanti artisti dell’epoca.

broccati del 700.jpgEd al mondo dei pittori, specialmente di Pietro Longhi (grande amico di Goldoni) l’artigianato veneziano si riferiva, con l’eleganza spirituale nell’ordito di un disegno, di un broccato, di una specchiera inghirlandata, di un lampadario splendente per i cristalli colorati ed iridesceni.

Famiglia Sagredo, Museo Querini Stampalia.jpg4%20pietro%20longhi%20-%20il%20sarto.jpgE Pietro Longhi, nei suoi interni, nei suoi salotti, nei ritratti di famiglia ci fa entrare in questo particolare mondo, in questo particolare modo di assaporare quest’arte-artigianato che ha configurato un’epoca, ed ancora la caratterizza.

Ed ecco i suoi personaggi, quasi sempre in posa, da cui traspare quasi un’uggia sottile nel sottostare all’apparato della disciplina dell’onorata convivenza in società,  attorniati da un ambiente in penombra tra le stoffe rasate delle pareti, il grande sofà di fondo, la poltrona, la tenda coronata dalla “buonagrazia”, il quadro antico, lo specchio con cornice dorata, il caminetto sul quale brilla il vetro soffiato di Murano, le chicchere del caffè e della cioccolata.

Pietro Longhi 1.jpgTra Pietro Longhi ed il commediografo Carlo Goldoni si può notare una analoga ispirazione, commentata dallo stesso Goldoni nel sonetto scritto nel 1750 in occasione delle nozze tra Giovanni Il farmacista-Gallerie dell'Accademia.jpgIl Parrucchiere - Cà Rezzonico.jpgLa Toeletta Cà Rezzonico.jpgLezioni di Geografia Querini Stampalia.jpgGrimani e Caterina Contarini: ” Longhi, tu che la mia Musa sorella chiami del tuo pennel che cerca il vero, ecco per la tua man, per mio pensiero, argomento sublime, idea novella.Ritrai tu puoi vergine illustre e bella e dolce di viso  e portamento altero; pianger puoi  di Giovanni il ciglio arciero, che il dardo scocca alla gentil donzella. Io canterò di lui le glorie e il nome, di lei la fè, non ordinario vanto: e divise saran tra noi le some. Tu coi vivi colori, ed io Carlo Goldoni.jpgcol canto: io le grazie dirò, tu l’auree chiome: e del suo Amor godran gli sposi intanto|”.

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