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Giu 16, 2011 - Luoghi, tecnologia, Tradizioni    3 Comments

Le poste veneziane: dal 900 d.c. a servizio della popolazione.

Bacino di San Marco.jpgprovveditore a Venezia.gifL’esigenza di un servizio postale si avvertì già tra i fenici poichè già si avvertiva la necessità di comunicare chiaramente per iscritto , e si cementò nei secoli: divenne una consuetudine tra i babilonesi, i cartaginesi, Minoici ed Achei.

All’inizio della cittò stato veneziana venne organizzato un servizio postale privato che si avvaleva di marinai, commercianti e persone occasionali di fiducia. In seguito si definì come necessario un servizio pubblico, a cui tutti avrebbero potuto accedere, e già nel 959 d.c, a Rialto, vicino alla chiesa di S. San giovanni Elemosinario.jpgS. giovanni Elemosinario.jpglotario-i.jpgGiovanni Elemosinario , e grazie all’accordo stipulato dalla Repubblica Veneziana con Lotario I° venne istituito il primo “ufficio postale”.
 
Da questo periodo fu riconosciuta ai corrieri la professione recapitare la corrispondenza. Nasceva così il futuro postino; il 6 gennaio 1305 con un lotarioprimo.jpgdecreto del Senato fu stabilito che i corrieri diventassero Postali  e venissero controllati dai Provveditori della san-giovanni-elemosinario-w.jpgSan Giovani elemosinario interno.jpgRepubblica.

Verso il 1450 a Venezia i corrieri erano una quarantina. All’inizio del 1500 i corrieri veneziani raggiungevano Roma via terra, ed anche in Istria, Dalmazia. Via mare invece raggiungevano il Peloponneso da Candia, Cipro e Costantinopoli, e per tutte le vie commerciali con l’Asia, l’India e l’Africa.

S. Moisè a °Venezia.jpgS. Moisè a Venexzia.jpgNel 1582 il senato decretava l’introduzione del servizio postale della Repubblica Veneziana con i cavalli in tutta la terra ferma, e la nuova sede del Servizio Postale venne spostata a S. Moisè, vicino a S. Marco: da venezia, prendendo le vie della laguna si prendeva, via mare, la direzione per Padova: arrivati i postiglioni a Fusina , dove veniva attuato il primo controllo della corrispondenza e dei sigilli sulle timbrature e sui dazi pagati o da pagarsi a mezzo mittente o attraverso l’ ufficiale di Buca.

Esistevano le più svariate linee postali: c’era quella che partiva da Fusina, si arrivava poi a Malcontenta, a Malcontenta.jpgOriago, Piazza Mercato.jpgBorbiago in Piazza, a Oriago in Piazza Mercato, a Mira Taglio, a Porto Menai, a Mira Piazza Vecchia, Gambarare , S. Bruson, Dolo in piazza, Fiesso d’Artico e infine in piazza a Strà.

Come tutto ciò che riguardava il funzionamento della Serenissima, Venezia era sempre all’avanguardia, attenta alle esigenze dei propri cittadini, e soprattutto funzonale e pratica! Un esempio unico al mondo per lucidità cura e §Fusina.jpgamore per la Repubblica e nper ogni singoli cittadino.

L’unicità di Venezia e del suo particolare “habitat” nella creazione della costruzione abitativa! I meravigliosi pavimenti veneziani

palazzi veneziani.jpgscorzoni.gifLe costruzioni a Venezia sono state sempre speciali ed adeguate, come tutto ciò che concerne la vita e le necessità degli abitanti di questa straordinaria città, completamente diversa per quanto riguarda le strutture, il suo habitat e le necessità intrinseche da qualsiasi altra città al mondo.

La necessità di inferiore assorbimento solai.gifscorzoni-e-cantinelle-599x400.jpgdell’umidita rispetto alla  muratura a favore del legno rese l’architettura e la capriate1.gifcostruzione degli architetti veneziani votata all’uso di quest’elemento naturale,  specialmente per i solai ed i divisori.

I solai vennero costruiti con travi squadrate di abete e larici  disposte parallelamente al lato più corto del locale. I travi potevano posare direttamente sul muro, livellato da una rema, oppure potevano appoggiare ad una trave addossata alla parete, sostenuta a sua volta da mensole di pietra.: in tal modo le teste delle travi non penetravano nella muratura, lasciandone intatta la consistenza: in questo modo vi era un assorbimento minore dell’umidità.

pavimenti alla veneziana 1.jpgSopra i travi portanti venivano posti dei tavoloni di abete che sorreggevano in seguito il pavimento, definito “alla veneziana”: sotto i travi del solaio veniva talvolta steso un soffitto di malta su cannicciato: spesso i travi venivano lasciati a vista , ottenendo un effetto gradevolmente decorativo e di maggiore spazialità.

Nei soffitti di palazzi signorili i travi erano perfettamente squadrati e distanziati regolarmente, con spazi eguali al proprio spessore. I giunti degli assi visibili tra le travi erano coperti da coprigiunti, per cui venivano a pavimenti alla veneziana 2.jpgformarsi tra trave e trave dei riquadri, o “lacunari” spesso decorati e dipinti. Questo tipo di soffitto è conosciuto come soffittoi alla Sansovino ma era già adoperato largamente a Venezia alcuni secoli prima del Sansovino-

Sopra solai così elastici doveva essere logicamente stesa una pavimentazione che sopportasse senza danno le vibrazioni e le oscillazioni inevitabili, oltre alle modificazioni permanenti di cedimenti degli edifici. Una pavimentazione di queste caratteristiche è definita appunto ” pavimentazione alla veneziana”.

Essa è costituita da un sottofondo, impasto di cotto macinato e calce, dello pavimenti alla veneziana.jpgspessore variabile di 10, 15 cm. e anche più; Il sottofondo veniva posto direttamente sopra le travi del solaio: i vari pezzi di marmo che componevano i pavimenti, di diversi colori e dimensioni, venivano seminati a mano, ad uno ad uno alla maniera di un mosaico.

Oltre a prestare un’attenzione cromatica dovuta all’accostamento di diverse qualità di marmi, tra i quali pietre pregiate come la malachite, chi eseguiva la semina doveva avere l’accorgimento di porre i vari pezzi di diversa dimensione a diverse profondità, per cui i diametri delle pietre risultassero pressocchè a contatto, riducendo al minimo gli spazi ed apparissero al pietra pomice.jpgmedesimo livello; con una grande pietra pomice venivano levigati, e risultavano alla fine talmente vicini fa far quasi scomparire la malta con cui erano legati.

malachite.1.jpgSi comprende quindi come i pavimenti, tutti unici erano frutto della bravura e dell’estro dei vari esecutori: Il colore dei pavimenti alla veneziana ha una sua particolare vibrazione e luminosità divenendo sempre più intenso con il trascorrere del tempo e con la ripetuta imbibizione di olio di lino e cere: Il risultato è un unico manto che copre tutta la superficie dell’ambiente: esso risulta un’unica lastra monolitica , relativamente leggera ed elastica, malachite.jpgtale da presentarsi intatta e senza fessure dopo secoli, anche in ambienti molto vasti, come in alcune sale di Palazzo Ducale.

 

 

 

 

 

Le rive, le cavane, i pontili e le edicole veneziane: la città in acqua e l’acqua nella città, meravigliosa ed unica Venezia.

Pontile di gondole in riva.jpgvenzia_sangiorgio_alba.jpgLa storia dell’architettura e delle strutture della città vi Venezia è inevitabilmente legata al suo essere città d’acqua: per cui ogni elemento di questa straordinaria Serenissima (quella che tutti  i Veneziani conservano nel cuore)  è strettamente legato ai canali, ai rii ed alla laguna.

riva privata.jpgriva.jpg90px-Riva_terminale.jpgNon tutti sanno che le rive a Venezia sono l’accesso all’acqua: delle scale o scalette che dalle fondamenta portano direttamente all’uso della barca o della gondola: le rive sono pubbliche oppure private, e in questo caso, danno l’accesso ai cortili interni che in caso di acqua alta vengono coperti dalla laguna, ma che danno, al proprietario dell’abitazione, l’opportunità di poter salire in barca o in gondola direttamente sul rio, per poter seguire le strade liquide di questa unica città.

cavane.jpgcavana in laguna.jpgcavana.JPGNaturalmente, come diceva Cassiodoro, i veneziani si spostavano attravero i canali e la laguna, per cui le “cavane” cioè i ricoveri di barche e di gondole erano assolutamente importanti, un pò come i garages ora.

Quelle in laguna erano casoni, con i tetti in paglia, molto semplici, altre invece, come quella che si può vedere nell’isola di San Giorgio Maggiore proteggeva i suoi natanti sotto il Convento.

Come attraverso rive e cavane l’acqua si insinua nell’interno delle costruzioni, e l’esempio del Rio del Santissimo che passa sotto il presbiterio della Chiesa di S. Stefano, un esempio rio-del-santissimo.jpgCavana S. Giorgio Maggiore.jpgilluminante ed unico della città che vive nell’acqua, e dell’acqua che attraversa la città, un connubio  quasi magico, se non sacro,  così questi accessi  vennero prolungati verso la laguna cavane.jpgcon ripiani e gradinate sporgenti (rive) oppure atraverso i pontili. ESSi continuavano e continuano la parte terrestre della città, sfrangiandola sull’acqua  e rendendone più labili i confini, con un effetto paragonabile alle merlature degli edifici veneziani che diluiscono otticamente la costruzione dell’atmosfera.

Un tempo sul molo e in altre zone  della città  prospicenti la laguna erano numerosi i pontili in legno, che si protendevano sull’ac qua per consentire l’attracco  e quelle di carico e scarico delle merci: Tra questi quelli immortalati dalle incisioni di Jacopo de Barbari, e sono spesso illustrati dai quadri del cavane.jpgCanaletto.

pontile.jpgPontili di legno ne sono rimasti pochi: quelli disposti a pettine lungo le principali vie di ormeggio e testimoniano l’esigenza di un rapido passaggio tra il traffico acqueo e quello terrestre: Jacopo de Barbari testimonia con una sua incisione quelli collegati alla punta di S. Marta,alla cui conclusione di vera un’edicola, cioè un ricovero degli attrezzi, costruito con il sistema delle palafitte, e di cui cii sono ancora due esempi, come quella di S. Maria Formosa, e anche Fondamenta degli Ormesini.

Uno degli elementi più caratteristici  dei pontili è dato dalle “paline” lunghe ed esili pertiche piantate sul fondo del canale, quasi simili a canne  di palude, che con la loro elasticità  facilitavano la manovra di attracco della gondola, e alla pala più grossa era ed è sistemata una lanterna, che, illuminata di notte, tracciava la va per il gondoliere o il barcaiolo.

img200.jpgJacopo de Barbari punta di S. Marta.jpggondole-venezia.jpguscita-rio-santissimo.JPGE queste lanterne, e questi approdi sono tutt’ora la parte più suggestiva e romantica di questa città unica: città d’acqua, di terra(strappata al mare) città d’arte, di seduzioni , di bellezza e di unicità che i veneziani, i veri veneziani hanno costruito, con il loro ingegno, con le proprie capacità, con la propria arte ed artigianato: noi siamo veneziani, e siamone fieri!!!!

La storia di Palazzo Ducale a Venezia, ed i suoi costruttori, maestri muratori e meravigliosi artigiani artefici di tanta bellezza.

palazzoducale1.jpgIl Palazzo Ducale, mirabile esempio di gotico fiorito, come ci appare oggi è formato da tre parti: una lungo il Rio di Palazzo, un’altra verso il bacino di San Marco che risale al 1340 ed è l’elemento originario, e la parte che da sulla Piazzetta.

Le parti successive sono state sviluppate da questo primo nucleo verso la fine del 1300, e sono di straordinaria novità per la struttura, la forma architettonica delle ali, e con funzioni, all’epoca, di governo, di amministrazione giudiziaria e di abitazione del Doge.

Il 28 Dicembre del 1340 il Gran Consiglio stanziò la somma di circa 10.000 ducati( somma molto ingente ) per la costruzione di un’enorme sala che potesse contenere 1,212 membri che facevano parte del Maggior Consiglio: a Ducale%20sala%20Maggior%20Consiglio.jpgquesto elemento era delegato il potere legislativo di cui facevano parte quello del Senato ( consiglio dei Pregadi) l’ordine esecutivo ( Doge e Ministri) e giurisdizionale ( Il Consiglio dei Quaranta).

Sebastiano Ziani.jpgLa storia del Palazzo si configura mediante varie ricostruzioni in tre epoche distinte: una palazzo-ducale-balcone_JPG.jpgDoge Michele Steno.jpgprima quindi, coeva alla formazione della Città ed alla costruzione della Basilica di San Marco, subito dopo il trasporto del corpo dell’Evangelista Marco nell’828; una seconda voluta dal Doge Sebastiano Ziani e composta da tre edifici separati, e la terza, compiuta nella seconda metà del 1300 e nel primo quattrocento, ed è quella che noi possiamo vedere. Nel 1404 il doge Michele Steno fece costruire da Pier Paolo e Paolo delle Masegne un balcone – tabernacolo sui cui domina la statua della Giustizia, dogma su cui la Serenissima basava uno dei suoi cardini, e rappresentata innumerevoli volte con statue e rappresentazioni allegoriche nei vari edifici della Repubblica.

Nella deliberazione del Maggior Consiglio del 21 settembre 1415 si scala dei giganti.jpgfece presente l’urgenza di costruire una nuova scala d’accesso per la sala  di riunione dei suoi membri  e successivamente il 27 settembre 1422 sempre il Maggior Consiglio decise di sostituire il vecchio palazzo, dove si amministrava la giustizia, che sorgeva lungo la Piazzetta verso la Chiesa di San Marco, con la continuazione del nuovo palazzo affichè corrispondesse al ” solenissimo principio nostri Palaci novi”.

Scultura sulla facciata.jpgL’opera di demolizione della vecchia costruzione e di continuazione del nuovo Palazzo dalla capitelli gotici.jpgsettima colonna alla Porta della Carta ebbe inizio il 27 marzo 1424. Le statue in pietra d’Istria, di cui abbiamo già parlato, ed il capitelli gotici ed esoterici vennero riportati e ridistribuiti nel nuovo edificio.

Lo spazio occupato prima dai vari edifici e poi dell’unico che ne risulta è  il medesimo , e per diverse ragioni si ritiene che la facciata di Palazzo Ducale verso la Piazzetta dovesse avere le proporzioni dell’Ospizio Orseolo in Piazza San Marco, come appare nel quadro di Gentile Bellini del 1496 ” Processione in Piazza San Marco”.

Non si conoscono i nomi degli architetti che idearono prima le varie componenti, quindi il Palazzo così come lo vediamo ora: i documenti fanno cenno ad un Maestro Enrico, poi Pietro Baseggio e Filippo Calendario, che morì nella congiura di Marin Faliero del 1355.
Sembra quindi, come ipotizzato da Elena Bassi che ha studiato con profonda cura tutta l’architettura del Palazzo, che l’ideazione dell’edificio risalga ai Procuratori “incaricati dal Governo di seguire i lavori con le maestranze”.

taiapiera.jpgI documenti parlano quindi dei ” maestri muratori” o taiapiera, ( legati come sappiamo dalla corporazione e dalla prima loggia massonica a Venezia, che lasciarono le loro tracce  nei capitelli esoterici e gotici del porticato)), e si intuisce che dietro a quel gruppo c’era la mente illuminata che guidava i lavori, ma, come era uso nel medio evo, questa persona restò anonima poichè la Repubblica assegnava la responsabilità, il merito o il demerito di un’opera all’incaricato politico di eseguirla.

Gentile_Bellini_004.jpgPalazzo Ducale nacque quindi dalla prassi artigianale, che a Venezia perdurò molto più a palazzoducale2.jpglungo di altri centri italiani anche a motivo della particolare e connaturale conformazione della città.Artigiani artisti, decoratori meravigliosi, maestri falegnami e il gusto unico prettamente veneziano, città occidentale ed orientale insieme miracolosamente sorta tra le acque della laguna e, con tutti i suoi enormi problemi, ancora qui, tutta da godere, da esplorare e da amare.

La Tana a Venezia: dai Canapi alle “Forze d’Ercole”.

navi.jpgArsenale.jpgLa supremazia della Serenissima nei mari era frutto, oltre che dalla capacità politica e diplomatica dei suoi governanti, alla vocazione mercantile che portò grazie a Venezia un forte sviluppo nelle scienze, nelle arti e nell’approfondito studio e ricerca per quanto riguardava nuove terre da scoprire, in tutta Europa.

E nell’arsenale, il centro più importante di questa superiorità marittima, venivano costruite tutte le componenti delle navi sia da guerra che mercantili. Abbiamo già parlato degli arsenalotti, gente fidata e competente, e il luogo stesso, racchiuso da imponenti mura rendeva ancor più imponente il lavoro li svolto.

Tra le componenti importanti delle navi vi erano le gomene ed altre funi, di diverse grossezze, che dovevano arsenale-di-venezia.jpgessere utilizzate per le vele e per altri scopi, e la realizzazione di questi canapi si svolgeva in una parte dell’Arsenale, chiamata La Tana.

L’Arsenale stessa ed il Campo della Tana, a Castello, erano collegati da una piccola porta, che ora è stata chiusa. Il 21 Agosto 1539 l’Ufficio della Tana viene nominato in un decreto dello Stato Veneziano.

Canapa.jpgCampo della Tana all'Arsenale.jpgL’Ufficio della Tana era istituito da tre magistrati patrizi denominati dal Senato Ufficiali della Camera del Canevo, assieme ai Visdomini della Tana nel 1589 avevano la loro sede in Campo della Tana.

In questo luogo si può notare lo stemma del Doge Pasquale Cicogna, con gli stemmi dei Badoer, Bembo ed Erizzo, nominati allora i tre Visdomini della Tana.

I Conzacaveni (acconciatori di canape) avevano preso a loro sede d’arte la Chiesa di Doge Cicogna.jpgfamiglia Badoer.jpgErizzo.jpgSan Biagio, presso l’altare dei Sette Dolori, sotto il Chiesa di San Biagio.pngPatrocinio della Santissima Croce.

S. Giovanni in Bragora.jpgNel 1488 la Scuola dei Filacanevi si trasferì alla Chiesa di San Giovanni in Bragora. Tra il 1700 e il 1800 il Campo della Tana venne scelto  dagli abitanti del Sestiere di Castello Campo della Tana.jpgforze.jpgforze-ercole.jpgForze%20di%20Ercole.jpgFondamenta e Rio della Tana.jpgPonte sul Rio della Tana.jpgper organizzare il giovedì grasso i loro giochi delle ” Forze d’Ercole “prove di equilibrio e di agilità i castellani creavano delle alte piramidi umane che si reggevano su un tavolato sorretto da panche.

Luoghi veramente suggestivi, carichi di storia e di storie, luoghi semplici che conservavano i preziosi segreti di un’Arsenale che per secoli costruì tra le più belle  e potenti navi che solcarono i mari.

 

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