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Cartografia veneziana da FràMauro alla sala dello scudo a Palazzo Ducale.

mappamondo d fra Mauro.jpgmappamondo-di-Fra-Mauro-Venezia.jpgLa cartografia a Venezia nacque con il “cosmografo incomparabile”, come era chiamato Frà Mauro e tiene conto in tutto attraverso cinquemila didascalie e delinea con straordinaria accuratezza l’immagine del mondo come era conosciuto dalla sua città, con Gerusalemme al centro, tra il colore ambrato della pergamena , l’azzurro del mare, dei fiumi e dei laghi, l’oro delle scritte più importanti, i cartigli in rosso delle didascalie poste negli intervalli del mare e della terra, in una fittissima trama di disegni di città con alte MAPPAMONDO_DI_FRA_MAURO__06_1_1.jpgmura , di castelli dorati, di templi, di oasi verdi, di montagne in rosa e in azzurro, di regge favolose nello stile del gotico fiorito, con prospettive illusorie che ricordano alcuni deliziosi frammenti di affreschi del Pisanello.(per immergersi in questo mondo basta andare alla Biblioteca Marciana!).

In seguito lo studio delle carte geografiche , dai primitivi portolani ai successivi sviluppi cartografici diffusi dall’arte della stampa, fu tenuto in grande onore a Venezia, punto di convergenza di una così larga rete di viaggiatori mercanti come troviamo nelle famiglie di Marco Polo, dei Sanudo, dei Da Mosto e dei Caboto.

Sala dello scudo 3.jpgSala dello scudo 4.jpgUna grande sala del Palazzo Ducale, la sala dello scudo , era già nei primi decenni del Cinquecento dedicata alle carte geografiche, eseguite da uno dei maggiori cartografi del Rinascimento, Giacomo Gastaldi, con il consiglio e l’esperienza di Giambattista Remusio, che negli stessi anni fu cancelliere della Repubblica, segretario del Senato e prezioso scrittore di storia della navigazione e dei viaggi.

Sala dello scudo.jpgsala-dello-scudo.jpgLa sala dello scudo è ancor oggi decorata da carte geografiche rifatte nel settecento in sostituzione a quelle distrutte, con una decorazione di pittura legata all’arte e alla geografia che tramandano l’antica predilezione di Venezia per la cartografia, base prima per una repubblica marinara per la conoscenza del mare e delle terre allora conosciute.

La fortunata successione delle grndi scoperte sala-scudo-nuova.pngattuata nella seconda metà del quaqttrocento e la prima metà del cinquecento spostano le normali rotte di navigazione , ma già dai primi anni del quattrocento l’attività commerciale aveva avuto un oriuentamento nuovo rispetto al secolo precedente per un largo scambio di ricchezza , dovuto ad un più diffuso benessere e per l’aperta concorrenza con Venezia di altri centri importanti mercantili francesi, catalani, fiamminghi e inglesi, che facevano sentire il loro peso nella diramazione del mercato nternazionale, tanto che la Serenissima dal regime di monopolio di alcune merci dovette passare ad un regime di più sentita rivalità.

sala-scudo-globi.jpgIn questa fase di eccezionale maturazione di avvenimenti e spostamento di equilibrio economico inizia il più lento ed inesorabile declino di Venezia che durerà per più di tre secoli, nell’epoca stessa in cui la città si abbellisce d’arte e diviene uno dei più importanti centri di cultura al mondo.

I gatti di Venezia

Venezia come luogo di incontro di varie etnie, porto determinante per tutto il Mediterraneo2.jpg  a cui le le navi  attraccavano e ripartivano  , portando con sè dei piccoli nemici infidi e pericolosi: i ratti asiatici, portatori, purtroppo della peste.

La Serenissima,  come gran parte delle altre capitali europee fu vittima frequentemente di queste epidemie che portarono addirittura a dimezzare la popolazione.

180px-Chiesa_Redentore_sezione_2_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Chiesa_Redentore_sezione_1_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg90px-Redentore02.jpgimagesCAK9Y3RH.jpgEd il senso pragmatico dei veneziani (mercanti, per cui aperti a qualsiasi soluzione logica ed economicamente vantaggiosa), portò a costruire per prima una basilica, nell’isola della Giudecca, chiamata la Basilica del Santo Redentore, nota ai veneziani come  il Redentore, progetto di Andrea Palladio, che portò a termine l’opera nel 1577.

180px-Chiesa_Redentore_pianta_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Redentore01.jpgLa ricchezza dell’interno e all’altezza della città che l’ha costruita e che la ospita:
Opere del Tintoretto, Veronese, Palma il Giovane ecc.

E’ tradizionalmente il fulcro della grande Festa del Redentore che viene celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato ad una pestilenza che colpì la città nel 1575.

L’ epidemia provocò circa 50.000 vittime, quasi un veneziano su tre.

Nel settembre del 1576 , quando il male sembrava averla vinta con gli abitanti della Serenissima, il Senato chiese l’aiuto divino  facendo voto di realizzare un nuova chiesa intitolata al Redentore.

Nel maggio del 1577 si pose la prima pietra del progetto di Andrea Palladio ( che da 1570 era il Proto della Serenissima, architetto capo della Repubblica veneziana.

Il 20 luglio successivo si festeggiò la fine dell’epidemia con una processione che raggiunse la chiesa attraverso un ponte di barche.

250px-Chiesa_del_Redentore_retouched.jpgL’edificio ha pianta rettangolare, con un singolare e splendido transetto costituito da tre absidi comunicanti con la grande cupola centrale. La facciata, in marmo bianco è uno dei più mirabili esempi di ispirazione neoclassica che tanto resero famoso il Palladio.

La ricorrenza si celebra ogni anno la terza domenica di luglio, ed è una delle feste più belle per i veneziani, che viene onorata con canti, fuochi arftificiali, ed è di rigore mangiare l’Anara col pien (l’anatra ripiena) seduti sulle barche o sulle gondole, tra luci , luminarie e canti.

Successivamente, a seguito di un’altra epidemia, come ringraziamento della sua fine, venne edificata la Chiesa della Madonna della Salute, ma il problema reale rimaneva, per cui la scaltrezza ed il pragmatismo imagesCAXVKM2F.jpgveneziano consigliarono di andare in Dalmazia, riempire le navi di gatti, e lasciarli poi liberi in questa città, tra le sue calli, i suoi micio.jpgcampielli..pancione soddisfatto al sole, e tante lunghe appisolate accanto ad una vera da pozzo. Questi sono i veri gatti di Venezia, questa la strategia contro i topi, per cui se vi capita, una carezza magnanimamente concessa da uno di questi “dormiglioni”diventa un modo di comunicare con questa Venezia appagata, placida  e soddisfatta.

Purtroppo ultimamente, per evitare problemi, la maggior parte di questi “abitanti” di Venezia sono stati sterilizzati, per cui la carezza elargita, lo sguardo enigmatico e scrutatore di questi felini diventano sempre più rari….Venezia, la popolazione dei suoi gatti che cala, inevitabilmente, sembra esigere ancora questi “personaggi” silenziosi che per anni hanno donato e continuano a donare una compagnia discreta ed affascinante.

 

 

 

Le isole ospedali a Venezia

S.. Servolo a Venezia.pngl_isola_di_san_servolo_main_image_object.jpgLa Serenissima, con la lungimiranza e la capacità di agire in modo scientifico e organizzato per la salute sociale, dedicò almeno tre isole per patologie diverse, tra cui quelle relative alle malattie mentali, e, oltre al lazzaretto nuovo e il lazzaretto vecchio, dedicate alle patologie endemiche, anche alle malattie infettive. Vennero quindi definite isole dei pazzi e isole delle epidemie.

Le isole dei pazzi a Venezia. La prima, il cui nome originale era S.Servilio, ma che venne modificato in S. Servolo è situata tra l’isola di S. Giorgio Maggiore e il Lido, ospitava conventi di monache e frati, e fin dal 1725 divenne ricoveri per i malati di mente facenti parte di famiglie nobili, per poi ospitare anche gente comune.

Isola di S. Clemente a Venezia.jpgDal 1797 divenne manicomio maschile, che vennero ospitagte nell’isola di S. Clemente. Ora l’istituto è chiuso ed è diventato sede della Venice Internetional University.  La chiesa fu opera del Temanza, e costruita nel 1747, e la sua particolarità di avere due campanili, e per questo motivo tale definizione “due campanili”venne attribuita a persone che erano state ricoverate in manicomio.

S.Clemente invece fu nel XII secolo ospedale per i pellegrini diretti in Terrasanta: fu sede di monaci ed eremiti e dal 1834 divenne ospedale psiachiatrico femminile. Ora, purtroppo, l’ospedale e la chiesa del XVII secolo sono chiusi,

280px-Santa_Maria_della_Grazia.jpgPosta subito dietro l’isola di S. Giorgio Maggiore questa isola portava il nome di Cavana o Cavanella, anch’essa sempre sede di istituti ecclesiastici, nel 1200 fungeva da ospedale per i pellegrini provenienti dalla Terrasanta. Nel quindicesimo secolo divenne Santa Maria delle Grazie, o della Grazia, per un’immaqgine di una madonna ritenuta miracolosa portata da Costantinopoli,

Dal 1600 fino alla fine della Repubblica era il punto di partenza dei pellegrinaggi che ogni anno , il 17 luglio salpavano al tramonto festeggiando con luminarie e cibi, per recarsi ad Assisi. Alla fine dell’ottocento divenne lagrazia.jpgvenezia-isola-san-clemente.jpgsede di un ospedale specializzato nelle malattie infettive a cui si sono rivolti tanti veneziani fino a qualche anno fa. Ora l’ospedale è chiuso.

La funzione degli ospedali li collocati fanno ancora parte del ricordo della vita dei veneziani attuali, e tutto questo perchè sono stati presidi importanti e ultramoderni per l’epoca preposti alla cura di patologie non proprio chiare ne perfettamente conosciute, ma che, come tali, hanno dotato la Serenissima di capacità di affrontare situazioniu ordinarie e straordinarie, degne di un grande paese.

 

La Chiesa di S. Maria del Giglio e l’unico dipinto di Rubens a Venezia.

Madonna col bambino e S. Giovannino di Rubens a S. Maria del Giglio.jpgchiesa-san-maria-giglio-2.jpgC’è una chiesa a Venezia dove è custodito l’unico quadro di Rubens in questa città: La Madonna col Bambino e S. Giovannino, ed è una chiesa particolare: S. Maria del Giglio (Zobenigo), che si affaccia suol campo omonimo, nata da un impianto antichissimo , risalente al X secolo.

Venne voluta dalla famiglia Jubanico o Giubenico per dare lustro alla propria noibiltà, e da qui il nome divenne Zobenigo…ogni anno , dal 1519, venivano organizzati festeggiamenti con corse di tori e esibizioni di orsi. Dopo un periodo di decadimento il tempio venne ricostruito da Giuseppe Sardo dal 1680 al 1683 per volere di Antonio Barbaro, che a questo scopo mise a disposizione 30.000 ducati, facendo della facciata, barocca e AntonioBarbaro.jpgS. Maria del Giglio 2.jpgcommemorativa, il tempio della sua famiglia. Giusto Le Courd fu l’artefice della statua sovrastante il suo sarcofago, mentre a Enrico Marengo vennero affidate le statue dei suoi quattro fratelli.

Bellissime le immagini allegoriche dell’attico,e , a piano terra, i bassorilievi raffiguranti alcune fortezze veneziane, le più importanti a ricordare le vittorie dellla Serenissima contro l’eterno nemico: i Turchi.

Nell’interno della chiesa, a parte il famoso quadro del Rubens, inestimabilmente facciata S. Maria del Giglio 1.jpgfacciata-chiesa-santa-maria-giglio.JPGbelle le portelle dell’organo dipinte dal Tintoretto, ed altre opere di prezioso valore.

S. Maria del Giglio, una chiesa di grande bellezza affacciata in un campo posto in un luogo straordinario, vicino all’Hotel luna Baglioni, sede dal 1300 dei Templari a Venezia, e con la meravigliosa visione della laguna aperta…accostata al bacino di San Marco, preziose immagini legate e preziose opere d’arte e testimonianze storiche!

Questa meravigliosa città è legata con le sue innumerevoli chiese e alle opere d’arte che le inteerno di S. Maria del Giglio organo.jpggiglio 3.pnggiglio 4.jpggiglio 5.jpggiglio5.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgimpreziosiscono ad una sublimazione unica che la rende diversa da qualsiasi altra città! visitandola ci si può chiedere cosa valga di più: la meraviglia delle costruzioni o i preziosi gioielli d’arte che qui vengono raccolti!? ma forse è proprio questo dubbio che la rende unica al mondo.

Venezia del 700: città sospesa tra le sue arti, la laguna permeata da una sottile malinconia.

meravigliosa venezia.jpgDalla fine del seicento  all’inizio del declino, Venezia si racchiude in sè stessa, nell’orbita della sua indipendenza, delle sue  memorie, della sua estrema avidità di vita, come se si trattasse di una creatura viva che sente sospesa la malinconia d’un tempo ineluttabile che passa e si trasforma in realtà.

L’idea dominante del lungo tramonto e l’illusione, una forma di abbaglio della coscienza politica e sociale per cui ci si afferra al passato non potendo dominare il presente, e senza intravvedere luci o indicazoni per il futuro.

teatro-la-fenice-venezia.jpgcanaletto_venezia_piazza_smarco_sudest.jpgmobile veneziano del 700.jpgE nella Venezia del 700 si impongono il teatro lirico e di prosa, con il tipico stimolo all’evasione che essi e la musica comportano nell’epoca.

Ed in questo periodo si diffondono i giocolieri , gli indovini, i cantastorie tra il popolo, e i pittori, i musicisti ed i poeti tra la nobiltà, quasi per far svolgere lo sguardo a qualche altra cosa che non sia la realtà, verso una francescoguardi1.jpgridotto.jpgdivagazione raffinata, composta come un minuetto , regolata da un clima sociale sospeso in un comune senso di gioco, allietato dalle musiche, dai colori, e dalle opere artigiane raffinate e di squisita fattura.

L’arte del settecento veneziano è forse la più rarefatta, impalpabile, quasi irragiungiubile da afferrare per quel soffio di fantasia che crea una magia, consona e conforme a questa città da fiaba e l’avvolge per allontanarla da terra, facendola navigare sulle sue arlecchino.jpgsaltimbanchi.jpgsaltimbanchi 1.jpgartisti.jpgacque per quella grazia e quell’equilibrio che richiamano in ultima sintesi la bellezza perfetta , limpida ed apolinnea, al dilà della violenza delle passioni.

ciarlatani a Veenzia 1.jpgciarlatani a Venezia.jpgciarlatano_15.jpgPredominano nella Serenissima alcuni caratteri comuni a tutta la civiltà europea del settecento, in quella città artistica e letteraria così armonica e concorde che si viene a creare nel settecento in Europa, ma alcune componenti di fondo proprie della civiltà veneziana stabiliscono le qualità più appariscenti e rafforzano i nessi segreti che le determinano.

venezia-1.jpgVittore_Carpaccio_012.jpgvenezia14.jpgE numerose famiglie patrizie, quelle dotate di mezzi, costituiscono una specie di corte, in una struttura sociale più semplificata  e talvolta con predilezione e tendenze popolari, dato che il tessuto urbano e la struttura di base della Repubblica tendono a rendere più legate ed omogenee le classi sociali.

veneziq 700.jpgVenezia bucintoro.jpgVenezia_760-02-38-47-1351.jpgUna venezia fiabesca, quindi, sognatrice, ammaliata di sè stessa, che si specchia, come Narciso , nella sua laguna, e da questa trae ispirazione ed in questa quasi si avvolge tra i fumi della nebbia o i meravigliosi bagliori che la laguna dona, come preziosi gioielli alla luce, ai vetri molati delle finestre in un gioco spettacolare di riflessi, quasi una eco di richiami luminosi ed iridescenti…la preziosa Venezia e le sue arti!

 

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l’antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL’architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all’avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d’arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l’immagine di un uomo (l’alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell’albedo (il biancore della luce) dell’umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell’opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio…materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell’alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all’essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all’aria, all’etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un’aquila con due teste, ed il suo simbolo è l’aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l’uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l’arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza …….

Venezia : dalla Sensa alla fiera

Ascensione di Gesù 1.jpgAscenmsione di Gesù.jpgascensione.jpgNella Venezia antica, fino al 1500 circa, si usava legare alla  ricorrenza dell’Ascensione di Gesù al cielo ad una festa carica di simbolismi e di significati politici. Ultimamente la festa è stata ripresa a Venezia, ma con valenze turistiche.

Invece, per il significato importante della Repubblica, veniva officiato lo Sposalizio del Mare da parte del Doge, che benediceva e gettava in mare un anello nuziale, simbolo del legame stretto tra la Serenissima e cio’ che la legava a quest’elemento sia per i trasporti, sia per i commerci, sia per la supremazia che questa straordinaria Repubblica era riuscita a costruire tra occidente ed oriente, dando lezione ad altri paesi europei di capacità illuminate di governo, di rapporto con altre etnie, e di apertura mentale.

barche allo sposalizio del mare.jpgsensa-031.jpgNel 1400 la liturgia dello stato toccò il culmine della sua rappresantatività proprio con questa cerimonia che si articolava così: Il giorno dell’Ascensione, all’alba, il ” Cavalier” , il Doge incaricato dei preparativi cerimoniali stabiliva se il mare era abbastanza calmo per un corteo di barche: se così era, egli otteneva la vera nuziale dai funzionari delle Ranson vecchie ( galere gloriose che avevano partecipato alla battaglia di Lepanto)ed annunciava l’inizio della Sensa.

bucintoro altro.jpgDopo la celebrazione della Messa in San Marco, il doge, gli alti magistrati e gli ambasciatori stranieri si imbarcavano sul Bucintoro, la galea cerimoniale del Doge, con decorazioni raffiguranti la Giustizia e con le insegne della Repubblica. Nel frattempo il Coro della Cappella di San Marco cantava mottetti e le campane delle chiese cominciavano a suonare.

Intanto il Verscovo di Olivolo (Castello) sulla sua barca a fondo piatto (piatto) si univa al corteo delle navi.

Canaletto sposalizio.jpgI riti religiosi della benedictio si svolgevano nell’imbarcazione del Patriarca: due canonici iniziavano col cantare liriche religiose ed il patriarca benediceva le acque ed i canonici cantavano horemus.

Il Bucintoro dogale veniva affiancato dall’imbarcazione patriarcale, ed il primicerio di San Marco intonava per tre volte ” Asperges me hyssopo et mundabor”. Poi la barca contenente il Patriarca girava per tre volte attorno al Bucintoro, questi benediceva il Doge, usando un ramoscello d’ulivo come aspersorio.

usi di Venezia con lo spoasalizio del mare.jpgQuando il corteo raggiungeva l’imbocco della laguna,li dove per un attimo  si aveva contatto diretto con il Mare Adriatico, aveva luogo la sacra cerimonia: ad un segnale da parte del Doge  il Patriarca vuotava in mare una grossa ampolla  (mastellus) di acqua santa, ed il Doge, a sua volta, lasciava cadere in mare il suo anello d’oro dicendo: ” Desponsarum te Mare, in signum veri perpetique dominii”.

Dopo la cerimonia il Doge  e i suoi ospiti si fermavano a S. Nicola al Lido, per pregare e per un banchetto che durava fino a sera.

Svolgendo le Cerimonie della Sensa i Veneziani del XVI Secolo  ricordavano la leggenda del Papa Alessandro III (  di cui abbiamo già parlato, e che comporta, oltre all’assoluzione plenaria per chi recita un’ave davanti alla piccola immagine della Madonna, con sotto ora, la statua del  sacerdote) anche un’altra assoluzione plenaria per chi prega nella Basilica di San Marco entro le due settimane successive alla ” sensa”, e tendevano ad enfatizzare:stampa Sposalizio del mare.jpgL’anello come segno del favore papale,e lo Sposalizio come simbolo del Dominio Veneziano e la Benedizione come atto propiziatorio.

I doni di Papa Alessandro III e lo Sposalizio del Mare erano le principali componenti leggendarie e ritualistiche  del mito imperiale di Venezia.

sposalizio del mare 3.jpgC’è comunque un ultimo particolare che va segnalato: Esiste una curiosa convergenza linguistica: se è vero infatti che Sensa  in Veneziano significa ascensione,  è altresì chiaro che il lemma è lo stesso di “senseria”, mediazione, percentuale sull’affare; il che, in una Repubblica a forte connotazione mercantile come quella veneziana, esprime una strana ambiguità di fondo: Non a caso già dal 1180 venne allestita, in concomitanza con questa celebrazione, una vera e propria Fiera, dove, alle merci esotiche provenienti dai commerci veneziani, si affiancavano i prodotti raffinati dell’artigianato locale.

sposalizio del mare 2.jpgmopdello del bucintoro.jpgl'ultimo Bucintoro.jpgbucintoro-particolari.jpgbucintoro e sposalizio del mare.jpgLa mostra venne allestita  dapprima in barche in legno e poi ospitata in Piazza San Marco, nel recinto di botteghe disegnato dal Sansovino nel 1534, e la Fiera della Sensa divenne una delle maggiori esposizioni europee.

 

I trasporti interni veneziani e le sue merci: l’ingegno e la capacità di distribuire le merci…vero esempio di logica e capacità mercantili!

canaletto_il_campo_san_giacometto.jpg5.Banco Giro.jpgLa struttura del centro economico della Serenissima partiva attorno a Campo S.Giacometo, a parte il famoso Banco Giro e Calle della Securtà, luoghi nevralgici per quanto riguardava la struttura economico mercantile, si partiva dalla Calle degli Oreri (orefici) per crescere nella ricchezza e nel valore delle merci li trattate (oreficerie e vendita di stoffe pregiate in lana e in seta, broccati particolari, sete provenienti dalla Cina)6 .a-calle della securtà.jpgCalle degli speziali 1.jpgCalle del Spezier1.jpge si proseguiva con la calle degli Speziali , le botteghe delle merci orientali (spezie appunto, colori chimici e farmaceutici); altri negozi per la vendita di prodotti anche pregiati  erano disposti lungo la Ruga Vecchia, sul Ponte di RTialto  e lungo alla Salizzada fino in Campo S. Bartolomeo.

naranzaria 1.jpgnaranzaria.jpgerbaria a Venezia.jpgNegli spazi periferici che disponevano tra l’altro dell’immediata vicinanza sulla Riva del Canal Grande, erano la Naranzeria  per gli agrumi, Casaria_SANPOLO_02.jpgCasaria a Venezia.jpgCasaria_SANPOLO_07.jpgprodotti più pregiati per cui più vicini a Campo S. Giacometto, l’Erbaria, per la frutta e verdura, la Casaria per i formaggi, più oltre il Campo delle Beccarie per la vendita della carne, ed ultima, ma molto importante la Pescheria.
Riva dell'olio a -venezia.jpgPoco più avanti della pescheria si allunga la Riva dell’olio, dove si scaricavano per partite di questo prodotto provenienti dalla Sicilia, da Creta e dalla Puglia. Sull’altro ramo del Canal Grande , a Sud del Ponte, si svilupparono la Riva del vin 1.jpgRiva del carbon.jpgriva del Ferro a --venezia 1.jpgRiva del Vin, sul lato di ponente, e la Riva del Carbon e del Ferro sul lato opposto: sulle rive venivano desposti e smistati i prodotti e i materiali di maggior ingombro.

Pescaria a Venezia 2.jpgPescheria.jpgSi può osservarte come nelle ubicazioni delle diverse attività commerciali nei vari spazi del mercato si siano seguiti precisi criteri distributivi, quello, diciamo così rappresentativo,  collocando come si può notare le merci più pregiate  e le operazioni più delicate e importanti nela parte centrale digrandadole via via secono una precisa scala di valori dal centro verso le parti più periferiche, un altro criterio, dettato certamente da esigenze funzionali, era quello di adibire gli spazi più vicini al canal grande allo scarico e al commercio dei prodotti più ingombranti e più difficili da trasportare (vino, olio, verdure) e anche più sporchi e maleodoranti (carbone, pesci e formaggi) spostando verso la parte centrale i prodotti di maggior ingombro e di non giornaliero approvvigionamento più facilmente trasportabili lungo percorsi pedonali, un terzo criterio, chiamamolo simbolico ci sembra di aver collocaato nei primi piani degli edifici di Rialto  le sedi delle Pubbliche Magistrature messe quasi su un piano ideale di tutela e controllo soprastante il brulicare delle intense e multiformi attività commerciali dei privati cittadini.

250px-3906_-_Venezia_-_Rialto_-_La_Giustizia_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_10-Dec-2007.jpgPalazzo dei dieci savi..jpgNel Palazzo dei Dieci Savi alle Decime, una sorta di ministero delle finanze , venivano raccolti dazi, tasse prestiti obbligatori, etc.

La vita quotidiana dei veneziani si svolgeva proprio attorno a queste due rive e a quel _Canale, la strada grande di Venezia, la vena che portava le sue risorse in tutte le parti di questa città straordinaria, e tutt’ora rimane il lugo più importante di ritrovo, di acquisti, di merci raffinate e uniche!

 

Venezia ed i suoi palazzi che accolsero gli artisti più importanti d’Europa!

Palazzo Bolani.pngPalazzo Bellavite. targa d Giorgio Baffo.jpgVenezia, luogo di richiamo di storici, letterati ed artisti provenienti da tutto il mondo. Girando si possono leggere le targhe che testimoniano la passata presenza di questo o quel personaggio importante che li soggiornarono.

Iniziando in ordine alfabetico ecco la testimonianza della presenza dell’Aretino dal 1527 al 1536, data della sua morte, in Palazzo Palazzo Bellavite.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgBolani in Riva del Carbon a Cannaregio. La vita e le origini di Giorgio Baffo, uno dei più grandi poeti erotici veneziani, e grande amico del padre di Giacomo Casanova che sostituì nell’educazione sentimentale del piccolo , futuro cavaliere adorato dalle donne,
 sono esposte in una targa in pietra d’Istria a Palazzo Bellavite in Campo S. Maurizio.

Browning fu spesso ospite della famiglia Curtis a Palazzo Barbaro, ma morì a Cà Rezzonico nel 1889.LordB

Byron visse a Palazzo Mocenigo dopo un breve periodo in cui ca-rezzonico_m.jpgdimorò in Frezzeria, al 1676.

Alla Giudecca, sotto il nome di marchese Pellegrini dimorò, con la bellissima moglie Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che aveva avuto modo di conoscere il Casanova (nato  nel 1725 a Corte Malipiero) in una locanda vicino al Santuario di Santiago di Compostela, e che a Venezia ebbe modo di riincontrare, assieme al misterioso Conte di Saint Germain, altro alchimista e come i suoi amici, seguace dei Rosacroce, in un appuntamento molto evocativo e quasi magico davanti alla chiesa di SS.Giovanni e Paolo in una notte profonda, misteriosa e complice di segreti inconfessabili.

Canova venne ospitato dal famoso caffettiere Francesconi, noto poi come Florian, il fondatore della famosa bottega del Caffè. L’edificio venne poi distrutto, ma l’anima del famoso artista rimane collegata al mitico Caffè Florian-

Cà Dario.jpgPalazzo Barbaro Wolkoff.jpgGabriele d’Annunzio, autore della targa posta davanti al lepidario di S. Apollonia, frasi molto suggestive, e grande amico della contessa Stampa venne ospitato presso la Casetta Rossa di proprietà degli Hohenlohe. De Regnier , il famoso poeta francese vissr a Cà Dario, palazzo masedetto, dalla fine dell’800 ai primi del novecento. A Palazzo Wolkoff , proprietà del famoso pittore, venne ospitata Eleonora Duse dal 1894 al 1897.

palazzo-fortuny-san-beneto.jpgMariano Fortuny accquistò Palazzo Orfei e qui ospitò in vari periodi Alessandro Wodkoff, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Isadora Duncan, John Singer Sargent, Dorothy Gish, Maria Casati Stampa.

Campo de le Gate, casa di Ugo Foscolo.jpgHotel bAUER.jpgLocanda Cipriani a Torcello.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgUgo Foscolo dimorò presso il Campo de le Gate, Goethe al Ponte dei Fuseri, Hamingway venne ospitato sia all’Hotel Bauer e alla locanda Cipriani a Torcello. Il discusso Herman Hesse a S. Trovaso, Henry James scrisse il suo “Carteggio Aspem” a Palazzo Barbaro, ospite della vedova Curtis. Sempre ospite della vedova Curtis a Palazzo Barbaro ci fu Monet, con la moglie.

hotel-des-bains-front.jpgtomba di ezra Pound.jpgtomba di Igor Stravinscky.jpgNiente di sorprendente nel soggiorno di Thomas Mann presso l’Hotel de Bains, al Lido. Mentre Nietsche prima trovo alloggio a S. Marco, per poi scrivere il suo “Aurora”alle Fondamente Nuove, e mai luogo fu più appropriato considerata la visione che da questa fondamenta si poteva godere: il cimitero monumentale di S. Michele.

Palazzo Valmarana.jpgCole Porter troivò alloiggio negli anni trenta presso Cà Rezzonico, mentre Ezra Pound, tumulato proprio a S. Michele usciva ogni mattina in Fondamenta Cà Balà. Rilke fu ospite del Palazzo Valmarana di proprietà della principessa Marie Von Thurm and Taxis.

Palazzo Corner del Sansovino.jpgRolfe, chiamato anche Corvo Bruno  venne ospitato prima a Palazzo Mocenigo Corner, per poi morire a Palazzo Marcello. Altro personaggio importante come Ruskin soggiornò prima alla Pendsione Calcina, per poi venire ospitato nel Palazzo del Barone Wetzlar, l’attuale Hotel Gritti.

E dal 1858 al 1859 Wagner onorò la sua presenza in questa meravigliosa città creando a Palazzo Giustinian  il II atto di Tristano e Isotta, per poi Palazzo Vendramin Calergi.jpghotel-danieli-venezia_large.jpgvivere dal 1862 al 13 febbraio 1863 presso Palazzo Vendramin Calergi, dove morì.

E l’Hotel Danieli ebbe l’onore di ospitare George Sand, Charles Dickens, De Musset, Honorè de Balzac, Proust, Wagner.

Questo per raccontare quanto Venezia sia  stata faro e centro meraviglioso di cultura dove le personalità più importanti e che creavano l’arte in Europa trovarono la necessità di soggiornare e confrontarsi con personalità così vive, così importanti, complesse e a volte discusse, e tra questi chi scelse di finire i propri giorni qui. Arte, acqua, aria e luce…cultura, immagini , particolarità che hanno creato l’humus importante per l’eredità culturale dell’intera Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venezia e le opere d’arte nelle scuole, scrigni preziosi di bellezza e tradizione.

1-Schola Grande di S- Rocco.jpgLa vivacità artistica popolare di Venezia è documentata dalla straordinaria ricchezza di opere d’arte nelle scuole e in particolare di pittura, scultura ed arte applicata. In gran parte dei casi ci si deve riferire ad opere andate perdute o disperse rispetto alle indicazioni degli inventari conservati che elencano con gran cura tutti gli oggetti appartenenti alla scuola.

Le opere d’arte erano lungamente ricercate presso gli artisti ed erano frutto, molto spesso, delle economie di cui i confratelli si facevano partecipi mediante le decisioni del Consiglio direttivo  della scuola, decisioni  che puntualmente venivano segnate nei libri dei conti e nel catastico, spesso con i singoli contributi e le rateazioni.

San Giorgio degli Schiavoni.jpgLa Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni  tra le minori, e quella di San Rocco tra le grandi hanno il raro privilegio di aver conservato intatto il loro patrimonio artistico e di presentare quindi al vivo una documentazione esatta di  questo patrimonio, raccolto nei secoli da una inesausta passione popolare.

In tutte le Scuole , comprese quelle che avevano una propria sede, avevano un proprio altare in una chiesa,m e la Pala d’Altare diventava un simbolo pubblico di tutto il sodalizio, che specchiava nell’opera d’arte la propria ambizione ed il proprio gusto artistico . Da questo si può dedurre una delle regioni più importanti del grande sfarzo di pittura e di decorazione che troviamo in quasi tutte le chiese veneziane, la storia di ogni singolo altare può darci di riflesso non solo il fatto devozionale ma anche l’incentivo e l’orgoglio delle singole scuole per le opere d’arte.

Santa Barbara di Palma il vecchio a S. Maria Formosa.jpgScuola grande di S. Giovanni evangelista.jpgscuola grande di S. Maria delle Grazie.jpgCitando qualche caso, la scuola dei bombardieri aveva il proprio altare nella vicina chiesa di Santa Maria Formosa, con la “Santa Barbara” di Palma il Vecchio, la scuola dei Mascoli nella Basilica di San Marco aveva una Cappella con sculture e paliotto d’altare di Bartolomeo Bon, mosaici di cartone di Michele Giambono, Andrea Mantegna e Andrea del Castagno; la scuola dei cinturati, fabbricatori di cinture, aveva una propria Madonna nella chiesa di S. Felice di Giovanni Bellini; la scuola dei Fiorentini aveva Donatello ai Frari.pngBasilica dei Frari a Venezia.jpgnell’altare nella chiesa dei Frari una scultura di Donatello.

SS. Giovanni e Paolo.jpgOgni scuola aveva un gonfalone che veniva portato in processione , e per dipingerlo venivano indetti concorsi tra i vari artisti: Vittore Carpaccio ad esempio dipinse quattro cicli di pitture per quattro scuole piccole: il ciclo di S. Orsola nella scuola omonima, a S. Storia di S. Giorgio.jpgGiovanni e Paolo, il ciclo di S. Giorgio a S. Giorgio degli Schiavoni a S. Antonin, il ciclo Storia di S. Orsola a SS. Giovanni e Paolo.jpgdella storia della Madonna per la Scuola degli Albanesi a S. Maurizio, e il ciclo di S. Stefano per la scuola dei “laneri” (lavoratori della lana) a S. Stefano.

Gli inventari delle Scuole, infine, oltre ad elencare gli oggetti di uso comune , testimoniano la predilezione dei confratelli per le opere d’arte applicata, spesso di grande valore artistico, quale la croce astile , che precedeva le insegne della Scuola nelle processioni, come si può vedere nel ciclo dei ” il miracolo della Croce del Carpaccio.jpgProcessione a Venezia di Gentile Bellini.jpgMiracoli della Croce” eseguito da Giovanni Bellini e dai suoi allievi intorno al 1490 per la Scuola di S. Giovanni  Evangelista, gli stendardi, i reliquiari , i paramenti, gli arredi sacri che erano portati in processione con comune orgoglio.

Delle innumerevoli opere d’arte racconterò in seguito, ma basta fare un giro per le chiese, accostarsi agli altari, o visitare una Scuola grande (S.Rocco, con i suoi meravigliosi teleri del Tintoretto) per poter aprire le emozioni e l’anima a questo ampio respiro di arte di cui Venezia è scrigno magico ed incantato.

 

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