29/04/2013
Venezia e le opere d'arte nelle scuole, scrigni preziosi di bellezza e tradizione.
La vivacità artistica popolare di Venezia è documentata dalla straordinaria ricchezza di opere d'arte nelle scuole e in particolare di pittura, scultura ed arte applicata. In gran parte dei casi ci si deve riferire ad opere andate perdute o disperse rispetto alle indicazioni degli inventari conservati che elencano con gran cura tutti gli oggetti appartenenti alla scuola.
Le opere d'arte erano lungamente ricercate presso gli artisti ed erano frutto, molto spesso, delle economie di cui i confratelli si facevano partecipi mediante le decisioni del Consiglio direttivo della scuola, decisioni che puntualmente venivano segnate nei libri dei conti e nel catastico, spesso con i singoli contributi e le rateazioni.
La Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni tra le minori, e quella di San Rocco tra le grandi hanno il raro privilegio di aver conservato intatto il loro patrimonio artistico e di presentare quindi al vivo una documentazione esatta di questo patrimonio, raccolto nei secoli da una inesausta passione popolare.
In tutte le Scuole , comprese quelle che avevano una propria sede, avevano un proprio altare in una chiesa,m e la Pala d'Altare diventava un simbolo pubblico di tutto il sodalizio, che specchiava nell'opera d'arte la propria ambizione ed il proprio gusto artistico . Da questo si può dedurre una delle regioni più importanti del grande sfarzo di pittura e di decorazione che troviamo in quasi tutte le chiese veneziane, la storia di ogni singolo altare può darci di riflesso non solo il fatto devozionale ma anche l'incentivo e l'orgoglio delle singole scuole per le opere d'arte.


Citando qualche caso, la scuola dei bombardieri aveva il proprio altare nella vicina chiesa di Santa Maria Formosa, con la "Santa Barbara" di Palma il Vecchio, la scuola dei Mascoli nella Basilica di San Marco aveva una Cappella con sculture e paliotto d'altare di Bartolomeo Bon, mosaici di cartone di Michele Giambono, Andrea Mantegna e Andrea del Castagno; la scuola dei cinturati, fabbricatori di cinture, aveva una propria Madonna nella chiesa di S. Felice di Giovanni Bellini; la scuola dei Fiorentini aveva 
nell'altare nella chiesa dei Frari una scultura di Donatello.
Ogni scuola aveva un gonfalone che veniva portato in processione , e per dipingerlo venivano indetti concorsi tra i vari artisti: Vittore Carpaccio ad esempio dipinse quattro cicli di pitture per quattro scuole piccole: il ciclo di S. Orsola nella scuola omonima, a S.
Giovanni e Paolo, il ciclo di S. Giorgio a S. Giorgio degli Schiavoni a S. Antonin, il ciclo
della storia della Madonna per la Scuola degli Albanesi a S. Maurizio, e il ciclo di S. Stefano per la scuola dei "laneri" (lavoratori della lana) a S. Stefano.
Gli inventari delle Scuole, infine, oltre ad elencare gli oggetti di uso comune , testimoniano la predilezione dei confratelli per le opere d'arte applicata, spesso di grande valore artistico, quale la croce astile , che precedeva le insegne della Scuola nelle processioni, come si può vedere nel ciclo dei " 
Miracoli della Croce" eseguito da Giovanni Bellini e dai suoi allievi intorno al 1490 per la Scuola di S. Giovanni Evangelista, gli stendardi, i reliquiari , i paramenti, gli arredi sacri che erano portati in processione con comune orgoglio.
Delle innumerevoli opere d'arte racconterò in seguito, ma basta fare un giro per le chiese, accostarsi agli altari, o visitare una Scuola grande (S.Rocco, con i suoi meravigliosi teleri del Tintoretto) per poter aprire le emozioni e l'anima a questo ampio respiro di arte di cui Venezia è scrigno magico ed incantato.
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24/04/2013
Venezia, S. Marco e il bocolo

Per tutti gli italiani il 25 Aprile è la festa della liberazione, ma a Venezia. assieme a questa celebrazione ce ne solo altre due. La prima è la ricorrenza della morte di S. Marco, il patrono della Serenissima Repubblica di Venezia prima, e poi solo di questa città, è la festa del bocolo, che per le donne veneziane è la più romantica dolce..fantastica ricorrenza che riguarda proprio l'amore tenero , drammatico e delicato, che rende la giornata una dedica a tutte le donne ed a tutti gli uomini innamorati.
Il corpo del patrono fu trafugato ad Alessandria d' Egitto, e trasportato a Venezia nell'828 da due mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Racconta la leggenda che i due commercianti misero il corpo del santo
tra la carne di maiale, facendo così in modo che, alla dogana la carne non fosse debitamente controllanta, vista l'avversione dei mussulmani per questo tipo di carne.
La reliquia di S. Marco fu accolta con grande emozi
one a Venezia, perchè la 
storia veneta racconta che proprio l'evangelista Marco, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete diventandone patrono.

Nell'emblema della città venne raffigurato come un leone alato che regge un libro in cui c'è la scritta: PAX TIBI MARCE
EVANGELISTA MEUS, Pace a te Marco, mio evangelista.
Ora i festeggiamenti si svolgono il 25 aprile, data
della morte del Santo, ma a Venezia, prima dell'avvento di Napoleone, i festeggiamenti erano tre: uno al 31 
Gennaio, giorno in cui vennero sbarcate le spoglie del Santo Patrono a Venezia, il 25 Aprile, data della morte, ed il 25 giugno, data in cui le reliquie del Santo vennero miracolosamente ritrovate. Per le ricorrenze così importanti per la Serenissima si svolgevano processioni comprendenti il Doge, le più alte cariche della Repubblica, i nobili e la gente comune.
Quando vennero portate alla Serenissima le Sante Reliquie vennero custodite in una piccola cappella, dove ora si trova il tesoro di S. Marco, in attesa di costruire una basilica degna di un patrono così importante, ma nel frattempo la reliquia sparì, con grande sgomento di tutti, ma la volontà popolare spinse perchè fosse costruita la chiesa e venisse consacrata comunque allo storico Patrono.

Ebbe quindi inizio la costruzione della Basilica , che ebbe termine nell'832. Dante stesso, nel suo memorabile poema scive:" Cielo e mare vi posero mano.", ed effettivamente la Basilica è un prestigio di armi e di oro.
Il doge Pietro Orseolo il Santo la ristrutturò a sue spese . I lavori iniziarono nel 1063, per proseguire poi per la volontà del doge Domenico I Contarini. e ulteriormente vennero proseguiti, per quanto riguarda i marmi e gli abbellimenti architettonici dal suo successore, Doge Domenico Selvo, (1071- 1084).
La Basilica venne consacrata al Santo Patrono ,quando era doge Vitale Falier, dopo un tributo di penitenza e digiuno 



perchè le reliquie non si erano più trovate, il 25
giugno 1094: alla fine del rito ecco che apparve un braccio da una colonna, o, secondo altre voci apparve il leone alato, simbolo del Santo, versione raccontata anche da Giacomo Casanova nelle sue memorie, e, spaccato il marmo della colonna riapparve la cassetta contenente i resti del Santo. Per secoli allora venne festeggiato anche questo evento, con processioni e riti.
Ma c'è altro a Venezia, e la consuetudine è ancora più bella e delicata; Non c'è donna veneziana che al mattino del 25 aprile non riceva dal marito, dall'innamorato o anche un semp0lice corteggiatore un bocciolo di rosa rossa: si tratta della festa del Bocolo, e l'origine di questa dolce consuetudine nasce da due leggende:
La storia d'amore contrastato tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi.
Nell'intento di superare gli ostacoli dovuti alla differenza sociale Tancredi partì per la guerra, cercando di ottenere una fama militare per renderlo degno al lignaggio della sposa.
Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno, egli cadde ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue.
Prima di morire Tancredi affidò al suo amico Orlando un bocciolo di quel roseto perchè lo consegnasse all'amata.
Orlando, fedele alla promessa, giunse a Venezia il 24 Aprile e consegnò alla dama il bocciolo quale estremo messaggio d'amore dell'innamorato.
La mattina seguente, 25 Aprile, la nobildonna venne trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.
Da allora i veneziani usano quel fiore come emblema del loro pegno d'amore.

La seconda leggenda invece narra di un roseto che cresceva accanto alla tomba dell'Evangelista Marco. La pianta sarebbe stata donata ad un marinaio della Giudecca, di nome Basilio come premio per aver aiutato nel trafugamento del corpo del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, alla morte di Basilio il roseto divenne il confine della proprietà divisa tra i due figli.
In seguito avvenne una rottura tra i due rami della famiglia, e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo un discendente di un ramo della famiglia si innamorò, ricambiato, di una discendente dell'altro ramo. Si innamorarono
guardandosi attravero il roseto che separava i due giardini, ed il giovane , vedendo un bocciolo di rosa, l'unico, lo raccolse e lo donò alla fanciulla che già amava. In ricordo di questo amore che avrebbe restituito l'affetto e l'armonia alle due famiglie i veneziani offrono ancor oggi il "bocolo" rosso alla donna amata.
23:15 | Link permanente | Commenti (2) | Tag: misteri, san marco, bocolo, venezia nascosta | |
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10/02/2013
Dentro un quadro del Canaletto: Campo di S. Giacometto a Venezia
Il centro economico ed affaristico di Venezia trovava la sua collocazione a Rialto, in Campo S. Giacomo. Il portico del Banco Giro, sotto il quale si trovavano i "banchi", dove venivano registrati sui conti personali veneziani e stranieri, le operazioni di dare e avere conseguenti alle numerosissime contrattazioni quotidiane: queste operazioni venivano quindi svolte col comodo sistema del "giro conto" in modo che non fosse necessario movimento di denaro.
Il campo è piccolino, circondato appunto da portici, e ai suoi estremi troviamo la Calle della Securtà (dove i mercanti e gli armatori potevano sottoscrivere vere e proprie polizze di assicurazione, quasi al suo imbocco il "gobbo di Rialto" che era una vera e propria colonna di bando, a cui ho già dedicato un post, e, sul lato opposto, cioè proprio quello del ponte la deliziosa Chiesa di San Giacomo, chiamata di S. Giacometto proprio perchè piccolina, ma di una bellezza strepitosa.
La chiesa è "leggendariamente" ritenuta la più antica di Venezia. Le sue origini risalirebbero al 421, prima ancora che sorgesse la città stessa. La fondazione dell'attuale edificio, ricostruito su un più semplice ed antico edificio, risale al 1177, 
anno in cui fu consacrata e ricevette la visita di papa Alessandro III in occasione della sua visita per la "Pace di Venezia" con l'imperatore Barbarossa.
La facciata è semplice, illuminata dal grandissimo orologio costruito nel 1422, e poi rinnovato nel 1749. Caratteristico il suo campanile a vela che si inalza sopra l'orologio, che sorregge tre campane, che tutt'ora scandiscono le ore ai frequentatori del mercato.
Il caratteristico porticato, sostenuto da cinque colonne di marmo greco con capitelli gotici è l'unico esempio rimasto a Venezia, dei numerosi che c'erano un tempo.


Qui furono fatti edificare dalla Corporazione dei Casaroli l'altare maggiore, e da quella dei Oresi ( o Orefici) quello dedicato a S. Antonio Abate.
Meraviglioso il quadro del Canaletto che rappresenta la chiesa e una parte del Campo, quella che da verso Rialto e una parte del suo mercato, ed ammirandolo ci si accorge che, a parte i vestiti diversi delle persone che qui sostano o camminano, è tutto rimastgo esattamente come allora.
E' questo l'incanto di questa città che riesce a cristallizzare atmosfere, momenti, sensazioni, immagini bellissime che continuano a far parte della vita dei Veneziani.
18:00 | Link permanente | Commenti (0) | Tag: chiesa di s. giacometto, gobbo di rialto, sottoportico del banco giro | |
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22/12/2012
Da Venezia: Auguri di Buon Natale

Cima da Conegliano . Chiesa ai Carmini: Natività

Domenico Tintoretto : Adorazione dei Magi, 1587 - Chiesa di S.Trovaso

Natività di Giovan Battista Tiepolo -
Basilica di San Marco
Paolo Veneziano ( 1333 circa) chiesa di San Pantalon: Natività
Girolamo Savoldo, natività 1540 . Chiesa di S. Giobbe 
Jacopo Robusti "Tintoretto": Natività nella Scuola Grande di San Rocco
Presepe della Chiesa dei Frari 
TANTI AUGURI SINCERI DI BUON NATALE, E DI UN SERENO NUOVO ANNO, CON TANTO AFFETTO,
PIERA
20:29 | Link permanente | Commenti (7) | Tag: natività, pittori, chiese di venezia, presepi, venezia con la neve, venezia nascosta | |
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06/12/2012
Il miracolo di S. Marco a Venezia: il ritrovamento delle reliquie!

Tutti, bene o male, conoscono la storia del'arrivo delle reliquie di S. Marco a Venezia: furono due mercanti, Rustico da Torcello e Bono da Malamocco, che trafugarono le spoglie ad Alessandria, e celato in una cesta contenente carne di maiale, considerata impura dai musulmani, venne portato a Venezia.
Sembra comunque che Venezia fosse la meta finale del corpo di questo Santo, che giunto a Roma assieme all'Apostolo Pietro venne da questi inviato in Italia Settentrinale: ad Aquileia Marco convertì Ermagora, che poi divenne primo vescovo di quella città, quindi, partito per destinazione Alessandria d'Egitto venne costretto da una tempesta ad approdare alle isole Realtine, il fulcro della nascente Venezia. Addormentatosi egli sognò un angelo che gli diceva " Pax tibi Marce, evangelista meus", e gli promise che in quell'isola egli avrebbe riposato fino all'ultimo giorno.
In seguito raggiunse Alessandria ,dove dopo essere diventato vescovo, subì il martirio che lo portò alla morte il 25 aprile de 78 circa. Ed è qui, appunto, che i mercanti veneziani presero il suo corpo e con astuzia, lo portarono a Venezia.
Era l'829, e l'onore di poter ospitare le spoglie di un evangelista spinse lo stato veneziano a costruire una degna chiesa per poterlo ospitare ed esporre al culto di tutti i veneziani: S. Marco è quindi anche il patrono dei cestai, visto l'insolito mezzo con cui venne portato nella Serenissima.
Nel 1063 ebbe inizio la costruzione della chiesa, che subì, purtroppo, un incendio, tanto che l'edificio venne ricostruito....e nel 1094 era finalmente pronto per essere consacrata a Dio e a S. Marco.
Purtroppo però, durante i lavori di restauro, si scoprì che la teca contenente la preziosa reliquia era scomparsa: questo provocò grande cordoglio dal Doge alla popolazione veneziana: vennero organizzate novene, preghiere, processioni e invocazioni al Divino per poterla ritrovare.
Il 25 giugno 1098, giorno della consacrazione, accadde un miracolo rimasto negli annali di Venezia, ma raccontato in modo diverso: sembra che nel momento culminante della celebrazione da una colonna della Basilica apparve un braccio, ad indicare il luogo tanto cercato; altri raccontarono che apparve il Santo in persona, ma Giacomo Casanova racconta, nelle sue memorie, che sulla colonna contenente i sacri reperti apparve l'immagine del Leone alato, simbolo proprio di S. Marco.

Comunque sia, subito dopo si provvedette a forare la colonna indicata, e miracolosamente le reliquie riapparvero: come racconta Casanova, fu così che la Serenissima salutò S. Todaro, per affidare le sue fortune e il suo orgoglio all'evangelista. Per secoli S. Marco venne così festeggiato il 25 Aprile, (giorno della morte) e il 25 giugno, giorno del suo miracoloso ritrovamento, con la medesima pompa ( Venezia curava con fasto e con solennità le proprie cerimonie).
Ora si festeggia soltanto il 25 aprile, ma con entusiasmo e con una tradizione straordinaria, dolce e romantica che rendeva e tutt'ora rende omaggioi alle donne veneziane, ma di questo vi parlerò il 25 aprile.
15:13 | Link permanente | Commenti (0) | |
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26/11/2012
La chiesa dei Miracoli a Venezia
A metà del 1440 un tale Francesco Amadi, abitante nel circondario di S. Marina aveva fatto appendere nei pressi della sua abitazione, in una località chiamata La Corte Nova un'immagine della Beata Vergine che aveva fama di di virtù prodigiose, tanto che nel 1400 il nipote Angelo la trasportò in Corte Amadi, e costruì una cappella lignea per conservare un quadro così miracoloso, che venne così esposto alla pubblica venerazione.
Nello stesso anno il pievano di S. Marina, Marco Tozzo, gettò le prime fondamenta. col concorso degli Amadi ed altre famiglie, di un tempio, che compì nel 1486 , in cui collocò la sacra immagine, e vicino al quale fece costruire un convento di monache francescane.
L'incarico del progetto e della costruzione di quella che viene considerata una delle più belle chiese di Venezia, venne affidato a Pietro Lombardo (1435-1515) uno dei più sensibili architetti-scultori alla tradizione bizantina che proviene dalla Basilica di S. Marco.
S. Maria dei Miracoli (così venne denominata la chiesa) divenne il capolavoro dell'artista, dei suoi figli e dei lapicidi che lavorarono con lui.
Costruita nell'arco di otto anni (dal 1481 al 1489) sembra, come S. Marco, essere stata edificata di getto da un pittore che non da un architetto, tale è l'importanza del colore sugli elementi architettonici e la finezza grafica degli ornamenti a
bassorilievo.


Archi, finte colonne, capitelli, cornici, fregi, costituiscono fantasiosi pretesti decorativi in cui l'ornamentazione della pietra si inserisce con incastonature sapienti ad un preciso effetto cromatico.
Gli archi si restringono o si allargano sull'esigenza di questo ritmo ornamentale che non compenetra il muro, ma lo adorna in superficie e la impreziosisce come uno smalto sul contrappunto dei lucidi toni dei porfidi rosso cupo e verde antico, incastonati come pietre dure in un gioiello sulle distese superfici oro - madreperla dei
marmi screziati.

Si avverte una misura ed un disegno compositivo, rinascimentali, in una fattura che è ancora tutta bizantina, specie nella cupola presso l'abside, modellata come quella di S. Marco.
Anche l'interno risponde a questa suprema eleganza di colore e di decorazione, estremamente semplificata, che prende ispirazione dalla forma stessa ad arco dell'unico quadro della chiesa, una tavola con l'immagine miracolosa della
Madonna dipinta da Nicolò di Pietro.


La chiesa è quindi una teca raffinata e preziosa, come un reliquiario, un cofano che ha per centro ideale l'alto presbiterio, meraviglioso gioiello ed esempio di arte veneziana.
17:10 | Link permanente | Commenti (0) | Tag: mistero, misteri, madonna dei miracoli, neo gotico a venezia, lombardo | |
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20/11/2012
Il segreto della Basilica della Salute e Baldassarre Longhena
Domani si celebra a Venezia la festa della " Madonna della Salute", in ricordo della peste che uccise cinquantamila abitanti della Serenissima nel biennio 1630 - 31, e per cui il Doge ed il Consiglio dei Dieci ordinarono l'erezione di una chiesa come voto e ringraziamento per la sua cessazione. Oggi, attravero il ponte di barche migliaia di Veneziani andranno nella meravigliosa chiesa barocca per testimoniare la loro fede per quanto riguarda la possibilità di preservarsi dalle malattie, o a chiedere un sostegno, un aiuto concreto per guarire le persone malate.
Della Basilica dedicata al culto della Madonna della Salute ho parlato
in più occasioni, ma ora è arrivato il momento di raccontare alcune interessantissime cose che riguardano Baldassarre Longhena, l'architetto di cotanta meraviglia e scrigno di segreti che, via, via, vennero svelati, oltre che da un professore tedesco, anche da tanti piccoli particolari che spiegherò un pò per volta.
Baldassarre Longhena (Venezia, 1598-1682) era figlio di Melchisedec (nome chiaramente ebraico) nativo di Morezza (Valtellina), per cui il Longhena apprese dal padre i segreti della Kabbalah. Accanto alla chiesa venne costruito anche un convento, sempre su disegno del Longhena, dove, nel 1742 Casanova studò fisica.
Sembra comunque che l'ispirazione per il progetto della chiesa sia stata tratta dall'immagine del Tempio di Venere Physizoa descritta nell'opera precedentemente presentata, Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, un chiaro riferimento ad un legame tra madre pagana e quella cristiana, un una sorta di protocristianesimo ideale.
Una straordinaria intuizione spinse il professore tedesco Gherard Geber-Shilling che verificò le misure dell'edificio sulle planimetrie e sul campo, con il piede veneziano ( cm,. 35,09), ed ecco che scoprì che due numeri ricorrono come una costante: l'8 (gli ottagoni stessi che formano la base della chiesa simbolizzano la rinascita) e l'11 con i suoi multipli.
L'8 appartiene alla simbologia cristiana (la corona mistica della Vergine, la chiesa del Santo Sepolcro, la resurrezione e la vita eterna) ma l'11 ha valore negativo, infatti rimanda ai 10 comandamenti e precisamente al peccato capitale; diversamente, nella Kabbalah giudaica, questo inizia proprio l'origine dei 10 comandamenti, cioè Dio attorniato dalle sue dieci sefiroth, cioè le proprietà che ha Dio per proiettarsi nel mondo degli uomini, chiamate anche l'albero della vita.L'11 è la metà dell'alfabeto ebraico (kaf) e dei 22 arcani dei Tarocchi, anche lo stesso Dante usò l'endecasillabo per la sua Commedia.
Da qui si deduce che Longhena volle cifrare con la numerologia insita nella costruzione stessa del Tempio un messaggio preciso: la chiesa sorgeva come ringraziamento per la fine della peste e doveva nascere su fondamenta per così dire ecumeniche, tale era la condizione dell'uomo davanti alle pestilenze.


Ai fianchi della scalinata, dall'acqua, emergono due angeli. Nel pavimento, al centro, sotto la grande cupola c'è una corona di rose ed una seconda, più grande di altre 10 rose ed una piastra in metallo (forse l'unidicesima rosa?) con l'scrizione "unde origo indi salus" che arricchiscono questo capolavoro anche con il mistero iniziatico dei Rosacroce.
Ma non è finita qui, all'esterno, tutto intorno sorge un fregio con delle svastiche (la parola sanscrita "svastica" significa salute), e la rivelazione più grande: la pianta di tutta lo costruzione non è altro che I Grande Pentacolo di Re Salomone, facente parte della Clavicola di Re Salomone.
La clavicola di re Salomone è il più diffuso manuale pratico di magia diffuso in tutta l'area del Mediterraneo. Forse di origine caldea, babilonese o ebrea non ha nulla a che fare con Salomone, ma è stato attribuito prima allo storico ebreo Giuseppe Flavio, poi ad Alberto Magno.
Qui sono contenute alcune formule attribuite ad un tale Aronne Isacco, mago di corte del primo imperatore Bizantino Manuele I Comneno.
19:12 | Link permanente | Commenti (14) | Tag: mistero, misteri, basilica della salute, longhena, venere, polifilo | |
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16/10/2012
Il primo patriarca di Venezia: S. Lorenzo Giustiniani!
A Venezia, come si sa, non c'è un vescovado, ma un patriarcato, e vorrei parlare del primo Patriarca di Venezia, che è stato anche proclamato Santo: un santo un pò particolare, umile e alla ricerca della vera umanità nelle persone estremamente povere . facendosi, come S. Francesco prima di lui, carico e pastore delle persone più derelitte, più povere, dando loro la parola e la voce che non viene mai ascoltata: San Lorenzo Giustiniani,
Nato nel 1381 da ua famiglia nobile e ricca sentì presto l'esigenza di percorrere un percorso ascetico, libero dalle ipocrite formalità legata e vittima dalle "regole sociali" allora in voga.
Seppe creare, con la forza della sua fede, altri adepti, come un suo amico che si fece frate con il nome di Lorenzo. Approdato al convento di San Giorgio diede
umilmente il suo contributo per la sopravvivenza dei monaci e dei loro protetti praticando l'accattonaggio; andando di porta in porta si trovò a bussare anche al portone del lussuoso palazzo della sua famiglia, in cui era nato; la madre, tanto nobile quanto ricca, si sentì particolarmente imbarazzata per quella situazione, per cui al Lorenzo venne consigliato di elemosinare presso qualcun altro e in altri palazzi.
Con amore infinito e lucida capacità di capire che l'animo umano aveva bisogno di percepire anche il disprezzo degli altri: "Non abbiamo rinunciato al mondo soltanto a parole, andiamo anche a ricevere il loro disprezzo".

Come gli altri frati, che al mio ricordo di bambina si dedicavano al mendicare, con le bisacce spesso vuote, i sandali calzati a piedi nudi anche con il freddo polare dell'inverno, cercava il sostegno e la consapevolezza delle persone che avrebbero potuto donare non solo un sostegno economico ma anche la percezione che lo scopo dell'elemosina è non solo quello di donare una parte di sè agli altri ma anche della possibilità di vincere l'umiliazione che ha "vittoria su sè stessi", una sorta di rivoluzione all'interno delle regole della chiesa . Come una sorta di rigenerazione , una ribellione verso le pompe della chiesa, le sue "regole" legate a riti solenni e non alla semplicità della pietas, dell'amore tra gli uomini, fratelli e consapevoli di poter condividere con l'amore e con le proprie possiblità economiche, quanto sia possibile per una vita dignitosa per tutti.
Nel 1404 Lorenzo Giustiniani diventa diacono nel Convento di S. Giorgio in Alga, e, insieme ad altri sacerdoti costituisce "la Compagnia dei Canonici Secolari", e nel 1407 diventa priore.
Lorenzo non è un grande oratore , ma riesce ad esprimersi con la parola scritta : Lettere pastorali ed opuscoli come: "Chi non utilizza il Signore quanto più gli è possibile , mostra di non apprezzarlo", "Un servo del Signore evita anche le piccole mancanze, perchè la sua carità non si raffreddi", "Dobbiamo evitare gli affari troppo complicati , nelle complicazioni c'è sempre lo zampino del diavolo",

Nel suo concetto di divino c'è l'idea dell'eterna Sapienza, elemento domnante della sua mistica. Nel 1433 viene nominato Vescovo, sebbene, per la sua naturale umiltà, cerchi di evitarla, con il concorso dei suoi confratelli, ma Papa Eugenio I, proveniente dal medesimo convento, grande estimatore del Giustiniani lo convince a diventare Veswcovo di Castello, l'antica Olivolo.
Nel 1541 Niccolò sopprime il Patriarcato di Grado e conferisce il titolo di primo Patriarca di Venezia a Lorenzo Giustiniani, grazie alla sua umiltà e santità, l'unica persona in grado di sanare la frattura tra Stato e Chiesa.
Di questo patriarcia disse il Doge di -Venezia che era l'unico uomo con cui avrebbe scambiato la sua anima, e in risposta Lorenzo affermava che il ruolo di Patriarca era uno gioco in confronto a quella di vescovo, per gli oneri che la guida delle anime comportava,
La vita di Lorenzo Giustiniani, patriarca di Venezia, non cambiò tenore,nemmeno esteriormente: visitava egli stesso i poveri della città distribuendo alimenti, vestiti, frutto della carità che da sempre lo aveva sostenuto nella sua opera.

Sempre rigoroso e coerente con le sue idee, abituato cioè alle penitenze, nonostante fosse vecchio e malato rifiutò la sostituzione del suo pagliericcio con un letto di piume " Dio morì sulla croce e io dovrei morire in un letto di piume"?
egli morì l'8 gennaio 1455 esprimendo il desiderio di essere sepolto nel piccolo cimitero del convento, ma i Veneziani, a furor di popolo, vollero che il suo corpo venisse ospitato nella Chiesa di S.Pietro di Castello(che allora era la Basilica di Venezia).
Nel 1690 il Papa Alessandro VIII ( il veneziano Piero Ottoboni") lo proclamò Santo anche se la pubblicazione ufficiale avenne nel 1727 sotto papa Benedetto XIII.

Un uomo straordinario,, una personalità forse poco conosciuta che comunque lo avvicinava a S. Francesco d'Assisi, figlio di una nobile e ricca famiglia veneziana e che è rimasta nel cuore dei veneziani per sempre..uomo semplice, caritatevole ed umile!!! Un vanto per Venezia ed i veneziani!
19:54 | Link permanente | Commenti (1) | |
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25/08/2012
Da San Francesco della Vigna e Shakespeare attraverso la cabbala e Francesco Zorzi

Nel Convento di San Francesco della Vigna, a Castello, annesso alla Chiesa omonima, Francesco Zorzi, grande alchimista e studioso Cabalista, legato alla potente famiglia Grimani, e specificatamente nella figura di Domenico Grimani, che accolse il lascito di Pico della Mirandola nella eccezionale e fantastica biblioteca ricco di testi legati all'ermetisco ed all'alchimia,(ora custodita presso la Biblioteca Marciana) incontrò John Dee, uno dei più importanti studiosi di cabala e di alchimia, e partecipe della creazione della cabala cristiana, in confronto e legame con la Kabalah ebraica.
La cabbala cristiana nacque in Spagna con Raimondo Lullo, prima della diaspora Seferdita: Egli creò " un'arte" nella quale, unendo le 9 

dignità di
Dio ( Sefiroth), i quattro elementi, le sfere celesti e la geometria , in uno stretto legame con il pensiero Platonico si dimostrava una più alta concezione della Creazione e di Dio stesso, aspirazione questa sempre inseguita dagli alchimisti.
Giovanni Pico della Mirandola unendo la filosofia neo-platonica all'alfabeto ebraico nelle sue 52 " Conclusiones", nella 14° dimostrò che manipolando cabbalisticamente il nome di Gesù si poteva stabilire che Egli è effettivamente il figlio di Dio.
Francesco Zorzi nel suo " de Harmonia Mundi" unì questa cabbala al concetto di Armonia Universale di Vetruvio, e mise in relazione le gerarchie angeliche ai Pianeti ed ai loro influssi senza annullare il libero arbitrio e riuscì a dimostrare la possibilità per ogni individuo a contattare gli Angeli.



A Zorzi, noto come insigne ebraista, venne chiesta una consulenza da Enrico VIII di Inghilterra circa le sue nozze con la vedova del fratello.
Lo Stesso Zorzi convinse il Sansovino a progettare la Chiesa di S. Francesco della Vigna in base alle proprozioni armoniche legate a questi suoi studi, a cui si rifecero in seguito anche altri architetti famosi e pittori.
Daniel Banes, in un suo articolo di venticinque anni fa ( the provocative Merchant of Venice ) rileva nell'opera di Shakespeare gli influssi in quest'opera di " De Armonia 
Mundi " di Zorzi, influssi che costituiscono, a suo dire l'ossatura stessa della commedia: lungi dall'essere una contrapposizione tra la legge ebraica e l'amore cristiano essa sarebbe costuita dal tema cabalistico delle emanazioni divine (Sefiroth): Syloch rappresenterebbe quella che definisce la severità di giudizio, Antonio la tenerezza amorosa, e Porzia la bellezza clemente.
E la prova degli scrigni, tre (come le religioni monoteiste) in cui Bassanio sceglie quello di piombo, che secondo le tesi di Zorzi rappresenterebbe mercurio e la Religione Ebraica, sceglie l'ebraismo come espressione di amore per Porzia, in base al detto biblico: "scegliete la mia dottrina e non l'argento, scegliete la sapienza più che l'oro fino perchè la sapienza è buona più delle perle e nessun tesoro l'eguaglia.




Ho scelto questo viaggio tra la sapienza e la ricchezza scientifica di Venezia, uno dei suoi più interessanti esponenti, come Francesco Zorzi, tra la ricerca a Palazzo Grimani a Castello, ed il convento concepito con i canoni della cabbala e della divina proprozione dal Sansovino per portarvi in un mondo fantastico e bellissimo a cui si rifanno tutti i praticanti delle arti vere, geni che hanno donato al mondo opere uniche ed irripetibili, come questa città: unica ed irripetibile.
19:21 | Link permanente | Commenti (2) | Tag: francesco zorzi, john dee, s. francesco della vigna, cabbalah, planote, de divina proportione, armonia mundi, vitruvio | |
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26/06/2012
Gli straordinari numeri di Venezia!

Venezia è stata una grande Repubblica di cui hanno fatto parte tante terre dell'interno del Veneto, della Dalmazia, dell'Istria, ma di per sè è una città piccola per estensione, e frammentata in tante piccole isole: la sua lunghezza da est ed ovest si estende per 4.630 m. e la larghezza, da nord a sud è di 3240 m.. Per cui la sua superfice è di 412,6 Kmq.


Città piccola ma molto complessa: divisa in sei sestieri: Dorsoduro, S.Croce, Cannaregio, S.Polo, Castello e S. Marco , e la numerazione civica inizia e finisce per ogni sestiere, iniziando dal n. 1, e continuando progressivamente, insinuandosi nelle calli, nei campi, nei campielli fino al confine del sestiere: ogni numero è inscritto in una forma ovoidale bianca, circondato da un bordino nero.

Impossibile, per chi non abbia un punto di riferimento:, il nome di una calle, di un campiello, di un sottoportego, di una fondamenta, conoscendo comunque il sestiere, altrimenti ...tutto è perduto..ma si può sempre porre come riferimento un Palazzo famoso, una chiesa, un bacàro od una trattoria, o più semplicemente chiedere aiuto ad un autoctono che, con molta gentilezza, si offrirà addirittura di accompagnarvi all'indirizzo richiesto!
Nessuna meraviglia se ogni tanto si vede un numero non corrispondente ad un ingresso: a volte si riferisce ad una finestra o a una porta murata: non si tratta di errori, ma significa che un tempo più o meno lontano li c'erano degli ingressi poi chiusi.
A volte tali numeri sono accompagnati da una lettera, per non modificare la numerazione in corrispondenza di nuove aperture.
Castello arriva al numero 6828, Cannaregio 6419, S. Polo al 3144, Santa Croce, il piùà piccolo dei sestieri al n. 2359, e Dorsoduro 3964, ai quali 
bisogna però aggiungere i 971 della Giudecca, , che ha una sua propria numerazione, mentre S, Marco conclude la sua numerazione al 5562.
Ogni numero finale del sestiere viene segnalato come ultimo del sestiere stesso, sempre attraverso un nizioleto. Non a caso, vicino al n: 1 del sestiere di S. Marco, c'è anche l'ultimo, il 5562. Cose da far girare la testa.
Burano ha una numerazione simile a quella di Venezia centro, ma divisa in cinque parti corrispondenti a San Martino destra, San
Martino sinistra, Terranova, Giudecca, e San Mauro, mentre a Murano la numerazione va di calle in calle.
Quindi Venezia è appunto la città delle isole, 416, di cui 24 a Castello, 13 a S. Marco, 7 a S, Polo, 13 a S. Croce, 32 a Cannaregio, 17 a Dorsoduro e 10 alla Giudecca; i ponti che collegano le varie isole e i sestieri sono 416, ed i rii che scorrono tra le isole 176....e nei vari campi svettano 170 Campanili , 
quello di S. Marco è alto 100,060 m....
E non dimenticate di osservare i nizioleti, di cui ho già parlato che, nel loro rettangolino bianco raccontano la "Calle dell'amor degli Amici" Ponte della donna onesta", " ponte della cortesia" o " Rio terà degli Assassini", ed altre innumerevoli indicazioni , e sono un tutt'uno con la storia, i mestieri e la vita dei veneziani che quelle indicazioni, quei numeri civici (da perdere la testa) ce l'hanno nel cuore: città unica, sempre e comunque!
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