23/05/2013
Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Vicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l'antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.


L'architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all'avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d'arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.
Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l'immagine di un uomo (l'alchimista) che si posa su due cigni, simboli della purezza, dell'albedo (il biancore della luce) dell'umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell'opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio...materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine principale
dell'alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all'essenza vera del creato.
Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all'aria, all'etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un'aquila con due teste, ed il suo simbolo è l'aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.
Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di sublime, di meraviglioso, di elevato può fare l'uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.
Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l'arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza .......
20:24 | Link permanente | Commenti (0) | |
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05/05/2013
Venezia ed i suoi palazzi che accolsero gli artisti più importanti d'Europa!

Venezia, luogo di richiamo di storici, letterati ed artisti provenienti da tutto il mondo. Girando si possono leggere le targhe che testimoniano la passata presenza di questo o quel personaggio importante che li soggiornarono.
Iniziando in ordine alfabetico ecco la testimonianza della presenza dell'Aretino dal 1527 al 1536, data della sua morte, in Palazzo 
Bolani in Riva del Carbon a Cannaregio. La vita e le origini di Giorgio Baffo, uno dei più grandi poeti erotici veneziani, e grande amico del padre di Giacomo Casanova che sostituì nell'educazione sentimentale del piccolo , futuro cavaliere adorato dalle donne,
sono esposte in una targa in pietra d'Istria a Palazzo Bellavite in Campo S. Maurizio.
Browning fu spesso ospite della famiglia Curtis a Palazzo Barbaro, ma morì a Cà Rezzonico nel 1889.LordB
Byron visse a Palazzo Mocenigo dopo un breve periodo in cui
dimorò in Frezzeria, al 1676.
Alla Giudecca, sotto il nome di marchese Pellegrini dimorò, con la bellissima moglie Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che aveva avuto modo di conoscere il Casanova (nato nel 1725 a Corte Malipiero) in una locanda vicino al Santuario di Santiago di Compostela, e che a Venezia ebbe modo di riincontrare, assieme al misterioso Conte di Saint Germain, altro alchimista e come i suoi amici, seguace dei Rosacroce, in un appuntamento molto evocativo e quasi magico davanti alla chiesa di SS.Giovanni e Paolo in una notte profonda, misteriosa e complice di segreti inconfessabili.
Canova venne ospitato dal famoso caffettiere Francesconi, noto poi come Florian, il fondatore della famosa bottega del Caffè. L'edificio venne poi distrutto, ma l'anima del famoso artista rimane collegata al mitico Caffè Florian-

Gabriele d'Annunzio, autore della targa posta davanti al lepidario di S. Apollonia, frasi molto suggestive, e grande amico della contessa Stampa venne ospitato presso la Casetta Rossa di proprietà degli Hohenlohe. De Regnier , il famoso poeta francese vissr a Cà Dario, palazzo masedetto, dalla fine dell'800 ai primi del novecento. A Palazzo Wolkoff , proprietà del famoso pittore, venne ospitata Eleonora Duse dal 1894 al 1897.
Mariano Fortuny accquistò Palazzo Orfei e qui ospitò in vari periodi Alessandro Wodkoff, Gabriele d'Annunzio, Eleonora Duse, Isadora Duncan, John Singer Sargent, Dorothy Gish, Maria Casati Stampa.



Ugo Foscolo dimorò presso il Campo de le Gate, Goethe al Ponte dei Fuseri, Hamingway venne ospitato sia all'Hotel Bauer e alla locanda Cipriani a Torcello. Il discusso Herman Hesse a S. Trovaso, Henry James scrisse il suo "Carteggio Aspem" a Palazzo Barbaro, ospite della vedova Curtis. Sempre ospite della vedova Curtis a Palazzo Barbaro ci fu Monet, con la moglie.


Niente di sorprendente nel soggiorno di Thomas Mann presso l'Hotel de Bains, al Lido. Mentre Nietsche prima trovo alloggio a S. Marco, per poi scrivere il suo "Aurora"alle Fondamente Nuove, e mai luogo fu più appropriato considerata la visione che da questa fondamenta si poteva godere: il cimitero monumentale di S. Michele.
Cole Porter troivò alloiggio negli anni trenta presso Cà Rezzonico, mentre Ezra Pound, tumulato proprio a S. Michele usciva ogni mattina in Fondamenta Cà Balà. Rilke fu ospite del Palazzo Valmarana di proprietà della principessa Marie Von Thurm and Taxis.
Rolfe, chiamato anche Corvo Bruno venne ospitato prima a Palazzo Mocenigo Corner, per poi morire a Palazzo Marcello. Altro personaggio importante come Ruskin soggiornò prima alla Pendsione Calcina, per poi venire ospitato nel Palazzo del Barone Wetzlar, l'attuale Hotel Gritti.
E dal 1858 al 1859 Wagner onorò la sua presenza in questa meravigliosa città creando a Palazzo Giustinian il II atto di Tristano e Isotta, per poi 
vivere dal 1862 al 13 febbraio 1863 presso Palazzo Vendramin Calergi, dove morì.
E l'Hotel Danieli ebbe l'onore di ospitare George Sand, Charles Dickens, De Musset, Honorè de Balzac, Proust, Wagner.
Questo per raccontare quanto Venezia sia stata faro e centro meraviglioso di cultura dove le personalità più importanti e che creavano l'arte in Europa trovarono la necessità di soggiornare e confrontarsi con personalità così vive, così importanti, complesse e a volte discusse, e tra questi chi scelse di finire i propri giorni qui. Arte, acqua, aria e luce...cultura, immagini , particolarità che hanno creato l'humus importante per l'eredità culturale dell'intera Europa.
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24/04/2013
Venezia, S. Marco e il bocolo

Per tutti gli italiani il 25 Aprile è la festa della liberazione, ma a Venezia. assieme a questa celebrazione ce ne solo altre due. La prima è la ricorrenza della morte di S. Marco, il patrono della Serenissima Repubblica di Venezia prima, e poi solo di questa città, è la festa del bocolo, che per le donne veneziane è la più romantica dolce..fantastica ricorrenza che riguarda proprio l'amore tenero , drammatico e delicato, che rende la giornata una dedica a tutte le donne ed a tutti gli uomini innamorati.
Il corpo del patrono fu trafugato ad Alessandria d' Egitto, e trasportato a Venezia nell'828 da due mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Racconta la leggenda che i due commercianti misero il corpo del santo
tra la carne di maiale, facendo così in modo che, alla dogana la carne non fosse debitamente controllanta, vista l'avversione dei mussulmani per questo tipo di carne.
La reliquia di S. Marco fu accolta con grande emozi
one a Venezia, perchè la 
storia veneta racconta che proprio l'evangelista Marco, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete diventandone patrono.

Nell'emblema della città venne raffigurato come un leone alato che regge un libro in cui c'è la scritta: PAX TIBI MARCE
EVANGELISTA MEUS, Pace a te Marco, mio evangelista.
Ora i festeggiamenti si svolgono il 25 aprile, data
della morte del Santo, ma a Venezia, prima dell'avvento di Napoleone, i festeggiamenti erano tre: uno al 31 
Gennaio, giorno in cui vennero sbarcate le spoglie del Santo Patrono a Venezia, il 25 Aprile, data della morte, ed il 25 giugno, data in cui le reliquie del Santo vennero miracolosamente ritrovate. Per le ricorrenze così importanti per la Serenissima si svolgevano processioni comprendenti il Doge, le più alte cariche della Repubblica, i nobili e la gente comune.
Quando vennero portate alla Serenissima le Sante Reliquie vennero custodite in una piccola cappella, dove ora si trova il tesoro di S. Marco, in attesa di costruire una basilica degna di un patrono così importante, ma nel frattempo la reliquia sparì, con grande sgomento di tutti, ma la volontà popolare spinse perchè fosse costruita la chiesa e venisse consacrata comunque allo storico Patrono.

Ebbe quindi inizio la costruzione della Basilica , che ebbe termine nell'832. Dante stesso, nel suo memorabile poema scive:" Cielo e mare vi posero mano.", ed effettivamente la Basilica è un prestigio di armi e di oro.
Il doge Pietro Orseolo il Santo la ristrutturò a sue spese . I lavori iniziarono nel 1063, per proseguire poi per la volontà del doge Domenico I Contarini. e ulteriormente vennero proseguiti, per quanto riguarda i marmi e gli abbellimenti architettonici dal suo successore, Doge Domenico Selvo, (1071- 1084).
La Basilica venne consacrata al Santo Patrono ,quando era doge Vitale Falier, dopo un tributo di penitenza e digiuno 



perchè le reliquie non si erano più trovate, il 25
giugno 1094: alla fine del rito ecco che apparve un braccio da una colonna, o, secondo altre voci apparve il leone alato, simbolo del Santo, versione raccontata anche da Giacomo Casanova nelle sue memorie, e, spaccato il marmo della colonna riapparve la cassetta contenente i resti del Santo. Per secoli allora venne festeggiato anche questo evento, con processioni e riti.
Ma c'è altro a Venezia, e la consuetudine è ancora più bella e delicata; Non c'è donna veneziana che al mattino del 25 aprile non riceva dal marito, dall'innamorato o anche un semp0lice corteggiatore un bocciolo di rosa rossa: si tratta della festa del Bocolo, e l'origine di questa dolce consuetudine nasce da due leggende:
La storia d'amore contrastato tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi.
Nell'intento di superare gli ostacoli dovuti alla differenza sociale Tancredi partì per la guerra, cercando di ottenere una fama militare per renderlo degno al lignaggio della sposa.
Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno, egli cadde ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue.
Prima di morire Tancredi affidò al suo amico Orlando un bocciolo di quel roseto perchè lo consegnasse all'amata.
Orlando, fedele alla promessa, giunse a Venezia il 24 Aprile e consegnò alla dama il bocciolo quale estremo messaggio d'amore dell'innamorato.
La mattina seguente, 25 Aprile, la nobildonna venne trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.
Da allora i veneziani usano quel fiore come emblema del loro pegno d'amore.

La seconda leggenda invece narra di un roseto che cresceva accanto alla tomba dell'Evangelista Marco. La pianta sarebbe stata donata ad un marinaio della Giudecca, di nome Basilio come premio per aver aiutato nel trafugamento del corpo del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, alla morte di Basilio il roseto divenne il confine della proprietà divisa tra i due figli.
In seguito avvenne una rottura tra i due rami della famiglia, e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo un discendente di un ramo della famiglia si innamorò, ricambiato, di una discendente dell'altro ramo. Si innamorarono
guardandosi attravero il roseto che separava i due giardini, ed il giovane , vedendo un bocciolo di rosa, l'unico, lo raccolse e lo donò alla fanciulla che già amava. In ricordo di questo amore che avrebbe restituito l'affetto e l'armonia alle due famiglie i veneziani offrono ancor oggi il "bocolo" rosso alla donna amata.
23:15 | Link permanente | Commenti (2) | Tag: misteri, san marco, bocolo, venezia nascosta | |
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29/03/2013
La reliquia della Santissima Croce


Questa scuola è indubbiamente considerata la più grande istituzione laica di Venezia. Contemporanea alla più antica Scuola della Carità, il cui anno di fondazione è il 1261, la Scuola di S. Giovanni Evangelista ricevette la massima notorietà allorquando, nel 1360 il Guardian Grande della Confraternita, Andrea Vendramin, ricevette da uno dei massimi funzionari del Regno di Cipro , la reliquia della SS. Croce a lui pervenuta dal patriarca di Costantinopoli.
Grazie a questa donazione la Confraternita assunse un prestigio ed una fama fino ad allora sconosciute, tanto che i fedeli presero il pubblico impegno morale di rendere l'edificio all'altezza del tesoro in esso conservato,


Le straordinarie sale delle gallerie dell'Accademia ospitano alcune delle meravigliose opere dedicate alla SS. Croce: Processione della Croce in P,zza S.Marco, il Miracolo della Croce di Ponte di S. Lorenzo, di Gentile Bellini, ed il miracolo della reliquia della croce di Vittore Carpaccio, le quali, oltre che al significato profondamente religioso che esprimono, impressionano per l'estrema nitidezza con cui ci regalano spaccati della vita veneziana di allora.
Parimenti alle vicende artistiche procedettero quelle architettoniche ed intorno al 1415 la Scuola era praticamente finita.

A Bartolomeo Bon è da accreditarsi il magnifico portale marmoreo sormontato da un lunettone con l'Aquila, simbolo proprio di S. Giovanni Evangelista, portale appunto che dava accesso al cortile privato, delimitato dall'edificio della Scuola, e della vecchia Chiesa sulla sinistra.
Nel 1498 Mauro Codussi, straordinario architetto ( membro della Scuola del Tajapiera) redige il progetto del sontuoso salone che porta ai piani nobiliari, e lo realizza caratterizzandola con la classica bifora al piano intermedio, elemento da sempre presente ed emblematica dell'architettura Codussiana.


Ai giorni nostri una parte della Scuola è diventata albergo, ma la reliquia della croce è sempre li, e per la gentilezza dei proprietari è accessibile alla vista dei visitatori.
23:01 | Link permanente | Commenti (4) | Tag: mistero, misteri, templari, reliquia venezia nascosta | |
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18/02/2013
Pozioni e malefici delle streghe veneziane

Ho già avuto modo di parlare delle streghe veneziane:contrariamente alla tradizione esse non professavano il culto del diavolo, ma lo evocavano quando dovevano mettere in atto le loro pozioni o i malefici e filtri vari, in genere amorosi, ma, che si sappia, nessun maleficio mortale.
Il demonio veniva pagato anche in anticipo per il suo aiuto gettando monete e sale sul fuoco o fuori dalla finestra: la raffigurazione del demonio era rappresentata per loro da quella della carta dei tarocchi. Il loro luogo di ritrovo era presso il museo ebraico al Lido, poichè era considerato denso di forze
occulte.

In genere le streghe appartenevano alla classe sociale più povera, e le ricette ed i segreti venivano tramandati di madre in figlia nella notte di Natale, o in punto di morte, e la stregoneria veniva considerata una vera e propria professione.
Tra le pratiche divinatorie vi era quella del "goto", il 

bicchiere: veniva riempito un bicchiere con acqua, e qui venivano posti dei fili bianchi e dei fili neri, quindi si scioglieva della cera vergine, e a seconda di come di ponevano i fili quando la cera si risolidificava, dalla forma stessa della cera veniva interpretato il futuro.
Altre pratiche erano quelle di guardare in un bicchiere d'acqua illuminato da una candela, o leggere la mano, o contare gli anelli della catena del camino.

C'era la pratica per conoscere se l'uomo amato fosse fedele, o se fosse possibile per una donna farlo innamorare di sè; era la magia del "buttar le fave": Si usavano nove fave, e su due di esse venivano segnati il maschio e la femmina, vernivano mescolate tutte insieme mentre la strega di turno recitava prima l'Ave Maria,poi un Pater noster, segnandole con una croce: Venivano fatte cadere assieme a della cera, della calcina, del carbone, e da come cadevano si poteva ottenere il responso richiesto.
Per pratiche di tipo "medico" (per procurare un aborto o per far venire le mestruazioni) venivano utilizzate pozioni a base di erbe velenose come l'erba sabina , che proveniva dal Cadore o dal Cansiglio, e il prezzemolo.

Data la particolarità della stregoneria veneziana, ed il particolare distacco che aveva la Serenissima dalla chiesa le malcapitate che vennero poste all'attenzione dell'Inquisizione non subirono nè torture nè tanto meno roghi: venivano tutt'al più messe alla berlina per qualche giorno, o al dover assistere alla Messa con una candela in mano: il bando dalla città per sei mesi o la fustigazione pubblica furono eventi rarissimi.
Nel 1500 vennero svolti circa 1600 processi per "strigaria, maleficio, arte nagica e superstizione"in cui gli esponenti dell'inquisizione non cercarono patti con il diavolo o fatture mortalio, per cui vennero alcune cosidderttte streghre vennero assolte altre invece dovettero pagare pegno, magari tramite una cauzione rilasciate anche da terzi.

Alcune delle pseudo streghe vennero accusate per interessi personali dei loro nemici, come la bellissima cortigiana Andriana Savorgnan che sposando nel 1581 il nobile Marco Dandolo mobilitò la famiglia dello sposo, preoccupata per il patrimonio familiare, ma i due sposi fuggirono a Roma, e qui la Savorgnan venne assolta.
Tra le streghe conosciute ( i nomi sono ricavati dall'archivio storico di Venezia) Dina Passarina, che conviveva con un frate francrescano e si avvaleva dell'aiuto di uno spirito costretto, contenuto cioè in un bicchiere di cristallo di rocca, di nome Altan; Elena Draga, aiutata dallo spirito Faraon, Giovanna , "strologa" indovina e guaritrice che più volte venne processata, dal 1552 al 1564, e messa ripetutamente al bando, che usava la divinazione del "goto", Lucia "furlana", sfregiata in viso, che si avvaleva dell'aiuto dello spirito " 
buranello", Giovanna Semolina che guariva la tigna, l'impotenza, e faceva l'aggiustaossi", Maddalerna Bradamante, della la " Nasina" ed altre.
L'unico stregone maschio conosciuto fu Francesco Barozzi, che non lasciò molta traccia di sè nel mondo esoterico della Repubblica.
La Serenissima, sempre disincantata, ironica, aperta a tutte le esperienze, anche perchè all'origine del "sapere" delle streghe vi erano esperienze popolari, naturali, conoscenza 

approfondita delle erbe e della natura, per cui Venezia esoterica raccolse in sè conooscenze di scienze naturali, fisica e chimica, accomunando un piccolo mondo di popolane a loro modo informate, di alchimisti ( chimici valenti) che diedero l'avvio a capolavori di conoscenza ed arte, come ad esempio l'arte dei maestri vetrai.
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16/02/2013
La mistica di Venezia, Suor Chiara.reclusa per le proprie visioni e Francesco Giorgi! il più famoso alchimista veneziano.

Celata nelle "Cronache dell'ordine dei Frati minori instituito da S. Francesco" di Bartolomeo Cimarelli, si nasconde la vita di una suora, abadessa del Monastero del Santo Sepolcro a Venezia , distrutto dalle truppe di Napoleone, i cui resti, si trovano alle °Zattere".
Il monastero era controllato dal Padre Guardiano di S. Francesco della Vigna, Grancesco Giorgi ( o Zorzi), conosciuto come grande studioso di scienze, alchimista e per questo in qualche modo legato ai Rosacroce.
La monaca, Suor Chiara Bugni, donna completamente dedita alla fede, tanto che Marin Sanudo così scrisse di lei: L'abbadessa di Sepulcro, qual non manza, vive di comunion, à auto sangure, late, acqua di cristo in una "impoleta" si che è santa."
Le consorelle narravano che avesse una ferita mai cicatrizzata al costato, che sanguinava continuamente, e che si nutrisse appunto solo dell'ostia consacrata e del liquido contenuto in un'ampolla che Dio stesso le avrebbe mandato.

Chiara, che dal 1504 divenne priora del Convento, in osservanza all'ordine a cui apparteneva, non raccontò a nessuno le visioni che aveva, e che pose per iscritto, visioni apocalittiche e terribili, di cui fece parte soltanto a Francesco Giorgi.
La fama della suora divenne sempre più ampia a Venezia, anche perchè le sue profezie vennero trascritte sempre nel Monastero del Santo Sepolcro che nel frattempo era stato modificato da Tullio Lombardo, con uno straordinario monte di marmo che simboleggiava la grotta in cui Gesù venne sepolto.
Purtroppo, ascoltate e lette le terribile profezie il consiglio dei Dieci decise che non era il caso di comunicarle al popolo, per cui Chiara Bugni venne deposta dal suo ruolo e segregata im un'ala del convento, senza poter comunicare con nessun'altra persona. Morì il 7 settembre 1514, nel giorno esatto delle stimmate di S. Francesco d'Assisi.
Francesco Zorzi scrisse le visioni e le profezie di questa monaca, vissuta nell'ombra, donna sofferente e meravigliosamente mistica. Ora, finalmente, tali profezie vengono pubblicate ed in seguito mi dedicherò al loro contenuto.
Dopo cinquecento anni , finalmente, si apre uno spiraglio su questa donna totalmente dedita alla fede , per cui un'umile suora ha sacrificato la propria vita per cercare di comunicare ( a torto o a ragione) la voce intensa che percepiva dentro di sè, e che la sollecitava nell'urgenza di comunicare quello che per lei era un messaggio divino...oltre alle rivelazioni che l'hanno soverchiata e costretta per tutta la sua vita a seguire un'urgenza intensa di trasmettere messaggi e visioni che lei riteneva, come tanti altri che si sono ritenuti "mezzi" attraverso i quali il Divino ha trasmesso moniti e dsollecitaziomni all'umanità intera!
19:25 | Link permanente | Commenti (0) | |
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01/12/2012
L'alchimia e la mitologia in Chronos a Venezia a Palazzo Bembo-Boldù.

Nella serie meravigliosa di costruzioni e chiese che si possono ammirare a Cannaregio, , dopo avere visitato S. Maria dei Miracoli, proprio poco più avanti, subito dopo il ponte di S. Martia Nova, girando nella prima calle a sinistra ci troviamo in Campo di S. Maria Nova,luogo delizioso , e, se alziamo gli occhi , ci accoglie festosa la magnificenza di Palazzo Bembo-Boldù : Splendida la costruzione che sorprende chi lo guarda con una statua , in una nicchia a forma di conchiglia di S. Giacomo , segnale tra gli alchimisti rosacrociani della ricerca della conoscenza e da questa dell'evoluzione della natura e dello spirito umano, di un uomo tozzo, peloso e quasi animalesco, che regge davanti a se il disco del sole.
E' l'immagine di Chronos ( o Saturno), il Dio del tempo, quello stesso Dio che mangiava i propri figli appena nati, a cui Rea, sorella e moglie nascose Zeus. Questi, una volta cresciuto lontano, tornò dal padre, gli fece bere una pozione per cui Chronos vomitò tutti i figli mangiati ( gli altri dei), per poi ucciderlo.
Il simbolismo è chiaro: la nascita del tempo, ma anche l'evoluzione che viene cadenzata dal sorgere del sole, ed al suo tramonto, per poi rinnovarsi ancora ed ancora, in una sorta di eternità nel cambiamento e nel procedere con l'evoluzione.
La statua venne ordinata e posta da Giammatteo Bembo, nipote del celebre Pietro Bembo, che fece inscrivere in latino questa frase: Finchè girerà questo (cioè il sole) Zara, Cattaro,Capodistria, Verona, Cipro, Creta, culla di Giove, faranno testimonianza delle mie azioni.

La mitologia, i simboli alchemici, e le tre teste, sotto i piedi di Saturno -Cronos , a ricordare l'egemonia di Venezia sui popoli del mediterraneo legata proprio alla concezione rosacrociana che dal primitivo ( l'uomo peloso come viene raffigurato Saturno) con l'evoluzione del tempo ha portato e avrebbe continuato a portare l'espansione non solo politica, ma anche e sopratutto culturale di questa Repubblica che fu culla delle comunicazioni, della scienza, delle arti e del culto della giustizia!
20:48 | Link permanente | Commenti (0) | |
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11/11/2012
La drammatica storia del cavaliere templare e la corte Morosina-

Corte Morosina: una corte dove sorge Palazzo Morosini, e che fa parte di un percorso che porta alla Corte del Milion ed alla casa di Marco Polo (ora attuale Teatro Malibran)...sembra conservare il dramma di un giovane Cavaliere templare che, al ritorno da una Crociata incontrò un erede dei Morosini.
Il cavaliere, orgoglioso ed ardimentoso, aveva nascosto nell'elsa della sua spada une reliquia , un pezzo del legno della Santissima Croce che voleva 
portare al prevosto di Colonia, sua città natale.
Nella nave che li riportava in occidente dalla terra santa egli strinse amicizia con il nobile veneziano Morosini, ed al loro approdo a Venezia il Morosini invitò il cavaliere presso il suo palazzo per riposare prima di raggiungere la sua meta. Le fece così conoscere sua sorella, donna di grande bellezza, dolce ed affascinante. Ci volle poco perchè il cavaliere si innamorasse di lei, ed a lei confidasse il suo segreto ed il suo orgoglio.
Ma un mattino , al risveglio, scoprì che il nobile era fuggito con quella che non era sua sorella ma la sua amante, portandosi via la reliquia. Il giovane impazzì quasi dal dolore e dalla delusione, e si racconta che ogni notte il giovane si aggirasse per quelle calli ed i campielli alla ricerca forsennata dei traditori e della reliquia che con tanto amore e non senza rischi aveva portato con sè, per donarla alla sua città.
Poi, un mattino, davanti all'arco del portale vennero ritrovati l'elmo, lo scudo, l'armatura vuota e la spada (senza elsa) dello sfortunato cavaliere templare, e da allora non si seppe più nulla di lui.
Se entrate in corte Morosina, sopra l'arco di ingresso potete osservare una patara
raffigurante un elmo ed uno scudo...si dice a ricordo del coraggioso cavaliere, così crudelmente tradito e scomparso misteriosamente!
Un simbolo delle varie, possibili vicende umane che hanno percorso nei 

secoli una città simbolo dell'incontro tra oriente ed occidente, porto sicuro per i cavalieri templari che, raggiunto il suo Porto,crearono una sede importante, come la scuola che divenne poi locanda della Luna, per diventare poi albergo baglioni, ed ora è uno dei più importanti hotel veneziani chiamato Hotel Luna Bagloni, e dopo aver custodito un tesoro (così si dice) nell'isola di S. Giorgio in Alga, presero diverse strade per raggiungere i conventi da cui, come consacrati come corpo militare, erano legati dal giuramento d'onore.
16:21 | Link permanente | Commenti (0) | |
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01/11/2012
Il Palazzo degli eretici a Venezia: fucina delle scienze
La Venezia del seicento si trovava in politica internazionale a dover prendere gravi prese di posizione da altre potenze europee: innanzi tutto dallo Stato Pontificio, la Spagna e gli Asburgo che sentivano l'esigenza di estendersi verso il mare.
Il mito di Venezia, vista la spettacolarità delle sue cerimonie ( da riferirsi all'aspetto Bizantino della Repubblica) affascinava le altre nazioni, tanto che lo scrittore francese Jean Bodin arrivò a scrivere: a Venezia, la douceur del libertè ....est plus grande...qu'en lieu du monde".
Ma questo non poteva nascondere l'impegno spirituale e religioso che la Repubblica aveva espresso dai tempi ancora di San Lorenzo Giustiniani e Vincenzo Querini, e poi infine con Gaspare Contarini, il più fervido di tutti, nel primo cinquecento, verso una riforma cattolica poco prima della clamorosa rottura di Lutero.
La via di Lutero doveva portare alla scissione della Chiesa, quella di Contarini sboccò necessariamente nella riforma cattolica: Contarini era laico e per lui la riforma della chiesa consisteva nel rinnovamento degli uomini secondo lo spirito della verità e di Grazia.

L'episodio sorto per l'arresto di due sacerdoti macchiatisi di reati comuni portò all'interdetto della Repubblica di Venezia ed alla fiera protesta del doge Leonardo Donà, nella linea indicata con energia dal sacerdote Paolo Sarpi e costituì una miccia su una antica e latente condotta di tensione in campo politico tra lo Stato Pontificio e la Serenissima.


Ed in questa atmosfera e linea di pensiero, completamente laico, che si ritrovarono le migliori menti italiane: alcuni insegnanti presso l'Università di Padova, come Fabrici d'Acquapendente che fu uno dei pionieri dello Studio dell'Anatomia e che fece costruire il primo teatro anatomico, all'Università, ideato dallo stesso Paolo Sarpi, Galileo Galilei che per diciotto anni insegnò anch'egli a Padova (dal 1592 al 1610).
E nel Palazzo sul Canal Grande a San Luca Andrea e Nicolò Morosini crearono
un luogo di incontro di primissimo piano: Palazzo Martinengo,ora
sede dell'Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Venezia, in stretto rapporto con la cultura francese. Tra i frequentatori si contano Paolo Sarpi, Leonardo Donà, Nicolò Contarini, Giovanni Francesco Sagredo, uno degli interlocutori del Dialogo dei massimi sistemi di Galileo, che rappresentava " Messer Buon Senso" e Galileo Galilei. In una sua lettera indirizzata al Granduca di Toscana Cosimo II, poco prima di diventare cieco, Galileo Galilei scrisse tra l'altro: " siccome io son pieno d'infinito stupore, così infinitamente rendo grazie a Dio che si sia compiaciuto di far me solo per primo osserevatore di cosa così ammiranda ,a tutti i secoli occulta".
Gaspare Gozzi racconta che nel 1592 vi era capitato anche Giordano Bruno, ed egli non aveva certamente tralasciato di parlare dei fatti francesi per cui allora aveva vivo interesse°
° G. Gozzi " il doge Nicolò Contarini" Venezia 1598: per un'ampia documentazione sulle riunioni accademiche di scienze e letteratura che si tenevano nell'ammezzato del Palazzo di Andrea Morosini, senatore della Repubblica e insigne storiografo, si veda l'articolo: Un ridotto scientifico di Venezia al tempo di Galilo Galilei" di Antonio Favero all'archivio storico , Venezia 1898, pag. 189.
Nel processo per eresia svoltosi a Roma, Giordano Bruno ammise di aver partecipato alle riunioni culturali nella " Casa di S.Luca sul Canal Grande di Andrea Morosini e di aver "ragionato" su alcune librerie veneziane.
A Venezia ebbe occasione di scrivere alcune sue opere, tra cui " Le sette arti liberali ed inventive".


G
alilo Galilei ebbe l'opportunità di presentare il suo primo cannocchiale proprio sul Campanile di San Marco, a Venezia: egli presentò un " nuovo artefizio di un occhiale canato, che permette di avvicinare gli oggetti, tanto che " quello che è distante nove miglia ci apparisse come se fosse lontano un miglio solo, cose che per ogni negozio ed impresa marittima, o terrestre, può essere di giovamento inestimabile; potendosi in mare a assai maggior lontananza del consueto scoprire legni, et vede dell'inimico, si che per due hore, et più di tempo possiamo prima scoprir lui, che egli scopra noi: (Archivio di Stato giugno, luglio, agosto 1609.
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06/10/2012
Venezia e il capolavoro dell'arte vetraria del Rinascimento: la coppa nuziale Barovier!

Tra i tesori più preziosi dell'arte vetraria del rinascimento spicca, ricoverata presso il Museo del Vetro a Murano la mitica " Coppa Barovier": frutto dell'inventiva, delle ricerche e dell'arte di un grande maestro di quest'arte: Angelo Barovier che la creò nel 1460 circa.
Discendente del mitico Jacobello Barovier, grande artigiano vetraio (1295), venne definito dal suo contemporaneo Ludovico Carbone: optimum artificem crystallinorum vasorum", e a lui venne attribuita l'invenzione de cosiddetto "cristallo veneziano" un vetro particolarmente pulito e trasparente, anche grazie ad una sua composizione di una pasta di vetro chiamata calcedonio.


Uomo intelligente e curioso assistette ( secondo le affermazioni di Padre Giovanni Antonio , monaco benedettino del Convento di S. Giorgio Maggiore) alle lezioni tenute al ginnasio realtino da Padre Paolo Godi, detto il Pergolano, pievano della chiesa di S. Giovanni Elemosinario e cultore dell'arte alchemica, e che la collaborazione dei due uomini avviò alla realizzazione di vetri colorati e della loro pittura a smalto "primus et autor et inventum colorum tam insignum ac varie conunistorium, quibus hodie quoque ac vitrearii artifices Muriani utuntur"."
Altre ricerche, sempre collegate a questo argomento le svolse per la realizzazione di vetri colorati da finestra. Tra le sue innumerevoli cariche: Camerlengo della comunità di Murano, lettore apostolico e segretario papale , ed infine cancelliere del Patriarca di Venezia.
Figlio della antica arte "alchemica" che gli venne tramandata dai suoi avi, che dal centro di Venezia si ritirarono in un'isola come Murano sia per timore dei possibili incendi ( i tetti di paglia delle case e dei palazzi erano particolarmente soggetti a questi eventi), ma anche consci che così isolati avrebbero potuto conservare al meglio i preziosi segreti legati alla loro scienza e alle loro ricerche.
Questa persona strordinaria venne sepolta alla sua morte nella chiesa di 

Santo Stefano a Murano, anche se la sua tomba non c'è più visto che la chiesa è andata in parte distrutta, ma il ricordo di questo uomo speciale e la serie dei suoi capolavori rimane a testimonianza di un'arte delicata, particolare e, come già detto per la Coppa Nuziale, un pezzo raro e prezioso dell'arta vetrariA!!!
Dedico questo mio scritto alla mia fantastica mamma, pittrice per piacere ma disegnatrice di mappe per lavoro, che per prima mi fece conoscere questo gioiello d'arte, orgogliosa com'era di aver contribuito con le sue decorazioni in smalto a riprodurre poche e preziose riproduzioni, naturalmente legali della splendida coppa nuziale e di cui vogilo donare l'immagine . che resprime fascino ed un'intima sensualità...dolce, piccolina, elegantissima, a cui lego quella di mio padre, Enrico, che insieme a lei formò una coppia veneziana legata alla cultura, (avevano l'abbonamento alla Fenice, e, senza che mi rendessi conto, egli mi fece amare e conoscere l'opera lirica e la musica classica in genere. !
Di loro sono fiera e mi piace condividere questo mio orgoglio, veneziana, figlia di veneziani....allevata ed istruita in questa cultura da una coppia incredibilmente affascinante!

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