16/02/2013
La mistica di Venezia, Suor Chiara.reclusa per le proprie visioni e Francesco Giorgi! il più famoso alchimista veneziano.

Celata nelle "Cronache dell'ordine dei Frati minori instituito da S. Francesco" di Bartolomeo Cimarelli, si nasconde la vita di una suora, abadessa del Monastero del Santo Sepolcro a Venezia , distrutto dalle truppe di Napoleone, i cui resti, si trovano alle °Zattere".
Il monastero era controllato dal Padre Guardiano di S. Francesco della Vigna, Grancesco Giorgi ( o Zorzi), conosciuto come grande studioso di scienze, alchimista e per questo in qualche modo legato ai Rosacroce.
La monaca, Suor Chiara Bugni, donna completamente dedita alla fede, tanto che Marin Sanudo così scrisse di lei: L'abbadessa di Sepulcro, qual non manza, vive di comunion, à auto sangure, late, acqua di cristo in una "impoleta" si che è santa."
Le consorelle narravano che avesse una ferita mai cicatrizzata al costato, che sanguinava continuamente, e che si nutrisse appunto solo dell'ostia consacrata e del liquido contenuto in un'ampolla che Dio stesso le avrebbe mandato.

Chiara, che dal 1504 divenne priora del Convento, in osservanza all'ordine a cui apparteneva, non raccontò a nessuno le visioni che aveva, e che pose per iscritto, visioni apocalittiche e terribili, di cui fece parte soltanto a Francesco Giorgi.
La fama della suora divenne sempre più ampia a Venezia, anche perchè le sue profezie vennero trascritte sempre nel Monastero del Santo Sepolcro che nel frattempo era stato modificato da Tullio Lombardo, con uno straordinario monte di marmo che simboleggiava la grotta in cui Gesù venne sepolto.
Purtroppo, ascoltate e lette le terribile profezie il consiglio dei Dieci decise che non era il caso di comunicarle al popolo, per cui Chiara Bugni venne deposta dal suo ruolo e segregata im un'ala del convento, senza poter comunicare con nessun'altra persona. Morì il 7 settembre 1514, nel giorno esatto delle stimmate di S. Francesco d'Assisi.
Francesco Zorzi scrisse le visioni e le profezie di questa monaca, vissuta nell'ombra, donna sofferente e meravigliosamente mistica. Ora, finalmente, tali profezie vengono pubblicate ed in seguito mi dedicherò al loro contenuto.
Dopo cinquecento anni , finalmente, si apre uno spiraglio su questa donna totalmente dedita alla fede , per cui un'umile suora ha sacrificato la propria vita per cercare di comunicare ( a torto o a ragione) la voce intensa che percepiva dentro di sè, e che la sollecitava nell'urgenza di comunicare quello che per lei era un messaggio divino...oltre alle rivelazioni che l'hanno soverchiata e costretta per tutta la sua vita a seguire un'urgenza intensa di trasmettere messaggi e visioni che lei riteneva, come tanti altri che si sono ritenuti "mezzi" attraverso i quali il Divino ha trasmesso moniti e dsollecitaziomni all'umanità intera!
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19:25 | Link permanente | Commenti (0) | |
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13/02/2013
La sirena Melusina, Orio ed il cuore incastonato nella pietra. San Valentino a Venezia
San Valentino a Venezia ha tutto un suo scenario particolare: la città sembra fatta apposta per accogliere e 
scandire i tempi degli innamorati, svela, passeggiando, piccole calli nascoste dove potersi baciare al riparo da occhi indiscreti, accompagnati dallo sciabordio della laguna, dallo sfilare leggero delle gondole, dalla foschia che unisce il paesaggio delle barene, l'acqua che si unisce al cielo in un orizzonte lontano ed unico..e la sera, con l'accensione dei primi lampioni un mondo incantato dove tutto è luce e riflesso.
San Valentino, l'amore e la leggenda tutta Veneziana della dolcissima Melusina e il giovane Orio:
Si racconta che una notte Orio, un pescatore che abitava alla Bragora ( Castello) uscì in mare per svolgere il suo lavoro quando, arrivato alle bocche di Malamocco gettò le sue
reti; all'improvviso udì una voce femminile implorare aiuto: il giovane si spaventò moltissimo, pensando si trattasse di una strega caduta in mare, ma dalle onde sorsero due mani e poi un viso incantevole di fanciulla: allora il giovane spostò la rete, ed una splendida coda di sirena si mosse, finalmente libera: l'incantevole creatura disse di chiamarsi Melusina.
I due giovani si innamorarono immediatamente l'uno dell'altra e stabilirono di rivedersi ogni sera, tranne il sabato per volere di Melusina. Passarono le settimane ed Orio si innamorò sempre di più della dolcissima fanciulla fino a quando, sfidando la sua promessa, andò al luogo di incontro un sabato notte; ansioso attese fino a quando vide l'acqua agitarsi e gli apparve una serpe marina..Orio si ritrasse ma il serpente gli parlò con la voce della Sirena, e gli raccontò di essere vittima di un maleficio, per cui ogni sabato veniva trasformata in serpente.
Gli incontri continuarono e finalmente Melusina uscì dall'acqua, e la sua coda si trasformò in due gambe. Poco dopo gli innamorati si sposarono ed ebbero tre figli. La
loro vita scorreva felice ed armoniosa fino a quando la dolce sirena si ammalò e morì.
Orio si disperò, ma aveva i tre figli da custodire ed il suo lavoro di pescatore. Ogni notte andava a gettare le sue reti, ed al mattino, al suo ritorno, ritrovava la casa pulita ed i figli accuditi e nel cuore continuava a percepire l'amore della sua Melusina.
Un sabato ritornò prima del solito e vide al centro della cucina una serpe: spaventato prese un'ascia e l'uccise. Passarono i giorni e Orio si accorse che la casa non veniva più accudita, così come i suoi figli, ed allora si accorse con orrore che la serpe non era altri che Melusina, vittima dell'orribile maleficio.
Per ricordare il grande amore che li aveva uniti e che aveva permesso alla sirena di continuare a rimanere accanto alla sua famiglia Orio, che abitava proprio sopra il sotoportego della Bragora, incastonò sulla sommità dell'arcata all'ingresso un cuore rosso in pietra.
Chiunque può andarlo a vedere e ricordare un amore dolcissimo, magico e sfortunato ma unico e bellissimo.
Buon San Valentino a tutti gli innamorati!!!
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20:25 | Link permanente | Commenti (6) | Tag: s. valentino, melusina, serpe d'acqua, cuore di pietra, orio | |
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10/02/2013
Dentro un quadro del Canaletto: Campo di S. Giacometto a Venezia
Il centro economico ed affaristico di Venezia trovava la sua collocazione a Rialto, in Campo S. Giacomo. Il portico del Banco Giro, sotto il quale si trovavano i "banchi", dove venivano registrati sui conti personali veneziani e stranieri, le operazioni di dare e avere conseguenti alle numerosissime contrattazioni quotidiane: queste operazioni venivano quindi svolte col comodo sistema del "giro conto" in modo che non fosse necessario movimento di denaro.
Il campo è piccolino, circondato appunto da portici, e ai suoi estremi troviamo la Calle della Securtà (dove i mercanti e gli armatori potevano sottoscrivere vere e proprie polizze di assicurazione, quasi al suo imbocco il "gobbo di Rialto" che era una vera e propria colonna di bando, a cui ho già dedicato un post, e, sul lato opposto, cioè proprio quello del ponte la deliziosa Chiesa di San Giacomo, chiamata di S. Giacometto proprio perchè piccolina, ma di una bellezza strepitosa.
La chiesa è "leggendariamente" ritenuta la più antica di Venezia. Le sue origini risalirebbero al 421, prima ancora che sorgesse la città stessa. La fondazione dell'attuale edificio, ricostruito su un più semplice ed antico edificio, risale al 1177, 
anno in cui fu consacrata e ricevette la visita di papa Alessandro III in occasione della sua visita per la "Pace di Venezia" con l'imperatore Barbarossa.
La facciata è semplice, illuminata dal grandissimo orologio costruito nel 1422, e poi rinnovato nel 1749. Caratteristico il suo campanile a vela che si inalza sopra l'orologio, che sorregge tre campane, che tutt'ora scandiscono le ore ai frequentatori del mercato.
Il caratteristico porticato, sostenuto da cinque colonne di marmo greco con capitelli gotici è l'unico esempio rimasto a Venezia, dei numerosi che c'erano un tempo.


Qui furono fatti edificare dalla Corporazione dei Casaroli l'altare maggiore, e da quella dei Oresi ( o Orefici) quello dedicato a S. Antonio Abate.
Meraviglioso il quadro del Canaletto che rappresenta la chiesa e una parte del Campo, quella che da verso Rialto e una parte del suo mercato, ed ammirandolo ci si accorge che, a parte i vestiti diversi delle persone che qui sostano o camminano, è tutto rimastgo esattamente come allora.
E' questo l'incanto di questa città che riesce a cristallizzare atmosfere, momenti, sensazioni, immagini bellissime che continuano a far parte della vita dei Veneziani.
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18:00 | Link permanente | Commenti (0) | Tag: chiesa di s. giacometto, gobbo di rialto, sottoportico del banco giro | |
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05/02/2013
Lo sfarzo, l'eleganza e la bellezza della Basilica nata dalla laguna: S. Marco a Venezia

L'opulenza e la ricchezza di S. Marco, paragonata alla nitidezza della rinascimentale S. Giorgio del Palladio, si ha l'impressione che la vecchia Basilica sia in posizione opposta : quanto S. Giorgio è nitida, come un purissimo cristallo in tutti gli incastri e gli spazi, tanto S. Marco è invece trasfigurata per la ricchezza delle decorazioni. S. Giorgio non ammette alcuna decorazione se non quella determinata secondo il piano unitario dell'architetto.

S, Marco ne è invece carica, straripante, è divenuta scrigno , un cofanetto orientale, entro cui per una paziente opera di abbellimento la stessa materia è stata sublimata ed ha assunto un altro aspetto.
Da un punto di vista architettonico si arriva a S. Marco fino all'equivoco, con quella strana parvenza di un'opera singolare che esce dalle regole che è propria dei capolavori assoluti.

Tra le trasformazioni più ardite c'è stata quella di alzarla un pò alla volta, mano a mano che crescevano gli edifici intorno; prima, (XII secolo) si sono innalzate le cupole , che invece del modello bizantino hanno preso quello della " Moschea della Roccia" a Gerusalemme, costruita sui resti dei templi di Salomone; poi venne levata il più possibile la facciata mediante le statue, le cuspidi e le decorazioni gotiche di coronamento dei grandi archi sopra il loggiato.
La decorazione riesce a dilatare lo spazio e a sciogliere il senso plastico delle forze mediante lo splendore dei fondi d'oro , la lucentezza cromatica dei mosaici d'oro, la varietà e la leggerezza delle modanature e delle decorazioni , che non sottolineano ma dissimulano il poderoso aggetto delle volte.
La predilazione che Venezia sente per la pià romana delle chiese costantinopolitane,come quella dei SS Apostoli , ha una ragione palese , in quanto racchiude la tomba d un apostolo a cui si aggiunge la sensibilità cromatica e la riccherzza dgli oggetti che sono adibiti al servizio della chiesa stessa e concepiti anche nelle parti formali a quella sublimazione della materia , così profondamente espressa nella estetica bizantina,
Al tempo del doge domenico Contarini nel 1071, quando fu ultimata dal doge Vitale Falier, nel 1094, quando fu consacrata, la chiesa si presentava in gran parte in mattone cotto. con cinque grandi archi mella parte inferiore, e 
cinque in quella superiore, nella facciata verso la Piazza.
Solo in alcune parti essa ci appare nell'aspetto primitivo, nell'abside, ad esempio, rimasta incastonata tra le pareti del Palazzo Ducale , oppure in alcuni arconi del lato esterno verwso la Scala dei Giganti.
Già a quell'epoca comunque, era già ricca di ornamenti, come alcune colonne e preziosi capitelli fanno parte dell'impianto primitivo dell'edificio, furono costruiti assieme, cioè alle volte e alle impostazioni delle cupole, e non aggiunti posteriormente a scopo di ornamento, come è avvenuto per la gran parte di quelli esistenti.

Alcuni di questi elementi decorativi appartenevano alle prime due chiese primitive alcuni dei quali portati perfino dalla Sicilia, in occasione della guerra di Giustiniano Partecipazio contro i Saraceni. L'aspetto esterno in mattoni poteva far pensare ad altre chiese romaniche coeve, come ad esempio S. Ambrogio a Milano o il Duomo di Caorle.ma il materiale era spesso raccolto in fretta da altri edifici in demolizione, e di S. Marco si pensa che siano stati adoperati mattoni e pietre del convento di S. Ilario, oppure di edifici di Torcello o di Jesolo(dal testamento di Angelo Partecipazio in cui si afferma che le pietre usate furono quelle di S. Ilario, Torcello e Jesolo).
L'opera di decorazione di S. Marco si concluderà a grandi linee secono il gusto della tradizione locale quattro secoli dopo, nel coronamento gotico degli archi della facciata, mentre ad un'epoca precedente si possono annoverare le preziose sculture incastonate nelle pareti esterne ed interne della chiesa.
S. Marco, a prima vista, sembra fatta di getto in un momento di felice illuminazione da un architetto-pittore, perchè la prima immagine ci sembra obbedisca alle leggi aeree della fantasia e della musica: S. Marco , nata dall'acqua, conserva unh carattere di roccia marina nel suo interno e la fragile preziosità della conchiglia nell'aspetto esterno.

Eppure San Marco è stata costruite con l'opera lenta e paziente di un popolo che ha lavorato per generazioni intere attorno a questo edificio, con un processo che ricorda quello della natura che rifinisce la forma fino all'ultimo cristallo. meraviglia, bellezza, leggerezza, arte, amore di un popolo che di arte si è nutrita, e continua a nutrirsi, e la morbidezza delle onde, della laguna, la leggerezza delle ali dei suoi colombi e dei gabbiani!
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23:06 | Link permanente | Commenti (0) | |
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Venezia dal 1400 al 1500 capitale indiscussa della cultura umanistico-scientifica d'Europa.

Dal 1454 si avvertì a Venezia la necessità di adeguare a questo Stato, sempre più raffinato e attento alle arti, la preparazione della sua classe dirigente. Su questa graduale conquista di pensiero che si attuò dal quattrocento al cinquecento, si pose la Scuola di retorica presso la Cancelleria di San Marco, nell'orbita quindi dello stesso governo, e la Scuola di Logica,filosofia naturale e le matematiche, con sede nella Chiesa di san Giovanni Elemosinario a Rialto, nel pieno centro quindi dell'attività commerciale di Venezia.


Due scuole fondamentali, una con un netto carattere umanistico, l'altra scientifico che
integravano e preparavano a Venezia gli Studi dell'Università di Padova, giustamente definita " la Oxford del 
patriziato Veneziano", a cui si affiancavano le attività culturali dei più noti conventi, come S. Giovanni e Paolo, I Frari, S. Stefano, S. Francesco della Vigna, S. Michele in isola e S. Giorgio in Alga.
Durante il Medio Evo l'Università
di Padova era diventata uno dei centri più importanti relativi alla cultura araba, e divenne comunque importante per l'apertura di Venezia dell'involucro che la
collegava a Bisanzio , determinando una problematica più vasta della cosmotologia tolemaica e la metafisica aristotelica, che erano gra parte della filosofia medievale.
Le famiglie aristocratiche che reggevano il governo compresero che la cristallizzazione della cultura entro schemi prestabiliti avrebbe portato alla chiusura della città anche nel campo politico ed economico, nei quali la Repubblica da secoli aveva acquisito una sua precisa autonomia.
A ciò seguì anche il medesimo sviluppo nell'arte figurativa poichè Venezia assunse come proprio lo stile architettonico gotico, ma lo trasformò in forme originali dalla ferma struttura spaziale bizantina.

La venuta di Francesco Petrarca a Venezia ed il suo dono di una grande biblioteca determinò un punto fondamentale della cultura che si sviluppava nel mondo veneto, ed a questo si aggiunse il contatto con la tradizione umanistica toscana. Secondo Bruno Nardi,in base ad una sua relazione nel Corso di Studi tenuto a Venezia nel 1960 " Umanesimo veneziano e umanesimo europeo"(diretto da Vittore Branca) i grandi maestri delle due scuole di indirizzo umanistico e scientifico furono Paolo della Pergola, insegnante dal 1451 al 1454, Domenico Bragadin ( dal 1453 al 1483) quindi Antonio Corner, Antonio Giustinian, Sebastiano Foscarin e il futuro Doge Nicolò da Ponte.

Nel 1471 entrò nel Maggior Consiglio un 
giovanissimo Ermoalo Barbaro, il più grande umanista veneziano ed appassionatissimo della cultura antica sul piano dell'artge e della scienza. A questi si aggiunse Luca Pacioli, autore del " De divina proportine", matematico, geometra ed astronomo, grande amico di Piero della Francesca e di Leonardo da vinci (oltre che Leon Battista Alberti), del quale modellò i disegni dei "poliedri in prospettiva"( da cui si ricavò il famoso numero aureo): tutti geni che si dedicarono alla "secretissima scientia"cultori di filosofia, architettura, scultura, musica ed altre "matematice suavissimae".
Negli ultimi trent'anni del 1400 vennero curate anche la botanica e la medicina, scienze di cui rimangono a Venezia preziosi testi miniati ed incunabili conservati presso la Biblioteca Marciana.
Nel 1513, dopo un furioso incendio la Scuola di Rialto si trasferì a San Marco, ed infine, la preziosa donazione del Cardinale
Bessarione da Trebisonda , nel 1468, arricchì ulteriormente la fantastica biblioteca.
Insomma entro il 1500 quasi tutti i testi importanti della Grecia antica che erano stati salvati dal Medio Evo bizantino vennero resi accessibili ai più grandi grecisti europei dell'epoca, per cui Venezia e le sue biblioteche divennero meta incessante di studiosi, uomini di cultura e studenti provenienti da tutti gli Stati d'Europa: Venezia, con le sue grandissime ricchezze culturali ed editoriali fu, in quel periodo, l'astro fulgido della cultura e delle scienze per il resto del mondo!
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