03/06/2013

Le isole ospedali a Venezia

S.. Servolo a Venezia.pngl_isola_di_san_servolo_main_image_object.jpgLa Serenissima, con la lungimiranza e la capacità di agire in modo scientifico e organizzato per la salute sociale, dedicò almeno tre isole per patologie diverse, tra cui quelle relative alle malattie mentali, e, oltre al lazzaretto nuovo e il lazzaretto vecchio, dedicate alle patologie endemiche, anche alle malattie infettive. Vennero quindi definite isole dei pazzi e isole delle epidemie.

Le isole dei pazzi a Venezia. La prima, il cui nome originale era S.Servilio, ma che venne modificato in S. Servolo è situata tra l'isola di S. Giorgio Maggiore e il Lido, ospitava conventi di monache e frati, e fin dal 1725 divenne ricoveri per i malati di mente facenti parte di famiglie nobili, per poi ospitare anche gente comune.

Isola di S. Clemente a Venezia.jpgDal 1797 divenne manicomio maschile, che vennero ospitagte nell'isola di S. Clemente. Ora l'istituto è chiuso ed è diventato sede della Venice Internetional University.  La chiesa fu opera del Temanza, e costruita nel 1747, e la sua particolarità di avere due campanili, e per questo motivo tale definizione "due campanili"venne attribuita a persone che erano state ricoverate in manicomio.


S.Clemente invece fu nel XII secolo ospedale per i pellegrini diretti in Terrasanta: fu sede di monaci ed eremiti e dal 1834 divenne ospedale psiachiatrico femminile. Ora, purtroppo, l'ospedale e la chiesa del XVII secolo sono chiusi,

280px-Santa_Maria_della_Grazia.jpgPosta subito dietro l'isola di S. Giorgio Maggiore questa isola portava il nome di Cavana o Cavanella, anch'essa sempre sede di istituti ecclesiastici, nel 1200 fungeva da ospedale per i pellegrini provenienti dalla Terrasanta. Nel quindicesimo secolo divenne Santa Maria delle Grazie, o della Grazia, per un'immaqgine di una madonna ritenuta miracolosa portata da Costantinopoli,

Dal 1600 fino alla fine della Repubblica era il punto di partenza dei pellegrinaggi che ogni anno , il 17 luglio salpavano al tramonto festeggiando con luminarie e cibi, per recarsi ad Assisi. Alla fine dell'ottocento divenne lagrazia.jpgvenezia-isola-san-clemente.jpgsede di un ospedale specializzato nelle malattie infettive a cui si sono rivolti tanti veneziani fino a qualche anno fa. Ora l'ospedale è chiuso.

La funzione degli ospedali li collocati fanno ancora parte del ricordo della vita dei veneziani attuali, e tutto questo perchè sono stati presidi importanti e ultramoderni per l'epoca preposti alla cura di patologie non proprio chiare ne perfettamente conosciute, ma che, come tali, hanno dotato la Serenissima di capacità di affrontare situazioniu ordinarie e straordinarie, degne di un grande paese.

 

29/05/2013

La Chiesa di S. Maria del Giglio e l'unico dipinto di Rubens a Venezia.

Madonna col bambino e S. Giovannino di Rubens a S. Maria del Giglio.jpgchiesa-san-maria-giglio-2.jpgC'è una chiesa a Venezia dove è custodito l'unico quadro di Rubens in questa città: La Madonna col Bambino e S. Giovannino, ed è una chiesa particolare: S. Maria del Giglio (Zobenigo), che si affaccia suol campo omonimo, nata da un impianto antichissimo , risalente al X secolo.

Venne voluta dalla famiglia Jubanico o Giubenico per dare lustro alla propria noibiltà, e da qui il nome divenne Zobenigo...ogni anno , dal 1519, venivano organizzati festeggiamenti con corse di tori e esibizioni di orsi. Dopo un periodo di decadimento il tempio venne ricostruito da Giuseppe Sardo dal 1680 al 1683 per volere di Antonio Barbaro, che a questo scopo mise a disposizione 30.000 ducati, facendo della facciata, barocca e AntonioBarbaro.jpgS. Maria del Giglio 2.jpgcommemorativa, il tempio della sua famiglia. Giusto Le Courd fu l'artefice della statua sovrastante il suo sarcofago, mentre a Enrico Marengo vennero affidate le statue dei suoi quattro fratelli.

Bellissime le immagini allegoriche dell'attico,e , a piano terra, i bassorilievi raffiguranti alcune fortezze veneziane, le più importanti a ricordare le vittorie dellla Serenissima contro l'eterno nemico: i Turchi.

Nell'interno della chiesa, a parte il famoso quadro del Rubens, inestimabilmente facciata S. Maria del Giglio 1.jpgfacciata-chiesa-santa-maria-giglio.JPGbelle le portelle dell'organo dipinte dal Tintoretto, ed altre opere di prezioso valore.

S. Maria del Giglio, una chiesa di grande bellezza affacciata in un campo posto in un luogo straordinario, vicino all'Hotel luna Baglioni, sede dal 1300 dei Templari a Venezia, e con la meravigliosa visione della laguna aperta...accostata al bacino di San Marco, preziose immagini legate e preziose opere d'arte e testimonianze storiche!

Questa meravigliosa città è legata con le sue innumerevoli chiese e alle opere d'arte che le inteerno di S. Maria del Giglio organo.jpggiglio 3.pnggiglio 4.jpggiglio 5.jpggiglio5.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgimpreziosiscono ad una sublimazione unica che la rende diversa da qualsiasi altra città! visitandola ci si può chiedere cosa valga di più: la meraviglia delle costruzioni o i preziosi gioielli d'arte che qui vengono raccolti!? ma forse è proprio questo dubbio che la rende unica al mondo.

23/05/2013

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l'antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL'architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all'avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d'arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l'immagine di un uomo (l'alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell'albedo (il biancore della luce) dell'umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell'opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio...materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell'alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all'essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all'aria, all'etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un'aquila con due teste, ed il suo simbolo è l'aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l'uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l'arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza .......

10/05/2013

I trasporti interni veneziani e le sue merci: l'ingegno e la capacità di distribuire le merci...vero esempio di logica e capacità mercantili!

canaletto_il_campo_san_giacometto.jpg5.Banco Giro.jpgLa struttura del centro economico della Serenissima partiva attorno a Campo S.Giacometo, a parte il famoso Banco Giro e Calle della Securtà, luoghi nevralgici per quanto riguardava la struttura economico mercantile, si partiva dalla Calle degli Oreri (orefici) per crescere nella ricchezza e nel valore delle merci li trattate (oreficerie e vendita di stoffe pregiate in lana e in seta, broccati particolari, sete provenienti dalla Cina)6 .a-calle della securtà.jpgCalle degli speziali 1.jpgCalle del Spezier1.jpge si proseguiva con la calle degli Speziali , le botteghe delle merci orientali (spezie appunto, colori chimici e farmaceutici); altri negozi per la vendita di prodotti anche pregiati  erano disposti lungo la Ruga Vecchia, sul Ponte di RTialto  e lungo alla Salizzada fino in Campo S. Bartolomeo.

naranzaria 1.jpgnaranzaria.jpgerbaria a Venezia.jpgNegli spazi periferici che disponevano tra l'altro dell'immediata vicinanza sulla Riva del Canal Grande, erano la Naranzeria  per gli agrumi, Casaria_SANPOLO_02.jpgCasaria a Venezia.jpgCasaria_SANPOLO_07.jpgprodotti più pregiati per cui più vicini a Campo S. Giacometto, l'Erbaria, per la frutta e verdura, la Casaria per i formaggi, più oltre il Campo delle Beccarie per la vendita della carne, ed ultima, ma molto importante la Pescheria.
Riva dell'olio a -venezia.jpgPoco più avanti della pescheria si allunga la Riva dell'olio, dove si scaricavano per partite di questo prodotto provenienti dalla Sicilia, da Creta e dalla Puglia. Sull'altro ramo del Canal Grande , a Sud del Ponte, si svilupparono la Riva del vin 1.jpgRiva del carbon.jpgriva del Ferro a --venezia 1.jpgRiva del Vin, sul lato di ponente, e la Riva del Carbon e del Ferro sul lato opposto: sulle rive venivano desposti e smistati i prodotti e i materiali di maggior ingombro.

Pescaria a Venezia 2.jpgPescheria.jpgSi può osservarte come nelle ubicazioni delle diverse attività commerciali nei vari spazi del mercato si siano seguiti precisi criteri distributivi, quello, diciamo così rappresentativo,  collocando come si può notare le merci più pregiate  e le operazioni più delicate e importanti nela parte centrale digrandadole via via secono una precisa scala di valori dal centro verso le parti più periferiche, un altro criterio, dettato certamente da esigenze funzionali, era quello di adibire gli spazi più vicini al canal grande allo scarico e al commercio dei prodotti più ingombranti e più difficili da trasportare (vino, olio, verdure) e anche più sporchi e maleodoranti (carbone, pesci e formaggi) spostando verso la parte centrale i prodotti di maggior ingombro e di non giornaliero approvvigionamento più facilmente trasportabili lungo percorsi pedonali, un terzo criterio, chiamamolo simbolico ci sembra di aver collocaato nei primi piani degli edifici di Rialto  le sedi delle Pubbliche Magistrature messe quasi su un piano ideale di tutela e controllo soprastante il brulicare delle intense e multiformi attività commerciali dei privati cittadini.

250px-3906_-_Venezia_-_Rialto_-_La_Giustizia_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_10-Dec-2007.jpgPalazzo dei dieci savi..jpgNel Palazzo dei Dieci Savi alle Decime, una sorta di ministero delle finanze , venivano raccolti dazi, tasse prestiti obbligatori, etc.

La vita quotidiana dei veneziani si svolgeva proprio attorno a queste due rive e a quel _Canale, la strada grande di Venezia, la vena che portava le sue risorse in tutte le parti di questa città straordinaria, e tutt'ora rimane il lugo più importante di ritrovo, di acquisti, di merci raffinate e uniche!

 

05/05/2013

Venezia ed i suoi palazzi che accolsero gli artisti più importanti d'Europa!

Palazzo Bolani.pngPalazzo Bellavite. targa d Giorgio Baffo.jpgVenezia, luogo di richiamo di storici, letterati ed artisti provenienti da tutto il mondo. Girando si possono leggere le targhe che testimoniano la passata presenza di questo o quel personaggio importante che li soggiornarono.

Iniziando in ordine alfabetico ecco la testimonianza della presenza dell'Aretino dal 1527 al 1536, data della sua morte, in Palazzo Palazzo Bellavite.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgBolani in Riva del Carbon a Cannaregio. La vita e le origini di Giorgio Baffo, uno dei più grandi poeti erotici veneziani, e grande amico del padre di Giacomo Casanova che sostituì nell'educazione sentimentale del piccolo , futuro cavaliere adorato dalle donne,
 sono esposte in una targa in pietra d'Istria a Palazzo Bellavite in Campo S. Maurizio.

Browning fu spesso ospite della famiglia Curtis a Palazzo Barbaro, ma morì a Cà Rezzonico nel 1889.LordB

Byron visse a Palazzo Mocenigo dopo un breve periodo in cui ca-rezzonico_m.jpgdimorò in Frezzeria, al 1676.

Alla Giudecca, sotto il nome di marchese Pellegrini dimorò, con la bellissima moglie Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, che aveva avuto modo di conoscere il Casanova (nato  nel 1725 a Corte Malipiero) in una locanda vicino al Santuario di Santiago di Compostela, e che a Venezia ebbe modo di riincontrare, assieme al misterioso Conte di Saint Germain, altro alchimista e come i suoi amici, seguace dei Rosacroce, in un appuntamento molto evocativo e quasi magico davanti alla chiesa di SS.Giovanni e Paolo in una notte profonda, misteriosa e complice di segreti inconfessabili.

Canova venne ospitato dal famoso caffettiere Francesconi, noto poi come Florian, il fondatore della famosa bottega del Caffè. L'edificio venne poi distrutto, ma l'anima del famoso artista rimane collegata al mitico Caffè Florian-

Cà Dario.jpgPalazzo Barbaro Wolkoff.jpgGabriele d'Annunzio, autore della targa posta davanti al lepidario di S. Apollonia, frasi molto suggestive, e grande amico della contessa Stampa venne ospitato presso la Casetta Rossa di proprietà degli Hohenlohe. De Regnier , il famoso poeta francese vissr a Cà Dario, palazzo masedetto, dalla fine dell'800 ai primi del novecento. A Palazzo Wolkoff , proprietà del famoso pittore, venne ospitata Eleonora Duse dal 1894 al 1897.

palazzo-fortuny-san-beneto.jpgMariano Fortuny accquistò Palazzo Orfei e qui ospitò in vari periodi Alessandro Wodkoff, Gabriele d'Annunzio, Eleonora Duse, Isadora Duncan, John Singer Sargent, Dorothy Gish, Maria Casati Stampa.

Campo de le Gate, casa di Ugo Foscolo.jpgHotel bAUER.jpgLocanda Cipriani a Torcello.jpgPalazzo Barbaro Curtis.jpgUgo Foscolo dimorò presso il Campo de le Gate, Goethe al Ponte dei Fuseri, Hamingway venne ospitato sia all'Hotel Bauer e alla locanda Cipriani a Torcello. Il discusso Herman Hesse a S. Trovaso, Henry James scrisse il suo "Carteggio Aspem" a Palazzo Barbaro, ospite della vedova Curtis. Sempre ospite della vedova Curtis a Palazzo Barbaro ci fu Monet, con la moglie.

hotel-des-bains-front.jpgtomba di ezra Pound.jpgtomba di Igor Stravinscky.jpgNiente di sorprendente nel soggiorno di Thomas Mann presso l'Hotel de Bains, al Lido. Mentre Nietsche prima trovo alloggio a S. Marco, per poi scrivere il suo "Aurora"alle Fondamente Nuove, e mai luogo fu più appropriato considerata la visione che da questa fondamenta si poteva godere: il cimitero monumentale di S. Michele.

Palazzo Valmarana.jpgCole Porter troivò alloiggio negli anni trenta presso Cà Rezzonico, mentre Ezra Pound, tumulato proprio a S. Michele usciva ogni mattina in Fondamenta Cà Balà. Rilke fu ospite del Palazzo Valmarana di proprietà della principessa Marie Von Thurm and Taxis.

Palazzo Corner del Sansovino.jpgRolfe, chiamato anche Corvo Bruno  venne ospitato prima a Palazzo Mocenigo Corner, per poi morire a Palazzo Marcello. Altro personaggio importante come Ruskin soggiornò prima alla Pendsione Calcina, per poi venire ospitato nel Palazzo del Barone Wetzlar, l'attuale Hotel Gritti.

E dal 1858 al 1859 Wagner onorò la sua presenza in questa meravigliosa città creando a Palazzo Giustinian  il II atto di Tristano e Isotta, per poi Palazzo Vendramin Calergi.jpghotel-danieli-venezia_large.jpgvivere dal 1862 al 13 febbraio 1863 presso Palazzo Vendramin Calergi, dove morì.

E l'Hotel Danieli ebbe l'onore di ospitare George Sand, Charles Dickens, De Musset, Honorè de Balzac, Proust, Wagner.

Questo per raccontare quanto Venezia sia  stata faro e centro meraviglioso di cultura dove le personalità più importanti e che creavano l'arte in Europa trovarono la necessità di soggiornare e confrontarsi con personalità così vive, così importanti, complesse e a volte discusse, e tra questi chi scelse di finire i propri giorni qui. Arte, acqua, aria e luce...cultura, immagini , particolarità che hanno creato l'humus importante per l'eredità culturale dell'intera Europa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

29/04/2013

Venezia e le opere d'arte nelle scuole, scrigni preziosi di bellezza e tradizione.

1-Schola Grande di S- Rocco.jpgLa vivacità artistica popolare di Venezia è documentata dalla straordinaria ricchezza di opere d'arte nelle scuole e in particolare di pittura, scultura ed arte applicata. In gran parte dei casi ci si deve riferire ad opere andate perdute o disperse rispetto alle indicazioni degli inventari conservati che elencano con gran cura tutti gli oggetti appartenenti alla scuola.

Le opere d'arte erano lungamente ricercate presso gli artisti ed erano frutto, molto spesso, delle economie di cui i confratelli si facevano partecipi mediante le decisioni del Consiglio direttivo  della scuola, decisioni  che puntualmente venivano segnate nei libri dei conti e nel catastico, spesso con i singoli contributi e le rateazioni.

San Giorgio degli Schiavoni.jpgLa Scuola di S. Giorgio degli Schiavoni  tra le minori, e quella di San Rocco tra le grandi hanno il raro privilegio di aver conservato intatto il loro patrimonio artistico e di presentare quindi al vivo una documentazione esatta di  questo patrimonio, raccolto nei secoli da una inesausta passione popolare.

In tutte le Scuole , comprese quelle che avevano una propria sede, avevano un proprio altare in una chiesa,m e la Pala d'Altare diventava un simbolo pubblico di tutto il sodalizio, che specchiava nell'opera d'arte la propria ambizione ed il proprio gusto artistico . Da questo si può dedurre una delle regioni più importanti del grande sfarzo di pittura e di decorazione che troviamo in quasi tutte le chiese veneziane, la storia di ogni singolo altare può darci di riflesso non solo il fatto devozionale ma anche l'incentivo e l'orgoglio delle singole scuole per le opere d'arte.

Santa Barbara di Palma il vecchio a S. Maria Formosa.jpgScuola grande di S. Giovanni evangelista.jpgscuola grande di S. Maria delle Grazie.jpgCitando qualche caso, la scuola dei bombardieri aveva il proprio altare nella vicina chiesa di Santa Maria Formosa, con la "Santa Barbara" di Palma il Vecchio, la scuola dei Mascoli nella Basilica di San Marco aveva una Cappella con sculture e paliotto d'altare di Bartolomeo Bon, mosaici di cartone di Michele Giambono, Andrea Mantegna e Andrea del Castagno; la scuola dei cinturati, fabbricatori di cinture, aveva una propria Madonna nella chiesa di S. Felice di Giovanni Bellini; la scuola dei Fiorentini aveva Donatello ai Frari.pngBasilica dei Frari a Venezia.jpgnell'altare nella chiesa dei Frari una scultura di Donatello.

SS. Giovanni e Paolo.jpgOgni scuola aveva un gonfalone che veniva portato in processione , e per dipingerlo venivano indetti concorsi tra i vari artisti: Vittore Carpaccio ad esempio dipinse quattro cicli di pitture per quattro scuole piccole: il ciclo di S. Orsola nella scuola omonima, a S. Storia di S. Giorgio.jpgGiovanni e Paolo, il ciclo di S. Giorgio a S. Giorgio degli Schiavoni a S. Antonin, il ciclo Storia di S. Orsola a SS. Giovanni e Paolo.jpgdella storia della Madonna per la Scuola degli Albanesi a S. Maurizio, e il ciclo di S. Stefano per la scuola dei "laneri" (lavoratori della lana) a S. Stefano.

Gli inventari delle Scuole, infine, oltre ad elencare gli oggetti di uso comune , testimoniano la predilezione dei confratelli per le opere d'arte applicata, spesso di grande valore artistico, quale la croce astile , che precedeva le insegne della Scuola nelle processioni, come si può vedere nel ciclo dei " il miracolo della Croce del Carpaccio.jpgProcessione a Venezia di Gentile Bellini.jpgMiracoli della Croce" eseguito da Giovanni Bellini e dai suoi allievi intorno al 1490 per la Scuola di S. Giovanni  Evangelista, gli stendardi, i reliquiari , i paramenti, gli arredi sacri che erano portati in processione con comune orgoglio.

Delle innumerevoli opere d'arte racconterò in seguito, ma basta fare un giro per le chiese, accostarsi agli altari, o visitare una Scuola grande (S.Rocco, con i suoi meravigliosi teleri del Tintoretto) per poter aprire le emozioni e l'anima a questo ampio respiro di arte di cui Venezia è scrigno magico ed incantato.


 

24/04/2013

Venezia, S. Marco e il bocolo

imagesCAJKK75U.jpgBasilica di S. Marco.jpgPer tutti gli italiani il 25 Aprile è la festa della liberazione, ma a Venezia. assieme a questa celebrazione ce ne solo altre due. La prima è la ricorrenza della morte  di S. Marco, il patrono della Serenissima Repubblica di Venezia prima, e poi solo di questa città, è la festa del bocolo, che per le donne veneziane è la più romantica dolce..fantastica ricorrenza che riguarda proprio l'amore tenero , drammatico e delicato, che rende la giornata una dedica a tutte le donne ed a tutti gli uomini innamorati.

Il corpo del patrono fu trafugato ad Alessandria d' Egitto, e trasportato a Venezia nell'828 da due mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Racconta la leggenda che i due commercianti misero il corpo del santo Traslazione del corpo di S. Marco.jpgtra la carne di maiale, facendo così in modo che, alla dogana la carne non fosse debitamente controllanta, vista l'avversione dei mussulmani per questo tipo di carne.


imagesCA45LIKS. Marco.jpgLa reliquia di S. Marco fu accolta con grande emoziresti dii S. Marco.jpgone a Venezia, perchè la tesoro 3.jpginterno San Marco.jpgstoria veneta racconta che proprio l'evangelista Marco, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete diventandone patrono.

leone.jpgimagesCAMXLW50.jpgNell'emblema della città venne raffigurato come un leone  alato che  regge un libro in cui c'è la scritta: PAX TIBI MARCE 2.jpgEVANGELISTA MEUS, Pace a te Marco, mio evangelista.

Ora i festeggiamenti si svolgono il 25 aprile, data imagesCA0IUN5P.jpgdella morte del Santo, ma a Venezia, prima dell'avvento di Napoleone, i festeggiamenti erano tre: uno al 31 processione 1.jpgrito per san marco.jpgGennaio, giorno in cui vennero sbarcate le spoglie del Santo Patrono a Venezia, il 25 Aprile, data della morte, ed il 25 giugno, data in cui le reliquie del Santo vennero miracolosamente ritrovate. Per le ricorrenze così importanti per la Serenissima si svolgevano processioni comprendenti il Doge, le più alte cariche della Repubblica, i nobili e la gente comune.

Quando vennero portate alla Serenissima le Sante Reliquie vennero custodite in una piccola cappella, dove ora si trova il tesoro di S. Marco, in attesa di costruire una basilica degna di un patrono così importante, ma nel frattempo la reliquia sparì, con grande sgomento di tutti, ma la volontà popolare spinse perchè fosse costruita la chiesa e venisse consacrata comunque allo storico Patrono.

Altari Maggoore di sa. Marco.jpgBasili di S. Marco a Venezia.jpgEbbe quindi inizio la costruzione della Basilica , che ebbe termine nell'832.  Dante stesso, nel suo memorabile poema scive:" Cielo e mare vi posero mano.", ed effettivamente la Basilica è un prestigio di armi e di oro.

Il doge Pietro Orseolo il Santo la ristrutturò a sue spese  . I  lavori  iniziarono nel 1063, per proseguire poi per la volontà del doge Domenico I Contarini.  e ulteriormente vennero proseguiti, per quanto riguarda i marmi e gli abbellimenti architettonici dal suo successore, Doge  Domenico Selvo, (1071- 1084).

La Basilica venne consacrata al Santo Patrono ,quando era doge Vitale Falier, dopo un tributo di penitenza e digiuno spoglie di S. Marco.jpg§Trittico.jpgcattedera di S. Marco.jpgimages.jpgTesoro7.jpgperchè le reliquie non si erano più trovate, il 25 tesoro 8.jpggiugno 1094: alla fine del rito ecco che apparve un braccio da una colonna, o, secondo altre voci apparve il leone alato, simbolo del Santo, versione raccontata anche da Giacomo Casanova nelle sue memorie, e,  spaccato il marmo della colonna riapparve la cassetta contenente i resti del Santo. Per secoli allora venne festeggiato anche questo evento, con processioni e riti.

Ma c'è altro a Venezia, e la consuetudine è ancora più bella e delicata; Non c'è donna veneziana che al mattino del 25 aprile non riceva dal marito, dall'innamorato o anche un semp0lice corteggiatore un bocciolo di rosa rossa: si tratta della festa del Bocolo, e l'origine di questa dolce consuetudine  nasce da due leggende:

Maria Partecipazio.jpgLa storia d'amore contrastato tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi.

Nell'intento di superare gli ostacoli dovuti alla differenza sociale Tancredi partì per la guerra, cercando di ottenere una fama militare per renderlo degno al lignaggio della sposa.

Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno, egli cadde ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue.

imagesCA6L40NW.jpgPrima di morire Tancredi affidò al suo amico Orlando  un bocciolo di quel roseto perchè lo consegnasse all'amata.

Orlando, fedele alla promessa, giunse a Venezia il 24 Aprile e consegnò alla dama il bocciolo quale estremo messaggio d'amore dell'innamorato.

La mattina seguente, 25 Aprile, la nobildonna venne trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.

Da allora i veneziani usano quel fiore come emblema del loro pegno d'amore.

imagesCAH3MNIU.jpgimagesCAISXACG.jpgLa seconda leggenda invece narra di un roseto che cresceva accanto alla tomba dell'Evangelista Marco. La pianta sarebbe stata donata ad un marinaio della Giudecca, di nome Basilio come premio per aver aiutato nel trafugamento del corpo del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, alla morte di Basilio il roseto divenne il confine della proprietà divisa tra i due figli.

In seguito avvenne una rottura tra i due rami  della famiglia, e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo un discendente di un ramo della famiglia si innamorò, ricambiato, di una discendente dell'altro ramo. Si innamorarono imagesCAJUVB3O.jpgguardandosi attravero il roseto che separava i due giardini, ed il giovane , vedendo un bocciolo di rosa, l'unico, lo raccolse e lo donò alla fanciulla che già amava. In ricordo di questo amore che avrebbe restituito l'affetto e l'armonia alle due famiglie i veneziani offrono ancor oggi il "bocolo" rosso alla donna amata.

 

22/04/2013

Venezia città nave.

4921_venezia_canal_grande.jpgLa personalità di Venezia e la sua struttura intrinseca a partire dal XVI secolo sono state fortunatamente e prodigiosamente documentate dal geniale incisore Jacopo de Barbari che nelle sue opere testimoniò una visione aerea che la dice lunga sulle sue capacità e sulla sua genialità, oltre alla conoscenza profonda di questa città-

Da punto di vista topografico Venezia è divisa in due grandi zone dal percorso sinuoso del Canal Grande, grosso modo una a nord-est e l'altra a sud ovest. La striscia della Giudecca non è che un completamento urbanistico di questa seconda zona.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgarsenale.pngIl Canal Grande però, anzichè dividere la città divenne il punto di sutura delle due zone: Esso era infatti l'arteria dove confluivano i percorsi secondari e sopratutto le principali attività commerciali. Prima di essere una bella strada di rappresentanza il Canal Grande è stato una parte, forse la più importante, della zona portuale.

Dal punto di vista residenziale non sono espressamente identificabili zone ben definite debarb.jpgDeBarbari_1.jpgdal punto di vista residenziale ed economico perchè le diverse tipologie di abitazioni, cme precerdentemente abbiamo notato, sono mescolate in uno stresso nucleo urbano, tutta via si possono identificare zone caratterizzate dall'insediasmento di case popolari abitare da pescatori , marinai o prestatori d'opera come gli Arsenalotti della zona di Castello, e Nicolotti della zona di Dorsoduro o di S. Nicolò dei Mendicoli.

Altre zone più periferiche erano caratterizzate da abitazioni di un certo tono (palazzi e palazzetti) dotati di orti e giardini, come nella parte più settentrinale di Cannaregio ed in quella meridionale della Giudecca.

I Palazzi più ricchi e si affacciavano spesso sul Canal Grande, assieme alle case Fondaco, mentre i magazzini erano prevalentemente posti sulle sponde di Castello, di Dorsoduro e della Giudecca.

canaletyto 1.jpg05_Magazzini-del-sale.jpgLe zone commerciali interne alla città si sviluppavano di conseguenza in vicinanza delle sponde del Canal Grande , attorno a Rialto, verso il centro di S. Marco e attorno ai principali nuclei urbani come S. Polo, S. Giacomo dell'Orio, S.S Apostoli, S. Maria Formosa, S. Stefano ecc. Inseriti in questa organizzazione urbana ben precisa e quasi coinnaturati con essa, vi erano i complessi urbanistici dei conventi.

250px-Ca'_d'Oro_facciata.jpg250px-Venice_-_Chiesa_di_S__Maria_Formosa_01.jpgEssi si possono dividere in due tipi, rispetto alla collocazione topografica, i numerosi conventi posti lungo il perimetro esterno della città, quasi una corona continua a sua protezione (come i conventi dei Benedettini) e i grandi complessi conventuali centrali.

Come si vede Venezia è composta da tanti elementi eterogenei, ciascuno con una precisa funzione, distribuiti con criterei di razionalità e di ordine, come incastrati tra loro in uno spazio stretto e vincolante.

Sestiere-CastelloVenezia-a23591478.jpgVenezia dall'alto.jpgSembra di osservare l'interno di una nave dove lo spazio limitato costringe a collocare ogni cosa dove deve essere collocata " Ogni cosa al suo posto ed ogni posto ha la sua cosa" secondo un antico detto marinaro.

Il senso di solidarietà ed il rispetto reciproco sono caratteri tipici della gente di mare, virtù indispernsabili a chi deve vivere a lungo strettamente vicino, in condizioni quasi sempre di disagio e spesso di comune pericolo. Dobbiamo credere perciò che proprio questa mentalità marinara sia stata una delle radici di quel capolavoro urbanistico che è Venezia , una città cioè letteralmente circondata dall'acqua.

 

 

 

 

 

 

12/04/2013

Lo scheletro e le sue campane

colonne_rosa.jpgSotto il sole, il cielo azzurro e i turisti che affollano Piazzetta S. Marco, non si può pensare che in questi luoghi così belli, artisticamente decorati siano legati i ricordi delle persone che, nel lontano passato, furono giustiziate accanto ad una colonna del porticato del Palazzo Ducale, mentre altre due,al piano superiore  che  hanno un colore diverso,sono rosa,  erano destinate alla lettura della sentenza di morte, che veniva  eseguita immediatamente dopo.

Il condannato veniva costretto a guardare il quadrante dell'orologio della torre per conoscere esattamente l'ora romanazdscf0027.jpgdella propria morte, e poi veniva giustiziato.

imagesCAIP7HFF.jpgC'era una piccola opportunità di cavarsela, anzi vana: quella di girare attorno al basamento di una colonna del Palazzo, che anche ora si può notare quanto sia consumato, senza cadere. imagesCA8TG8HS.jpg

Ma il basamento era così stretto che nessuno riusciva a farcela.

Un'altra, terribile fine la facevano i prigionieri che venivano rinchiusi in una gabbia di ferro (la gheba) ed appesi al campanile, che si trova a lato del Palazzo Ducale.

imagesCAEYZQP5.jpgIl Campanile, un amico per i veneziani, costruito nel IX secolo, poi come imploso,è caduto dentro sè stesso, ma, fortunatamente un angolo rimase intatto, e da quello si potè ricostruire la Loggetta del Sansovino, e poi il campanile intero.

E' alto quasi 100 metri, e sopra vi è la Statua d'Oro dell'Arcangelo Gabriele alta tre metri. che gira spostata dal vento, e quando guarda alla Basilica per i Veneziani significa che ci sarà l'acqua alta.

Si racconta che un giorno il Kaiser Federico III d'Asburgo, uscito da un ricevimento dato dal Doge in suo onore, seccato per aver dovuto fare tante scale per accedere alla Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale, si arrampicò con il suo cavallo bianco sulla scala a chiocciola del campanile, per dimostrare la sua superiorità al Doge.

Nessuno riuscì più ad emulare l'impresa.

Galileo Galilei durante la sua permanenza a Venezia usò il campanile come specola, e sempre li nel 1609 presentò il suo cannocchiale alla Signoria.

imagesCAXDV1CZ.jpgIl campanile ospita  cinque campane: il Maleficio i cui rintocchi accompagnavano una condanna a morte, la Nona, perchè segnava le nove, la Trottiera, quella delle Pregadi, che chiamava i magistrati ed i Senatori alle sedute a Palazzo Ducale, e per ultima la Marangona, l'unica che si è salvata dal crollo. Segnava l'inizio e la fine dell'orario di lavoro per i marangoni (carpentieri), ma sopatutto era l'unica che segnava i dodici rintocchi della mezzanotte.

E tutt'ora sempre a mezzanotte segna la fine del Carnevale, battendo i fatidici dodici rintocchi nella notte tra martedì e mercoledì.

Molo legato al  campanile ed alle  campane, specialmente alla Marangona, fu un uomo altissimo, il campanaro Zani, il cui scheletro è conservato al Museo di Storia Naturale di Venezia, cioè il Fondaco dei Turchi.

imagesCATPDHP8.jpgRaccontano testimoni attendibili che questo scheletro, ogni mezzanotte si allontana dal museo per andare a suonare le sue campane nel suo campanile.

Poco più a destra, guardando la laguna e la punta della dogana, ci sono dei giardini pubblici.

E' nota a tutti veneziani la vicenda legata a questi giardini, abbastanza recente: era il 1921 quando Vinicio Salvi andò a cercare lumache, cosa che faceva ogni mattina presto. In quel giardino esisteva (ed esiste tutt'ora) una stata dedicata a Giuseppe Garibaldi.

imagesCASPWKCR.jpgVinicio, nella sua ricerca, si trovò vicino alla statua, ed il quel momento si sentì dare una poderosa spinta, per cui cadde a terra, e vide un'ombra rossa dileguarsi.

Raccontò la vicenda agli amici, i quali lo presero in giro, dicendogli che di ombre rosse lui avrebbe visto solo quelle che poteva bere al bacaro ( il bicchiere di vino a Venezia è chiamato ombra, ed il Bacaro è il l locale dove si mangiano cicchetti e si beve vino)

Qualche giorno dopo però capitò la medesima esperienza ad una coppia di fidanzatini c he cercavano un pò di intimità, poi ad un pescatore, che ne ricavò un bernoccolo in testa.

Tutti questi eventi cominciarono a creare un pò di inquietudine per cui fu costituita una ronda notturna. La notte successiva la ronda potè appurare la verità della vicenda, ma l'ombra rossa non si dileguò, anzi, prese le sembianze di un garibaldino.

Tra la gente che intanto era confluita al luogo vi fu una persona che riconobbe nel
fantasma Giuseppe Zatti, nato nel 1838, che, durante la spedizione dei 1000 aveva promesso a Garibaldi di guardargli sempre le spalle, anche dopo morto.

Il Comune allora decise di costruire la statua di Zatti proprio dietro all'eroe dei due mondi, e da quel momento non si ebbero più apparizioni.

 

06/04/2013

Campi, campielli e corti a Venezia

canal_detto_canaletto_009_Campo_Santa_Maria_Formosa_1735.jpgcampo.jpgI Campi a Venezia sono ampi spazi dove la Chiesa, soprattutto con la parte absidale è in posizione predominante e determina una complessa configurazione di questi importanti centri cittadini, come i Campi di S. Polo, S. Maria Formosa, S. Giacomo dell'Orio e S. Giovanni e Paolo.

Qui ha una posizione importante anche il campanile che con la sua direttrice verticale contribuisce alla varietà di prospettive e delle scenografie; essi sono tra i più blli di Venezia ed anche tra i più antichi, come si può determinare dall'epoca di fondazione della chiesa.

cazza.jpgcazza-ai-tori.jpgCanaletto_(1697-1768),_Venezia,_campo_Santi_Giovanni_e_Paolo,_1741.jpgQui si svolgeva la vita sociale della città, in quanto venivano ospitati mercati, cacce ai tori ( detti cazze ai tori)un sorta di corse dei tori come a Pamplona, ed anche cerimonie pubbliche, fiere popolari, spettacoli all'aperto, insomma tutto quello che una popolazione pronta al divertimento ed alla convivialità desidera vivere fuori dalla propria casa.

Vi sono però a Venezia numerosissimi altri spazi pubblici, piazzette fuori dal traffico principale, quasi sempre chiusi tra edifici di abitazione, non servite campiello a Venezia.jpgCampiello del Remer.jpgda un canale. Queste piazzette si chiamano "campielli" o " corti".

La corte è in genere uno spazio rettangolare, talvolta molto allungato quasi come una calle, cone alle estremità due campiello 1 a Venezia.jpgcampiello 3.jpg"sottoporteghi" per la comunicazione verso l'esterno. Nelle corti e nei campielli vi sono sempre uno o più pozzi, decorati con vere da pozzo istoriate, lavorate e di grande bellezza.

patera con grifi dell'arco della corte seconda del Milion.jpgCorte del Milion arco bizantino.jpgCorte del milion.jpgTra gli esempi più antichi è la Corte del Milion, così denominata perchè vi si trovava l'abitazione di Marco Polo, ed è ricca di numerosi elementi architettonici e decorativi veneto-bizantini e gotici.
UN'altra corte assai antica è Corte Barzizza a San Silvestro, piena di fascino medievale.

Ne campielli e nelle corti, in questi spazi così riservati,  quasi continuazione all'aperto della casa di abitazione, si svolgeva la vita cittadina più intima e segreta, e vi si stabilivano i più immediati e quotidiani rapporti sociali: con il brio dei veneziani, con la voglia di "ciacolare" nascevano amori, dicerie, litigi...vite campiello-pisani.jpgtrato dalla Commedia di Goldoni.jpgCarlo Goldoni.jpgvere e convissute: non a caso Carlo Goldoni scrisse " Il Campiello", che rappresenta appunto questo piccolo, vivace e sapido mondo veneziano, dove il vero protagonista in definitiva risulta essere appunto l'ambiente comune del campiello.

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