Venezia e le sue “isole dimenticate”

costanz4,jpg.jpgMisteriosi ed abbandonati siti della Laguna di Venezia, a nord est di Torcello, e primi insediamenti dei veneti e romani a causa delle invasioni barbariche, l’arcipelago detto Ammiana fa parte intrinseca della storia di Venezia e della sua evoluzione.

Dell’arcipelago facevano parte le isole di Costanziaco, San Lorenzo e San Felice, oltre ad altre piccole isole fantasma,che a seconda della marea vengono allagate e poi riappaiono: un mondo fantastico e misterioso che solo chi possiede una barca può andare a visitare, beandosi dei reperti delle vecchie chiese, importanti come Abazie, e Conventi.

Isola Ammianella o Motta dei Cunicci.jpgMotta dei cunicci o Ammianella.jpgcunicci.jpgPietro-Tradonico.jpglotario-i.jpgSi ha notizia per la prima volta di Ammiana a seguito del patto dell’840 tra Lotario Imperatore, figlio di Ludovico il Pio e nipote di Carlo Magno con il doge Pietro Tradonico, per dar vita alla nascente Venezia.

Orso II Partecipazio.jpgLe isole dell’arcipelago erano abitate da profughi di Altino, e qui erano state erette sette chiese, tra cui la più nota: S. Lorenzo e S.Felice, ed in quest’ultima vennero tumulati i corpi dei dogi Orso Partecipazio II (932) e Pietro Badoer Partecipazio(942). Ora è chiamata ” Motta dei Cunicci”,dei conigli ).

L’ultimo ricordo negli annali di Venezia risale al 1550, quando le monache del convento di S. Felice, per ragioni di salute, dovettero lasciare l’isola.

Aelia_Galla_Placidia.jpgAmiano Marcellino.jpgAmmiana.jpgCostanziaco ( o Costanziaca), il cui nome è legato a Costantino ( l’impero Bizantino era il polo verso cui la nascente e piccola Venezia si orientava), oppure da Costanzo, marito di Galla Placidia, che aveva dato nome alle Costantiacae, legioni romane che secondo Ammiano Marcellino sostavano in zona.

Il doge Tribuno Medio (fine del X secolo) cita quest’isola in un documento dove si cita: Dominicus, fiulius Georgii Gambasyrica, de Costantiaco.

Papa Alessandro II.jpgCostanziaco e l'Ammiana.jpgUn bolla di Papa Alessandro II cita esplicitamente monasteri e la pieve di Costanziaco, e da un documento del 1105 si apprende che l’isola era mministrata da un gastaldo.

Il centro era costituito da quattro isole, che erano poste a due a due li dove sfociava il Sile: erano stare erette due parrocchie: SS. Sergio e Bacco e SS. Massimo e Marcelliano, e altre cinque chiese ( S. Moro, S. Zanipolo, S.Pietro,S. Arian).

Ossario di San Arian.jpgS.Arian (isola di S. Adriano) dove era stato collocato un ossario e nel quale eera stato costruito un convento femminile (1160 circa) le cui consorelle facevano parte della più alta nobiltà della nascente Repubblica Veneziana, e che, costrette per motivi di salute e di abbandono, dovettero lasciare nel 1549.

Da alcuni anni l’associazione di Archeologia Medievale di Venezia ( a cui ho “rubato” una foto) cerca di catalogare le vestigia rimaste, come ad esempio i resti dei conventi, le anfore in cui cippi indicanti le linee di confine a Costanziaco.jpgresti del Monastero di San Lorenzo in Ammiana.jpglaguna.giferano stati sepolti bambini, in un piccolo ma commovente cimitero a San Lorenzo.

Altre isole nella laguna sud, ma questa è un’altra storia di cui parleremo più avanti.

Venezia: Musica dell’armonia cosmica ed i maestri di Cappella del 500 a San Marco

musica.jpgLa musica a Venezia, nel 500 fu l’arte più sentita e congeniale alla città, accanto alla pittura ed al teatro, arti che si intersecavano, si intrecciavano, per cui l’immagine di Giorgione suonatore nei concerti campestri e delle Veneri, del Tiziano, accanto alle melodie degli organi rimangono emblemi della civiltà del Rinascimento a Venezia: il legame del teatro con la musica, nella composizione unitaria del melodramma, costituisce la sintesi di due aspetti determinanti di tutto il Rinascimento a Venezia.

200px-Albinoni.jpgLa musica a Venezia aveva trovato il suo prezioso centro spiriturale tra le volte dorate della Basilica di San marco: il servizio più curato e costoso per la Basilica era quello della cappella ducale, ritenuta una delle pupille della vita artistica della Repubblica.
per i Maestri di Cappella, per i cantori, per i suonatori e per gli strumenti. Gli artisti che ne facevano parte erano alle dirette dipendenze dei tre più importanti procuratori di San Marco, che avevano la responsablità della Piazza e della Basilica, tanto più che il doge era la suprema autorità di questi luoghi i quali gli appartenevano di diritto.

Giovanni Croce, maestro di Cappella di San Marco.jpgLa storia della musica anche nello stesso contesto dela stessa storia Platone.jpgLuca Pacioli.jpgLeonardo.jpgL'uomo di Vitruvio.jpgdella civiltà di Venezia è di così alto interesse che possiamo riferirci addirittura a Platone, ed il suo modello cosmico che nei suoi dialoghi tramandò gli aspetti esoterici dove l’armonia dei numeri stabiliva che ogni cittadino della sua Repubblica ideale doveva imparare l’aritmetica e la musica come forma di istruzione morale, per conoscere e capire il suono delle sfere cosmiche (i pianeti) in un’armonia perfetta di interscambio tra corpi celesti e logiche matematiche…lucido, perfetto, antesignano dell’armonia cosmica che tutti ora possiamo ascoltare fisicamente attraverso moderni strumenti.

Pianta della Chiesa di San Fran cesco della Vigna.jpgNon a caso la Chiesa di San Francesco della Vigna è stata costruita con una pianta perfetta e venne realizzata dal Sansovino in basi ai principi platonici che regolano i rapporti tra i numeri.

La ricerca delle regole classiche della musica costituiva quindi un ideale supremo: in questo indirizzo costante, in base a trattati di architettura, di matematica. di musica e di filosofia in una parola, sul principio dell’ordine e dell’armonia del mondo, si accorda tutto il principio del Rinascimento e alla perfezione dell’armonia umana sostenuta da Luca Pacioli, a cui si rifece Leonardo da Vinci, per il suo ” Uomo di Vitruvio”, quindi legata all’armonia naturale, logica e perfetta!

Giovanni Gabrieli.jpgE proprio nella cappella di San Marco si posero le basi di una musica libera, quando i dogi permisero Andrea Gabfrieli.jpgl’intervento di altri strumenti, oltre all’organo, e poterono favorire la creatività di Andrea e Giovanni Gabrieli, zio e nipote.

Nella basilica gli organi vennero sistemati uno a destra ed uno a sinistra tra le volte del presbiterio, e ciò contribuì a formare un nuovo stile musicale formato da voci umane intrecciate con il suono degli organi, e la parte corale dotata di strumenti di nuovi timbri che prospettò le trame della sinfonia moderna, e di nuovi rapporti tra le voci e gli strumenti.

Andrea Gabrieli fu uno dei musicisti più rappresentativi del suo tempo per la versatilità della sua opera, dai madrigali su testi del Petrarca, del Tasso, del Guarini, alle composizioni F.Franco gentildonna che suona il liuto.jpgIl flautista del Savoldo.jpgpopolari, Andrea e Giovanni Gabrieli, organisti della Serenissima Signoria di Venezia, contenenti musica di chiesa, madrigali et altri per voci e strumenti musicali, pubblicato presso Angelo Gardano nel 1587.

Feb 27, 2013 - Arte, Mestieri    1 Comment

Orefici e il Gran Mogol a Venezia

gioielli.jpgbottega dell'orefice.jpgoro a venezia.jpgUna delle arti più raffinate, conosciute ed apprezzate in tutta Europa era quella degli Oresi (orefici), Zogielieri (gioiellieri) e diamanteri, e riuniva artigiani orefici, gioiellieri e tagliatori di diamanti.

Il 27 settembre 1382 venne istituita la Mariegola,di cui la copia più antica si trova ora presso il Museo Correr a Venezia ed il Capitolo stabilì che la festa patronale, dedicata a S. Antonio Abate si tenesse nella Cappella della Misericordia nella chiesa di San Salvador dove venne ricoverata l’arca della Schola che era stata donata dal Prior e sulla quale vennero scolpite le insegne dell’arte.

SANTONIO.jpgoresi e zogielieri.jpgGli oresi veneziani erano noti soprattutto per la tecnica della filigrana, detta “opus veneciarum” od “opus venetum ad filum”, con la quale fabbricavano manini e entrecosei, intrigasi, cioè collane, braccialetti composti da minute bottega_6_p.jpgmaglie d’oro.

Oltre ai monili gli oresi erano specializzati nella produzione di arredi sacri per le chiese, e vasellame, posate, ecc,, oltre che a pugnali e scudi.

taglio a rosa del gran mogol.jpggran mogol 1.jpgNell’arte del diamanter era famosa la tecnica raffinata, copiata ed adattata poi dagli olandesi. E fu un diamanter veneziano, Ortensio Borgisi che tagliò ” a rosa ” il famoso Gran Mogol, gemma scoperta alla metà del 1600.

Assai rinomati erano anche gli oggetti lavorati con la tecnica detta ” dell’Agemina” intarsio su metallo con utilizzo di metallo diverso, e poi smaltati,

albergo degli oresi.jpgNel 1516 fu stabilito che 16 compagni, detti “tocadori” dovessero fare una 1.jpgvisita settimanale presso le botteghe per sottoportico degli oresdi.jpgverificare il titolo dell’oro e dell’argento utilizzati per le produzioni.

San Silvestro a Venezia.jpgchiesa di S. Salvador.jpgNel 1548 la schola si trasferì nella chiesa di San Silvestro, Nel 1601 il doge Marino Grimani concesse che nella chiesa di S. Gacometto  i confratelli potessero costruire una statua dedicata a Sant’Antonio Abate, loro Patrono.

bottega_3_p.jpgNel 1696 ebbe inizio la costruzione dell’albergo della schola in un edificio prospiciente il Campo Rialto Novo, con BIBLIOTE.jpgveneziaoro.jpgl’entrata ancor oggi riconoscibile all’anagrafico 554. Sulla  lunetta in ferro battuto sopra la porta sono visibili le iniziali SO ( Schola Oresi).

 

La Zecca della Repubblica prevedeva ruga degli oresi.jpgscuola degli oresi.jpgsigla degli oresi.jpgper gli oggetti preziosi cinque bolli: quello del Maestro, quello della Bottega, i marchi di controllo dei leone alato in moleca.jpgpubblici ufficiali della stessa Zecca (il tastador e il tocador ) e il punzone di garanzia, ovvero il Sigillo di San Marco con il Leone Marciano con le ali spiegate nella caratteristica posizione, “in moleca”.

 

 

 

 

Jacopo Sansovino, l’impronta di una grande architetto ed artista a Venezia.

biblioteca marciana 1.jpgbiblioteca marcina 3.pngDurante il Cinquecento a Venezia dominarono tre architetti: Jacopo Sansovino (1486-1570) , Michele Sammicheli (1484-1559) Andrea Palladio(1509-1580). L’opera di Sansovino, insigne scultore ed architetto toscano, sarà la più determinante per l’architettura veneziana del cinquecento, tanto che la su urbanistico della città.

Con la nomina a “proto” di S. Marco, primo architetto, cioè, del governo, egli diviene una personalità politicamente molto in vista, accanto ad un pittore , Tiziano, e ad un letterato come l’Aretino.

Biblioteca Marciana.jpgloggetta del Sansovino.jpgSansovino riuscì a fondere il classicismo romano con l’ambiente e l’atmosfera di Venezia, rendendola aerea, leggera e spesso anche pittorica la potenza strutturale delle sue costruzioni.  Architetto e scultore nato il Sansovino è sensibile anche alla pittura di Venezia, al suo carattere, alla sua classicità, interpretata in una atmosfera del tutto particolare.

loggia derl sansovino.jpgLa scultura risale in superficie nei suoi edifici: dalle sinuosità grafiche della decorazione lombardesca, essa ora acquista un nuovo valore, che è in carattere con la scenografia della città in stretto legame con i grandi pittori del tempo. I suoi capolavori , Libreria, Zecca e Loggetta in Piazza S. Marco sono edifici emblematici della Venezia rinascimentale in stretto rapporto all’ambiente e alle soluzioni spaziali che essi prospettano con l loro inserimento in Piazza S. Marco.

Dal momento in cui opera Sansovino a quello in cui lavorano Coducci e Lombardo sono passati pochi anni, circa una trentina, ma ci troviamo in due epoche differenti divise da una evoluzione politica di grande importanza dopo la lega di Cambrai e la nuova posizione della _Serenissima  di fronte all’Europa.

Sansovino venne a Venezia dalla città natale  del Sanmicheli,Verona dove ha potuto confrontarsi con le opere del grande architetto dell’epoca, la cui classicità è sobria e robusta sul modello dell’architettura militare di cui è maestro come possiamo vedere dalle fortificazioni che si possono ancora ammirare nell’isola di S. Andrea.

dolfin-manin_m.jpgUn altro meraviglioso esempio dell’architettura del Sansovino vi è anche il palazzo Dolfin-Manin.

Le caratteristiche dell’architettura del Sansovino sono esempi lampanti e splendidi di un artista straordinario che diede a Venezia opere splendide, e che dalla Serenissima ottenne grandi riconoscimenti e fama, tutta meritata!

 

inaspettate tracce della clavicola di re Salomone

imagesCAD03B75.jpgCi troviamo  nella calle dei Preti o del Pistor, ed  andiamo a cercare un esempio di una traccia precisa legata ai templari, ai rosacroce, alla clavicola di re Salomone.

200px-The_Martyrdom_and_Apotheosis_of_St_Pantalon_-_Gian_Antonio_Fumiani_-_San_Pantalon_-_Venice.jpgPassiamo il campiello dei preti o del pistor, su cui troneggia una meravigliosa vera da pozzo: sappiamo che nella chiesa di S. Pantalon ci aspetta l’immagine straordinaria dello spettacolare dipinto su tela, di grandissime dimensioni, forse il più grande in Italia e nel mondo,eseguito nell’arco di ventitrè anni (1680-1704) dal pittore veneziano Gian Antonio Fumiani che qui fu sepolto nel 1710.

imagesCA1UIRY9.jpgAll’interno di una prospettiva di notevole efficacia si narrano i momenti più salienti della vita e del martirio di San Pantaleone.

imagesCA54CKRR.jpgimagesCA223F0J.jpgimagesCAZVOZLO.jpgMa ora torniamo indietro ed entriamo in Campiello Cà Angaran e troviamo una delle sculture erratiche più affascinanti della città: L’Imperatore bizantino (arte imagesCATCMMZU.jpgimagesCAEA5JA2.jpgcostantinopolitana del XII° secolo).

Nella collezione Dumbarton a Washington ne esiste uno quasi eguale e, secondo gli studiosi, si tratterebbe di Isacco II° Angelo (1185-1193 e 1203 – 1204) o del fratello Alessio (1195-1203).

Altre la datano addirittura al X° secolo e sostengono trattarsi di Leone VI° detto  il Saggio Filosofo.

Alessio.jpgLasciamo quindi questo campiello, ma non con il cuore e l’emozione, in quanto il mistero rimane tale: come sia finito appeso ad un muro questo tondo magnifico che  in qualche modo rientra,  nelle numerose tracce lasciate dai Rosacroce per chi, seguace ed introdotto è ancora alla ricerca dell’arcano che cela il tesoro legato alla clavicola (piccola chiave) di Re Salomone, che non è una vera chiave, ma appunto una serie di simboli e significati per portare l’affiliato alla pietra filosofale: cioè all’opera finita: un percorso umano ed alchemico insieme in questo mondo, nei suoi elementi, nella ricerca del divino…e dell’essenza stessa della vita.

imagesCAZVOZLO.jpgimagesCAE3TNV0.jpgimagesCA8GJP36.jpgimagesCAZ18IO8.jpgE Venezia è una fonte di risorse e di scoperte.

 

Pozioni e malefici delle streghe veneziane

le streghe.jpg76diavolo.jpgHo già avuto modo di parlare delle streghe veneziane:contrariamente alla tradizione esse non professavano il culto del diavolo, ma lo evocavano quando dovevano mettere in atto le loro pozioni o i malefici e filtri vari, in genere amorosi, ma, che si sappia, nessun maleficio mortale.

Il demonio veniva pagato anche in anticipo per il suo aiuto gettando monete e sale sul fuoco o fuori dalla finestra: la raffigurazione del demonio era rappresentata per loro da quella della carta dei tarocchi. Il loro luogo di ritrovo era presso il museo ebraico al Lido, poichè era considerato denso di forze diavolo.jpgocculte.

libro delle streghe.gifstrega 1.jpgIn genere le streghe appartenevano alla classe sociale più povera, e le ricette ed i segreti venivano tramandati di madre in figlia nella notte di Natale, o in punto di morte, e la stregoneria veniva considerata una vera e propria professione.

Tra le pratiche divinatorie vi era quella del “goto”, il strega al paiolo.jpgstrega.jpgstrega04.jpgbicchiere: veniva riempito un bicchiere con acqua, e qui venivano posti dei fili bianchi e dei fili neri, quindi si scioglieva della cera vergine, e a seconda di come di ponevano i fili quando la cera si risolidificava, dalla forma stessa della cera veniva interpretato il futuro.

Altre pratiche erano quelle di guardare in un bicchiere d’acqua illuminato da una candela, o leggere la mano, o contare gli anelli della catena del camino.

diavolo dei tarocchi.jpgdiavolo1.jpgC’era la pratica per conoscere se l’uomo amato fosse fedele, o se fosse possibile per una donna farlo innamorare di sè; era la magia del “buttar le fave”: Si usavano nove fave, e su due di esse venivano segnati il maschio e la femmina, vernivano mescolate tutte insieme mentre la strega di turno recitava prima l’Ave Maria,poi  un Pater noster, segnandole con una croce: Venivano fatte cadere assieme a della cera, della calcina, del carbone, e da come cadevano si poteva ottenere il responso richiesto.

Per pratiche di  tipo “medico” (per procurare un aborto o per far venire le mestruazioni) venivano utilizzate pozioni a base di erbe velenose come l’erba sabina , che proveniva dal Cadore o dal Cansiglio, e il prezzemolo.

streghe 1.jpgstregoneria 1.jpgData la particolarità della stregoneria veneziana, ed il particolare distacco che aveva la Serenissima dalla chiesa le malcapitate che vennero poste all’attenzione dell’Inquisizione non subirono nè torture nè tanto meno roghi: venivano tutt’al più messe alla berlina per qualche giorno, o al dover assistere alla Messa con una candela in mano: il bando dalla città per sei mesi o la fustigazione pubblica furono eventi rarissimi.

Nel 1500 vennero svolti circa 1600 processi per “strigaria, maleficio, arte nagica e superstizione”in cui gli esponenti dell’inquisizione non cercarono patti con il diavolo o fatture mortalio, per cui vennero alcune cosidderttte streghre vennero assolte altre invece dovettero pagare pegno, magari tramite una cauzione rilasciate anche da terzi.

streghe 2.jpgstreghe_04.jpgAlcune delle pseudo streghe vennero accusate per interessi personali dei loro nemici, come la bellissima cortigiana Andriana Savorgnan che sposando nel 1581 il nobile Marco Dandolo mobilitò la famiglia dello sposo, preoccupata per il patrimonio familiare, ma i due sposi fuggirono a Roma, e qui la Savorgnan venne assolta.

Tra le streghe conosciute ( i nomi sono ricavati dall’archivio storico di Venezia) Dina Passarina, che conviveva con un frate francrescano e si avvaleva dell’aiuto di uno spirito costretto, contenuto cioè in un bicchiere di cristallo di rocca, di nome Altan; Elena Draga, aiutata dallo spirito Faraon, Giovanna , “strologa” indovina e guaritrice che più volte venne processata, dal 1552 al 1564, e messa ripetutamente al bando, che usava la divinazione del “goto”, Lucia “furlana”, sfregiata in viso, che si avvaleva dell’aiuto dello spirito ” streghe 5.jpgCalderone.jpgburanello”, Giovanna Semolina che guariva la tigna, l’impotenza, e faceva l’aggiustaossi”, Maddalerna Bradamante, della la ” Nasina” ed altre.

L’unico stregone maschio conosciuto fu Francesco Barozzi, che non lasciò molta traccia di sè nel mondo esoterico della Repubblica.

La Serenissima, sempre disincantata, ironica, aperta a tutte le esperienze, anche perchè all’origine del “sapere” delle streghe vi erano esperienze popolari, naturali, conoscenza streghe.gifstreghe6.jpgstreghe.jpgapprofondita delle erbe e della natura, per cui Venezia esoterica raccolse in sè conooscenze di scienze naturali, fisica e chimica, accomunando un piccolo mondo di popolane a loro modo informate, di alchimisti ( chimici valenti) che diedero l’avvio a capolavori di conoscenza ed arte, come ad esempio l’arte dei maestri vetrai.

 

 

 

 

La mistica di Venezia, Suor Chiara.reclusa per le proprie visioni e Francesco Giorgi! il più famoso alchimista veneziano.

monastero a Venezia.jpgsuora-clarissa.jpgCelata nelle “Cronache dell’ordine dei Frati minori instituito da S. Francesco” di Bartolomeo Cimarelli, si nasconde la vita di una suora, abadessa del Monastero del Santo  Sepolcro a Venezia , distrutto dalle truppe di Napoleone, i cui resti, si trovano  alle °Zattere”.

Il monastero era controllato dal Padre Guardiano di S. Francesco della Vigna, Grancesco Giorgi ( o Zorzi), conosciuto come grande studioso di scienze, alchimista e per questo in qualche modo legato ai Rosacroce.

La monaca, Suor Chiara Bugni, donna completamente dedita alla fede, tanto che Marin Sanudo così scrisse di lei: L’abbadessa di Sepulcro, qual non manza, vive di comunion, à auto sangure, late, acqua di cristo in una “impoleta” si che è santa.”
Le consorelle narravano  che avesse una ferita mai cicatrizzata al costato, che sanguinava continuamente, e che si nutrisse appunto solo dell’ostia consacrata e del liquido contenuto in un’ampolla che Dio stesso le avrebbe mandato.

Francesco Giorgi.jpgFrancesco Giorgi_ hombre vitrubiano.JPGFrancesco_Zorzi_De_Harmonia_Mundi_totius.pngChiara, che dal 1504 divenne priora del Convento, in osservanza all’ordine a cui apparteneva, non raccontò a nessuno le visioni che aveva, e che pose per iscritto, visioni apocalittiche e terribili, di cui fece parte soltanto a Francesco Giorgi.

La fama della suora divenne sempre più ampia a Venezia, anche perchè le sue profezie vennero trascritte sempre nel Monastero del Santo Sepolcro che nel frattempo era stato modificato da Tullio Lombardo, con uno straordinario monte di marmo che simboleggiava la grotta in cui Gesù venne sepolto.

vite e rivelazioni di Chiara Bigni a Venezia.jpgPurtroppo, ascoltate e lette le terribile profezie il consiglio dei Dieci decise che non era il caso di comunicarle al popolo, per cui Chiara Bugni venne deposta dal suo ruolo e segregata im un’ala del convento, senza poter comunicare con nessun’altra persona. Morì il 7 settembre 1514, nel giorno esatto delle stimmate di S. Francesco d’Assisi.

Francesco Zorzi scrisse le visioni e le profezie di questa monaca, vissuta nell’ombra, donna sofferente e meravigliosamente mistica. Ora, finalmente, tali profezie vengono pubblicate ed in seguito mi dedicherò al loro contenuto.

Dopo cinquecento anni , finalmente, si apre uno spiraglio su questa donna totalmente dedita alla fede , per cui un’umile suora ha sacrificato la propria vita per cercare di comunicare ( a torto o a ragione) la voce intensa che percepiva dentro di sè, e che la sollecitava nell’urgenza di comunicare quello che per lei era un messaggio divino…oltre alle rivelazioni che l’hanno soverchiata e costretta per tutta la sua vita a seguire un’urgenza intensa di trasmettere messaggi e visioni che lei riteneva, come tanti altri che si sono ritenuti “mezzi” attraverso i quali il Divino ha trasmesso moniti e dsollecitaziomni all’umanità intera!

Feb 13, 2013 - Arte, Leggende, Misteri, Tradizioni    6 Comments

La sirena Melusina, Orio ed il cuore incastonato nella pietra. San Valentino a Venezia

Barena.jpgSan Valentino a Venezia ha tutto un suo scenario particolare: la città sembra fatta apposta per accogliere e innamorati-235x300.jpgVenezia di sera.jpgscandire i tempi degli innamorati, svela, passeggiando, piccole calli nascoste dove potersi baciare al riparo da occhi indiscreti, accompagnati dallo sciabordio della laguna, dallo sfilare leggero delle gondole, dalla foschia che unisce il paesaggio delle barene, l’acqua che si unisce al cielo in un orizzonte lontano ed unico..e la sera, con l’accensione dei primi lampioni un mondo incantato dove tutto è luce e riflesso.

San Valentino, l’amore e la leggenda tutta Veneziana della dolcissima Melusina e il giovane Orio:

Si racconta che una notte Orio, un pescatore che abitava alla Bragora ( Castello) uscì in mare per svolgere il suo lavoro quando, arrivato alle bocche di Malamocco gettò le sue Malamocco-2.jpgreti; all’improvviso udì una voce femminile implorare aiuto: il giovane si spaventò moltissimo, pensando si trattasse di una strega caduta in mare, ma dalle onde sorsero due mani e poi un viso incantevole di fanciulla: allora il giovane spostò la rete, ed una splendida coda di sirena si mosse, finalmente libera: l’incantevole creatura disse di chiamarsi Melusina.

Sirena[1].jpgI due giovani si innamorarono immediatamente l’uno dell’altra e stabilirono di rivedersi ogni sera, tranne il sabato per volere di Melusina. Passarono le settimane ed Orio si innamorò sempre di più della dolcissima fanciulla fino a quando, sfidando la sua promessa, andò al luogo di incontro un sabato notte; ansioso attese fino a quando vide l’acqua agitarsi e gli apparve una serpe marina..Orio si ritrasse ma il serpente gli parlò con la voce della Sirena, e gli raccontò di essere vittima di un maleficio, per cui ogni sabato veniva trasformata in serpente.

Gli incontri continuarono e finalmente Melusina uscì dall’acqua, e la sua coda si trasformò in due gambe. Poco dopo gli innamorati si sposarono ed ebbero tre figli. La serpente d'acqua.jpgloro vita scorreva felice ed armoniosa fino a quando la dolce sirena si ammalò e morì.

Orio si disperò, ma aveva i tre figli da custodire ed il suo lavoro di pescatore. Ogni notte andava a gettare le sue reti, ed al mattino, al suo ritorno, ritrovava la casa pulita ed i figli accuditi e nel cuore continuava a percepire l’amore della sua Melusina.

Un sabato ritornò prima del solito e vide al centro della cucina una serpe: spaventato prese un’ascia e l’uccise. Passarono i giorni e Orio si accorse che la casa non veniva più accudita, così come i suoi figli, ed allora si accorse con orrore che la serpe non era altri che Melusina, vittima dell’orribile maleficio.

Bragora e cuore di pietra.jpgPer ricordare il grande amore che li aveva uniti e che aveva permesso alla sirena di continuare a rimanere accanto alla sua famiglia Orio, che abitava proprio sopra il sotoportego della Bragora, incastonò sulla sommità dell’arcata all’ingresso un cuore rosso in pietra.

Chiunque può andarlo a vedere e ricordare un amore dolcissimo, magico e sfortunato ma unico e bellissimo.

Buon San Valentino a tutti gli innamorati!!!

Feb 10, 2013 - Chiese, Luoghi, Tradizioni    1 Comment

Dentro un quadro del Canaletto: Campo di S. Giacometto a Venezia

Chiesa di San Giacometto e il gobbo.jpgIl centro economico ed affaristico di Venezia trovava la sua collocazione a Rialto, in Campo S. Giacomo. Il  portico del Banco Giro, sotto il quale si trovavano i “banchi”, dove venivano registrati sui conti personali veneziani e stranieri, le operazioni di dare e avere conseguenti alle numerosissime contrattazioni quotidiane: queste operazioni venivano quindi svolte col comodo sistema del “giro conto” in modo che non fosse necessario movimento di denaro.

Il campo è piccolino,  circondato appunto da portici, e ai suoi estremi troviamo la Calle della Securtà (dove i mercanti e gli armatori potevano sottoscrivere vere e proprie polizze di assicurazione, quasi al suo imbocco il “gobbo di Rialto” che era una vera e propria colonna di bando, a cui ho già dedicato un post, e, sul lato opposto, cioè proprio quello del ponte la deliziosa Chiesa di San Giacomo, chiamata di S. Giacometto proprio perchè piccolina, ma di una bellezza strepitosa.

La chiesa è “leggendariamente” ritenuta la più antica di Venezia. Le sue origini risalirebbero al 421, prima ancora che sorgesse la città stessa. La fondazione dell’attuale edificio, ricostruito su un più semplice ed antico edificio, risale al 1177, Il gobbo di Rialto.jpgOrologio.jpganno in cui fu consacrata e ricevette la visita di papa Alessandro III in occasione della sua visita per la “Pace di Venezia” con l’imperatore Barbarossa.

La facciata è semplice, illuminata dal grandissimo orologio costruito nel 1422, e poi rinnovato nel 1749. Caratteristico il suo campanile a vela che si inalza sopra l’orologio, che sorregge tre campane, che tutt’ora scandiscono le ore ai frequentatori del mercato.

Il caratteristico porticato, sostenuto da cinque colonne di marmo greco con capitelli gotici è l’unico esempio rimasto a Venezia, dei numerosi che c’erano un tempo.

Canaletto - S. Giacometto.jpgchiesa di San Giacometto interno.jpgzoom_1177_Incontro%20Papa%20e%20Imperatore.jpgQui furono fatti edificare dalla Corporazione dei Casaroli l’altare maggiore, e da  quella dei Oresi ( o Orefici) quello dedicato a S. Antonio Abate.

Meraviglioso il quadro del Canaletto che rappresenta la chiesa e una parte del Campo, quella che da verso Rialto e una parte del suo mercato, ed ammirandolo ci si accorge che, a parte i vestiti diversi delle persone che qui sostano o camminano, è tutto rimastgo esattamente come allora.

E’ questo l’incanto di questa città che riesce a cristallizzare atmosfere, momenti, sensazioni, immagini bellissime che continuano a far parte della vita dei Veneziani.

Lo sfarzo, l’eleganza e la bellezza della Basilica nata dalla laguna: S. Marco a Venezia

basilica.jpgS. Giorgio a Venezia.jpgL’opulenza e la ricchezza di S. Marco, paragonata alla nitidezza della rinascimentale S. Giorgio del Palladio, si ha l’impressione che la vecchia Basilica sia in posizione opposta : quanto S. Giorgio è nitida, come un purissimo cristallo in tutti gli incastri e gli spazi, tanto S. Marco è invece trasfigurata per la ricchezza delle decorazioni. S. Giorgio non ammette alcuna decorazione se non quella determinata secondo il piano unitario dell’architetto.

S. Marco.jpgcupola_san_marco.jpgS, Marco ne è invece carica, straripante, è divenuta scrigno , un cofanetto orientale, entro cui per una paziente opera di abbellimento la stessa materia è stata sublimata ed ha assunto un altro aspetto.

Da un punto di vista architettonico si arriva a S. Marco fino all’equivoco, con quella strana parvenza di un’opera singolare che esce dalle regole che è propria dei capolavori assoluti.

gerusalemme9.jpg300px-Basilica_de_San_Marco.jpgTra le trasformazioni più ardite c’è stata quella di alzarla un pò alla volta, mano a mano che crescevano gli edifici intorno; prima, (XII secolo) si sono innalzate le cupole , che invece del modello bizantino  hanno preso quello della ” Moschea della Roccia” a Gerusalemme, costruita sui resti dei templi di Salomone; poi venne levata il più possibile la facciata mediante le statue, le cuspidi e le decorazioni gotiche di coronamento dei grandi archi sopra il loggiato.
La decorazione riesce a dilatare lo spazio e a sciogliere il senso plastico delle forze mediante lo splendore dei fondi d’oro , la lucentezza cromatica dei mosaici d’oro, la varietà e la leggerezza delle modanature e delle decorazioni , che non sottolineano ma dissimulano il poderoso aggetto delle volte.

2038-Santi_Apostoli_Exterieur_.jpgLa predilazione che Venezia sente per la pià romana delle chiese costantinopolitane,come quella dei SS Apostoli , ha una ragione palese , in quanto racchiude la tomba d un apostolo a cui si aggiunge la sensibilità cromatica e la riccherzza dgli oggetti che sono adibiti al servizio della chiesa  stessa e concepiti anche nelle parti formali a quella sublimazione della materia , così profondamente espressa nella estetica bizantina,

Al tempo del doge domenico Contarini nel 1071, quando fu ultimata dal doge Vitale Falier, nel 1094, quando fu consacrata, la chiesa si presentava in gran parte in mattone cotto. con cinque grandi archi mella parte inferiore, e interno basilica.jpgInterno_della_basilica_di_san_marco,_venezia.jpgcinque in quella superiore, nella facciata verso la Piazza.

Solo in alcune parti essa ci appare nell’aspetto primitivo, nell’abside, ad esempio, rimasta incastonata tra le pareti del Palazzo Ducale , oppure in alcuni arconi del lato esterno verwso la Scala dei Giganti.
Già a quell’epoca comunque, era già ricca di ornamenti, come alcune colonne e preziosi capitelli fanno parte dell’impianto primitivo dell’edificio, furono costruiti assieme, cioè alle volte e alle impostazioni delle cupole, e non aggiunti posteriormente a scopo di ornamento, come è avvenuto per la gran parte di quelli esistenti.

caorle.jpgS. Ambrogiio a Milano.jpgAlcuni di questi elementi decorativi appartenevano alle prime due chiese primitive alcuni dei quali portati perfino dalla Sicilia, in occasione della guerra di Giustiniano Partecipazio contro i Saraceni. L’aspetto esterno in mattoni poteva far pensare ad altre chiese romaniche coeve, come ad esempio S. Ambrogio a Milano o il Duomo di Caorle.ma il materiale era spesso raccolto in fretta da altri edifici in demolizione, e di S. Marco si pensa che siano stati adoperati mattoni e pietre del convento di S. Ilario, oppure di edifici di Torcello o di Jesolo(dal testamento di Angelo Partecipazio in cui si afferma che le pietre usate furono quelle di S. Ilario, Torcello e Jesolo).

Basilica di S. MJarco a Venezia.jpgL’opera di decorazione di S. Marco si concluderà a grandi linee secono il gusto della tradizione locale quattro secoli dopo, nel coronamento gotico degli archi della facciata, mentre ad un’epoca precedente si possono annoverare le preziose sculture incastonate nelle pareti esterne ed interne della chiesa.

S. Marco, a prima vista, sembra fatta di getto in un momento di felice illuminazione da un architetto-pittore, perchè la prima immagine ci sembra obbedisca alle leggi aeree della fantasia e della musica: S. Marco , nata dall’acqua, conserva unh carattere di roccia marina nel suo interno e la fragile preziosità della conchiglia nell’aspetto esterno.

Basilica_di_S_Marco_spaccato_Basilica_Venezia_Veneto_Italia_I_Ch_VEN_Venezia2.jpgVenezia-SanMarco.jpgEppure San Marco è stata costruite con l’opera lenta e paziente di un popolo che ha lavorato per generazioni intere attorno a questo edificio, con un processo che ricorda quello della natura che rifinisce la forma fino all’ultimo cristallo. meraviglia, bellezza, leggerezza, arte, amore di un popolo che di arte si è nutrita, e continua a nutrirsi, e la morbidezza delle onde, della laguna, la leggerezza delle ali dei suoi colombi e dei gabbiani!

 

 

 

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