I fantasmi a Venezia

Delle tradizioni veneziane fanno parte diverse storie che riguardano case maledette o infestate dai fantasmi.

CA’ DARIO

images.jpgUn palazzo legato a vicende tragiche è Cà Dario, splendido edificio sul Canal Grande fatto costruire dal  mercante Giovanni Dario che lo donò alla figlia illegittima Marietta andata sposa a Vincenzo Barbaro, uomo facoltoso, ricchissimo mercante di spezie.

Sul palazzo appare un’iscrizione in base alla quale Giovanni Dario dedicava la costruzione al genio della città, e recita: GENIO URBIS JOHANNES DARIO “, ma che secondo alcuni studiosi nasconderebbe un drammatico anagramma: SUB RUINA INSIDIOSA GENERO, cioè: Chi abiterà questa casa andrà in rovina.

Ed in effetti la lista dei proprietari del palazzo morti di morte violenta e suicidio è sorprendetemente lunga. Ad iniziare da Marietta e Vincenzo Barbaro, che poco dopo essere andati a viverci andarono in rovina, ed in seguito il Barbaro venne ucciso accoltellato, e Marietta finì annegata.

La casa passò per eredità alla famiglia Barbaro nel 1500, e subito dopo l’erede Vincenzo, morì in un agguato a Candia.

Per 150 anni nessuno abitò la casa che venne poi acquistata da un mercante di diamanti orientale, Addol Arbit, che in seguito fallì e morì in miseria.

Nell’800 si suicidarono insieme Rymond Brown, studioso di Venezia, ed il suo coinquilino. Nel 900 , il nuovo proprietario, Charles Brigs, americano, dovette lasciare al più presto l’Italia per motivi morali dell’epoca (era omosessuale) , ed abbandonare il suo amante che si tagliò le vene dei polsi. lasciando scritte che maledivano i veneziani scritte con il sangue su uno specchio.

Negli anni 70 venne ucciso dal suo amante Raul, con un colpo al cranio Filippo Giordano Lanze. Negli anni 80 la casa  fu acquistata da Christopher Lambert, il manager degli Who, gruppo pop, che si suicidò tagliandosi anche lui le vene. L’ultima morte violenta è stata quella di Raoul Gardini, coinvolto nello scandalo di tangentopoli, che si suicidà con un colpo di pistola alla tempia. Ora il palazzo è in possesso di una multinazionale..speriamo che non faccia più vittime.

Venezi34.jpgIL PALAZZO DEL CAMMELLO

In campo dei Mori, vicino alla Madonna dell’Orto, c’è la statua di tre mori, accostata proprio allìangolo della costruzione. La tradizione riconosce questi mori nei fratelli Mastelli, provenienti dalla Morea (Peloponneso). Pare che fossero commercianti in sete e che si fossero trasferiti a Venezia nel 1112, e qui costruirono Palazzo Mastelli, rinominato anche del cammello per via di un bassorilievo raffigurante un cammello, appunto; di fronte al palazzo, su rio della Sensa vi è la casa del Tintoretto.

Ed è qui, in questo palazzo del cammello che nel 1757 si crearono dei fenomeni tipo poltergeist, come il suonare contemporaneo e sempre alla stessa ora dei campanelli interni delle camere. La vicenda continuò per sere e sere, suscitando l’agitazione ed il terrore degli abitanti del palazzo, fino a che non venne chiamato il cappellano di S. Fantin per il dovuto esorcismo.

imagesCAXFUVT2.jpgPALAZZO MOCENIGO

Anche a Palazzo Mocenigo si aggira una presenza oscura e disperata. Giordano Bruno, che si trovava nel 1591 a Francoforte ricevette un insolito invito a Venezia dal nobile Giovanni Mocenigo, che desiderava imparare l’arte della memoria (uno degli elementi per cui il Bruno veniva considerato in odore di eresia dalla chiesa).

In quell’epoca la Repubblica di Venezia era ancora uno stato indipendente. Temendo l’ostilità della chiesa, sia quella riformata che quella cattolica, il Bruno, che desiderava moltissimo rivedere la sua terra di origine, accolse l’invito.

Dopo alcuni mesi il Mocenigo, insoddisfatto dell’insegnamento di Giordano Bruno, anche perchè, molto probabilmente il suo scopo era  imparare anche i primi rudimenti dell’alchimia e un alchimista era costretto ad un giuramento per cui non avrebbero potuto insegnare o dare informazioni ad alcuno (il testo di questo giuramento è conservato proprio a Venezia)denunciò il sacerdote all’Inquisizione veneziana con l’accusa di eresia.imagesCASK71YQ.jpg
 

Il processo si annunciava favorevole ad una assoluzione , ma la congregazione del Sant’Uffizio chiese la sua estradizione a Roma. IL 17 Febbraio 1600 Giordano Bruno venne arso vivo a Roma, per cui la sua anima si aggira , adirata e tradita tra le mura di quel palazzo.imagesCAWFO9NW.jpg

IL CASIN DEGLI SPIRITIimages.jpg

Famoso anche per essere stato il centro di incontri tra pittori ed intellettuali, è famoso soprattutto per i rumori e le strane immagini che appaiono a chi si avvicina o ci entra
.

Si trova proprio di fronte all’isola di S. Michele, il cimitero monumentale di Venezia, ed era l’antico ospedale della Misericordia, dove morirono migliaia di Veneziani appestati. Per molto tempo servì da tappa e da sala autoptica per i morti che venivano trasportati al cimitero.

Il suo nome è comunque legato ad atroci fatti di sangue, rimasti nel tempo irrisolti, come quello , nel 1929, del ritrovamento al suo interno dei corpi di un gruppo di amici, due fratelli, un sacerdote ed un gondoliere, tutti decapitati .

 

Francesco Zorzi e Palazzo Grimani

antico palazzo grimani.jpgarcheologia palazzo grimani.jpgmistero,misteri,francesco zorzi,palazzo grimani,rosacroce,veneziaIl Palazzo Grimani a S. Maria Formosa è un palazzo di Venezia nel sestiere di Castello. Il Palazzo, dimora del doge Antonio Grimani fu ampliato alla metà del 500 dal Patriarca di Aquileia Giovanni Grimani.

Giovanni Grimani.jpgUomo colto ed appassionato collezionista di arte classica e di stemma palazzo grimani.jpgimagesCABCSYFT.jpgarcheologia pare ne abbia personalmente apportato le modifiche.

imagesCAGZ55T7.jpgimagesCAMTSWI2.jpgimagesCAJEQNDY.jpgInteressante è la sala di Psiche affrescata da Francesco Menzocchi, Camillo Mantovano e Francesco Salviati nel 1540 circa.

La maggior parte delle opere della collezione sono state distribuite in vari musei, ad soffitto psiche a palazzo grimani.jpgeccezione di una parte che è raccolta nel Museo Archeologico all’interno delle Procuratie Nuove a Venezia.

imagesCA4XHS59.jpgdonazione.jpgdella collezione.jpgIl Palazzo di S. Maria Formosa, appartenendo ai Grimaldi, nota famiglia di collezionisti ospitò in due epoche, nel 500 e nel 700 una raccolta di antichità greche e romane, di cui resta notizia in alcuni manoscritti conservati ora in Archivio di Stato di Venezia.

La famiglia Grimaldi, una delle più illustri di Venezia annoverava tra i suoi membri più illustri il Doge Antonio, il Cardinale Domenico, i nipoti Vittore, Procuratore di S. Marco, e Giovanni, Patriarca di Aquileia. Tutti grandi collezionisti.

imagesCASTNFS2.jpgstemma 2.jpgDomenico acquistò la Biblioteca di Pico della MIrandola, e lo splendido breviario canto-bruggese oracanto-bruggwese.jpg conservato alla Biblioteca Marciana. Nel 500, come già detto, Giovanni decise di ampliare il palazzo e creò una sorta di Museo a pianta centrale con una luminosa lanterna.

A poca distanza dal monastero di S. Antonio di Castello dove era conservata la grande biblioteca creata da Domenico Grimani, seconda soltanto a quella bessarionea di S. Marco, venne creato il convento  francescano di S. Francesco della Vigna, grazie alla presenza di un altro patrizio Veneziano, Francesco Zorzi, che era divenuto un punto di riferimento europeo per la filosofia ermetica e cabalistica.

Nelle sue opere stampate a Venezia  c’è Pacem ed Harmonia Mundi (1525) e Problemata (1536) si poteva trovare una sintesi originale dei temi dell’armonia e della concordia universale.

ParadisoBosch.jpgimagesCAV2DC7N.jpgimagesCA0VLOLZ.jpgA Lui ci si rivolse per suggerisse all’architetto Jacopo Sansovino le proporzioni ideali  per la costruzione della chiesa di S. Francesco della Vigna, che di seguito divenne importante nel disegno dell’autocelebrazione familiare di Giovanni Grimani.

La vita culturale di  Venezia del 500 e le sue biblioteche, mete di eruditi e studiosi italiani ed Europei traevano i loro studi dall’Aristotelismo, il neoplatonismo, ermetismo e cabala si fondevano fra loro, e grandi maestri come Ficinio, Poliziano, Pico, Erasmo, Grimani e Zorzi entrarono in contatto o attraverso le loro opere , cosa che portò ad uno straordinario sincretismo, specie nella generale reverenza verso autori antichi ed a testi sacri delle religioni.

museo nuovo.jpgOra il museo è stato riaperto, conserva alcune opere, interessanti, non tutte, ma vale la pena di entrare in quelle sale e godere del maginfico palazzo e dei suoi fantastici reperti.

I Benedettini e Venezia

monaci benedettini 1.jpgLa regola monastica dell’Ordine dei Benedettini ” Ora et labora”influì molto nella fisionomia del convento benedettino nell’epoca medievale. Infatti assommava le caratteristiche del cenobio, della fattoria, del Centro Studi.

Nell’alto Medio Evo, nell’epoca di grandi rivolgimenti politici, militari ed economici, di instabilità ed insicurezza, i monasteri benedettini rappresentavano dei punti fermi, delle isole di sicure dove poteva sopravvivere, oltre ad una tradizione di vita sociale, organizzata (piccole comunità quasi autonome nell’ambito di una vasta organizzazione internazionale) anche quel tanto di cultura, arte e tecnica che la vita monastica presupponeva.

Oltre alla vita monastica gravitava attorno alla vita del convento una piccola comunità fatta di dipendenti che prestavano la Convento di San Giorgio Maggiore 1.jpgloro opera dipendente e organizzata dal Convento stesso, formando dei centri abitati, talvolta di notevole importanza. L’organizzazione conventuale diventava così centro di potere economico ed anche politico.

Precise erano le norme della Regola Benedettina per quanto riguardava l’erezione del convento: il capitolo 66 diceva…” si deve, fin quando si potrà costruire i monasteri in posizione comoda, al fine che si possa avere le cose necessarie, come l’acqua, un mulino, un giardino, una panetteria e altri luoghi che diano possibilità di esercitare delle arti e dei mestieri differenti, in modo che non si sia obbligati ad uscire dalla cinta delle mura”

monaci benedettini.jpgI benedettini, oltre che dei religiosi e degli uomini di studio, erano per vocazione anche costruttori e coltivatori: come uomini di studio erano allora in pratica i detentori della cultura. Essi svilupparono la tradizione costruttiva romana nelle chiese, dove venne rielaborata la struttura basilicale paleocristiana, e venne ripresa la configurazione del “peristilio” della casa romana quale centro di un complesso organismo costruttivo.

Il chostro dei Cipressi a San Giorgio Maggiore a Venezia.jpgchiesa di San Zaccaria a Venezia.jpgConvento di San Giogio Maggiore.jpgEd a Venezia fiorirono i conventi benedettini, legati ed intersecati alla vita comune dei veneziani: il Convento dell’Isola di S. Giorgio Maggiore,( costruito nel 982, poi, dopo il terremoto del 1223 venne rinnovato) S. Giorgio in Alga, San Michele ( questi eretti in piccole isole) mentre altri furono locati proprio nel centro della città come S. Croce, S. Zaccaria, S. Gregorio e S. Lorenzo. Al lido venne edificato il Convento di S. Nicolò.

Convento di San Nicolò.jpgChiostroi di SS. Filppo e Giacono.jpgchiostroemuseo.jpgchiostro di San Michele a Venezia.jpg Quello di S. Nicolò ( 1044)ebbe anche la funzione di avamposto fortificato a protezione della vita cittadina.
Nel 1030 venne costruito un convento di monache benedettine nell’isola di San Secondo, isola a metà percorso del Canale navigabile tra Venezia e la Terraferma ( S. Giuliano). Dopo  l’avvento di Napoleone il convento venne distrutto e l’isoletta Isola convento di San Secondo.jpgridotta nelle dimensioni attuali dall’erosione delle acque fu adibita a fortilizio.

Nel 900 vicinissimo a San chiostro_san_apollonia.jpgMarco venne costruito il Convento dei SS. Filippo e Giacomo, e S. Apollonia, di cui ci rimane il prezioso chiostro, unico esempio del periodo romanico a Venezia e costituisce un prezioso cimelio, ora sede del lapidario.

il parlatorio di San Zaccaria.jpgI benedettini e Venezia, esempio di intreccio tra vita civile e monastica in una città in cui la chiesa faceva parte integrante della vita cittadina in una repubblica essenzialmente laica.

Furatole ed antiche Osterie Veneziane

TN_bacari17.jpgVino ed osterie fanno parte delle più antiche tradizioni veneziane. Già nel 42 a.c. quando nacque l’attuale Concordia Sagittaria si coltivava la vite, non solo in collina ed in pianura, ma anche in Piazza S. Marco.ma venivano addirittura importati vini provenienti dalla Grecia, come il Cipro, l’Aleatico, lo Scrupolo, Samos, e dall’Epiro la Malvasia.

Vi erano però diverse tipologie di osterie o taverne, come i Magazeni, i Bastioni e le Furatole.

Queest’ultime erano oscuri stambugi, male illuminati da un lumicino ad olio, specie di bottegucce dei luganegheri (i pizzicagnoli)dove la sera i popolani si riunivano in una mensa comune dove veniva servita minestra e pesce fritto, ma non veniva servito vino.

imagesCAZCNIOD.jpgI bastioni erano cantine infime doveva veniva smerciato un vino di pessima qualità.

Nei  magazeni, oltre che ad ospitare, specialmente la sera operai e gondolieri, ognuno col proprio bocaleto davanti, venvano svolti anche altri servizi:I popolani che non volevano rivolgersi al Monte di Pietà, dove ottenere un prestito era molto complicato, trovavano nei proprietari di questi magazeni un aiuto per loro disastroso dando ad essi effetti in pegno, ritraendone due terzi in denaro ed un terzo in pessimo vino, chiamato anche: vino da pegni.

C’erano infine le Osterie vere e proprie (chiamate bacari) frequentate ed apprezzate da uomini di cultura come Goldoni,  Stendhal, Wagner.

imagesCA03GQC4.jpgOggi, di osterie autentiche ne sono rimaste ben poche: i veri bacari in genere sono poco appariscenti, spesso riconoscibili per un’insegna che ricorda un fatto od un oggetto particolare.

All’interno l’arredamento è essenziale: un bancone, alcuni tavoli, le botti da cui spillare il vino al momento. Alle pareti sono appesi pochi quadri o vecchie foto o come nel caso dell”Osteria Enoteca al Volto” le etichette di vini provenienti da tutto il mondo.

Qui si gioca a carte, briscola, scopa, tressette, bevendo appunto un’ombra di vino, chiamata così perchè era consuetudine per gli operai, in estate, consumare il proprio magro pasto all’ombra di qualche albero o di un riparo, bevendo, per ristorarsi, un buon bicchiere di vino.

TN_bacari22.jpgNel cuore di Rialto, all’Osteria ai do Mori, o alla ” Cantina do Spade” si continua a gustare il proprio goto dei vin, come già ai tempi di Casanova, quando le frequentava con le allegre ragazze del ponte delle Tette.

imagesCAWD6C1H.jpgimagesCAZZRI4M.jpgAll’Osteria Antico Dolo si può gustare la famosa tripa rissa, trippa bollita con aromi, servita calda con un pizzico di sale. e poi  un salto al Mascaron, che prende il nome dal mascherone inquietante che si trova alla base del campanile di S. Maria Formosa.

imagesCAO20CGI.jpgimagesCAKE1GJJ.jpgimagesCAEQLXY8.jpgPer cui un assaggio di Sarde in Saor, l’uovo sodo con l’acciughina, la seppia fritta, la polpetta di carne alla veneziana, preparata con carne bollita, patate ed aromi e poi fritta, baccalà servito con la polenta abbrustolita..un godimento di sapori e di assaggi gustati con un’ombra ed una buona compagnia.

 

I mercanti di Venezia e i primi Banchi di Pegni

nave di mercanti.jpgNel 500 a Venezia si commerciavano, accanto ai prodotti provenienti dall’Oriente, quelli  come l’olio di Puglia, i vini di Malvasia, uva passa di Zante e Cefalonia, mercurio dell’Istria e zolfo delle Marche.

Non basta, a Venezia giungevano mercanti tedeschi che venivano per acquistare i prodotti delle sue manifatture, come lo zucchero raffinato, il sapone, vetri muranesi, damaschi, velluti e soprattutto “ormesini” tessuti di seta che dalla loro destinazione erano detti  ” da Fontego”.

la Zecca.jpgInfine Venezia con i suoi 150.000 abitanti e l’alto tenore di vita doveva essere considerato un mercato interessante per le tele di lino tedesche e per i prodotti di metallurgia di Norimberga, mentre la sua Zecca ( la cui sede si trova accanto alla Biblioteca Marciana a San Marco) assorbiva grosse partite d’argento dal Tirolo e del Rame dall’Alta Germania.

Fondaco dei Turchi.jpgFondaco dei Tedeschi.jpgI mercanti stranieri potevano usufruire di fondachi, cioè magazzini con accesso all’acqua, come il Fondaco dei Tedeschi (ora Poste centrali di Rialto) o il fondaco dei Turchi, ora sede del Museo di Storia Naturale.

C’è da notare che i mercanti veneziani spesso, in Oriente ,pagavano gran parte dei loro prodotti con altre merci, come il riso, carta della Riviera di Salò, manufatti esteri come coltelli e tele di lino tedesche, o panni grossolani inglesi ( le cosidette carisee).

mercanti veneziani 3.jpgmercanti.jpgfondamenta dei Ormesini.jpgMa il grosso dell’esportazione veneziana in Oriente era costituita da prodotti veneziani come lo zucchero raffinato, il sapone, specchi, conterie, e specialmente i cosidetti “pannilana”, tessuti pregiati di seta.

ghetto_ebraico.jpgMa agli inizi del 600 si ebbero dei decrementi notevoli negli scambi, per cui i mercanti avevano bisogno di qualcuno che prestasse loro denaro, naturalmente coperti con un pegno: e gli unici che svolgevano questo mestiere erano gli ebrei, chiusi  nel loro ghetto, i quali non erano ben visti dai dogi e dalla nobiltà Veneziana, che comunque ne aveva bisogno.

Nel 1700 venne regolamentato anche il sistema, per cui i banchi dei pegni potevano prestare denaro al popolo fino a tre denari (poi innalzati a sei), con l’interesse del 5%, mentre si creò il progetto di costituire un Monte di Pietà, mercanti veneziani 1.jpgmercanti veneziani 5.jpgquesto naturalmente destinato ai ricchi mercanti più facoltosi, per il cui il prestito era compreso dai 10 ai 400 ducati (in alcuni casi, previa autorizzazione anche 1000) per operazioni da erogarsi dietro rilascio di pegni costituiti da mercanti veneziani.jpgdrapperie, biancheria, ori, argenti, preziosi.

img139.jpgIn alcuni casi, come nel “Mercante di Venezia” anche altri pegni, molto più drammatici e terribili, non certo casi reali ma soltanto frutto del genio di Shakespeare!

 

Le Madonne nere

L’importanza di Venezia nel risveglio e nella catalizzazione dell’interesse per l’ermetismo nel resto d’Europa all’inizio del 600, ed alla misteriosa rinascita dei Rosacroce, come Fratelli dell’Aurea e Rosea Croce è dipeso sicuramente da due elementi, altrettanto importanti.
Innanzi tutto dal fatto che la Serenissima era alla fine del 400 e gli inizi del 500 il più importante centro tipografico d’Europa che, con l'”Editio Princeps” di Pimander, stampato a Treviso nel 1471 e poi seguito da numerose edizioni veneziane ,indicò appunto Venezia come centro del sapere esoterico.

imagesCAWOPR42.jpgIL secondo elemento è la ricchezza della Biblioteca Marciana, che consta di almeno cento testi scritti e manoscritti, sempre di contenuto ermetico , tra cui il ” Corpus Hermeticum  e dell’Aselepus”, proveniente dalla donazione del Cardinale Bessarione, l’Hypterotomachia Poliphili a cui si è aggiunta la donazione in tempi moderni di Joos Ritman, formata da opere specializzate nel misticismo, alchimia e rosacrocianesimo, fra queste “Geheime Figuren der Rosenkreuzer.

VENEZIA_MADONNA_DELLA_SALUTE_1.jpgPimander.jpgimagesCAY3PFKY.jpgimagesCAELLESW.jpgSAL1-2%5B047%5D21.jpgNella disciplina dell’ordine dei Rosacroce fa parte anche il culto della Madonna Nera, raffigurante la madre terra, e di quadri di queste raffigurazioni ve ne sono diversi, sparsi per tutta Europa: a Venezia esistono due Madonne Nere: Una è una  Madonna Nicopeia, ( che significa apportatrice di vittoria e che viene rappresentata seduta con il bambino in braccio) del 1600, conservata nella Basilica di S. Marco dal 1618: un’icona costantinopoleiana, e l’altra, della medesima  epoca , conservata presso la Basilica della Madonna della Salute. Queste icone rappresentano comunque un collegamento tra l’epoca paleocristiana ed il Cristianesimo, nel dare una valenza particolare a Maria, vergine e madre, ma anche rappresentante della generosità della natura, della fecondità, della crescita che la terra genera per le creature che la popolano: madre terra, vergine e madre, chiamata in diversi modi, a che rappresenta l’essenza stessa della vita!

 

Set 26, 2009 - Luoghi, Religione a Venezia    4 Comments

San Francesco del deserto: dal Santo al ricovero delle “anime perdute”

Isola di San Francesco del deserto.jpgJacopo de Michiel, un Nobiluomo Veneziano, proprietario dell’isola chiamata delle “due vigne”, decise di costruire nella sua proprietà una chiesa dedicata a Francesco d’Assisi, già considerato da vivente un santo, per cui le chiesa che fu eretta fu la prima dedicata a quello che divenne il Santo più famoso ed amato in Italia.

Nel 1214 il de Michiel decise di donare la proprietà dell’isola ai frati francescani i quali costruirono un convento,un’isola di pace e silenzio nell’incanto della laguna.

Si narra che nel 1220 approdò all’isola il fraticello,che stava ritornando dalla terra Santa,dove si era recato a chiesa di San Francesco del deserto.jpgconvento.jpgIsola del deserto.jpgil Santo.jpgpredicare,   in compagnia di un suo fido discepolo, bloccati da una terribile tempesta, e, nell’atto del  toccare terra del Santo il fortunale si placò all’improvviso, ed il fraticello si mise a meditare, inginocchiato  sulla nuda terra, ma gli uccellini, con il loro gioioso canto disturbavano questa sua meditazione, per cui egli gentilmente chiese ai suoi amici uccelli di tacere, ed essi tacquero, fino a che San Francesco terminò il suo ufficio di preghiere.

In quegli istanti il Santo piantò il suo bastone, che appunto lo aveva accompagnato nel suo cammino da Alessandria d’Egitto  sulla terra dell’isola, e il bastone secco si mise a germogliare e da questo nacque un albero che i fraticelli del convento mostrano ai visitatori dell’isola .Questo episodio è testimoniato da un albero.jpgIsola di San Francesco del deserto 1.jpgatto di donazione del 1223, trascritto da Frati Francescani Minoriti, ed è conservato e visibile presso il Convento.

Nel 1440 il Frati abbandonarono l’isola a causa della malaria, così l’isola dell”due vigne” venne rinominata “S. Francesco del Deserto”, nome con cui attualmente è conosciuta.

Nel 1450 Padre Nicolò Erizzo fece ritornare la vita conventuale. Nel 1594 subentrarono i Frati Minori riformati,per poi, dopo le varie vicissitudini della occupazione Napoleonica e la soppressione dei Conventi, venne restituita ai Frati Francescani.

Per ora l’isola convento, bellissima, tranquilla e silenziosa, ospita nove frati, così come negli anni settanta, quando nella laguna si diffondeva una voce: nell’isola, nell’ora del tramonto o all’imbrunire chiunque si fosse avvicinato con la barca all’isola avrebbe visto delle strane luci muoversi tra la boscaglia, luci che il popolo attribuiva alle anime perdute che cercavano pace.

frati minori riformati.jpgfrati francescani.jpgFu così che un gruppo di “gosthbusters” ante litteram, trovandosi in barca e vedendo uno dei frati del convento avviarsi verso la sua isola lo seguirono: giunti ad un certo punto il frate, dalla sua barca chiese: Mi state seguendo?” ed i “coraggiosi cacciatori di fantasmi gli risposero affermativamente.

Il frate allora  diede loro il permesso di accostare e di visitare il convento; felici, gli aspiranti cacciatori di fantasmi scesero e  rimasero incantati dalla bellezza e dalla pace del luogo, ma il più sfacciato, preso coraggio narrò al frate delle dicerie che si ascoltavano tra i frequentatori della laguna: alla domanda se le strane luci fossero delle anime perdute il frate risposte con una fragorosa risata: dovete sapere , egli disse, che noi abbiamo parecchie galline che vivono sparse per l’isola, ed alla sera, specialmente all’imbrunire è difficile ritrovarle tutte per cui ad un nostro confratello è venuta l’idea di spennellare qualche San Francesco.jpgSan Francesco d'Assisi.jpgSan Francesco del deserto isola.jpgpiuma dei nostri polli con una vernice fluorescente, ed alla sera, allora, le nostre povere anime perse vengono radunate ed accompagnate tutte, senza dimenticarne alcuna, nel sicuro ricovero del pollaio, dove troveranno il sereno riposo della notte!!!!!Per poi ricominciare con il loro girovagare!

Purtroppo raggiungere l’isola è un pò complicato: bisogna prendere il vaporetto alle Fondamente nuove, raggiungere Burano, qui scendere e poi attraversare l’isola ed andare al Bar del Turista da Pippo e qui contattare i frati che manderanno una barca per prelevare i visitatori, ma credete: ne vale la pena!!!!!

 

I Gerosolomitani o Cavalieri di Malta a Venezia

imagesCAO6RKLR.jpgL’Ordine di Malta ha cambiato nome nel corso dei secoli e veniva chiamato in più modi contemporaneamente. Nascono col nome di Cavalieri Ospitalieri, o Cavalieri di San Giovanni o Gerosolomitani ed infine Cavalieri di Malta.

I Cavalieri di S. Giovanni appartengono ad un Ordine cavalleresco Monastico medievale, ancora esistente; anche i Cavalieri del Santo Sepolcro esistono ancora ma non hanno la stessa continuità dei Giovanniti.

Esisteva una forte affinità tra i Cavalieri Templari e quelli Giovanniti, come il coraggio, la determinazione in battaglia e lo stile di vita.

imagesCAPFAVRJ.jpgNel 1048 (alcuni dicono nel 1023) alcuni commercianti amalfitani edificarono a Gerusalemme un convento, una chiesa ed un ospedale, per la cura ed il ristoro dei pellegrini non solo cristiani, ma di qualsiasi altra religione e razza.

I monaci che per spirito di pietà erano andati in Terrasanta e si prendevano cura dei malati vennero chiamati Ospitalieri o di S. Giovanni.

In quel periodo nacquero i Templari, che avevano  come scopo preciso la difesa dei pellegrini in Terrasanta, e sulla loro scia si formarono altri ordini monastici cavallereschi, come i Cavalieri del Santo Sepolcro, ed altri ordini monastici già esistenti imbracciarono le armi e tra questi proprio i Giovanniti.

E fu proprio il Primo Grande Maestro  dell’Ordine di S. Giovanni, Frà Raymond de Puy a volere la difesa armata dei pellegrini. Ai voti tipici dei monaci quali povertà, castità ed obbedienza si aggiunse quello dello stare in armi.

Al nuovo maestro si deve l’adozione  definitiva come emblema della croce bianca a 8 punte, simbolo delle beatitudini del discorso della montagna che sancisce il cambiamento dell’ordine. Essi assunsero il saio nero degli eremiti di S. Agostino.

caval-9d.jpgRaymond li divise in tre classi: Cavalieri, che soli potevano portare le armi, Cappellani, normali monaci, e Servitori, coloro i quali si prendevano cura dei malati e dei feriti.

Scudi.jpgMalcroce_sang.gifMalcroce_osp.gifE’ a Malta che i Cavalieri presero la loro definitiva denominazione, così come il simbolo della Croce Rossa.

Dopo innumerevoli battaglie sostenute contro i Turchi, il 18 Maggio 1565 Frà Jean Parisot de la Vallette sconfisse Solimano.

Nacquè così una lega formata dalla Spagna, Venezia, la Santa Sede, il Granduca di Toscana, Genova, il Regno delle due Sicilie e l’Ordine di S. Giovanni.

Ma la vittoria più importante fu quella di Lepanto del 17 ottobre 1571. Fu così che i Cavalieri di Malta acquisirono meriti e riconoscenza da parte della Repubblica di Venezia.

Requisiti i beni dei Templari la Serenissima donò all’Ordine degli Ospedalieri di S. Giovanni quella che è tutt’ora l’attuale sede del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta: la chiesa di S. Giovanni del Tempio, ed in calle dell’Ascensione, dove sorgeva il Convento dei Templari venne costruito nel XIV secolo un albergo, albergo della images.jpgLuna, che poi nel 1810 si estese demolendo la chiesa di S. Maria in Brolo (orto, frutteto) per diventare imagesCADHULNR.jpgimagesCA3XN7RX.jpgpoi Hotel Luna Baglioni.

 

Venezia e le prime fondamenta dell’Alchimia

2196849741_4dbfd24df6.jpgLa figura del mercante a Venezia domina il tessuto sociale della Serenissima, ed ha bisogno di un completamento con il pensiero umanistico, con quest’ultimo che diviene il connettivo tra l’attività del mercante e l’attività del diplomatico per la formazione dell’individuo in quell’ “arte di Stato” che costituisce il più alto raggiungimento della classe dirigente veneziana.

Su questa graduale conquista del pensiero che si attua nel 400 e nel 500, si fonda la scuola umanistica e di retorica pr350px-Venice%2C_Libreria_Marciana.jpgesso la Cancelleria di S. Marco, e la Scuola di Logica, Filosofia naturale e matematica che trova sede presso la chiesa di D. Giovanni Elemosinario a Rialto.

La  venuta del Petrarca a Venezia, nel 1362,  la promessa che egli fece di donare un importante complesso di libri al Governo della Serenissima perchè servissero per una biblioteca pubblica, il contatto insomma con la straordinaria fioritura toscana che per più di un secolo farà leva sul pensiero veneziano, fa in modo che venga costituita la prima biblioteca, appunto, realizzata dal Sansovino, ed ora chiamata Marciana, in piazzetta.

Importanti contributi arrivano a Venezia anche dalla cultura Greca, in occasione del Concilio tra la chiesa latina e greca del decennio 1430 – 1440, ed in seguito all’esodo di esponenti della cultura greco – bizantina sotto la minaccia turca.

Venezia venne chiamata la seconda Bisanzio, anche per via della donazione che nel 1468 il Cardinale Bessarione , nativo di Trebisonda fece di 250px-Santi_Apostoli_-_tomba_Bessarione_2806.jpgtutti i suoi codici per lo più miniati, che si aggiunsero al patrimonio della Biblioteca.

l'uomo di Vitruvio.jpgVerso il 1470 si avvertirono anche i veri, primi interessi per la matematica, geometria e astronomia, tanto che Luca Pacioli pubblicava “De divina proportione” sull’armonia del corpo umano chimagesCA80FQ29.jpge tanto interessò il Da Vinci che dipinse ” L’uomo di Vitruvio”, e nel 1471 entrò a far parte del
Maggior Consiglio il più profondo umanista Veneziano: Ermolao Barbaro, studioso appassionatissimo della cultura antica sul piano dell’arte e della scienza.

E questo interesse legò appunto Leonardo a Piero della Francesca, amico del Pacioli, tanto Barbaro.jpgde divina proportione.jpgde divina proportione di Pacioli.jpgche queste discipline vennero definite “secretissima scentia”, anche per quanto riguarda lo studio della filosofia, scultura, architettura, oltre che della scienza dei numeri che fruttò il trattato ” Mathematice suavissimae.

Storia naturale.jpgPlinio il vecchio.jpgVenne privilegiato anche lo studio della botanica e della medicina, come è possibile documentare attraverso gli incunaboli e nei preziosi manoscritti miniati conservati nella biblioteca Marciana, dove esiste la prima edizione pubblicata nel 1469 da Giovanni da Spira della “Storia Naturale” di Plinio il Vecchio, ed il “Fasciculus Medicinae” del Ketham. Tutti questi apporti di nozioni, questi contatti con l’oriente e lo stesso contatto con gli Ebrei e la loro Kabala portarono un fiorire di interesse per altre scienze ed arti,per allora innovative, come l’alchimia, che si sviluppò con sempre maggior interesse ed apporto di studiosi.

I massoni a Venezia

imagesCAX0R74Q.jpgI legami del mondo esoterico misteriosofico favorevole alla riforma  sono proiettati in campo politico su due fronti, quello britannico e quello palatino. Elisabetta, figlia di Giacomo I° di Inghilterra si sposa con Federico V, elettore palatino dell’impero asburgico, nel 1613.

imagesCAC5R5MC.jpgIl matrimono viene celebrato con una segreta simbologia nelle nozze alchemiche di Kristian Rosenkrautz, il cavaliere della rosa come speculare al cavaliere della Rosa Rossa del de Foire Queen  di Edmund Spencer.

Il primo esattamente come lo sposo Palatino  veste le insegne del Toson d’Oro germanico, e quello dell’ordine imagesCA5IWUA1.jpgdella giarrettiera britannico. Speranze antiasburgiche ed antipapali  riposte nei circoli esoterici, Kabbalistici e misteriosi nell’aiuto della Gran Bretagna nella causa Palatina. Subito prima del matrimonio J,V. Andreas ha pubblicato la Phama Fraternitas e subito dopo sono apparsi dei manifesti rosacrociani  che riprendono idee ed inviti ai fratelli rosacrociani invisibili alla Fama.

Traiano Boccolini da Venezia, nei ragguagli del Parnaso  (1612-13) esprime le medesime convenzioni.

Esiste una connessione tra circoli britannici, veneziani e praghesi  all’insegna della saldatura tra alchimia, filosofia, kabballah ed ermetismo: John Dee, Robert Fiudd, Guglielmo Poste, imagesCA1LJZI4.jpgTraiano Boccolini e Michael Myer. Prodromi dell’iluminismo filosofico settecentesco nelle opinioni dei Rosacroce.

imagesCAEJJC8S.jpgMichael Majer afferma esistere nel 1622 a l’Aja una Società di alchimisti che si facevano chiamare Rosa Croce , con imagesCA1TNEWH.jpgramificazioni anche a Venezia: i membri vestivano cordone bleu con croce d’oro sormontata da una rosa.

Statuti ed organizzazione sarebbero in libri, redatti da massoni, non facilmente reperibili.

Il Frosini afferma la Massoneria esistere a Venezia dal 1535 sino al 1686, data in cui fu interdetta a Venezia, dopo la visita del Gran Maestro della Loggia di Londra, Sir Thomas Howard, nel 1729, o se sia stata ufficializzata sotto nuova forma.

imagesCA7QZZG4.jpgA questo proposito il Sagredo fornisce notizia di una conventicola di Liberi Muratori in una casa a Madonna dell’Orto.

La nascita della Massoneria veneziana moderna avviene all’epoca di Casanova e Goldoni.

Venezia torna comunque indirettamente alla ribalta ad opera di J.E. Marconis de Negre, figlio di un ufficiale dell’armata imagesCA8LKQ1E.jpgfrancese in egitto che istituì la Società dei Saggi della Luce.

imagesCA67HZEP.jpgimagesCA0V1W5Z.jpgSostiene la conversione del prete egiziano Ormuz da parte imagesCA326HKX.jpgdi S. Marco e la linea di trasmissione degli imagesCAE4JJY1.jpgEsseni sino ai Cavalieri images.jpgGerosolimitani in Svezia ed in Scozia,

imagesCA9H905E.jpgQui sorge la moderna Società dei Saggi della Luce che reca nel suo sigillo il familiare leone di San Marco con il Vangelo aperto.

imagesCAZ12XMS.jpgimagesCAFAHPH6.jpgimagesCAPWUOWV.jpgA Venezia, con Cagliostro, nasce anche il filone egiziano.