Ago 28, 2009 - Luoghi, Società veneziana    No Comments

Torcello, terra bizantina e culla di Venezia

Chiesa di S. Maria a Torcello.jpgesarcato di Isaaqc.jpgIsola.jpgLa zona lagunare di Venezia , verso la fine dell’impero bizantino sotto Eraclio era un territtorio bizantino, che faceva parte della provincia di Venezia a capo della quale c’era un “magister militum” alle dirette dipendenze dell’esarca di Ravenna. La Basilica di S. Maria Madre di Dio di Torcello fu costruita per ordine dell’esarca Isaac, ed a lui dedicata per “volere di Dio” a utile ricordo dei suoi meriti e del suo esercito.

L’opera fu compiuta dal “magister miliotum” Maurizio, “governatore della provincia di Venezia, mentre risiedeva in questo luogo di sua proprietà.

Teodorico.jpgCassiodoro ministro.jpgLa prima descrizione della laguna Veneta ci perviene comunque da una famosa lettera di Cassiodoro (480-575) ministro del re Teodorico che aveva posto la sua sede a Ravenna e che aveva accarezzato il sogno di poter riuinire l’Italia in una nuova unità etnica e sociale, mediante la fusione dei barbari con i romani.

Cassiodoro senatore.jpglapide di dedicazione.jpgUno dei documenti che parlano di Torcello, cioè l’isola in cui si fondò Venezia, abitata da popoli provenienti da Oderzo, da Aquileia  da Eraclea, e insediamento romano, fu un’altra lettera di Cassiodoro a Teodorico del 537, e la lapide di dedicazione della Basilica a Santa Maria Madre di Dio.

Torcello vista dall’alto è al centro del grande arco segnato dal bordo della laguna sul litorale della terraferma, a poca distanza delle dighe ove la laguna Isola di Torcello.jpgincontra il mare e nella costellazione delle varie isole che fanno corona a Venezia.

ìMosaici di Torcelo.jpggiudizio universale.jpgUn pò alla volta l’isola si spopolò, anche a causa delle condizioni ambientali poco salubri, ma rimasero, e sono ancora da ammirare la Basilica di Santa Maria Madre di Dio, del 537 d.c., una chiesa splendida, basterebbe soltanto il mosaico del Giudizio Universale per darle la dignità di fantastico monumento, il motivo della Madonna che è il perno della chiesa, la sua immagine è al centro dell’edificio, altissima ed azzurra in un cielo d’oro creato nella conca dell’abside sotto cui stanno gli apostoli.

Essa è sola in uno spazio reso immateriale dalla luce dorata del mosaico che dà il senso dell’infinito, ed appare immediata l’assolutezza e la supremazia della sua visione rispetto a tutte le altre.

resti del Battistero.jpgSan Eliodoro.jpginterno basilica.jpgmadonna 1.jpgI plutei sono di scultura bizantina, con i due pavoni che si abbeverano ad una fontana, simboli della grazia.

Qui riposano le spoglie di S. Eliodoro, patrono dell’isola.

Da ammirare anche la Chiesa di S. Fosca, del 1100, e i resti del Battistero, davanti alla basilica. Curioso è il trono di Attila, anche se sembra che il re degli Unni non vi sia mai seduto, ma che probabilmente era lo scragno di marmo che veniva utilizzato dai tribuni per l’amministrazione della giustizia, e l’altrettanto curioso ponte del diavolo, legato ad una leggenda.

il ponte del diavolo.jpgIl trono di attila a Torcello.jpgpanorama della basilica.jpgchiesa di S. Fosca.jpgIl museo è ricco di opere e ritrovamenti. C’è ancora moltissimo da scrivere su Torcello, ma per ora, per chi può e ne ha voglia, lascio la possibilità di andare ad ammirare di persona….luogo fantastico e culla della Venezia che conosciamo!

 

 

Ago 25, 2009 - Tradizioni    6 Comments

Il Gobbo di Rialto e il Palazzo dei Camerlenghi

270px-Palazzo_dei_Camerlenghi.jpgCi troviamo a S. Polo, abbiamo appena attraversato il Ponte di Rialto, lasciandoci alle spalle il fondaco dei Tedeschi. Scendendo il ponte, che curiosamente utilizza tre file di gradini una diversa dalle altre, per cui ci può salire o scendere con un passo più ampio, con una piccola pausa ogni tre pedate più ampia, e  altre due, con piccoli passi stretti e cadenzati. Scendendo dal ponte quindi, li dove inizia il fantastico mercato delle verdure e del pesce di Rialto, ecco che incontriamo, sulla facciata del Palazzo dei Camerlenghi ( Lombardo) in Riva del Vin,ora sede del Tribunale di Venezia.  tre capitelli curiosi legati, nella loro storia, alla sfiducia dei veneziani che quel capitelllo 1.jpgponte, che prima era in legno, sarebbe stato poi ricostruito in pietra d’Istria.

capitelo 2.jpgPer costruirlo ci vollero tre anni, dal 1588 al 1591) e  le fondamenta , costituite da circa 10.000 palafitte per cui  che per raccogliere i fondi allora necessari all’opera (250.000 ducati) fu costituita una lotteria.

Lasciandoci il ponte alle spalle ci troviamo così nell’isola del Rio Alto, il cuore imagesCA7CO2MA.jpgeconomico dell’antica Serenissima.

Qui un tempo si trovavano cambisti, mercanti di tutti i paesi e si scambiavano diverse merci incredibili, dalle stoffe di Fiandra, agli scialli, agli abiti, alle tende di seta, ai profumi , i balsami orientali, il muschio, il sandalo, l’incenso e le spezie preziose.

Sotto i portici c’erano gli orefici che trattavano turchesi, smeraldi, cristalli di rocca, lapislazzuli ecc.

imagesCA7TO92Z.jpgA tutte queste merci si aggiungevano  le verdure , la frutta, il pesce, le gabbie con i polli, insomma possiamo immaginarci cosa significava aggirarsi tra quei profumi, quei colori povenienti da ogni angolo del mondo.

Ancora oggi ci troviamo avvolti in queste medesime sensazioni aggirandoci tra le bancarelle, inspirando i profumi delle verdure dell’estuario come le castraure (piccolissimi carciofi amari e saporiti),e zucchine minuscole con il fiore, tutte provenienti da S. Erasmo.

imagesCA7ZC599.jpgSe poi, alla fine delle bancarelle guardiamo alla nostra sinistra ecco la chiesa che viene considerata la più antica di Venezia, dedicata a S. Giacomo.

imagesCA9CP526.jpgimagesCAFSXJYW.jpgSi parla di una prima costruzione nei pressi del Rio Alto  intorno al V° secolo, legata ai primi insediamenti. L’edificio attuasle risale all’XI°, XII° secolo, poi subì diversi interventi di restauro.

Sulla facciata un grande orologio (1410) sovrasta il portico gotico tipico delle Chiese antiche.

Di fronte troviamo la colonna del bando , chiamata il Gobbo di Rialto, così detta per la struttura che regge i gradini.

imagesCAGJ545I.jpgSi tratta di una colonna di porfido portata a Venezia da Acri nel 1291,

imagesCAS2X2YP.jpgLa scaletta che porta alla sua sommità serviva agli araldi per leggere le condanne  e la lista dei cittadini messi al bando è sostenuta da una statua ricurva  per cui la sua inconsueta posizione fu chiamata il Gobbo.

Durante il Medio Evo i ladri erano condannati a correre nudi da San Marco a Rialto tra due file di gente che menava frustate.

La colonna del Gobbo era quindi considerata il traguardo  e costituiva la fine del tormento, al punto che, arrivati alla colonna i delinquenti la baciavano e l’abbracciavano.

imagesCA153PDZ.jpgimagesCAVOX74J.jpgS. Giacomo za Rialto.jpgA metà del 500 invalse l’uso di appendere alla colonna poesie satiriche e libelli contro il degenerare dei costumi dello Stato e del Clero. Assieme al “Sior Rioba” in Campo dei Mori alla Madonna dell’Orto, il Gobbo diventò una sorta di Pasquino veneziano

 

Il Museo dei misteri e dei fantasmi

Accademia.jpg14 -L'uomo di Vitruvio.jpgIl Museo più bello e ricco di arte, suggestioni e misteri è la Galleria dell’Accademia. Antica chiesa, convento e scuola della Carità, costruita nel 1400 venne poi adibita appunto a museo d’arte ed Accademia di belle Arti a partire dal 1817.

Tra il Quattrocento e l’Ottocento, dal punto di vista culturale, Venezia era una delle capitali europee dove pittori, scrittori ed architetti rispondevano al nome di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Palladio, Sansovino e Galileo Galilei. La vivacità culturale era alimentata da una notevole libertà di pensiero che faceva sì che molti intellettuali stranieri perseguitati in patria trovassero nella Serenissima una seconda nazione.
 
Non mi dilungo sicuramente sui capolavori che sono contenuti all’Accademia (ci vorrebbe un giorno intero per poter assaporare la bellezze dei dipinti raccolti in queste stanze). Certo è che non molti sanno che Venezia ha l’orgoglio  di conservare nei piani superiori del museo, conservato a temperatura e umidità costante, “L’Uomo di Vitruvio” di Leonardo da Vinci, chiamato così perché il Da Vinci  utilizzò le teorie di Marco Vitruvio Pollione (80 s.c -23 a.c architetto – ingegnere sotto Augusto e Giulio Cesare), per dimostrare la perfezione delle proporzioni del corpo umano che si rifanno al quadrato ed al cerchio. Oggi “L’uomo di Virtruvio” è il simbolo della civiltà moderna.

Altra opera famosa e che affascina coi suoi irrisolti misteri, è “La Tempesta” del Giorgione piccolo quadro che rivela l’adesione del pittore ai Rosacroce, per cui, nel dipingerla, l’artista di Castelfranco utilizzò simbolismi numerici legati alla presenza del maschile e del femminile, degli elementi della natura, aria, acqua fuoco e terra, del regno animale e quello vegetale.15-La tempesta di Giorgione.jpgE’ noto che, ai raggi X, questo quadro abbia rivelato personaggi occulti e forme misteriose sotto la patina di pittura che il pubblico può ammirare. La sua bellezza è indiscussa ed intrigante, e vi consiglio, alla prima gita che farete, di avere il tempo per vederlo e sono sicura, di innamorarvi di quei colori, di questi simbolismi e del paesaggio che ricorda il castello di Castelfranco.

Giorgione.jpgconvito in casa Levi.jpgL’ultimo quadro che vi consiglio è: “Convito in Casa Levi” del Veronese, una tela enorme (5,50x 12,80) che venne ordinato dal clero per la chiesa di S. Giovanni e Paolo, ma che una volta visionato dai committenti venne rifiutato, ed il pittore fu  costretto a cambiare titolo, in quanto nasceva come Ultima cena: effettivamente il pittore aveva dipinto nascoste tra le altre figure blasfeme come una prostituta e un servo che perdeva sangue dal naso, per cui il servo fu cancellato, ma ormai il quadro aveva cambiato titolo.

Luigi XV.jpg17 -Rosalba Carriera.jpgPoi vale la pena fare una capatina nella chiesetta gotica inglobata nel museo (S. Maria delle Grazie), dove si possono trovare diverse reliquie, tra cui un chiodo della croce di Cristo, ed altre reliquie di Santi. Sempre nelle Gallerie dell’Accademia sono conservati diversi dipinti, per lo più ritratti, di Rosalba Carriera (1675/1757) di cui potete vedere un autoritratto. La pittrice che fu accolta ed acclamata presso corti e Palazzi nobiliari essendo anche un’eccellente  violinista e cantante, grande ritrattista come già detto, Luigi XV della corte di Francia fu, bambinetto, una delle prime persone a posare per lei.

Un interessante mistero si cela all’interno del Museo. Secondo molti racconti, di notte girano per i corridoi lunghi e freddi dell’ex convento, diversi fantasmi di frati periti nell’incendio che nel 1600 distrusse l’edificio. Alcuni frati semplicemente leggono, altri camminano, altri ancora soffiano aria fredda sui custodi atterriti.

Se la giornata è bella, appena usciti vi ritroverete uno spettacolo fantastico,…basta salire i gradini in legno del ponte dell’Accademia, e si può avere la più bella visuale dei Canal Grande.

La basilica e gli spiriti ”venuti da dovunque”

vista dal ponte.jpgPonte dell'Accademia 1.jpg21 -Madonna della Salute.jpgDal centro del Ponte dell’Accademia si può ammirare la cupola della Chiesa della Madonna della Salute. Fu edificata come ex voto dai veneziani che da 175.000 abitanti si erano ridotti, a causa della peste a 107.000. Venne ordinata dal Doge il 22 ottobre 1630 e costruita da Baldassare Longhena, allievo del Palladio, che completò l’opera inizialmente edificata su un cimitero dove erano sepolti – e non lo si sapeva – cittadini morti di quel terribile morbo.

E’ proprio la costruzione della chiesa della Salute che è legata ad una terrificante e dimostrata ghost story veneziana. Durante i lavori di punto in bianco iniziarono terrificanti apparizioni: bambini che avvicinavano i figli degli operai con l’intenzione di giocare e svanivano di colpo, urla e sussurri nella notte, cani neri che ringhiavano e scomparivano se minacciati e poi suoni metallici, botti sordi, suono di catene trascinate, colpi su pavimenti e porte e versi di animali ringhiosi.

interno.jpgstampa.jpgLe cose peggiorano col tempo con gli operai che venivano disturbati da mani invisibili che levavano loro le coperte o che li afferravano. Di questo problema se ne occupò pure il governo del Doge: il Consiglio dei Dieci stabilì che si trattasse delle anime dei defunti del vecchio cimitero della Trinità in via di abbattimento per far spazio alla Chiesa.

Di punto in bianco le manifestazioni spaventose finirono e iniziò uno strano ronzio che crebbe di giorno in giorno. Dopo quattro giorni, il ronzio si trasformò in un suono inquietante, come due voci, una di uomo e una di donna parlassero assieme pronunciando le stesse parole. I gendarmi mandati dal Doge entrarono nella chiesa in via di abbattimento. Uno di loro chiese: “Chi siete?”. Sono uno spirito venuto da dovunque, il Cielo, l’Inferno, la Terra. Sono stato creato milioni di anni fa; è tutto quello che posso dire“. Il soldato chiese: “Cosa volete?”. Per tutta risposta si levò un un urlo terrificante di milioni di voci e sangue a fiotti cominciò a sgorgare da mura e pavimento della vecchia chiesa compiendo delle scritte che apparivano sui muri: “Per favore aiutaci ad ottenere luce, messe, preghiere”. Tutto scomparve dopo poco.

I soldati iniziarono a scavare e trovarono centinaia di corpi di morti di peste che erano stati frettolosamente sepolti nel vecchio cimitero per 22 -Il medico dellla peste.jpgevitare il diffondersi del morbo. Le ossa di donne, uomini e bambini erano accatastate all’interno di sepolture create per le famiglie più ricche. I corpi furono rimossi e ricollocati, dopo la costruzione della Chiesa della Salute, al centro della Basilica, o almeno così narra la leggenda. 

ponte votivo.jpgLonghena non ebbe la soddisfazione di assistere all’inaugurazione, il 9 novembre 1687, che avvenne quattro anni dopo la sua morte: da allora, ogni anno, per l’anniversario di questo avvenimento (il 21 Novembre) viene costruito un ponte di barche, e la gente veneziana va a pregare in questo santuario costruito proprio come voto a ringraziamento alla Madonna.

Approfitto inoltre per farvi vedere come i medici di allora si cautelassero per ripararsi da questo morbo con una sorte di becco davanti alla bocca, becco riempito da panni impregnati di oli considerati resistenti al morbo e sostanze definite medicamentose, occhiali , guanti e bastone con cui toccavano i malati. Insomma, figure spaventose ma che a questi uomini coraggiosi davano per lo meno una certa tranquillità di non restare infettati.

Ago 18, 2009 - Architettura, Chiese, Leggende, Luoghi    4 Comments

Murano, Burano, il bottasso de Sant’Alban e il Drago di San Donato

interni.jpgBasilica.jpgcanale a Murano.jpgMurano, isola del vetro, isola dove Giacomo Casanova consumò una delle sue più emozionanti relazioni con MM una monaca del Convento, ma anche isola carica di Storia e di Leggende:
La Basilica veneto bizantina dei Santi Maria e Donato sembra sia stata eretta come voto fatto da Ottone I°, salvato miracolosamente da una burrasca terribile.

Venne eretta tra il 950 e il 957, su un campo di gigli rossi. La Chiesa è magnifica, così come i suoi pavimenti, mosaici splendidi, per cui vale la pena di entrare: ed ecco che se ponete attenzione, entrati, con il portale d’ingresso alle spalle, sopra il colonnato di sinistra ed esattamente sopra la terza altare di S. Donato.jpgbottasso di Sant Albano.jpgBurano.jpgCanale a Burano.jpgcolonna  si notano le immagini un leone andante, due stemmi, e tra questi,  una piccola botte inserita nel muro: si tratta del celebre “bottasso de Sant Alban”.

Narra la leggenda che davanti alle acque di Burano, i cui abitanti erano in costante competizione coi muranesi, si notò una cassa galleggiare: recuperata a riva ecco che dentro vennero ritrovate le reliquie di Sant Albano, ( di cui riparleremo) oltre ad altre reliquie, ed una botticella la quale, posata accanto ai resti  del santo forniva inesauribilmente del vino molto buono.

La vicenda venne a conoscenza dei Muranesi i quali, con una incursione notturna riuscirono a rubare la S. Albano.jpgbotte, ma fu molto amara la loro sorpresa quando si accorsero che lontanto dalle spoglie del Santo non usciva più una goccia di vino;

Nella disputa che ne seguì il prefetto decise che il bottasso dovesse rimanese a Murano, e qui fu murata appunto nella Basilica dei Santi Maria e Donato.

San Donato Murano.jpgEd in questa chiesa, oltre al bottasso, si possono ammirare dietro all’altare maggiore le costole ed un enorme San Donato taumaturgo.jpgdente del Drago che San Donato di Evolea, taumaturgo e patrono di Murano,  aveva ucciso con un segno di croce.

case a Burano.jpginterni-pavimenti.jpgAltare.jpgAltre bellissime leggende accompagnano la storia di Murano come quella di Burano, e un pò alla volta ne riparleremo, perchè fanno parte della storia di due Isole importantissime di Venezia, isole splendide, colorate, cariche di tradizioni  che conservano le tradizioni artigianali tra le più importanti non solo di Venezia, ma di tutta Italia.

Ago 15, 2009 - Architettura, Luoghi    3 Comments

Lo zodiaco a Venezia

imagesCAOGGM5G.jpgNel 1493 il Senato di Venezia decise di sostituire il vecchio orologio di S. Alipio posto sull’angolo a nord ovest della Basilica di S. Marco. Si commissionò la costruzione di una nuova macchina a Zuan Carlo da Reggio.

Nel 1495 si decise di porre il nuovo orologio sulla bocca della piazza delle Antiche Mercerie, la via commerciale della città.

imagesCAUYEPCQ.jpgL’orologio venne inserito in una torre, elemento nuovo nella geometria della piazza, ancora fedele allo stile voluto dal Doge Sebastiano Ziani.

La particolare conformazione dell’orologio offre un duplice spettacolo, a seconda che lo si osservi dalla Piazza, quasi un enorme cannocchiale verso l’ingresso del porto, o dalle Mercerie, in cui simula una sorta di arco trionfale che unisce l’area marciana alla  via del commercio, per l’appunto le mercerie.

imagesCA4IZRNI.jpgL’orologio, comunque, rispetto alla torre ha una storia a sè.

La sua costruzione fu affidata ai fratelli Gian Paolo e Gian Carlo Ranieri, che impiegarono un anno circa per realizzarlo. Il suo primo ticchettare si ebbe nel 1499, e si dimostrò un vero prodigio di ingegneria meccanica.

Straordinario ed estremamente complesso il sistema delle indicazioni astronomiche, basate sul sistema geocentrico. Vi sono raffigurati i movimenti dei pianeti allora conosciuti ( Saturno, Giove, Marte, Venere e Mercurio) che si succedono nel quadrante centrale di 4,5 metri di diametro, mediante cerchi concentrici.

imagesCAVG1URX.jpgSullo stesso quadrante sono rappresentate le fasi lunari e la posizione del sole nello zodiaco. Solo il quadrante verso le mercerie indica soltanto l’orario.

L’intervento di una scena animata nella complessa struttura ne fa apprezzare ancor di più la bellezza e la complessità: i re Magi, preceduti da un Angelo che suona la tromba si dirigono in processione verso la statua della Madonna, e davanti ad Essa, si inchinano.

Il tempo viene scandito dai colpi di martello delle due statue dei “Mori”, simboli dell’esoterismo arabo,  che stanno ai lati della campana, alternativamente.

torre.jpgimagesCAEWHHZM.jpgSi racconta che la Serenissima abbia fatto strappare gli occhi ai due fratelli per impedire loro di di riprodurre una simile meraviglia.

Casanova e i Rosacroce

Giacomo Casanova.jpgimagesCAGSYDHS.jpgGiacomo Casanova nacque a Venezia, in Calle della Commedia (ora Malipiero) dal matrimonio dell’attore Gaetano Giuseppe Giacomo Casanova e la bellissima sedicenne Zanetta, figlia unica di  un calzolaio,Gerolamo Farussi e della moglia Marzia. il 2 Aprile del 1725.  si dice comunque che il vero padre del bambino fosse un nobile che poi si prese cura di lui per molti anni, Michele Grimani.

Il nonno morì subito dopo le nozze della figlia distrutto dal dispiacere di vederla sposata ad un commediante.

Dopo un anno i genitori di Giacomo lo affidarono alle cure della nonna, e partirono per i loro spettacoli in tutta Europa. Nelle sue memorie Casanova racconta di non aver alcuna memoria di sè prima degli otto anni e quattro mesi, quando per la prima volta si sente nato..prima non  esisteva, in qualche modo:Racconta che si trovava addossato ad un angolo della stanza tutto intento a cercar di fermare una abbondante emorragia dal naso, quando la nonna lo fece salire in gondola, ed insieme arrivarono a Murano; qui entrarono in una casupola dove c’èra una vecchia, attorniata da gatti, che prima parlottò con la nonna, si fece consegnare una moneta d’argento e poi lo fece entrare in una grande cassa, raccomandandogli di non fare alcun caso ai rumori che avrebbe sentito ; ed infatti ci furono  strepiti, gemiti, urla, poi la fattucchiera aprì il coperchio della cassa, lo fece scendere, gli fece  mangiare sei confetti di buon sapore, gli massaggiò la nuca con una pomata delicatamente profumata, e lo avvertì che durante la notte sarebbe andata a fargli visita una bellissima signora.

Di tutto questo non avrebbe dovuto fare parola  con nessuno pena la morte. Intanto l’epistassi si era fermata, ed il bambino tornò a casa.

Non si ricordava più delle parole della vecchia quando, durante la notte, venne svegliato da un fruscio, guardò, e gli apparve una bellissima dama che gli sorrideva.

l'alchimia.jpgDa quel giorno Casanova cominciò ad appassionarsi di arti magiche, guarigioni ed alchimia.

imagesCAHEUFBN.jpgStudiò poi a Padova Diritto Pubblico e Diritto Canonico, quindi a Santa Maria della Salute fisica. Tentò prima la carriera ecclesiastica quindi quella militare, ma al ritorno da Costantinopoli abbandonò l’uniforme e fece il suonatore di violino  presso il Teatro San Samuele.

Poi, a ventun anni, incontrò casualmente uno degli uomini più importanti di Venezia, il senatore Matteo Bragadin che uscito da una cena conviviale si contorceva dai dolori nella gondola, probabilmente avvelenato.Casanova Lo soccorse e gli salvò la vita. Da quel momento la sua fama di guaritore si diffuse  a Venezia, e Matteo Bragadin lo adottò, dandogli la possibilità di viaggiare.

Marchesa d'Urfè.jpgAndò quindi a Parigi, e li avvenne l’incontro con una donna straordinaria, la Marchesa d’Urfè.  Conosciuto come guaritore riuscì a guarire la sciatica del marchese La Tour d’Auvergne il quale lo accompagnò a conoscere la marchesa che era sua zia.

imagesCAKOZD5O.jpgSubito  la dama cominciò a parlare di chimica, di alchimia, e gli mostrò la biblioteca che era appartenuta al marito. Il suo autore preferito era Paracelso, Gli fece vedere un manoscitto in cui era contenuta “la grande opera”, cioè formule alchemiche, e glielo donò assieme alla Steganografia dell’Abate Tritemio.Steganografia.gifstegano1.gifimagesCAJJZV21.jpg

Quindi passarono al laboratorio ; gli mostrò una sostanza che teneva sul fuoco da almeno cinque anni: era una polvere di proiezione che doveva servire a mutare in un minuto qualsiasi metallo in oro.

Gli fece vedere l’albero di Diana del famoso Taliamed ( o Maillot) che era una vegetazione artificale formata dalla cristallizzazione dell’argento,e spirito di nitro. Affermò che questo Taliamed  era suo maestro, e nonostante l’eta  non era mai morto, anzi, confermò  ,  lei continuava a ricevere sue lettere, manoscritto della Marchesa d'Urfè.jpgquindi, dopo avergli mostrato un baule pieno di platino, che avrebbe convertito in oro a suo piacere, e sorridendo, gli confessò  di possedere il segreto imagesCAGK7VAX.jpgdella pietra filosofale,

Tornati in biblioteca, la donna trasse da un cofano nero un libro che pose sul tavolo, e Casanova lo aprì e si accorse che era pieno di Pentacoli, qullo di Polifilo (il grande pentacolo di Re Salomone) ed altri.imagesCAD2ZNOM.jpg

alchimista 1.jpgimagesCAC57IEE.jpgCasanova afferma di aver esitato, ma alla fine, proprio dietro l’invito e la sollecitazione della Marchesa, prestò giuramento sull’Ordine dei Rosacroce.

Ecco come e dove egli fu iniziato ai misteri dei Rosacroce, della magia, dell’alchimia, e fu motivo questo di successivi incontri con la marchesa e con il Conte di Saint Germain.                            

 

Filastrocche veneziane

filastrocche 1.jpgfavole e filastrocche.jpgDi una cultura fanno parte integrante le filastrocche e le ninnenanne cantate ai bambini, ed anche le filastrocche cantate dai bambini nei momenti di gioco: per chi ha voglia e a chi va, leggerle è una cosa bellissima, per me, è un ritornare indietro alla mia infanzia, spero che tutto ciò sia gradito, anche perchè sono convinta che tante filastrocche siano collegate ad altre recitate con altri dialetti ed in altre regioni: tanto per capire che l’Italia, almeno nei suoi bambini, è sempre stata unica ed unita!

Pantalone.jpgSO e e so sesantanove                                 Su e giù, sessantanove
case nove da fitar                                        case nuove da affittare
daghe a papa al vecio                                  dai la pappa al vecchio
maschere veneziane.jpgdaghea col scucier    dagliela con il cucchiaio

Ea befana vien de note       La Befana viene di notte  
coe scarpe tute rote            con le scarpe tutte rotte
col vestito da romana          con il vestito da romana
viva, viva la befana            viva, viva la Befana.

Piova Piova vien                             Pioggia pioggia vieni
che te vogio tanto ben                     che ti voglio tanto bene
che te vogio tanto mal                     che ti voglio tanto male
piova piova va in Canal                   pioggia pioggia vai in Canale.

Caregheta d’oro                               Seggiolino d’oro
che porta el me tesoro                      che porta il mio tesoro
che porta el me bambin                    che porta il mio bambino
caregheta, careghin                          seggiolina, seggiolino!

Din don campanon                             Din Don campanone
7 muneghe sul balcon                        sette monache sul balcone
una che stira                                     una che stira
una che ava                                      una che lava
una che fa capei de pagia                   una che fa cappelli di paglia
una che speta so mari0                      una che aspetta suo marito
una che fassa il pan bogio                  una che prepara il pane bollito
sensa olio, sensa sal.                        senza olio e senza sale
Sue rive del canal                             Sulle rive del Canale
passa do fanti con do cavai bianchi     passano due fanti con due cavalli bianchi
passa ea guera!                               passa la guerra
tutti so per tera!                                tutti giù per terra.

Questa se a storia                             Questa è la Storia
del Sior Intento                                 del Signor Intento
che dura tanto tempo                        che dura tanto tempo
che mai no se destriga                      che non sa cavarsela mai
vustu che tea conta                           vuoi che te la racconti
o vustu che tea diga?                        o vuoi che te la dica?

Gira, gira volta                                Gira, gira volta
Piero se volta                                  Piero si volta
casca na sopa Piero se copa            cade un ramo, Piero si ammazza
casca un sopin                                 cade un rametto
Piero fa un Tomboin                         Piero cade
casca un sopon                                cade un grosso ramo
Piero fa un Tomboeon.                     Piero fa un grosso capitombolo.

 
Pum pum d’oro
la lila lancia
questo sogo
se fa in Francia
lelo, lelo mi
lelo , lelo ti
pum pum d’oro
sta soto ti!

Veneziani gran Signori
Padovani gran dottori
vicentini magnagatti
veronesi..tutti matti!

 

Lug 30, 2009 - Società veneziana    2 Comments

Venezia, faro della libertà e dignità dell’uomo!

Bisanzio 3.jpgBisanzio 1.jpgBisanzio.jpg  Venezia e Bisanzio, Venezia e l’Islam. Legatissima a Bisanzio la Serenissima manteneva scambi commerciali importanti con l’Oriente. Nel suo porto arrivavano e passavano le porpore di Tiro, le stoffe variopinte e pregiate con fregi in oro, le pelli pregiate conciate o grezze assieme all’oro e scintillanti pietre preziose, oltre a minerali come il ferro, lo zinco, il  piombo, e le leghe come l’ottone, oltre alle pietre preziose.jpgpietre preziose 1.jpgpietre preziose 5.jpgspezie costose e pietre preziose 6.jpgpregiate.

pie4tre preziose.jpgpelli grezze.jpgpelle conciata.jpgcommercio di porpore di Tiro.jpgmercanti.jpgIslam.jpgSaraceni.jpgIl legname da costruzione destinato alla cantieristica era particolarmente apprezzato se di provenienza islamica, da qui Bisanzio 4.jpgle Saraceni in Carovana.jpgSaraceni 1.jpgVenezia e l'Islam.jpgrichieste con ottimi acquirenti, come le altre materie porpora di Tiro.jpgSaraceni.jpgtessuti pregiati 2.jpgprime tessuti pregiati.jpgtessuti pregiati 1.jpgche Bisanzio ed i Saraceni  acquistavano in cambio dei loro prodotti lavorati.

Il commercio degli schiavi per gli islamici era veramente un affare sicuro, ma nell’anno 960 d.c. il ventiduesimo doge Pietro IV°  Candiano, con la sua solenne promissione vietò il commercio di schiavi a Venezia, primo Stato al mondo ad abolire questo Doge Pietro IV Candiano.jpgturpe commercio, per cui tutti gli schiavi che arrivavano a Venezia venivano liberati.

Se volevano potevano entrare a far parte della servitù dei Nobili Veneziani. Venivano alloggiati nei Palazzi o nelle casette che venivano costruite vicino alle costruzioni centrali dei ricchi e dei nobili, ed erano commercio degli schiavi.jpgmercanti di schiavi 1.jpgpagati con un salario mensile che doveva servire al Pietro IV Candiano.jpgsostentamento delle loro famiglie.

La famiglia nobile inoltre forniva i pasti due volte al giorno a tutta la servitù, anche quando una buona parte della popolazione veneziana si poteva permettere un solo pasto al giorno.

Inoltre, su richiesta del Nobile, all’interno della famiglia dei servitori veniva scelto un figlio od una figlia a cui si provvedeva a dare un’istruzione in modo che sapesse “leggere e scrivere”.

In questo modo la persona istruita poteva maggiormente rappresentare il Casato di cui era dipendente dando ancor maggior lustro alla famiglia.

commercianti arabi di schiavi.jpgtratta degli schiavi.jpgVenezia insomma a quell’epoca era l’unico Stato democratico al Mondo che ridava la libertà agli essere umani diventati schiavi.

Non a caso ci sono molte famiglie che hanno Moro come cognome che fanno parte integrante della cittadinanza veneziana. In quella lungimirante, democratica e fantastica Repubblica chiunque valesse aveva l’opportunità di esprimere sè stesso, e godere degli stessi diritti di tutti gli altri!

 

Lug 22, 2009 - Leggende, Luoghi    3 Comments

Il Capitello del Miracolo

Campo SS. Apostoli 2.jpgCampo SS. Apostoli 1.jpgSanta Maria Formosa 1.jpgCampo Santa Maria Formosa.jpgNei ricordi antichi della storia veneziana si narra di un furioso incendio che scoppiò nel 1492 , ed esattamente nella zona di Santa Maria Formosa.Considerata la situazione veneziana, le case accostate l’una all’altra, i tetti in  paglia, il fuoco si propagò per tutta la città: le fiamme si indirizzarono verso la zona di Rialto,distrussero tutta Cannaregio fino ad arrivare al Campo SS. Apostoli.

Santa Maria Formosa.jpgIn questo modo l’incendio distrusse il sestiere di Castello, arrivando vicino alle mura dell’Arsenale, dove fu spento dagli arsenalotti e dai lavoratori che, come api operose, erano impegnati all’interno dell’Arsenale. Il danno sarebbe stato immenso, visto che Castello Arsenale.jpgCastello Arsenale 1.jpgArsenale a Castello.jpgl’arsenale era la fucina delle navi, comprese il cordame e le vele.

Palazzo delle Prigioni 1.jpgPalazzo delle Prigioni.jpgDalla parte di San Marco le lingue di fuoco si moltiplicarono fino ad arrivare al Palazzo Ducale, ma si spensero nel Palazzo delle Prigioni 3.jpgCanale del Palazzo delle Prigioni, separate dal Palazzo Ducale dal Ponte dei Sospiri.

La leggenda, suffragata dal ricordo tangibile, narra che questo incendio, così distruttivo e furioso, incanalato nelle Mercerie, Chiesa di San Salvador a Venezia.jpgarrivato nei pressi della Chiesa di San Salvador, lambì e si spense improvvisamente davanti ad un Capitello ingenuo e semplice, raffigurante la Madonna con il Bambino.

Tutta Venezia gridò al miracolo, ed il Capitello venne definito ” Capitello Miracoloso della Vergine ” e ad esso venne nominato il Ramo della Merceria, chiamata così: Merceria del Capitello Miracoloso”.

capitello miracoloso.jpgAllora vennero offerti dei doni votivi, ed i veneziani che passavano davanti pregavano la Vergine Miracolosa, e tutt’ora il capitello viene percepito, amato e vissuto dalla popolazione come miracoloso!