Mag 19, 2009 - Leggende, Luoghi, Misteri    31 Comments

Venezia: a spasso per il Sestier de Santa Crose

El Vecio Fritolin

El vecio Fritolin a Venezia ora.jpgel vecio Fritolin.jpgCaterina Cornaro regina.jpgCaterina Cornaro.jpgCalle della Regina, n° 2262. Oltrepassando il Campo San Cassian in direzione di San Stae, passato il ponte di fronte al Portico della Regina, nome derivato  dal fatto che questi erano i possedimenti di Caterina Cornaro, Regina di Cipro,  esisteva  ed esiste tutt’ora ( anche se è diventato un famoso ristorante) un locale denominato ” el fritolin” l’ultimo rimasto dei veci fritoin della Città.

Una volta a Venezia c’erano molte friggitorie che cucinavano e vendevano il pesce da portare via su dei cartocci di carta, fritto al vecio fritolin a avenezia.jpgfritto e polenta.jpgaccompagnati da una fumante fetta di polenta gialla.

Successivamente il lavoro dei fritoin venne proibito perchè i camini a fiamma libera venivano considerati pericolosi a causa degli incendi che potevano sprigionarsi.

L’ultimo proprietario del ” fritoin” in Calle della REgina si chiamava Aristide Piccin, e la popolazione lo conosceva  come una persona dal cuore d’oro.

pesce fritto.jpgPalazzo Corner o Cornaro.jpgAi bambini più piccoli, quando entravano nel suo negozio, regalava un cartoccio di pesciolini ( pesseti – zottoli), con l’aggiunta di qualche anello di seppia.

 

 

 

Il cofanetto misterioso

Fondamenta S. Chiara , civ. 495/A.

Un giorno nel 1262 nel Convento di S. Chiara sentirono bussare all’uscio del Monastero. Alla porta c’era un pellegrino uguale a tanti altri che in S. Croce a Venezia.jpgquel periodo si recavano o tornavano dalla Terra Santa.

I Pellegrini si fermavano a Venezia anche per venerare le sacre reliquie che venivano ospitate in questa città, e l’ospite chiese alle suorine di poter affidare loro, fino al suo ritorno, un cofanetto che conservava, così raccontò lui, un anello preziosissimo.

Le suore furono molto attente nel far fronte all’importante incarico, ma gli anni passarono e nessuno venne a reclamare Luigi IX re di Grancia e Santo.jpgLuigi re di Francia.jpgil cofano. Nel frattempo al Convento la vita continuava, Suorine morivano e novizie arrivavano, ma, straordinariamente capitava che queste suore avessero delle strane visioni di luci splendenti provenienti dalla scatola, e deliziose e struggenti armonie sembravano essere emesse dall’interno di quel misterioso involucro.

Dopo qualche anno di queste esperienze la Madre Badessa decise di aprire lo scrigno per vedere cosa contenesse: vi trovò un chiodo ed una pergamena che spiegava che quel chiodo era uno di quelli che avevavo straziato i piedi di Gesù nella Croce.

chiesa con campanile.jpgchiesa di S. Pantalon a Venezia.jpgIl documento descriveva inoltre il personaggio che aveva affidato tale reliquia alle modeste suore, ed era stato Luigi Re di Francia, travestito da pellegrino e morto crociato a Damietta, poi proclamato Santo.

cappella del chiodo della Croce.jpgnella chiesa di S. Pantalon.jpgDa allora il sacro Chiodo è stato venerato nel monastero fino all’anno 1830, per poi essere conservato in un’apposita Cappella nella Chiesa di San Pantalon.

 

 

 

L’antica Hosteria Besseta

Salizzada Cà Zusto, civ. 1395

Antica Besseta - statua.jpgantica bessseta.jpgantica Besseta 4.jpgantica besseta 3.jpgIn questo Sestiere è ubicata ancora l’Antica Hosteria Besseta. Il nome è derivato dalla “besseta” che era una vecchia usuraia residente in questa Calle.

Si narra che la vecchia fosse tanto avida, interessata al denaro ed avara, che il fratello, uomo buono  e completamente diverso da lei, donava una volta alla settimana un pasto ai poveri e a chi ne aveva bisogno, ad un soldo (besso in veneziano). Da qui nacque la Sestiere di S. Croce.jpgTrattoria Antica Besseta.jpgdenominazione del locale.

 

San Marco, gli enigmatici pilastri acritani e la laguna come specchio

Enrico Dandolo.jpgPapa Innocenzo III.jpgQuando il papa Innocenzo III convocò la IV crociata nel 1196 il doge di Venezia, Enrico Dandolo persuase i crociati a muovere su Costantinopoli invece che verso l’Egitto offrendo un anticipo di 85.000 monete d’argento per le navi.

Tutte le conquiste ed i bottini sarebbero stati divisi equamente. I francesi accettarono, e la Crociata sfuggì al controllo del Papa, e finì nelle mani di faccendieri ed avventurieri. L’imperatore greco Isacco, deposto da suo fratello Alessio si accordò col Dandolo ed i crociati, facendo loro un’offerta: avrebbe pagato 200.000 monete d’argento, costituito un esercito per combattere contro l’Islam, 500 cavalieri come guardia perenne in Terrasanta e la sottomissione della Chiesa d’Oriente in cambio dell’aiuto per riprendere il trono.

coppa.jpgMa al momento di pagare Isacco non trovò il denaro necessario per cui i crociati presero come ulteriore scusa questo motivo per muovere contro Costantinopoli. Entro le mura vivevano cristiani ortodossi, e fuori i cavalieri che li minacciavano portavano croci sui mantelli, e si dichiaravano cristiani.Era la Settimana Santa del 1204.

Santa Sofia a Costantinopoli.jpgIl sacco di Bisanzio.jpgCostantinopoli era la città più grande del mondo, e dentro di sè conservava meraviglie in ricchezze, monasteri, chiese, palazzi e torri. Qui si trovava Hagia Sofia ( La cattedrale della Santa Sapienza) costruita da Giustiniano  sei secoli prima.

icone nicopeia a San MARCO, vENEZIA.jpgLa Theotokos era la patrona e la protettrice della città, ed il suo velo per ben due ciborio di Anastasia.jpgvolte aveva salvato Costantinopoli, prima dagli Avari e poi dagli Slavi. Il Monastero del Pantacroce conservava l’Icona Nicopeia ( Madonna protettrice e vincitrice contro il nemico)che precedeva l’imperatore in Battaglia, ed il legno della vera Croce di Cristo, trovato da Sant’Elena era conservato nella Chiesa dei Santi Apostoli.

Dopo aver ottenuto l’assoluzione, i Crociati attaccarono ed in tre giorni ridussero la città a ferro e fuoco, compiendo atti terribili, bestiali e vandalici.

Fu subito praticato un vergognoso commercio di reliquie, La Vera Croce fu divisa tra i baroni, una parte fu inviata al Papa, ed un pezzetto portato a Parigi. Re Luigi IX di Francia pagò 10.000 monete d’argento per la “vera” corona di spine e per la custodia costruì la Sainte Chapeller a Parigi.

cripta marciana.jpgI Veneziani invece si mostrarono i più attenti. Dal Monastero del Cristo  Pantacroce si appropriariono di un gruppo di squisiti cammei smaltati ed incastonati di gemme, e di un’ampia collezione di medaglioni episcopali, per decorare la Pala d’Oro, un elaborato schermo bizantino in oro, ingioiellato, che conserva  le reliquie di San Marco nella Basilica.

uno dei pilastri acritani.jpgquadriga.jpgdue cavalli.jpgS_Marco_Tesoro-Artophorion.jpgIl tabernacolo d’oro della Chiesa dei Santi Apostoli, una copia della chiesa stessa, si aggiunsero ai quattro cavalli di rame ricoperti d’oro, che facevano parte dell’Ippodromo di Costantinopoli, e che avevano fama di essere protettori della città, e che per occhi sfoggiavano  Vergine Nicopeja a S. Marco.jpgdegli splendidi smeraldi, trafugati da Napoleone e le sue truppe. La loro collocazione, nella Basilica, è evidente a tutti, dopo aver passato due “cure” di controllo e restauro.

S_Marco_Pala%20dOro.jpgreliquie%20tesoro%20san%20marco.jpgiconostase di san Marco.jpgEvangelario di San Marco.jpg2.jpgIl Tesoro di San Marco contiene la più accurata collezione di artigianato bizantino nel mondo, comprende 32 calici tesoro 3.jpgtesoro 5.jpgbizantini, varie reliquie, di cui parleremo, reliquiari, parti di altari, Vangeli, gioielli, paramenti, manoscritti e vasi sacri. Il sarcofago Veroli, il più bel pezzo al mondo d’avorio bizantino tagliato, e il Salterio dell’Imperatore Basilio.

tesoso9 7.jpgSalterio Bizantino.jpgtesoro.jpgMadonna Nicopeia.jpgTra i pezzi famosi e bellissimi i due pilastri acritani posti sulla piazzetta, tipici della decorazione sassanide, pre Persiani, raffigurante foglie d’acanto, code di pavoni, tralci di vite e varie altre forme di foglie e piante, oltre che straordinarie iscrizioni pilastri acr.jpgpilastri acritani.jpgpilastro.jpgcrittografiche”non ancora decrittate,  di una strepitosa bellezza, che, in origine, si specchiavano pilastro acritano.jpgtesoro di San Marco.jpgassieme alla colonna del bando img043.jpged ai tetrarchi sulle acque della laguna visto che la piazzetta confinava direttamente con il Canale.

 

 

 

 

Apr 30, 2009 - Alchimia, Esoterismo, Personaggi    2 Comments

Il primo alchimista a Venezia

imagesCAZIL914.jpggualdigrande.gifL’alchimista più noto, addirittura leggendario appartenente ai Rosacroce, maestro di Cagliostro ed amico del Conte di Saint Germain, noto come Federico Gualdi, durante il suo soggiorno a Venezia (1650-1682) lasciò il suo segno.

Poliglotta, matematico, astronomo, nel 1662 progettò uno sbarramento mobile nella laguna.

Era considerato come possessore dell’elisir di lunga vita. Raggiunta l’età presunta di 200 o 600 anni, il suo aspetto era quello di un uomo di 40 anni, così come ne testimonierebbe  un ritratto dipinto da Tiziano.

Si attorniava da artisti, studiosi, matematici italiani, francesi e tedeschi, ed una cerchia di discepoli.

imagesCAFZMPNH.jpgIl più noto tra questi Francesco Marin Santinelli, facente parte della corte della regina Maria Cristina di Svezia, che pubblicò con lo pseudonimo di Fra Marcantornio Crossalane Chinese, la lux obnubliterata supte natura rifulgens /1664) tradotta in Francese con il tiolo” La lumiere sostant par soi-meme des tenebres “.

Il modello di questo scritto era la Phylosiophy Hermetic del Gualdi,

Gualdi fu considerato uno dei capi dei Rosacroce  d’oro (ordine fondato di Germania nel 1542) ed in conformità agli statuti dell’ordine si dedicava all’alchimia, alla creazione di spiriti familiari e homuncoli, alla fabbricazione di medicinali ed elisir.

imagesCAX3YE61.jpgimagesCAE4JJY1.jpgimagesCAJATY3Y.jpgimages.jpgimagesCA90TSXA.jpgOggetto d’indagine da parte del Santo Uffizio di Venezia (1676) che comunque non sfociò in un processo, fuggì e ricomparve in imagesCAA9SHUZ.jpgGermania nel 1716.

Apr 19, 2009 - Architettura, Misteri    7 Comments

Patere e barbacani di Venezia

391962761_e1214f8990.jpgimagesCA8UPBFC.jpg Un consiglio che vorrei offrire a tutti: girate per Venezia con gli occhi alzati, guardate in alto ed avrete delle sorprese bellissime ed affascinanti. Innanzi tutto potrete vedere, a decorazione delle facciate delle case, le patare,  che sono delle formelle di marmo o di pietra d’Istria particolarmente diffuse sulle facciate delle case a Venezia. Se ne può ammirare una bellissima, bizantina, in Corte Amadi ( a Cannaregio), e tante altre distribuite in tutta la città.

A queste si aggiungono le lapidi marmoree, alcune delle quali lapidi funerarie come quella in Campo S. Maria Formosa dedicata ad una coppia di antichi romani residenti nelle isole.
imagesCAAH6SYA.jpgimagesCA86XVP9.jpgAltre, come quelle sulle pareti del Palazzo Ducale, all’ingresso della porta del frumentopalazzoducale.jpg
ammoniscono i pubblici amministratori a non approfittarsi del proprio ruolo per far denaro.

imagesCABCGPY4.jpgUn’altra, molto particolare si trova tra il Sotoportego del vagon e Cà Falieri ai SS. Apostoli, ed in questa lapide vengono indicati imagesCANSANUL.jpgi luoghi dove si puà vendere il pane: si tratta di un leone in moleca (cioè in tondo).

A questi si aggiungono archi per lo più gotici, di squisita fattura ed eleganza, risalenti al 500 circa; uno dei più belli si trova in Calle del Paradiso.250px-Venice_-_Arc_on_the_Ponte_de_Paradiso.jpg

Una struttura architettonica tipica di Venezia sono i barbacani,  consistenti in travature emergenti di legno o di pietra, che sorreggono al livello del primo piano la sporgenza di un edificio rispetto alla calle o il campo sottostante. Così partendo dal primo piano, anche quelli superiori dispongono di una maggiore superficie rispetto al piano terra.

Tutto era regolamentato dalla Repubblica di Venezia, che in questo modo intendeva creare una maggiore viabilità e una maggiore protezione  dei  pedoni e delle attività commerciali, o magazzini che stavano al piano terra, non solo, ma era garantita maggior luminosità e salubrità specie in quelle calli molto anguste.barbacani1.jpg

salva con scritta.jpgAllo scopo venne creato un barbacane campione nella Calle della Madonna a Rialto, fatto in pietra d’Istria, recante l’iscrizione: PER LA IURISDICIOM DI BARBACAN.

250px-Calle_del_Paradiso.jpgUno degli esempi migliori è comunque in Calle del Paradiso vicino a Campo S. Maria Formosa.

Ed in questo campo, proprio alla base del campanile della chiesa appare questa scultura particolarmente inquietante.

imagesCA2IZ5D5.jpg

 

 

Apr 7, 2009 - Architettura, Luoghi    No Comments

Stanze nascoste, passaggi segreti…dall’oro ai Piombi di Venezia

Itinerari-sala-della-cancel.jpgponte sospirir.jpgLe prigioni a Venezia risalgono all’XI secolo. Qui il Consiglio dei dieci raccoglieva i suoi prigionieri, dapprima nel corpo stesso del Palazzo, poi in uno separato collegato a Palazzo Ducale dal Ponte dei Sospiri.

mascherone per le denunce anonime.jpgChiunque poteva scrivere una denuncia anonima ed imbucarla nel mascherone, che vedete qui a fianco, ma prima che si desse corso alla denuncia vi erano una serie di condizioni particolari, tra cui testimoni oculari e prove, per cui questo non era certo il miglior ristema per battere un nemico o vendicarsi di qualche offesa.

Itinerari-ufficio-cancellie.jpgNel sottotetto di Palazzo Ducale vi sono stanze nascoste ai più, come la Stanza del Notaio dove si celava l’Archivio segreto dei più importanti atti della Repubblica, l’Ufficio del Cancelliere Grande, dotato di grandi poteri, l’unico magistrato eletto direttamente dal Maggior Consiglio, e le Sale della Cancelleria Segreta, con gli armadi che conservavano gli atti pubblici e le scritture segrete decorati con gli stemmi ed i nomi dei vari cancellieri.

Sala dell'inquisizione.jpgSala degli Inquisitori.jpgtortura%20small.jpgtormento.jpgLa Camera della Tortura, conosciuta come Camera Sala del Consiglio dei Dieci.jpgItinerari-sottotetto-maggio.jpgdel Tormento, che era  collegata attraverso i corridoi del sottotetto direttamente ai piombi, poi, a piano terra la Stanza degli Inquisitori, il cui soffitto è decorato da opere del Tintoretto. Infine la Stanza dei tre Capi da cui, attraverso un passaggio segreto occultato da un finto armadio in legno si arriva direttamente alla Sala del Consiglio dei Dieci.

piombi 1.jpginterno piombi.jpgi piombi.jpgpiombi.jpgLe prigioni erano ripartite nei pozzi, ubicati al pianterreno,  celle umide e malsane,destinate per lo più ai prigionieri comuni, e camerotti, o piombi, posti sotto il tetto coperto da lastre di piombo, da cui il nome, in cui venivano segregati i nobili ed i statua di Daniele Manin.jpgclerici.

Nicolà Tommaseo.jpgNicolò Tommaseo.jpgDaniele Manin.jpgSilvio Pellico.jpgGiordano Bruno.jpgpiombi 2.jpgDa qui passarono Giordano Bruno, Silvio Pellico, Daniele Manin, Nicolò Tommaseo e Giacomo Casanova, che rese famose queste prigioni narrando della sua fuga nelle sue “memorie”, e principalmente nella”Mia fuga dai Piombi” avvenuta nel 1756.

La narrazione di Casanova descrive l’organizzazione carceraria del tempo: i detenuti godevano di assistenza medica, potevano farsi portare i pasti da fuori o ordinarli ai carcerieri, usufruivano di una casanova.jpgfuga.jpgfuga di Casanova.jpgfuga dai piombi.jpgimagesCA43I5ZX.jpgassegnazione in denaro per le  commissioni utili per soddisfare le piccole necessità, che venivano eseguite sempre dai carcerieri, con l’obbligo di specificare le spese.

Potevano inoltre farsi portare mobili e suppellettili, e le pulizie delle celle venivano eseguite giornalmente. Potevano godere inoltre di piccole passeggiate fuori dalla cella stessa, ma restando sempre nel sottotetto.

IL prigioniero passava quindi da stanze opulente e riccamente decorate, gettando un ultimo sguardo alla passaggio dentro al ponte dei sospiri.jpglaguna ed alla libertà, per inoltrarsi in un mondo malsano, umido, spaventoso.

 

 

Apr 1, 2009 - Architettura, Luoghi    9 Comments

Scala con vista a Venezia

foto-bovolo.jpgimagesCAJYQSHR.jpgimagesCAAEYLCR.jpgVenendo dall’Accademia per andare a S. Marco, attraversato il ponte di legno, dopo una breve sosta nella chiesa di S. Vidal, per ascoltare un pò di musica, ed aver attraversato Campo S. Stefano inondato di sole, proseguiamo e passiamo il ponte  della Cortesia: subito scesi in  Campo Manin. troviamo sulla destra, quasi nascosta, una piccola calle che ci invita, dopo tanto sole, nella sua ombra confortevole e ci si avvia, e poi ancora sulla destra un’altra piccola calle sembra intrigarci in qualche modo, per cui iniziamo a percorrerla e quasi subito ci appare  uno spettacolo veramente fantastico: ecco emergere in tutta la sua eleganza la Scala Contarini del Bovolo.

E’ uno dei più singolari esempi dell’architettura veneziana di transizione dallo stile gotico, ben radicato nell’architettura locale, a quello rinascimentale.

90px-Rifinitura_del_pilastro.jpg90px-Pilastro_centrale.jpgLa scala detta del bovolo (perchè a chiocciola, bovolo per i veneziani) si sviluppa all’interno di una torre cilindrica, traforata da archeggiature ascendenti.

Alla fine del 400 Contarini fece aggiungere al suo palazzo tardo gotico di S. Paternian un nuovo corpo di fabbrica, allo scopo di ingrandire e  abbellire la casa,  e qualificare visivamente la facciata interna del palazzo prospicente un piccolo cortile un tempo protetto da una cinta muraria.

La sua costruzione è generalmente attribuita al Candì.

90px-Particolare_esterno.jpg90px-Lato_verso_S_Marco.jpgvedutabovolo.jpgbovolo1p.jpg250px-Scala_Contarini_del_Bovolo.jpg90px-Particolare_interno.jpgComunque basta provare l’emozione di salirla e di arrivare, con un’ultima teoria di archeggiature il belvedere a cupola che la copre e dal quale si può ammirare un inconsueto panorama : i tetti di Venezia, i campanili , le case e le chiese e, scintillanti al sole, le cupole di S. Marco.

Alla ricerca di Marco Polo

Ci sono diverse curiosità affascinanti in questa città dove ogni dettaglio dovrebbe essere osservato, ogni particolare salta all’occhio.

imagesCAUO5G9S.jpgPer cui decidiamo di andare alla ricerca della casa di Marco Polo. Siamo a S. Giovanni Crisostomo, proprio vicino al Ponte di Rialto, sulla destra troviamo un Campiello, delizioso che si affaccia proprio sulla riva del Canale. e proprio osservando la riva si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo affiorante dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.

Il dramma avvenne nel 1578: il povero Fosco era assai geloso della moglie, ed una sera la rincorse perchè convinto di essere stato tradito dalla donna; in quel mentre giungeva il Doge, Marino Grimani, zio della sposa; egli chiese al Loredan ragione di quella violenza, ma egli ribadì la sua convinzione del tradimento della fanciulla, poi, all’improvviso, con un fendente, decapitò la povera Elena.

Subito dopo, affranto e disperato chiese al Doge quale sarebbe potuto essere il suo castigo.

Grimani gli rispose che doveva immediatamente recarsi a Roma dal Papa, recando con se il corpo e la testa della vittima. Così egli fece, ma il pontefice non volle neppure riceverlo, per cui, disperato e pentito, ritornò a Venezia, andò sul luogo del misfatto e si buttò in acqua, annegando. Ancora adesso si parla di quesi poveri ed infelici fantasmi, destinati a galleggiare l’uno accanto alla testa dell’altra.

Corte Morosina.jpg90px-7989_-_Venezia_-_Campo_Santo_Stefano_-_Palazzo_Morosini_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007.jpgProprio su questo campiello si affaccia la terrazza del Palazzo Morosini caratterizzato sull’arco di ingresso da un rilievo rappresentato da un elmo ed uno scudo, messo li in onore di un giovane cavaliere proveniente dalla Terrasanta, che portava con sè, nell’elsa della sua spada una preziosissima reliquia, si dice un pezzo della Santissima Croce da consegnare al prevosto a Colonia.

Durante il viaggio di ritorno egli aveva conosciuto un Morosini, e con lui strinse un patto di amicizia. Arrivati a Venezia il mercante volle ospitare il giovane nella sua casa, proprio quel palazzo.

Capitò così che il Cavaliere conobbe la sorella del mercante e se ne innamorò, al punto di fermarsi in questa città per qualche tempo. Ma il Morosini lo aveva ingannato perchè la donna non era sua sorella ma la sua amante, per cui una notte fuggirono portando con sè la preziosa spada con la reliquia.

palazzo-morosini-cortile.JPGimagesCAAOEQRW.jpgSi racconta che di notte il cavaliere vagasse gemendo ed urlando disperato per le calli, finchè un giorno furono rinvenuti, nel Campiello Morosini che si trova parallelamente al Campiello del Remer, ma dall’altro lato del Palazzò la corazza e l’elmo,  completamente vuoti.
Ora noi  proseguiamo, oltre al Campiello Morosini, buio e non molto grande, con un selciato in mattoni, al centro una vera da pozzo che porta uno scudo con una zampa di leone per insegna, attorniato da archi di mattoni.imagesCA52PWNG.jpg

imagesCAO56M1J.jpgPassiamo sotto il Primo sottoportego del Milion, e poi anche il Secondo, ed arriviamo alla seconda corte del Milion. La casa di Marco Polo è molto vicina: passiamo sotto l’arco bizantino e ci troviamo di fronte al Teatro Malibran. 391379853_c15fa2fbfd.jpg

il milione.jpgEd è proprio qui, sotto al Teatro che a causa di lavori di ristrutturazione nel 1998 furono effettuati degli scavi sotto il controllo dell’Architetto Luigi Fozzati. Sono stati trovati i resti della casa fondaco del mercante veneziano, con reperti veramente interessanti: agianature lignee di epoca tardo antica ( tra il 650 e il 673). I rerti di ceramica recuperati, dice l’Architetto Laura Anglari, hanno permesso di ampliare le conoscenze Marco Polo.jpgrelative ai rapporti e scambi che Venezia ha casa.jpgavuto nel corso dei secoli.

imagesCANZGLHT.jpgimagesCAHMYT33.jpgTra i manufatti di più antica produzione di Venezia vi sono le stoviglie del XIII e XIV secolo, di particolare interesse è la ceramica invetriata alto medievale. Ma l’oggetto che risvegliato più entusiasmi è stato un bicchiere di vetro viola, rarissimo per colore e per il fatto che un vetro sia arrivato quasi indenne ai giorni nostri.

Palazzo Bembo Boldù con Cronos.jpgPassiamo per il ponte di S. Maria Nova ed ecco che davanti a noi appare il Palazzo Bembo Boldo con sulla facciata una bellissima nicchia del 500 con la scultura esterna forse più affascinante di Venezia: una figura di uomo selvaggio ricoperto di pelo, Chronos, il tempo, o Saturno che reca in mano un disco solare.imagesCAGT5CEJ.jpg

Meravigliosa passeggiata alla ricerca della vita Veneziana (ben poco vissuta in questi luoghi) del simbolo dell’innovazione, della ricerca, del mercante veneziano e di quella Serenissima di cui tutti i Veneziani sono orgogliosi, ma anche attraverso simboli, patare, archi, testimonianze artistiche che i veneziani hanno la fortuna di vedere tutti i giorni, di sfiorare con le dita, di sapere che quella realtà è nei loro geni, nel loro modo di concepire la vita, la democrazia, la repubblica e l’esplorazione, sempre necessaria in tutte le sue espressioni (ricerca, viaggi, scavi archeologici!!) per crescere ed essere cittadini consapevoli di sè e del proprio valore del mondo!

 

 

Mar 13, 2009 - Luoghi, Società veneziana    4 Comments

Ospizi o sale da Concerto a Venezia

imagesCA3PKKX2.jpgCon la denominazione ospizi  sono noti numerosi edifici esistenti a Venezia ed altri invece di cui si ricorda solo l’esistenza; sono complessi edilizi di notevoli dimensioni dall’aspetto anch’essi di istituzione pubbliche per destinazioni varie che mutarono nel tempo, pur rivolgendosi a diverse forme assistenziali.

simbolo Pietà.jpgNon solo la parola Ospizio a Venezia si riferiva a luogo di ricovero e degenza per malattie, ma ebbe un significato di carattere altamente sociale, in quanto questi complessi  rappresentavano luoghi dove gli orfani venivano accolti, soprattutto giovanette bisognose venivano accolte , educate e mantenute dalla spesa pubblica.

imagesCAB34HIJ.jpgCol tempo oltre al carattere assistenziale , tali istituti assunsero  aspetti più nettamente educativi e culturali, specialmente per quanto riguarda l’educazione musicale.

E’ molto difficile immaginare che in edifici seppur grandi, come ad esempio  gli “Incurabili” o i ” Mendicanti”,potessero coesistere  ambienti di degenza per malattie soprattutto infettive, ed educandati  raffinati dove le fanciulle venivano  seguite fino all’età da marito, ambienti dove si tenevano spettacoli o concerti frequentati rio2.jpgdalla miglior società veneziana.

Oltre che allontanare dalle possibili insidie della strada le fanciulle, la pubblica assistenza si occupava anche dei giovani, i quali imagesCAP0QZC0.jpgvenivano avviati ai lavori come garzoni di bottega, arsenalotti, apprendisti, artigiani, fanti o marinai.

L’educazione quindi oltre a tener lontani questi giovani e giovinette dagli adescamenti delle persone poco oneste arricchiva la propria forza lavoro, aiutando così le varie corporazioni ad avere sempre nuovi adepti.

La cura per l’ospitalità e la cura anche dei viaggiatori ebbe inizio fin dai tempi delle crociate, con i frati  ospitalieri..e poi i Cavalieri di Malta.

imagesCAPJDYLT.jpgimagesCA4HCP2E.jpgTra le più antiche istituzioni famoso l’ospizio Orseolo, fondato dal doge Pietro Orseolo  nel 977 a imagesCA4N0Z70.jpgPiazza S. Marco, nel luogo dove attualmente sorge un albergo. Una bellissima documentazione se ne ricava guardando ” La Processione in imagesCA7R17SL.jpgPiazza S. Marco di Gentile Bellini (Gallerie imagesCACY4RGV.jpgdell’Accademia, imagesCAM3OL8S.jpgincufabili Sansovino.jpgVenezia).

imagesCA9VV59T.jpgPoi, in riva degli Schiavoni c’era l’Ospizio Cà di Dio, vicino all’Arsenale,ancora esistente, e diverse volte ricostruito, l’ultima volta nel 1544 su progetto del Sansovino. quindi l’ospedale dei Mendicanti, fondato da religiosi vicino alla Chiesa di SS. Giovanni e Paolo e l’ospizio delle zitelle, dove venivano ospitate solo le ragazze, dette appunto zitelle.

Le finalità educative erano dirette proprio alla musica, per cui questi complessi erano attrezzati con sale idonei a concerti e per questi attrezzate.

Poi c’erano i lazzaretti che erano dislocati nelle isole circostanti, proprio perchè venivano utilizzati durante le epidemie, peste o malattie infettive, compresa la labbra.
Il nome Lazzaretto deriva dal primo ospedale dove veniva curato questo tipo di malattie, S. Maria di Nazareth, chiamato poi nazaretto, quindi lazzaretto.

Comunque Venezia fu sempre molto attenta ad una politica igienico-sanitaria, effettuata tramite un severo controllo degli stranieri, delle navi che attraccavano,mentre l’igiene della città veniva effettuata ripulendo spesso il fondo dei canali i quali, con la loro acqua, ripulivano le case circostanti; c’era poi un severo controllo degli innumerevoli pozzi che portavano acqua nei campi e nelle corti.

imagesCAU61GBY.jpgimagesCACWHD0D.jpgEsisteva il Collegio dei Medici, una sala d’anatomia e un teatro anatomico a S. Giacomo dell’Orio, oltre che una nutrita biblioteca formata da libri riguardanti la medicina e l’anatomia.La scienza a Venezia, la cura della persona e  non solo della malati: una innovazione che fece della serenissima un baluardo della ricerca, della cura e dell’attenzione per le persone e non per le malattie!!

 

 

La vecia del morter

Tradizione o leggenda?

imagesCALJ5IER.jpgimagesCAYH4ZTF.jpgCorreva l’anno 1310. La vecchia Giustina Rossi, donna vedova, povera e con una figlia (Agnese) da mantenere, viveva in una casa che era della Repubblica, proprio sopra il sotoportego del Cappello Nero alle Mercerie Meridionali, vicinissima a Piazza S. Marco.

Un tal Vittore era innamorato corrisposto della figlia, ma i due non potevano sposarsi perchè nessuno dei due aveva un sostentamento, mentre Gualtieri, l’esattore della Repubblica era innamorato di Agnese.

Il 15 Giugno del 1310 appunto, Gualtieri andò dalla vecchia Giustina per farsi pagare l’affitto della misera casa, ma alle suppliche della donna, che si era già venduto tutto quanto  possedeva, rispose minacciandola di chiamare gli Avogadri della Serenissima, ed in questo modo di cacciarla di casa entro il giorno successivo, a meno che Agnese promettesse di sposarlo.

imagesCAOWXFOV.jpgimagesCADY51I5.jpgPoi l’uomo se ne andò lasciando le due donne disperate.  Fuori scoppiò un fortissimo temporale e si udivano suoni di tempesta quando si sentirono urla di uomini, una gran vociare ed una grande confusione.

La povera Giustina, confusa e spaventata, si affacciò alla finestra, ma non si accorse del pesante mortaio di pietra che era posato sul davanzale, e questo cadde giù, colpendo alla testa un soldato armato, ed uccidendolo sul colpo.

imagesCAR10W53.jpgDisperata Giustina abbracciò Agnese e pensò ad un futuro in prigione, alla sua Agnese abbandonata tra le mani del bramoso Gualtieri, e pianse lascrime sconsolate.

Intanto la gente era accorsa a vedere cosa fosse successo, così come i soldati, e dopo un pò Giustina sentì bussare alla porta….tremando andò ad aprire e si trovò davanti il Capitano delle Guardie:

Signora Giustina, le disse, lei ha salvato la Repubblica. Ha ucciso Gualtieri che era l’alfiere degli uomini di Baiamonte Tiepolo, nemico giurato del doge, che voleva assaltare il Palazzo Ducale. (Baiamonte apparteneva alla famiglia dei grandi pittori, ed era un rivoluzionario).

imagesCAOZAV9O.jpgimagesCAC2RBYM.jpgLa vecchia venne quindi accompagnata al Senato, dove il Doge Pietro Gradenigo le abbonò l’affitto della casa dove abitava, e le assegnò una pensione fino a quando fosse vissuta. Quindi le diede lo stendardo di Venezia, facendole promettere di esporlo ogni 15 giugno, a ricordo dello scampato pericolo.

imagesCAXMK0A6.jpgimagesCAOJ4EGO.jpgSe voi andate alle Mercerie, all’estremità meridionale, sopra il primo arco vi è il rilievo della figura di una vecchia con un mortaio. e sotto, sul pavimento, c’è la data.

scultura.jpgAlla Biblioteca Marciana c’è pure una statua che la ritrae.

Feb 23, 2009 - Architettura, Leggende, Luoghi    No Comments

particolari…tà di Venezia

Ci sono degli elementi architettonici di Venezia che sono propri tipicamente di questa città e di questo scenario.

camini.jpgcamino veneziano.jpgcamini veneziani incisione.jpgGuardando in alto ecco che si possono vedere i tipici camini, qui infatti il termine camino si riferisce alla parte in muratura posta sopra il tetto, fatta per far uscire i fumi dalla casa.

Il problema più grande per i veneziani era infatti quello di far uscire il fumo senza però far entrare l’umidità, specialmente della nebbia, e la salsedine.

imagesCAMQULZF.jpgimagesCAC3VRO2.jpgimagesCAC75L1C.jpgSi deve tenere poi conto della conformazione di Venezia costituita su 116 isole circondate da 176 rii, con le abitazioni vicinissime le une alle altre e di differente altezza.

Ecco quindi l’esigenza di un marchingegno per estrarre il fumo dall’abitazione ma che doveva anche abbattere le scintille che a volte erano causa di furiosi incendi, (anticamente i tetti delle case erano ricoperti di paglia), e favorire inoltre la circolazione forzata dell’aria all’interno dell’abitazione.

Il suo funzionamento quindi si basava e si basa tutt’ora sull’accorgimento di mettere una tettoietta sulla parte superiore della canna fumaria, in modo da non far entrare la pioggia, e visto che per principio fisico l’aria calda sale, il fumo convogliato nella canna fumaria veniva spinto attraverso buchi laterali di questa canna, e convogliata allo schermo che ne circondava la parte terminale ad uscire superiormente. La forma di questo schermo determinava la forma del camino.

altana.jpgimagesCA6NQ0NF.jpgimagesCA1LTCJP.jpgOcchi sempre per aria, a continuare a guardare i tetti di queste case e palazzi: sopra un’altra sorpresa: piattaforme – terrazze fatte di legno e sostenute da pali, spesso decorate con piante, vasi colorati, fiori: sono le altane, di sapore piacevolmente orientale, osservatori straordinari sulla città

imagesCAAU8UY9.jpgimagesCA8PFNFI.jpgSalendo le scale di una casa veneziana, generalmente buie, si arriva ad una botola, basta aprirla ed ecco che il sole avvolge il fortunato che può affacciarsi a questa “terrazza”, illuminato da questa luce che a Venezia è molto particolare, luce da pittori, luce d’acqua, bagliori iridescenti, e la visuale….da togliere il fiato.

Poi ci si rituffa nelle strade di questa città, chiamate calli: ce ne sono di tutti i tipi, sghembe, larghe, strette, strettissime, tanto che per poter passare bisogna mettersi di lato, ed infine i sotoporteghi, che sono imagesCABZGQCM.jpgimagesCAYONNUB.jpgpassaggi sotto le case, e vanno di calle in calle, o in campiello, in campo, in corte.

imagesCAS2EPOG.jpgIl più famoso a Venezia è forse quello più basso, si trova alla Bragora, nel sestiere di Castello e sulla sua volta è incastonato un cuore di pietra:  a questo è legata una tenera storia, simile a molte altre che si raccontano nelle città di mare

Nella casa sopra il sotoportego viveva un pescatore, Orio. Come ogni sera uscì con la sua barca verso le bocche di Malamocco per gettare le sue reti..arrivato che fu nella zona di pesca il giovanè udì un lamento, ed una soave voce femminile che implorava aiuto.

calle stretta a _V.jpgCalle%20Stretta.jpgSpaventato il giovane  chiese se era una strega caduta in mare, ma all’improvviso dalle onde sorsero due mani e poi un viso incantevole di fanciulla: allora il giovane spostò la rete, ed una splendida coda di sirena si mosse, finalmente libera: la Sirena disse di chiamarsi Melusina.

I due giovani si innamorarono immediatamente l’uno dell’altra, e stabilirono di rivedersi ogni sera, tranne il sabato, per volere di Melusina. Passarono le settimane ed Orio non poteva fare a meno di vedere la sua bella innamorata. Era tanto innamorato che, nonostante il divieto della sirena, il quarto sabato andò, ma non vide la fanciulla. Rimase li in attesa finno a quando lo sciabordio dell’acqua attrasse la sua attenzione, e vide allora una serpe marina. Spaventato si ritrasse, ma la serpe gli parlò con la voce di Melusina e gli raccontò di essere vittima di un maleficio, per cui ogni sabato lei si trasformava in serpente.

imagesCA3AJR1J.jpgPoco dopo i due giovani si sposarono ed ebbero tre figli. La loro vita scorreva felice ed armoniosa, ma un giorno Melusina si ammalò e morì.

Disperato Orio la seppellì in mare, e continuò la sua vita di marinaio.

Ma ogni volta che tornava  trovava la casa in ordine, i figli accuditi, sembrava un miracolo.

Un sabato rientrò prima del solito e vide al centro della cucina una serpe..spaventato prese un’ascia e la uccise.

SOTT.2.jpgimagesCA695J8P.jpgPassarono i giorni e Orio si accorse che la sua casa non era più accudita, così come i suoi tre figli, ed allora si accorse, con orrore, di aver definitivamente ucciso Melusina.

sottoportego alla bragora con il cuore.jpgPer ricordare questa dolce e tragica vicenda un cuore di pietra venne incastrato li dove c’era la casa dei due sfortunati sposi.