La Laguna di Venezia ed il suo miracolo di equilibrio tra natura e ingegneria!

Le lagune sono bacini d’acqua create da fondi di fiumi che sboccano in mare lungo coste e bassi fondali. I detriti portati dalle correnti fluviali al contatto con l’onda contraria delle maree, vengono depositati nei fondali costieri creando sottili cordoni di sabbia ed inglobando così vasti spazi acquatici.

Queste acque restano però sempre a contatto col mare ed è proprio il movimento delle maree che le purifica costantemente; la forza contraria delle correnti marine, d’altra parte, impedisce il completo interramento della laguna. In relazione a queste correnti marine la laguna di Venezia è stata paragonata ad una grande fiume che inverte il suo corso ogni sei-sette ore ( il ritmo delle maree), penetrando fino agli estremi limiti del bacino lagunare con la marea crescente, per uscire ad intervalli regolari  con il flusso di bassa marea (dosarsa): questo continuo flusso e riflusso marino rinnova e ripulisce costantemente  così lo spazio chiuso tra le acque interne.

laguna-di-venezia13Gli spazi lagunari costituiscono in tal modo habitat ideali, protetti come sono dalle tempeste del mare e dalle incursioni di nemici. Inoltre facilitano traffici ed insediamenti  diventando così , per la loro stessa conformazione naturale , luoghi privilegiati, soprattutto in determinanti momenti storici.

L’ambiente naturale delle lagune è di per sè stesso instabile, soggetto continuamente ad erosioni , smottamenti, interramenti. cioè ai movimenti contrari del mare che tende ad ampliare il suo dominio, e delle correnti fluviali che invece portgno ad impaludare la laguna.

laguna 1Le acque morte delle zone paludose , senza il respiro della marea, divengono malariche ed inospitali, riducendo così questi ambienti a lande deserte e pericolose per l’uomo.

Jacopo da VaragineNelle storie dei Santi di Jacopo da Varagine lo storico genovese del 1400 si trova una  delle ‘più affascinanti versioni della leggenda di S.Giorgio, un santo particolarmente venerato nei paesi marinari. Questa leggenda è nata dalla laguna di Tunisi dove il drago con cui si scontra  non è altro che la raffigurazione fantastica dell’ammorbamento dell’aria causato dall’impaludamento delle lagune contro cui gli abitanti dovevano lottare.

isola di S. GiorgioChe a S. Giorgio sia stata dedicata, fin dal IX secolo l’isola che si trova proprio di fronte a San Marco non è probabilmente casuale: S. Giorgio era li a difendere la laguna contro tutti i mostri delle acque ( le gesta del Santo sono state meravigliosamente illustrare nei quadri del Carpaccio, immagini allucinate, teschi , miasmi e decomposizione).

La Laguna di Venezia era conosciuta già dagli antichi greci e romani: Marziale esaltò Altino e Vitruvio (attivo dal 46 al 30 A.C.) lodò la laguna per la sua “incredibilem salubriutatem”. Ma anche lo stesso Omero, Euripide, Alcame e lo storico Strabone menzionarono questa zona per l’allevamento dei cavalli i quali prediligono il clima marino e i terreni sabbiosi. L’antica Jesolo si chiamava infatti Equilium, prendendo nei secoli il nome di Jesolo da Giesolo, una località vicina, dopo il maremoto che inabissò Metamauco erodendo parte del villaggio che venne quindi assorbito dal villaggio vicino, assumendone quindi il nome; altra testimonianza la località del Cavallino:o una piccola Camargue!

Nel museo civico di Padova si conserva una stele che era posta sulla sepoltura di un cavallo di nome Aegyptus con l’iscrizione “Aegyptus intr iugo primo” cioè il primo  dalla parte interna del giogo, la parte più difficile in quanto doveva tirare gli altri cavalli al giro di pista.

Venezia , verso la fine del 400 si trovò a fronteggiare in maniera drammatica il “mostro”fluviale. Per evitare l’interramento provocato dai detriti trasportati dai fiumi più importanti che sfociavano in laguna, gli illuminati magistrati delle acque provvidero, con opere di alta ingegneria addirittura ciclopiche, a deviare i corsi del <Brenta, del Sile e del PiAVE.

laguna di Venezia 6Venezia, città artificiale si creò una laguna altrettanto artificiale e ciò le permise di sopravvivere. A questi si aggiunsero altri lavori come costruzioni di difesa idraulica, questa volta contro il mare, come la grandiosa realizzazione dei “murazzi” lungo i lidi. In tal modo la Serenissima  riuscì a salvare durante i suoi dieci secoli di storia il suo  spazio vitale, quello della sua laguna, con grande sapienza di decisioni e ininterrotto lavoro per conservare la città e la laguna intatte.

 

 

 

Nov 20, 2013 - Architettura, Arte    No Comments

Le isole realtine e lo sviluppo di Venezia

Rialto di de BarbariLe “isole realtine” furono, seguendo la tradizione, il primo nucleo abitato del complesso residenziale che divenne in seguito la città di Venezia. Se per isole realtine si intende un origine tutto l’insieme dell’asrcipelago posto al centro della laguna, è indubbio che proprio attorno all’attuale Rialto siano avvenuti i primi stanziamenti di popolazioni lagunari.

Riva del vin 1Il luogo si trovava proprio al centro dell’arcipelago, in posizione protetta sia dalle burrasche sia dalle eventuali escursioni nemiche. Nel contempo la laguna aperta e le varie isole erano facilmente raggiungibili attraverso il “Largo Canal” (Canal grande)  per esercitarvi la pesca, le coltivazioni, la caccia etc.

Ruga vecchiaUna riprova che Rialto fu uno dei più antichi centri abitati è data dalla forma degli isolati ancora esistenti tra Ruga Vecchia e Riva del Vin, e tra Ruga degli Speziali  e la Pescheria: gli isolati sono di forma molto allungata , divisi da strette calli e disposti a “pettine””, cioè ortogonalmente rispetto ad un percorso principale..

Cà BarzizzaAnche se per poche tracce rimangono in loco, dopo l’incendio del 1513 , si sa che i mercati esistevano in Rialto ; secondo la tradizione vennero fondati nel 1097. Tutto intorno invece si conservano ragguardevoli esempi di architetture due-trecentesche veneto-bizantine. Cà Barzizza e Cà Businello , ad esempio, facevano parte di quella “palazzata” che si svolgeva da Rialto lungo la Riva sud del Canal Grande  e che si vede ben rappresentata dalla pianta del Dè Barbari; sulla Riva opposta si trovano Cà Farsetti e Cà Loredan e, oltre al ponte, Cà da Mosto e Calle del Remer.

Cà FarsettiUn così cospicuo assieme di edifici di tono elevato e con destinazione non solo residenziale ma anche portuale (sappiamo che erano quasi tutte case-fontego) ben giustificava nel suo centro topografico (Rialto)una zona d’affari.

Campo beccaria a VeneziaAlcune tracce medievali esistono ancora: le finestre già della casa dei Querini in campo delle Beccarie con al centro del campo la piccola vera da pozzo, le case dei Ziani verso la Pescaria, il Campanile di S. PescheriaGiovanni Elemosinario. Ma è soprattutto la chiesetta di S. Giacomo, fondata nel V secolo e secondo tradizione la più antica di Venezia che convalida l’esistenza aa Rialto di un centro di nevralgica esistenza fin dai primi tempi della formazione della città.

La loggetta del Sansovino: centro topografico e quintessenza dei valori simbolici di Venezia!

piazza S. Marco.pngPiazza_San_Marco.jpgPiazza San Marco a Venezia è così conosciuta e famosa in tutto il mondo, come un grande quadro del Canaletto, con l’equilibrio perfetto tra il Palazzo Ducale, quasi a significare che l’importanza dello Stato primeggia sulla sacralità della Basilica di San Marco, che appare, come edificio, quasi un completamento del Palazzo dei dogi
ma che rappresenta allo stato stesso il Palazzo_Ducale.JPGbasilica di s. Marco.jpgsentimento religioso attraverso il quale tutti i cittadini debbono sentirsi legati tra loro, edifici attorniati dal paravento delle Procuratie, che abbracciano questa immagine di insieme, e che occludono la vista della città e dei suoi edifici privati , sempre a dimostrare che l’amministrazione dei beni pubblici deve essere anteposta ai beni privati.

L’unico elemento discostante da questo tipo di logica, ecco la Loggetta del loggetta Canaletto.jpgloggetta del Sansovino.jpgSansovino! Questo edificio, molto piccolo rispetto alle dimensioni degli altri, posta sotto al Campanile, rappresenta il carattere celebrativo della nuova sistemazione del centro di S. Marco data dal Sansovino. Costruita dal 1537 al 1549 in sostituzione di una loggia o “Ridotto dei Nobili” nel 1569 venne adibita a posto di guardia degli Arsenalotti durante le sedute del Maggior Consiglio; ma più che una funzione pratica la Loggetta assunse un preciso ruolo celebrativo.

loggetta7.pngloggetta2.jpgGià la sua stessa configurazione architettonica, chiaramente derivata dagli archi di trionfo romani (vedi gli archi di -settimio Severo e Costantino a Roma) indica la  particolare destinazione ; soprattutto il significato allegorico delle numerose decorazioni plastiche che ornano e riempiono all’esterno ogni vuoto dell’architettura, tutte derivate dalla mitologia classica secondo un programma dettato dal Procuratore Vettore Grimani, fa della loggetta una costruzione di evidente valore simbolico “ideologia pura” la definisce il Tafuri,

La posizione della Loggetta, così sporgente , quasi isolata e leggermente sopraelevata, ben si prestava all’uso di corpo di guardia, che dovesse sorvegliare contemporaneamente il Palazzo Ducale e tutto lo spazio circostante: da essa infatti e dalla sua terrazza, aggiunta nel 1600 si potevano tenere d’occhio la Piazza, la Piazzetta, il Molo, l’ingresso al Palazzo dalla porta della Carta; si potevano sorvegliare inoltre le due principali direttrici di accesso alla Piazza da sotto la Torre dell’orologio, e dai portici delle procuratie nuove, un vero punto strategico ottimamente scelto.

procuratie.jpgLa posizione fu felicemente determinata anche per disporvi l’apparato architettonico figurativo bene in vista, infatti la Loggetta è visibile da ogni punto di S. Marco sia per chi giunge dalla Laguna, sia per chi viene dall’interno della città, come per chi si affaccia dai numerosi loggiati che l’attorniano: è veramente una costruzione fatta per essere notata ed ammirata.

L’edificio è quindi non solo il centro topografico di tutto l’assetto urbanistico della zona, ma costituisce anche la quintessenza dei valori simbolici espressi dai vari edifici che la circondano, valori tutti rivolti all’unico fine di magnificare la grandezza e la potenza dello Stato Veneziano.

Il poliedrico e geniale Benedetto Marcello, veneziano!

benedetto_marcello.jpgFrancesco_Gasparini,_compositor.pngBenedetto Marcello nacque da una famiglia patrizia veneziana in un palazzo sul Canal Grande, a S. Marcuola il 24 luglio 1686, il padre Agostino, amante del violino, e Paola Cappello, cultrice di lettere e disegno e la cui famiglia era proprietaria del Teatro S. Angelo.

Il piccolo Benedetto compì studi letterari, per poi dedicarsi alle dottrine storiche, come attestano i suoi scritti anche in versi, mentre era inizialmente restio all’apprendimento della musica. Ma sotto la guida di Francesco Gasparini (insegnante presso la Pietà) e Antonio Lotti cambiò idea e a diciassette anni approfondì la composizione e la cembalistica.

Giovanni Pierluigi da Palestrina.jpgGiovanni_Legrenzi.jpgTeoricamentte si rifece agli scritti di Giuseppe Zarlino.Suoi modelli furono Giovanni Pierluigi da Pelestrina, Carlo Gesualdo, Claudio Monteverdi, Girolamo Frescobaldi, Giovanni Legrenzi. Nel frattempo partecipava alla vita artistica della città, in particolare come uditore e autore alle Accademie, presso il Casin dei Nobili, alle fondamente nuove.

Divenne quindi cicisbeo di una gentildonna e in quel frangente insegnò canto ad una protetta di lei, Faustina Bordoni, divenuta poi famosa teatrante. Nel 1717, a 31 anni, dette alle stampe le “Canzoni Madrigalesche ed arie da camera a due, a tre, a quattro voci, e l’anno seguente i sonetti. Verso il 1721 pubblico la clamorosa satira “Teatro alla moda”.

Dall’incontro con il musicista e linguista G.A. Giustiniani scaturì la decisione di intonare e parafrasare la traduzione di alcuni salmi. Dopo un gruppo di cinque, che piacquero molto, ne compose altri 45, curandone personalmente l’esecuzione nel Salone della Cavallerizza e sorvegliandone l’edizione integrale intitolata Estro poetico armonico a 1, 2 ,3 e 4 voci, completata in otto volumi tra il 1724 e il 1727.

Casin dei nobili.jpgUna singolarità nella composizione di parecchi salmi è la scelta di cantilene ebraiche quali perni della polivocalità, esprimendo così la natura della ecumenicità di Venezia che traeva da tutti i popoli e da tutte le religioni elementi di rinnovamento, espressione e cultura.

Nella sua vita prettamente sociale il Marcello svolse l’attività di avvocato nel 1707, ed entrò nel Maggior Consiglio. Ebbe l’onore anche di altri, numerosi incarichi ufficiali; Ufficiale della Messeta (1711), giudice dell’Esaminador(1714), ufficiale della Ternana vecchia (1715), membro della Quarantia Civil (1717), provveditore a Pola (1733) Ufficiale alla Giustizia vecchia (1735), Camerlengo a Brescia, dove morì il 24 Luglio del 1739.

Conservatorio 1.jpgconservatorio.pngE a Benedetto Marcello venne intitolato il famoso e importantissimo Conservatorio Veneziano, con sede a Palazzo Pisani       in Campo S. Stefano. Tra i tanti musicisti che tanto lustro hanno dato a questa meravigliosa città forse non è stato il più insigne o il più ispirato, ma , si sa, fra tante gemme che hanno illuminato la musica dal cinquecento in poi diventa un punto di unione , un elemento rappresentativo destinato a ricordare i musicisti e la musica di Venezia.
 

 

 

Il Gansèr a Venezia, tra tristezza e gentilezza, un vecchio mestiere!

gondole.jpggondoliere.jpgUna figura tipica della vita veneziana che passava le sue giornate in tutti i traghetti e stazi di gondole, e che ormai sta scomparendo, come tanti altri mestieri tipici veneziani, c’era il Gansèr.

In genere era un vecchio gondoliere, non più in forze, che, armato di un bastone abbellito da borchie dorate e che con un uncino sulla cima ( detto ganso) aspettava che una gondola si fermasse. Con il suo ganso aiutava l’attracco della barca e poi, con il braccio, favoriva la discesa dei passeggeri, levandosi il cappello.

ganser.jpggondola.jpgAl termine del suo compito il gansèr faceva l’atto di rimetterlo, con gesto lento, sulla testa, invitando in questo modo i passeggeri del traghetto o della gondola a retribuire in qualche modo questa cortesia; naturalmente l’offerta non era obbligatoria, ma certamente i gondolieri invitavano i propri clienti ad offrire un piccolo compenso per sostenere questi anziani lavoratori, che cercavano di arrotondare le loro entrate svolgendo un lavoro gentile e dignitoso.

Venezia del 1300:tra Arsenale e Castello il modernissimo concetto di “zonizzazione”!

arsenale.pngIl sestiere di Castello, uno dei più antichi di Venezia, divenne, dopo la costruzione dell’Arsenale, una sua estensione. Alle officine dell’arsenale si aggiunsero le zone urbanistiche, necessarie per gli alloggi e le necessità di vita comune degli arsenalotti e di tutti gli artigiani che svolgevano il proprio lavoro per la costruzione delle armate navali e delle flotte mercantili della Serenissima, cuore vero della Repubblica Veneziana e sua ragione di vita.

Marinare3zza.pngMarinarezza a Castello.jpgComplessi edilizi notevoli furono quelli relativi alle case della ” Marinarezza” di cui ho già parlato, di S. Anna, a S. Martino e a S. Domenico di S. §Annna.pngS. Martino a Castello.pngRio della Tana.pngvia Garibaldi a Castello.jpgCastello, e tra il rio della Tana e via Garibaldi.

Alcune denominazioni toponomastiche, tutt’ora esistenti, ricordano le caratterizzazioni sociali ed economiche di certe località in qualche modo legagte all’Arsenale, o per la qualificazioni diu chi lavorava all’interno, o per le attività collaterali che venivano svolte fuori.

Troviamo ad esempio: Calle dei Bombardieri, Sottoportego e Calle dei Corazzieri, Calle della Pegola (della Pece) Calle e Rio del Piombo, Campiello e Calle delle Ancore, Calle e Ponte dei Scudi, Calle delle Vele.

E’ indubbio che tutto il sestiere di Castello , perlomeno fino al Rio della Pietà, divenne poco per volta un’espansione urbanistica dell’Arsenale, poichè da calle dei Corazzieri.jpgCalle del Piombo.jpgquesta il sestiere traeva direttamente o indirettamente le ragioni economiche di vita. L’Arsenale a sua volta non avrebbe potuto funzionare come entità completamente isolata, essa doveva necessariamente appoggiarsi a tutto uno spazio urbano circostante con uno scambio ed un appoggio reciproci.

Si venne pertanto ad attuare progressivamente una sorta di specializzazione in una estesa campiello derlle Ancore.jpgzona della città;  si realizzò cioè, anche in questo caso con un anticipo di secoli il moderno concetto urbanistico della “zonizzazione”. Tale concetto, riferito a zone industriali ben definite nell’ambito della intera orgnizzazione urbanistica, e non fu limitato all’Arsenale per Venezia, ma venne esteso anche per l’industria del vetro, che, ritenuta pericolosa a causa degli incendi che poteva procurare, venne spostata nel 1291 nell’isola di Murano.

Ancora una volta il pragmatismo dei veneziani, la capacità di prevedere eventuali difficoltà e trovare il modo per risolverle, avendo a cuore la sicurezza della popolazione e la possibilità di svolgere il proprio lavoro in una località organizzata e per questo  comoda per la vita quotidiana, in uno Stato che perseguendo la ricchezza e l’espansione , aveva la lungimiranza per sostenere i lavoratori, dai lavori più umili a quelli più specifici ed importanti-

 

 

 

Il grande torneo di Cavalieri del 1364 e la fondamenta Minotto a Venezia!

Piazza S. Marco 1.jpgfrancesco_petrarca.jpgdoge Lorenzo Celsi.pngNegli annali della Serenissima è conservata la giostra di cavalieri svoltasi nel 1364, davanti ad un doge, Lorenzo Celsi,  abbastanza contestato e poco amato , ed al suo lato Francesco Petrarca. La manifestazione venne organizzata per festeggiare la repressione della colonia di Candia per mezzo del cavaliere di ventura Pasquale Minotto, erede di una famiglia di origine albanese , di cognome Minoxi, che nel 1200 si trasferì a Venezia.

giostra.jpggiostra-1.jpgE Pasquale Minotto venne accolto con tutti gli onori, tanto che venne indetta una giostra in suo onore, a cui anche lui partecipò: ai lati della Piazza S. Marco vennero eretti palchi in cui presero posto gli spettatori, nobili e persone di grande potere; il circuito rettangolare venne chiuso a semicerchio da due staccionate, il luogo dove i cavalieri si preparavano con i loro cavalli e con le le loro lance.

p138849-Venice-Basilica_di_San_Marco.jpgIl pubblico popolare stava molto indietro, ma non di meno accompagnarono i vari duelli con grande entusiasmo…davanti alla porta principale della Basilica stava il doge con accanto i notabili e appunto Francesco Petrarca, ed al vento garrivano le bandiere con i colori di tutti i casati più nobili della Serenissima, meno quello del Doge, che non poteva essere esposto.

Il torneo si svolte per diversi giorni, ed a questo parteciparono anche dei cavalieri inglesi, che a torneo concluso, si diressero verso la Terrasanta, ed a questi si aggiunseero altri valorosi che giunsero da ogni parte ed’Italia. Infine vinse proprio il Minotti che ricevette dalle mani del doge una corona gemmata del valore di 360 ducati
.

Fondamenta Minotto.jpgFondamenta Minotto 1.jpgIn seguito al cavaliere di ventura venne dedicata anche una fondamenta, che tutt’ora si percorre a Dorsoduro, il vero, sacro tributo che la fiera Repubblica donò ad un  uomo che, seppure con crudeltà, seppe mantenere forte il suo Stato…la grandissima Venezia quasi spietata nell’ambizioine di confermare la propria sovranità nel Mediterraneo.

La fortuna di essere nati a Venezia!

Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

1949-San_Alipio_facade_door_of_Saint_Mark_27s_Basilica_of_Venice.jpgbasilica.jpgIo bambina, il giorno di S.Marco, a mano di mio padre , mia mamma e le altre sorelle completamente unite in quel rito che si professava in famiglia: la messa nella  Basilica: il mio eterno stupore (che rimane tutt’ora: una sorta di incantesimo meraviglioso che mi prendeva e che mi prende sotto gli Basilica di S. MJarco a Venezia.jpgBattistero.jpgarchi e in mezzo alle colonne di una basilica ricoperta d’oro..e lo stupore davanti a quelle immagini che nell’oro e con l’oro raccontavano e raccontano il vecchio Testamento)..io, quattro anni, protetta dalla presa autorevole della mano paterna , il naso all’insù, Cappella Zen.jpgrapita da quell’oro caldo, da quelle immagini stupefacenti, da quel racconto raffigurato.Poi, per me, bambina timida e paurosa, ecco l’ascesa alla cima del “paron”, il campanile,un senso di straniamento, una paura angosciante ma anche un’eccitazione che mi dava la percezione vera che quella era una giornata speciale  per me!

campanile 1.jpgIl senso  di stordimento mi venne dall’immagine di Venezia, e non solo , da tutto il bacino di San Marco e della laguna, le isole, splendide, scintillanti e distanti, la cupola  dorata della dogana che per me sembrava un gioiello  luminoso e meraviglioso-

Se un respiro si può mozzare per l’emozione , se la straordinaria bellezza di un paesaggio inatteso e inaspettato può provocare sensazioni talmente forti incantevoli ed uniche……ecco, io  l’ho provato quel giorno, che rimane in me come una tappa, un’orma Bacino-San-Marco-F107.jpgbasilica-san-marco_large.jpglaguna di venezia 5.jpgindelebile che mi ha segnata, in  positivo, per quanto riguarda l’immagine, l’immagine d’insieme di un mondo onirico e reale allo stesso Piazzetta S. Marco.jpgBacino-San-Marco-C01.jpg01-Venezia.jpgtempo! Nulla di più reale dell’immagine che da quella cima si apriva ai miei occhi pronti a percepire il fiabesco…..ma paradossalmente onirico in quanto ciò che si presentava ai miei occhio era assolutamente irreale, talmente bello Lo sgomento che provoca la bellezza assoluta

 

Alla ricerca di Marco Polo

Ci sono diverse curiosità affascinanti in questa città dove ogni dettaglio dovrebbe essere osservato, ogni particolare salta all’occhio.

imagesCAUO5G9S.jpgPer cui decidiamo di andare alla ricerca della casa di Marco Polo. Siamo a S. Giovanni Crisostomo, proprio vicino al Ponte di Rialto, sulla destra troviamo un Campiello, delizioso che si affaccia proprio sulla riva del Canale. e proprio osservando la riva si potrebbe assistere ad una scena agghiacciante: il corpo affiorante dall’acqua di Fosco Loredan, e la testa di sua moglie Elena.

Il dramma avvenne nel 1578: il povero Fosco era assai geloso della moglie, ed una sera la rincorse perchè convinto di essere stato tradito dalla donna; in quel mentre giungeva il Doge, Marino Grimani, zio della sposa; egli chiese al Loredan ragione di quella violenza, ma egli ribadì la sua convinzione del tradimento della fanciulla, poi, all’improvviso, con un fendente, decapitò la povera Elena.

Subito dopo, affranto e disperato chiese al Doge quale sarebbe potuto essere il suo castigo.

Grimani gli rispose che doveva immediatamente recarsi a Roma dal Papa, recando con se il corpo e la testa della vittima. Così egli fece, ma il pontefice non volle neppure riceverlo, per cui, disperato e pentito, ritornò a Venezia, andò sul luogo del misfatto e si buttò in acqua, annegando. Ancora adesso si parla di quesi poveri ed infelici fantasmi, destinati a galleggiare l’uno accanto alla testa dell’altra.

Corte Morosina.jpg90px-7989_-_Venezia_-_Campo_Santo_Stefano_-_Palazzo_Morosini_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto,_12-Aug-2007.jpgProprio su questo campiello si affaccia la terrazza del Palazzo Morosini caratterizzato sull’arco di ingresso da un rilievo rappresentato da un elmo ed uno scudo, messo li in onore di un giovane cavaliere proveniente dalla Terrasanta, che portava con sè, nell’elsa della sua spada una preziosissima reliquia, si dice un pezzo della Santissima Croce da consegnare al prevosto a Colonia.

Durante il viaggio di ritorno egli aveva conosciuto un Morosini, e con lui strinse un patto di amicizia. Arrivati a Venezia il mercante volle ospitare il giovane nella sua casa, proprio quel palazzo.

Capitò così che il Cavaliere conobbe la sorella del mercante e se ne innamorò, al punto di fermarsi in questa città per qualche tempo. Ma il Morosini lo aveva ingannato perchè la donna non era sua sorella ma la sua amante, per cui una notte fuggirono portando con sè la preziosa spada con la reliquia.

palazzo-morosini-cortile.JPGimagesCAAOEQRW.jpgSi racconta che di notte il cavaliere vagasse gemendo ed urlando disperato per le calli, finchè un giorno furono rinvenuti, nel Campiello Morosini che si trova parallelamente al Campiello del Remer, ma dall’altro lato del Palazzò la corazza e l’elmo,  completamente vuoti.
Ora noi  proseguiamo, oltre al Campiello Morosini, buio e non molto grande, con un selciato in mattoni, al centro una vera da pozzo che porta uno scudo con una zampa di leone per insegna, attorniato da archi di mattoni.imagesCA52PWNG.jpg

imagesCAO56M1J.jpgPassiamo sotto il Primo sottoportego del Milion, e poi anche il Secondo, ed arriviamo alla seconda corte del Milion. La casa di Marco Polo è molto vicina: passiamo sotto l’arco bizantino e ci troviamo di fronte al Teatro Malibran. 391379853_c15fa2fbfd.jpg

il milione.jpgEd è proprio qui, sotto al Teatro che a causa di lavori di ristrutturazione nel 1998 furono effettuati degli scavi sotto il controllo dell’Architetto Luigi Fozzati. Sono stati trovati i resti della casa fondaco del mercante veneziano, con reperti veramente interessanti: agianature lignee di epoca tardo antica ( tra il 650 e il 673). I rerti di ceramica recuperati, dice l’Architetto Laura Anglari, hanno permesso di ampliare le conoscenze Marco Polo.jpgrelative ai rapporti e scambi che Venezia ha casa.jpgavuto nel corso dei secoli.

imagesCANZGLHT.jpgimagesCAHMYT33.jpgTra i manufatti di più antica produzione di Venezia vi sono le stoviglie del XIII e XIV secolo, di particolare interesse è la ceramica invetriata alto medievale. Ma l’oggetto che risvegliato più entusiasmi è stato un bicchiere di vetro viola, rarissimo per colore e per il fatto che un vetro sia arrivato quasi indenne ai giorni nostri.

Palazzo Bembo Boldù con Cronos.jpgPassiamo per il ponte di S. Maria Nova ed ecco che davanti a noi appare il Palazzo Bembo Boldo con sulla facciata una bellissima nicchia del 500 con la scultura esterna forse più affascinante di Venezia: una figura di uomo selvaggio ricoperto di pelo, Chronos, il tempo, o Saturno che reca in mano un disco solare.imagesCAGT5CEJ.jpg

Meravigliosa passeggiata alla ricerca della vita Veneziana (ben poco vissuta in questi luoghi) del simbolo dell’innovazione, della ricerca, del mercante veneziano e di quella Serenissima di cui tutti i Veneziani sono orgogliosi, ma anche attraverso simboli, patare, archi, testimonianze artistiche che i veneziani hanno la fortuna di vedere tutti i giorni, di sfiorare con le dita, di sapere che quella realtà è nei loro geni, nel loro modo di concepire la vita, la democrazia, la repubblica e l’esplorazione, sempre necessaria in tutte le sue espressioni (ricerca, viaggi, scavi archeologici!!) per crescere ed essere cittadini consapevoli di sè e del proprio valore del mondo!

 

 

Il graffito di uno dei più numerosi e nascosti abitanti di Venezia!

gstti a Venerzia.pngcane barbone  nero.jpgcolombi.jpgGabbiano-comune-01_jpg_2007115122449_Gabbiano-comune-01.jpgpantegana.pngDella storia di Venezia, oltre all’arte, la musica , i gabbiani,i colombi, i gatti e i cani da burcio, fanno parte anche i topi: chiamati pantegane.

Tutto il tessuto sociale  la vita stessa di questa città unica ha a che fare con questi animali, diffusi in tutto il mondo (basti pensare a New York) con un La Salute del Longhena.jpgil redentore.pngrapporto di uno a quattro rispetto agli abitanti effettivi: la storia stessa e l’arte, legata così strettamente alle epidemie di peste che portarto all’erezione di opere d’arte straordinarie come la chiesa della Madonna della Salute, ed alla chiesa del Redentore, con le evocazioni che fanno parte proprio del costume stesso dei veneziani hanno contribuito all’unicità di questo insieme di isole che divennero un tutt’uno.

Non a caso i veneziani importarono i gatti dalla Dalmazia…un popolo, una città straordinaria, un danno terribile che poi divenne risorsa…e quindi, dalle tenebre stesse delle 1_6 - Giacomo Favretto, La pantegana.jpgreti fognarie, dal buio dei magazzini umidi , direttamente a contatto con le basi e le fondamenta dei palazzi più lussuosi e delle case più umili, ricettacolo tutt’ora di questa razza di roditori intelligenti, pericolosi, legati da una struttura sociale così forte ed importante e da comprovati sistemi di intercomunicazione, ecco la coabitazione di un territtorio particolare tra uomo ed animale.

Un esempio di questa attenzione della gente comune si può andare ad ammirare al traghetto che si può raggiungere da Campo S. Felise , proprio di Cà Pesaro.jpgca_corner--400x300.jpgcampo s. Felice a Venezia.jpgfronte alla riva opposta del Canal Grande dove si possono ammirare Cà Pesaaro e Cà Corner della Regina: il graffito di una pantegana inscritto nella pantegana  a S. Felice..jpgcolonna da un cittadino qualsiasi, con la data incisa (1643) ad attestare la vista di uno di questi pericolosi, intelligentissimi e furbi animali: anche questo è parte di Venezia e di tutte le sue anime: quella lumninosa ed artistica, quella funzionale e legata ai vari mestieri, e quella legata allo straordinario sottosuolo…cosi’, tra terra e cielo, tra mare e terra, tra terra e laguna!

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