La più antica spezieria veneziana , famosa per la sua Theriaca: La Testa d’oro!

teriaca allo Struzzo d'oro.jpgtesta nd'oro.jpgDella theriaca, l’antiveleno più famoso di Europa nel settecento , ho raccontato in abbondanza: nell’aspetto dialettale era chiamata triaca, ed era uno dei più famosi e richiesti preparati medicamentosi della Serenissima. La ricetta era segreta, e veniva preparata con erbe medicinali, preparati galenici e veleno di vipera dei colli berici, che non aveva ancora sviluppato le uova.

Fu preparata dagli speziali veneziani in base ad una ricetta che si rifaceva a preparazioni dei greci e degli arabi, e veniva chiamata Theriaca Andromachi, dal greco Andromaco. La spezieria più famosa per la preparazione di tale medicamento e rimedio antiveleno fu La testa d’oro, a Rialto, che deteneva anche l’autorizzazione di poter preparare veleni.

In una descrizione storica del 1760 si narra che si dovette aumentare la produzione del medicamento visto l’aumento di richieste in tutta Europa.

teriaca 2.jpgpreparazione della Theriaca a Rialto.pngsolco per la preparazione della Theriaca in Campo S. Stefano.pngGli addetti magazzinieri “garzoni”pestavano i vari ingredienti in un calderone posto all’esterno della spezieria (il solco di tale calderone è ancora visibile davanti alla farmacia in campo S. Stefano. Gli antichi garzoni degli spezieri erano vestiti con una giubba bianca, braghe rosse , una sciarpa gialla ed un berrettino azzurro con bordo giallo ed una piuma rossa.

Il medicinale era stato ben studiato nella sua composizione medicamentosa, e portò molti benefici con la guarigione da molte farmacia alla testa d'oro 1.pngfarmacia alla testa d'oro.pngmalattie in fase iniziale, comne la peste, la tisi, abbassava la temperatura in casi di febbre alta, combatteva le punture di scorpione e i morsi di vipera, oltre che a contrastare la rabbia nei cani, e sanava i mali di stomaco., Si narra che aiutasse anche la vista e che ridonasse la serenità.

Altra spezieria, di cui non rimane più traccia e famosa per la sua teriaca fu o Struzzo d’oro, sul ponte dei bareteri.

pone dei bareteri.jpgOra purtroppo, della più famosa spezieria di Venezia che chi scendeva dal Ponte di Rialto per raggiungere il fondaco dei Tedeschi o Campo S. Bartolomio rimane solo la preziosa immagine della testa d’oro, con incisioni intorno per illustrare la capacità degli spezieri veneziani, la profondità delle loro conoscenze dovute oltre che agli studi, anche al rapporto così stretto e proficuo con le culture orientali ed antiche: questo è il meraviglioso mondo di Venezia.

Il sestiere più piccolo e più conosciuto di Venezia: S. Marco!

Sestiere_di_San_Marco.jpgsottoportego di S. Geminiano.jpgScuola_Grande_di_San_Teodoro1.jpgNel 400 si costituì a Veneza il Sestiere di S. Marco, denominato allora “Morsobrolo” dalla consistenza del terreno (morso) e brolo, definizione di quello che era all’epoca, terreno boschivo ed erboso. Il sestiere era diviso dal Canale denominato Rio Botario, e su entrambe le sponde del rio erano collocate due chiese: una dedicata a S. Teodoro (Todaro= primo patrono della Serenissima, e sulla parte opposta e l’altra a S. Geminiano (costruita nel 1557); dopo l’avvento di Napoleone la chiesa venne demolita, ma a sua testimonianza rimane il sottoportego dedicato a S. Geminiano.

Narsete.jpgLa leggenda racconta che le chiese furono erette da Narsete, il quale aveva vinto i Goti con l’aiuto dei veneti che gli fornirono armi e navigli per respingere gli assalitori. Nel 1100 il rio Botario venne interrato, come pure la parte di fronte al bacino.

Con il trasporto a venezia delle spoglie di S. Marco, il sestiere venne a lui dedicato e ne divenne il muovo patrono, nonostante che per grandezza ed estensione fosse ed è il più piccolo dei sei che compongono Venezia.Davanti al Bacino di S. Marco  vennero posate le colonne di Marco e Todaro, di due patroni veneziani, e oltre la Basilica, il Palazzo Ducale che nella sua prima costruzione venne creato come castello fortificato con una roccaforte a punta quadra , aveva delle muraglie fiancheggiate da torri angolari, prospicenti il Bacino, alle quali si accedeva attraverso ponti elevatori e porte fortificate. Era la residenza del Doge e sede del governo e delle magistrature, ospitando anche la Sala d’Armi, i Tribunali, le prigioni vecchie e nuove.

Palazzo ducale.jpgPalazzo Ducalle 1.jpgCol passare dei secoli e in seguito a diversi incendi il palazzo venne modificato e quasi ricostruito nel 1341 su progetto di Filippo Calendario. Nel 1424 sorse la facciata in stile ogivale su progetto degli architetti Giovanni Bartolomeo e Pantaleone >Bono. Nel 1577 infuriò nel palazzo un grosso incendio, i resti de quale si possono ancora vedere nella sala dell’Armamento.

campanile.jpgloggia derl sansovino.jpgloggetta del Sansovino.jpgDi fronte al Palazzo, sorge il campanile, il più alto di Venezia, chiamato “il Paron”, e che nei tempi remoti era una torre di guardia e d’avvistamento; aveva un tetto e, sul l colmo, era sistemata una campana che regolava tutta la vita di Venezia (chiamata Marangona), e segnalava i possibili pericoli di incursioni di pirati o nemici, in modo da allarmare tutta la popolazione.

Bacino-San-Marco-F107.jpgBacino-San-Marco-C01.jpgNel 1912, assieme al campanile distrutto venne ricostruita ed alzata la Loggia del Sansovino che sostituì le rivendite delle adiacenti botteghe in legno.Sul versante più ombroso del Campanile erano collocate delle botteghe fabbricate in legno , in cui veniva venduto del vino, e da qui nacque la denominazione: andare a bersi un’ombra, in genere vino di Malvasia, di Candia o vin di Cipro.

procuratie nuove.pngprocuratie nuove 1.pngProcuratie vecchie.jpgIn seguito la piazza venne chiusa dalle magnifiche costruzioni delle >Procuratie Nuove e Procuratie vecchie. Opere d’arte, uno S. Giorgio a Venezia.jpgisola di S- Giorgio.jpg250px-Salute01.jpgpunta-della-dogana.jpgscenario splendido per chi passeggia nel Sestiere di S. Marco, avviandosi magari a Castello, ma soffermandosi alla meravigliosa luce del bacino di S. Marco, con la vista della Chiesa di S. Giorgio >>Maggiore, della Madonna della Salute, e sopratutto dello scintillio dorato della punta della Dogana.

 

 

 

 

 

 

La scultura teatrale del cinquecento a Venezia: La Biblioteca Marciana.

biblioteca marciana 1.jpgLa Libreria di San Marco , in Piazzetta, è un capolavoro della scultura del 500, ideata dal Sansovino nel 1537 dischiude le porte ad una animazione con aspetti perfino scenografici mediante l’intervento della scultura, che ha tanta parte nell’architettura posteriore al primo Rinascimento, che si esprimeva con la severità della decorazione degli edifici.

Il Sansovino, profondamente scultore oltre che architetto, è affascinato dall’atmosfera teatrale della città e interpreta, da genio del Rinascimento, il nesso continuo della decorazione come unico e vastissimo racconto, che si prolunga all’infinito. quale appare nella più antica tradizione veneto-bizantina.

Biblioteca Marciana.jpgLa decorazione plastica vivifica la pietra e dissimula la forza plastica dell’edificio, quella pittorica sulle facciate dei palazzi sul Canal Grande completa la meraviglia della città: un trapasso fantastico che illeggiadrisce e rende aeree le strutture portanti. e dà spesso all’architettura l’illusione d’uno spazio fatto per una scena ideale.

Mentre la pittura, per opera del tempo è scomparsa, come ad esempio i celebri affreschi del Giorgione e di Tiziano al Fondaco dei Tedeschi, le sculture sono rimaste intatte tra le partiture delle linee architettoniche a denunciare l’amore che i veneziani portavano per la decorazione .

statua.jpgsyatue 1.jpgLe statue dalla balaustrata sopra il cornicione della Biblioteca Marciana completano i rilievi della facciata con una impostazione così teatrale da suggerire lo stesso motivo anche a Palladio, nel teatro olimpico di Vicenza, ed egli stesso definì ” il più ricco ed ornato edificio che sia stato fatto dagli antichi in quà”.

Essa, nel suo “ornato” andava oltre i limiti della purezza comnpositiva degli ordini, diventava appunto teatro nel piacere visivo delle immagini, nei fregi a festoni negli architravi, sui pennacchi degli archi, negli incavi dei sottoarchi, nelle chiavi di volta con teste umane  e t4ste di leoni e nella fantasiosa scansione di piani, nei pilastri, nel forte rilievo delle cornici, nella ricchezza delle statue e nel chiaroscuro pittorico che venivano così a crearsi in tutto il complesso, sostenuto dal ritmno solenne delle colonne, tanto ammirato dagli artisti dell’epoca barocca, a cominciare da Baldassarre Longhena.

portale.jpgportali biblioteca.jpgAlessandro Vittoria, poco dopo il Sansovino, pose delle grandi statue a  con funzione di colonne per decorare i portali della Libreria nel porticato.

La scultura , oltre a presentarci spesso “personaggi in posa”, ci propone uno straordinario numero di maschere, nelle chiavi di volta degli archi, diffuse in tutta la città. Alla metà del cinquecento si notaq che le chiavi di volta degli archi delle finestre e dei portali per opera di Sanmicheli e di Sansovino assumono l’aspetto del volto umano; la linea dell’arco è animnata da questa inusitata presenza di maschere dall’aspetto maestoso, cariche d’espressionismo teatrale.l

deorazioni volti umane.gifLa pietra d’Istria viene trattata con con una eccezionale abilità  dagli scalpellini che lavoravano a Venezia  nel cinquecento; alcuni artisti ed artigiani si specializzarono nel tema così affascinante del volto umano , spesso chiuso in una espressione severa di vecchio con la barba fluente, secondo il modello classico dell’incarnazione dei fiumi..tutti temi legati all’acqua, l’elemento dominante che è parte determinante della nascita e della vita di una città unica ….della sua laguna..della sua cultura.. della sua splendida aRTE!

 

 

 

 

Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!

VENEZIA_INCISIONE.jpgL’immagine di Venezia come città è legata all’idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell’omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all’ultimo numero del sestiere.

La ricerca della destinazione diventa un’avventura meravigliosa (perchè si venezia 1.jpggira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto…la buona volontà aiuta!

Tutto questo sembra in qualche modo legato all’immagine  del  “labirinto acquatico”, rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell’alchimia , “Hypnerotomachia Poliphili”, il libro conservato presso la labirinto acquatico0.jpglabirinto.jpghypnerto.jpgBiblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell’occidente.

Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com’è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com’è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l’acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgEcco quindi l’immagine e l’essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l’essenza vera di Venezia , città d’acqua, nata nell’acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell’iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all’amore del suo mare e della sua laguna!

Gli strordinari ponti di Venezia!

Venezia_laguna_vista_satellite-1200.jpgweb%20Gian%20Battista%20Arzenti%20_Veduta%20di%20Venezia%201620-30ca.jpgLa morfologia di Venezia necessitò, sin dalle prime basi della città mezzi per poter collegare le varie isole di cui la città era formata, separate da rii, piccoli canali, piscine, senza contare i Canal Grande che separava in due parti questa straordinaria città, che , con l’isola della Giudecca, assomiglia ad un pesce, con la sua lisca e le sue pinne: fantastica realtà per una fantastica immagine.

De Barbari rialto.jpgIl punto di incontro tra i due sistemi viari di Venezia, acqueo e terrestre, è costituito dal ponte. Anticamente i primi ponti veneziani furono in legno, ad una o più campate: Nella pianta del 500 di Jacopo de Barbari se ne osservano numerosi e anche il ponte di Rialto era al XVI secolo un ponte in legno; per necessità di navigazione alcuni erano anche levatoi, come appunto il ponte di Rialto o a quello davanti all’ingresso dell’Arsenale.

ponjte di rialto.jpgPonte della Veneta Marina.jpgPonti di legno ne esistono tutt’ora, per esempio a S. Maria Maggiore, all’Arsenale, alla Misericordia, alla Madonna dell’orto.

I primi ponti ad arco portante, in mattoni o in pietra, avevano larghi gradoni inclinati, quasi rampe continue, per permettere anche il passaggio di cavalli e di muli, e assai spesso non avevano parapetto. Tale tipo di ponte è rimasto in uso fino al XVIII secolo: un ponte senza parapetto esiste ancora sul rio di S. Felice ed uno a Torcello.

I ponti di pietra sono in genere ad un solo arco, date le misure piuttosto ridotte dei rii che debbono attraversare: vi erano un tempo anche ponti a tre archi (uno era sul rio di S. Lorenzo illustrato in un quadro di Canaletto (uno De Barbari S. Maria del Giglio.jpgdei miracoli della croce)e ne esiste tutt’ora uno sul Canale di Cannaregio a S. Giobbe.

Dalle stampe e dai dipinti che li rappresentano i ponti senza parapetto a uno o a tre archi, mostrano un aspetto assai più leggero ed elegante in confronto a come ora appaiono, appesantiti spesso da muretti o balaustre: in alcuni si nota chiaramente la sovrapposizione del muretto sui gradoni, come su quello sul Rio della Panada.

ponte dei tre archi Cannaregio.jpgPonte della Paglia a Venezia.jpgDiverso è invece l’aspetto del ponte quando esso nasce già con la balaustra, esso acquista allora un tono architettonicamente pregevole, talvolta monumentale. Tra questi, oltre al famosissimo ponte di Rialto, si annoverano il ponte della Paglia , tra i più famosi a Venezia, dove la balaustra a colonnine è una ripetizione dei balconi sui palazzi gotici, il ponte delle Guglie, quello della Canonica ed anche quello della Veneta Marina, sulla riva degli schiavoni, ponte delle guglie.jpgjacopo-de-barbari-plan-of-venice-detail.jpgdone il riparo è costituito da muretti in pietre riquadrati, quasi tanti plutei di antica tradizione.

I ponti di Venezia non sono sempre simmetrici o rigidamente disposti attraverswo il Canale, essi più spesso presentano una disposizione inclinata rispetto al rio o uno sviuppo asimmetrico rispetto alle gradinate: queste si estendono liberamente, anche boforcandosi, Ponte in Rio S. Felice.jpgPontedellaCanonica01.jpgcon gradini spesso incurvati da una sola parte per facilitare i percorsi pedonali nell’imbocco di una fondamenta, di una calle o di un sottoportico.

Tale adattabilità e flessibilità è elemento comune tra i ponti e tutte le costruzioni veneziane. una città che è nata e fiorita in maniera favolosa e magica seguendo l’indirizzo della natura del luogo… come sempre per Venezia, come mai per nessun’altra città al mondo…Venezia è armonia…..il frutto di uma meravigliosa simbiosi che chi la visita o la vive percepisce……..!!!!!

 

 

 

Cartografia veneziana da FràMauro alla sala dello scudo a Palazzo Ducale.

mappamondo d fra Mauro.jpgmappamondo-di-Fra-Mauro-Venezia.jpgLa cartografia a Venezia nacque con il “cosmografo incomparabile”, come era chiamato Frà Mauro e tiene conto in tutto attraverso cinquemila didascalie e delinea con straordinaria accuratezza l’immagine del mondo come era conosciuto dalla sua città, con Gerusalemme al centro, tra il colore ambrato della pergamena , l’azzurro del mare, dei fiumi e dei laghi, l’oro delle scritte più importanti, i cartigli in rosso delle didascalie poste negli intervalli del mare e della terra, in una fittissima trama di disegni di città con alte MAPPAMONDO_DI_FRA_MAURO__06_1_1.jpgmura , di castelli dorati, di templi, di oasi verdi, di montagne in rosa e in azzurro, di regge favolose nello stile del gotico fiorito, con prospettive illusorie che ricordano alcuni deliziosi frammenti di affreschi del Pisanello.(per immergersi in questo mondo basta andare alla Biblioteca Marciana!).

In seguito lo studio delle carte geografiche , dai primitivi portolani ai successivi sviluppi cartografici diffusi dall’arte della stampa, fu tenuto in grande onore a Venezia, punto di convergenza di una così larga rete di viaggiatori mercanti come troviamo nelle famiglie di Marco Polo, dei Sanudo, dei Da Mosto e dei Caboto.

Sala dello scudo 3.jpgSala dello scudo 4.jpgUna grande sala del Palazzo Ducale, la sala dello scudo , era già nei primi decenni del Cinquecento dedicata alle carte geografiche, eseguite da uno dei maggiori cartografi del Rinascimento, Giacomo Gastaldi, con il consiglio e l’esperienza di Giambattista Remusio, che negli stessi anni fu cancelliere della Repubblica, segretario del Senato e prezioso scrittore di storia della navigazione e dei viaggi.

Sala dello scudo.jpgsala-dello-scudo.jpgLa sala dello scudo è ancor oggi decorata da carte geografiche rifatte nel settecento in sostituzione a quelle distrutte, con una decorazione di pittura legata all’arte e alla geografia che tramandano l’antica predilezione di Venezia per la cartografia, base prima per una repubblica marinara per la conoscenza del mare e delle terre allora conosciute.

La fortunata successione delle grndi scoperte sala-scudo-nuova.pngattuata nella seconda metà del quaqttrocento e la prima metà del cinquecento spostano le normali rotte di navigazione , ma già dai primi anni del quattrocento l’attività commerciale aveva avuto un oriuentamento nuovo rispetto al secolo precedente per un largo scambio di ricchezza , dovuto ad un più diffuso benessere e per l’aperta concorrenza con Venezia di altri centri importanti mercantili francesi, catalani, fiamminghi e inglesi, che facevano sentire il loro peso nella diramazione del mercato nternazionale, tanto che la Serenissima dal regime di monopolio di alcune merci dovette passare ad un regime di più sentita rivalità.

sala-scudo-globi.jpgIn questa fase di eccezionale maturazione di avvenimenti e spostamento di equilibrio economico inizia il più lento ed inesorabile declino di Venezia che durerà per più di tre secoli, nell’epoca stessa in cui la città si abbellisce d’arte e diviene uno dei più importanti centri di cultura al mondo.

I gatti di Venezia

Venezia come luogo di incontro di varie etnie, porto determinante per tutto il Mediterraneo2.jpg  a cui le le navi  attraccavano e ripartivano  , portando con sè dei piccoli nemici infidi e pericolosi: i ratti asiatici, portatori, purtroppo della peste.

La Serenissima,  come gran parte delle altre capitali europee fu vittima frequentemente di queste epidemie che portarono addirittura a dimezzare la popolazione.

180px-Chiesa_Redentore_sezione_2_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Chiesa_Redentore_sezione_1_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg90px-Redentore02.jpgimagesCAK9Y3RH.jpgEd il senso pragmatico dei veneziani (mercanti, per cui aperti a qualsiasi soluzione logica ed economicamente vantaggiosa), portò a costruire per prima una basilica, nell’isola della Giudecca, chiamata la Basilica del Santo Redentore, nota ai veneziani come  il Redentore, progetto di Andrea Palladio, che portò a termine l’opera nel 1577.

180px-Chiesa_Redentore_pianta_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Redentore01.jpgLa ricchezza dell’interno e all’altezza della città che l’ha costruita e che la ospita:
Opere del Tintoretto, Veronese, Palma il Giovane ecc.

E’ tradizionalmente il fulcro della grande Festa del Redentore che viene celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato ad una pestilenza che colpì la città nel 1575.

L’ epidemia provocò circa 50.000 vittime, quasi un veneziano su tre.

Nel settembre del 1576 , quando il male sembrava averla vinta con gli abitanti della Serenissima, il Senato chiese l’aiuto divino  facendo voto di realizzare un nuova chiesa intitolata al Redentore.

Nel maggio del 1577 si pose la prima pietra del progetto di Andrea Palladio ( che da 1570 era il Proto della Serenissima, architetto capo della Repubblica veneziana.

Il 20 luglio successivo si festeggiò la fine dell’epidemia con una processione che raggiunse la chiesa attraverso un ponte di barche.

250px-Chiesa_del_Redentore_retouched.jpgL’edificio ha pianta rettangolare, con un singolare e splendido transetto costituito da tre absidi comunicanti con la grande cupola centrale. La facciata, in marmo bianco è uno dei più mirabili esempi di ispirazione neoclassica che tanto resero famoso il Palladio.

La ricorrenza si celebra ogni anno la terza domenica di luglio, ed è una delle feste più belle per i veneziani, che viene onorata con canti, fuochi arftificiali, ed è di rigore mangiare l’Anara col pien (l’anatra ripiena) seduti sulle barche o sulle gondole, tra luci , luminarie e canti.

Successivamente, a seguito di un’altra epidemia, come ringraziamento della sua fine, venne edificata la Chiesa della Madonna della Salute, ma il problema reale rimaneva, per cui la scaltrezza ed il pragmatismo imagesCAXVKM2F.jpgveneziano consigliarono di andare in Dalmazia, riempire le navi di gatti, e lasciarli poi liberi in questa città, tra le sue calli, i suoi micio.jpgcampielli..pancione soddisfatto al sole, e tante lunghe appisolate accanto ad una vera da pozzo. Questi sono i veri gatti di Venezia, questa la strategia contro i topi, per cui se vi capita, una carezza magnanimamente concessa da uno di questi “dormiglioni”diventa un modo di comunicare con questa Venezia appagata, placida  e soddisfatta.

Purtroppo ultimamente, per evitare problemi, la maggior parte di questi “abitanti” di Venezia sono stati sterilizzati, per cui la carezza elargita, lo sguardo enigmatico e scrutatore di questi felini diventano sempre più rari….Venezia, la popolazione dei suoi gatti che cala, inevitabilmente, sembra esigere ancora questi “personaggi” silenziosi che per anni hanno donato e continuano a donare una compagnia discreta ed affascinante.

 

 

 

Le isole ospedali a Venezia

S.. Servolo a Venezia.pngl_isola_di_san_servolo_main_image_object.jpgLa Serenissima, con la lungimiranza e la capacità di agire in modo scientifico e organizzato per la salute sociale, dedicò almeno tre isole per patologie diverse, tra cui quelle relative alle malattie mentali, e, oltre al lazzaretto nuovo e il lazzaretto vecchio, dedicate alle patologie endemiche, anche alle malattie infettive. Vennero quindi definite isole dei pazzi e isole delle epidemie.

Le isole dei pazzi a Venezia. La prima, il cui nome originale era S.Servilio, ma che venne modificato in S. Servolo è situata tra l’isola di S. Giorgio Maggiore e il Lido, ospitava conventi di monache e frati, e fin dal 1725 divenne ricoveri per i malati di mente facenti parte di famiglie nobili, per poi ospitare anche gente comune.

Isola di S. Clemente a Venezia.jpgDal 1797 divenne manicomio maschile, che vennero ospitagte nell’isola di S. Clemente. Ora l’istituto è chiuso ed è diventato sede della Venice Internetional University.  La chiesa fu opera del Temanza, e costruita nel 1747, e la sua particolarità di avere due campanili, e per questo motivo tale definizione “due campanili”venne attribuita a persone che erano state ricoverate in manicomio.

S.Clemente invece fu nel XII secolo ospedale per i pellegrini diretti in Terrasanta: fu sede di monaci ed eremiti e dal 1834 divenne ospedale psiachiatrico femminile. Ora, purtroppo, l’ospedale e la chiesa del XVII secolo sono chiusi,

280px-Santa_Maria_della_Grazia.jpgPosta subito dietro l’isola di S. Giorgio Maggiore questa isola portava il nome di Cavana o Cavanella, anch’essa sempre sede di istituti ecclesiastici, nel 1200 fungeva da ospedale per i pellegrini provenienti dalla Terrasanta. Nel quindicesimo secolo divenne Santa Maria delle Grazie, o della Grazia, per un’immaqgine di una madonna ritenuta miracolosa portata da Costantinopoli,

Dal 1600 fino alla fine della Repubblica era il punto di partenza dei pellegrinaggi che ogni anno , il 17 luglio salpavano al tramonto festeggiando con luminarie e cibi, per recarsi ad Assisi. Alla fine dell’ottocento divenne lagrazia.jpgvenezia-isola-san-clemente.jpgsede di un ospedale specializzato nelle malattie infettive a cui si sono rivolti tanti veneziani fino a qualche anno fa. Ora l’ospedale è chiuso.

La funzione degli ospedali li collocati fanno ancora parte del ricordo della vita dei veneziani attuali, e tutto questo perchè sono stati presidi importanti e ultramoderni per l’epoca preposti alla cura di patologie non proprio chiare ne perfettamente conosciute, ma che, come tali, hanno dotato la Serenissima di capacità di affrontare situazioniu ordinarie e straordinarie, degne di un grande paese.

 

La Chiesa di S. Maria del Giglio e l’unico dipinto di Rubens a Venezia.

Madonna col bambino e S. Giovannino di Rubens a S. Maria del Giglio.jpgchiesa-san-maria-giglio-2.jpgC’è una chiesa a Venezia dove è custodito l’unico quadro di Rubens in questa città: La Madonna col Bambino e S. Giovannino, ed è una chiesa particolare: S. Maria del Giglio (Zobenigo), che si affaccia suol campo omonimo, nata da un impianto antichissimo , risalente al X secolo.

Venne voluta dalla famiglia Jubanico o Giubenico per dare lustro alla propria noibiltà, e da qui il nome divenne Zobenigo…ogni anno , dal 1519, venivano organizzati festeggiamenti con corse di tori e esibizioni di orsi. Dopo un periodo di decadimento il tempio venne ricostruito da Giuseppe Sardo dal 1680 al 1683 per volere di Antonio Barbaro, che a questo scopo mise a disposizione 30.000 ducati, facendo della facciata, barocca e AntonioBarbaro.jpgS. Maria del Giglio 2.jpgcommemorativa, il tempio della sua famiglia. Giusto Le Courd fu l’artefice della statua sovrastante il suo sarcofago, mentre a Enrico Marengo vennero affidate le statue dei suoi quattro fratelli.

Bellissime le immagini allegoriche dell’attico,e , a piano terra, i bassorilievi raffiguranti alcune fortezze veneziane, le più importanti a ricordare le vittorie dellla Serenissima contro l’eterno nemico: i Turchi.

Nell’interno della chiesa, a parte il famoso quadro del Rubens, inestimabilmente facciata S. Maria del Giglio 1.jpgfacciata-chiesa-santa-maria-giglio.JPGbelle le portelle dell’organo dipinte dal Tintoretto, ed altre opere di prezioso valore.

S. Maria del Giglio, una chiesa di grande bellezza affacciata in un campo posto in un luogo straordinario, vicino all’Hotel luna Baglioni, sede dal 1300 dei Templari a Venezia, e con la meravigliosa visione della laguna aperta…accostata al bacino di San Marco, preziose immagini legate e preziose opere d’arte e testimonianze storiche!

Questa meravigliosa città è legata con le sue innumerevoli chiese e alle opere d’arte che le inteerno di S. Maria del Giglio organo.jpggiglio 3.pnggiglio 4.jpggiglio 5.jpggiglio5.jpghotel-luna-baglioni-venezia_large.jpgimpreziosiscono ad una sublimazione unica che la rende diversa da qualsiasi altra città! visitandola ci si può chiedere cosa valga di più: la meraviglia delle costruzioni o i preziosi gioielli d’arte che qui vengono raccolti!? ma forse è proprio questo dubbio che la rende unica al mondo.

Venezia del 700: città sospesa tra le sue arti, la laguna permeata da una sottile malinconia.

meravigliosa venezia.jpgDalla fine del seicento  all’inizio del declino, Venezia si racchiude in sè stessa, nell’orbita della sua indipendenza, delle sue  memorie, della sua estrema avidità di vita, come se si trattasse di una creatura viva che sente sospesa la malinconia d’un tempo ineluttabile che passa e si trasforma in realtà.

L’idea dominante del lungo tramonto e l’illusione, una forma di abbaglio della coscienza politica e sociale per cui ci si afferra al passato non potendo dominare il presente, e senza intravvedere luci o indicazoni per il futuro.

teatro-la-fenice-venezia.jpgcanaletto_venezia_piazza_smarco_sudest.jpgmobile veneziano del 700.jpgE nella Venezia del 700 si impongono il teatro lirico e di prosa, con il tipico stimolo all’evasione che essi e la musica comportano nell’epoca.

Ed in questo periodo si diffondono i giocolieri , gli indovini, i cantastorie tra il popolo, e i pittori, i musicisti ed i poeti tra la nobiltà, quasi per far svolgere lo sguardo a qualche altra cosa che non sia la realtà, verso una francescoguardi1.jpgridotto.jpgdivagazione raffinata, composta come un minuetto , regolata da un clima sociale sospeso in un comune senso di gioco, allietato dalle musiche, dai colori, e dalle opere artigiane raffinate e di squisita fattura.

L’arte del settecento veneziano è forse la più rarefatta, impalpabile, quasi irragiungiubile da afferrare per quel soffio di fantasia che crea una magia, consona e conforme a questa città da fiaba e l’avvolge per allontanarla da terra, facendola navigare sulle sue arlecchino.jpgsaltimbanchi.jpgsaltimbanchi 1.jpgartisti.jpgacque per quella grazia e quell’equilibrio che richiamano in ultima sintesi la bellezza perfetta , limpida ed apolinnea, al dilà della violenza delle passioni.

ciarlatani a Veenzia 1.jpgciarlatani a Venezia.jpgciarlatano_15.jpgPredominano nella Serenissima alcuni caratteri comuni a tutta la civiltà europea del settecento, in quella città artistica e letteraria così armonica e concorde che si viene a creare nel settecento in Europa, ma alcune componenti di fondo proprie della civiltà veneziana stabiliscono le qualità più appariscenti e rafforzano i nessi segreti che le determinano.

venezia-1.jpgVittore_Carpaccio_012.jpgvenezia14.jpgE numerose famiglie patrizie, quelle dotate di mezzi, costituiscono una specie di corte, in una struttura sociale più semplificata  e talvolta con predilezione e tendenze popolari, dato che il tessuto urbano e la struttura di base della Repubblica tendono a rendere più legate ed omogenee le classi sociali.

veneziq 700.jpgVenezia bucintoro.jpgVenezia_760-02-38-47-1351.jpgUna venezia fiabesca, quindi, sognatrice, ammaliata di sè stessa, che si specchia, come Narciso , nella sua laguna, e da questa trae ispirazione ed in questa quasi si avvolge tra i fumi della nebbia o i meravigliosi bagliori che la laguna dona, come preziosi gioielli alla luce, ai vetri molati delle finestre in un gioco spettacolare di riflessi, quasi una eco di richiami luminosi ed iridescenti…la preziosa Venezia e le sue arti!

 

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