Il primo patriarca di Venezia: S. Lorenzo Giustiniani!

S. Lorenzo4.jpgA Venezia, come si sa, non c’è un vescovado, ma un patriarcato, e vorrei parlare del primo Patriarca di Venezia, che è stato anche proclamato Santo: un santo un pò particolare, umile e alla ricerca della vera umanità nelle persone estremamente povere . facendosi, come S. Francesco prima di lui, carico e pastore delle persone più derelitte, più povere, dando loro la parola e la voce che non viene mai ascoltata: San Lorenzo Giustiniani,

Nato nel 1381 da ua famiglia nobile e ricca sentì presto l’esigenza di percorrere un percorso ascetico, libero dalle ipocrite formalità legata e vittima dalle “regole sociali” allora in voga.

Seppe creare, con la forza della sua fede, altri adepti, come un suo amico che si fece frate con il nome di Lorenzo. Approdato al convento di San Giorgio diede Palazzo Giustiniani.jpgumilmente il suo contributo per la sopravvivenza dei monaci e dei loro protetti praticando l’accattonaggio; andando di porta in porta si trovò a bussare anche al portone del lussuoso palazzo della sua famiglia, in cui era nato; la madre, tanto nobile quanto ricca, si sentì particolarmente imbarazzata per quella situazione, per cui al Lorenzo venne consigliato di elemosinare presso qualcun altro e in altri palazzi.

Con amore infinito e lucida capacità di capire che l’animo umano aveva bisogno di percepire anche il disprezzo degli altri: “Non abbiamo rinunciato al mondo soltanto a parole, andiamo anche a ricevere il loro disprezzo”.

frati_francescani_250702.jpgsaio_frati-150x150.jpgCome gli altri frati, che al mio ricordo di bambina si dedicavano al mendicare, con le bisacce spesso vuote, i sandali calzati a piedi nudi anche con il freddo polare dell’inverno, cercava il sostegno e la consapevolezza delle persone che avrebbero potuto donare non solo un sostegno economico ma anche la percezione che lo scopo dell’elemosina è non solo quello di donare una parte di sè agli altri ma anche della possibilità di vincere l’umiliazione che ha “vittoria su sè stessi”, una sorta di rivoluzione all’interno delle regole della chiesa . Come una sorta di rigenerazione , una ribellione verso le pompe della chiesa, le sue “regole” legate a riti solenni e non alla semplicità della pietas, dell’amore tra gli uomini, fratelli e consapevoli di poter condividere con l’amore e con le proprie possiblità economiche, quanto sia possibile per una vita dignitosa per tutti.

S. Giorgio in Alga.jpgNel 1404 Lorenzo Giustiniani diventa diacono nel Convento di S. Giorgio in  Alga, e, insieme ad altri sacerdoti costituisce “la Compagnia dei Canonici Secolari”, e nel 1407 diventa priore.

Lorenzo non è un grande oratore , ma riesce ad esprimersi con la parola scritta : Lettere pastorali ed opuscoli come: “Chi non utilizza il Signore quanto più gli è possibile , mostra di non apprezzarlo”, “Un servo del Signore evita anche le piccole mancanze, perchè la sua carità non si raffreddi”, “Dobbiamo evitare gli affari troppo complicati , nelle complicazioni c’è sempre lo zampino del diavolo”,

Papa Alessandro viii.jpgPapa Benedetto XIII.jpgNel suo concetto di divino c’è l’idea dell’eterna Sapienza, elemento domnante della sua mistica. Nel 1433 viene nominato Vescovo, sebbene, per la sua naturale umiltà, cerchi di evitarla, con il concorso dei suoi confratelli, ma Papa Eugenio I, proveniente dal medesimo convento, grande estimatore del Giustiniani lo convince a diventare Veswcovo di Castello, l’antica Olivolo.

Nel 1541 Niccolò sopprime il Patriarcato di Grado e conferisce il titolo di primo Patriarca di Venezia a Lorenzo Giustiniani, grazie alla sua umiltà e santità, l’unica persona in grado di sanare la frattura tra Stato e Chiesa.

Di questo patriarcia disse il Doge di -Venezia che era l’unico uomo con cui avrebbe scambiato la sua anima, e in risposta Lorenzo affermava che il ruolo di Patriarca era uno gioco in confronto a quella di vescovo, per gli oneri che la guida delle anime comportava,

La vita di Lorenzo Giustiniani, patriarca di Venezia, non cambiò  tenore,nemmeno esteriormente: visitava egli stesso i poveri della città distribuendo alimenti, vestiti, frutto della carità che da sempre lo aveva sostenuto nella sua opera.

S. Lorenzo 5.jpgS. Pietro di Castello.jpgSempre rigoroso e coerente con le sue idee, abituato cioè alle penitenze, nonostante fosse vecchio e malato rifiutò la sostituzione del suo pagliericcio con un letto di piume ” Dio morì sulla croce e io dovrei morire in un letto di piume”?
egli morì l’8 gennaio 1455 esprimendo il desiderio di essere sepolto nel piccolo cimitero del convento, ma i Veneziani, a furor di popolo, vollero che il suo corpo venisse ospitato nella Chiesa di S.Pietro di Castello(che allora era la Basilica di Venezia).

Nel 1690 il Papa Alessandro VIII ( il veneziano Piero Ottoboni”) lo proclamò Santo anche se la pubblicazione ufficiale avenne nel 1727 sotto papa Benedetto XIII.

L'altare_di_San_Lorenzo_Giustiniani_PdDome.jpgS. Lorenzo2.jpgUn uomo straordinario,, una personalità forse poco conosciuta che comunque lo avvicinava a S. Francesco d’Assisi, figlio di una nobile  e ricca famiglia veneziana e che è rimasta nel cuore dei veneziani per sempre..uomo semplice, caritatevole ed umile!!! Un vanto per Venezia ed i veneziani!

 

L’imponente convento Francescano ai Frari a Venezia, uno dei più grandi ed importanti archivi storici del mondo!

Archivio di Stato 1.jpgarchivio di Stato a Venezia.jpgUno dei più grandi ed importanti archivi storici d’Italia e del mondo è l’Archivio Storico di Venezia. Sconosciuto alla maggior parte dei turisti che visitano questa meravigliosa  città ospita una mole immensa dei fondi documentari e conserva la faccia nascosta  di una storia ricchissima , che a Veneza si manifesta agli occhi di tutti nell’eccellenza dei monumenti e delle opere d’arte.

archivio-stato-venezia-entrata-cortile.JPGBasilica dei Frari a Venezia.jpgIl complesso ora sede degli archivi  era il convento dei frati Francescani che curavano e lavoravano nella chiesa dei Frari: esso è costituito da più edifici disposti intorno a due chiostri..quello aperto al pubblico è detto chiostro dell’esterno della trinità, noto anche per le sepolture qui eseguite, il chiostro dei morti, mentre quello interno, ed il più piccolo, è dedicato a S. Antonio, e con questo nome viene nominato.

Il convento venne costruito nel 1236, per volere <(si dice ) di S. Francesco d’Assisi, e venne ampliato nei secoli successivi grazie a bonifiche territtoriali graziere al volere e all’impegno della famiglia Badoer, proprietaria del terreno.

chiostro dell'archivio di stato di Venezia.jpgNei depositi che su snodano intorno ai chiostri della SS. Trinità e di S.ANTONIO è stato ricomposto fino dal 1815 l’ordine dei fondi archivistici prodotti nei secoli dagli organi governativi, amministrativi e giudiziari della Serenissima , sia prodotti in looco, sia nei territtori d’oltremare della Dalmazia e del Levante.

Moltissimni altri fondi storici sono qui conservati: quelli delle antiche corporazioni religiose e professionali, dei notai, di molte importanti famiglie, oltre a tutta quella documentazione prodotta in secoli di relazioni col mondo intero: relazioni politiche, commerciali, culturali e spionistiche.

Entrare all’archivio di Stato è come entrare in un viaggio nel tempo della Serenissimaingresso all'archivio di stato a Venezia.jpg..i depositi si snodano in queste antichissime stanze : celle, corridoi, refettori dove i frati amanuensi si riunivano per i loro pasti frugali, per poi continuare il loro lavoro e i loro studi.,

Sotto le volte dei lunghi corridoi vengono elencate le varie documentazioni: Cancelleria segreta, Maggior Consiglio, INquisizione, Magistrato alla sanità e così via, elencando documenti consunti ed antichi ma ancor oggi vivissimi ed attuali. Volendo elencare le caratteristiche di questo meraviglioso archivio: 78 Km. di scaffalature all’interno di 368 stanze, con 1104 fra porte e vera-pozzo-cortile-archivio-stato-venezia.JPGvisita-archivio-stato-venezia.JPGcortile-archivio-stato-venezia.JPGfinestre , 40.000 mq. di pavimento e 10.000 mq. di tetto.

Tutto questo a ricordare l’importanza sociale, politica, e culturale della Serenissima: fonte inesauribile di informazioni che possono essere motivi di riflessione per chiunque creda di poter guidare con sagacia, giustizia e competenza uno stato ricco si di risorse, ma basato su un delicatissimo equilibrio: la nostra storia , splendida storia , e l’orgoglio di essere figli di una civilità così moderna e all’avanguardia!

La più antica spezieria veneziana , famosa per la sua Theriaca: La Testa d’oro!

teriaca allo Struzzo d'oro.jpgtesta nd'oro.jpgDella theriaca, l’antiveleno più famoso di Europa nel settecento , ho raccontato in abbondanza: nell’aspetto dialettale era chiamata triaca, ed era uno dei più famosi e richiesti preparati medicamentosi della Serenissima. La ricetta era segreta, e veniva preparata con erbe medicinali, preparati galenici e veleno di vipera dei colli berici, che non aveva ancora sviluppato le uova.

Fu preparata dagli speziali veneziani in base ad una ricetta che si rifaceva a preparazioni dei greci e degli arabi, e veniva chiamata Theriaca Andromachi, dal greco Andromaco. La spezieria più famosa per la preparazione di tale medicamento e rimedio antiveleno fu La testa d’oro, a Rialto, che deteneva anche l’autorizzazione di poter preparare veleni.

In una descrizione storica del 1760 si narra che si dovette aumentare la produzione del medicamento visto l’aumento di richieste in tutta Europa.

teriaca 2.jpgpreparazione della Theriaca a Rialto.pngsolco per la preparazione della Theriaca in Campo S. Stefano.pngGli addetti magazzinieri “garzoni”pestavano i vari ingredienti in un calderone posto all’esterno della spezieria (il solco di tale calderone è ancora visibile davanti alla farmacia in campo S. Stefano. Gli antichi garzoni degli spezieri erano vestiti con una giubba bianca, braghe rosse , una sciarpa gialla ed un berrettino azzurro con bordo giallo ed una piuma rossa.

Il medicinale era stato ben studiato nella sua composizione medicamentosa, e portò molti benefici con la guarigione da molte farmacia alla testa d'oro 1.pngfarmacia alla testa d'oro.pngmalattie in fase iniziale, comne la peste, la tisi, abbassava la temperatura in casi di febbre alta, combatteva le punture di scorpione e i morsi di vipera, oltre che a contrastare la rabbia nei cani, e sanava i mali di stomaco., Si narra che aiutasse anche la vista e che ridonasse la serenità.

Altra spezieria, di cui non rimane più traccia e famosa per la sua teriaca fu o Struzzo d’oro, sul ponte dei bareteri.

pone dei bareteri.jpgOra purtroppo, della più famosa spezieria di Venezia che chi scendeva dal Ponte di Rialto per raggiungere il fondaco dei Tedeschi o Campo S. Bartolomio rimane solo la preziosa immagine della testa d’oro, con incisioni intorno per illustrare la capacità degli spezieri veneziani, la profondità delle loro conoscenze dovute oltre che agli studi, anche al rapporto così stretto e proficuo con le culture orientali ed antiche: questo è il meraviglioso mondo di Venezia.

Il sestiere più piccolo e più conosciuto di Venezia: S. Marco!

Sestiere_di_San_Marco.jpgsottoportego di S. Geminiano.jpgScuola_Grande_di_San_Teodoro1.jpgNel 400 si costituì a Veneza il Sestiere di S. Marco, denominato allora “Morsobrolo” dalla consistenza del terreno (morso) e brolo, definizione di quello che era all’epoca, terreno boschivo ed erboso. Il sestiere era diviso dal Canale denominato Rio Botario, e su entrambe le sponde del rio erano collocate due chiese: una dedicata a S. Teodoro (Todaro= primo patrono della Serenissima, e sulla parte opposta e l’altra a S. Geminiano (costruita nel 1557); dopo l’avvento di Napoleone la chiesa venne demolita, ma a sua testimonianza rimane il sottoportego dedicato a S. Geminiano.

Narsete.jpgLa leggenda racconta che le chiese furono erette da Narsete, il quale aveva vinto i Goti con l’aiuto dei veneti che gli fornirono armi e navigli per respingere gli assalitori. Nel 1100 il rio Botario venne interrato, come pure la parte di fronte al bacino.

Con il trasporto a venezia delle spoglie di S. Marco, il sestiere venne a lui dedicato e ne divenne il muovo patrono, nonostante che per grandezza ed estensione fosse ed è il più piccolo dei sei che compongono Venezia.Davanti al Bacino di S. Marco  vennero posate le colonne di Marco e Todaro, di due patroni veneziani, e oltre la Basilica, il Palazzo Ducale che nella sua prima costruzione venne creato come castello fortificato con una roccaforte a punta quadra , aveva delle muraglie fiancheggiate da torri angolari, prospicenti il Bacino, alle quali si accedeva attraverso ponti elevatori e porte fortificate. Era la residenza del Doge e sede del governo e delle magistrature, ospitando anche la Sala d’Armi, i Tribunali, le prigioni vecchie e nuove.

Palazzo ducale.jpgPalazzo Ducalle 1.jpgCol passare dei secoli e in seguito a diversi incendi il palazzo venne modificato e quasi ricostruito nel 1341 su progetto di Filippo Calendario. Nel 1424 sorse la facciata in stile ogivale su progetto degli architetti Giovanni Bartolomeo e Pantaleone >Bono. Nel 1577 infuriò nel palazzo un grosso incendio, i resti de quale si possono ancora vedere nella sala dell’Armamento.

campanile.jpgloggia derl sansovino.jpgloggetta del Sansovino.jpgDi fronte al Palazzo, sorge il campanile, il più alto di Venezia, chiamato “il Paron”, e che nei tempi remoti era una torre di guardia e d’avvistamento; aveva un tetto e, sul l colmo, era sistemata una campana che regolava tutta la vita di Venezia (chiamata Marangona), e segnalava i possibili pericoli di incursioni di pirati o nemici, in modo da allarmare tutta la popolazione.

Bacino-San-Marco-F107.jpgBacino-San-Marco-C01.jpgNel 1912, assieme al campanile distrutto venne ricostruita ed alzata la Loggia del Sansovino che sostituì le rivendite delle adiacenti botteghe in legno.Sul versante più ombroso del Campanile erano collocate delle botteghe fabbricate in legno , in cui veniva venduto del vino, e da qui nacque la denominazione: andare a bersi un’ombra, in genere vino di Malvasia, di Candia o vin di Cipro.

procuratie nuove.pngprocuratie nuove 1.pngProcuratie vecchie.jpgIn seguito la piazza venne chiusa dalle magnifiche costruzioni delle >Procuratie Nuove e Procuratie vecchie. Opere d’arte, uno S. Giorgio a Venezia.jpgisola di S- Giorgio.jpg250px-Salute01.jpgpunta-della-dogana.jpgscenario splendido per chi passeggia nel Sestiere di S. Marco, avviandosi magari a Castello, ma soffermandosi alla meravigliosa luce del bacino di S. Marco, con la vista della Chiesa di S. Giorgio >>Maggiore, della Madonna della Salute, e sopratutto dello scintillio dorato della punta della Dogana.

 

 

 

 

 

 

La scultura teatrale del cinquecento a Venezia: La Biblioteca Marciana.

biblioteca marciana 1.jpgLa Libreria di San Marco , in Piazzetta, è un capolavoro della scultura del 500, ideata dal Sansovino nel 1537 dischiude le porte ad una animazione con aspetti perfino scenografici mediante l’intervento della scultura, che ha tanta parte nell’architettura posteriore al primo Rinascimento, che si esprimeva con la severità della decorazione degli edifici.

Il Sansovino, profondamente scultore oltre che architetto, è affascinato dall’atmosfera teatrale della città e interpreta, da genio del Rinascimento, il nesso continuo della decorazione come unico e vastissimo racconto, che si prolunga all’infinito. quale appare nella più antica tradizione veneto-bizantina.

Biblioteca Marciana.jpgLa decorazione plastica vivifica la pietra e dissimula la forza plastica dell’edificio, quella pittorica sulle facciate dei palazzi sul Canal Grande completa la meraviglia della città: un trapasso fantastico che illeggiadrisce e rende aeree le strutture portanti. e dà spesso all’architettura l’illusione d’uno spazio fatto per una scena ideale.

Mentre la pittura, per opera del tempo è scomparsa, come ad esempio i celebri affreschi del Giorgione e di Tiziano al Fondaco dei Tedeschi, le sculture sono rimaste intatte tra le partiture delle linee architettoniche a denunciare l’amore che i veneziani portavano per la decorazione .

statua.jpgsyatue 1.jpgLe statue dalla balaustrata sopra il cornicione della Biblioteca Marciana completano i rilievi della facciata con una impostazione così teatrale da suggerire lo stesso motivo anche a Palladio, nel teatro olimpico di Vicenza, ed egli stesso definì ” il più ricco ed ornato edificio che sia stato fatto dagli antichi in quà”.

Essa, nel suo “ornato” andava oltre i limiti della purezza comnpositiva degli ordini, diventava appunto teatro nel piacere visivo delle immagini, nei fregi a festoni negli architravi, sui pennacchi degli archi, negli incavi dei sottoarchi, nelle chiavi di volta con teste umane  e t4ste di leoni e nella fantasiosa scansione di piani, nei pilastri, nel forte rilievo delle cornici, nella ricchezza delle statue e nel chiaroscuro pittorico che venivano così a crearsi in tutto il complesso, sostenuto dal ritmno solenne delle colonne, tanto ammirato dagli artisti dell’epoca barocca, a cominciare da Baldassarre Longhena.

portale.jpgportali biblioteca.jpgAlessandro Vittoria, poco dopo il Sansovino, pose delle grandi statue a  con funzione di colonne per decorare i portali della Libreria nel porticato.

La scultura , oltre a presentarci spesso “personaggi in posa”, ci propone uno straordinario numero di maschere, nelle chiavi di volta degli archi, diffuse in tutta la città. Alla metà del cinquecento si notaq che le chiavi di volta degli archi delle finestre e dei portali per opera di Sanmicheli e di Sansovino assumono l’aspetto del volto umano; la linea dell’arco è animnata da questa inusitata presenza di maschere dall’aspetto maestoso, cariche d’espressionismo teatrale.l

deorazioni volti umane.gifLa pietra d’Istria viene trattata con con una eccezionale abilità  dagli scalpellini che lavoravano a Venezia  nel cinquecento; alcuni artisti ed artigiani si specializzarono nel tema così affascinante del volto umano , spesso chiuso in una espressione severa di vecchio con la barba fluente, secondo il modello classico dell’incarnazione dei fiumi..tutti temi legati all’acqua, l’elemento dominante che è parte determinante della nascita e della vita di una città unica ….della sua laguna..della sua cultura.. della sua splendida aRTE!

 

 

 

 

Venezia: città alchemica e il suo meraviglioso labirinto acquatico!

VENEZIA_INCISIONE.jpgL’immagine di Venezia come città è legata all’idea del labirinto: già i numeri civici sono singolarmente legati a un sistema molto particolare che rende praticamente impossibile, per chi non conosca questa meravigliosa città , trovare un indirizzo in modo pratico: ogni sestiere ha una numerazione civica che si espande da unn elemento caratterizzante il sestiere, come ad esempio un castello nell’omonimo sestiere, o la vicinanza della basilica di S. marco, per cui facilmente si potrà trovare il numero 1 accanto all’ultimo numero del sestiere.

La ricerca della destinazione diventa un’avventura meravigliosa (perchè si venezia 1.jpggira, si osserva, ci si inoltra in calli, campi e campielli) e la ricerca nella città diventa un ancorarsi a nomi di calli ( di calle drio la Chiesa che ne sono in quantità, cone Calle del Gesù o Calle della Madonna, ma qui sono distinte proprio dal Sestiere), a meno che non venga nominato un palazzo storico, o comunque noto…la buona volontà aiuta!

Tutto questo sembra in qualche modo legato all’immagine  del  “labirinto acquatico”, rappresentato nel libro alchemico , una delle prime basi dell’alchimia , “Hypnerotomachia Poliphili”, il libro conservato presso la labirinto acquatico0.jpglabirinto.jpghypnerto.jpgBiblioteca Marciana, donato dal cardinale Bessarione, ed alla base delle scienze orientali acquisite e studiate nell’occidente.

Venezia è quindi un esempio fantastico di un labirinto non solo acquatico, ricca com’è di rii, che la collegano e che diventano quasi un sistema circolatorio di un corpo vivo, vibrante, ma anche terreno, ricca com’è di calli, callette, sottoportici, rive, salizzade, campi e campielli, ma che diventa acquatico quando l’acqua alta sommerge tutto, e la rende un unicum.

jacopo-de-barbari-venezia-del-1500.jpgEcco quindi l’immagine e l’essenza di questa città unica al mondo : uno straordinario labirinto terreno-acquatico che la rende sempre e comunque diversa in ogni momento della sua e della vita dei suoi abitanti, confermando quindi l’essenza vera di Venezia , città d’acqua, nata nell’acqua e mutevole come le maree, dolcissima nei suoi giorni di calma, fantastica nell’iridescenza delle sue onde e abbandonata, come una donna innamorata, all’amore del suo mare e della sua laguna!

Gli strordinari ponti di Venezia!

Venezia_laguna_vista_satellite-1200.jpgweb%20Gian%20Battista%20Arzenti%20_Veduta%20di%20Venezia%201620-30ca.jpgLa morfologia di Venezia necessitò, sin dalle prime basi della città mezzi per poter collegare le varie isole di cui la città era formata, separate da rii, piccoli canali, piscine, senza contare i Canal Grande che separava in due parti questa straordinaria città, che , con l’isola della Giudecca, assomiglia ad un pesce, con la sua lisca e le sue pinne: fantastica realtà per una fantastica immagine.

De Barbari rialto.jpgIl punto di incontro tra i due sistemi viari di Venezia, acqueo e terrestre, è costituito dal ponte. Anticamente i primi ponti veneziani furono in legno, ad una o più campate: Nella pianta del 500 di Jacopo de Barbari se ne osservano numerosi e anche il ponte di Rialto era al XVI secolo un ponte in legno; per necessità di navigazione alcuni erano anche levatoi, come appunto il ponte di Rialto o a quello davanti all’ingresso dell’Arsenale.

ponjte di rialto.jpgPonte della Veneta Marina.jpgPonti di legno ne esistono tutt’ora, per esempio a S. Maria Maggiore, all’Arsenale, alla Misericordia, alla Madonna dell’orto.

I primi ponti ad arco portante, in mattoni o in pietra, avevano larghi gradoni inclinati, quasi rampe continue, per permettere anche il passaggio di cavalli e di muli, e assai spesso non avevano parapetto. Tale tipo di ponte è rimasto in uso fino al XVIII secolo: un ponte senza parapetto esiste ancora sul rio di S. Felice ed uno a Torcello.

I ponti di pietra sono in genere ad un solo arco, date le misure piuttosto ridotte dei rii che debbono attraversare: vi erano un tempo anche ponti a tre archi (uno era sul rio di S. Lorenzo illustrato in un quadro di Canaletto (uno De Barbari S. Maria del Giglio.jpgdei miracoli della croce)e ne esiste tutt’ora uno sul Canale di Cannaregio a S. Giobbe.

Dalle stampe e dai dipinti che li rappresentano i ponti senza parapetto a uno o a tre archi, mostrano un aspetto assai più leggero ed elegante in confronto a come ora appaiono, appesantiti spesso da muretti o balaustre: in alcuni si nota chiaramente la sovrapposizione del muretto sui gradoni, come su quello sul Rio della Panada.

ponte dei tre archi Cannaregio.jpgPonte della Paglia a Venezia.jpgDiverso è invece l’aspetto del ponte quando esso nasce già con la balaustra, esso acquista allora un tono architettonicamente pregevole, talvolta monumentale. Tra questi, oltre al famosissimo ponte di Rialto, si annoverano il ponte della Paglia , tra i più famosi a Venezia, dove la balaustra a colonnine è una ripetizione dei balconi sui palazzi gotici, il ponte delle Guglie, quello della Canonica ed anche quello della Veneta Marina, sulla riva degli schiavoni, ponte delle guglie.jpgjacopo-de-barbari-plan-of-venice-detail.jpgdone il riparo è costituito da muretti in pietre riquadrati, quasi tanti plutei di antica tradizione.

I ponti di Venezia non sono sempre simmetrici o rigidamente disposti attraverswo il Canale, essi più spesso presentano una disposizione inclinata rispetto al rio o uno sviuppo asimmetrico rispetto alle gradinate: queste si estendono liberamente, anche boforcandosi, Ponte in Rio S. Felice.jpgPontedellaCanonica01.jpgcon gradini spesso incurvati da una sola parte per facilitare i percorsi pedonali nell’imbocco di una fondamenta, di una calle o di un sottoportico.

Tale adattabilità e flessibilità è elemento comune tra i ponti e tutte le costruzioni veneziane. una città che è nata e fiorita in maniera favolosa e magica seguendo l’indirizzo della natura del luogo… come sempre per Venezia, come mai per nessun’altra città al mondo…Venezia è armonia…..il frutto di uma meravigliosa simbiosi che chi la visita o la vive percepisce……..!!!!!

 

 

 

Cartografia veneziana da FràMauro alla sala dello scudo a Palazzo Ducale.

mappamondo d fra Mauro.jpgmappamondo-di-Fra-Mauro-Venezia.jpgLa cartografia a Venezia nacque con il “cosmografo incomparabile”, come era chiamato Frà Mauro e tiene conto in tutto attraverso cinquemila didascalie e delinea con straordinaria accuratezza l’immagine del mondo come era conosciuto dalla sua città, con Gerusalemme al centro, tra il colore ambrato della pergamena , l’azzurro del mare, dei fiumi e dei laghi, l’oro delle scritte più importanti, i cartigli in rosso delle didascalie poste negli intervalli del mare e della terra, in una fittissima trama di disegni di città con alte MAPPAMONDO_DI_FRA_MAURO__06_1_1.jpgmura , di castelli dorati, di templi, di oasi verdi, di montagne in rosa e in azzurro, di regge favolose nello stile del gotico fiorito, con prospettive illusorie che ricordano alcuni deliziosi frammenti di affreschi del Pisanello.(per immergersi in questo mondo basta andare alla Biblioteca Marciana!).

In seguito lo studio delle carte geografiche , dai primitivi portolani ai successivi sviluppi cartografici diffusi dall’arte della stampa, fu tenuto in grande onore a Venezia, punto di convergenza di una così larga rete di viaggiatori mercanti come troviamo nelle famiglie di Marco Polo, dei Sanudo, dei Da Mosto e dei Caboto.

Sala dello scudo 3.jpgSala dello scudo 4.jpgUna grande sala del Palazzo Ducale, la sala dello scudo , era già nei primi decenni del Cinquecento dedicata alle carte geografiche, eseguite da uno dei maggiori cartografi del Rinascimento, Giacomo Gastaldi, con il consiglio e l’esperienza di Giambattista Remusio, che negli stessi anni fu cancelliere della Repubblica, segretario del Senato e prezioso scrittore di storia della navigazione e dei viaggi.

Sala dello scudo.jpgsala-dello-scudo.jpgLa sala dello scudo è ancor oggi decorata da carte geografiche rifatte nel settecento in sostituzione a quelle distrutte, con una decorazione di pittura legata all’arte e alla geografia che tramandano l’antica predilezione di Venezia per la cartografia, base prima per una repubblica marinara per la conoscenza del mare e delle terre allora conosciute.

La fortunata successione delle grndi scoperte sala-scudo-nuova.pngattuata nella seconda metà del quaqttrocento e la prima metà del cinquecento spostano le normali rotte di navigazione , ma già dai primi anni del quattrocento l’attività commerciale aveva avuto un oriuentamento nuovo rispetto al secolo precedente per un largo scambio di ricchezza , dovuto ad un più diffuso benessere e per l’aperta concorrenza con Venezia di altri centri importanti mercantili francesi, catalani, fiamminghi e inglesi, che facevano sentire il loro peso nella diramazione del mercato nternazionale, tanto che la Serenissima dal regime di monopolio di alcune merci dovette passare ad un regime di più sentita rivalità.

sala-scudo-globi.jpgIn questa fase di eccezionale maturazione di avvenimenti e spostamento di equilibrio economico inizia il più lento ed inesorabile declino di Venezia che durerà per più di tre secoli, nell’epoca stessa in cui la città si abbellisce d’arte e diviene uno dei più importanti centri di cultura al mondo.

I gatti di Venezia

Venezia come luogo di incontro di varie etnie, porto determinante per tutto il Mediterraneo2.jpg  a cui le le navi  attraccavano e ripartivano  , portando con sè dei piccoli nemici infidi e pericolosi: i ratti asiatici, portatori, purtroppo della peste.

La Serenissima,  come gran parte delle altre capitali europee fu vittima frequentemente di queste epidemie che portarono addirittura a dimezzare la popolazione.

180px-Chiesa_Redentore_sezione_2_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Chiesa_Redentore_sezione_1_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg90px-Redentore02.jpgimagesCAK9Y3RH.jpgEd il senso pragmatico dei veneziani (mercanti, per cui aperti a qualsiasi soluzione logica ed economicamente vantaggiosa), portò a costruire per prima una basilica, nell’isola della Giudecca, chiamata la Basilica del Santo Redentore, nota ai veneziani come  il Redentore, progetto di Andrea Palladio, che portò a termine l’opera nel 1577.

180px-Chiesa_Redentore_pianta_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg180px-Redentore01.jpgLa ricchezza dell’interno e all’altezza della città che l’ha costruita e che la ospita:
Opere del Tintoretto, Veronese, Palma il Giovane ecc.

E’ tradizionalmente il fulcro della grande Festa del Redentore che viene celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato ad una pestilenza che colpì la città nel 1575.

L’ epidemia provocò circa 50.000 vittime, quasi un veneziano su tre.

Nel settembre del 1576 , quando il male sembrava averla vinta con gli abitanti della Serenissima, il Senato chiese l’aiuto divino  facendo voto di realizzare un nuova chiesa intitolata al Redentore.

Nel maggio del 1577 si pose la prima pietra del progetto di Andrea Palladio ( che da 1570 era il Proto della Serenissima, architetto capo della Repubblica veneziana.

Il 20 luglio successivo si festeggiò la fine dell’epidemia con una processione che raggiunse la chiesa attraverso un ponte di barche.

250px-Chiesa_del_Redentore_retouched.jpgL’edificio ha pianta rettangolare, con un singolare e splendido transetto costituito da tre absidi comunicanti con la grande cupola centrale. La facciata, in marmo bianco è uno dei più mirabili esempi di ispirazione neoclassica che tanto resero famoso il Palladio.

La ricorrenza si celebra ogni anno la terza domenica di luglio, ed è una delle feste più belle per i veneziani, che viene onorata con canti, fuochi arftificiali, ed è di rigore mangiare l’Anara col pien (l’anatra ripiena) seduti sulle barche o sulle gondole, tra luci , luminarie e canti.

Successivamente, a seguito di un’altra epidemia, come ringraziamento della sua fine, venne edificata la Chiesa della Madonna della Salute, ma il problema reale rimaneva, per cui la scaltrezza ed il pragmatismo imagesCAXVKM2F.jpgveneziano consigliarono di andare in Dalmazia, riempire le navi di gatti, e lasciarli poi liberi in questa città, tra le sue calli, i suoi micio.jpgcampielli..pancione soddisfatto al sole, e tante lunghe appisolate accanto ad una vera da pozzo. Questi sono i veri gatti di Venezia, questa la strategia contro i topi, per cui se vi capita, una carezza magnanimamente concessa da uno di questi “dormiglioni”diventa un modo di comunicare con questa Venezia appagata, placida  e soddisfatta.

Purtroppo ultimamente, per evitare problemi, la maggior parte di questi “abitanti” di Venezia sono stati sterilizzati, per cui la carezza elargita, lo sguardo enigmatico e scrutatore di questi felini diventano sempre più rari….Venezia, la popolazione dei suoi gatti che cala, inevitabilmente, sembra esigere ancora questi “personaggi” silenziosi che per anni hanno donato e continuano a donare una compagnia discreta ed affascinante.

 

 

 

Le isole ospedali a Venezia

S.. Servolo a Venezia.pngl_isola_di_san_servolo_main_image_object.jpgLa Serenissima, con la lungimiranza e la capacità di agire in modo scientifico e organizzato per la salute sociale, dedicò almeno tre isole per patologie diverse, tra cui quelle relative alle malattie mentali, e, oltre al lazzaretto nuovo e il lazzaretto vecchio, dedicate alle patologie endemiche, anche alle malattie infettive. Vennero quindi definite isole dei pazzi e isole delle epidemie.

Le isole dei pazzi a Venezia. La prima, il cui nome originale era S.Servilio, ma che venne modificato in S. Servolo è situata tra l’isola di S. Giorgio Maggiore e il Lido, ospitava conventi di monache e frati, e fin dal 1725 divenne ricoveri per i malati di mente facenti parte di famiglie nobili, per poi ospitare anche gente comune.

Isola di S. Clemente a Venezia.jpgDal 1797 divenne manicomio maschile, che vennero ospitagte nell’isola di S. Clemente. Ora l’istituto è chiuso ed è diventato sede della Venice Internetional University.  La chiesa fu opera del Temanza, e costruita nel 1747, e la sua particolarità di avere due campanili, e per questo motivo tale definizione “due campanili”venne attribuita a persone che erano state ricoverate in manicomio.

S.Clemente invece fu nel XII secolo ospedale per i pellegrini diretti in Terrasanta: fu sede di monaci ed eremiti e dal 1834 divenne ospedale psiachiatrico femminile. Ora, purtroppo, l’ospedale e la chiesa del XVII secolo sono chiusi,

280px-Santa_Maria_della_Grazia.jpgPosta subito dietro l’isola di S. Giorgio Maggiore questa isola portava il nome di Cavana o Cavanella, anch’essa sempre sede di istituti ecclesiastici, nel 1200 fungeva da ospedale per i pellegrini provenienti dalla Terrasanta. Nel quindicesimo secolo divenne Santa Maria delle Grazie, o della Grazia, per un’immaqgine di una madonna ritenuta miracolosa portata da Costantinopoli,

Dal 1600 fino alla fine della Repubblica era il punto di partenza dei pellegrinaggi che ogni anno , il 17 luglio salpavano al tramonto festeggiando con luminarie e cibi, per recarsi ad Assisi. Alla fine dell’ottocento divenne lagrazia.jpgvenezia-isola-san-clemente.jpgsede di un ospedale specializzato nelle malattie infettive a cui si sono rivolti tanti veneziani fino a qualche anno fa. Ora l’ospedale è chiuso.

La funzione degli ospedali li collocati fanno ancora parte del ricordo della vita dei veneziani attuali, e tutto questo perchè sono stati presidi importanti e ultramoderni per l’epoca preposti alla cura di patologie non proprio chiare ne perfettamente conosciute, ma che, come tali, hanno dotato la Serenissima di capacità di affrontare situazioniu ordinarie e straordinarie, degne di un grande paese.

 

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