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Gli straordinari numeri di Venezia!

panoramica.jpgVenezia_laguna_vista_satellite-1200.jpgVenezia è stata una grande Repubblica di cui hanno fatto parte tante terre dell’interno del Veneto, della Dalmazia, dell’Istria, ma di per sè è una città piccola per estensione, e frammentata in tante piccole isole: la sua lunghezza da est ed ovest si estende per 4.630 m. e la larghezza, da nord a sud è di 3240 m.. Per cui la sua superfice è di 412,6 Kmq.

dorsoduro a Venezia.gifSestier di S. Croce.jpgS. Polo a Venezia.jpgCittà piccola ma molto complessa: divisa in sei sestieri: Dorsoduro, S.Croce, Cannaregio, S.Polo, Castello e S. Marco , e la numerazione civica inizia e finisce per ogni sestiere, iniziando dal n. 1, e continuando progressivamente, insinuandosi nelle calli, nei campi, nei campielli fino al confine del sestiere: ogni numero è inscritto in una forma ovoidale bianca, circondato da un bordino nero.
5520_venezia_ca_d__oro_cannaregio.jpg5362_venezia_riva_degli_schiavoni_castello.jpgS. Marco.jpgImpossibile, per chi non abbia un punto di riferimento:, il nome di una calle, di un campiello, di un sottoportego, di una fondamenta, conoscendo comunque il sestiere, altrimenti …tutto è perduto..ma si può sempre porre come riferimento un Palazzo famoso, una chiesa, un bacàro od una trattoria, o più semplicemente chiedere aiuto ad un autoctono che, con molta gentilezza, si offrirà addirittura di accompagnarvi all’indirizzo richiesto!

200px-Civico_Venezia.jpgNessuna meraviglia se ogni tanto si vede un numero non corrispondente ad un ingresso: a volte si riferisce ad una finestra o a una porta murata: non si tratta di errori, ma significa che un tempo più o meno lontano li c’erano degli ingressi poi chiusi.

A volte tali numeri sono accompagnati da una lettera, per non modificare la numerazione in corrispondenza di nuove aperture.

Castello arriva al numero 6828, Cannaregio 6419, S. Polo al 3144, Santa Croce, il piùà piccolo dei sestieri al n. 2359, e Dorsoduro 3964, ai quali Schermata-03-2455989-alle-22_56_52.pngnizioleti.jpgbisogna però aggiungere i 971 della Giudecca, , che ha una sua propria numerazione, mentre S, Marco conclude la sua numerazione al 5562.

Ogni numero finale del sestiere viene segnalato come ultimo del sestiere stesso, sempre attraverso un nizioleto. Non a caso, vicino al n: 1  del sestiere di S. Marco, c’è anche l’ultimo, il 5562. Cose da far girare la testa.

Burano ha una numerazione simile a quella di Venezia centro, ma divisa in cinque parti corrispondenti a San Martino destra, San Calle_amor_dei_amici.jpgMartino sinistra, Terranova, Giudecca, e San Mauro, mentre a Murano la numerazione va di calle in calle.

Quindi Venezia è appunto la città delle isole, 416, di cui 24 a Castello, 13 a S. Marco, 7 a S, Polo, 13 a S. Croce, 32 a Cannaregio, 17 a Dorsoduro e 10 alla Giudecca; i ponti che collegano le varie isole e i sestieri sono 416, ed i rii che scorrono tra le isole 176….e nei vari campi svettano 170 Campanili , Toponomastica-Venezia.jpgVENEZIA-PONTE-DELLE-TETTE.jpgquello di S. Marco è alto 100,060 m….
E non dimenticate di osservare i nizioleti, di cui ho già parlato che, nel loro rettangolino bianco raccontano la “Calle dell’amor degli Amici” Ponte della donna onesta”, ” ponte della cortesia” o ” Rio terà degli Assassini”, ed altre innumerevoli indicazioni , e sono un tutt’uno con la storia, i mestieri e la vita dei veneziani che quelle indicazioni, quei numeri civici (da perdere la testa) ce l’hanno nel cuore: città unica, sempre e comunque!

 

Gli inquietanti mascheroni di Venezia: tra il gotico e il barocco

Cà Pesaro.jpgCà Pesaro.jpgA volte, visitando Venezia, ci si può soffermare, ammirati e rapiti dai mascheroni che popolano i palazzi ed anche chiese di questa città.

Se nel medioevo cristiano il diavolo aveva un’operosità costante, ossessiva, fino a diventare un invisibile e torbido protagonista della vita umana, e le sue raffigurazioni servivano ad avvertire i fedeli che si muovevano nelle città, o frequentavano le chiese che il male era sempre e dovunque presente: raffigurato come uomo bestia, o sghignazzante, o con piccoli particolari inquietanti di facce umane normali contaminate da orecchie animali, barbe caprine, o bocche spalancate con fauci minacciasamente spalancate per divorare, nella Venezia barocca ecco che si ripercuote l’immagine gotica del demone, del demonio, della paura di cadere vittime della malia e dell’insidiosità della parte malefica insita dell’uomo.

Ecco che allora si possono trovare, a partire dalla seconda metà del cinquecento uno straordinario numero di mascheroni nelle chiavi di volta degli archi, diffusi in tutta la città.

Cà Pesaro 1.jpgLa linea ad arco è animata dalla presenza di queste “maschere” dall’aspetto maestoso, sardonico e satanico.

Cà Pesaro 3.jpgCà Pesaro 2.jpgUna vera fucina è Cà Pesaro con i suoi mascheroni a volte Cà Pesaro 4.jpgquasi ingenui, a volte irridenti, o Accesso al Campanile di S. Bartolomio.jpgimpressionanti, che sono stati posti sulla facciata, all’ingresso, tutte opera del Barthel  fino ad arrivare alla linea dell’acqua, per poi andare a carpire immagini inquietanti e demoniache all’ingresso al Campanile della Chiesa di San Bartolomio,  e Palazzo Corner Palazzo Corner della Regina.jpgdella Regina .

Mascheroni di Cà Pesdaro a livello dell'acqua.jpgDemoniaco e conosciutissimo è il mascherone a guardia dell’ingresso del Campanile di Mascherone sul Campanile di S. Maria Formosa.jpgS,Maria Formosa , e l’ingresso di un Palazzo, sempre a Santa Maria Formosa.
POrtale in un Palazzo di Santa Maria Formosa.jpgEcco, visitare Venezia, camminare fra le sue calli o sostare per riposare un pò davanti a facciate di palazzi o chiese, si scopre uno straordinario mondo di significati, di immagini, di ricchezze artistiche che fanno capire quanto tempo e quanta curiosità ci voglia per scoprire i capolavori misteriosi di questa strordinaria città.

Gli intriganti ingressi della Basilica di San Marco: dall’esterno all’interno un susseguirsi di spirali, simbolo di nascita, evoluzione ed infinito di una strordinaria città che, assieme alla laguna e il mare rimane sempre unica e misteriosa!

300px-Basilica_de_San_Marco.jpgGli intriganti ingressi della Basilica di San Marco sono legati alla struttura stessa della costruzione: innanzi tutto non esiste una vera e propria facciata, poichè non presenta una fronte che abbia una prevalenza sulle altre: a guardar bene non esiste una vera facciata intesa come  piano riconoscibile e delimitato. Le varie fronti sono un complesso di piani e di volumi , più o meno avanzati, snodati dalle nicchie e dagli sguanci a ripetizione.

Il corpo della chiesa è immerso ed avanza negli spazi della Piazza. della Piazzetta dei Leoncini, e  della piazzetta, gli ingressi della chiesa non Porta deri fiori su  Piazzetta dei leoncini.jpgPiazzetta S. Marco.jpgpiazza-san-marco.jpgrisultano simmetrici, esiste infatti una varietà di accessi davvero insolita, con una distribuzione assimetrica rispetto all’asse della chiesa.

Questi due fatti, assai significativi, l’assenza di un fronte principale e la varietà degli accessi, sono tra loro indipendenti e sono una caratteristica di questa architettura.

Cappella Zen.jpgNel 1504-21 per costruire la Cappella Zen,è stato ostruito l’ingresso nell’atrio direttamente dalla Piazzetta : l’ingresso dalla Piazzetta era infatti uno dei più importanti, se non il più importante: era l’ingresso dall’acqua che per tradizione a Venezia è quello principale.

Per necessità liturgiche l’asse della chiesa  risulta orientato est-ovest, ma l’arrivo dell’acqua è a sud: in tal modo la fronte verso la Piazza perde di colpo la sua importanza, e il cosidetto fianco verso il molo diventa  la fronte porta della cappella Zen.jpgprincipale e più decorata.

L’attuale cappella Zen non è coperta a cupola, ma da volta di botte, e diventa quasi un un portico, più profondo di quelli verso la piazza, diventando come una grande bocca spalancata verso la laguna.Sembra quindi che le due entrate principali alla -Basilica dovevano essere quella dalla piazzetta (cappella Zen) e quella dalla piazza (porta di S. Alipio): due percorsi porta de mar.jpgportaledi S. Alipio.jpgporta_sant_alipio_mosaico.jpgscentrati o tangenziali, con andamento a “turbina”.

Da un’antica stampa di Giac. Franco (XVII secolo) si può osservare che il baldacchino fissato per una delle tante processioni rientra in chiesa proprio per la porta di S. Alipio e non per la porta centrale.

E’ evidente che gli altri ingressi fossero si importanti, ma per la gente che arrivava alla spicciolata, così pure la porta dei fiori sul lato nord, che sembra però essere ricavata in un periodo posteriore alla costruzione dell’atrio.

venezia_san_marco_basilica_pianta_02.gifPorta del frumento.jpgGli ingressi quindi dalla Piazzetta e di S. Alipio erano destinati alle processioni: solo a queste infatti corrisponde all’interno tutto un lungo spazio di un intero braccio dell’atrio; è questo spazio che è per di più cadenzato dallo snodarsi delle campate coperte alternativamente a volta e a cupola e affiancate dalle nicchie. <un ritmo continuo, : ogni braccio è quasi una piccola chiesa basilicale.

Un ingresso alla chiesa più riservato era quello interno al Palazzo ducale: esso è collocato al piano terra, all’inizio del portico dell’ala dei Pregadi, di fianco alla scala dei giganti.

Nel cortile di Palazzo Ducale, in linea con la Porta del Scala dei giganti a Venezia.jpgArco Foscari.jpgArco Foscari 1.jpgfrumento  sul molo, esiste tutt’ora il tracciato di una corsia, affiancata dai fori dei montanti di un lungo baldacchino o padiglione…il prolungamento di questo tracciato passa ai piedi della scala dei Giganti, sfiora l’Arco Foscari, che prima della decorazione gotica doveva lasciare più spazio libero verso il cortiletto, e conduce ai gradini rotondi della porta della chiesa.

L’allineamento non era certamente casuale, ma era il segno di un percorso ben definito legato al rituale che accomunava il Palazzo alla Chiesa.

palazzo_ducale_001_arco_foscari.jpgProcessione di Giacomo Franco.jpgDalla stessa stampa del Franco si può notare che il baldacchino per la processione esce appunto dalla porta del Frumento del Palazzo °Ducale, E’ da supporre quindi che la porta nel cortiletto dei Senatori servisse per l’uscita della processioni della chiesa.

Un altro ingresso laterale, più importante anche se meno appariscente, risulta al centro dell’Arco Foscari, in corrispondenza dell’arco sotto all’orologio nel cortile, ed è Cappella di S. Isidoro in mappa.gifCaoppelklka di S. Isidoro.jpgCappella di S. Isidoro 1.jpgtagliato sul muro tra il tesoro e gli altri piccoli ambienti ad est. Questo passaggio risulta perfettamente in asse con il transetto, sotto il rosone, di fronte alla Cappella di S. Isidoro: immette quindi in uno spazio simile a quello della porta centrale dalla Piazza.

E’ evidente  che esiste quindi una corrispondenza tra i vari percorsi esterni della Basilica, visti in relazione ai vari ingressi, che avvolgono la chiesa e vi convergono con un andamento  a Colonne di Marco e Todaro.jpgPilastri acritani.jpgpili portastendardi a  S. Marco.jpgspirale ( la spirale, un simbolo dell’infinito, ma anche della crescita e dell’espansione, ed elemento comune e unico a Venezia, come ad esempio l’anagrafica di porta dei fiori.jpgquesta straordinaria città!)e sono accompagnati da elementi spaziali come le due colonne del molo ( Marco e Todaro) che accompagnano il percorso dal Ponte della Paglia alla Piazzetta, l’edicola sporgente al lato sud della Basilica, verso il molo, che accomnpagna e indica il percorso verso l’ingresso d’acqua (il più solenne ed importante) , e verso l’atrio (la cappella Zen); i due pilastri acritani , allineati con l’antica torre del tesoro, che indicano un percorso da o per la Porta della Carta; i tre pili portastendardi sulla Piazza davanti alla chiesa, che definiscono uno spazio altrimenti troppo vasto fino in fondo alla Piazza e che suggeriscono un percorso tangenziale alla facciata.

Tali elementi sono riscontrabili anche nelle logge e nelle gallerie sovrastanti: queste si sviluppano solo su lato ovest, sulla Piazza, o sul lato nord; sul lato sud, verso il molo , la loggia ha solo un piccolo risvolto di una campata; questo lascia supporre battistero.gifBattistero della Basilica di S. Marco.jpgBattistero.jpg(come dice >Il Cattaneo) che il Battistero sia sempre stato fin dall’origine dove è ora: luogo quindi di origine della Basilica, da dove essa si è espansa a spirale, con le sue nicchie, le sue asimmetrie, i suoi ingressi strani la sua meravigliosa originalità di chiesa ibrida….tra il bizantino più estremo e la sua interfaccia di una città che aveva come referente unico e principale il mare…a cui era dedicato tutto: le lampade della giustizia, gli ingressi delle chiese, i progetti del futuro, l’orgoglio e il dominio commerciale, culturare e militare, ma sopratutto la libertà di pensiero e l’immenso amore per l’equilibrio così delicato e meraviglioso con la sua laguna, fragile, misteriosa, calma a volte, a volte aggressiva…ma parte indissolubile della natura di Venezia e dei Veneziani.

 

 

 

 

Il Doge bellissimo ed il rinascimento a Venezia

Aldo Manuzio.jpgdalla tipogrqfia.jpgIl vero rinascimento a Venezia è strettamente legato alla reale e grande importanza del libro  quale veicolo 3.jpgcomunitario di cultura, che può essere indicato con la data del 1470, l’anno in cui appaiono le prime tipografie, dopo la lunga evoluzione umanistica precedente.

Ermolao Barbaro.jpgtipografia di Aldo Manuzio.jpgPietro Lombardo.jpgIntorno al 1470 nascono le prime architetture rinascimentali di Mauro Coducci o Codussi. A queste opere sono contemporanei i primi edifici e le sculture di Pietro Lombardo, dopo il soggiorno dell’artista fino al 1467 a Padova.

Intorno al 1471 possiamo segnare l’incontro di Giovanni Bellini con l’opera di Piero della Francesca. Nel 1471 entra a far parte del Maggior Consiglio il più profondo umanista veneziano, Ermolao Barbaro, studioso appassionatissimo della cultura antica sul piano dell’arte e della scienza.

libri antichi.jpgtipografia 1.jpgMauro Coducci.jpgimagesCAZH8V5tipografia Manuzio.jpgVerso il 1470 si avverte anche nelle correnti estetiche più avanzate un enorme interesse  per la scienza, quale rivelatrice  di un mondo poetico che solo la filosofia e la scienza con la loro potenza visionaria sembrano poter dischiudere.

Basti pensare che Luca Pacioli di Borgo San Sepolcro , compaesano ed amico di Piero della Luca Pacioli.jpgFrancesca veniva allora ad insegnare a Venezia matematica, La festa del Rosario di Durer.jpggeometria, astronomia e pubblicava sullo scorcio del 400 ” De divina proportione” sull’armonia del corpo umano  ed i principi di geometria euclidea che sono nell’apertura mentale dei grandi artisti dell’epoca, tra cui è da annoverare anche il Durer ( a cui dedicherò un post) nei suoi due viaggi che fece a Venezia, lasciando uno straordinario quadro ” Festa del Rosario” presso la chiesa di S. Bartolomio, ed in forma quasi ossessiva in Leonardo, sintesi più alta tra scienza ed arte.

Il curioso frate matematico, legato in amicizia con Piero della Francesca, da cui riprese, a detta del Vasari il “libellus corporum Leonardo.jpgregolarum” era amico altresì di Leon Battista Alberti ed infine di Leonardo dal quale modella i disegni dei “poliedri in poliedri in prospettiva.jpgprospettiva”.

Lo stesso sottotitolo della ” De divine proportione” frutto di un apporto scientifico maturatosi tra Leonardo e l’opera di Piero della Francesca è sintesi di un modo di “vedere” tipico tra arte e scienza si parla di “secretissima scientia”per studiosi di filosofia, scultura, architettura, musica ed altre “Mathematice suavissimae”

Piero della Francesca.jpgPetrarca.jpgPepolianan a Venezia.jpgLeon Battista Alberti.jpgGrande propulsore in questa possibilità di vedere e seguire l’evolversi dell’arte e della scienza a Venezia fu Francesco Petrarca, che donò la sua straordinaria biblioteca alla Serenissima, ora Biblioteca Marciana, e che fu grande amico del doge Andrea Dandolo, grande storico per la Cronaca Veneziana, ed il primo doge laureato all’università di Padova,

Andrea Dandolo morì prematuramente, tipografia.jpgAndrea Dandolo.jpgrimpianto dai veneziani che lo avevano soprannominato “doge gentile”per la sua delicatezza d’animo e la sua capacità di venire incontro agli altri, e le sue spoglie, tumulate nella Basilica di San Marco nel sarcofago di De Sanctis che mostra il volto bellissimo e delicato di questo doge…scomparso troppo presto!!!

 

 

 

 

 

 

Venezia a volo d’uccello

carta di Venezia.jpgLa Serenissima è nata e vissuta in simbiosi con l’acqua, mantenendo  sempre un’attenzione rigorosa ed efficiente alla salvaguardia dell’equilibrio città – laguna, e punendo severamente ogni abuso,

Nel Magistrato delle Acque, murata dietro gli stalli dell’antica sede era stata murata una targa che diceva:
La città del Veneti per volere della Divina Provvidenza fondata sulle acque, circondata dalle acque e protetta dalle acque in luogo di mura, chiunque pertanto oserà arrecare danno in qualsiasi modo alle acque pubbliche sarà condannato come nemico della Patria e sia punito  non meno gravemente di colui che abbia violato le sante mura della Patria di questo Editto sia immutabile e perpetuo”.

editto di Egnazio.jpgQuesto monito solenne dell’umanista veneziano Giovanni di Cipelli Battista Egnazio (1478 -1553) è noto come Editto di Egnazio, ed è collocato ora tra due finestre della sala riguardante le cartografie al Museo Correr,( ed è di questa sala e di cosa vi è contenuto che volevo raccontare).

Questa era l’autorità veneziana a cui era affidato il compito di sorvegliare e proteggere il delicato equilibrio dell’ambiente lagunare.

Sotto l’ala del Leone di S. Marco, è qui esposto l’imponente leone marciano in legno (secolo XVII) proveniente da una delle canterie della Basilica di S. Marco, la Città si è espansa con uno sviluppo ininterrotto dai primi nuclei urbani di Rialto verso le aree perimetrali ai limiti della laguna. Sempre conservando l’attenzione ed il controllo per l’equilibrio città – laguna.

volo.jpgvolo d'uccello 7.jpga volo d'uccello 6.jpgEd è appunto lo sviluppo urbanistico di Venezia che è qui documentato attraverso vedute  e piante. Poche città dispongono infatti di un repertorio cartografico come quello veneziano, che si sviluppa con ricchezza e coerenza nell’arco di cinque secoli.

Capolavoro assoluto della cartografia Veneziana è la celebre ” Veduta di Venezia a volo d’uccello”di Jacopo de Barbari (1470 – 1516 ) di cui parlerò in seguito, datata MD. Sulla parete di destra c’è l’esemplare appartenuto a Teodoro Correr.

xilografia.jpgDi questa straordinaria opera, realizzata su sei fogli, sono esposte al secondo piano le matrici originali in legno e un’ulteriore stampa.

volo d'.jpgLa xilografia qui affianco è il primo stato della veduta, in cui il campanile di S. Marco , danneggiato nel 1489 da un fulmine, ha la copertura provvisoria in tegole. Ritratta da un punto di osservazione molto alto , a volo d’uccello appunto, è ripresa da sud  con in primo piano una parte della Giudecca e l’isola di San Giorgio.

Sullo sfondo, oltre alle isole della laguna settentrionale il profilo dell prealpi con SERAVAL ( l’odierna Vittorio Veneto) ad indicare il passo che conduceva a nord.

Del tessuto urbano rimangono le architetture più fortemente rappresentative . l’area marciana al centro del potere politico della città, le basiliche dei Frari e di SS: Giovanni e Paolo, le facciate dei Palazzi sul Canal Grande, l’Arsenale, ma insieme appaiono riprodotti meticolosamente in tutta la città, numerosissimi dettagli che ne fanno un documento di estrema rilevanza per la parte di Venezia a volo d'ucello.jpgvolo d'uccello 2.jpgvolo d'uccello 3.jpgconoscenza dell’impianto urbano, l’unica testimonianza visiva della Venezia cinquecentesca nella sua interezza.

La presenza inoltre di Mercurio e di Nettuno, la grande quantità di navi in bacino, ed il brulicare di gondole in Canal Grande sottolineano un intento celebrativo dell’opera.

carta di Arzenti.jpgpianta prospettiva di Venezia.jpgNella parete di fronte la veduta di Gian Battista Arzenti (attivo dal 1600 al 1625)e la pianta prospettica di Joseph Heintz il giovane, post 1678).

A fianco del De Barbari è invece il curioso dipinto Natali di Venezia.jpgsettecentesco con i Natali di Venezia, in una ricostruzione fantastica, l’articolata rappresentazione della città in pianta, in cui ciascun punto notevole è contrassegnato da un numero, è accompagnata nella fascia inferiore da tre ordini di personaggi, anch’essi contrassegnati, e da una legenda descrittiva.

Sia questi dipinti che la pianta a stampa consentono di valutare le trasformazioni avvenute nella città per forma ed estensione nei diversi secoli.

Al centro della sala due globi, celeste e terrestre, pezzi rari della vasta produzione del cartografo veneziano Vincenzo Coronelli.jpgglobi coronelli.jpgclobo terrestre.jpgglobo terrestre particolare.jpgglobo celestrìe particolare.jpgCoronelli (1650-1718) frate francescano, cosmogrofo ufficiale della Repubblica di Venezia, che visse ed operò nel convento dei Frari.

 

Lido di Venezia, dai Crociati alla Mostra del Cinema

s_nicolo_ponte_romano.jpgIsola del Lido.jpgAnticamente litus era il nome del Lido, cioè litorale, una lingua di terra lunga dodici chilometri che separa la Republica di Venezia dal Mare Adriatico.

Isola del Lido di Venezia.jpgLa sua formazione avvenne dal trosporto dei fondali naturali, a causa dei detriti dei fiumi dalla parte della laguna nel regolare e priodico movimento delle correnti marine-fluviali.

La sua forma naturale proteggeva e protegge Venezia dalle furie del mare, dalla minaccia degli assalti dei corsari e dei pirati dalmati.

Da quest’isola partirono tutte le grandi imprese di Venezia del Dogado, e poi della più estesa Repubblica Serenissima di Venezia.Da qui partirono  e qui fecero ritorno le flotte del doge Pietro Orseolo (anno 998), dopo Lido di Venezxia.jpgaver liberato il mare dai corsari Dalmati. L’Adriatico venne denominato Mare Nostrum, e la grandezza di Venezia si espanse per tutto il Mediterraneo, diventando la Regina dei Mari.

Nello Stato della Repubblica di Venezia venne istituita una “Magistratura”che avrebbe tutelato queste zone, e furono nominati i Povveditori sui Lidi incaricati di salvaguardare questa località.

ossa di SW. Nicolò al Lido.jpgDoge Domenico Selvo.jpgChiesa di S. Nicolò o Nicoleto a Lido.jpgNel 1071, per acclamazione del Popolo, nella chiesa di S. Nicolò ( S. Nicoleto) fu nominato doge Domenico Selvo.

Nel 1099 nell’isola arrivò parte delle ossa del corpo di S. Nicolò che a causa del trafugamento si erano spezzate, le altre parti vennero inumate nella Chiesa di San Nicolò di Bari, e quello che rimase a Venezia venne conservato e adorato nella chiesa di San Nicolò o San Nicoleto, come dicono i Veneziani.

pavimento della chiesa.jpgla IV crociata.jpgcrociati.jpgEnrico Dandolo.jpgconvento e chiostro di S, Nicolò.jpgNel 1202 la zone diventò la base dei Cavalieri Crociati francesi in attesa di partire per la IV crociata agli ordini del Doge Enrico Dandolo.All’epoca vennero costruire grandi capanne di tavole per soldati, e scuderie per i cavalli.

In seguito nel 1500 in questa zona venne eretto un Torrione, chiamato Castel Vecchio, e venne completata una fortificazione  formata da un corpo centrale merlato con una terrazza ai lati. Il torrione di destra, innalzando al centro un alto torrione con una lanterna , aveva funzione di faro.

caserma_pepe_veduta_aerea.gifQuest’opera, che isolava una gran parte del territtorio  del Lido, possedeva all’interno i quartieri per i soldati ( i fanti de mar) e un edificio adibito alla costruizione della polvere da sparo ( tezon per i salnitri), le stalle, il convento e la chiesa di S. Nicoleto.

caserma_pepe_leone_ingresso_monum.gifcaserma_pepe_ingresso_monumentale.gifFanti de Mar.jpgTale edificio racchiudeva in sè potenzialmente le caratteristiche delle Caserme moderne, e Caserma divenne. Nel 1600 divenne Caserma dei Fanti de Mar, diventati in seguito Compagnia dei Lagunari, e la Caserma, vero monumento all’arte della fortificazione, venne chiamata poi Caserma Pepe. Purtroppo tale caserma è ora abbandonata, senza alcuna funzione. Da ammirare il bellissimo cortile, reso suggestivo dall’uso dei mattoni che creano un’atmosfera di intonazioni cangianti che variano a seconda dell’ora, dal rosa, all’arancione e al rosso infuocato.

cimitero portale.jpgcimitero erbaioco.jpgCimitero ebraioco 3.jpgcimitero ebraico 4.jpgNel 1389 venne istituito qui il Cimiteo Ebraico, uno dei più belli e suggestivi che si conoscano, e successivamente, poco distante, il Cimitero dei Protestanti Anglicani.

Ora al Lido si può andare in automobile, l’isola è impreziosita dall’annuale Mostra del Cinema di Venezia, ma per chi ha voglia di guardare oltre, c’è ancora da vedere un passato glorioso ed importante.

La Cà d’oro a Venezia:la sintesi della raffinatezza,dell’eleganza e della struggente bellezza del gotico veneziano!

ca-d-oro_m.jpgCaDOro-Venezia-F01.jpgTra i palazzi meravigliosi e suggestivi che si specchiano sulle rive del Canal Grande, uno dei più particolari, uno dei più raffinati e belli è la Cà d’Oro, puro esempio del gotico veneziano.

La Cà d’Oro è l’esempio più celebre di casa patrizia veneziana, nota sopratutto per l’eleganza degna di un merletto, dei trafori marmorei sulla facciata, Meno noto è l’impianto planimetrico e spaziale interno, che trova una perfetta coerente corrispondenza nella assimetria della facciata.

pianjta portico.pngpianta della Cà d'oro.pngPIANTA_large.jpgLa pianta è a schema di C  e si svolge attorno al cortiletto laterale, il vero centro spaziale di questo edificio. Sia l’androne del piano terra, sia il “portego” (il salone) dei due piani nobili, trovano nel porticato e nelle logge verso il Canal Grande uno sviluppo planimetrico a “L”, di immediato effetto scenografico.

Per esempio il percorso a piano terra, dalla Calle al Canal cà d'oro interno.jpgcadoroc.jpgGrande , attraverso il cortiletto, l’androne e il porticato , costituisce un susseguirsi di spazi con un continuo mutamento di prospettive, di luminosità e di dimensioni. Si determina in tal modo una varietà e una molteplicità di incontri, ottenuta con mezzi apparentemente semplici, ma dettati da lunga esperienza di gusto, costruttiva e urbanistica.

L’aspetto teatrale delle costruzioni medievali pianta della Cà d'oro.pngvenezia_cadoro_01b.jpgveneziane, che vediamo così ben riproposto ed esemplarmente configurato negli ambienti della Cà d’Oro non sarà mai praticamente abbandonato o dimenticato dai costruttori operanti a Venezia, basta pensare per esempio alla scenografica successione di spazi ottenuta dai Massari nel XVII secolo a Cà Rezzonico, dove al piano terra portici, androni, cortiletti, fontana, scalone, ecc. sono sapientemete concatenati secondo una sicura logica spaziale e luministica che si avvale appunto di lontane e radicate esperienze merdievali.

La facciata della Cà d’Oro non è che il risultato a grande effetto, dell’intenso lavoro distributivo e spaziale che resta all’interno dell’edificio.

Anche nella facciata vengono riassunte e rielaborate antiche antiche esperienze e tradizioni costruttive assai diffuse a Venezia.

5520_venezia_ca_d__oro_cannaregio.jpg250px-Ponti,_Carlo_(ca__1823-1893)_-_Venezia_-_122_Palazzo_detto_Ca'_d'oro.jpgI loggiati sovrapposti sono la parte che in modo più immediato ricorda altri precedenti edifici.

Balaustre, colonnine, poggiolo e trafori sopra gli archi sono pure elementi ormai diffusi nell’architettura gotica di Venezia. Il portico e i sovrastanti loggiati diventano quasi una sorta di transenna marmorea, estesa ai tre piani dell’edificio.

Si può osservare una progressiva modifica dal piano terra ai piani superiori, passando dalle semplici arcate del portico ai quadrilobi del primo finestrato e agli eleganti intrecci del piano superiore.

il-cortile-del-museo.jpgI cinque archi a piano terra dalle due ampie finestre con poggioli, che risultano ben nettamente distinte dal loggiato stesso, pur essendo divise da questo da un esile pilastro; nel secondo piano nobile il loggiato fa elemento a sè e le due finestre con poggioli, ai lati, risultano assolutamente autonome.

Nel cortile interno si possono osservare tutti gli elementi tipici della casa fontego; il muro merlato con un bel portale sormontato dall’arco originale, la scaletta esterna , il portico verso l’androne con i caratteristici “barbacani” in legno, il finestrato del primo piano che rappresenta ancora i “plutei” di sapore duecentesco.

ca-d-oro-vetrata.jpgpozzocadoro.jpgPossiamo considerare quindi la Cà d’Oro come la summa delle caratteristiche  architettoniche della casa veneziana; qui però è tutto realizzatto con una ricchezza e una raffinatezza eccezionale, quasi leziosa, ma con un nitido disegno costruttivo. L’esempio più eclatante della raffinatezza, dell’eleganza e della struggente bellezza del gotico veneziano.

ca-d-oro_m.jpgcadoro3.jpgI costruttori veneziani hanno avuto l’intelligenza di fermarsi a questo punto: l’architettura medievale a Venezia poteva in tal modo, con la Cà d’Oro, terminare in bellezza!

 

 

Mag 8, 2012 - Architettura, Arte, Chiese, Luoghi    3 Comments

Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello: tra simboli alchemici e Giudizio Universale

Panoramica Torcello.jpgTorcello, colonia romana e primo insediamento veneziano può vantare una delle più straordinarie chiese che si conoscano, quella dedicata a Santa Maria Assunta.

Primo tempio di riferimento bizantino, che in qualche modo trova dei punti in comune con quella di S. Apollinare nuovo di Ravenna: ” La coincidenza felice per Venezia, dice Sergio Bettini, è che si trattava di un gusto più di ogni altro adatto ad una città sorgente dalle acque: e acquorea  è infatti nell’arte tardoromana e paleocristiana, con loggiati, peristili, pannelli marmorei, i mosaici alle pareti e l’opera tassellata del pavimento che reca un carattere marino nella trasparenza traslucida e come lavata”.

800px-Torcello_Basilica_di_S__Maria_Assunta.jpgE, proprio similmente alla chiesa di Ravenna, la sua pianta è basilicale: abside centrale maggiore e absidi laterali minori corrispondenti alle tre navate di cui si compone la chiesa.

Essa, anche nelle parti aggiunte nel IX ed XI secolo porta tracce di tre momenti dell’architettura veneto-esarcale, che in gran parte precedono la Basilica di San Marco, la vera grande costruzione bizantina a Venezia.

L’interno di Santa Maria Assunta è molto semplice: nove colonne di marmo greco, sormontate da bellissimi capitelli veneto bizantini dividono le tre navate, di cui la centrale, così alta rispetto alle laterali, da l’immagine di una nave. A compattare la struttura vi sono dei tiranti, travature longitudinali e trasversali particolarmente 120px-CattedraleTorcello.jpgtiranti.jpgnecessarie per un edificio che poggia su un terreno lagunare.

Importante è l’iconostasi racchiusa da sei colonne e da un largo architrave in cui sono incastonati dei dipinti fondo oro con immagini della Madonna e degli Apostoli, eseguiti da artisti di Murano alla metà del Quattrocento.

Accanto all’iconostasi uno straordinario pulpito costruito con antichissimi marmi lavorati in diverse epoche ed adattati gli  uni agli altri, la qual cosa pone un interessantissimo problema archeologico per poter definire tali epoche.

Il motivo principale della Chiesa è la Madonna: la sua immagine è al centro dell’edificio, Madonna.jpgaltissima ed azzurra in un cielo d’oro creato dalla conca dell’abside sotto cui sono posti gli Apostoli.

Importanti e altamente simbolici i quattro plutei di origine bizantina, risalenti all’XI secolo che racchiudono appunto il presbiterio, di cui due di particolare interesse: quello con due pavoni che si abbeverano ad una fonte, simboli cristiani di grazia, ma che hanno anche un corrispondente alchemico: “distruttori di serpenti” ed i colori cangianti delle code avevano il doppio significato di tramutare il veleno in sostanza solare, e gli “occhi”  erano simbolo dell’onniscenza di Dio.
Vi era inoltre un riferimento all’ “albedo” (  da bianco, che è la somma di tutti i colori), segno visibile nel “processo alchemico” di un’altra tappa della “grande opera”: le sostanze vili che vengono trasformate in sostanze superiori. Un pluteo Iconostasi e Plutei.jpgmolto simile ( dell’inizio dell’VIII secolo)  è conservato al Museo Malaspina di Pavia, dopo essere stato asportato dall’oratorio di San Michele alla Pusterla.

Il secondo pluteo, particolarmente interessante è quello che raffigura due leoni, uno a destra e l’altro a sinistra di una pianta, che si fronteggiano: i Leoni simboleggiano la luce, la regalità, la conoscenza la forza ed il coraggio.
Dal punto di vista esoterico essi erano posti dagli antichi egizi a guardia della nave del faraone defunto, ed in base al “fisiologus” (testo gnostico del II° secolo d. C) vennero loro attribuite tre nature:

La prima: egli cancella le proprie impronte quando è sulla montagna e sente l’odore dei cacciatori, la seconda: Quando dorme i suoi occhi vegliano, ed infine la terza: la leonessa partorisce i piccoli morti, ma il terzo giorno il maschio li resuscita con il proprio respiro.

Giudizio universale a Santa Maria Assunta a Torcello.jpg28-08%20Giudizio%20duomo%20di%20Torcello.jpgImportante ed imperdibile è infine il mosaico del Giudizio Universale, sulla parete d’ingresso della chiesa; esso fu fatto e rielaborato dal XII al XIII secolo: il dramma inizia dalla crocefissione tra la Madonna e S. Giovanni, poi Cristo risorto scende al Limbo, spezza le antiche catene e libera le anime di coloro che l’attendevano, poi Cristo siede tra la Madonna , S. Giovanni ed i Santi per giudicare. Il giudizio si svolge nelle zone inferiori; gli Angeli richiamano i morti dalla terra e dal mare, ed aviene quindi la separazione tra i dannati ed i beati.

E’ un’immensa pagina apocalittica per la lettura immediata per tutti i credenti. Chiara è qui l’analogia, specie nella suddivisione delle pene, con la Divina Commedia di Dante, che venne scritta però circa  un secolo dopo: in sette comparti stanno i condannati per i sette vizi capitali, che corrispondo ai gironi della Commedia, con le pene stabilite  per la legge del contrappasso, per primi infatti appaiono i lussuriosi avvolti nelle fiamme che si agitano ai venti della passione.

Basilica Torcello.jpgUn luogo silenzioso, luminoso, splendente e sorprendente, da visitare con calma, da gustare nella pace e nella tranquillità dell’Isola di Torcello da cui prese vita Venezia, città che continuò a mantenere le sue promesse di arte, di insolente bellezza ed unicità, adagiata  sulla sua laguna , delizioso incontro tra occidente ed oriente!

 

 

Le tracce del mito di Antenore a Torcello, prima della nascita di Venezia.

1-Nave-greca.jpgGiancarlo Ligabue.jpgStoria_antica_Torcello.jpgMolto prima della nascita di Venezia la laguna era molto trafficata dalle navi di mercanti greci che a loro volta seguivano  le tracce dei propri antenati ,i Micenei.

Molte erano le tracce che testimoniavano questi viaggi, ma proprio a torcello il grande esploratore ed antropologo veneziano, Giancarlo Ligabue fece, nel 1982 delle eclatanti scoperte come reperti di vasi micenei antichi, antecedenti e di molto, museo_archeologico_1.jpgmuseoarcheologico-venezia.jpgreperto ad Adria.gifquindi, l’inizio della storia di Venezia. Ora questi preziosi reperti sono conservasti presso il Museo Archeologico di Venezia, al primo piano delle Procuratie nuove a S. Marco.

p%20Antenore%20mitico%20fondatore%20di%20Padova.jpgtroia3Big.jpgrovine-di-troia_447021.jpgTutto questo avvalora il mito di Antenore, il guerriero fuggito da Troia sconfitta assieme ai suoi compagni Enetoi (o Veneti) provenienti da Plafagoria in Asia Minore.

Il loro percorso è descritto da Virgilio nell’Eneide: Antenore, sfuggito dalle mani degli Achei partì addentrandosi nei golfi dell’Illiria, spingersi nel cuore del Regno dei Liburni, e superare la foce del Timavo. In questa terra egli fondò la città di Padova e stabilì la sede dei Troiani…qui diede il nome alla Mar Adriatico.jpgTomba di Antenore.jpgsua gente, appese le armi di Troia e qui riposa sereno nella tranquillità della pace (Eneide I 242-249).

E a Padova, in Piazza Antenore , proprio davanti al Palazzo della Provincia, c’è la tomba dell’eroe.

Seguendo quindi le medesime rotte, i greci di Siracusa decisero di fondare Adria, in una zona malsana e nebbiosa, così distante dai canoni paesaggistici e logistici a loro tanto cari, e la città divenne così importante da dare il nome al nostro meraviglioso mare (Adriatico), proprio perchè Adria era logisticamente il luogo di incontro di carovaniere provenienti dal centro Europa, ed altre in epoca protosdtorica avevano come capolinea la foce del Timavo, il caput Adriae , raggiungibile da Adria attraverso la navigazione protetta entrolagunare.

Adria.pngantica nave greca.jpgFossa filistina 1.pngNon a caso ad Adria fanno capo il canale scavato dagli Etruschi da Spina, (anche nell’epoca del primo millennio a.c le opere idrauliche costavano e non pellestrina%2024.jpgchioggia e sottomarina.pngchioggia.jpgci sarebbe stato motivo farlo se non ci fossero stati interessi economici)  quello costruito dai Greci fino alla  laguna, è la cosidetta fossa Filistina, che ha dato nome a Pellestrina, poi divenuta sotto i romani fossa Clodia, dando il nome a Chioggia.

Lo stesso generale Cleonimo, principe spartano arriva con una flotta da guerra in laguna, la riconosce perchè vede in lontananza i colles (ovvero i colli Euganei), e vi si avventura senza problemi. Solo avendola conosciuta precedentemente e apprezzandone il valore strategico ed economico, una armata greca si sarebbe avventurata con tanta dimestichezza. E ciò avveniva nel quinto secolo a.c.

Ci sono quindi tutte le premesse perchè la misteriosa, leggendaria storia della laguna di Venezia trovi finalmente puntuale riscontro.

Torcello e le : parecchie Venezie!

Torce3llo3.jpgS. Maria Assdunta 1.jpgLa zona lagunare veneziana all’epoca di Eraclio (circa 600 d.c) imperatore di Costantinopoli, era un angolo di territtorio bizantino, che faceva parte della provincia di Venezia a capo della quale (sulla base di varie testimonianze storiche) c’era un “magister militum” (governatore), alle dirette dipendenze dell’Esarca di Ravenna.

La Chiesa di S. Maria Assunta di torcello fu costruita per ordine dell’esarca Isaac, e a lui dedicata per “volere di Dio”, a ricordo dei suoi meriti e a quelli del suo esercito.

Torcello.jpgparco-sile.jpgL’opera venne compiuta dal magister militum Maurizio, governatore appunto della provincia di Venezia, mentre risiedeva in quel luogo di sua proprietà! Torcello fu una vera città, nobile e ricca di monumenti, un’altra Venezia che noi non conosciamo ; poi fu abbandonata perchè il corso del fiume Sile, non ancora regolato definitivamente nel suo letto, aveva reso insalubre ed inabitabile il luogo.

La città, abbandonata, divenne una cava di pietre e di frammenti preziosi per la vicina Venezia nascente, che sempre più si ingrandiva e più necessitava di pietre provenienti da qualsiasi luogo. Le maree portarono via altra terra e l’isola di Torcello rimase nelle dimensioni attuali, con poche case, un piccolo prezioso palazzo del Consiglio, un altro per la Podestà e l’antica cattedrale anteriore alla Basilica di S. Marco.

280px-Venezia_-_Torcello_01.jpgtorcello2.jpgAccanto ad essa una chiesa dedicata a S. Fosca, martire di Ravenna, contemporanea a S. Marco, che trasse l’ispirazione dallo stesso ceppo bizantino.

Vista dall’alto l’isola di torcello è al centro del grande arco segnato dal bordo dell’acqua della laguna sul litorale della terraferma, a poca distanza dalle dighe ove la laguna si incontra con il mare e nella costellazione delle varie isole che fanno corona a Venezia.

Chiesa nave.jpgAttorno alle due vecchie chiese, miracolosamente rimaste intatte, una di quattordici e l’altra di nove secoli tutto venne distrutto: è rimasta qualche semplice casa , avvolta nella lucentezza ferma ed estatica della luce.

L’opera dell’uomo appare immensa come in pochi luoghi della terra nel respiro largo e solenne della natura. La si avverte ovunque, nel salmastro del vento che giunge dalle maree che lambiscono la poca terra dell’isola, nelle piante che si nutrono vicino all’acqua, nella commovente fragilità delle cose umane a paragone dell’esaltazione che ne da il cielo, al suo continuo tramutarsi nello specchio dell’acqua nelle varie ore del giorno.

Per comprendere l’essenza di Venezia bisogna prima comprendere questa originaria struttura, come la videro i primi abitanti che dovettero rassodare con le mani la terra per costruire le proprie case, dopo aver abbandonato le antiche e fiorenti città romane della costa verso zone più protette dalla natura e più vicine al traffico marinaro che legava con un nuovo vincolo più attuale rispetto a quello dell’epoca romana, le città dell’alto adriatico.

Maurice Barrès.jpgSi formò così la nuova civiltà degli abitanti di Venezia: popolazioni che rinnegavano la terraferma scegliendo le nuove avventure sul mare. l’Occidente , considerato come terraferma, non interesserà più per molti secoli. Il centro di Torcello si costituisce prima di Rialto, da cui sorgerà Venezia: sembra che intervengano forze mitologiche  che si tramandano nelle leggende, come nell’antica Roma, a determinare infine il luogo della città, a scapito anche di Eraclea e Malamocco,, oltre ad altre isole di cui ora è rimasto soltanto il nome.: Maurice Barrès dice: “gli uomini tentarono parecchie venezie prima di riuscire a formare quella che amiamo”.

S. MariA aSSUNTA A tORCELLO.jpgjohn_ruskin.jpgL’immagine che John Ruskin dà della cattedrale di Torcello, come di una grande nave, novella arca di Noè, che si è salvata intatta dal naufragio . è perfetta e, ” chi vuole imparare” continua Ruskin, “con quale spirito cominciò l’impero di Venezia e con quale forze essa riuscì vincitrice in avvenire, non cerchi di stimare le ricchezze dei suoi arsenali e il numero delle sue armate, non guardi la pompa dei suoi palazzi, nè entri nel segreto dei suoi consigli, ma salga la più alta fila dei severi gradoni ad anfiteatro che circondano l’altare di Torcello e allora riporti il ponte della benigna nave-chiesa  dei suoi marinai e cerchi di sentire in sè la forza di cuore che fu accesa in loro”.

lastra nel duomo di Torcello.jpgTorcelloi1.jpgil trono di Attila.jpgscalinata.jpgAlla spontaneità e bellezza della natura corrisponde l’autenticità dell’arte, fedele alle origini paleocristiane e bizantine della città di Venezia; Torcello è stato  un anello di sintesi di civiltà così diverse: sembra che il tempo si sia fermato su queste testimonanze. Nella piccola piazza del luogo sono fiorite le leggende più antiche, come quella che circonda il presunto trono di Attila, blocco di marmo possente che, unico, avrebbe avuto il privilegio di sostenerne la terribile violenza.