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La quadriga veneziana tra lo splendore dei mosaici di s. Marco.

basilica di s. Marco.jpgquadriga-marciana-venezia-basilica.jpgUn’immagine classica di Venezia è la famosa quadriga di S. Marco, la cui copia sta ora innanzi all’arcone di ingresso di S. Marco (l’originale è conservata all’interno e si può ammirare in tutta la sua bellezza, attorniata dai bagliori d’oro e di smalti dei mosaici che  si possono sfiorare con gli occhi talmente da vicino che sembra di essere immersi in un mondo dorato, luminoso e fantastico.

ippodromo costantinopoli_color+copy.jpgCostantino.jpgI quattro cavalli fanno parte di un bottino di guerra della IV croiciata, come la famosa icona della Nicopeia (cioè vincitrice)incastonata solennemente nell’altare che  porta il suo nome , a sinistra dell’Altare Maggiore. Le quattro statue, ricoperte d’oro stavano sopra l’ingresso dell’ippodromo di Costantinopoli, decorato in modo fastoso e superbo dall’imperatore Costantino, con una serie di opere d’arte provenienti da tutto l’impero romano.

Amche l’imperatore aveva razziato questa scintillante quadriga nel IV secolo da un altro arco di Traiano.jpgisola di Chio.jpgcentro dell’impero . Sulla provenienza le opinioni sono diverse, una che da Corinto sia stata portata a Roma per ornare l’arco di Trionfo di Nerone prima e poi di Traiano. Un’altra tradizione dice che i cavalli siano provenienti dall’isola di Chio, quale opera dello scultore Lisippo, alcuni critici infine ritengono la quadriga del tardo impero.

Da S. Sofia, presso la grande piazza dell’Ippodromo in cui si trovavano i cavalli, a S. Marco, dove li abbiamo inteerno di S. Sofia a Istambul.jpgS. Sofia.jpggiustiniano 1.jpgconosciuti, la distanza, almeno idealmente, non è immensa. La Basilica di S. Sofia dedicata , cioè, alla Divina Sapienza dall’imperatore Giustiniano ha, come si è visto, la sua continuazione più immediata nella Basilica di S. Marco, costruita dai Dogi di Venezia.

Detto questo della storia, sarebbe interessante Gattamelata-Jun04-D1846sAR.jpgosservare la sua funzione estetica ed in particolare quella classica, che questi cavalli ebbero nel cuore di Venezia, quando la città era ancora bizantina , romantica, gotica; prima della lezione rinascimentale cioè di Donatello a Padova, alla metà del quattrocento dove proprio un monumento equestre , il Gattamelata , imponeva con una visione del tutto originale la nuova classicità di Atene e Roma.

Siu faceva questo quesito un giorno anche Roberto Longhi, raffrontanto lo stile della scultura romanica a S. Marco che sta sotto gli zoccoli dei cavalli, quadriga originale.jpgInterno_della_basilica_di_san_marco,_venezia.jpgquello dei mosaici bizantini della chiesa e l’armonica esaltazione derl “reale” imposta dalla famosa quadriga. Si tratta di parametri diversi di vedere la realtà e di trasformare mentalmente in momenti diversi della nostra storia  in un luogo come S. Marco, che aveva entusiasmato lo stesso Petrarca .

Petrarca ritratto_m.jpgIl poeta dalla Loggia, presso i cavalli, aveva assistito il 4 giugno 1364 ad un torneo in Piazza S. Marco : ” io pregato , e questa è spesso della cortesia del Doge”, dice il Petrarca,” gli sedetti sulla destra e stetti due giorni a vedere dove sono quei quattro cavalli di bronzo indorati, opera antica ed illustre”.

 

L’alchimia e la mitologia in Chronos a Venezia a Palazzo Bembo-Boldù.

Campiello S. Maria Nova.jpgChronos.jpgNella serie meravigliosa di costruzioni e chiese che si possono ammirare a Cannaregio, , dopo avere visitato  S. Maria dei Miracoli, proprio poco più avanti, subito dopo il ponte di S. Martia Nova,  girando nella prima calle a sinistra ci troviamo in Campo di S. Maria Nova,luogo delizioso , e, se alziamo gli occhi , ci accoglie festosa la magnificenza di Palazzo Bembo-Boldù : Splendida la costruzione che sorprende chi lo guarda con una statua , in una nicchia a forma di conchiglia di S. Giacomo , segnale tra gli alchimisti rosacrociani della ricerca della conoscenza e da questa dell’evoluzione della natura e dello spirito umano,  di un uomo tozzo, peloso e quasi animalesco, che regge davanti a se il disco del sole.

saturno-01.jpgE’ l’immagine di Chronos ( o Saturno), il Dio del tempo, quello stesso Dio che mangiava i propri figli appena nati, a cui Rea, sorella e moglie nascose Zeus. Questi,  una volta cresciuto lontano, tornò dal padre, gli fece bere una pozione per cui Chronos vomitò tutti i figli mangiati ( gli altri dei), per poi ucciderlo.

Il simbolismo è chiaro: la nascita del tempo, ma anche l’evoluzione che viene cadenzata dal sorgere del sole, ed al suo tramonto, per poi rinnovarsi ancora ed ancora, in una sorta di eternità nel cambiamento e nel procedere con l’evoluzione.

La statua venne ordinata e posta da Giammatteo Bembo, nipote del celebre Pietro Bembo, che fece inscrivere in latino questa frase: Finchè girerà questo (cioè il sole) Zara, Cattaro,Capodistria, Verona, Cipro, Creta, culla di Giove, faranno testimonianza delle mie azioni.

3579293-Basement_of_the_statue_three_faces_Venice.jpgPalazzo Bembo Boldù in Campiello S. Maria Nova.jpgLa mitologia, i simboli alchemici, e le tre teste, sotto i piedi di Saturno -Cronos , a ricordare l’egemonia di Venezia sui popoli del mediterraneo legata proprio alla concezione rosacrociana che dal primitivo ( l’uomo peloso come viene raffigurato Saturno) con l’evoluzione del tempo ha portato e avrebbe continuato a portare l’espansione non solo politica, ma anche  e sopratutto culturale di questa Repubblica che fu culla delle comunicazioni, della scienza, delle arti e del culto della giustizia!

La Misericordia a Venezia: uno spettacolo tutto da gustare!

250px-Chiesa_di_S_Marziale_Facciata.jpgSacca della Misericordia.jpgHo raccontato del viaggio miracoloso della statua della Madonna, da Rimini a Venezia, ed ho accennato al suo approdo: un luogo veramente magico,la Sacca della Misericordia, nella quale erano state erette, in poco spazio e per pochi abitanti, ben quattro chiese: quella di S. Marziale, appunto, ma anche quella che è ora la Parrocchia di questa zona, la Madonna dell’Orto, (il cui nome ha tutto un suo significato, e di cui parlerò a parte ), la chiesa della Misericordia, legata alla Scuola relativa, e quella del Sacro Volto, facente parte di un grandissimo convento dei Servi di Maria.

Invito chiunque ad andare ad esplorare, perdendosi nella meraviglia delle facciate, in 260px-Chiesa_dell%27Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpgScuola Vecchia della Misericordia.jpgcotto, gotiche, affascinanti e fascinose, li dove anche il grande Hugo Pratt, attraverso Corto Maltese si sofferma ammirato e stupito di fronte alla bellezza del piccolo Campo dell’Abazia della Misericordia: pavimentazione straordinaria in cotto, dove i mattoni sono posti a spina di pesci e suddivisi, attraverso l’inserimento della pietra d’Istria, in quadrati, e la vera da pozzo, decorata e splendida.

Simile pavimentazione si trova in Campo davanti alla Chiesa della Madonna dell’Orto: anche Piazza San Marco era stata pavimentata in questo modo, ma sopra è stato posto un nuovo strato di trachite, pietra durissima di origine vulcanica proveniente dai colli Euganei.

Scuola vecchia ed Abbazia della Misericordia.jpgE veniamo all’Abazia della Misericordia: il suo primo nome fu Santa Maria di Val Verde, e se ne hanno prime notizie dal 936, la cui costruzione, secondo il Sansovino, venne attribuita a Cesare de Giuli detto Andreani.L’aristocratica famiglia Moro fu l’artefice devota di questo edificio che nel dodicesimo secolo venne ristrutturato dallo stile bizantino al gotico.

La scuola accanto nel 1330 venne adibita ad ospedale e ad abitazioni.

Santa Maria della Misericordia ora è sede di mostre, che si susseguono e continuano a rendere viva questa zona di Venezia, in pieno Cannaregio, dove ogni particolare rievoca bellezza e l’intimità mistica di una città molto particolare.

Cimitero di S. Michele.jpgVenezia_-_Cappella_del_Volto_Santo.jpgE la bellezza e la suggestione prosegue in questo meraviglioso percorso, posto a fronte del Cimitero monumentale di S. Michele, con quel che resta del Convento di Santa Maria dei Servi, di origine senese, a cui faceva capo la Confraternita dei lavoratori della lana. Alla sua istituzione, dal 1309 al 1317 circa, venne consentita la costruzione del Convento, di cui ora rimane solo il portale, e della cappella, consacrata nel 1376 al Santo volto, e che è rimasta come ultimo ma suggestivo e meraviglioso cimelio, a ricordare questa Venezia delle Chiese, dello spirito libero ma dedicato al Sacro, li dove ad ogni passo si unisce, in un meraviglioso connubio, il sacro con le scienze, in un equilibrio che solo una Repubblica veramente laica poteva armonicamente rendere, e tutt’ora rimane. Città unica, Repubblica unica…e gente aperta di pensiero, di spirito e di cuore.

Il Palazzo degli eretici a Venezia: fucina delle scienze

Palazzo Ducale.jpgLa Venezia del seicento si trovava in politica internazionale a dover prendere gravi prese di posizione da altre potenze europee: innanzi tutto dallo Stato Pontificio, la Spagna e gli Asburgo che sentivano l’esigenza di estendersi verso il mare.

Il mito di Venezia, vista la spettacolarità delle sue cerimonie ( da riferirsi all’aspetto Bizantino della Repubblica)  affascinava le altre nazioni, tanto che lo scrittore francese Jean Bodin arrivò a scrivere: a Venezia, la douceur del libertè ….est plus grande…qu’en lieu du monde”.

San Lorenzo Giustiniani.jpgMa questo non poteva nascondere l’impegno spirituale e religioso che la Repubblica aveva espresso dai tempi ancora di San Lorenzo Giustiniani e Vincenzo Querini, e poi infine con Gaspare Contarini, il più fervido di tutti, nel primo cinquecento, verso una riforma cattolica poco prima della clamorosa rottura di Lutero.

La via di Lutero doveva portare alla scissione della Chiesa, quella di Contarini sboccò necessariamente nella riforma cattolica: Contarini era laico e per lui la riforma della chiesa  consisteva nel rinnovamento degli uomini secondo lo spirito della verità e di Grazia.

Paolo Sarpi.jpgdoge Nicolò Contarini.jpgL’episodio sorto per l’arresto di due sacerdoti macchiatisi di reati comuni portò all’interdetto della Repubblica di Venezia ed alla fiera protesta del doge Leonardo Donà, nella linea indicata con energia dal sacerdote Paolo Sarpi e costituì una miccia su una antica e latente condotta di tensione in campo politico tra lo Stato Pontificio e la Serenissima.

teatro anatomico.jpgFabrici d'Acquapendente.jpgLeonardo Donà.jpgEd in questa atmosfera e linea di pensiero, completamente laico, che si ritrovarono le migliori menti italiane: alcuni insegnanti presso l’Università di Padova, come Fabrici d’Acquapendente che fu uno dei pionieri dello Studio dell’Anatomia e che fece costruire il primo teatro anatomico, all’Università, ideato dallo stesso Paolo Sarpi, Galileo Galilei che per diciotto anni insegnò anch’egli a Padova (dal 1592 al 1610).

E nel Palazzo sul Canal Grande a San Luca Andrea e Nicolò Morosini crearono Palazzo Contarini Martinengo.jpgun luogo di incontro di primissimo piano: Palazzo Martinengo,ora Giovanni Fraqncesco Sagredo.jpgsede dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Venezia, in stretto rapporto con la cultura francese. Tra i frequentatori si contano Paolo Sarpi, Leonardo Donà, Nicolò Contarini, Giovanni Francesco Sagredo, uno degli interlocutori del Dialogo dei massimi sistemi di Galileo, che rappresentava ” Messer Buon Senso” e Galileo Galilei. In una sua lettera indirizzata al Granduca di Toscana Cosimo II, poco prima di diventare cieco, Galileo Galilei scrisse tra l’altro: ” siccome io son pieno d’infinito stupore, così infinitamente rendo grazie a Dio che si sia compiaciuto di far me solo per primo osserevatore di cosa così ammiranda ,a tutti i secoli occulta”.

Giordano Bruno.jpgGaspare Gozzi racconta che nel 1592 vi era capitato anche Giordano Bruno, ed egli non aveva certamente tralasciato di parlare dei fatti francesi per cui allora aveva vivo interesse°

° G. Gozzi ” il doge Nicolò Contarini” Venezia 1598: per un’ampia documentazione sulle riunioni accademiche di scienze e letteratura che si tenevano nell’ammezzato del Palazzo di Andrea Morosini, senatore della Repubblica e insigne storiografo, si veda l’articolo: Un ridotto scientifico di Venezia  al tempo di Galilo Galilei” di Antonio Favero all’archivio storico , Venezia 1898, pag. 189.

Nel processo per eresia svoltosi a Roma, Giordano Bruno ammise di aver partecipato alle riunioni culturali nella ” Casa di S.Luca sul Canal Grande di Andrea Morosini  e di aver “ragionato” su alcune librerie veneziane.

Gioedano Bruno 1.jpgA Venezia ebbe occasione di scrivere alcune sue opere, tra cui ” Le sette arti liberali ed inventive”.

libro di Galilei.jpgGalileo Galilei.jpgcannocchiale.jpgGCannocchiale di Galileo.jpgalilo Galilei ebbe l’opportunità di presentare il suo primo cannocchiale proprio sul Campanile di San Marco, a Venezia: egli presentò un ” nuovo artefizio di un occhiale canato, che permette di avvicinare gli oggetti, tanto  che ” quello che è distante nove miglia ci apparisse come se fosse lontano un miglio solo, cose che per ogni negozio ed impresa marittima, o terrestre, può essere di giovamento inestimabile; potendosi in mare a assai maggior lontananza del consueto scoprire legni, et vede dell’inimico, si che per due hore, et più di tempo possiamo prima scoprir lui, che egli scopra noi: (Archivio di Stato  giugno, luglio, agosto 1609.

 

 

 

L’anima di Venezia e i suoi angoli più misteriosi e luminosi, tra acqua e luce!

laguna di Venezia.jpgVenezia e il suo aspetto mutevole: ciò deriva dal fatto che i comuni concetti e schemi funzionali sono sempre stati, per ovvi motivi, adattati di volta in volta alle differenzi situazioni preesistenti, come canali, ponti , rive, calli, campi , edifici, sottoporteghi , pozzi, giardini ecc.

Da varietà delle combinazioni possibili sono nati a Venezia innumerevoli ambienti urbanistici, ognuno con la sua particolare fisionomia e personalità.

Al turista non distratto ma che osserva attento i vari spaccati di questa città Jacopo de Barbari.jpgCampliello S. Giovanni Evangelista.jpgRioSanLorenzo.jpgunica, si presentano paesaggi che si possono definire scenografie, ma anche pragmaticamente costituite interessanti ed ingegnose soluzioni funzionali, per cui io piacevoli aspetti spaziali e figurativi che si determinano sono il più delle volte indipendenti dall’intrinseco valore estetico delle singole architetture che vi si prospettano.

scuola-san-giovanni.jpgTra i vari esempi appare molto semplice l’urbanistica del Campiello di S. Giovanni Evangelista e della Scuola: un unico spazio rettangolare tra edifici della Scuola e della Chiesa: ci si accorge che si tratta di due spazi di diverso Calle Zane.jpgcarattere , pur tra loro collegati: più piccolo ed unitario nelle delicate forme architettoniche il primo, più ampio e sobrio il secondo.

Il campiello si presenta all’improvviso come uno slargo per chi percorre calle dell’Olio, mentre appare più interessante e ricco di accorci prospettici provenendo da Calle Zane questo, il campiello della Scuola , chiuso tra il muro e il sottoportico della Lacca non è che uno spazio di sosta e di ingresso ai locali della Scuola o della Chiesa, un gioco di scatole cinesi, non unico a Venezia.

rio-malpaga-S.jpgAltri straordinari e unici luoghi di Venezia sono il Rio delle Eremite e Rio Malpaga: non vi sono particolari costruzioni in questo angolo di Venezia: la particolarità della bellezza del luogo è la luce, l l’ariosa spazialità cui si aggiunge una sensazione di tranquillità, dovuta al fatto che la zona è poco frequentata, sia per terra sia per acqua; sensazioni analoghe si possono provare in Rio S. Lorenzo, o il rio della Fornace a S. Gregorio.

rio Malpaga 1.jpga4_rio_malpaga.jpgE’ quindi interessante indagare quali siano le analogie tra i diversi rii: innanzi tutto hanno un identico orientamento (nord-sud) e l’esisternza di fondfamente ai lati del rio: costante quindi è la presenza del rio, delle fonamenta, e delle abitazioni di medesima altezza ai lati:  tali fattori sembrano contribuire al senso di benessere che tali condizioni ispirano.

Oltre a ciò, il rio delle Eremite è leggermente incurvato verso sud, per cui , rio della fornace 1.jpgponendoci alla fine dell’incrocio con Rio Malpaga non se ne vede la fine, Scuola Grande di S. Giovanni evangelista_ Lazzaro Bastiani e il dono della Reliquai della Santissima Croce.jpgdando all’osservatore una deliziosa sensazione di indeterminatezza spaziale.

Tutto ciò, ed altre sensazioni fisiche ed ottiche rio della foornace.jpgRio della Fornace.jpgtrasmettono la vera essenza di Venezia: città liquida, città composita,ricca di decorazioni ma anche semplice nelle sue fondamenta, nei suoi rii che riflettono la luce, una luce diversa, mutevole ed estremamente affascinante.

 

 

 

 

Insule veneziane : geniale costruzione urbanistica di una città unica al mondo!

Canale tra insule.jpginsula di S. Giacomo dell'Orio.jpgLe insule veneziane, il territtorio stesso della Venezia urbana, legate in seguito da ponti: la genialità dei veneziani e la costruzione di una città – stato unica al mondo. Esse compongono appunto la città e la rendono parte comune, un’unico nucleo appunto con ponti e con rii terài; da tutto questo si possono ricostruire alcuni schemi urbanistici elementari.

Questi schemi che definiscono la forma e la distibuzione dei blocchi di ricostruzione rispetto a rii e canali sono in genere assai semplici e regolari.

incisione di insula.jpgPongte Ruga Veccha.jpgEssi, come avviene per i tipi edilizi, non sono molto vari e si ripetono con poche varianti in diverse zone della città, al centro come alla periferia: la scelta è comunque derivata dall’andamento dei canali.

Il primo schema è il più semplice e frequente ed è costituito  da isolati a forma rettangolare di solito molto allungati: i rettangoli sono disposti trasversalmente entro un’isola pressocchè rettangolare.

Una disposizione analoga era adottata anche dai Fenici nelle numerose colonie eel Mediterraneo.

Ruga Vecchia.jpgrio-sant-alvise.JPGEsempi li possiamo vedere nella parte nord di Cannaregio, attorno alla chiesa di S. Sofia, a Dorsoduro, tra i rii di S. Vio e delle Torreselle, a Castello tra il Rio della Tana ed il rio interrato ora via Garibaldi.
 
Il medesimo schema è adottato anche in una zona rettangolare compresa tra un rio e una calle importante,come a Rialto con Il Canal Grande  e Ruga Vecchia, e Castello tra Rio S. Giuseppe e calle Secco Marina.

Il secondo schema, anche questo ben diffuso a Venzia, è costituito da un’isola o da una stiscia di terra molto allungata compresa tra due rii pressocchè paralleli: l’isola è percorsa longitudinalmente da una calle principale da cui si dipartono numerose callette trasversali.

rio delle Torreselle.jpgCorte in calle degli avvocati.jpgSistemazioni di questo tipo si trovano ad esempio a Dorsoduro con la calle lunga S. Barnaba e con Calle dei Cerchieri, a Castello con la Salizzada S. Lio di Calle della Testa o attorno a Campo Ruga, a San Marco con le isole attorno a Campo S. Maurizio e S. Maria del Giglio.

Un terzo schema è quello costituito da una zona compresa tra due rii paralleli o più spersso convergenti verso un altro rio più largo: detta zona è servita via terra da una calle lunga longitudinale a fondo cieco o da una fondamenta laterale, da cui si diramano altre callette: tale esempio di urbanizzazione quasi eccessiva si può trovare in Calle degli SAvvocati, nel Sestiere di castello ai Biri, a San Giovanni in Laterano o nella zona del campo dei due pozzi, a Cannaregio, tra S. Alvise e il Rio della Sensa, e tra i Rii di Noale e di S. Felice a S. Croce.

Rio Terà S. Vio.jpgRio S. Maria del Giglio.jpgRio_della_Sensa_(1).jpgQuesti ed altri schemi urbanistici hanno creato da un insieme di isole slegate, libere di una laguna splendida ma frazionata una città stato splendida, ricca di opere d’arte, organica grazie all’uso dei ponti e da altre soluzioni che ne fanno una città unica, non solo storicamente ed artisticamente, ma anche dal punto di vista urbanistico!

 

 

 

 

 

 

 

L’urbanistica di Venezia città medievale

Barbari32.jpg250px-Palazzo_Sagredo_-_De_Barbari.jpgL’urbanistica veneziana indica che la città è una città medievale nel suo impianto e che tale è rimasta sostanzialmente anche in periodo rinascimentale e barocco: una cosa analoga si può dire per l’architettura ed edilizia veneziana.

La tipologia delle costruzioni di Venezia ha origini molto lontane nel tempo e talvolta anche nello spazio. Le costruziioni civili, specialmente le più signorili hanno come modello, sopratutto per la facciata, la villal romana che era assai diffusa ad Altino, ai margini della laguna.

Fondaco_dei_Turchi.jpgPalazzo Corner del Sansovino.jpgI lunghi loggiati  sovrapposti  al centro della facciata, con le due torre laterali (torreselle) quale si può notare ad esempio nel fondaco dei turchi, ricalcano l’esempio della casa romana. Un tipo di costruzione così aperta ed ariosa , come doveva presentarsi la casa vernezana veneto-bizantina, era frutto non soltanto del ricordo delle belle ville altinati, ma anche d altre più pratiche ragioni per essere stata adottata in così larga misura, trattandosi inltre di edifici di abitazione e di sedi di aziende commerciali e non più di ville di vacanza.

case veneziane di De Barbari.jpgInfatti l’adozione di portici verso l’acqua era dettata dalla necessità pratica di carico e scarico delle merci dalle imbarcazioni :  i lunghi loggiati e le numerose aperture erano dettate dall’esigenza di illuminazione  interna  e contemporaneamente servivano ad alleggerire l’intera costruzione.

Porticati, loggiati, scale  esterne, aperture a tutti i livelli presupponevano inoltre uno stato di di relativa sicurezza e tranquillità, cnseguenza della oarticolare situazione sociale di Venezia del medioevo.

Se la facciata della casa deriva a grandi linee dalla villa romana, i vari particolari architettonici traggono ispirazione da fonti diverse: dall’architettura bizantina la forma degli archi, dall’architettura ottomana e moresca le merlature e altre forme geometriche di decorazione.

Comunque l’essenza costruttiva e la ripartizione spaziale avranno però una fisionomia generale tipicamente venezana, che rimarrà invariata nel tempo , trsaendo essa origine dalle particolari condizioni dell’ambiente lagunare in cui si doveva costruire.

Palazzo_Grimani_di_San_Luca_3.jpgprocuratie.jpgPalazzo Manin.jpgAltri edifici civili come i “fointeghi”traggono la loro forma , molto funzionale da quella assai simile dei conventi, sprcie benedettini. Essi differiscono da questi ultimi per una maggior complessità altimetrica e spaziale.

Dalle esperienze costruttive piccole come i fonteghi sono derivate probabilmente le splendide sedi della Magistratura , come le Procuratie, e lo stesso Palazzo Ducale nella sua prima ediziione veneto-bizantina, precedente a quella attuale gotica.

IVENEZIA-PALAZZO-DUCALE.jpgl fascino misterioso di questa splendida città si è sempre espresso e contiunua ad esprimersi attraverso ogni sua espressione, urbanistica, artitettonica ed artisitca: un compendio di tutta l’arte la cultura che fanno dell’Italia il paese culturalmente più ricco del mondo!

 

 

Ago 19, 2012 - Architettura    13 Comments

I Fonteghi di Venezia, gioielli d’arte.

Fodaco dei Tedeschi in antica stampa.jpgI fondaci, o meglio, alla veneziana, i fonteghi erano costruzioni di proprietà veneziana date in uso a commercianti stranieri.

Importantissimi erano gli scambi ed i depositi merci per Venezia e per i veneziani, e i fonteghi erano usati da popolazioni fluttuanti, aventi mansioni prevalentemente commerciali, per cui l’aspetto residenziale diventava puramente temporaneo ed utilitaristico, e si può presumere che la vita comunitaria avesse un carattere del tutto secondario.

I tre fonteghi conosciuti erano il Fondato dei Tedeschi, quello dei persiani e quello dei turchi.

I Legali di Norimberga ricevuti dal Doge.jpgFondaco_dei_Tedeschi.jpgEssi ebbero una rilevante funzione rappresentativa, ed il prestigio delle Nazioni che li usavano era sostenuto dall’importanza e dalla bellezza architettonica degli edifici adibiti a loro sede, dalla posizione sulla principale via d’acqua (il Canal Grande) e dal lungo periodo di uso durante il quale era manifesta la presenza di quella popolazione a Venezia.

Il più importante dei tre fu sicuramente quello dei Tedeschi, dato che la comunità germanica fu tra quelle che ebbero con Venezia più durevoli ed intensi rapporti non solo di scambi commerciali, molto ricchi, ma anche culturali ed artistici, tanto più che nella denominazione dei “tedeschi” erano inclusi anche austriaci, boemi, ungheresi.

vera-pozzo-cortile-fontego-tedeschi.JPGcortile interno del Fondaco dei Tedeschi.jpgFondaco dei Tedeschi - vera da pozzo.jpgJacopo de Barbari - Fondaco dei Tedeschi.jpgDalla veduta di De Barbari  si può dedurre la conformazione dell’eduificio alla fine del ‘400: si tratta di una grossa e complessa costruzione a diversi piani che si svolge attorno a due cortili interni principali, uno dei quali abbellito da loggiati, ed altri piccoli cortili secondari.

Tra il 1505 ed il 1508 tra lo Spavento e lo Scapagnini si ebbe una ristrutturazione che aumentava il tono della costruzione: divenne ancor più monumentale , imperniata tutta attorno al grande cortile, con al centro l’immancabile vera da pozzo.

Nella Serenissima il prestigio di una persona o di una famiglia era determinato non decorazione del Tiziano del Fondaco dei Tedeschi.jpgLa Giustizia del Tiziano.jpgLa Nuda del Giorgione.jpgsolo dal pregio architettonico degli edifici di proprietà, ma anche dalle opere decorative di altissimo livello: tra i più famosi che decorarono questo edificio (decorazioni che ora sono state trasferite alle Gallerie dell’Accademia) furono Giorgione e Tiziano.

Ci si può immaginare ora, andando alle Poste Centrali a Rialto, ( fondaco dei Tedeschi) tutte le facciate e gli interni dipinti da prestigiosi artisti!

Vittore_carpaccio,_miracolo_della_Croce_a_Rialto_01.jpgIl Fondaco dei Persiani, di cui ci rimane un’immagine nel “Miracolo della Croce” di vittore Carpaccio, anch’esso fittamente decorato sulle superfici della facciata, quasi come una stoffa, venne distrutto nel 1830.

 

Il fondaco dei Turchi  rappresenta il modello tipico della casa-fontego veneto bizantina. La sua costruzione risale al XIII secolo  come palazzo Fodaco dei Turchi.jpgambasciatore turco.jpgfondaco-turchi.jpg18-Fondaco-dei-turchi-01.jpgprivato del Pesarese Giovanni Palmieri , fu in seguito acquistata dall Repubblica per ospitarvi personaggi illustri ( Il marchese di Ferrara, l’Imperatore bizantino Giovanni Paleologo nel 1428, Alfonso ed Eleonora d’Este  nel 1562.

Sala d'Armi nel fondaco dei turchi.jpgDivenuto ancora proprietà privata nel 1621 lo Stato Veneto lo affittò come fondego ai Particolare del Fondaco dei Turchi.jpgPatera del Fondaco dei Turchi.jpgcommercianti turchi che lo usarono fino al 1838.

Ora è sede del Museo di Storia naturale di Venezia.

Capolavori d’arte, preziosi palazzi che comunque continuano a far parte del tessuto produttivo di questa città che tanti si affannano a dare per morta, ma che conserva in sè, nella sua struttura stessa, nella ricchezza artistica e nelle sue risorse umane un patrimonio ancora tutto da sfruttare.

 

La Venezia medioevale: da Le Courbusier definita la città del futuro

Vigna-murata-nella-Laguna-di-Venezia-300x200.jpgLa laguna nell’anno mille , quando Venezia aveva già acquisito l’aspetto di una città stato, con i grandi centri di Rialto e S. Marco, già tracciati, arricchita di numerose chiese e palazzi , mentre nelle isole sorsero i grandi complessi conventuali dei benedettini, appare descritta come un vasto comprensorio agricolo, ricco di vigne ( spesso circoscritte da mura), mulini, pescherie, particolarmente nella zona dell’estuario nord, tra Jesolo e Lio Maggiore.

Estese furono le pinete lungo il litorale , e di queste rimane una traccia tra Jesolo e Cortellazzo: purtroppo una parte venne distrutta nei secoli per ottenere legname necessario per combustibile  e per la costruzione di edifici e di imbarcazioni.

il brenta a Venezia.jpgVenezia-Ponte-di-Rialto-12.jpgIl Brenta era il grande fiume della Laguna, anche dal punto di vista delle comunicazioni tra Venezia e Padova , tanto che si stabilì alle sue foci presso Fusina la grande abbazia di S. Ilario.

Lo stesso canale di S. Secondo tra Cannaregio e S. Giuliano ne costituiva probabilmente un suo ramo, infatti protava il nome di flumen e pure il  Canal Grande appare all’inizio come di origine fluviale.

Interventi sia fluviali che lagunari vennero posti in essere sin dall’anno 1000, con le costruzioni degli argini, lo scavo di canali e di “scomenzere” ( che uniscono artificialmente bacini separati)  anche se le vie d’acqua lagunari restarono tortuose come i “ghebbi” tra le barene, con il loro caratteristico andamento “vermicellare”.

Al centro di questo ambiente naturale si formò la città compatta nel suo tessuto urbano, con tutte le sue importanti funzioni economiche e sociali, connesse alla produzione di beni e di servizi, alle attività portuali e a qauelle di difesa, che si estesero in tutto il territtorio lagunare.

Quella vasta distesa di acque costituì lo spazio urbano essenziale per la città, ed una difesa naturale contro i nemici: le vere mura di Venezia.

laguna di mazzorbo a Venezia.jpg419px-Cristoforo_sabbadino_-_progetto_per_venezia_del_1557.jpgRiferendosi ai problemi connessi alla difesa idraulica della laguna il grande ingegnere Cristoforo Sabbadino parlò di mura invece che di laguna in un suo sonetto: “Quanto fur grandi le tue mura il sai, Venetia, hor come le s’attrovan vedi: e s’al periglio lor tu non provvedi, deserta e senza mura rimarrai. Li fiuli, l’mar e gl’huomeni tu hai che inimici….

Questa laguna allora appariva come un’enorme campagna, grandi orti e pescherie.

I veneziani infatti inventarono un nuovo tipio di città basato sulle differenziazioni e sulla zonizzazioni delle funzioni urbane, separate da vie di traffico e spazi aperti: quella città che Le Courbusier definì la città del futuro.

Andrea Palladio a Venezia: la scala avvitata nello spazio!

Andrea_Palladio.pngAndrea Palladio (1508-1580) grande architetto vicentino trovò in Venezia l’espressione della “bellezza ideale”che aveva perseguito nelle vestigia del mondo antico di Roma.

Il+Campo+e+la+Chiesa+di+San+Francesco+della+Vigna-1600x1200-3360.jpgchiostro-di-sfrancesco-della-vigna.jpgEgli, altamente ispirato, costruì la facciata della Chiesa di S. Francesco della Vigna, la Chiesa di san Giorgio Maggiore, il solenne refettorio ed il chiostro (iniziato dopo la morte dell’artista nel 1580) dello stesso convento, ed infine la Chiesa del Redentore alla Giudecca.

L’architettura del Palladio è legata come quella di nessun altro artista del suo tempo all’ambiente, in una armonica fusione tra l’opera e l’uomo e tra l’uomo e la natura. La Venezia della pianta di S. Francesco della Vigna.jpgS. Francesco della vigna.jpgseconda metà del cinquecento, già chiusa nella fitta trama umanistica di città di mare costruita nel medio evo poteva offrire ben pochi spazi aperti per la sua visione creativa.

Le opere più famose del Palladio a Venezia, cioè la chiesa di San Giorgio Maggiore e quella del Redentore si ergono aperte, ben distaccate dal contesto della città, nel bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, e sono divenute perte integrante dell’ambiente naturale ed urbanistico nella visione pittorico-spaziale ricercata dall’artista.

interno San giorgio Maggiore.jpgSan Giorgio Maggiore.jpg800px-Venezia_-_Chiesa_di_S_Francesco_della_Vigna_-_Interno.jpgLa facciata di San Giorgio è ideata per esprimere in lontananza l’immagine di una villa con il suo prato, li dove il prato, invece che esprimersi in un dolce declivio verde, diventa il verde-azzurro della laguna, che  sembra togliere ogni peso, e rende l’opera quasi lievitata in una creazione di fantasia..sospesa tra cielo e laguna.

San Giorgio.jpgchiesa del Redentore, interno.jpg738_chiesa%20redentore%20venezia.jpgL’ideale di perfezione di Palladio a Venezia fu quello di cercare di rendere l’arte in una luce veneziana e la sua classicità si tradusse nella misura dei volumi che si innestavano con lucidezza cartesiana, perfetti come cristalli, nello sviluppo della pianta, nel ritmo preciso delle modanature, nel protenderesi della cupola verso il cielo, quasi a rendere tutto l’organismo della chiesa in uno spazio sospeso nella luce, luce acquea!

Il suo capolavoro comunque fu la chiesa del Redentore: c’era l’impegno dell’uomo che sapeva misurarsi con l’eternità in una Venezia che gli aveva concesso di costruire ben poco, quasi gelosa della forza e del rigore su cui impostava tutta la sua arte il Palladio.

Scala del Convento della Carità del Palladio a Venezia.jpgscala_accademia.jpgGallerie dell'Accademia.jpgMa un altro capolavoro in un capolavoro ( il Convento della Carità, ora Accademia di Belle arti ) è la straordinaria scala ovale con gradini pensili incastonati nella parete, che si snoda dal pianterreno fino all’ultimo piano.

Il Palladio stesso la ricorda nel suo Primo e Secondo libro dell’architettura pubblicato nel 1570. E’ uno stupendo esempio di avvitamento nella forma e nello spazio, cadenzato da un ritmo unico, scandito su ogni singolo gradino, uno dei primi esempi di un modello di un’innovativa arte architettonica.

Gioielli da osservare, magari assaporando un tramonto, o alla luce delle prime stelle, e da osservare, sbigottiti da tanta bellezza dal piano terra di un museo che, spudoratamente, mostra la sua bellezza intrinseca oltre che ad offrire straordinarie ed uniche opere d’arte!