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Venezia: il sottoportego della pietra rossa e della Madonna della Peste.

sottoportico-corte-novaA Venezia, città magica, esoterica ma anche solidamente pragmatica c’è un sottoportico , “sottoportego della Corte nova” , tra corte Nova e Calle Zorzi, che racchiude nella sua storia tutto ciò che è enigmatico, strano e da raccontare comunque a tutte quelle persone che non conoscono la strana storia della pietra rossa.calle zorzi

il sottoportego della pietra rossala pietra rossaNel 1630 una pia donna, quasi mistica, di nome Giovanna, abitante nel Sestiere di Castello , ebbe la visione della Madonna che le raccomandò, per vincere la peste, di dipingere un quadro rappresentante la Sua immagine e quelle dei santi Rocco, Sebastiano e Giustina, e di esporre questo quadro appeso alla parete del sottoportego della Corte Nova. E così fecero gli abitanti del sestiere, informati dalla mistica, che decorarono il sottoportico con il quadro richiesto dalla “Madonna” e , di fronte un altra rappresentazione della Vergine.

capitello-corte-novaE infatti il sestiere e specificatamente la zona legata a queste immagini rimasero indenni dal terribile morbo, che all’improvviso si dileguò, così come sparì il quadri miracoloso, ma a terra, tra i masegni ne rimase uno di colore rosso,
dove, a voce di popolo , la peste, per volere della Vergine, era sprofondata , lasciando finalmente sana la Serenissima.

la pietra rossaDa allora i veneziani che camminano nel  sottoportego si guardano bene dal calpestare quel masegno rosso temendo di portare con se sfortuna o disgrazie…tra religione , fede e superstizione, ma comunque sia, meglio non sfidare la sorte!!!!

Venezia : Palazzo Lezze ed i suoi simboli alchemici in uno dei suoi luoghi più suggestivi!

Chiesa_dell'Abbazia_della_Misericordia_(Venezia).jpg270px-Scuola_vecchia_della_Misericordia_(Venezia).jpgVicino ad uno dei luoghi più affascinanti della Venezia poco conosciuta ai turisti, quel campo meraviglioso pavimentato con cotto rosso,e con la Chiesa e l’antica scuola della Misericordia a dominare tanto colore e tanta bellezza, con il loro aspetto austero venne eretto Palazzo Lezze, per commissione del procuratore di San Marco Giovanni da Lezze agli inizi del 600, per poi venire completato dal 1645 al 1663 dal famosissimo Baldassarre Longhena.

Palazzo Lezze1.jpgPalazzo Lezze 1.jpgPalazzo Lezze della Misericordia.jpgL’architetto, di origine ebraica, e molto legato alla cabala ed esperto di studi alchemici ( basta pensare alla Basilica della Madonna della Salute e dai suoi simbolismi cabalistici e rosacrociani) ornò con patàre di significato alchemico questa costruzione, che, fino all’avvento di Napoleone era uno scrigno prezioso di opere d’arte di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Nelle patare vengono rappresentati momenti diversi della metamorfosi alchemica: Nella prima appare l’immagine di un uomo (l’alchimista) che si posa su due cigni, simboli Palazzo Lezze 1 small.JPGPalazzo Lezze 3 small.JPGPalazzo Lezze 2 small.JPGdella purezza, dell’albedo (il biancore della luce) dell’umido (aria ed acqua insieme) e della purezza, che porta alla sublimazione dell’opera : infatti i cigni accostati a due serpenti, simboli dello zolfo e del mercurio…materiali che trasfigurano la mutazione, tutto sopra due coccodrilli che rappresentano la materia prima: ogni materia, ogni stato, ogni trasformazione è un elemento ed un passaggio del fine  principale Palazzo Lezze 4 small.JPGPalazzo Lezze 5 small.JPGdell’alchimia: non esiste materia vile di per sè, ma essa è soggetta. grazie ai vari stadi delle modifiche a sublimarsi via, via, arrivando allìopera compiuta, alla vicinanza dellìuomo al sublime, all’essenza vera del creato.

Nella seconda vengono rappresentate due arpie ( elementi che congiungono lo spirito umano all’aria, all’etereo) che si posano su due cigni. In una terza viene rappresentata un’aquila con due teste, ed il suo simbolo è l’aria, ancora in divenire, poichè da due ne resterà una soltanto.

Ecco le meravigliose immagini che sono state rappresentate a salvaguardia del palazzo, a cercare di rappresentare quanto di Palazzo Lezze 6 small.JPGsublime, di meraviglioso, di elevato può fare l’uomo, attraverso la conoscenza delle materie, dei pianeti, dei minerali..di tutto quanto insomma  ha a disposizione la gente comune per poter cercare, dentro di sè, la vicinanza alla perfezione divina.

Quanti piccoli gioielli poco notati possono donare ricchezza d pensiero, piacere puro per l’arte e motivi di riflessione in una delle zone più suggestive di Venezia, città ancora tutta da conoscere e da scoprire, percorso doveroso per chi desidera cercare arte e bellezza …….

Venezia, S. Marco e il bocolo

imagesCAJKK75U.jpgBasilica di S. Marco.jpgPer tutti gli italiani il 25 Aprile è la festa della liberazione, ma a Venezia. assieme a questa celebrazione ce ne solo altre due. La prima è la ricorrenza della morte  di S. Marco, il patrono della Serenissima Repubblica di Venezia prima, e poi solo di questa città, è la festa del bocolo, che per le donne veneziane è la più romantica dolce..fantastica ricorrenza che riguarda proprio l’amore tenero , drammatico e delicato, che rende la giornata una dedica a tutte le donne ed a tutti gli uomini innamorati.

Il corpo del patrono fu trafugato ad Alessandria d’ Egitto, e trasportato a Venezia nell’828 da due mercanti veneziani: Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. Racconta la leggenda che i due commercianti misero il corpo del santo Traslazione del corpo di S. Marco.jpgtra la carne di maiale, facendo così in modo che, alla dogana la carne non fosse debitamente controllanta, vista l’avversione dei mussulmani per questo tipo di carne.

imagesCA45LIKS. Marco.jpgLa reliquia di S. Marco fu accolta con grande emoziresti dii S. Marco.jpgone a Venezia, perchè la tesoro 3.jpginterno San Marco.jpgstoria veneta racconta che proprio l’evangelista Marco, mentre era in vita, avrebbe evangelizzato le genti venete diventandone patrono.

leone.jpgimagesCAMXLW50.jpgNell’emblema della città venne raffigurato come un leone  alato che  regge un libro in cui c’è la scritta: PAX TIBI MARCE 2.jpgEVANGELISTA MEUS, Pace a te Marco, mio evangelista.

Ora i festeggiamenti si svolgono il 25 aprile, data imagesCA0IUN5P.jpgdella morte del Santo, ma a Venezia, prima dell’avvento di Napoleone, i festeggiamenti erano tre: uno al 31 processione 1.jpgrito per san marco.jpgGennaio, giorno in cui vennero sbarcate le spoglie del Santo Patrono a Venezia, il 25 Aprile, data della morte, ed il 25 giugno, data in cui le reliquie del Santo vennero miracolosamente ritrovate. Per le ricorrenze così importanti per la Serenissima si svolgevano processioni comprendenti il Doge, le più alte cariche della Repubblica, i nobili e la gente comune.

Quando vennero portate alla Serenissima le Sante Reliquie vennero custodite in una piccola cappella, dove ora si trova il tesoro di S. Marco, in attesa di costruire una basilica degna di un patrono così importante, ma nel frattempo la reliquia sparì, con grande sgomento di tutti, ma la volontà popolare spinse perchè fosse costruita la chiesa e venisse consacrata comunque allo storico Patrono.

Altari Maggoore di sa. Marco.jpgBasili di S. Marco a Venezia.jpgEbbe quindi inizio la costruzione della Basilica , che ebbe termine nell’832.  Dante stesso, nel suo memorabile poema scive:” Cielo e mare vi posero mano.”, ed effettivamente la Basilica è un prestigio di armi e di oro.

Il doge Pietro Orseolo il Santo la ristrutturò a sue spese  . I  lavori  iniziarono nel 1063, per proseguire poi per la volontà del doge Domenico I Contarini.  e ulteriormente vennero proseguiti, per quanto riguarda i marmi e gli abbellimenti architettonici dal suo successore, Doge  Domenico Selvo, (1071- 1084).

La Basilica venne consacrata al Santo Patrono ,quando era doge Vitale Falier, dopo un tributo di penitenza e digiuno spoglie di S. Marco.jpg§Trittico.jpgcattedera di S. Marco.jpgimages.jpgTesoro7.jpgperchè le reliquie non si erano più trovate, il 25 tesoro 8.jpggiugno 1094: alla fine del rito ecco che apparve un braccio da una colonna, o, secondo altre voci apparve il leone alato, simbolo del Santo, versione raccontata anche da Giacomo Casanova nelle sue memorie, e,  spaccato il marmo della colonna riapparve la cassetta contenente i resti del Santo. Per secoli allora venne festeggiato anche questo evento, con processioni e riti.

Ma c’è altro a Venezia, e la consuetudine è ancora più bella e delicata; Non c’è donna veneziana che al mattino del 25 aprile non riceva dal marito, dall’innamorato o anche un semp0lice corteggiatore un bocciolo di rosa rossa: si tratta della festa del Bocolo, e l’origine di questa dolce consuetudine  nasce da due leggende:

Maria Partecipazio.jpgLa storia d’amore contrastato tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi.

Nell’intento di superare gli ostacoli dovuti alla differenza sociale Tancredi partì per la guerra, cercando di ottenere una fama militare per renderlo degno al lignaggio della sposa.

Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto agli ordini di Carlo Magno, egli cadde ferito a morte sopra un roseto, che si tinse del rosso del suo sangue.

imagesCA6L40NW.jpgPrima di morire Tancredi affidò al suo amico Orlando  un bocciolo di quel roseto perchè lo consegnasse all’amata.

Orlando, fedele alla promessa, giunse a Venezia il 24 Aprile e consegnò alla dama il bocciolo quale estremo messaggio d’amore dell’innamorato.

La mattina seguente, 25 Aprile, la nobildonna venne trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.

Da allora i veneziani usano quel fiore come emblema del loro pegno d’amore.

imagesCAH3MNIU.jpgimagesCAISXACG.jpgLa seconda leggenda invece narra di un roseto che cresceva accanto alla tomba dell’Evangelista Marco. La pianta sarebbe stata donata ad un marinaio della Giudecca, di nome Basilio come premio per aver aiutato nel trafugamento del corpo del Santo. Piantato nel giardino della sua casa, alla morte di Basilio il roseto divenne il confine della proprietà divisa tra i due figli.

In seguito avvenne una rottura tra i due rami  della famiglia, e la pianta smise di fiorire. Un 25 aprile di molti anni dopo un discendente di un ramo della famiglia si innamorò, ricambiato, di una discendente dell’altro ramo. Si innamorarono imagesCAJUVB3O.jpgguardandosi attravero il roseto che separava i due giardini, ed il giovane , vedendo un bocciolo di rosa, l’unico, lo raccolse e lo donò alla fanciulla che già amava. In ricordo di questo amore che avrebbe restituito l’affetto e l’armonia alle due famiglie i veneziani offrono ancor oggi il “bocolo” rosso alla donna amata.

 

La mistica di Venezia, Suor Chiara.reclusa per le proprie visioni e Francesco Giorgi! il più famoso alchimista veneziano.

monastero a Venezia.jpgsuora-clarissa.jpgCelata nelle “Cronache dell’ordine dei Frati minori instituito da S. Francesco” di Bartolomeo Cimarelli, si nasconde la vita di una suora, abadessa del Monastero del Santo  Sepolcro a Venezia , distrutto dalle truppe di Napoleone, i cui resti, si trovano  alle °Zattere”.

Il monastero era controllato dal Padre Guardiano di S. Francesco della Vigna, Grancesco Giorgi ( o Zorzi), conosciuto come grande studioso di scienze, alchimista e per questo in qualche modo legato ai Rosacroce.

La monaca, Suor Chiara Bugni, donna completamente dedita alla fede, tanto che Marin Sanudo così scrisse di lei: L’abbadessa di Sepulcro, qual non manza, vive di comunion, à auto sangure, late, acqua di cristo in una “impoleta” si che è santa.”
Le consorelle narravano  che avesse una ferita mai cicatrizzata al costato, che sanguinava continuamente, e che si nutrisse appunto solo dell’ostia consacrata e del liquido contenuto in un’ampolla che Dio stesso le avrebbe mandato.

Francesco Giorgi.jpgFrancesco Giorgi_ hombre vitrubiano.JPGFrancesco_Zorzi_De_Harmonia_Mundi_totius.pngChiara, che dal 1504 divenne priora del Convento, in osservanza all’ordine a cui apparteneva, non raccontò a nessuno le visioni che aveva, e che pose per iscritto, visioni apocalittiche e terribili, di cui fece parte soltanto a Francesco Giorgi.

La fama della suora divenne sempre più ampia a Venezia, anche perchè le sue profezie vennero trascritte sempre nel Monastero del Santo Sepolcro che nel frattempo era stato modificato da Tullio Lombardo, con uno straordinario monte di marmo che simboleggiava la grotta in cui Gesù venne sepolto.

vite e rivelazioni di Chiara Bigni a Venezia.jpgPurtroppo, ascoltate e lette le terribile profezie il consiglio dei Dieci decise che non era il caso di comunicarle al popolo, per cui Chiara Bugni venne deposta dal suo ruolo e segregata im un’ala del convento, senza poter comunicare con nessun’altra persona. Morì il 7 settembre 1514, nel giorno esatto delle stimmate di S. Francesco d’Assisi.

Francesco Zorzi scrisse le visioni e le profezie di questa monaca, vissuta nell’ombra, donna sofferente e meravigliosamente mistica. Ora, finalmente, tali profezie vengono pubblicate ed in seguito mi dedicherò al loro contenuto.

Dopo cinquecento anni , finalmente, si apre uno spiraglio su questa donna totalmente dedita alla fede , per cui un’umile suora ha sacrificato la propria vita per cercare di comunicare ( a torto o a ragione) la voce intensa che percepiva dentro di sè, e che la sollecitava nell’urgenza di comunicare quello che per lei era un messaggio divino…oltre alle rivelazioni che l’hanno soverchiata e costretta per tutta la sua vita a seguire un’urgenza intensa di trasmettere messaggi e visioni che lei riteneva, come tanti altri che si sono ritenuti “mezzi” attraverso i quali il Divino ha trasmesso moniti e dsollecitaziomni all’umanità intera!

Il Palazzo degli eretici a Venezia: fucina delle scienze

Palazzo Ducale.jpgLa Venezia del seicento si trovava in politica internazionale a dover prendere gravi prese di posizione da altre potenze europee: innanzi tutto dallo Stato Pontificio, la Spagna e gli Asburgo che sentivano l’esigenza di estendersi verso il mare.

Il mito di Venezia, vista la spettacolarità delle sue cerimonie ( da riferirsi all’aspetto Bizantino della Repubblica)  affascinava le altre nazioni, tanto che lo scrittore francese Jean Bodin arrivò a scrivere: a Venezia, la douceur del libertè ….est plus grande…qu’en lieu du monde”.

San Lorenzo Giustiniani.jpgMa questo non poteva nascondere l’impegno spirituale e religioso che la Repubblica aveva espresso dai tempi ancora di San Lorenzo Giustiniani e Vincenzo Querini, e poi infine con Gaspare Contarini, il più fervido di tutti, nel primo cinquecento, verso una riforma cattolica poco prima della clamorosa rottura di Lutero.

La via di Lutero doveva portare alla scissione della Chiesa, quella di Contarini sboccò necessariamente nella riforma cattolica: Contarini era laico e per lui la riforma della chiesa  consisteva nel rinnovamento degli uomini secondo lo spirito della verità e di Grazia.

Paolo Sarpi.jpgdoge Nicolò Contarini.jpgL’episodio sorto per l’arresto di due sacerdoti macchiatisi di reati comuni portò all’interdetto della Repubblica di Venezia ed alla fiera protesta del doge Leonardo Donà, nella linea indicata con energia dal sacerdote Paolo Sarpi e costituì una miccia su una antica e latente condotta di tensione in campo politico tra lo Stato Pontificio e la Serenissima.

teatro anatomico.jpgFabrici d'Acquapendente.jpgLeonardo Donà.jpgEd in questa atmosfera e linea di pensiero, completamente laico, che si ritrovarono le migliori menti italiane: alcuni insegnanti presso l’Università di Padova, come Fabrici d’Acquapendente che fu uno dei pionieri dello Studio dell’Anatomia e che fece costruire il primo teatro anatomico, all’Università, ideato dallo stesso Paolo Sarpi, Galileo Galilei che per diciotto anni insegnò anch’egli a Padova (dal 1592 al 1610).

E nel Palazzo sul Canal Grande a San Luca Andrea e Nicolò Morosini crearono Palazzo Contarini Martinengo.jpgun luogo di incontro di primissimo piano: Palazzo Martinengo,ora Giovanni Fraqncesco Sagredo.jpgsede dell’Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo di Venezia, in stretto rapporto con la cultura francese. Tra i frequentatori si contano Paolo Sarpi, Leonardo Donà, Nicolò Contarini, Giovanni Francesco Sagredo, uno degli interlocutori del Dialogo dei massimi sistemi di Galileo, che rappresentava ” Messer Buon Senso” e Galileo Galilei. In una sua lettera indirizzata al Granduca di Toscana Cosimo II, poco prima di diventare cieco, Galileo Galilei scrisse tra l’altro: ” siccome io son pieno d’infinito stupore, così infinitamente rendo grazie a Dio che si sia compiaciuto di far me solo per primo osserevatore di cosa così ammiranda ,a tutti i secoli occulta”.

Giordano Bruno.jpgGaspare Gozzi racconta che nel 1592 vi era capitato anche Giordano Bruno, ed egli non aveva certamente tralasciato di parlare dei fatti francesi per cui allora aveva vivo interesse°

° G. Gozzi ” il doge Nicolò Contarini” Venezia 1598: per un’ampia documentazione sulle riunioni accademiche di scienze e letteratura che si tenevano nell’ammezzato del Palazzo di Andrea Morosini, senatore della Repubblica e insigne storiografo, si veda l’articolo: Un ridotto scientifico di Venezia  al tempo di Galilo Galilei” di Antonio Favero all’archivio storico , Venezia 1898, pag. 189.

Nel processo per eresia svoltosi a Roma, Giordano Bruno ammise di aver partecipato alle riunioni culturali nella ” Casa di S.Luca sul Canal Grande di Andrea Morosini  e di aver “ragionato” su alcune librerie veneziane.

Gioedano Bruno 1.jpgA Venezia ebbe occasione di scrivere alcune sue opere, tra cui ” Le sette arti liberali ed inventive”.

libro di Galilei.jpgGalileo Galilei.jpgcannocchiale.jpgGCannocchiale di Galileo.jpgalilo Galilei ebbe l’opportunità di presentare il suo primo cannocchiale proprio sul Campanile di San Marco, a Venezia: egli presentò un ” nuovo artefizio di un occhiale canato, che permette di avvicinare gli oggetti, tanto  che ” quello che è distante nove miglia ci apparisse come se fosse lontano un miglio solo, cose che per ogni negozio ed impresa marittima, o terrestre, può essere di giovamento inestimabile; potendosi in mare a assai maggior lontananza del consueto scoprire legni, et vede dell’inimico, si che per due hore, et più di tempo possiamo prima scoprir lui, che egli scopra noi: (Archivio di Stato  giugno, luglio, agosto 1609.

 

 

 

Vittore Carpaccio e la testimonianza del primo esorcismo a Venezia

il miracolo della croce di Carpaccio.jpgNel famoso quadro del 1494 di Vittore Carpaccio ” il miracolo della Santissima Croce”viene raffigurata “la guarigione dell’Ossesso” , cioè la prima rappresentazione di un esorcismo a Venezia, svolto dal Patriarca di Grado Francesco Querini, attraverso l’imposizione delle reliquie della Croce sull’impossessato.

Nel tempo si ebbero notizie di diversi altri esorcismi effettuati in maggior numero su donne, a cui “la possessione” era stata causata da “fatture”, (possessione negativa) o su quelle che venivano possedute da spiriti benefici che donavano facoltà divinatorie o la capacità di guarire le malattie.
 
esorcismo4_2.jpgTra quest’ultime famosa era Elena Drago , che diceva di essere invasa da molti spiriti, ed in seguito alla peste del 1582 ne rimasero soltanto due, uno dei quali conosciuto come Faraon Drago. La guaritrice venne processata per stregoneria due volte, nel 1571 e nel 1582, e raccontava di soffrire di dolori terribili allo stomaco, alla gola e alle gambe, e provava un forte impulso suicida, tanto che nascose tutti i coltelli che aveva in casa.

Anche nei conventi di monache si ebbero casi di indemoniate, come quello di Suor Mansueta, rinchiusa all’età di diciotto anni nel Convento delle Clarisse a S. Croce, dopo la morte del fidanzato, e dopo dodici anni cominciò a demonio.jpgmostrare disperazione e deliri provocati da un demone da lei chiamato Romito. Nel processo che ne seguì lei chiese con intensità e insistenza di poter lasciare il convento, ma dopo cinque giorni di esorcismo tornò ad essere la Suor Mansueta di prima.

Fra gli esorcisti conosciuti vi furono Fra Fabrizio Aldriventi nel 1581, frate Fidenzio nel 1589, e frate Francesco Amici nel 1610. Quest’ultimo , nella sua relazione agli inquisiori veneziani raccontò dell’esorcismo operato sulla veneziana Angelina Frangipane scrisse che gli spiriti cacciati erano tredici, e che raggiunse il suo scopo di liberare la donna facendola vomitare, (chissà con quali mezzi).

demone.jpgI metodi, le preghiere e le invocazioni usate non vengono raccontati, ma certo i “rimedi” erano parecchio discutibili se non pericolosi, e vennero praticati anche per guarire malattie, come ad esempio quello operato da Frate Bartolomeo dei Frari, che cercò di curare il male alle gambe di un bambino , imponendogli bagni caldi di zolfo e olio.

monache.jpgparlatorio delle monache.jpgQueste informazioni vennero trascritte e catalogate nei registri dell’inquisizione a Venezia, e si possono ancora trovare questi documenti all’Archivio di Stato di Venezia. convento.jpgInformazioni importanti legate ad un’epoca che per altri paesi fu accompagnata da episodi orribili e cruenti, come roghi e terribili torture, ma che a Venezia venne vissuta con una giusta dose di disincanto, non trascurando certo il fenomeno, ma senza procurare sofferenze asssurde, se non si calcolano quelle di quelle povere monachelle costrette alla vita di Convento quando le loro aspirazioni erano un matrimonio ed una serena vita familiare.

Le streghe a Venezia nei ricordi di Giacomo Casanova

Casanova 1.jpgA otto anni iniziò per il piccolo Giacomo un periodo particolare: andava soggetto ad epistassi, tanto che nella sua autobiografia descrisse il primo ricordo della sua vita: “ero in piedi all’angolo della stanza. curvo verso il muro, e mi sostenevo la testa tenendo gli occhi fissi sul sangue che, uscendomi  copiosamente dal naso, finiva ruscellando a terra.”

La nonna Marzia che adorava questo suo primo nipote, gli lavò il viso con l’acqua fredda e, all’insaputa della famiglia, lo fece salire su di una gondola che si diresse a Murano (isola importante per Giacomo in cui trovò un amore che ricordò per tutta la vita verso una suora del convento, a cui si aggiunse un’altra consorella).

Arrivati a destinazione entrarono in una casupola in cui trovarono una vecchia Casanova.jpggatti jneri.jpgseduta su un lettuccio tenendo un gatto nero in braccio ed altri cinque o sei intorno a sè. Per il piccolo Giacomo era evidentemente una strega. Nonna Marzia e la vecchia si misero a parlare tra loro fittamente in friulano.

Gli occhi sgranati e la prima curiosità verso l’occulto spinsero Giacomo ad osservare con attenzione ed anche con un Casanova-1.jpgstreghe 1.jpgpò di timore l’ambiente e le facce: dopo aver preso un ducato d’argento dalla nonna la fattucchiera lo prese in braccio e lo depose dentro una cassa di legno, che poi richiuse, raccomandandogli di non aver paura.

Impaurito e tremante il piccolo Giacomo cercò di mettersi tranquillo, continuando comunque ad asciugare con un fazzoletto il sangue che continuava a sgorgare dal suo naso mrentre da fuori provenivano rumori strani: ora risa, ora urla , pianti, canti ed il suono di qualcosa che sbatteva sulla cassa; poco dopo il coperchio si aprì e il bimbo venne fatto alzare, mentre il sangue sembrava finalmente bloccato.

streghe 2.jpgstreghe 5.jpgLa “strega” spogliò Giacomo e lo mise sul letto,poi bruciò diverse erbe e ne raccolse il fumo con dei  panni con cui lo avvolse mentre recitava degli scongiuri: quindi gli fece mangiare cinque confetti dal gradevole sapore, gli massaggiò la fronte, le tempie e la nuca con un unguento dal delicatissimo profumo.

Una volta conclusa la procedura la vecchia gli annunciò che non avrebbe più avuto episodi di quel tipo a patto che non raccontasse a nessuno quell’esperienza, anzi, se avesse svelato quel segreto sarebbe morto dissanguato, il che al piccolo Giacomo creò una terribile paura.

streghe.jpgstreghe_04.jpgAl momento di uscire la fattucchiera gli annunciò la visita, per quella notte, di una bellissima dama e che questa sarebbbe stata artefice della sua fortuna sempre che il segreto rimanesse tale.

Non appena giunto a casa, stordito e spossato Giacomo andò a letto, e si addormentò immediatamente: dopo qualche ora il suo sonno venne interrotto dai rumori che provenivano dal camino: ed ecco che agli occhi sbalorditi del bimbo apparve, scendendo appunto dal camiuno, una bellissima donna con una grande crinolina, splendidamente abbigliata, con una corona in testa streghe3.jpgstreghe5.gifimpreziosita da pietre preziose che sembrava scinitillassero come faville di fuoco. Essa avanzò lenta e si sedette sul bordo del letto del bambino sbalordito, quindi, vuotando delle scatolette sulle sua testa gli parlò in modo incomprensibile, quindi lo baciò e poi svanì.

Al risveglio mattutino la nonna raccomandò ulteriormente il silenzio al nipote, pena la sicura morte …e questo rimase un segreto tra il piccolo Giacomo e nonna Marzia che si estinse solo con la morte della vecchia, seguita e consolata fino all’ultimo dal giovane Casanova che tanto l’aveva amata.

streghe6.jpgPiccole storie misteriose di un Venezia del mistero, della stregoneria e della magia: Venezia e la magia, complementari a questa città codsì onirica, spudoratamente bella ed altrettanto carica di malìa.

 

 

 

 

 

 

Il Demonio, l’Angelo e..il Papa a Venezia

ca'soranzo.jpgA Castello c’è un palazzo la cui facciata guarda il canale verso S. Marco, da cui è poco distante ed  apparteneva alla famiglia Soranzo.

Legata a questo palazzo c’è una leggenda, forse una delle più conosciute a Venezia, che è stata verificata presso gli “Annuali dei Cappuccini” di Padre Boverio.

Correva l’anno 1552, e nel palazzo abitava un avvocato  impiegato presso la Curia Ducale, il quale, nonostante si proclamasse devotissimo a Dio ed alla Madonna, aveva accumulato ricchezze in modo assai disonesto ed a scapito di tanta povera gente.

imagesCACBWRPN.jpgimagesCA7LF4EJ.jpgimagesCAZ1BZS3.jpg93958.jpgUn giorno l’Avvocato invitò alla sua mensa  padre Matteo da Bescio, primo generale dei Frati Cappuccini, ed in odore di Santità. E a lui mostrò quella che considerava una rarità: una scimmietta addomesticata, tanto brava da svolgere perfino i lavori domestici.

Come l’animale vide il santo frate fuggì e si nascose sotto il letto, rifiutandosi di uscire. Ma Padre Matteo aveva visto, sotto la pelliccia della scimmia, il demonio.
Quindi gli chiese per quale motivo egli fosse presente in quella casa, e la scimmietta parlò: Sono il Diavolo, e sono qui in attesa di portare con me l’anima di questo avvocato che a causa delle sue azioni mi appartiene.
– E perchè non l’hai ancora fatto? – chiese il sacerdote, – Il motivo è uno solo – rispose il demone – egli ogni sera, prima di coricarsi, raccomanda la sua anima a Dio e alla Madonna –

Udito ciò il Cappuccino gli ordinò di uscire immediatamente da quella casa, ma il demonio si rifiutò adducendo il motivo che gli ordini ricevuti  lo costringevano a non andare, a meno che non avesse commesso almeno qualche danno.

GuardianoDemonio.jpg-Allora – rispose il frate – farai il danno che ti dico io. – farai un foro sul muro uscendo da qui, e questo servirà come eterna testimonianza di quanto accaduto.

Il Diavolo, pur malvolentieri, obbedì.

Padre Matteo si rivolse allora all’avvocato, e lo fece riflettere sui misfatti della sua vita passata, poi , stringendo un lembo della tovaglia fece uscire miracolosomente del sangue, accompagnando il gesto con queste parole: – questo è il sangue di tutti i poveri che tu hai ingannato con i tuoi imbrogli e con le tue estorsioni –

L’avvocato, piangendo disperato, promise di restituire il maltolto, e ringraziò il religioso per la grazia ricevuta.

Gli rimaneva un solo timore, quel buco da dove Satana era uscito ma da cui sarebbe potuto rientrare, ma la soluzione gliela trovò Padre Matteo: il buco andava difeso da un Angelo, perchè si sa che gli Angeli Cattivi fuggono alla vista ed alla presenza degli Angeli Buoni.

casadellangelo.jpgDa allora, quindi, sulla facciata del palazzo vi è un grande bassorilievo che rappresenta un Angelo che guarda verso il canale e verso S. Marco, e con la mano destra benedice un globo che tiene nella mano sinistra. Sopra il bassorilievo, il buco.

Tutta la zona circostante è chiamata dell’Angelo, e il Palazzo viene chiamato Palazzo Soranzo dell’Angelo o Cà dell’Angelo.

 

 

La Madonna del Perdon

AlbergoParticolare.jpgimagesCA0M0BCB.jpgNel 1177, vicinissimo a Campo S. Aponal si aggirava un viandante. era tutto intabarrato e sospettoso; Quando venne sera egli trovò riparo nel Sotoportego di Calle de la Madona, si stese sulla terra nuda, e così passò la notte.

imagesCATDBPQK.jpgIl mattino successivo egli si rivolse al vicino Convento di S. Maria della Carità (le attuali Gallerie dell’Accademia, dove fu accolto ed impiegato come sguattero nelle cucine.

Federico Barbarossa.jpgPapa Alessandro III.jpgimagesCA2M1138.jpgPassarono circa sei mesi, quando un frate francese chiamato Comodo riconobbe nell’uomo nientemeno che il Papa Alessandro III, sfuggito alla persecuzione delll’Imperatore Federico Barbarossa.

Subito il Santo Padre venne condotto a Palazzo Ducale, quindi venne ospitato per tutto il tempo che rimase a Venezia  presso il Palazzo del Patriarca di Grado, a S. Silvestro. Nel frattempo il Doge Sebastiano Ziani si prodigò affinchè il Barbarossa ( sconfitto nella battaglia di Legnano nel 1176)riconoscesse il Papa, e nel 1177 riuscì a stabilire il doge Sebastiano Ziani.jpgIl doge Ziani e il Papa.jpgtra i due contendenti la Pace di Venezia: Il Barbarossa riconobbe il Papa, e questi tolse all’Imperatore la scomunica.

Per questo motivo alla Serenissima venne riconosciuta la concessione dell’ uso della spada, del cero, della bolla, degli stendardi, della sedia curile, delle trombe in questa ricorrenza,” Lo sposalizio del Mare” con il quale Venezia ribadiva il  suo predominio sui mari davanti a tutti gli altri Stati Europei.

 

La Pace di Venezia.jpgimagesCAT28IZ9.jpgA perpetuo ricordo del rifugio improvvisato trovato sotto il portico la sua prima notte a Venezia, il Papa concesse l’indulgenza perpetua a quanti, davanti all’altare della Madonna che li si trova, recitasse un Pater e un’Ave.

imagesCA1CIBFP.jpgLa Calle che porta da Campo S. Aponal al portego è tutt’ora chiamata Calle del Perdon, e la statuetta di un prelato dormiente riposa ancora oltre le sbarre del capitello.

calledelperdon.jpgUna grande tavola in legno intarsiato ricorda l’avvenimento.
“Alessandro III sommo pontefice fugiendo le armi di Federico imperatore venendo a Venezia qui riparò la prima notte , et poi concesse indulgentia perpetua in questo locchio dicendo un Pater Noster et una Ave Marias ubi non sit grave dicere MATER AVE, l’ano MCLXXVII et con la carità di devoto silumina giorno e note come si vede”.

Il miracoloso viaggio della Beata Maria Vergine delle Grazie

250px-Chiesa_di_S_Marziale_Facciata.jpgUna chiesa squadrata, semplice e senza decorazioni, contrariamente alla maggior parte delle innumerevoli altre di Venezia conserva al suo interno una statua miracolosa: La chiesa è quella di San Marziale ( San Marcilian per i Veneziani) e la statua ha una sua straordinaria storia:

Nel 1286, sotto il Pontificato di Nicolò IV viveva a Rimini(Stato pontificio) un pastorello, chiamato Rustico, ragazzo molto devoto alla Madonna, semplice e gentile. Un giorno d’estare Rustico, mentre riposava al fresco sotto i faggi trovò ” uno sterpo, ovvero un tronco d’albero che in gran parte aveva l’apparenza di figura femminile, per uno scherzo prodotto dalla natura. Quantunque  però di scultura altri principi non avesse, che per fare zampogne pastorali e rustiche tazze, con tutto ciò si sentì dalla propria devozione di formar di quel tronco una statua niccoloIV.gifRimini.jpgrappresentante Nostra Signora.”

Il pastorello quindi iniziò la sua opera che procedette spedita, per quanto riguardava il corpo, ma quando si trattò di scolpire i tratti del volto il giovane si accorse che, durante la notte, il demonio sfigurava i lineamenti.

Il giovane era disperato, quando un giorno avanzarono sul sentiero due giovani che gli chiesero di aiutarli nel ritrovare la strada, e notarono la statua ed il suo viso, non ancora definito, per cui si offrirono di finire loro il lavoro. Ma Rustico rifiutò e li invitò a proseguire.

I giorni passavano ma il viso scolpito di giorno, al mattino risultava sfigurato, ed ecco allora che riapparvero i due giovani che convinsero Rustico a lasciar fare a loro: in pochi minuti ed utilizzando i rozzi attrezzi del pastorello ecco che il volto venne ultimato.

barca.jpgFu allora che i giovani si rivelarono a lui come angeli che erano stati inviati direttamente dalla Madonna, grata al ragazzo per la sua opera, ma gli diedero anche alcune disposizioni: doveva andare dal Vescovo di Rimini  ed al suo Governo, e imporre loro che la Statua fosse imbarcata in una piccola imbarcazione, senza alcuno al suo governo, ma lasciata alla provvidenza.

I Riminesi, venuti a conoscenza della vicenda accorsero ad ammirare la statua che già cominciava a compiere dei miracoli, e per volere del Vescovo cercarono di portarla in processione. Ma arrivati che furono al porto ” con così nobile accompagnamento fermossi con tanta forza la statua della Madre di Dio, che non vi fu sforzo valevole a muoverla, onde conobber esser precisa ordinazione di Dio, che riposta fosse su una navicella senza condotta di uomo, ed abbandonata direttamente alla direzione del cielo”.

misericordia.jpgSacca della Misericordia.jpgE la barca cominciò a navigare raggiungendo e superando il porto di Malamocco, per arrivare quindi alla Sacca della Misericordia (Cannaregio), vicino ad un’Abazia dedicata a Nostra Signora con il nome di S. Maria della Misericordia.

” Ritrovavansi per loro buona sorte allora in vicinanza dell’Abbazia due miserabili, cioè un vecchio cieco con in braccio un suo bambino di sette anni, nato mutolo, per questuare della pietà dè fedeli elemosima a loro sostentamento. Al primo comparire della fortunata barchetta sciolse miracolosamente per la prima volta la lingua il mutolo fanciullo, ed eccitò il padre a riverir genuflesso quella maestosa Patrona, che in seno aveva un vaghissimo bambino, e per di cui beneficio ottenuto aveva la favella. Attonito il vecchio padre al non più inteso parlar del figliolo, sentissi riempir d’allegrezza egualmente che di fiducia, e spargendo dà ciechi lumi devote lacrime, implorò dalla santissima Vergine, che ruiconobbe accennata nella veneranda matrona, la grazia di voler a suo favore raddoppiati i miracoli. Non aveva per anco terminato la sua fervorosa orazione, quando ad un tratto gli si apersero gli occhi, ed ottenne perfettamente la vista”.

Chiesa S. Marziale.jpgEd allora a Venezia si diffuse la notizia di quella statua miracolosa, e tutti accorsero, ed i miracoli si moltiplicarono. Il Vescovo di Castello diede ordine di portarla a quella che era allora la Basilica di Venezia, cioè S. Pietro di Castello, ma come cercarono di spostarla quella non si mosse.

La Statua venne quindi portata, con una solenne processione a cui partecipò il Doge Giovanni Dandolo, nella chiesa di S. Marziale ” con l’accompagnamento della nobiltà e di numerosissimo popolo, lodando ognun il Signore, che avesse in quella miracolosa immagine voluta dar a Venezia una nuova testimonianza della protezione di Maria Santissima principal sua avvocata e Madre”.

A questa statua è legato, tra gli altri anche un altro miracolo: costituita la Confraternita a lei dedicata, i suoi rappresentanti si recarono dal Pontefice per richiedere l’opportunità delle indulgenze plenarie per chi si recasse a pregarla; il Papa, che era molto severo in questo senso, cacciò gli inviati, ma nella notte: “apparve di notte tempo in Papa Niccolò IV.jpgBeata Vergine delle Grazie.jpgDoge Giovanni Dandolo.jpgcandida veste col divin suo figliolo fra le braccia al Pontefice, ed esortollo ad esaudire le fervorose istanze dè buoni Confratelli, comecchè avevano per oggetto al dilei culto, ed il vantaggio spirituale delle anime. A tale celeste avviso il cuore del Papa mutossi, e fatti a sè chiamare quei buoni uomini, manifestò loro la visione e ricercò di veder quel fortunato pastorello, il quale aveva incominciata un’opera perfezionata dagli Angeli. “

Il povero Rustico venne ritracciato presso le carceri di Rimini, nelle quali era stato ingustamente rinchiuso, e la Confraternita ebbe quindi la sua indulgenza.

Ora l’opera è esposta presso l’altare dedicato alla Vergine, racchiusa in una teca. Gli Angeli soprastanti reggono un cartiglio metallico che ricorda il interno chiesa S. Marziale.jpgLa scultura della statua.jpgleggendario autore  ed il suo completamento da parte dei due Angeli, con scritto:” Rustico incepta, a nobis perfecta” ( iniziata da Rustico , da noi compiuta).

Ho voluto riportare alcuni brani tratti direttamente da un opuscolo devozionale della Scuola che rendono nella loro semplicità, entusiasmo e fervore l’importanza di questa semplice e un pò rozza statua di legno, arrivata via mare, l’elemento di Venezia, la città delle Madonne, e che tante speranze e tanti “miracoli” , anche solo di fede, ha compiuto.

 

 

streghe,pozioni,e…tordi a Venezia

streghe.jpgNel 1500 si creò come una febbre in Spagna, a Roma ed in altre nazioni d’Europa contro le donne, in maggior numero anziane, ma anche giovani, che in genere svolgevano il ruolo di levatrici, si intendevano di erbe,  sapevano curare con tisane e, probabilmente, anche con una capacità psicologica non comune, e per queste peculiarità venivano considerate streghe.

imagesCAFIXYRU.jpgEra opinione comune che queste donne, accusate di essere  adoratrici di Satana, si incontrassero con il Demonio per adorarlo, ricevere istruzioni ed abbandonarsi ad orge di ogni genere in occasione dei sabba.

Migliaia di donne affermavano di avervi preso parte anche se in realtà erano nel loro letto a dormire, ma le confessioni venivano estorte con torture brutali e terribili.

Alcune confondevano le loro fantasie e paure con la realtà, altre volevano vendicarsi di qualcuno, ed altre ancora erano costrette a denunciare conoscenti o amiche come  presunte partecipanti ai sabba.

inquisitore.jpgimagesCABZ8KA5.jpgimagesCAVNG71V.jpgimagesCAHCVVNA.jpgLe descrizioni di ciò che vi accadeva erano piuttosto varie, ma la sostanza era abbastanza costante: le streghe si recavano al sabba con mezzi di trasporto magici, spesso a cavallo di scope; giuravano fedeltà al diavolo, riferivano sulle loro attività malefiche, poi banchettavano e danzando si abbandonavano a licenziosità di ogni genere.

Pierre de Lancre, francese, il gran cacciatore di streghe dell’inizio del 600, riportò molte descrizioni di feste orgiastiche, in cui descriveva anche episodi di vampirismo, violazione di tombe oltre all’oltraggio della bestemmia ed alla profanazione di ostie consacrate.

inquisizione.jpgcaccia.jpgSi riteneva che il sabba si svolgesse regolarmente il 31 ottobre ed il 30 aprile ed ognuna delle quattro festività pagane che erano assorbite dal cristianesimo.

Le streghe di Venezia, invece, non andavano al Sabba.

Ed è proprio dagli Archivi della serenissima Repubblica che si possono ricavare le storie di alcune presunte streghe, attraverso circa 200 processi per sospetta stregoneria, e gli interrogatori sotto tortura furono soltanto tre, ed una sola volta venne minacciato il rogo per un’imputata che era comunque contumace.

sabba.jpginquisizione a Venezia.jpgSi trattò quindi di processi di modesto rilievo storico, da cui però emerge  tutto un mondo di povere donne dedite a complicate cerimonie da compiersi con i mezzi più stravaganti  per guadagnare un pò di denaro vendendo ovviamente illusioni.Inoltre, attraverso questi documenti, è un continuo snodarsi di vicende a volte curiose, divertenti ed impensate.

Nel 700 poi si ebbero episodi da considerarsi forse in maniera diversa, come quando Casanova bambino di otto anni venne portato a MUrano dalla nonna per guarire, per mezzo delle arti di una “guaritrice” dalle perdite di sangue dal naso che lo stremavano e lo avevano ridotto in grande debolezza, come già ho raccontanto.

streghe1.jpgun raduno di streeghe.jpgComunque, dai documenti dell’archivio, ecco la storia di un giovane lavorante di tintoria innamorato senza speranza della moglie del padrone, a cui viene suggerito da una “striga” di offrire al sua anima al diavolo, chiedendogli in cambio di persuadere la donna a concedergli i suoi favori.

Per raggiungere lo scopo il povero tintore, che sapeva scrivere, avrebbe dovuto, in una notte di luna piena, vergare su di una pergamena con inchiostro fino, la sua proposta al demonio. Poi avrebbe dovuto bruciare la pergamena alla fiamma di una candela sul davanzale di una finestra, il fumo spandendosi nell’aria e la sua richiesta sarebbero giunti a Satana.

Il giovane tintore eseguì con diligenza la prima parte del suo compito, ma quando venne il momento di bruciare lo scritto la paura dell’inferno lo spinse a gettare la pergamena nel canale.

venezia inquisizione.jpgAll’alba un ortolano che passava  remando con il suo sandalo carico di verdure vide il foglio, lo trasse dall’acqua incuriosito, e lo portò dal prete.

Il nome della donna amata, il luogo nei cui pressi era stato ripescato il documento, portarono all’identificazione del suo autore e, come si può immaginare, successe il finimondo. Il tutto però si concluse con la condanna all’esilio per alcuni anni del giovane tintore.

Filtri d’amore, pupazzi di cera trafitti da spilloni, amuleti vari, pozioni benefiche o malefiche..le strighe vendevano le carte del buon volere e le formule magiche per gli usi più diversi, le herbere vendevano i loro decotti, le stroleghe predicavano l’avvenire, le strazarole , andando in giro per le calli dall’alba al tramonto procuravano loro i clienti.

Tribunale dell'inquisiione.jpgOgni tanto l’inquisitore faceva mostra dei suoi poteri rinchiudendo, per un breve periodo queste trafficanti nella prison de le done.

Nei tre casi in cui il Sant’Uffizio decise di usare per l’interrogatorio dell’imputata i tormenti, non possedendo una camera di tortura, fu costretto a chiedere ai Signori de la note al Criminal che gli prestassero la loro.

I Signori de la note era un organo  di controllo per i reati commessi da cittadini veneziani, creato nel 1274,( i primi vigili urbani della storia)  sdoppiato poi, nel 1544 nei Signori de la note al Criminal, e al Civil.

sabba2.jpgrogo dei libri durante l'inquisizione.jpgAl ponte di Rialto era posta la Berlina, che venne poi spostata tra le colonne di Marco e Todaro in Piazzetta S. Marco, ed alcune donne vi furono incatenate per 3 o 4 ore.

colonne di Marfco e Todasro a Venezia.jpgSo di quattro donne condannate all’esposizione su un palco eretto  fra le colonne del Leone Alato e quella di San Teodoro, con le mani legate ed una mitria di carta in testa in cui era dipinto il demonio tra le fiamme dell’inferno.

Curioso il processo contro una serva del Priore dell’Ospedale della Misericordia rea di aver mangiato carne di venerdì, per la precisione un tordo.

La donna non negò il fatto, ma addusse a sua giustificazione di sentirsi a volte sfinita e mangiare la carne la aiutava a superare il malore.

inquisizione 3.jpgsanta inquisizione.jpginquisizione 5.jpgL’inquisitore (evidentemente anche lui ghiotto di tordi) l’ascoltò attento e infine decise che “va ben, se le cose stavano così che mangiasse pure i tordi”.

Queste erano le streghe e gli inquisitori a Venezia.

 

 

 

 

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