Browsing "Arte e mistero"

Le testimonianze dei miracoli della Santissima Croce a Venezia: una sospensione nel tempo e nello spazio di questa meravigliosa ed unica città

Sa Giovanni EvangelistA.jpgC’è un periodo veneziano, che va dal 1496 al 1501, in cui alcuni pittori di grande rilevanza ed espressività, lasciarono il loro segno, la loro testimonianza, quasi fotografica, della Venezia di quegli anni specifici. Vittore Carpaccio, Giovanni Mansueti, Gentile Bellini , Lazzaro Bastiani e Benedetto Diana.

Scuola Grande di S. Giovanni evangelista_ Lazzaro Bastiani e il dono della Reliquai della Santissima Croce.jpgLo scrigno, causa e conservatore di queste memorie fu la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Scuola fondata nel 1261, della corporazione dei Battuti, una delle più rinomate e conosciute della Serenissima, dedicata alla devozione a San Giovanni Evangelista.

Nel 1369 Phlip de Mazieres , cancelliere del Regno di Cipro e di Gerusalemme giudicò tale corporazione degna di ospitare la reliquia di un frammento della Santissima Croce di Cristo, per cui decise di donare questa reliquia a questa Schola.

Proprio in seguito a questo dono, di incommensurabile valore, la Schola venne ristrutturata, grazie alle donazioni dei fedeli più o meno abbienti, e dal 1414 al 1420 essa venne ricostruita: Definita Scuola Grande, il consiglio dei dieci decise di arricchire il “contenitore” di tale reliquia di opere d’arte.

Gentile_Bellini_004.jpgVittoreCarpaccioMiracoloReliquiaSantaCroce.jpgA tale scopo, per ogni miracolo che la Santissima Reliquia operò , vennero incaricati artisti presenti all’epoca per darne quasi una sequenza direi “fotografica” degli eventi, cristallizzando in questo modo una Venezia antica, ma, per chi percorre quelle calli, attraversa quei ponti è  talmente attuale che ci si trova come intrappolati in un “ingorgo” spazio temporale, per cui, attraversando il ponte di San Lio, o attraversando il Canale di San Lorenzo la vita che si svolge intorno è quasi la stessa, i Palazzi, affacciati nei campi o nei Rii sono i medesimi che, alzando gli occhi sono li, testimoni “muti” di un passato che è ancora fremente e vivo salendo quei gradini, o guardando una finestra di una casa in cui la padrona batte i suoi tappeti, fa prendere aria alle stanze.

Mansueti. Il miracolo della Croce aSan Lio.jpgQuesta è Venezia, questa è la realtà di una città sospesa non solo tra gli elementi (aria, terra, acqua) ma anche nel tempo, per cui non c’è bisogno di immaginare come in un film di fantascienza un viaggio in tale dimensione, poichè il passato è sempre qui, presente, basta soltanto immergersi…guardando con gli occhi delle persone che, con lo sciabordio della laguna si ritrovano a navigare sulle gondole, a quelle che, curiose, vogliono seguire le varie processioni, a San Marco, o sbigottite assistono alla caduta della Reliquia nel Rio di San Lorenzo, ( testimone comune Caterina Cornaro, ex regina di Cipro)  ed al suo recupero permesso miracolosamente soltanto al Capo della Scuola.

Vittore Carpaccio, con la sua realtistica testimonianza, ci porta in un’epoca passata: il Ponte di Rialto è ancora in legno, anche se i Palazzi rappresentati sono ancora presenti ( a parte il fondaco dei Persiani, andato bruciato ), ma il vivere veneziano è rappresentato, tale e quale come ora!!!

134px-Giovanni_di_Niccol%C3%B2_Mansueti_005.jpgI miracoli (veri o finti) rappresentati in quei quadri vanno dalla guarigione dell’ossesso(Miracolo della Croce a Rialto del Carpaccio) al miracolo rappresentato dal Mansueti in cui, in occasione di una processione , la reliquia cade nel Canale di San Lorenzo, e l’unico che riesce a recuperare la reliquia fu Andrea Vendramin, Guardian Grande della Scuola.

Miracolo della Santissima Croce a San Lio del Mansueti.jpgE di seguito altri miracoli rappresentati; Guarigione di Pietro Ludovici,  (Gentile Bellini) guarigione della figlia di Benvegnudo da San Polo (1501 circa), la guarigione dell’ossesso che al grande  Carpaccio dette l’opportunità, riprendendo in un breve scorcio alla sinistra in alto del miracolo, della vita vera, pullulante, direi  metropolitana di uno Stato veramente particolare, unico, meraviglioso, ed in cui, camminando tra i ponti, guardando i palazzi e specchiandoci sui rii il cielo stesso riflette la Venezia vera, forte, giusta, veramente democratica Repubblica di cui i Veneziani di origine possono essere orgogliosi, e io, almeno, mi sento tale!! Ora i teleri sono raccolti e custoditi presso le Gallerie dell’Accademia a Venezia!

 

La storia di Palazzo Ducale a Venezia, ed i suoi costruttori, maestri muratori e meravigliosi artigiani artefici di tanta bellezza.

palazzoducale1.jpgIl Palazzo Ducale, mirabile esempio di gotico fiorito, come ci appare oggi è formato da tre parti: una lungo il Rio di Palazzo, un’altra verso il bacino di San Marco che risale al 1340 ed è l’elemento originario, e la parte che da sulla Piazzetta.

Le parti successive sono state sviluppate da questo primo nucleo verso la fine del 1300, e sono di straordinaria novità per la struttura, la forma architettonica delle ali, e con funzioni, all’epoca, di governo, di amministrazione giudiziaria e di abitazione del Doge.

Il 28 Dicembre del 1340 il Gran Consiglio stanziò la somma di circa 10.000 ducati( somma molto ingente ) per la costruzione di un’enorme sala che potesse contenere 1,212 membri che facevano parte del Maggior Consiglio: a Ducale%20sala%20Maggior%20Consiglio.jpgquesto elemento era delegato il potere legislativo di cui facevano parte quello del Senato ( consiglio dei Pregadi) l’ordine esecutivo ( Doge e Ministri) e giurisdizionale ( Il Consiglio dei Quaranta).

Sebastiano Ziani.jpgLa storia del Palazzo si configura mediante varie ricostruzioni in tre epoche distinte: una palazzo-ducale-balcone_JPG.jpgDoge Michele Steno.jpgprima quindi, coeva alla formazione della Città ed alla costruzione della Basilica di San Marco, subito dopo il trasporto del corpo dell’Evangelista Marco nell’828; una seconda voluta dal Doge Sebastiano Ziani e composta da tre edifici separati, e la terza, compiuta nella seconda metà del 1300 e nel primo quattrocento, ed è quella che noi possiamo vedere. Nel 1404 il doge Michele Steno fece costruire da Pier Paolo e Paolo delle Masegne un balcone – tabernacolo sui cui domina la statua della Giustizia, dogma su cui la Serenissima basava uno dei suoi cardini, e rappresentata innumerevoli volte con statue e rappresentazioni allegoriche nei vari edifici della Repubblica.

Nella deliberazione del Maggior Consiglio del 21 settembre 1415 si scala dei giganti.jpgfece presente l’urgenza di costruire una nuova scala d’accesso per la sala  di riunione dei suoi membri  e successivamente il 27 settembre 1422 sempre il Maggior Consiglio decise di sostituire il vecchio palazzo, dove si amministrava la giustizia, che sorgeva lungo la Piazzetta verso la Chiesa di San Marco, con la continuazione del nuovo palazzo affichè corrispondesse al ” solenissimo principio nostri Palaci novi”.

Scultura sulla facciata.jpgL’opera di demolizione della vecchia costruzione e di continuazione del nuovo Palazzo dalla capitelli gotici.jpgsettima colonna alla Porta della Carta ebbe inizio il 27 marzo 1424. Le statue in pietra d’Istria, di cui abbiamo già parlato, ed il capitelli gotici ed esoterici vennero riportati e ridistribuiti nel nuovo edificio.

Lo spazio occupato prima dai vari edifici e poi dell’unico che ne risulta è  il medesimo , e per diverse ragioni si ritiene che la facciata di Palazzo Ducale verso la Piazzetta dovesse avere le proporzioni dell’Ospizio Orseolo in Piazza San Marco, come appare nel quadro di Gentile Bellini del 1496 ” Processione in Piazza San Marco”.

Non si conoscono i nomi degli architetti che idearono prima le varie componenti, quindi il Palazzo così come lo vediamo ora: i documenti fanno cenno ad un Maestro Enrico, poi Pietro Baseggio e Filippo Calendario, che morì nella congiura di Marin Faliero del 1355.
Sembra quindi, come ipotizzato da Elena Bassi che ha studiato con profonda cura tutta l’architettura del Palazzo, che l’ideazione dell’edificio risalga ai Procuratori “incaricati dal Governo di seguire i lavori con le maestranze”.

taiapiera.jpgI documenti parlano quindi dei ” maestri muratori” o taiapiera, ( legati come sappiamo dalla corporazione e dalla prima loggia massonica a Venezia, che lasciarono le loro tracce  nei capitelli esoterici e gotici del porticato)), e si intuisce che dietro a quel gruppo c’era la mente illuminata che guidava i lavori, ma, come era uso nel medio evo, questa persona restò anonima poichè la Repubblica assegnava la responsabilità, il merito o il demerito di un’opera all’incaricato politico di eseguirla.

Gentile_Bellini_004.jpgPalazzo Ducale nacque quindi dalla prassi artigianale, che a Venezia perdurò molto più a palazzoducale2.jpglungo di altri centri italiani anche a motivo della particolare e connaturale conformazione della città.Artigiani artisti, decoratori meravigliosi, maestri falegnami e il gusto unico prettamente veneziano, città occidentale ed orientale insieme miracolosamente sorta tra le acque della laguna e, con tutti i suoi enormi problemi, ancora qui, tutta da godere, da esplorare e da amare.

Breve passeggiata tra i ricordi del Sestier di dorsoduro a Venezia

I sestieri di Venezia.gifLa denominazione del sestiere di Dorsoduro viene fatto risalire o all’aspetto toponomastico del terreno, formato a guisa di dorso, e dall’aspetto geologico, molto compatto e solido, o dal nome di una delle famiglie che per prime venne a dimorare in queste terre, i Dosduri di Padova, che si insediarono verso il 200 o 300 d,C.

Anticamente la località venne denominata Deursum Turris Dorsoduri: in questa parte della città vennero erette delle mura di difesa identiche a quelle costruite nel Castello del Forte di S. Rocco, che si collegavano a Dorsoduro, ed erano unite tra loro da alte mura di cinta, munite di grosse torri. Nei tempi remoti la città aveva poche abitazioni e cittadini che si dedicavano alla coltivazione degli orti ed all’allevamento degli animali domestici.

Un pò alla volta la zona  divenne parte integrante di Venezia nascente, e qui permangono ancora tracce di vecchi mestieri, oltre che a palazzi imponenti e riccamente decorati.

300px-PI5D9E~2Ca%27_Rezzonico.jpgMuseo Gugghenhaim.jpgvenice_gallerie_accademia_2.jpgCà Dario.jpgIn questo sestiere si può ammirare Cà Dario, il palazzo magnifico quanto maledetto in quanto tutti i proprietari sono morti di morte violenta, i Musei dell’Accademia, nel Campo della Carità, antico convento che nel 1619 la Serenissima destinò ad un’Accademia o Collegio per giovani patrizi, ma lo scarso numero delle iscrizioni e delle frequenze convinse gli amministratori preposti ad accogliere soltanto figli di famiglie povere, e i loro studi venivano finanziati con le entrate pubbliche: le materie che venivano loro insegnate erano la grammatica, la Religione, matematica e tecnica della musica.

La sede dell’Università di Cà Foscari è un altro dei numerosissimi palazzi famosi, la sede del Museo Guggheneim, la Chiesa di San Barnaba dove si racconta che sia sepolto il guardiano del Sacro Graal Nicodemè de Besant- Mesurier ed in cui vennero girate alcune scene del film  Indiana Jones e l’ultima crociata,  ed il famoso ponte dei pugni, dove i  si sfidavano in sanbarnaba.jpgCà Foscari.jpgPonte dei Pugni 1.jpg250px-Orma_Ponte_Pugni_1.jpgstrenue “scazzottate” i rappresentanti dei sestieri di Castello e quelli di S. Niccolò dei Mendicoli, sotto il patrocinio ponte-dei-pugni.jpgdel Doge, che in questo modo riusciva a calmare gli animi dei rivali facendo in modo che cadessero in acqua e non si ammazzassero, ed avendo l’accortezza di tenere sempre ripulito il canale in modo che le cadute fossero indolori. Esplicative sono le orme in pietra d’Istria inserite sul Ponte che allora era senza spallette, da dove dovevano fronteggiarsi i contendenti.

Squero con gondola.jpgSquero di S. Trovaso.jpgQui esiste l’ultimo, suggestivo e storico squero di Venezia, in località San Trovaso, dove ancora si costruiscono le gondole con i materiali, l’arte e la maestria dei vecchi maestri d’ascia Veneziani.

dorsoduro-piscina-venier-T.jpgPiscina S. Agnese a Dorsoduro.jpgNei secoli passati in questa zona, come in altri sestieri di Venezia, esistevano dei laghetti o degli stagni chiamati piscine, dove gli abitanti facevano il bagno o lavavano i panni, in seguito questi vennero interrati, ma rimasero i nomi, come Piscina Venier o Piscina S. Agnese

Chiovere%20di%20San%20Rocco.jpgLe tracce dei tintori di lana o di tessuti si possono ritrovare nelle “chiovere” che erano dei campi dove venivano stese le stoffe appena tinte ad asciugare, e a Palazzo Palazzo Gaffaro con pietre forate.jpgPalazzo Gaffaro 1.jpgGaffaro in fondamenta Gaffaro appaiono sulla facciata delle pietre d’Istria forate e fatte ad anello, in cui, si dice, venivano inseriti dei pali dove si appendeva la lana filata e tinta.

Naturalmente ogni Palazzo, Chiesa o elemento di cui ho parlato meritano di essere trattati singolarmente, ma un’immagine d’insieme di una piccola parte di Venezia, che è una piccola ma splendida “bomboniera”, che racchiude in un limitato  territtorio arte, storia dell’artigianato, mestieri, cultura,e storia, per la gioia di noi veneziani e di chi veneziano lo è nell’animo e nell’amore che porta verso questa città, patrimonio del mondo!

S. Giovanni elemosinario, scrigno di tesori nascosti dalle bancarelle di rialto a Venezia

Pala di S. Giovanni del Tiziano.jpgchiesa S. Giovanni Elemosinario.jpgNascosta tra le bancarelle del mercato di Rialto, a S. Polo, Ruga Vecchia S. Giovanni, e chiusa da un cancello è edificato uno straordinario scrigno per opere d’arte importanti e fantastiche: la Chiesa di S. Giovanni Elemosinario.

Una chiesa dedicata ad un Santo modesto, un uomo nato ad Amatunte nel 556 e li morto, nel 619: grande devoto della Madonna e di S. Giovanni il Battista. La sua fede e la sua vita dedicata alla sua missione di benefattore dei poveri e dei diseredati.

Ed a lui dedicarono la loro fede la città di Casarano (nel Salento) , e i Cavalieri Ospitalieri, facenti parte dell’Ordinazione  dei Templari.

Antonio Abbondi detto Scarpagnino.gif08-sgiovannielemosinario.jpgdipinto nella chiesa di S. Giovanni elemosianrio.jpgI dodici poveri cavalieri di Cristo.jpgNel 1249 Lorenzo Bragadin, generale della flotta della Serenissima, portò a Venezia il suo corpo, e, seppure esistesse già nella zona di Rialto una chiesa a lui dedicata, proprio per la sua devozione al San Giovanni Battista le sue spoglie vennero tumulate, ed ancora si possono venerare, nella chiesa di S. Giovanni in Bragora, dedicata appunto al Battista.

Ma quella piccola chiesa, tra le bancarelle, a lui dedicata, venne arricchita da autentiche opere d’arte, che tutt’ora la ornano, e che risplendono ancor più dopo 25 anni di restauri.

La data dell’erezione dela chiesa rimane incerta, anche se si può riferire al 1071 circa, Affresco a S. Giovanni elemosinario del Pordenone.jpgcommissionata dalla famiglia Trevisan. Fu ceduta in ionterno S. giovanni Elemosinario.jpgcommenda nel 1391, e, con privilegio papale venne affidata al” Collegio dei dodici poveri di Cristo”, discendenti diretti dei Cavalieri Templari; ma questo affido durò poco, perchè la delega fu duramente osteggiata dai parrocchiani stessi, e quindi, nel 1546 venne affidata al Primicerio di San Marco, e stabilita nelle stesse prerogative della basilica di San Marco.

Venne purtroppo distrutta da un incendio (uno dei tanti che ha tormentato Venezia ed i suoi monumenti ) nel 1513, e venne ricostruita su disegno di Antonio Abbondi, detto lo Scarpagnino, e consacrata da Daniele Vocazio, vescovo dalmata, nel 1572.

La ricostruzione venne ultimata nel 1531, durante i primi anni del dogado di Andrea Gritti: e fu subito abbellita da opere dei più grandi artisti allora esistenti a Venezia, come Tiziano, Jacopo Palma il giovane, Giovanni Antonio del Sacchis detto il Pordenone.

300px-San_Giovanni_Battista_in_Bragora_Venezia.jpgCampanile di S. Giovanni elemosianrio.jpgsimbolo dei 12 Poveri cavalieri di Cristo.jpgIl suo Campanile è originario del 1300, la pianta è a croce greca inscritta in un quadrato ed il suo aspetto interno è prettamente rinascimentale  e classicheggiante.

Qui ebbero sede le corporazioni dei biavaroli, corrieri, gallineri e telaroli, che fecero a gara per abbellirla con opere d’arte: Il Vasari racconta che fu commissionata al Tiziano la Pala dell’Altar Maggiore, e questi, impegnato com’era, dopo essersi assentato da Venezia, non appena rientrato, vide la Pala del Pordenone, che raffigura i Santi Caterina, Rocco e Sebastiano ed andò su tutte le furie, e fece di tutto per soppiantare in bellezza ed abilità il rivale.

san-giovanni-elemosinario.jpgSanti Caterina, Sebastiano e Rocco del Pordenone.jpginterno Chiesa S. Giovanni elemosianrio.jpgDopo venticinque anni di restauri ora la chiesa è tornata al suo massimo splendore, e durante questi restauri sono state scoperte una tomba con affreschi, è stata riportata alla luce la decorazione straordinaria della cupola centrale dipinta dal Pordenone.

S. Giovanni Elemosiario.jpgUno scrigno, come ho detto, di opere d’arte immerso nella vita più intensa di Venezia, città dove ogni angolo è un tesoro di architettura, ogni palazzo conserva opere d’arte, dove i migliori S. Giovanni elemosinario - reliquia.jpgartisti hanno lavorato ed espresso il meglio  di sè, ispirati dalla magnificenza e dall’unicità della Serenissima.

 

 

 

Il miracoloso viaggio della Beata Maria Vergine delle Grazie

250px-Chiesa_di_S_Marziale_Facciata.jpgUna chiesa squadrata, semplice e senza decorazioni, contrariamente alla maggior parte delle innumerevoli altre di Venezia conserva al suo interno una statua miracolosa: La chiesa è quella di San Marziale ( San Marcilian per i Veneziani) e la statua ha una sua straordinaria storia:

Nel 1286, sotto il Pontificato di Nicolò IV viveva a Rimini(Stato pontificio) un pastorello, chiamato Rustico, ragazzo molto devoto alla Madonna, semplice e gentile. Un giorno d’estare Rustico, mentre riposava al fresco sotto i faggi trovò ” uno sterpo, ovvero un tronco d’albero che in gran parte aveva l’apparenza di figura femminile, per uno scherzo prodotto dalla natura. Quantunque  però di scultura altri principi non avesse, che per fare zampogne pastorali e rustiche tazze, con tutto ciò si sentì dalla propria devozione di formar di quel tronco una statua niccoloIV.gifRimini.jpgrappresentante Nostra Signora.”

Il pastorello quindi iniziò la sua opera che procedette spedita, per quanto riguardava il corpo, ma quando si trattò di scolpire i tratti del volto il giovane si accorse che, durante la notte, il demonio sfigurava i lineamenti.

Il giovane era disperato, quando un giorno avanzarono sul sentiero due giovani che gli chiesero di aiutarli nel ritrovare la strada, e notarono la statua ed il suo viso, non ancora definito, per cui si offrirono di finire loro il lavoro. Ma Rustico rifiutò e li invitò a proseguire.

I giorni passavano ma il viso scolpito di giorno, al mattino risultava sfigurato, ed ecco allora che riapparvero i due giovani che convinsero Rustico a lasciar fare a loro: in pochi minuti ed utilizzando i rozzi attrezzi del pastorello ecco che il volto venne ultimato.

barca.jpgFu allora che i giovani si rivelarono a lui come angeli che erano stati inviati direttamente dalla Madonna, grata al ragazzo per la sua opera, ma gli diedero anche alcune disposizioni: doveva andare dal Vescovo di Rimini  ed al suo Governo, e imporre loro che la Statua fosse imbarcata in una piccola imbarcazione, senza alcuno al suo governo, ma lasciata alla provvidenza.

I Riminesi, venuti a conoscenza della vicenda accorsero ad ammirare la statua che già cominciava a compiere dei miracoli, e per volere del Vescovo cercarono di portarla in processione. Ma arrivati che furono al porto ” con così nobile accompagnamento fermossi con tanta forza la statua della Madre di Dio, che non vi fu sforzo valevole a muoverla, onde conobber esser precisa ordinazione di Dio, che riposta fosse su una navicella senza condotta di uomo, ed abbandonata direttamente alla direzione del cielo”.

misericordia.jpgSacca della Misericordia.jpgE la barca cominciò a navigare raggiungendo e superando il porto di Malamocco, per arrivare quindi alla Sacca della Misericordia (Cannaregio), vicino ad un’Abazia dedicata a Nostra Signora con il nome di S. Maria della Misericordia.

” Ritrovavansi per loro buona sorte allora in vicinanza dell’Abbazia due miserabili, cioè un vecchio cieco con in braccio un suo bambino di sette anni, nato mutolo, per questuare della pietà dè fedeli elemosima a loro sostentamento. Al primo comparire della fortunata barchetta sciolse miracolosamente per la prima volta la lingua il mutolo fanciullo, ed eccitò il padre a riverir genuflesso quella maestosa Patrona, che in seno aveva un vaghissimo bambino, e per di cui beneficio ottenuto aveva la favella. Attonito il vecchio padre al non più inteso parlar del figliolo, sentissi riempir d’allegrezza egualmente che di fiducia, e spargendo dà ciechi lumi devote lacrime, implorò dalla santissima Vergine, che ruiconobbe accennata nella veneranda matrona, la grazia di voler a suo favore raddoppiati i miracoli. Non aveva per anco terminato la sua fervorosa orazione, quando ad un tratto gli si apersero gli occhi, ed ottenne perfettamente la vista”.

Chiesa S. Marziale.jpgEd allora a Venezia si diffuse la notizia di quella statua miracolosa, e tutti accorsero, ed i miracoli si moltiplicarono. Il Vescovo di Castello diede ordine di portarla a quella che era allora la Basilica di Venezia, cioè S. Pietro di Castello, ma come cercarono di spostarla quella non si mosse.

La Statua venne quindi portata, con una solenne processione a cui partecipò il Doge Giovanni Dandolo, nella chiesa di S. Marziale ” con l’accompagnamento della nobiltà e di numerosissimo popolo, lodando ognun il Signore, che avesse in quella miracolosa immagine voluta dar a Venezia una nuova testimonianza della protezione di Maria Santissima principal sua avvocata e Madre”.

A questa statua è legato, tra gli altri anche un altro miracolo: costituita la Confraternita a lei dedicata, i suoi rappresentanti si recarono dal Pontefice per richiedere l’opportunità delle indulgenze plenarie per chi si recasse a pregarla; il Papa, che era molto severo in questo senso, cacciò gli inviati, ma nella notte: “apparve di notte tempo in Papa Niccolò IV.jpgBeata Vergine delle Grazie.jpgDoge Giovanni Dandolo.jpgcandida veste col divin suo figliolo fra le braccia al Pontefice, ed esortollo ad esaudire le fervorose istanze dè buoni Confratelli, comecchè avevano per oggetto al dilei culto, ed il vantaggio spirituale delle anime. A tale celeste avviso il cuore del Papa mutossi, e fatti a sè chiamare quei buoni uomini, manifestò loro la visione e ricercò di veder quel fortunato pastorello, il quale aveva incominciata un’opera perfezionata dagli Angeli. “

Il povero Rustico venne ritracciato presso le carceri di Rimini, nelle quali era stato ingustamente rinchiuso, e la Confraternita ebbe quindi la sua indulgenza.

Ora l’opera è esposta presso l’altare dedicato alla Vergine, racchiusa in una teca. Gli Angeli soprastanti reggono un cartiglio metallico che ricorda il interno chiesa S. Marziale.jpgLa scultura della statua.jpgleggendario autore  ed il suo completamento da parte dei due Angeli, con scritto:” Rustico incepta, a nobis perfecta” ( iniziata da Rustico , da noi compiuta).

Ho voluto riportare alcuni brani tratti direttamente da un opuscolo devozionale della Scuola che rendono nella loro semplicità, entusiasmo e fervore l’importanza di questa semplice e un pò rozza statua di legno, arrivata via mare, l’elemento di Venezia, la città delle Madonne, e che tante speranze e tanti “miracoli” , anche solo di fede, ha compiuto.

 

 

L’Alchemico Numero Aureo e la Divina Proportione nella Basilica di san Marco e nella Chiesa di San Pantalon a Venezia

250px-Venice_-_St%2C_Pantaleon%27s_Church_01.jpgPaolo Uccello.jpgdodecaedro stellato0 di Keplero mosaico di Paolo Uccello.jpgdodecaedro stellato.jpgOsservando il pavimento all’interno della Basilica di San Marco, si può notare uno splendido mosaico con al centro un “dodecaedro stellato” un poliedro composito, carico di simboli per alchimisti e matematici.
L’autore di tale opera d’arte è Paolo Uccello (Paolo di Dono, 1397/1475).

E al medesimo autore, o ad un suo allievo, vengono attribuiti altri due dodecaedri stellati i cui mosaici sono invece nel pavimento di una cappella della Chiesa di San Pantalon.

Tutto nasce da Platone: nel suo Timeo egli racconta:

Platone.jpg” Quando Dio prese ad ordinare l’universo, da principio il fuoco, l’acqua, la terra e l’aria erano tuttavia in quello stato come ogni cosa dalla quale Dio è assente, che fuoco, acqua terra ed aria siano corpi è chiaro a ognuno….ora bisogna dire quali siano i quattro bellissimi corpi dissimili tra loro, dei quali sono capaci, dissolvendosi, di generarsi reciprocamente. E se scopriamo  la verità intorno all’origine della terra e del fuoco e dei corpi che secondo proporzione siamo in mezzo…..convien quindi comporre queste quattro specie di corpi insigni per bellezza e allora diremo di aver compreso sufficientemente la natura.”

Egli si riferiva ai poligoni regolari i cui analoghi nello spazio a tre dimensioni sono i poliedri.

Il sigillo di Re Salomone.pngpentagono.jpgquadrato.jpgtriangolo.jpgPrima di tutto viene il triangolo che è alla base del simbolismo perchè ripete il numero 3. Può essere pienamente espresso soltanto in funzione del rapporto con le altre figure, la seconda il quadrato (  4) la terza il pentagono (5) quindi la stella a 6 punte ( quella figura che è nota come il Sigillo di Re Salomone – 6 ). Il triangolo equilatero rappresenta la divinità, ( non a caso, in seguito, si ebbe come perfezione la Santissima Trinità), l’armonia e la proporzione.

dodecaedro da de divina proportione.jpgPer quanto riguarda i poliedri, in alchimia il cubo rappresenta la terra, il tetraedo il fuoco, l’icosaedro l’acqua e l’ottaedro l’aria: quindi si ottiene la divina proporzione dell’Armonia Universale, il Numero Aureo: il dodecaedro  stellato che simboleggia sia per Platone che per gli Alchimisti la Quintessenza (l’Etere).

de Corporibus regolaribus di Piero della Francesca.jpgSul Timeo studiò sicuramente Pietro della Francesca che trattò l’argomento nel suo ” Corporibus Regolaribus” tra il 1482 e il 1492. Nel 1505 a Venezia venne pubblicata  una traduzione degli “Elementi” di Euclide e “Coniche” di Apollonio.de divina proportione di Pacioli.jpgde divina proportione 1.jpgLuca Pacioli.jpgAllievo ed amico di Piero della Francesca,  Luca Pacioli utilizzò queste ricerche per ampliare le proprie nel suo “De divina proportione” (pubblicato nel 1509) mentre si deve proprio a Paolo Ucello, a Leonardo da Vinci e ad Albrecht Durer ( grande incisore collaboratore di Jacopo de Barbari) continuare l’applicazione dei numeri nell’arte.

il quadrato magico in melancolia di Durer.jpgmelancolia_1.jpgE proprio in un’incisione di Durer, La Melancolia 1,  contenente numerosi simboli cabalistici ed alchemici appare anche il quadrato magico in cui è inclusa la data dell’incisione: 1514.

E l’arte veneziana specialmente si rifece abbondantemente a questi simbolismi, a questa ricerca dell’ermetismo che fa dei quadri dipinti da Giorgione, Tiziano, Palma il Vecchio, Giovanni Bellini, Sebastiano del Piombo e Lorenzo Lotto preziosi tesori di informazioni, messaggi e allusioni alchemiche.

Keplero.jpgHarmonices di Keplero.jpgIn seguito, nel 1618 Keplero (1571-1630) pubblicò il suo Harmonice Mundi.

 

 

Dic 28, 2009 - Arte e mistero, Personaggi    5 Comments

Il quadro degli enigmi: la Tempesta del Giorgione a Venezia

1_giorg_tempesta_quadro.jpgGiorgione.jpgIl capolavoro del Giorgione: Giorgio Zorzi di Castelfranco Veneto (1477 circa/1510) non solo artistico, ma anche un enigma, un messaggio carico di allegorie che collega questo straordinario pittore ad altri pittori, come Tiziano, Sebastiano del Piombo e Palma il Vecchio, tutti legati in qualche modo alla confraternita dei Rosacroce, è, per antonomasia ed anche per ricchezza di particolari “La tempesta”, un quadro di modeste dimensioni, collocato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ma che, mano a mano che ci si avvicina, regala straordinarie sensazioni.

E proprio per gli innumerevoli simboli in esso raffigurati che questo quadro diventa uno dei pochi indizi per cercare..e magari trovare…risposte legate alla Religione cristiana, ai vangeli apocrifi, a teorie più o meno realistiche….alle teorie insomma della confraternita dei Rosacroce.

Pastori di Arcadia di Paussin.jpgCi occupiamo ora dei simboli: sicuramente, come scrisse il gentiluomo Marcantonio Michiel nel suo ” Notizie d’opere del disegno”il quadro rappresenta  ” un paesetto in tela cun la tempesta, cum la cingana et soldato …se man de Zorzi da Castelfranco”, il quadro poteva sembrare semplice, ma non certo di facile interpretazione.

E le interpretazioni invece si moltiplicarono: troppo enigmatica era la tela: la donna che allatta, il seno sinistro nudo, il suo indice destro che indica il ginocchio sinistro… il soldato che è vestito in bianco e rosso, i colori dei templari, e la tempesta, il fulmine  che illumina quella che si può in qualche modo identificare come la zona di Treviso , e precisamente l’insediamento dei Templari in quella città, attualmente San Gaetano. Alla fine  della strada si arriva alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, che sembra la zona in cui le folgori si scaricano.

Ma importante è anche il riferimento del quadro all'”Hypnerotomachia Poliphili”,( libro importante di padre Francesco Colonna) per cui la donna -madre non è altri che venere -iside- myriam, la madonna insomma che nutre al suo seno il Salvatore dell’umanità, con e contro le difficoltà della natura che è tutta rappresentata: aria, acqua, fuoco e terra!!!, ma che, essendo natura, è alle basi della vita!.

th_RLC_13_Asmodeus_1.jpgPastori di Arcadia 1.jpgBerengeer Saunier.jpgMa l’interpretazione più inquietante si può trovare negli scritti e nell’interpretazione dell’abate Beranger Sauniere che identifica, nella posizione della donna: la sua mano sinistra indica il suo ginocchio destro, quale simbolo di Nobile Stirpe, nelle statue del demone Asmodeo che egli fece erigere sotto l’acquasantiersa della chiesa di Rennes le Chateau, in Francia, attratto ed inspirato dalle opere di Paussin ( Pastori d’Arcadia), che venne a Venezia nel 1624, e che rappresenta appunto una donna con il seno destro nudo e con la mano sinistra indica il ginocchio destro.

Diversi sono i quadri che rappresentano simbolicamente il legame tra l’arte pittorica e i Rosacroce, gli Alchimisti ed in seguito i massoni; tanti pittori ed opere d’arte, di cui Venezia è custode…complice, dolcemente th_RLC_14_Asmodeus_2.jpgsilenziosa, enigmatica?… A presto per gli altri quadri ed autori simbolici…l’arte è fantastica,–e a Venezia sono custoditi questi tesori….!!!

 

 

 

 

 

Il Pellicano dei Rosacroce a San Salvador a Venezia.

colonne marco e todaro.jpgSan Teodoro d'Amasea.jpgSan Teodoro.jpgIl primo protettore della città di Venezia fu San Teodoro d’Amasea, chiamato comunemente San Todaro. Poi la Serenissima ebbe come Santo Patrono S. Marco, ma a tutti e due questi santi furono dedicate le due colonne che si trovano nell’area antistante il bacino, all’ingresso dell’area Marciana.

Le colonne di marmo e granito furono trasportate a Venezia nel 1172, sotto il dogado di Sebastiano Zani, (quando la piazza venne ampliata) e sopra di esse vennero rispettivamente poste, nell’862 la statua bronzea, molto antica, che in origine sembra rappresentasse una chimera, cui successivamente vennero aggiunte le ali, a rappresentare San Marco, e sulla colonna vicino alla biblioteca la statua di San Teodoro, santo bizantino e guerriero, scolpita nel marmo e 250px-Lion_col_saint-marc_082005.jpg250px-20050527-005-teodoro-crop.jpgrappresentato nell’atto di uccidere un drago.

Sotto le colonne erano poste delle botteghe di legno, tuttavia già dalla metà del 1700 lo spazio tra le due colonne venne destinato alle esecuzioni, per cui per i veneziani divenne un passaggio non gradito: i condannati infatti, al momento dell’esecuzione venivano posti con la faccia rivolta alla torre dell’orologio, e da questa consuetudine sembra nascesse il modo di dire veneziano: ” te fasso vedar mi che ora che xe ” ( ti faccio vedere io che ora è) riferendosi proprio al momento della morte.

Le due colonne con i due Santi patroni, e la nascita delle chiese a loro dedicate, assieme alla chiesa dedicata a San Zaccaria, di cui abbiamo già parlato, sembra abbiano avuto origine quasi comune: anche la chiesa di San Todaro (l’originale ora non esiste più) sembra abbia chiostro di San Salvador.jpgScuola di -san Teodor.jpgSDcuola Grande di San Teodoro.jpgavuto origini nel VII secolo, voluta da S. Magno, e venne successivamente riedificata ( la facciata è stata ricostruita nel 600 da Bernardo Falcone).

interno chiesda di San Salvador.jpgchiesa_1_p.jpgala particolare.jpgchiesa di San Salvador.jpgNel 1258 venne invece creata la Scuola Grande di San Teodoro, che fece molto e che nel 1576 vide interno di San Salvador.jpgriconosciuta  l’opportunità di usufruire della Chiesa di San Salvador per poter chiesa_2_p.jpgil tesoro diu San Salvador.jpgadeguatamente ospitare la teca contenente le spoglie del primo patrono di Venezia, San Todaro, e di costruire attorno un tesoro rilevante: successivamente i membri della confraternita acquistarono anche delle casette proprio di fronte alla chiesa.

San Todaro d’Amasea  era un soldato orientale, secondo alcuni nato a Cilicia, secondo altri in Armenia. Arruolato nell’esercito romano, presso la legione Marmarica ( la Cohorte III Valeria)  ad Amasea nell’Ellesponto (l’attuale Turchia) al tempo dell’Imperatore Galerio Massimiano (305-311).

stampa della Scuola di San Teodoro.jpgEra allora in atto la persecuzione contro i cristiani  avviata da Diocleziano, che tesoro di San Salvador 2.jpgurna di S. Teodoro a Venezia.jpgtesoro di San Salvador.jpgprescriveva di fare sacrifici e libagioni agli dei, e questo ordine valeva anche per i soldati.

il martirio di San Teodoro.jpgTeodoro rifiutò, nonostante le sollecitazioni dei compagni. Nel 306 venne accusato di essere cristiano e deferito al giudizio del tribuno. il prefetto Branca, comandante della Legione Marmarica , riluttante a condannarlo a morte, gli diede del tempo per riflettere, ma Teodoro passò quei giorni continuando a far opera di proselitismo e a manifestare la propria volontà di perseguire la sua fede.

Venne quindi nuovamente arrestato e condannato alla flagellazione, poi venne condannato a morire di fame, ma Teodoro rifiutà addirittura l’acqua che i carcerieri impietositi gli porgevano.

Dopo aver cercato di convincerlo, blandito, e fattogli promesse di ogni genere, vista la sua determinazione Teodoro venne condannato ad essere torturato con uncini di ferro che mettevano a nudo le costole, e ad essere successivamente bruciato vivo.

San Salvador a Venezia.jpgIl 17 febbraio tra il 306 e 311 i carnefici portarono Teodoro nel luogo del supplizio: egli si tolse i vestiti e disse ” lasciatemi così perchè chi mi diede sopportazione nei supplizi mi aiuterà affinchè sostenga illeso l’impeto del fuoco”.

E così morì, senza alcuna traccia di ustione. Una donna di nome Eusebia chiese il corpo di Todaro, lo cosparse di vino ed altri unguenti, lo avvolse in un sudario ponendolo in una cassa e lo riportò ad Amasea.

Dopo varie vicende il suo corpo venne portato a Venezia, dove venne conservato nella Scuola Grande di San Todaro, ed ora riposa e viene venerato nella chiesa di San Salvador, e qui si ritrova  il  capitello di una colonna con l’immagine del Pellicano, Capitello del Pellicano a San Salvador.jpgsimbolo rosacrociano, di cui già abbiamo parlato: nella credenza rosacrociana il pellicano è l’uccello che si strazia il petto per nutrire i suoi piccoli, compiendo il sacrificio supremo di sè.

pe3llicano sulla croce.jpgpellicano.jpgNel “Physiologus” si dice che il Pellicano ami moltissimo i propri piccoli, i quali, appena un pò cresciuti colpiscono al volto i genitori che li uccidono; dopo tre giorni però, disperata, la madre si squarcia il petto ed il sangue che ne scaturisce avvolge i piccoli morti e ridà loro la vita: E’ l’immagine del Cristo che dona il suo sangue per gli uomini, e quella di Dio che sacrifica il proprio figlio, amandolo dolcemente, facendolo poi resuscitare al terzo giorno.

urna di San Teodoro particolare.jpgL'urna di San Teodoro da lontano.jpgNell’immagine medievale il pellicano viene rappresentato  nel nido, sulla sommità della croce e nell’atto di straziarsi il petto con il becco: il sangue che ne scaturisce è l’immagine dell’ars simbolica, la forze spirituale che diventa il lavoro dell’alchimista che, con grande amore e sacrificio, conduce alla perfezione.

 

 

 

I Capitelli gotici ed esoterici di Palazzo Ducale

Arcangelo Gabriele.jpgGiudizio di Re Salomone.jpgNella magnificenza delle facciate e delle statue che decorano l’esterno del Palazzo Ducale, come ad esempio il famoso gruppo del Giudizio di Re Salomone ( da alcuni attribuito a Jacopo della Quercia)ed i tre Arcangeli nei tre angoli del loggiato del Palazzo verso il Ponte della Paglia, la Piazzetta e la Porta della Carta, spesso non ci si sofferma ad osservare i capitelli delle trentasei colonne che formano appunto il loggiato.

A ben guardare invece ci si trova davanti ad un meraviglioso complesso medievale, con interessantissime figure simboliche, di carattere anche esoterico.

capitelli.jpgPalazzo Ducale porticato.jpgC’è chi vede nel Palazzo Ducale un riferimento al Palazzo di Re Salomone, chiamato “Foresta del Libano”attribuendo a tali piante la vegetazione raffigurata in alcuni capitelli, alle figurazioni rappresentate, altamente evocative, ed alla presenza verso la fine del 1300 a Venezia di due architetti, Pietro Baseggio ed Enrico Tajapiera, che, come già scrissi sul post dedicato alla corporazione dei tajapiera a Venezia e a i maestri comacini, sono stati i fondatori di una Loggia Massonica a Venezia.

Alcuni capitelli sono decorati con teste che si riferiscono  ai crociati, altri con uccelli acquatici, Capitello 4.jpged in particolare vi è quello che porta il simbolo del Pellicano che si squarcia il petto, sopra il nido in cui si trovano i piccoli, che, come abbiamo già raccontato, è simbolo dei Rosacroce.

Capitello del sole.jpgAlcuni portano le raffigurazioni dei vizi e delle virtù, della cavalleria, della sapienza antica, dei pianeti,raffigurati dal Sole, dalla Luna, Saturno, Giove, Marte, Venere e Mercurio, e la creazione dell’uomo. Il sole è raffigurato seduto su di un leone e regge con la mano sinistra il disco solare. Poi le raffigurazioni  delle costellazioni celesti, i santi, i martiri, i maestri, i mesi dell’anno, con rappresentazioni allegoriche tipiche della fine del trecento, e legate alle virtù ed ai simbolismi relativi proprio a Re Salomone.

Ma il più celebre di tutti è il capitello con la Storia d’Amore, in ogni lato dell’ottagono capitelli 1.jpgCapitello 5.jpgCapitello 8.jpgCapitello dei crociati.jpgformato dal capitello vengono narrati otto episodi della vita quotidiana, dal primo incontro amoroso, alla nascita e alla morte del figlio.

Il Museo dei misteri e dei fantasmi

Accademia.jpg14 -L'uomo di Vitruvio.jpgIl Museo più bello e ricco di arte, suggestioni e misteri è la Galleria dell’Accademia. Antica chiesa, convento e scuola della Carità, costruita nel 1400 venne poi adibita appunto a museo d’arte ed Accademia di belle Arti a partire dal 1817.

Tra il Quattrocento e l’Ottocento, dal punto di vista culturale, Venezia era una delle capitali europee dove pittori, scrittori ed architetti rispondevano al nome di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Palladio, Sansovino e Galileo Galilei. La vivacità culturale era alimentata da una notevole libertà di pensiero che faceva sì che molti intellettuali stranieri perseguitati in patria trovassero nella Serenissima una seconda nazione.
 
Non mi dilungo sicuramente sui capolavori che sono contenuti all’Accademia (ci vorrebbe un giorno intero per poter assaporare la bellezze dei dipinti raccolti in queste stanze). Certo è che non molti sanno che Venezia ha l’orgoglio  di conservare nei piani superiori del museo, conservato a temperatura e umidità costante, “L’Uomo di Vitruvio” di Leonardo da Vinci, chiamato così perché il Da Vinci  utilizzò le teorie di Marco Vitruvio Pollione (80 s.c -23 a.c architetto – ingegnere sotto Augusto e Giulio Cesare), per dimostrare la perfezione delle proporzioni del corpo umano che si rifanno al quadrato ed al cerchio. Oggi “L’uomo di Virtruvio” è il simbolo della civiltà moderna.

Altra opera famosa e che affascina coi suoi irrisolti misteri, è “La Tempesta” del Giorgione piccolo quadro che rivela l’adesione del pittore ai Rosacroce, per cui, nel dipingerla, l’artista di Castelfranco utilizzò simbolismi numerici legati alla presenza del maschile e del femminile, degli elementi della natura, aria, acqua fuoco e terra, del regno animale e quello vegetale.15-La tempesta di Giorgione.jpgE’ noto che, ai raggi X, questo quadro abbia rivelato personaggi occulti e forme misteriose sotto la patina di pittura che il pubblico può ammirare. La sua bellezza è indiscussa ed intrigante, e vi consiglio, alla prima gita che farete, di avere il tempo per vederlo e sono sicura, di innamorarvi di quei colori, di questi simbolismi e del paesaggio che ricorda il castello di Castelfranco.

Giorgione.jpgconvito in casa Levi.jpgL’ultimo quadro che vi consiglio è: “Convito in Casa Levi” del Veronese, una tela enorme (5,50x 12,80) che venne ordinato dal clero per la chiesa di S. Giovanni e Paolo, ma che una volta visionato dai committenti venne rifiutato, ed il pittore fu  costretto a cambiare titolo, in quanto nasceva come Ultima cena: effettivamente il pittore aveva dipinto nascoste tra le altre figure blasfeme come una prostituta e un servo che perdeva sangue dal naso, per cui il servo fu cancellato, ma ormai il quadro aveva cambiato titolo.

Luigi XV.jpg17 -Rosalba Carriera.jpgPoi vale la pena fare una capatina nella chiesetta gotica inglobata nel museo (S. Maria delle Grazie), dove si possono trovare diverse reliquie, tra cui un chiodo della croce di Cristo, ed altre reliquie di Santi. Sempre nelle Gallerie dell’Accademia sono conservati diversi dipinti, per lo più ritratti, di Rosalba Carriera (1675/1757) di cui potete vedere un autoritratto. La pittrice che fu accolta ed acclamata presso corti e Palazzi nobiliari essendo anche un’eccellente  violinista e cantante, grande ritrattista come già detto, Luigi XV della corte di Francia fu, bambinetto, una delle prime persone a posare per lei.

Un interessante mistero si cela all’interno del Museo. Secondo molti racconti, di notte girano per i corridoi lunghi e freddi dell’ex convento, diversi fantasmi di frati periti nell’incendio che nel 1600 distrusse l’edificio. Alcuni frati semplicemente leggono, altri camminano, altri ancora soffiano aria fredda sui custodi atterriti.

Se la giornata è bella, appena usciti vi ritroverete uno spettacolo fantastico,…basta salire i gradini in legno del ponte dell’Accademia, e si può avere la più bella visuale dei Canal Grande.

Pagine:«123456789»