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I ciarlatani a Venezia

ciarlatani.jpgciarlatani 0.jpgNella Venezia cinquecentesca iniziò il fenomeno dei ciarlatani, che dilagò poi in tutta Italia, e chiamati in dialetto: “monta in banco”. Il termine di ciarlatano, un misto di di imbroglione, medico-stregone, venditore di polveri magici, elisir, curatore e espositore di mostri.

Il termine “ciarlatano” nasce dal paese in cui per la prima volta si è creata questa professione: Cerreto di Spoleto: l’Accademia ciarlatano_09.jpgIl casotto del Leone di Pietro Longhi.jpgil re dei ciarlatani del Longhi.jpgdella Crusca così definì nel 1612 questa categoria come:” coloro che per le piazze spacciano unguenti od altre medicine, cavano i denti e fanno giochi di mano che comunemente dicesi Ciarlatani ..da Cerreto, paese dell’Umbria da cui soleva in antico venir siffatta gente, la quale con varie finzioni andava facendo denaro”.

Sull’argomento vennero composte alcune opere come ” ciarlatani_pag75a_l.gifciarlatano_16.jpgSpeculum Cerretanorum”di Teseo Pini e il ” vagabondo ovvero sferza de i vagabondi” di Raffaelel Frianoiro. Cipriano Piccolopasso così descrisse: “esercitano questi uomini d’andar pel mondo vendendo il Zafferame, il pepe et altre spezierie, coralli come anco una certa sorte d’herba che chiamano corallina, qual, ridotta in polvere vendono per dar ai putti per scacciar i vermi…non si dilettano, pare a me , nè d’armi nè di lettere , si ben d’andar per biri …….quel costume che hanno di andare a torno accattando e cialtronando”.

Anche Macchiavelli utilizzò il termine “Cerretano” come sinonimo di medico ciarlatano nella sua famosa commedia ” la Mandragola”.

ciarlatano01.jpgciarlatano05.jpgA i ciarlatani in piazzetta.jpgVenezia i ciarlatani salivano su un palco, e , accompagnati da danzatori e giocolieri, iniziavano a declamare le virtù prodigiose di unguenti, elisir, creme, polveri, cerotti, sciroppi, acque di bellezza ed altro. Nella Piazza più famosa d’Europa ( Piazza San Marco) si davano quindi appuntamento diversi di questi personaggi, e che sono rimasti nella memoria della città per la loro dialettica
 e la capacità di convinzione: Il Cieco da Forlì, Zan della Vigna, Mastro Paolo di Arezzo, il Moretto da Bologna, l’Alfier Lombardo ( Giuseppe Colombani da Parma)cavadenti, Monsù Guascon,  mestro Leone       , ma tutti i suoi preparati e i suoi elisir nulla valsero contro la pestilenza del 1576 che se lo portò via assieme alla moglie .

ciarlatani in Piazza.jpgUno degli oggetti per cui rimase famoso il suo banchetto fu la carcassa di un pesce, opportunamente essiccato e ripiegato, che acquistò un orribile aspetto e che venne spacciato come un terribile e orrido mostro.   

 

Arlecchino, dalle origini ai mille colori del Carnevale a Venezia

Delle maschere più famose, proposte dal grande autore veneziano Carlo Godoni, figura Arlecchino: nato nel bergamasco e dipinto come un servitore sciocco, ma rivalutato proprio dal grandissimo commediografo veneziano che lo ripropose come figura sveglia, fuba, maliziosa e vincente: quasi diabilica ..legata quindi alla sua origine.

Arlecchino nasce dalla “contaminazione” dello Zanni maschera di origine bergamasca con l’antico demone ctonio (cioè demone riguardante la terra), poichè questo era il nome di questo demone. Nel XII secolo Orderico Vitale nella sua ” Historia Ecclesiastica” racconta dell’apparizione di una “familia Harlechini” cioè una processione di anime maschera di Zanni.jpgZanni (Harlequin).jpgzanni personaggio.jpgInferno%2022_139-140%20Alichino%20e%20Calcabrina.jpgmorte guidate da un demone gigantesco.

Dante Alighieri evoca l’Alichino nell’inferno della sua divina Commedia, il quale appare come capo di una schiatta diabolica.

La nera maschera stessa che Arlecchino porta sul volto conserva un ghigno demoniaco.Il nome stesso deriverebbe dal germanico Holie Honig (re dell’inferno), trasformato poi in Hellekin, quindi in Harlequin. In tutta l’Europa centro settentrionale c’era la credenza pagana che nel periodo invernale, in occasione di ricorrenze maschera di Arlecchino.jpgparticolari come la notte di Valpurga si svolgesse una caccia selvaggia composta di spiriti dannati.

Tristano Martinelli.jpgArlecchino 1.jpgArlecchino.jpgCol tempo l’aspetto e il significato demoniaco diventano sempre meno importanti, e Arlecchino diventa lo Zanni un pò imbranato, quasi suonato: Son Arlechin batòcio, orbo de na recia e sordo de un’ocio ” (batocio inteso come batacchio della campana), a volte furbo, a volte sciocco, come potevano essere i servi nelle commedie di Plauto.

Arlecchino approda quindi alla commedia dell’arte: il primo conosciuto fu Alberto Naselli, conosciuto come Zan Ganassa, nella seconda metà del 1500, seguì poi Tristano Martinelli, nel 1600, il cui ritratto nelle gallerie dell’Accademia di Venezia assomiglia in modo inquietante al grande commediografo ed attore Eduardo del Filippo.

Marcello Moretti arlecchino 1.jpgMarcello Moretti.jpgAltri Arlecchini importanti furono Dominique Biancolelli,Evaristo Gherardi, Carlo Bertinazzi, Tommaso Visentini, ed in seguito Antonio Sacco, che per primo recitò nelle commedie del Goldoni e poi in quelle di  Carlo Gozzi Gli ultimi grandi e famosi Arlecchini: Marcello Moretti e il grande Ferruccio Soleri.

Furbo, sempre affamato, un pò imbroglione, tuttofare, questa maschera carica di brio è uscito ormai dalla Commedia dell’Arte e sembra aver preso una vita tutta propria,  la capacità di esprimere l’arguzia, l’allegria, la trasgressione e, con il suo costume fatto di pezze colorate come le mille sfaccettature Arlecchino di Ferruccio Soleri.jpgFerruccio Soleri.jpgFerruccio Soleri Arlecchino.jpgSoleri.jpgdell’animo umano l’immagine stessa del Carnevale.

Vittore Carpaccio e la testimonianza del primo esorcismo a Venezia

il miracolo della croce di Carpaccio.jpgNel famoso quadro del 1494 di Vittore Carpaccio ” il miracolo della Santissima Croce”viene raffigurata “la guarigione dell’Ossesso” , cioè la prima rappresentazione di un esorcismo a Venezia, svolto dal Patriarca di Grado Francesco Querini, attraverso l’imposizione delle reliquie della Croce sull’impossessato.

Nel tempo si ebbero notizie di diversi altri esorcismi effettuati in maggior numero su donne, a cui “la possessione” era stata causata da “fatture”, (possessione negativa) o su quelle che venivano possedute da spiriti benefici che donavano facoltà divinatorie o la capacità di guarire le malattie.
 
esorcismo4_2.jpgTra quest’ultime famosa era Elena Drago , che diceva di essere invasa da molti spiriti, ed in seguito alla peste del 1582 ne rimasero soltanto due, uno dei quali conosciuto come Faraon Drago. La guaritrice venne processata per stregoneria due volte, nel 1571 e nel 1582, e raccontava di soffrire di dolori terribili allo stomaco, alla gola e alle gambe, e provava un forte impulso suicida, tanto che nascose tutti i coltelli che aveva in casa.

Anche nei conventi di monache si ebbero casi di indemoniate, come quello di Suor Mansueta, rinchiusa all’età di diciotto anni nel Convento delle Clarisse a S. Croce, dopo la morte del fidanzato, e dopo dodici anni cominciò a demonio.jpgmostrare disperazione e deliri provocati da un demone da lei chiamato Romito. Nel processo che ne seguì lei chiese con intensità e insistenza di poter lasciare il convento, ma dopo cinque giorni di esorcismo tornò ad essere la Suor Mansueta di prima.

Fra gli esorcisti conosciuti vi furono Fra Fabrizio Aldriventi nel 1581, frate Fidenzio nel 1589, e frate Francesco Amici nel 1610. Quest’ultimo , nella sua relazione agli inquisiori veneziani raccontò dell’esorcismo operato sulla veneziana Angelina Frangipane scrisse che gli spiriti cacciati erano tredici, e che raggiunse il suo scopo di liberare la donna facendola vomitare, (chissà con quali mezzi).

demone.jpgI metodi, le preghiere e le invocazioni usate non vengono raccontati, ma certo i “rimedi” erano parecchio discutibili se non pericolosi, e vennero praticati anche per guarire malattie, come ad esempio quello operato da Frate Bartolomeo dei Frari, che cercò di curare il male alle gambe di un bambino , imponendogli bagni caldi di zolfo e olio.

monache.jpgparlatorio delle monache.jpgQueste informazioni vennero trascritte e catalogate nei registri dell’inquisizione a Venezia, e si possono ancora trovare questi documenti all’Archivio di Stato di Venezia. convento.jpgInformazioni importanti legate ad un’epoca che per altri paesi fu accompagnata da episodi orribili e cruenti, come roghi e terribili torture, ma che a Venezia venne vissuta con una giusta dose di disincanto, non trascurando certo il fenomeno, ma senza procurare sofferenze asssurde, se non si calcolano quelle di quelle povere monachelle costrette alla vita di Convento quando le loro aspirazioni erano un matrimonio ed una serena vita familiare.

Le streghe a Venezia nei ricordi di Giacomo Casanova

Casanova 1.jpgA otto anni iniziò per il piccolo Giacomo un periodo particolare: andava soggetto ad epistassi, tanto che nella sua autobiografia descrisse il primo ricordo della sua vita: “ero in piedi all’angolo della stanza. curvo verso il muro, e mi sostenevo la testa tenendo gli occhi fissi sul sangue che, uscendomi  copiosamente dal naso, finiva ruscellando a terra.”

La nonna Marzia che adorava questo suo primo nipote, gli lavò il viso con l’acqua fredda e, all’insaputa della famiglia, lo fece salire su di una gondola che si diresse a Murano (isola importante per Giacomo in cui trovò un amore che ricordò per tutta la vita verso una suora del convento, a cui si aggiunse un’altra consorella).

Arrivati a destinazione entrarono in una casupola in cui trovarono una vecchia Casanova.jpggatti jneri.jpgseduta su un lettuccio tenendo un gatto nero in braccio ed altri cinque o sei intorno a sè. Per il piccolo Giacomo era evidentemente una strega. Nonna Marzia e la vecchia si misero a parlare tra loro fittamente in friulano.

Gli occhi sgranati e la prima curiosità verso l’occulto spinsero Giacomo ad osservare con attenzione ed anche con un Casanova-1.jpgstreghe 1.jpgpò di timore l’ambiente e le facce: dopo aver preso un ducato d’argento dalla nonna la fattucchiera lo prese in braccio e lo depose dentro una cassa di legno, che poi richiuse, raccomandandogli di non aver paura.

Impaurito e tremante il piccolo Giacomo cercò di mettersi tranquillo, continuando comunque ad asciugare con un fazzoletto il sangue che continuava a sgorgare dal suo naso mrentre da fuori provenivano rumori strani: ora risa, ora urla , pianti, canti ed il suono di qualcosa che sbatteva sulla cassa; poco dopo il coperchio si aprì e il bimbo venne fatto alzare, mentre il sangue sembrava finalmente bloccato.

streghe 2.jpgstreghe 5.jpgLa “strega” spogliò Giacomo e lo mise sul letto,poi bruciò diverse erbe e ne raccolse il fumo con dei  panni con cui lo avvolse mentre recitava degli scongiuri: quindi gli fece mangiare cinque confetti dal gradevole sapore, gli massaggiò la fronte, le tempie e la nuca con un unguento dal delicatissimo profumo.

Una volta conclusa la procedura la vecchia gli annunciò che non avrebbe più avuto episodi di quel tipo a patto che non raccontasse a nessuno quell’esperienza, anzi, se avesse svelato quel segreto sarebbe morto dissanguato, il che al piccolo Giacomo creò una terribile paura.

streghe.jpgstreghe_04.jpgAl momento di uscire la fattucchiera gli annunciò la visita, per quella notte, di una bellissima dama e che questa sarebbbe stata artefice della sua fortuna sempre che il segreto rimanesse tale.

Non appena giunto a casa, stordito e spossato Giacomo andò a letto, e si addormentò immediatamente: dopo qualche ora il suo sonno venne interrotto dai rumori che provenivano dal camino: ed ecco che agli occhi sbalorditi del bimbo apparve, scendendo appunto dal camiuno, una bellissima donna con una grande crinolina, splendidamente abbigliata, con una corona in testa streghe3.jpgstreghe5.gifimpreziosita da pietre preziose che sembrava scinitillassero come faville di fuoco. Essa avanzò lenta e si sedette sul bordo del letto del bambino sbalordito, quindi, vuotando delle scatolette sulle sua testa gli parlò in modo incomprensibile, quindi lo baciò e poi svanì.

Al risveglio mattutino la nonna raccomandò ulteriormente il silenzio al nipote, pena la sicura morte …e questo rimase un segreto tra il piccolo Giacomo e nonna Marzia che si estinse solo con la morte della vecchia, seguita e consolata fino all’ultimo dal giovane Casanova che tanto l’aveva amata.

streghe6.jpgPiccole storie misteriose di un Venezia del mistero, della stregoneria e della magia: Venezia e la magia, complementari a questa città codsì onirica, spudoratamente bella ed altrettanto carica di malìa.

 

 

 

 

 

 

Venezia: centro dell’editoria e della cultura in Europa

Biblioteca-Marciana.jpgbiblioteca-marciana-venezia.jpgIl Tempio della Cultura di tutta Europa fu, nel 1500 la Libreria del Sansovino (edificio splendido e lodato pure dagli architetti contemporanei, come Palladio); il suo prestigio era effettivo dato che Venezia era un centro culturale europeo, basato sulla valorizzazione della cultura classica e legato, oltre che per le opere contenute ( la biblioteca dono del  Cardinale Bessarione, formata da incunaboli, libri scritti in greco, libri arabi, preziose incisioni)) quella di Francesco Petrarca che ne fece dono anch’esso alla Serenissima, ma anche e soprattutto per il rapido sviluppo in questa città dell’editoria.

Le attività imperniate nella nuovissima arte della stampa ebbero infatti a Venezia , alla fine del quattrocento, un Cardinale Bessarione.jpgAntico testamentio scritto in Greco.jpgantico libro del Petrarca.jpgpetrarca.jpgrapido sviluppo che si estese e si consolidò fino al 1500.

Nel 1469 si trasferirono nella Repubblica i primi stampatori tedeschi e, appena quindici anni dopo il primo libro stampato a caratteri mobili da Gutemberg a Magonza, iniziarono la produzione libraria: questa si sviluppò immediatamente sollecitata dalla sempre maggior richiesta di libri soprattutto di cultura letteraria, umanistica e scientifica.

La produzione divenne imponente: prima del 1500 operavano nella città 154 officine che produssero tremila giosue1.gifedizioni, equivalenti a oltre due milioni di copie: ricorda Lino Moretti ( il libro veneziano nei secoli, 1973) che dal 1495 al 97 furono pubblicati in Europa 1821 libri e di questi ben 447 , quasi un quarto, a Venezia.

Nel cinquecento, superata la crisi dei primi decenni, Venezia visse il suo secolo di opulenza che fu anche il secolo d’oro della stampa Veneziana. In questi cento anni si annoverarono 493 ditte tra tipografi, editori e librai.

Oltre al numero i libri veneziani erano apprezzati e riconosciuti per alcuni pregi intrinseci: la qualità della carta che veniva da Fabriano nelle Marche o dal Friuli, la nitidezza dei caratteri e la raffinatezza delle illustrazioni e delle decorazioni in cui si rifletteva lo splendore dell’arte Veneziana di quel periodo: la pregevole fattura delle rilegature specie quelle in pelle di ispirazione persiana.

manuzio.jpgAldo Manuzio a sinistra.gifLa personalità che più contribuì al prestigio europeo del libro veneziano di Aldo Manuzio: nativo del Lazio, dotto umanista prima di diventare stampatore ed editore di opere classiche egli giunse a Venezia quarantenne e vi operò dal 1489 al 1515, pubblicando più di trenta volumi classici, soprattutto greci, (Archimede, Omero, Esopo), in lingua originale, e la famosa e splendida opera “Hypnerotomachia Poliphili” (1499) di, si dice Francesco Colonna, sacerdote veneziano, e xilografie  di   Mantegna,     ma la storia di questo libro ed il suo significato alchemico è così importante che ne parlerò a parte.

Marchio_Tipografico_aldo_Manuzio-b1f27.jpg250px-Aldo_Manuzio_Aristotele.jpgDa Hypnerotomachia Poliphili.jpgLe edizioni Aldine divennero famose ed inconfondibili, non solo per l’alta qualità della stampa e delle decorazioni, ma anche dalle dimensioni dei volumi, che dal formato “in folio” fu ridotta “in ottavo”;

Tale riduzione unita all’uso di una carta più sottile ma resistente resero il libro molto più maneggevole.

L’attività editoriale veneziana del cinquecento fu connotata da una grande apertura culturale: venivano pubblicati libri in latino, in greco, in volgare, in slavo, in armeno, in Legatura di un libro.gifTorchio per stampa.jpgebraico oltre che le prime e più belle edizioni musicali.

08bembo.jpgDice sempre il Moretti: Proprio al libro di un patrizio veneziano, edito a Venezia, ” Prose della volgar lingua” di Pietro Bembo, l’Italia dovrà la costituzione della sua lingua letteraria sui modelli di Petrarca e di Boccaccio.

E proprio la presenza di Francesco Petrarca che nella Serenissima abitò nel 1362 in un casa donatagli dal Senato sulla Riva degli Schiavoni, prima di trasferirsi ad Arquà, ed il dono alla Marciana della sua preziosa raccolta di manoscritti, furono  certamente elementi determinanti per avviare l’apertura in senso italiano della cultura veneziana, che, perdendo la propria provincialità divenne l’elemento propulsore della nuova letteratura in “volgare”.

immagine del frtontespizio di un libro di Manuzio.jpgLa Repubblica veneziana, con una classe dirigente formata prevalentemente da un ceto aristocratico colto e raffinato, seppe capire l’importanza della cultura come fattore determinante del prestigio politico e di conseguenza facilitò la venuta e l’operosa pemanenza a Venezia delle più diverse personalità, non restingendosi in campanilistiche preclusioni.

Menti illuminate in una città fortemente portata all’arte, alla bellezza, alla capacità di rapportarsi con gli gli altri, in tutti i settori.
 

 

Lug 12, 2011 - Esoterismo, Leggende, Luoghi, Misteri    5 Comments

Lo stregone e i leoni dell’Arsenale

arsenale1.jpgL’Arsenale di Venezia era il cuore pulsante di questa Repubblica che basava i suoi successi sulla potenza navale. Completamente circondata da mura alte, in modo che nessuno potesse spiare all’interno.

E’ situata a Castello, e la sua superficie era circa un decimo del Centro storico di Venezia.

La sua costruzione fu iniziata dal Doge Ordelao Falier nel 1104, ma le prime fonti certe risalgono al 1220.

Le arsene erano gli “squeri” che costruivano le imbarcazioni della Repubblica, ed il più importante era quello in località Terranova, a San Marco (dove ora ci sono i Giardini Reali”), ma venne chiuso nel 1341.

L’arsenale era completamente autonoma: oltre alle navi venivano create le vele, le gomene, e tutto quanto poteva servire ad armarle.

Il luogo è’ davvero straordinariio, da vedere.ponteParadiso.jpg

imagesCA48TLY0.jpgEd a proposito di questo luogo, e specificatamente dei quattro leoni che sembrano stare a guardia del portale, si narra una storia molto particolare.

Dei quattro leoni, appunto, i due più grandi, recanti delle inscrizioni runiche, vengono da Atene, trasportate come bottino di guerra, mentre degli altri due più piccoli, uno viene da Delos, a memoria della vittoria di Corfù, nel 1718.

Si narra quindi che nel novembre 1719, dopo una tempesta durata un paio di giorni, furono rinvenuti proprio vicino al portale dell’Arsenale i corpi orribilmente dilaniati di due marinai, uno greco e l’altro maltese..sembravano essere stati straziati da una belva.

imagesCAAJM040.jpgLe autorità cercarono di sapere se per caso qualche belva fosse fuggita da qualche serraglio, ma nulla. La gente aveva paura, e si cominciò a parlare di magia, dei leoni dell’Arsenale, del luogo.

Comunque sia la sorveglianza della zona venne affidata alla Marina, e specificatamente al Capitano Enrico Giustinian.

Dopo circa una settimana altra notte di tempesta, ed un nuovo corpo orribilmente squarciato, quello di tale Jacopo Zanchi, una sorta di perdigiorno, persona poco affidabile come la moglie, prostituta a tempo perso.
Essi abitavano poco distanti dal luogo del ritrovamento, e quest’altro evento fece aumentare il terrore nei residenti nei pressi.

Capitò proprio ad Enrico Giustinian di assistere come molte altre persone ad una scenata che la vedova del Zanchi fece dalla Calle, rivolta ad un vecchio mercante con fama di usuraio, chiamato Foscaro, il quale, ricevendo improperi ed insulti dalla donna, si affacciò alla finestra, e quasi sibilando le disse: vedremo dove finirà la tua baldanza la prossima notte di tempesta.

Al che il Giustinian decise di aumentare la sorveglianza. Passarono altre sei notti, e tutto tranquillo, la settima, ecco di nuovo la tempesta.

Il Capitano si nascose vicino all’entrata dell’Arsenale, ed attese. Passarono le ore, ed infine, tra mezzanotte e l’una, sempre sotto la pioggia battente ed il vento, un arco di fuoco arrivò dalle case vicine, e letteralmente materializzò il vecchio Foscaro vicino ai leoni più grandi.

leoni.jpgEgli girò attorno ad uno di questi, sfiorando con le dita l’inscrizione runica, e contemporaneamente pronunciandone il significato.

In quel momento un globo luminoso si formò sul portale, ed un primo fulmine colpì il leone seduto. Davanti agli occhi di Giustinian il grande leone prese lentamente vita, enorme e feroce.

Proprio in quell’istante la vedova del Zanchi, accompagnata da un’amica girò l’angolo della riva, e mentre un secondo globo con un secondo fulmine colpiva l’altro leone , il primo stava già azzannando ferocemente una delle due donne.

Il vecchio osservava la scena, impassibile, e, scossosi dal terrore il Capitano sguainò la spada e colpì il vecchio al petto, proprio mentre un terzo fulmine colpiva il terzo leone.
Con uno spaventoso ruggito ed un lampo accecante tutto tornòall’istante come prima: i leoni al loro posto, immobili, l’amica della vedova, morta sbranata immersa nel suo sangue. Del vecchio rimase solo un cuore di pietra accanto alla spada che era caduta sui masegni; era cvon un cuore di pietra nel petto che egli aveva trasformato la pietra in carne.

La testa del terzo leone era ancora viva, e ruggiva e si muoveva disperatamente ancorata com’era ad un corpo di pietra, per cui il Giustinian lo decapitò. La testa non cadde ma esplose letteralmente, spandendo intorno una sostanza nerastra.

Le successive indagini dimostrarono che il vecchio era uno stregone, ed era stato imbrogliato da Zanchi, per cui aveva voluto vendicarsi.

santag.jpgLa vedova venne rinchiusa in manicomio, perchè era impazzita, e la testa del terzo leone venne sostituita, come si può vedere ancor oggi.

Leggenda forse legata a qualche elemento di verità, ma pur sempre suggestiva e il mistero è intriso in questo luogo fantastico, ricco di elementi antichi e legati alla magia, che a Venezia si possono vedere, toccare e magari, chiudendo gli occhi, rivivere in una sorta di viaggio nello spazio e nel tempo!

Il piccolo e grande mistero della comparsa e della scomparsa della Madonna Nera a Murano

8319680-chiesa-di-san-pietro-martire-church-in-murano-venice-venezia--italy.jpgMadonna nera di Murano.jpgUna mattina del 1810 venne ritrovata a Murano una statua della Madonna con il bambin Gesù in braccio: era scolpita in legno nero e per questo motivo venne chiamata la Madonna Nera. Nulla si conosceva di come fosse arrivata in quel luogo, si conosceva solo la data di costruzione incisa sull basamento: 1612.

Subito dopo il rinvenimento la sacra immagine venne portata presso la chiesa di San Pietro Martire, ma il mattino murano.jpgSanPietroMartireMuranoDEF.jpgsuccessivo al ricovero, aperta la Chiesa, la statua era sparita! Nemmeno il tempo di accorgersi della scomparsa che alcuni pescatori avvisarono il parroco di aver ritrovato il simulacro nel medesimo luogo in cui era stata rinvenuta.

Il parroco stesso andò a riprendere la statua, ma il fenomeno si ripetè per i due giorni consecutivi: a quel punto tutti capirono che la postazione della statua era in quella riva dove era stata rinvenuta: venne innalzato allora un altare con sopra la Madonna nera, e il luogo venne recintato. Li rimase per anni, moltissimi, e a chi andava a pregarla donò numerosissime grazie!

miniatura della Madonna nera di Murano.jpgPer i Muranesi ed anche per tutti gli altri veneziani divenne meta di pellegrinaggio, alla ricerca di conferme di fede  e di piccoli o grandi miracoli. Nel 1975 si ravvisò la necessità di allargare la fondamenta, per cui la miracolosa statua venne spostata, ma da allora non si trovò alcuna traccia: scomparsa? trafugata? o semplicemente aveva portato a termine il suo scopo?

Anche questo è uno dei misteri non svelati di Venezia, dove la vita si intreccia alla religione ed alle mille malie e stranezze che fanno di una città di mare, in simbiosi con il mare  un luogo in cui le statue sacre arrivano, compiono miracoli e poi, magari tornano nelle profondità della natura, dei misteri miracolosi di un mare cre è un tutt’uno con la città: meravigliosa simbiosi!

 

 

 

 

Alla ricerca degli Alchimisti

images.jpgIn questa straordinaria città, ricca di richiami arabi, egiziani e depositaria di libri così importanti per gli studiosi dell’alchimia, della Kabbalah, si trovano sempre riferimenti precisi alla clavicola(chiave) di Re Salomone, al suo anello, al suo sigillo e al labirinto, e pure alla pietra filosofale.

Venezia è una città che ospita, senza alcun mistero, la Sede del Priorato dei Cavalieri di Malta e, in Campo S. Maria Formosa, la sede dei Massoni imagesCA1VXMQP.jpgveneziani, che ospitava ed enumerava importanti persone anche del Seicento e Settecento, tra cui, famosissimo, Giacomo Casanova.
 
Quella del Settecento veneziano fu un’epoca straordinaria, perchè in giro per l’Europa si trovavano altri personaggi enigmatici come Casanova, estremamente misteriosi come il Conte di Saint Germain, nato nel 1698, e di cui non si conosce l’anno di morte….. perchè non risulta morto,  e Alessando Cagliostro, altro alchimista, personaggio unico anch’egli.imagesCAW1JBLK.jpg

Si conobbero tutti e tre ed  è veramente interessante l’autobiografia di Casanova, leggere degli incontri fra Giacomo Casanova e Cagliostro davanti alla Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, luogo ricco di particolarità strane, luogo di strane presenze. Tutti e tre legati ai rosacroce, tutti e tre iscritti poi a logge massoniche vissero le loro vite strabiliando l’Europa, o facendosi ridere dietro, ma comunque, erano sempre persone che frequentavano re, regine, persone importanti vivendo sul filo della denuncia per eresia, o costretti in carcere.

imagesCA2CSSO0.jpgTuttora non si sa se sia ancora vivo il principe di Saint Germain, e non si trova nemmeno la tomba di Casanova, che, si dice, sia sepolto nella chiesa di S.Barnaba, dove è sepolto anche il corpo di uno dei custodi del Sacro Graal, il cavaliere Nicodemè de Besant-Mesurier.

Molti suoi contemporanei sostenevano che anche Giacomo Casanova fosse “il conte di Saint Germain” ovvero un uomo che non muore mai. E’ tutto da vedere, è tutto da provare, semmai si potrà provare qualcosa. IimagesCATPEVO9.jpgl Grellet nel suo “Les aventures de Giacomo Casanova en Suisse” (1909) riportava la dichiarazione di B de Marault, contemporaneo di Casanova: “Questo straniero va conosciuto assolutamente. Ha visto e viaggiato tutto, conosce tutte le lingue, mi ha dato prova di grandissima conoscenza delimagesCAOBGL1A.jpgla cabala. C’è chi dice sia il conte di San Germain”, l’uomo che non muore mai. Casanova quindi è ancora tra noi?

 

Tanti metri sopra il cielo di Venezia

Ermolao Barbaro.jpgJacopo de Barbari, incisore volante, tanti metri sopra il cielo per mostrare una Venezia vera, pullulante di vita, in crescita…è una sorta di excursus nel tempo e nello spazio  di una città carica di misteri, tesori, bellezze languide in bilico tra l’occidente e l’oriente, Oriente che la rende ancor più affascinante ed unica.

E quasi misteriosa è la nascita di questo genio della pittura e dell’incisione. Conosciuto con il nome de’barbari, de barberi, Barbaro,Barberino o Barbarigo (Venezia 1445 – 1516) e la sua unicità è la particolare tecnica di incisione.

Se il nome e la data di nascita sono incerti, egli fu descritto comunque da Albrecht Durer come ” vecchio e stanco”nel 1511.

apolllo e diana.jpgAlvise Vivarini.jpgcauduceo.jpgIl suo simbolo era il caduceo, il simbolo di Mercurio, e sembra pure che non facesse parte della nobile famiglia dei Barbaro , anche considerando che non fu mai elencato nella genealogia di questo casato.

Non si sa molto dei suoi primi decenni, nonostante Alvise Vivarini  sia stato indicato come suo maestro. Nel 1500 lasciò Venezia per la Germania, lavorò per l’imperatore Massimiliano I di Norimberga per un anno, poi si trasferì in Sassonia, per lavorare per Federico il Saggio, tra gli anni 1503, 1505, poi a Brandeburgo, tra il 1506 – 1508. In Germania fu conosciuto come Jacopo Waltch da Walsch, straniero, appellativo spesso usato con gli italiani.

arsenale di de Barbari.jpgapprodo de Barbari.jpgSembra che abbia fatto ritorno a Venezia con Filippo I di Castiglia, per il quale lavorò successivamente in Olanda. Nel 1510 lavorò per il successore di Filippo, Margherita d’Asburgo a Bruxelles e Malines.

veduta venez8ia.jpgveduta 15.jpgsquer1.gifNel gennaio 1511 si ammalò e fece testamento; a marzo l’Arciduchessa gli concesse una pensione a vita, vista la sua vecchiaia e la debolezza (debilitation et vieillesse) morì nel 1516 lasciando all’Arciduchessa ventitrè splendidi piatti cesellati.

venezia 8.jpgverduta.jpgvenezia 12.jpgvenezia 11.jpgLa sua prima opera documentata è l’immensa (1,315 x 2,818 metri, sei pannelli) e cartografia.jpgcon campanile.jpgdall'alto.jpgimpressionante Rialto de Barbari.jpgxilografia Veduta di Venezia del 1500, il 30 ottobre 1500 la Repubblica di Venezia  concesse all’editore tedesco Anton Kolb il privilegio di stamparla, dopoi tre anni impiegati sull’opera ad Museo Correr.jpgincidere minuziosamente su legno di pero le tavole (ora questi  stampi sono San Giorgio De Barbari.jpgcustoditi presso il Museo Correr a Venezia ).

Torre orologio de Barbari.jpgimagesCA4RAKRP.jpgillustgrazione.jpgd'uccelo de Barbari.jpgQuest’opera fu subito considerata un’impresa spettacolare e provocò fin dall’inizio un profondo stupore. Oltre alla veduta di Venezia produsse altre due opere con la stessa tecnica: Il trionfo di un uomo su un satiro, e La Battaglia tra uomini e satiri. Sicuramente, in queste due ultime opere, risulta importante l’influenza di Andrea Mantegna.

veduta 17.jpgveduta venez8ia.jpgprospettica.jpgparticolari de Barbari.jpgnatura morta.jpgVenezia 9.jpgLuca Pacioli.jpgimmagini de Barbari.jpgSono famosi e splendidi anche i suoi dipinti, come la natura morta con pernice, guanti di ferro e dardo di balestra, o il ritratto di Andrea Pacioli. Dipinse anche “Lo sparviere” (National Gallery, Londra) probabilmente facente parte di un’opera di dimensioni maggiori.

veduta 19.jpgveduta 18.jpgveduta 16.jpgTra i vari capolavori sparsi in tutto il Venezia 10.jpgmondo il Louvre possiede una Sacra Famiglia con San Giovanni, e a Filadelfia viene custodito il dipinto ” Il vecchio amoroso della giovane.”

 

 

Dic 14, 2010 - Alchimia, Esoterismo, Personaggi    9 Comments

Un giorno a Venezia con Giacomo Casanova

Casanova.jpgUn giorno da vivere con Giacomo Casanova, seduttore, studioso, uomo di vasta cultura, di tanti interessi, portato all’alchimia e poi membro della confraternita dei Rosacroce, amico di Giuseppe Balsamo, Conte di Cagliostro, e conoscente ammirato e un pò invidioso del Conte di Saint Germain.

Casanova immagine.jpgUomo che ha cercato dalla vita il piacere, carico di vizi ma anche di risorse per potersi barcamenare tra le varie denunce dell’Inquisizione, che ha passato il Carcere, ne è fuggito, è tornato a Venezia e poi è dovuto fuggire ancora, figlio di due attori, (ma sembra che il padre in effetti fosse un nobile e la madre una bellissima attrice, Giovanna Farussi detta la Buranella).

Palazzo Merati d'Audiffret.jpgChi ne ha letto l’autobiografia conosce benissimo le sue avventure e le sue esperienze di viaggi: ciò che gli piaceva come cibo, vini, donne.

Ecco che allora, in questa giornata partiamo dalle fondamente Nuove, esattamente da Palazzo Merati, , ora d’Audiffret, dove vissero i fratelli e la madre del nostro “scapestrato” seduttore, nato nel 1725.

alcova di Casanova a Palazzo Merati d'Audifnet.pngIn questo ricco appartamento, l’unico ancora rimasto nella zona dove dimorò Casanova dopo aver ricevuto la grazia dal Consiglio della Serenissima, c’è ancora la sua alcova, con il letto a baldacchino e stucchi, testimone delle sue Palazzo Merati.jpglicenziose avventure notturne.

Campo S. Maurizio con Palazzo di Giorgio Baffo.jpgAl mattino probabilmente, dopo essersi alzato, lavato e profumato, (Casanova era molto attento alla propria persona ed al suo aspetto fisico) ecco che usciva ed andava verso Campo S. Maurizio, al Palazzo Bellavite, dove viveva Giorgio Baffo, amico di suo padre, e uno dei più grandi poeti erotici mai conosciuti, che lo iniziò all’idea dei piaceri della vita propabilmente già dalla prima volta che il Giorgio Baffo.jpgRialto.jpgai do Mori.jpgnostro Giacomo, mandato a studiare libro di rime di Giorgio Baffo.jpgil burchiello.jpga Padova, ancora ragazzino, fece con lui il viaggio nel Burchiello (è quella barca che da Venezia, attraverso la Riviera del Brenta, porta a Padova).

Dopo aver conversato, spettegolato e commentato sulle più belle dame veneziane, sui progetti, sulle possibilità di riuscire ad arrivare alla conquista di qualche altro cuore femminile, l’ora di pranzo incalzava, e il nostro Giacomo era anche una buona forchetta, amava mangiare e mangiar bene.

ai do mori a Venezia 3.jpgDove andava? bastava arrivare a Rialto, ed ecco la zona del mercato..subito dopo il bacaro ai do mori.jpgCampo delle Beccarie 2.jpgCampo delle Beccarie.jpgCalle Vallaresso 4.jpgTribunale , vicino al Campo delle Beccarie (dei macellai)nel Sotoportego dei ” Do Mori” un bacaro, dove poteva mangiare deliziosamente, e bere malvasia, aspettando tranquillamente le amanti di turno.

Calle Vallaresso.jpgDopo aver conversato amabilmente, corteggiato e dichiarato amore profondo ed esigente alle donne ammaliate dal suo fascino, ed aver iniziato nuove relazioni, in attesa di consumarle con grande trepidazione e profonda partecipazione, arrivava il momento del gioco, il gioco d’azzardo, che in seguito lo vide come ideatore del gioco del lotto a Parigi: allora bastava raggiungere il ” Ridotto”, così erano definite le case da gioco, dopo le leggi emanate dal Consiglio della Repubblica per regolamentare quella che era un’abitudine dei veneziani, specialmente nobili: ed ecco allora Calle Vallaresso ed il suo ridotto, che poi divenne ed è rimasto Teatro.

Calle Vallaresso 3.jpgQui Casanova si presentava, se nel periodo Carnevalesco ( che andava dal 31 dicembre al martedi’ grasso) coperto da una Calle del Ridotto.jpgCase da gioco a Venezia.jpgbauta, una maschera che copriva completamente il viso, molto gondola coperta.jpgveneziani del 700.jpgbella ed enigmatica, e così acconciato, nel tardo pomeriggio prendeva una gondola e si faceva accompagnare a MUrano: scendeva all’approdo che ora si chiama Fondamenta Venier, dove, proprio di fronte, dalla porticina del muro di cinta del convento usciva M.M. la sua amante suora, con una sua compagna, anch’essa amante del tenebroso Giacomo.

Il Convento era quello di Santa Maria degli Angeli, e la povera suora sicuramente era stata costretta alla vita monastica per motivi ereditari..e qui si consumava una delle gente del 700.jpgPietro Longhi nobili al Ridotto.jpgS. Maria degli Angeli.jpgConvento di S. Maria degli angeli.jpgconvento a Venezia.jpgFondamenta Venier.jpgstorie sentimental-erotiche più importanti di Giacomo Casanova…ora purtroppo quel che resta di questi luoghi è Bauta a Venezia.jpgfatiscente , e rimane ben poco, ma l’atmosfera, il suo modo di essere, di concepire l’innamoramento e l’amore, di vivere appieno la decadenza dei costumi veneziani dell’epoca sono veramente testimonianze affascinanti di un mondo composito e misterioso.

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