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La nascita di Venezia e la sua chiesa simbolo!

Basilica 2.jpgLa nascita di Venezia nuova coincide con il trasporto delle spoglie di S. Marco nella futura Repubblica: e per questo desidero accompagnare chi mi voglia seguire in un viaggio nel tempo
dall’829, via, via, fino alla fine della Serenissima, accompagnando la realizzazione delle innumerevoli chiese, dei Santuari, dall’inizio fino all’evoluzione maggiore della meravigliosa Repubblica. Per ora iniziamo dalle prime chiese, lasciando S. Pietro di Castello come elemento a parte, fantastico, legato al Patriarcato che in quella chiesa avrebbe avuto sede, ed iniziando invece dalle spoglie di S. Marco e la chiesa-tabernacolo che le ospita.

Basilica dei 12 Apostoli a Costantinopoli.jpgsantiago_de_compostela.jpgLa costruzione di una chiesa o di un santuario dedicato ad uno degli apostoli, specialmente gli evangelisti, ha comportato in tutta Europa  l’esigenza di una struttura ed un’edificazione completamente diversa da altre costruzioni: La chiesa dei dodici Apostoli di Costantinopoli, che conservava le relique di S. Luca, S. Andrea, S. Timoteo, aiutante di S. Paolo, la chiesa di S. Giovanni ad Efeso, che custodiva le spoglie del’evangelista qui vissuto, che era costruita con pianta a croce greca con cinque cupole, e  quella dedicata all’apostolo Giacomo di Campostela, coeva a S. Marco a Venezia, e che aveva il raro privilegio di custodire le spoglie dell’apostolo.

basilica-di-san-marco.jpgA Venezia, la chiesa scelta per custodire le spoglie dell’evangelista ed apostolo Marco venne costruita come chiesa – reliquario bizantino:  emblema del  prestigio bizantino a cui Venezia era particolarmente legata, e che rappresentò per secoli motivo di venerazione dallo Stato, dal Doge a cui la chiesa apparteneva di diritto, fino all’ultimo cittadino della Repubblica.

Ferdinando Forlati, nel 1950, portò avanti degli studi sulle fondazioni della venezia_san_marco_basilica_pianta_02.gifprima chiesa di S. Marco, iniziata in seguito al trasporto del corpo dell’apostolo nell’828, ed egli affermò che la chiesa era stata edificata in origine a pianta centrale, e i vari punti di fondazione dei bracci a croce greca del più antico edificio del nono secolo, si sono rivelati attraverso una serie di assaggi nel medesimo posto dove posano ancor oggi quelli poi ricostruiti nell’XI secolo.

Una analisi più approfondita ci permette oggi di distinguere nella basilica gli elementi architettonici e decorativi che appartenevano alle precedenti costruzioni e presentavano una interessantissima documentazione sulle origini di Venezia, prima esarcale e poi bizantina.

La pridma chiesa si conservò per un secolo e mezzo, fino all’incendio avvenuto Candiano IV.jpgPietro-Orseolo-II.gifcon l’uccisione di Candiano IV, nel 976, che la distrusse con il Palazzo Ducale . Subito dopo il Doge Pietro Orseolo I cercò di ricostruirla in due anni, prima di ritirarsi in un monastero per il resto della sua vita: si tratta di una ricostruzione frettolosa ispirata ad un sentimento religioso di riparazione del santuario della città.

Lo sviluppo della politica veneziana data da Pietro Orseolo II e poi attuato da uno dei maggiori dogi del secolo XI, Domenico 104%20domenico%20contarini.jpgContarini (1041-1071) sollecitò l’ambizioso progetto del Governo e della popolazione venezianaa rifare dalle basi l’attuale chiesa di S. Marco, terminata nelle parti murarie nel 1071 e consacrata nel 1094.

In quell’epoca, nella primitiva Venezia vi fu un fervore di costruzione, specialmente di chiese: almeno cinquanta, ed una gran parte, costuita nell’anno mille, frutto di un rigoglio economico straordinario ottenuto attraverso l’apertura delle vie del mare: S. Marco, con la sua solenne struttura, in una città ancora piccola ed in formazione, fu indice di un’ambizione che potrebbe sembrare addirittura sproporzionata se non si tenesse in giusto conto la forza morale del governo veneziano quando ebbe l’opportunità di trattare alla pari con una capitale come Costantinopoli: non era protervia, quella veneziana, ma basilica-san-marco_large.jpgconsapevolezza saggia e giusta delle potenzialità di uno stato nascente che img209.jpgpoteva contare sull’equilibrio e la lungimiranza di una Repubblica sempre abituata all’equilibrio tra terra e mare, tra artigiani e mercanti, e sempre seguita e in qualche modo guidata da un popolo abituato alla libertà, alle regole, ma anche proteso verso altre realtà culturali e politiche: Venezia affacciata sul mare, Venezia a contatto con varie civiltà, aperta mentalmente e culturalmente all’europa: mai vi fu uno Stato tanto moderno e senza paure ed inibizioni!

 

 

Tanti metri sopra il cielo di Venezia

Ermolao Barbaro.jpgJacopo de Barbari, incisore volante, tanti metri sopra il cielo per mostrare una Venezia vera, pullulante di vita, in crescita…è una sorta di excursus nel tempo e nello spazio  di una città carica di misteri, tesori, bellezze languide in bilico tra l’occidente e l’oriente, Oriente che la rende ancor più affascinante ed unica.

E quasi misteriosa è la nascita di questo genio della pittura e dell’incisione. Conosciuto con il nome de’barbari, de barberi, Barbaro,Barberino o Barbarigo (Venezia 1445 – 1516) e la sua unicità è la particolare tecnica di incisione.

Se il nome e la data di nascita sono incerti, egli fu descritto comunque da Albrecht Durer come ” vecchio e stanco”nel 1511.

apolllo e diana.jpgAlvise Vivarini.jpgcauduceo.jpgIl suo simbolo era il caduceo, il simbolo di Mercurio, e sembra pure che non facesse parte della nobile famiglia dei Barbaro , anche considerando che non fu mai elencato nella genealogia di questo casato.

Non si sa molto dei suoi primi decenni, nonostante Alvise Vivarini  sia stato indicato come suo maestro. Nel 1500 lasciò Venezia per la Germania, lavorò per l’imperatore Massimiliano I di Norimberga per un anno, poi si trasferì in Sassonia, per lavorare per Federico il Saggio, tra gli anni 1503, 1505, poi a Brandeburgo, tra il 1506 – 1508. In Germania fu conosciuto come Jacopo Waltch da Walsch, straniero, appellativo spesso usato con gli italiani.

arsenale di de Barbari.jpgapprodo de Barbari.jpgSembra che abbia fatto ritorno a Venezia con Filippo I di Castiglia, per il quale lavorò successivamente in Olanda. Nel 1510 lavorò per il successore di Filippo, Margherita d’Asburgo a Bruxelles e Malines.

veduta venez8ia.jpgveduta 15.jpgsquer1.gifNel gennaio 1511 si ammalò e fece testamento; a marzo l’Arciduchessa gli concesse una pensione a vita, vista la sua vecchiaia e la debolezza (debilitation et vieillesse) morì nel 1516 lasciando all’Arciduchessa ventitrè splendidi piatti cesellati.

venezia 8.jpgverduta.jpgvenezia 12.jpgvenezia 11.jpgLa sua prima opera documentata è l’immensa (1,315 x 2,818 metri, sei pannelli) e cartografia.jpgcon campanile.jpgdall'alto.jpgimpressionante Rialto de Barbari.jpgxilografia Veduta di Venezia del 1500, il 30 ottobre 1500 la Repubblica di Venezia  concesse all’editore tedesco Anton Kolb il privilegio di stamparla, dopoi tre anni impiegati sull’opera ad Museo Correr.jpgincidere minuziosamente su legno di pero le tavole (ora questi  stampi sono San Giorgio De Barbari.jpgcustoditi presso il Museo Correr a Venezia ).

Torre orologio de Barbari.jpgimagesCA4RAKRP.jpgillustgrazione.jpgd'uccelo de Barbari.jpgQuest’opera fu subito considerata un’impresa spettacolare e provocò fin dall’inizio un profondo stupore. Oltre alla veduta di Venezia produsse altre due opere con la stessa tecnica: Il trionfo di un uomo su un satiro, e La Battaglia tra uomini e satiri. Sicuramente, in queste due ultime opere, risulta importante l’influenza di Andrea Mantegna.

veduta 17.jpgveduta venez8ia.jpgprospettica.jpgparticolari de Barbari.jpgnatura morta.jpgVenezia 9.jpgLuca Pacioli.jpgimmagini de Barbari.jpgSono famosi e splendidi anche i suoi dipinti, come la natura morta con pernice, guanti di ferro e dardo di balestra, o il ritratto di Andrea Pacioli. Dipinse anche “Lo sparviere” (National Gallery, Londra) probabilmente facente parte di un’opera di dimensioni maggiori.

veduta 19.jpgveduta 18.jpgveduta 16.jpgTra i vari capolavori sparsi in tutto il Venezia 10.jpgmondo il Louvre possiede una Sacra Famiglia con San Giovanni, e a Filadelfia viene custodito il dipinto ” Il vecchio amoroso della giovane.”

 

 

Il Demonio, l’Angelo e..il Papa a Venezia

ca'soranzo.jpgA Castello c’è un palazzo la cui facciata guarda il canale verso S. Marco, da cui è poco distante ed  apparteneva alla famiglia Soranzo.

Legata a questo palazzo c’è una leggenda, forse una delle più conosciute a Venezia, che è stata verificata presso gli “Annuali dei Cappuccini” di Padre Boverio.

Correva l’anno 1552, e nel palazzo abitava un avvocato  impiegato presso la Curia Ducale, il quale, nonostante si proclamasse devotissimo a Dio ed alla Madonna, aveva accumulato ricchezze in modo assai disonesto ed a scapito di tanta povera gente.

imagesCACBWRPN.jpgimagesCA7LF4EJ.jpgimagesCAZ1BZS3.jpg93958.jpgUn giorno l’Avvocato invitò alla sua mensa  padre Matteo da Bescio, primo generale dei Frati Cappuccini, ed in odore di Santità. E a lui mostrò quella che considerava una rarità: una scimmietta addomesticata, tanto brava da svolgere perfino i lavori domestici.

Come l’animale vide il santo frate fuggì e si nascose sotto il letto, rifiutandosi di uscire. Ma Padre Matteo aveva visto, sotto la pelliccia della scimmia, il demonio.
Quindi gli chiese per quale motivo egli fosse presente in quella casa, e la scimmietta parlò: Sono il Diavolo, e sono qui in attesa di portare con me l’anima di questo avvocato che a causa delle sue azioni mi appartiene.
– E perchè non l’hai ancora fatto? – chiese il sacerdote, – Il motivo è uno solo – rispose il demone – egli ogni sera, prima di coricarsi, raccomanda la sua anima a Dio e alla Madonna –

Udito ciò il Cappuccino gli ordinò di uscire immediatamente da quella casa, ma il demonio si rifiutò adducendo il motivo che gli ordini ricevuti  lo costringevano a non andare, a meno che non avesse commesso almeno qualche danno.

GuardianoDemonio.jpg-Allora – rispose il frate – farai il danno che ti dico io. – farai un foro sul muro uscendo da qui, e questo servirà come eterna testimonianza di quanto accaduto.

Il Diavolo, pur malvolentieri, obbedì.

Padre Matteo si rivolse allora all’avvocato, e lo fece riflettere sui misfatti della sua vita passata, poi , stringendo un lembo della tovaglia fece uscire miracolosomente del sangue, accompagnando il gesto con queste parole: – questo è il sangue di tutti i poveri che tu hai ingannato con i tuoi imbrogli e con le tue estorsioni –

L’avvocato, piangendo disperato, promise di restituire il maltolto, e ringraziò il religioso per la grazia ricevuta.

Gli rimaneva un solo timore, quel buco da dove Satana era uscito ma da cui sarebbe potuto rientrare, ma la soluzione gliela trovò Padre Matteo: il buco andava difeso da un Angelo, perchè si sa che gli Angeli Cattivi fuggono alla vista ed alla presenza degli Angeli Buoni.

casadellangelo.jpgDa allora, quindi, sulla facciata del palazzo vi è un grande bassorilievo che rappresenta un Angelo che guarda verso il canale e verso S. Marco, e con la mano destra benedice un globo che tiene nella mano sinistra. Sopra il bassorilievo, il buco.

Tutta la zona circostante è chiamata dell’Angelo, e il Palazzo viene chiamato Palazzo Soranzo dell’Angelo o Cà dell’Angelo.

 

 

La Madonna del Perdon

AlbergoParticolare.jpgimagesCA0M0BCB.jpgNel 1177, vicinissimo a Campo S. Aponal si aggirava un viandante. era tutto intabarrato e sospettoso; Quando venne sera egli trovò riparo nel Sotoportego di Calle de la Madona, si stese sulla terra nuda, e così passò la notte.

imagesCATDBPQK.jpgIl mattino successivo egli si rivolse al vicino Convento di S. Maria della Carità (le attuali Gallerie dell’Accademia, dove fu accolto ed impiegato come sguattero nelle cucine.

Federico Barbarossa.jpgPapa Alessandro III.jpgimagesCA2M1138.jpgPassarono circa sei mesi, quando un frate francese chiamato Comodo riconobbe nell’uomo nientemeno che il Papa Alessandro III, sfuggito alla persecuzione delll’Imperatore Federico Barbarossa.

Subito il Santo Padre venne condotto a Palazzo Ducale, quindi venne ospitato per tutto il tempo che rimase a Venezia  presso il Palazzo del Patriarca di Grado, a S. Silvestro. Nel frattempo il Doge Sebastiano Ziani si prodigò affinchè il Barbarossa ( sconfitto nella battaglia di Legnano nel 1176)riconoscesse il Papa, e nel 1177 riuscì a stabilire il doge Sebastiano Ziani.jpgIl doge Ziani e il Papa.jpgtra i due contendenti la Pace di Venezia: Il Barbarossa riconobbe il Papa, e questi tolse all’Imperatore la scomunica.

Per questo motivo alla Serenissima venne riconosciuta la concessione dell’ uso della spada, del cero, della bolla, degli stendardi, della sedia curile, delle trombe in questa ricorrenza,” Lo sposalizio del Mare” con il quale Venezia ribadiva il  suo predominio sui mari davanti a tutti gli altri Stati Europei.

 

La Pace di Venezia.jpgimagesCAT28IZ9.jpgA perpetuo ricordo del rifugio improvvisato trovato sotto il portico la sua prima notte a Venezia, il Papa concesse l’indulgenza perpetua a quanti, davanti all’altare della Madonna che li si trova, recitasse un Pater e un’Ave.

imagesCA1CIBFP.jpgLa Calle che porta da Campo S. Aponal al portego è tutt’ora chiamata Calle del Perdon, e la statuetta di un prelato dormiente riposa ancora oltre le sbarre del capitello.

calledelperdon.jpgUna grande tavola in legno intarsiato ricorda l’avvenimento.
“Alessandro III sommo pontefice fugiendo le armi di Federico imperatore venendo a Venezia qui riparò la prima notte , et poi concesse indulgentia perpetua in questo locchio dicendo un Pater Noster et una Ave Marias ubi non sit grave dicere MATER AVE, l’ano MCLXXVII et con la carità di devoto silumina giorno e note come si vede”.

Le testimonianze dei miracoli della Santissima Croce a Venezia: una sospensione nel tempo e nello spazio di questa meravigliosa ed unica città

Sa Giovanni EvangelistA.jpgC’è un periodo veneziano, che va dal 1496 al 1501, in cui alcuni pittori di grande rilevanza ed espressività, lasciarono il loro segno, la loro testimonianza, quasi fotografica, della Venezia di quegli anni specifici. Vittore Carpaccio, Giovanni Mansueti, Gentile Bellini , Lazzaro Bastiani e Benedetto Diana.

Scuola Grande di S. Giovanni evangelista_ Lazzaro Bastiani e il dono della Reliquai della Santissima Croce.jpgLo scrigno, causa e conservatore di queste memorie fu la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Scuola fondata nel 1261, della corporazione dei Battuti, una delle più rinomate e conosciute della Serenissima, dedicata alla devozione a San Giovanni Evangelista.

Nel 1369 Phlip de Mazieres , cancelliere del Regno di Cipro e di Gerusalemme giudicò tale corporazione degna di ospitare la reliquia di un frammento della Santissima Croce di Cristo, per cui decise di donare questa reliquia a questa Schola.

Proprio in seguito a questo dono, di incommensurabile valore, la Schola venne ristrutturata, grazie alle donazioni dei fedeli più o meno abbienti, e dal 1414 al 1420 essa venne ricostruita: Definita Scuola Grande, il consiglio dei dieci decise di arricchire il “contenitore” di tale reliquia di opere d’arte.

Gentile_Bellini_004.jpgVittoreCarpaccioMiracoloReliquiaSantaCroce.jpgA tale scopo, per ogni miracolo che la Santissima Reliquia operò , vennero incaricati artisti presenti all’epoca per darne quasi una sequenza direi “fotografica” degli eventi, cristallizzando in questo modo una Venezia antica, ma, per chi percorre quelle calli, attraversa quei ponti è  talmente attuale che ci si trova come intrappolati in un “ingorgo” spazio temporale, per cui, attraversando il ponte di San Lio, o attraversando il Canale di San Lorenzo la vita che si svolge intorno è quasi la stessa, i Palazzi, affacciati nei campi o nei Rii sono i medesimi che, alzando gli occhi sono li, testimoni “muti” di un passato che è ancora fremente e vivo salendo quei gradini, o guardando una finestra di una casa in cui la padrona batte i suoi tappeti, fa prendere aria alle stanze.

Mansueti. Il miracolo della Croce aSan Lio.jpgQuesta è Venezia, questa è la realtà di una città sospesa non solo tra gli elementi (aria, terra, acqua) ma anche nel tempo, per cui non c’è bisogno di immaginare come in un film di fantascienza un viaggio in tale dimensione, poichè il passato è sempre qui, presente, basta soltanto immergersi…guardando con gli occhi delle persone che, con lo sciabordio della laguna si ritrovano a navigare sulle gondole, a quelle che, curiose, vogliono seguire le varie processioni, a San Marco, o sbigottite assistono alla caduta della Reliquia nel Rio di San Lorenzo, ( testimone comune Caterina Cornaro, ex regina di Cipro)  ed al suo recupero permesso miracolosamente soltanto al Capo della Scuola.

Vittore Carpaccio, con la sua realtistica testimonianza, ci porta in un’epoca passata: il Ponte di Rialto è ancora in legno, anche se i Palazzi rappresentati sono ancora presenti ( a parte il fondaco dei Persiani, andato bruciato ), ma il vivere veneziano è rappresentato, tale e quale come ora!!!

134px-Giovanni_di_Niccol%C3%B2_Mansueti_005.jpgI miracoli (veri o finti) rappresentati in quei quadri vanno dalla guarigione dell’ossesso(Miracolo della Croce a Rialto del Carpaccio) al miracolo rappresentato dal Mansueti in cui, in occasione di una processione , la reliquia cade nel Canale di San Lorenzo, e l’unico che riesce a recuperare la reliquia fu Andrea Vendramin, Guardian Grande della Scuola.

Miracolo della Santissima Croce a San Lio del Mansueti.jpgE di seguito altri miracoli rappresentati; Guarigione di Pietro Ludovici,  (Gentile Bellini) guarigione della figlia di Benvegnudo da San Polo (1501 circa), la guarigione dell’ossesso che al grande  Carpaccio dette l’opportunità, riprendendo in un breve scorcio alla sinistra in alto del miracolo, della vita vera, pullulante, direi  metropolitana di uno Stato veramente particolare, unico, meraviglioso, ed in cui, camminando tra i ponti, guardando i palazzi e specchiandoci sui rii il cielo stesso riflette la Venezia vera, forte, giusta, veramente democratica Repubblica di cui i Veneziani di origine possono essere orgogliosi, e io, almeno, mi sento tale!! Ora i teleri sono raccolti e custoditi presso le Gallerie dell’Accademia a Venezia!

 

La testa decapitata ed il biscione sul campanile di San Polo: la triste ed intricata storia del Conte di Carmagnola.

Sopra il portale del Campanile di Campo S. Polo è raffigurata, in modo potente, una vicenda di tradimenti multipli, testimonianze di un periodo di lotte e battaglie per l’espansione delle varie Signorie del nord Italia e della Repubblica di Venezia, di cui fu artefice o vittima (è ancora tutto da appurare) una famosa figura di condottiero, il Conte di Carmagnola.

Francesco Busone nacque a Carmagnola nel 1382 da una famiglia di umili origini, e fino all’adolescenza fece il guardiano di pecore, ma tanta era la sua sete di avventura e la passione per le armi che ben presto si arruolò come soldato di ventura.

Divenne prima guerriero per Bonifacio (Facino)  Cane, scegliendosi il nome di Carmagnola e immortalando nel 200px-Facino_Cane.pngGianGaleazzo-Visconti-209x300.jpgFilippo Maria Visconti.jpgsuo stemma tre agnelli, come simbolo della sua provenienza. In poco tempo divenne un bravissimo soldato e stratega, e nel 1411, come Capitano di Ventura attuò il suo primo tradimento a danno di Facino, e si pose agli ordini di Gian Galeazzo Visconti; rimase ai suoi ordini e a quelli di Giovanni Maria, seguendo quindi la sua vedova  andata sposa a Filippo Maria Visconti, prendendo le loro parti nella lotta per la Signoria di Milano contro Astorre Visconti.

Dopo questa ed altre prove di valore Filippo Maria gli donò il feudo di Castelnuovo Scrivia, gli diede in moglie la figlia illegittima Antonia Visconti: fu così che si potè fregiare del titolo di Conte di Carmagnola, ed aggiunse nel suo stemma il biscione Visconteo. La sua fama e le sue capacità però biscione-visconteo.jpgCarmagnola.jpgAmedeo VIII di Savoia.jpgfacevano paura a Filippo Maria, ed il condottiero allora cercò rifugio presso Amedeo VIII di Savoia, il quale, onde evitare di rompere i delicati equilibri che mantenevano la “pace” tra i due stati, lo respinse.

Il Carmagnola decise allora di porsi al servizio della Serenissima: il 24.2.1425 divenne Capitano di Ventura per la Repubblica di Venezia, mentre il Visconti gli aveva requisito il feudo e tutti i suoi beni, ed emanato l’ordine di ucciderlo.

Nel frattempo Firenze, impegnata in una guerra contro il ducato di Milano chiede a Venezia, a Ferrara, a Mantova ed al Monferrato di battaglia di Maclodio.jpgPapa Martino V.jpgunirsi in una Lega per conbattere i milanesi. Le truppe vennero affidate al Carmagnola il quale con il sostegno del veneziano Francesco Bembo conquistò Brescia, costringendo così i Viscontei a chiedere la pace, ma la Serenissima non si accontentò, voleva espandersi, e le ostilità proseguirono fino alla battaglia di Maclodio (il 12 ottobre 1427).

E proprio in questo vittorioso frangente che il Conte commise il suo primo errore: non si pose all’inseguimento dei molti soldati milanesi in fuga, li lasciò fuggire.

Il trattato di pace del 18 aprile 1428, con la mediazione del Papa Martino V non tranquillizzò però la Serenissima: i confini con i Visconti erano troppo vicini, e per giunta il duca milanese restituì al condottiero le sue terre. Fu così che nel 1429 il Conte di Carmagnola chiese a Venezia lo svincolo dal suo contratto per un anno, ma il Consiglio dei Dieci respinse tale richiesta, anzi, per cercare di trattenerlo, gli aumentò il soldo a mille ducati al mese per un periodo di due anni.

AssedioSoncino_000.jpgdoge Francesco Foscari.jpgNel 1430 la fragile pace si ruppe ed il doge Francesco Foscari richiamò con una lettera del 15 dicembre il Condottiero ai suoi doveri: ma la sua azione apparve lenta e l’assedio a Soncino si concluse con una disfatta, centinaia di cavalieri perduti, nessun aiuto alla flotta che attendeva il suo arrivo e l’altro condottiero Guglielmo Cavalcabò in attesa del suo arrivo dovette rifugiarsi precipitosamente a Cremona.

Il Conte non sapeva che da almeno un anno era sotto stretta sorveglianza e controllo da parte di dieci osservatori i quali erano convinti del tradimento del condottiero. Ignaro di tutto e sicuro di sè il Conte di Carmagnola venne invitato a Venezia col pretesto di consultazioni per la pace, e accolto con tutti gli onori, ma appena giunto a Palazzo Ducale, l’8 Aprile 1432 venne immediatamente arrestato, subì un processo e venne giudicato dal ” Collegio secreto” che lo condannò alla pena capitale.

conte di Carmagnola.jpgIl 5 Maggio 1432 il Conte venne decapitato in piazza San Marco.

La verità sul suo tradimento non venne del tutto acclarata, anzi , sembra proprio che anch’egli fu vittima dei tradimenti dei ducati di Ferrara, Mantova e Monferrato i quali, temendo l’espansione di Venezia nella terra ferma ritirarono le proprie truppe a Soncino, lasciandolo da solo, ed a ciò si aggiunse il voltafaccia di Amedeo VIII di Savoia che con il matrimonio concordato tra sua figlia Maria e e Filippo Maria Visconti lo abbandonò al suo destino.

100_1427.jpgSul portale del campanile di San Polo sono raffigurate due immagini: una, quella a destra, rappresenta un leone che mostra una testa decapitata (che tanti attribuivano o attribuiscono alla vicenda di Marin Faliero), ma la prova 100_1426.jpgche si tratti della testa del 100_1428.jpgConte di Carmagnola è comprovata dal leone di sinistra, avvinghiato in una lotta mortale con un biscione, simbolo dei Visconti ed anche dello stemma del povero Francesco Bussone, Conte di Carmagnola, a cui Alessandro Manzoni dedicò 100_1429.jpg100_1431.jpg100_1432.jpg100_1434.jpg100_1435.jpgun romanzo, proclamando la sua innocenza: come si sa Venezia era uno stato attento alle Leggi, magnanimo, aperto e giusto, ma quando si trattava della sicurezza dello Stato e di tradimenti fu sempre spietata!

Dic 18, 2010 - Misteri    2 Comments

Le pietre romane di Venezia

Murano.jpgChe i primi veneziani conoscessero l’antica Altino è comprovato dalle numerose pietre romane, con iscrizioni votive classiche trovate a Torcello, a Murano, di cui parleremo più avanti approfonditamente,  e a Venezia, sicuramente provenienti da Altino, che servì a lungo quale cava di marmi.

Gli esempi sono numerosi in varie zone della città, specialmente nella Basilica di San Marco, oppure nei basamenti di campanili, di chiese e di antiche mura in cui si nota il reimpiego di vecchi materiali. Alcuni mattoni di riporto, anzi, sono chiamati ” altinelle” dal nome stesso di Altino.

In un edificio presso il Ponte del Paradiso a S. Maria Formosa è inserita un’edicola romana con una nitida iscrizione Calle del Paradiso.jpgVenezia, Calle del Paradiso.jpgCalle del Paradiso.jpgcampanile di S. Vidal.jpgCampanile di S. Vidal.jpgloggiato.jpglatina. Alla base del Campanile di S. Vidal appare un antico blocco di pietra pure con iscrizione latina proveniente dal territtorio romano vicino a Venezia.

L’effige dell’imperatore bizantino Giustiniano II, in porfido rosso, orna il loggiato della img059.jpgchiesa di San Giacomo dell'Orio.jpgS. Giacomo dell'Orio.jpgBasilica di S. Marco, verso la Piazzetta.
Riva del Carbon.jpg
Venezia Riva del Carbon.jpgAll’interno della Chiesa di S. Giacomo dell’Orio tra le colonne bizantine si nota una colonna in marmo verde con capitello jonico, proveniente da qualche costruzione romana.
In riva del Carbon, inserito in un edificio, si può ammirare un antico frammento veneto -bizantino: la decorazione con animali alati ed arcatelle cieche a dentelli mostra influenze stilistiche dell’arte romanica dell’Italia settentrionale.

Museo Archeologico nell'antisala della LIbreria a S. Marco.jpgAl museo archeologico di Venezia sono conservati due frammenti architettonici romani riusati come vere da pozzo: un capitello corinzio le cui dimensioni e la vere da pozzo Museo Archeologico.jpgricchezza del modellato fanno ritenere appartenesse ad una architettura di notevole importanza, un tempio, per esempio. L’altro invece, un rocchio di colonna scanalata, presenta ad un lato un’elaborata decorazione paleocristiana.
Sui bordi delle opere si possono notare i solchi lasciati dalle funi che servivano per raccogliere il secchio dell’acqua.

Venezia, S. Pietro di Castello.jpgNotevoli anche il mosaico da pavimentazione a S. Pietro di Castello, che si trova ai piedi di un altare uil cui paliotto è S. Pietro di Castello.jpgformato da un pluteo del VI secolo. La fattura del mosaico è alquanto raffinata e fa pensare a sensibili influssi ellenistici.

S. Zaccaria.jpgAltri deliziosi mosaici del IX secolo si trovano all’interno della chiesa img065.jpgdi S. Zaccaria, nella parte più antica presso la cripta.

img066.jpgSe vi trovate a passare davanti al Museo Correr a Venezia.jpgMuseo Correr, nel cortile d’ingresso si trova una splendida serie di antiche vere da pozzo decorate secondo lo stile dei parapetti e dei sarcofaghi del IX -XI secolo, con capitello vera da pozzo con nodo di Salomone.jpgevidenti inlussi longobardi fusi a motivi tipici dsell’arte della costa capitello, Correr vera.jpgCapitello, vera Correr.jpgCapitello, vera museo Correr.jpgadriatica, e su una di queste insiste il simbolo del nodo di re Salomone.

Tra passato e futuro a Venezia: i due mori.

4mori.jpgla-torre-orologio-di-venezia-piazza-san-marco-big.jpgTra passato e futuro: ecco che il tempo rimane in sospeso per due minuti sulla torre dell’orologio di Venezia: una campana ed ai lati due enormi automi in bronzo (chiamati per il loro colore i due mori): fusi da Ambrogio delle Ancore nel 1497 e costruiti con il corpo snodato all’altezza della vita, recano in mano una mazza per uno, con cui percuotono, al battere di ogni ora, la campana posta al centro.

Se è certa l’opera del fonditore, ancora da attribuirsi l’ideazione delle due statue: c’è chi dice Paolo Savin, chi Alessandro Leopardi o Antonio Rizzo,non  così per la campana, sormontata da un globo dorato ed una croce, che reca inciso il nome del suo ideatore, un certo Simeone.

I due automi hanno un aspetto diverso: l’uno, autorevole e forte, il cui viso è contornato da Moro%20e%20campana%201.jpgTorre%20particolare%20Moro.jpguna barba che gli dona un aspetto più vecchio, più vissuto, per l’ideatore del marchingegno è l’emblema del passato, e come tale percuote con la sua mazza la campana un minuto prima dello scadere dell’ora, il secondo, la cui fisionomia propone un giovane uomo nel pieno della sua gioventù rappresenta il futuro, e per questo motivo il suo battere la campana avviene un minuto dopo dello scadere dell’ora: lo scorrere del tempo, la rappresentazione del presente che sta a mezzo trà passato e futuro, tutto questo su una terrazza con una vista mozzafiato su Venezia ed il bacino di San Marco.

Con l’orologio ed il suo simbolismo ecco che la Torre dell’orologio a San Marco a Venezia propone enigmaticamente tutto ciò che riguarda il tempo: le stagioni, i segni zodiacali legati ai mesi, il passato, il presente ( naturalmente interlocutorio perchè mentre si vive diviene già passato)..l’armonia del mondo, il passato e il divenire: e tutto questo è Venezia, simbolo di un passato vissuto sempre un passo avanti degli altri Stati, ed un futuro che è stato ma che continua ad torre2tb.jpgTorre%20orologio.jpgessere, una città senza tempo, sospesa, magica e misteriosa, in simbiosi con la sua essenza acquea, un continuo sciabordio di onde che vanno e vengono…un continuum tra passato…fuggevole presente, e futuro: emanazione unica di qualcosa di straordinario!!

 

Il “Mostro di Venezia” ed il suo orrido Sguazeto

Anche Venezia ebbe il suo mostro: vicenda che rimase nei suoi annali e, come sempre accadeva, rimase come monito per chi avesse tendenze criminali e orribili:

San Zan àDegolà.jpgIn Campo San Zan Degolà ( S. Giovanni decollato) divenne famosa la ” Taverna da Biagio”, di Biagio Cargnio ( in dialetto Biasio) innanzi tutto per le sue salsicce squisite, Biasio era un luganegher rifinito e bravo, ma, soprattutto, rinomato era il suo “sguazeto”, una sorta di spezzatino, talmente gustoso per gli avventori, che venivano le genti di Mestre per degustare quella specialità.

Accadde un giorno che tra gli avventori capitasse Toni, un carpentiere, persona proba e molto attenta. Naturalmente ordinò una porzione di sguazeto, e con gusto si mise a degustarla: mentre mangiava però, portò la scodella alla bocca per bere il brodo gustoso ma tra i denti rimase una pezzettino probabilmente d’osso: Toni, persona probabilmente schizzinosa sputò l’ossicino e con grande orrore scoprì che non si trattava di osso, no, ma Sguazeto.jpgdi una piccola falange, sicuramente un pezzo di dito di bambino, compresa l’unghia!.

Rimase inorridito, ma nonostante cioò ebbe la lucidità di nascondere il ditino nel fazzoletto, quindi, riposto il ritrovamento nella tasca pagò e uscì.

zandeca.jpgIn poco tempo la taverna venne invasa dai soldati della Quarantia Criminal che, luganeghe.jpgcacciando gli avventori, si ritrovarono nelle cucine ad affrontare una esperienza terribile: parti di bambini tagliati a pezzi, tritati, pronti per diventare salsicce o far parte di quel guazzetto di cui Biasio andava molto orgoglioso e la cui ricetta non aveva voluto mai confidare a nessuno.

Si narra che da molti anni a Venezia erano spariti molti bambini: Il Cargno, scoperto di flagranza di reato confessò i suoi orribili crimini.

quarantia-criminal.pngCondannato a morte, venne trascinato da un cavallo alle prigioni: qui gli furono mozzate le mani e con quelle esecuzione.jpgappese al collo venne prima torturato, quindi trasportato tra le colonne di Marco e Todaro per il supplizio finale: venne decapitato ed il suo corpo diviso in uqatro pezzi, così come aveva fatto ai bambini, e la sua testa esposta in Campo di San Zan Degolà.

La sua taverna e la casa vennero rase al suolo, e l’immagine della sua testa venne riprodotta sul muro vicino al ponte del campo, e , a ricordo di tanto orrore la riva dove anche ora approdano i vaporetti, venne chiamata Riva de Biasio.

testa d'uomo.jpgimmagine bimbo.jpgStoria di orrore, terribile che fa parte comunque del passato di questa città che comunque seppe dare (visti i tempi) una punizione esemplare ad un “mostro”, uno di quegli esseri umani Riva de Biasio.jpgdeviati, terribili, orchi che comunque continuano ad esistere, purtroppo, in tutte le nostre società.

La Chiesa di S. Barnaba a Venezia e il custode del Sacro Graal

Barnaba.jpg225px-San_Barnaba.jpgNell’anno 936 venne avviata la costruzione della Chiesa di S. Barnaba apostolo , su commissione della famiglia Adorni, reduce da Aquileia. probabilmente impiantata su un precedente edificio dedicato a San Lorenzo Martire  eretto agli inizi dell’800,
Distrutta da un incendio nel 1105 e ricostruita grazie alle elemosine dei fedeli ebbe la sua prima consacrazione nel 1230 per opera di due vescovi, Francesco Mosciense, dell’ordine dei Minoriti, e beato matteo dell'ordine dei predicatori.jpgAgnellino Sudense  dell’ordine dei predicatori, di cui faceva parte anche un beato Veneziano, Giacomo Salomoni.
Maria_Maddalena.jpgSalomoni.jpg250px-SantaMariaMaddalena.jpgQuesto ordine, facente parte  dei Domenicani ha come patrona Maria Maddalena, Santa a cui la Famiglia Balbo, discendente da Ezzelino I° che aveva partecipato come Cavaliere Templare alla II° Crociata al fianco di Corrado II° re della Germania dedicò una chiesa, l’unica a pianta ovale a Venezia, sui cui campeggiano chiari simboli templari.
La Chiesa di S. Barnaba venne riconsacrata il 6 dicembre 1350 dal vescovo della diocesi cretese di Suda, su licenza di Nicolò I° Morosini, vescovo di Castello, e proprio qui, un tempio che contrariamente sanbarnaba.jpgad altri non sfoggia grandi opere d’arte ( le uniche sono il soffitto dipinto, si dice, dal Tiepolo ed una Sacra Famiglia attribuita a Veronese) è sepolto il corpo mummificato di uno dei custodi del Sacro Graal: Nicodemè de Besant-Mesurier e, si dice, venne occultamente trasportato dalla Boemia il corpo di Giacomo Casanova..in una tomba senza nome!
Enrico Dandolo.jpgCon l’avvento della quarta crociata in cui Enrico Dandolo aveva dato il suo attivo sostegno ai Cavalieri Templari, questi fecero base nella Serenissima, istituendo ospedali retti dagli ” Ospitalieri” facenti sempre parte dei Templari, ma non come confratelli armati e guerrieri, dedicati invece alla cura dei cavalieri feriti e dei pellegrini che partivano o ritornavano dalla Terra Santa.
Questa presenza templare ricorre spesso e appare in diverse tracce che si possono riscontrare tutt’ora a Venezia: Nella Basilica di S. Pietro di Castello, sede del patriarcato fino al 1800 circa, si può ammirare la Venezia_-_Chiesa_di_San_Pietro_di_Castello_-_Cattedra_di_San_Pietro.jpgcavalieri_partono_alla_ricerca_del_santo_graal.gifTC_Venezia_SRocco.jpgPalazzo Vendramin Calergi.gifCattedra di S. Pietro, dove, si dice, venne nascosto e trasportato nella Serenissima il Sacro Graal (da cui venne poi trasferito in altre città) le triplici cinte incise in una panca della facciata della Scuola Grande di San Rocco, una seconda in un’altra panca in marmo all’interno della Basilica di San Marco, la terza al Fondaco dei Tedeschi, e la scritta sulla facciata prospicente il Canal Grande di Palazzo Vendramin Calergi (l’odierno Casinò di Venezia) ” non nobis domine, sed nomini tuo da gloria”.
Sempre cercato e mai trovato il tesoro che i Templari avrebbero nascosto nell’Isola di San Giorgio in Alga, luogo Fortificazione di San Giorgio in Alga.jpgfortificato ed estremamente interessante, una delle isole della laguna sud.
E la Chiesa di san Barnaba divenne il set di alcune improbabili scene relative alla ricerca delle tombe di due custodi del Sacro Graal nel film ” Indiana Jones e l’ultima Crociata”.
Nel 1800 circa il tempio venne sconsacrato ed adibito ad abitazione di patrizi veneziani decaduti, chiamati “barnabotti” i quali sopravvivevano con sovvenzioni o lavorando presso il Casinò di Venezia.
Tante tracce, tante coincidenze…misteri che portano lontano..sia nel tempo che nei luoghi ma che affascinano ..in attesa di nuove tracce e nuove possibili scoperte!

Breve passeggiata tra i ricordi del Sestier di dorsoduro a Venezia

I sestieri di Venezia.gifLa denominazione del sestiere di Dorsoduro viene fatto risalire o all’aspetto toponomastico del terreno, formato a guisa di dorso, e dall’aspetto geologico, molto compatto e solido, o dal nome di una delle famiglie che per prime venne a dimorare in queste terre, i Dosduri di Padova, che si insediarono verso il 200 o 300 d,C.

Anticamente la località venne denominata Deursum Turris Dorsoduri: in questa parte della città vennero erette delle mura di difesa identiche a quelle costruite nel Castello del Forte di S. Rocco, che si collegavano a Dorsoduro, ed erano unite tra loro da alte mura di cinta, munite di grosse torri. Nei tempi remoti la città aveva poche abitazioni e cittadini che si dedicavano alla coltivazione degli orti ed all’allevamento degli animali domestici.

Un pò alla volta la zona  divenne parte integrante di Venezia nascente, e qui permangono ancora tracce di vecchi mestieri, oltre che a palazzi imponenti e riccamente decorati.

300px-PI5D9E~2Ca%27_Rezzonico.jpgMuseo Gugghenhaim.jpgvenice_gallerie_accademia_2.jpgCà Dario.jpgIn questo sestiere si può ammirare Cà Dario, il palazzo magnifico quanto maledetto in quanto tutti i proprietari sono morti di morte violenta, i Musei dell’Accademia, nel Campo della Carità, antico convento che nel 1619 la Serenissima destinò ad un’Accademia o Collegio per giovani patrizi, ma lo scarso numero delle iscrizioni e delle frequenze convinse gli amministratori preposti ad accogliere soltanto figli di famiglie povere, e i loro studi venivano finanziati con le entrate pubbliche: le materie che venivano loro insegnate erano la grammatica, la Religione, matematica e tecnica della musica.

La sede dell’Università di Cà Foscari è un altro dei numerosissimi palazzi famosi, la sede del Museo Guggheneim, la Chiesa di San Barnaba dove si racconta che sia sepolto il guardiano del Sacro Graal Nicodemè de Besant- Mesurier ed in cui vennero girate alcune scene del film  Indiana Jones e l’ultima crociata,  ed il famoso ponte dei pugni, dove i  si sfidavano in sanbarnaba.jpgCà Foscari.jpgPonte dei Pugni 1.jpg250px-Orma_Ponte_Pugni_1.jpgstrenue “scazzottate” i rappresentanti dei sestieri di Castello e quelli di S. Niccolò dei Mendicoli, sotto il patrocinio ponte-dei-pugni.jpgdel Doge, che in questo modo riusciva a calmare gli animi dei rivali facendo in modo che cadessero in acqua e non si ammazzassero, ed avendo l’accortezza di tenere sempre ripulito il canale in modo che le cadute fossero indolori. Esplicative sono le orme in pietra d’Istria inserite sul Ponte che allora era senza spallette, da dove dovevano fronteggiarsi i contendenti.

Squero con gondola.jpgSquero di S. Trovaso.jpgQui esiste l’ultimo, suggestivo e storico squero di Venezia, in località San Trovaso, dove ancora si costruiscono le gondole con i materiali, l’arte e la maestria dei vecchi maestri d’ascia Veneziani.

dorsoduro-piscina-venier-T.jpgPiscina S. Agnese a Dorsoduro.jpgNei secoli passati in questa zona, come in altri sestieri di Venezia, esistevano dei laghetti o degli stagni chiamati piscine, dove gli abitanti facevano il bagno o lavavano i panni, in seguito questi vennero interrati, ma rimasero i nomi, come Piscina Venier o Piscina S. Agnese

Chiovere%20di%20San%20Rocco.jpgLe tracce dei tintori di lana o di tessuti si possono ritrovare nelle “chiovere” che erano dei campi dove venivano stese le stoffe appena tinte ad asciugare, e a Palazzo Palazzo Gaffaro con pietre forate.jpgPalazzo Gaffaro 1.jpgGaffaro in fondamenta Gaffaro appaiono sulla facciata delle pietre d’Istria forate e fatte ad anello, in cui, si dice, venivano inseriti dei pali dove si appendeva la lana filata e tinta.

Naturalmente ogni Palazzo, Chiesa o elemento di cui ho parlato meritano di essere trattati singolarmente, ma un’immagine d’insieme di una piccola parte di Venezia, che è una piccola ma splendida “bomboniera”, che racchiude in un limitato  territtorio arte, storia dell’artigianato, mestieri, cultura,e storia, per la gioia di noi veneziani e di chi veneziano lo è nell’animo e nell’amore che porta verso questa città, patrimonio del mondo!

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