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L’urbanistica di Venezia città medievale

Barbari32.jpg250px-Palazzo_Sagredo_-_De_Barbari.jpgL’urbanistica veneziana indica che la città è una città medievale nel suo impianto e che tale è rimasta sostanzialmente anche in periodo rinascimentale e barocco: una cosa analoga si può dire per l’architettura ed edilizia veneziana.

La tipologia delle costruzioni di Venezia ha origini molto lontane nel tempo e talvolta anche nello spazio. Le costruziioni civili, specialmente le più signorili hanno come modello, sopratutto per la facciata, la villal romana che era assai diffusa ad Altino, ai margini della laguna.

Fondaco_dei_Turchi.jpgPalazzo Corner del Sansovino.jpgI lunghi loggiati  sovrapposti  al centro della facciata, con le due torre laterali (torreselle) quale si può notare ad esempio nel fondaco dei turchi, ricalcano l’esempio della casa romana. Un tipo di costruzione così aperta ed ariosa , come doveva presentarsi la casa vernezana veneto-bizantina, era frutto non soltanto del ricordo delle belle ville altinati, ma anche d altre più pratiche ragioni per essere stata adottata in così larga misura, trattandosi inltre di edifici di abitazione e di sedi di aziende commerciali e non più di ville di vacanza.

case veneziane di De Barbari.jpgInfatti l’adozione di portici verso l’acqua era dettata dalla necessità pratica di carico e scarico delle merci dalle imbarcazioni :  i lunghi loggiati e le numerose aperture erano dettate dall’esigenza di illuminazione  interna  e contemporaneamente servivano ad alleggerire l’intera costruzione.

Porticati, loggiati, scale  esterne, aperture a tutti i livelli presupponevano inoltre uno stato di di relativa sicurezza e tranquillità, cnseguenza della oarticolare situazione sociale di Venezia del medioevo.

Se la facciata della casa deriva a grandi linee dalla villa romana, i vari particolari architettonici traggono ispirazione da fonti diverse: dall’architettura bizantina la forma degli archi, dall’architettura ottomana e moresca le merlature e altre forme geometriche di decorazione.

Comunque l’essenza costruttiva e la ripartizione spaziale avranno però una fisionomia generale tipicamente venezana, che rimarrà invariata nel tempo , trsaendo essa origine dalle particolari condizioni dell’ambiente lagunare in cui si doveva costruire.

Palazzo_Grimani_di_San_Luca_3.jpgprocuratie.jpgPalazzo Manin.jpgAltri edifici civili come i “fointeghi”traggono la loro forma , molto funzionale da quella assai simile dei conventi, sprcie benedettini. Essi differiscono da questi ultimi per una maggior complessità altimetrica e spaziale.

Dalle esperienze costruttive piccole come i fonteghi sono derivate probabilmente le splendide sedi della Magistratura , come le Procuratie, e lo stesso Palazzo Ducale nella sua prima ediziione veneto-bizantina, precedente a quella attuale gotica.

IVENEZIA-PALAZZO-DUCALE.jpgl fascino misterioso di questa splendida città si è sempre espresso e contiunua ad esprimersi attraverso ogni sua espressione, urbanistica, artitettonica ed artisitca: un compendio di tutta l’arte la cultura che fanno dell’Italia il paese culturalmente più ricco del mondo!

 

 

Venezia e la sua laguna di “incredibilem salubritatem”, tra il respiro delle maree e gli allevamenti di cavalli!

LAGUNA di venezia 4.jpgLe lagune sono bacini d’acqua create da fondi di fiumi che sboccano in mare lungo coste e bassi fondali. I detriti portati dalle correnti fluviali al contatto con l’onda contraria delle maree, vengono depositati nei fondali costieri creando sottili cordoni di sabbia ed inglobando così vasti spazi acquatici.

Queste acque restano però sempre a contatto col mare ed è proprio il movimento delle maree che le purifica costantemente; la forza contraria delle correnti marine, d’altra parte, impedisce il completo interramento della laguna. In relazione a queste correnti marine la laguna di Venezia è stata lAGUNA DI vENEZIA 1.jpglaguna di Venezia 6.jpglaguna di venezia 5.jpgparagonata ad una grande fiume che inverte il suo corso ogni sei-sette ore ( il ritmo delle maree), penetrando fino agli estremi limiti del bacino lagunare con la marea crescente, per uscire ad intervalli regolari  con il flusso di bassa marea (dosarsa): questo continuo flusso e riflusso marino rinnova e ripulisce costantemente  così lo spazio chiuso tra le acque interne.

isola-di-torcello.jpgGli spazi lagunari costituiscono in tal modo habitat ideali, protetti come sono dalle tempeste del mare e dalle incursioni di nemici. Inoltre facilitano traffici ed insediamenti  diventando così , per la loro stessa conformazione naturale , luoghi privilegiati, soprattutto in determinanti momenti storici.

L’ambiente naturale delle lagune è di per sè stesso instabile, soggetto continuamente ad erosioni , smottamenti, interramenti. cioè ai movimenti contrari del mare che tende ad ampliare il suo dominio, e delle correnti fluviali che invece portano ad impaludare la laguna.

Le acque morte delle zone paludose , senza il respiro della marea, divengono malariche ed inospitali, riducendo così questi ambienti a lande deserte e pericolose per l’uomo.

jacopo_da_varazze.jpgS.Giorgio e il drago 1.jpgS. Giorgio e il drago di Carpaccio 1.jpgS.Giorgio e il drago del Csarpaccio.jpgS.Giorgio e il drago 3.jpgVittore_Carpaccio_012.jpgNelle storie dei Santi di Jacopo da Varagine lo storico genovese del 1400 si trova una  delle ‘più affascinanti versioni della leggenda di S.Giorgio, un santo particolarmente venerato nei paesi marinari. Questa leggenda è nata dalla laguna di Tunisi dove il drago con cui si scontra  non è altro che la raffigurazione fantastica dell’ammorbamento dell’aria causato dall’impaludamento delle lagune contro cui gli abitanti dovevano lottare.

isola di S- Giorgio.jpgS. Giorgio a Venezia.jpgSan Marco from the Island of San Giorgio Maggiore.JPGS. Giorgio Maggiore faro.jpgChe a S. Giorgio sia stata dedicata, fin dal IX secolo l’isola che si trova proprio di fronte a San Marco non è probabilmente casuale: S. Giorgio era li a difendere la laguna contro tutti i mostri delle acque ( le gesta del Santo sono state meravigliosamente illustrare nei quadri del Carpaccio, immagini allucinate, teschi , miasmi e decomposizione).

jesolo.jpgcavallino treporti.jpgL280px-Venezia_-_Torcello_01.jpga Laguna di Venezia era conosciuta già dagli antichi greci e romani: Marziale esaltò Altino e Vitruvio (attivo dal 46 al 30 A.C.) lodò la laguna per la sua allevamento di cavsalli.jpg“incredibilem salubritatem”. Ma anche lo stesso Omero, Euripide, Alcame e lo storico Strabone menzionarono questa zona per l’allevamento dei cavalli i quali prediligono il clima marino e i terreni sabbiosi. L’antica Jesolo si chiamava infatti Equilium, prendendo nei secoli il nome di Jesolo da Giesolo, una località vicina, dopo il maremoto che inabissò Metamauco erodendo parte del villaggio che venne quindi assorbito dal villaggio vicino, assumendone quindi il nome; altra testimonianza la località del Cavallino:o una piccola Camargue!

Nel museo civico di Padova si conserva una stele che era posta sulla sepoltura di un cavallo di nome Aegyptus con l’iscrizione “Aegyptus intra iugo primo” cioè il primo  dalla parte interna del giogo, la parte più difficile in quanto doveva tirare gli altri cavalli al giro di pista.

laguna_venezia.jpgMurazzi a Pellestrina.jpgMurazzi a Cà Roman.jpgVenezia , verso la fine del 400 si trovò a fronteggiare in maniera drammatica il “mostro”fluviale. Per evitare l’interramento provocato dai Murazzi al Lido di Venezia.jpgVnezia.jpg800px-Venedig_san_giorgio_maggiore.jpgdetriti trasportati dai fiumi più importanti che sfociavano in laguna, gli illuminati magistrati delle acque provvidero, con opere di alta ingegneria addirittura ciclopiche, a deviare i corsi del <Brenta, del Sile e del PiAVE.

Venezia%20Isola%20della%20Gudecca.jpglaguna-di-venezia13.jpgVenezia, città artificiale si creò una laguna altrettanto artificiale e ciò le permise di sopravvivere. A questi si aggiunsero altri lavori come costruzioni di difesa idraulica, questa volta contro il mare, come la grandiosa realizzazione dei “murazzi” lungo i lidi. In tal modo la Serenissima  riuscì a salvare durante i suoi dieci secoli di storia il suo  spazio vitale, quello della sua laguna, con grande sapienza di decisioni e ininterrotto lavoro per conservare la città e la laguna intatte.

 

 

 

Venezia e le sue particolarità urbanistiche: città stato sempre all’avanguardia nella concezione urbanistica e nelle sue leggi!

sOTTOIPORTEGO DEL bANCO sALVISATI.jpgsottoportego del Milion.jpgParte tipica della urbanistica Veneziana è il sottoportego. Questo è un passaggio pedonale ottenuto con un attraversamento nel corpo stresso di un edificio. Dal punto di vista urbanistico i sottoporteghi possono essere suddivisi in tre tipi:il primo è un passaggio tra due spazi pedonali, cioè tra due calli o tra un campo e una calle; diversi sono gli esempi di questo tipo , basti pensare agli antichissimi sottoporteghi sulla Corte del Milion, in Corte del Fontego a S. Margherita, in Salizzada S. Lio, in Corte del Remer o in Corte Barzizza a S. Silvestro. Interessanti sono anche quelli in Campo S. Barnaba, in Calle della Bissa o a S. Giovanni Novo.

corte remer (1).jpgUn secondo tipo di sottoportego è costituito dal passaggio tra un rio e una calle, o tra un rio e un campo. Anche in questo si possono riscontrare numerosi esempi : sul Canal Grande verso la corte del Duca Sforza o verso Calle Giustiniani a Cà Foscari, oppure sul rio di S. Severo, sul rio della Pietà, sul rio Foscari ecc.

Un terzo tipo di sottoportego è ottenuto da un lungo passaggio sotto uno o più edifici posti lungo un rio; in questo caso il sottoportego prolunga e sostituisce la fondamenta e si innesta spesso con un ponte. Questo tipo di sottoportego risulta assai più legato degli altri all’architettura dell’edificio Corte del fontego.jpgcorte del Duca Sforza.jpgsottoportego nella corte del Remer.jpgsoprastante, anzi, in questo senso la determina : esso appare per la sua posizione più aperto e luminoso e ha spesso un aspetto monumentale. Vari importanti esempi di questo tipo si hanno in edifici celebri sul Canal Grande, come Palazzo Manin o le fabbriche nuove di Rialto del Sansovino, il Palazzo Moro  Lin. Altri esempi notevoli  sono i sottoporteghi della Scuola Vecchia della Misericordia, del Palazzetto Priuli a S. Sofia,  del Palazzo Falier ai SS. Apostoli, del ponte Widmann ai Biri, dal Banco Salviati a San Polo.

corte-sant-andrea.JPGcorte-milion.JPGLa soluzione economica e pratica del sottoportego, così frequente nell’edilizia e nell’urbanistica veneziana, è stata attuabile grazie ad una concezione politico-amministrativa  dove la proprietà privata poteva essere limitata e subordinata a necessità pubbliche; d’altra parte le esigenze private, in questgo caso il diritto di edificare, potevano liberamente svilupparsi fintanto che non vincolavano talune fondamentali esigenze della comunità cittadina, per esempio per necessità di transito. La rigida concezione della proprietà del Diritto romano (ab infera usque ad sidera) era così del tutto superata in una applicazione più elastica, e diciamo pure, più moderna.

Queste soluzioni, questo modo di concepire la viabilità a Venezia, con la consapevolezza che tutti i cittadini dovevano collaborare e rinunciare magari a una piccola parte delle proprie proprietà in favore di trasporti più scorrevoli, come tante piccole vene che attraversano un corpo vivo, vibrante, dove la vita è lavoro ed energia!  Venezia sempre all’avanguardia.

 

Venezia: da Le Courbusier a Buchanan, tra India e Londra, la città più moderna ed attuale per la sua viabilità ed urbanistica!

tb_venezia%20dall'alto.jpgVenezia dall'alto.jpgrio a Venezia.jpgA Venezia vi è una doppia viabilità, una per via acquea, assicurata da canali e rii, e una per via terrestre ora esclusivamente pedonale ( agli inizi venivano usati cavalli e carri). Le due viabilità hanno uno Canali-116.jpgsviluppo ed un’estensione pressocchè equivalenti sercondo due fittissime reti, tra loro indipendenti, che si intersecano e si incrociano completandosi a vicenda.

Calle stretta a Venezia.jpgCalle Varisco.jpgcalle-stretta.JPGLe calli non sono certo molto ampie, ma almeno tre sono parecchio Calle stretta.jpgcalle-stretta.JPGproblematiche se ad attraversarla sono due persone: una, a San Canciano, un’estremità di Calle Varisco è larga 53 cm., una seconda, 58 cm, a Castello, chiamata Callesella dall’Occhio Grosso, ed un’altra, un pò più confortevole, Sestiere di San Polo: Calle della Raffineria.

Ad ognuna delle due reti di viabilità è assegnata una funzione naturale: per i rii i mezzi di trasporto, per le calli e i campi solo le persone. Esiste quindi una differenziazione e specializzazione tra le due reti di comunicazioni interne cittadine: Questo è un concetto urbanistico all’avanguardia  che le Courbusier, entusiasta assertore della modernita ed avvenieristica concezione della struttura di Venezia prese come modello per la costruzione della città di Le-Corbusier-11.jpgChandigarh.jpgChandigarh in India: egli differenziò le varie strade a seconda dell’uso del traffico: viabilità multipla, differenziata secondo le modalità di traffico: veloce, lento e locale, esclusivamente pedonale.

Chandigarh_Secretariat_.jpg

Anche nello studio per la rete viaria di Londra, elaborato recentemente da Buchanan, per risolvere in modo radicale i problemi di una grande città moderna Sir Colin Buchanan.jpgviene fatto specifico riferimento al sistema viario di Venezia.

Le calli più importanti vengono denominate “calle  Larga”, “Salizzada”, Ruga: queste in genere erano calli affiancate da negozi , quindi a carattere commerciale, molto animate.

Talvolta la denominazione delle calli deriva da determinate categorie di artigiani che avevano il loro nucleo nella zona: per esempio Mercerie dai merciai, o frezzerie, da costruittori di frecce, calle dei fabbri, facilmente comprensibile, o quella dei botteri, calle dei bombardieri o Frezzeria.jpgdella pegola (pece).

Ciò fa capire che le varie attività venivano riunite in alcune zone della Repubblica, e questo per precisi indirizzi di carattere economico: la vicinanza di tante attività presupponeva anche ad una rinuncia della libera concorrenza commerciale, quindi a dei piccoli monopoli a carattere sociale, tutto questo a vantaggio del consumatore che veniva favorito dalla molteplicità delle scelte, sia della produzione, favorita dal più facile scambio di esperienze e di tecniche produttive.

E’ questo uno degli esempi indicativi di come la vita sociale della Serenissima fosse regolata: gli interessi del singolo cittadino venivano sempre, in certa misura, subordinati a quelli della collettività. Questo fece di Venezia una grande Repubblica ed un grande Stato, tutt’ora, nella sua concezione, moderno e pragmatico!

 

La Marinarezza a Castello e le splendide case popolari della Venezia del V° secolo: città sempre all’avanguardia!

Andrea Dandolo.jpgLa Serenissima ebbe sempre presente l’equilibrio, la ricchezza ed il benessere dei fautori della sua potenza: artigiani, operai, marinai: l’inizio di questa tematica e di questo progresso venne dato dal primo doge umanista, Andrea Dandolo, laureato a Padova alla metà del 1300.

Il compiacimento di Venezia per se stessa si basò sulla consapevolezza di aver realizzato un ordine politico nuovo, che si era maturato ed affinato passo, passo, e che si realizzò in un costume politico definito giustamente ” arte di Stato”.

300px-Marinarezza.jpgMarinarezza a Castello.jpgEcco che, straordinariamente nuovo, divenne lo sviluppo urbanistico dal 1400 in poi. Città unica, appunto, che dedicò una tipologia di edilizia popolare, attravero il giudizio della nuova classe dirigente che pensò ed attuò un progetto per la costruzione di case adibite ad abitazione per marinai particolarmente meritevoli già dal 1347, e che vide il suo sviluppo architettonicamente valido e splendido nella Marinarezza a Castello, sulla Riva dei Sette Martiri.

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caseschiera.jpgdebarbari.jpgAnche alcune Scuole, sull’esempio dello Stato , fecero costruire in serie per i loro associati, a partire dal 1400, con un fervore edilizio che dette, in una unità compatta di tessuto organico e vivente, senza distinzioni di edilizia maggiore o minore, come appare nelle straordinarie veduta di Jacopo de Barbari, deliziose case a schiera.

Meravigliosa Venezia, la sua urbanistica unica, la consapevolezza che le case, anche le più umili, erano parte comunque di un paesaggio artistico ed unico, una omogeneità di stili che resero e rendono i palazzi più raffinati compatibili e case per il popolo, che conservavano e conservano la bellezza di una concezione urbanistica ed artistica che rendono questa città così unica ed affascinante.

 

 

 

Gli intriganti ingressi della Basilica di San Marco: dall’esterno all’interno un susseguirsi di spirali, simbolo di nascita, evoluzione ed infinito di una strordinaria città che, assieme alla laguna e il mare rimane sempre unica e misteriosa!

300px-Basilica_de_San_Marco.jpgGli intriganti ingressi della Basilica di San Marco sono legati alla struttura stessa della costruzione: innanzi tutto non esiste una vera e propria facciata, poichè non presenta una fronte che abbia una prevalenza sulle altre: a guardar bene non esiste una vera facciata intesa come  piano riconoscibile e delimitato. Le varie fronti sono un complesso di piani e di volumi , più o meno avanzati, snodati dalle nicchie e dagli sguanci a ripetizione.

Il corpo della chiesa è immerso ed avanza negli spazi della Piazza. della Piazzetta dei Leoncini, e  della piazzetta, gli ingressi della chiesa non Porta deri fiori su  Piazzetta dei leoncini.jpgPiazzetta S. Marco.jpgpiazza-san-marco.jpgrisultano simmetrici, esiste infatti una varietà di accessi davvero insolita, con una distribuzione assimetrica rispetto all’asse della chiesa.

Questi due fatti, assai significativi, l’assenza di un fronte principale e la varietà degli accessi, sono tra loro indipendenti e sono una caratteristica di questa architettura.

Cappella Zen.jpgNel 1504-21 per costruire la Cappella Zen,è stato ostruito l’ingresso nell’atrio direttamente dalla Piazzetta : l’ingresso dalla Piazzetta era infatti uno dei più importanti, se non il più importante: era l’ingresso dall’acqua che per tradizione a Venezia è quello principale.

Per necessità liturgiche l’asse della chiesa  risulta orientato est-ovest, ma l’arrivo dell’acqua è a sud: in tal modo la fronte verso la Piazza perde di colpo la sua importanza, e il cosidetto fianco verso il molo diventa  la fronte porta della cappella Zen.jpgprincipale e più decorata.

L’attuale cappella Zen non è coperta a cupola, ma da volta di botte, e diventa quasi un un portico, più profondo di quelli verso la piazza, diventando come una grande bocca spalancata verso la laguna.Sembra quindi che le due entrate principali alla -Basilica dovevano essere quella dalla piazzetta (cappella Zen) e quella dalla piazza (porta di S. Alipio): due percorsi porta de mar.jpgportaledi S. Alipio.jpgporta_sant_alipio_mosaico.jpgscentrati o tangenziali, con andamento a “turbina”.

Da un’antica stampa di Giac. Franco (XVII secolo) si può osservare che il baldacchino fissato per una delle tante processioni rientra in chiesa proprio per la porta di S. Alipio e non per la porta centrale.

E’ evidente che gli altri ingressi fossero si importanti, ma per la gente che arrivava alla spicciolata, così pure la porta dei fiori sul lato nord, che sembra però essere ricavata in un periodo posteriore alla costruzione dell’atrio.

venezia_san_marco_basilica_pianta_02.gifPorta del frumento.jpgGli ingressi quindi dalla Piazzetta e di S. Alipio erano destinati alle processioni: solo a queste infatti corrisponde all’interno tutto un lungo spazio di un intero braccio dell’atrio; è questo spazio che è per di più cadenzato dallo snodarsi delle campate coperte alternativamente a volta e a cupola e affiancate dalle nicchie. <un ritmo continuo, : ogni braccio è quasi una piccola chiesa basilicale.

Un ingresso alla chiesa più riservato era quello interno al Palazzo ducale: esso è collocato al piano terra, all’inizio del portico dell’ala dei Pregadi, di fianco alla scala dei giganti.

Nel cortile di Palazzo Ducale, in linea con la Porta del Scala dei giganti a Venezia.jpgArco Foscari.jpgArco Foscari 1.jpgfrumento  sul molo, esiste tutt’ora il tracciato di una corsia, affiancata dai fori dei montanti di un lungo baldacchino o padiglione…il prolungamento di questo tracciato passa ai piedi della scala dei Giganti, sfiora l’Arco Foscari, che prima della decorazione gotica doveva lasciare più spazio libero verso il cortiletto, e conduce ai gradini rotondi della porta della chiesa.

L’allineamento non era certamente casuale, ma era il segno di un percorso ben definito legato al rituale che accomunava il Palazzo alla Chiesa.

palazzo_ducale_001_arco_foscari.jpgProcessione di Giacomo Franco.jpgDalla stessa stampa del Franco si può notare che il baldacchino per la processione esce appunto dalla porta del Frumento del Palazzo °Ducale, E’ da supporre quindi che la porta nel cortiletto dei Senatori servisse per l’uscita della processioni della chiesa.

Un altro ingresso laterale, più importante anche se meno appariscente, risulta al centro dell’Arco Foscari, in corrispondenza dell’arco sotto all’orologio nel cortile, ed è Cappella di S. Isidoro in mappa.gifCaoppelklka di S. Isidoro.jpgCappella di S. Isidoro 1.jpgtagliato sul muro tra il tesoro e gli altri piccoli ambienti ad est. Questo passaggio risulta perfettamente in asse con il transetto, sotto il rosone, di fronte alla Cappella di S. Isidoro: immette quindi in uno spazio simile a quello della porta centrale dalla Piazza.

E’ evidente  che esiste quindi una corrispondenza tra i vari percorsi esterni della Basilica, visti in relazione ai vari ingressi, che avvolgono la chiesa e vi convergono con un andamento  a Colonne di Marco e Todaro.jpgPilastri acritani.jpgpili portastendardi a  S. Marco.jpgspirale ( la spirale, un simbolo dell’infinito, ma anche della crescita e dell’espansione, ed elemento comune e unico a Venezia, come ad esempio l’anagrafica di porta dei fiori.jpgquesta straordinaria città!)e sono accompagnati da elementi spaziali come le due colonne del molo ( Marco e Todaro) che accompagnano il percorso dal Ponte della Paglia alla Piazzetta, l’edicola sporgente al lato sud della Basilica, verso il molo, che accomnpagna e indica il percorso verso l’ingresso d’acqua (il più solenne ed importante) , e verso l’atrio (la cappella Zen); i due pilastri acritani , allineati con l’antica torre del tesoro, che indicano un percorso da o per la Porta della Carta; i tre pili portastendardi sulla Piazza davanti alla chiesa, che definiscono uno spazio altrimenti troppo vasto fino in fondo alla Piazza e che suggeriscono un percorso tangenziale alla facciata.

Tali elementi sono riscontrabili anche nelle logge e nelle gallerie sovrastanti: queste si sviluppano solo su lato ovest, sulla Piazza, o sul lato nord; sul lato sud, verso il molo , la loggia ha solo un piccolo risvolto di una campata; questo lascia supporre battistero.gifBattistero della Basilica di S. Marco.jpgBattistero.jpg(come dice >Il Cattaneo) che il Battistero sia sempre stato fin dall’origine dove è ora: luogo quindi di origine della Basilica, da dove essa si è espansa a spirale, con le sue nicchie, le sue asimmetrie, i suoi ingressi strani la sua meravigliosa originalità di chiesa ibrida….tra il bizantino più estremo e la sua interfaccia di una città che aveva come referente unico e principale il mare…a cui era dedicato tutto: le lampade della giustizia, gli ingressi delle chiese, i progetti del futuro, l’orgoglio e il dominio commerciale, culturare e militare, ma sopratutto la libertà di pensiero e l’immenso amore per l’equilibrio così delicato e meraviglioso con la sua laguna, fragile, misteriosa, calma a volte, a volte aggressiva…ma parte indissolubile della natura di Venezia e dei Veneziani.

 

 

 

 

La Cà d’oro a Venezia:la sintesi della raffinatezza,dell’eleganza e della struggente bellezza del gotico veneziano!

ca-d-oro_m.jpgCaDOro-Venezia-F01.jpgTra i palazzi meravigliosi e suggestivi che si specchiano sulle rive del Canal Grande, uno dei più particolari, uno dei più raffinati e belli è la Cà d’Oro, puro esempio del gotico veneziano.

La Cà d’Oro è l’esempio più celebre di casa patrizia veneziana, nota sopratutto per l’eleganza degna di un merletto, dei trafori marmorei sulla facciata, Meno noto è l’impianto planimetrico e spaziale interno, che trova una perfetta coerente corrispondenza nella assimetria della facciata.

pianjta portico.pngpianta della Cà d'oro.pngPIANTA_large.jpgLa pianta è a schema di C  e si svolge attorno al cortiletto laterale, il vero centro spaziale di questo edificio. Sia l’androne del piano terra, sia il “portego” (il salone) dei due piani nobili, trovano nel porticato e nelle logge verso il Canal Grande uno sviluppo planimetrico a “L”, di immediato effetto scenografico.

Per esempio il percorso a piano terra, dalla Calle al Canal cà d'oro interno.jpgcadoroc.jpgGrande , attraverso il cortiletto, l’androne e il porticato , costituisce un susseguirsi di spazi con un continuo mutamento di prospettive, di luminosità e di dimensioni. Si determina in tal modo una varietà e una molteplicità di incontri, ottenuta con mezzi apparentemente semplici, ma dettati da lunga esperienza di gusto, costruttiva e urbanistica.

L’aspetto teatrale delle costruzioni medievali pianta della Cà d'oro.pngvenezia_cadoro_01b.jpgveneziane, che vediamo così ben riproposto ed esemplarmente configurato negli ambienti della Cà d’Oro non sarà mai praticamente abbandonato o dimenticato dai costruttori operanti a Venezia, basta pensare per esempio alla scenografica successione di spazi ottenuta dai Massari nel XVII secolo a Cà Rezzonico, dove al piano terra portici, androni, cortiletti, fontana, scalone, ecc. sono sapientemete concatenati secondo una sicura logica spaziale e luministica che si avvale appunto di lontane e radicate esperienze merdievali.

La facciata della Cà d’Oro non è che il risultato a grande effetto, dell’intenso lavoro distributivo e spaziale che resta all’interno dell’edificio.

Anche nella facciata vengono riassunte e rielaborate antiche antiche esperienze e tradizioni costruttive assai diffuse a Venezia.

5520_venezia_ca_d__oro_cannaregio.jpg250px-Ponti,_Carlo_(ca__1823-1893)_-_Venezia_-_122_Palazzo_detto_Ca'_d'oro.jpgI loggiati sovrapposti sono la parte che in modo più immediato ricorda altri precedenti edifici.

Balaustre, colonnine, poggiolo e trafori sopra gli archi sono pure elementi ormai diffusi nell’architettura gotica di Venezia. Il portico e i sovrastanti loggiati diventano quasi una sorta di transenna marmorea, estesa ai tre piani dell’edificio.

Si può osservare una progressiva modifica dal piano terra ai piani superiori, passando dalle semplici arcate del portico ai quadrilobi del primo finestrato e agli eleganti intrecci del piano superiore.

il-cortile-del-museo.jpgI cinque archi a piano terra dalle due ampie finestre con poggioli, che risultano ben nettamente distinte dal loggiato stesso, pur essendo divise da questo da un esile pilastro; nel secondo piano nobile il loggiato fa elemento a sè e le due finestre con poggioli, ai lati, risultano assolutamente autonome.

Nel cortile interno si possono osservare tutti gli elementi tipici della casa fontego; il muro merlato con un bel portale sormontato dall’arco originale, la scaletta esterna , il portico verso l’androne con i caratteristici “barbacani” in legno, il finestrato del primo piano che rappresenta ancora i “plutei” di sapore duecentesco.

ca-d-oro-vetrata.jpgpozzocadoro.jpgPossiamo considerare quindi la Cà d’Oro come la summa delle caratteristiche  architettoniche della casa veneziana; qui però è tutto realizzatto con una ricchezza e una raffinatezza eccezionale, quasi leziosa, ma con un nitido disegno costruttivo. L’esempio più eclatante della raffinatezza, dell’eleganza e della struggente bellezza del gotico veneziano.

ca-d-oro_m.jpgcadoro3.jpgI costruttori veneziani hanno avuto l’intelligenza di fermarsi a questo punto: l’architettura medievale a Venezia poteva in tal modo, con la Cà d’Oro, terminare in bellezza!

 

 

Le meravigliose scie delle barche veneziane: i merletti!

sirena.jpgsirena005.jpgA raccontare la nascita dell’arte del merletto a Venezia vi sono due leggende: una racconta di un pescatore innamoratissimo della sua bella fidanzata che , inoltrandosi in mare aperto verso oriente udì il canto delle sirene: stravolto dall’impeto che provava verso questa musica ammaliatrice si fece forza e resistette: questa sua forza colpì molto la regina di questi esseri marini, che, volendolo premiare per il suo amore così intenso e perseverante decise di fargli un dono: con un colpo di coda sfiorò la chiglia della barca, e la schiuma del mare che si formò divenne un velo nuziale.Il giorno del matrimonio del pescatore e della sua fidanzata tutte le donne ammirarono con meraviglia quel velo leggero come una schiuma del mare, e decisero di cercare di riprodurre tale meraviglia.

fiori di merletto.jpgL’altra leggenda narra di un vogatore che, dovendo partire per la guerra, donò alla sua amata una pianta marina da lui colta, una sorta di fiore che si sviluppava in petali, arabeschi, strano ed irreale, fiabesco!.
In attesa del suo amato la fanciulla passò il tempo realizzando una rete da pesca per il suo bel rematore che, in tempo di pace era pescatore. Al ritorno del suo uomo la fanciulla, le mani tremanti, fece cadere la tela appena finita, e questa si dispiegò facendo vedere il fiore marino da lui donatole.

Si sa comunque, al dilà di queste due romantiche leggende, che l’arte del merletto nacque del 1400, e si espanse quando la dogaressa Dandola Dandolo Malipiero.jpgmerletti.jpgMalipiero fondò una vera e propria scuola: si ebbe così la prima tecnica, denominata “punto in aria” eseguita con ago e filo e che realizzava disegni geometrici, fiori, volatili e ricami.

Da queste scuola ecco che la tecnica le Zitelle a Venezia.jpgchiesa di S. Zaccaria.jpgCosimo III de Medici.jpgvenne realizzata e insegnata anche presso gli ospizi come quello delle Zitelle, alla Giudecca o il Convento di Monache a San Zaccaria che ricevette la visita da Cosimo de Medici, Granduca di Toscana, dove le religiose che li dirigevano davano l’opportunità alle fanciulle più sfortunate di essere alloggiate e nutrite, oltre che ad imparare un mestiere. meerletto ad ago.jpg03_%20ventaglio%20Pellestrina%20sm.jpglamerlettaia1-150x150.jpgNel 1600 nacque anche la tecnica di “punto a rosette”.

Questa preziosa arte venne coltivata poi con maggiore impegno a Burano, a Pellestrina ed anche a Chioggia, e faceva parte della corporazione dei Merciai.

Sicuramente le trine di meerlettaia venezianja.jpgmrerlettaie.jpgmerletto 1.jpgBurano sono tra le più preziose, delicate e fantastiche, anche se col tempo si perse un pò la passione e la voglia di questa forma creativa, ma ora, fortunatamente, sembra che ci sia da parte di alcune donne la curiosità, l’interesse e la voglia di rinnovare dei capolavori, trine delicate, spume di laguna, fiori  preziosi talmente belli e delicati da stupire chiunque li veda: basta andare al museo del merletto di Burano.jpgmerlettaia di Pellestrina.gifmerletto in un abito.jpgmerletto-venezia_large.jpgmerletto3.jpgmerletto veneziano ad ago.jpgmerlettaie veneziane 1.jpgMerletto a Burano e si potranno ammirare capolavori leggeri come nuvole, e come tali, capaci di far sognare!

 

 

Le ali volanti di Venezia: cocài e magòghe!

gabbiani.jpggabbiani 1.jpgNon solo la vita acquatica, ma anche quella aerea rendono ancor più composito l’ambiente di Venezia: fantastici i cani i gatti i passeri, i colombi, ma anche una parte della popolazione “aerea” è caratterizzata, come tante città di mare, da diverse specie: le popolazioni fornite di ali si differenziano tra la città, il primo entroterra, e la laguna: questa ospita anatre, aironi, etc. mentre la città vera è sede di “abitazioni” di gabbiani.

coca.jpgcocae.jpgcocai.jpgMa non si tratta di un’unica specie: ci sono i “cocài” (cocàl al singolare) che è di stazza media, bianco e un pò grigio, volatili abbastanza tranquilli, non voraci come i “”magòga”, chiamato “gabbiano reale” è spesso più grande di una gallina, tutto bianco e con il becco giallo.

magoghe 1.jpgmagoghe.gifQuest’ultimi amano creare il proprio nido sui tetti dei palazzi più alti, il becco sempre rivolto al vento, quasi a controllare, con arrogante sicurezza, tutta la vita aerea dei cieli veneziani: non pochi passeri sono stati vittima dei loro becchi voraci.

I luoghi aperti , come la Riva degli Schiavoni o le Zattere, questi gabbiani, decollando dai tetti dei meravigliosii ed alti palazzi sfruttano le correnti d’aria che, che , sfruttando i venti della laguna che rimbalzano sulle facciate ricche ed decorate, formando un cudcinetto d’aria , volano in linea retta senza perdere un centimetro di quota, “galleggiando” sulla linea delle case e, come alianti, senza battere le ali.

50-gabbiani.jpgQuesto tipo di volo viene chiamato “in dinamica”, unendo a questa tecnica lo sfruttamento delle correnti d’aria calda che esalano dalle case e dal selciato e che salgono girando in torno , sempre con le ali distese e leggermente piegati verso il centro di questa corrente “termica”, in modo da fare un sorta di elica.

Tutti abitanti, residenti, essenze di questa città che, come ogni città di mare ha vissuto e continua a vivere questa meravigliosa realtà di un’essenza legata alla sua culla ,il mare ed i suoi abitanti naturali.

Un’invenzione tutta veneziana: la Cassa Peòta.

Ville-Venete-da-Stra-a-Malcontenta-la-Riviera-del-Brenta-andrea-palladio-tiepolo-mira-3-550x365.jpg1203601812villa-malcontena.jpgI nobili veneziani passavano normalmente le loro vacanze estive in ville che facevano costruire lungo il fiume Brenta, o lungo il fiume Sile, ( descritte sapidamente da Goldoni con commedie come “le smanie della villeggiatura”) e si alternavano in visite reciproche, chiacchierando, sparlando e amoreggiando!

Ma tutte le popolane veneziane cercavano di divagarsi, almeno un giorno una volta l’anno Carlo_Goldoni.jpgCampoielloi.jpgPeota%20nella%20regata%20del%201628.jpgcon gite n barche chiamate “peòte” che risalivano i fiumi, concedendo il divertimento di una gita in luoghi aperti e ricchi di verde…la campagna appunto: queste gite venivano chiamate “garanghelli”: il termine garanghello venne chiaramente spiegato proprio dal fantastico Carlo Goldoni attraverso Anzoleto, nel mitico Campiello: Ghe lo spiegherò mi: se fa un disnar: “uno se tol l’insulto de pagar e el se rimborsa dopo delle spese a vinti soldi o trenta soldi al mese.”

peota.jpgCerto erano donne che non avevano molti mezzi, per cui, per finanziare questi svaghi inventarono un sistema geniale e profiquo per poter risparmiare denaro: La cassa peòta. Era un’organizzazione in cui veniva designata una cassiera la quale versava una piccola somma  iniziale, veniva quindi stabilita una quota che le componenti della Cassa dovevano versare per formare il capitale iniziale di questa piccola “banca”.

Ogni socia era poi impegnata a chiedere un prestito dalla Cassa, restituibile in rate settimanali entro circa sei mesi, versando un piccolo interesse, fianziandosi così il sospirato “garanghello” o per utilizzare la cifra per spese impreviste o per piccole spese voluttuarie e contribuendo ad umentare il capitale della Cassa; qualora non avessero avuto disponibilità sufficiente di denaro per la rata, veniva pagata una piccola multa, per restituire quanto dovuto in seguito.

Campoielloi.jpgLe riunioni in cui venivano consegnate alla Cassiera le rate o le multe tutte le componenti della Società mangiavano e bevevano in compagnia. Alla fine dei sei mesi i  denari ricavati dagli interessi e dalle multe venivano spesi per gite o per pranzi gioiosi in cui tutte si divertivano, in attesa di riprendere questo ingegnoso sistema per finanziare svaghi o per affrontare momenti particolari di necessità.

Le Casse Peòte sono continuate per secoli e dimostrano l’inventiva, lo spirito pratico e le capacità manageriali dei veneziani,  specialmente delle donne che erano le vere amministratrici dei salari dei mariti e con loro volevano comunque godere dei piccoli piaceri della vita, donne consapevoli del proprio acume, allegre e fornite di inventiva e intelligenza!

 

 

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